Ricordiamo davanti a Te
Le Nazioni Unite hanno denunciato l'intensificarsi degli attacchi israeliani in Libano, esprimendo particolare allarme per i raid condotti nel sud di Beirut e nelle aree meridionali dove opera la missione Unifil. I dati restituiti dal ministero della Salute libanese sono tragici: dal 2 marzo il numero delle vittime degli attacchi israeliani ha raggiunto quota 3.324 e i feriti sono saliti a 10.027.
Secondo le autorità palestinesi, negli ultimi due giorni 16 abitanti di Gaza sono stati uccisi e 39 feriti. Dall'entrata in vigore del cessate-il-fuoco dello scorso ottobre, i morti sarebbero oltre 900. L'esercito israeliano controlla attualmente circa il 60 per cento del territorio di Gaza e l'obiettivo immediato è arrivare al 70 per cento.
Una corsa contro il tempo, è così che l’organizzazione sanitaria internazionale Medici Senza Frontiere definisce l’emergenza legata alla diffusione del virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo dove, secondo gli ultimi dati del governo di Kinshasa, vi sarebbero stati 204 decessi “probabili” e 867 casi “sospetti”, legati alla malattia che si sta diffondendo con estrema rapidità.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Leone XIV ha presentato l'enciclica: "Magnifica humanitas", sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale”, strumento che influenza la vita, plasma decisioni e cambia il modo di combattere la guerra. Il Papa chiede di liberare l’IA “da logiche che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte” e invoca il “disarmo” delle tecnologie perché si pongano al servizio del “bene comune”.
"L’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere “disarmata”, liberata da logiche che la trasformano in strumento di dominio, di esclusione o di morte".
"Mi sono giunte anche altre voci, molto inquietanti, su sistemi d’arma sempre più autonomi, praticamente al di là di ogni controllo umano. Sento resoconti molto preoccupanti di algoritmi che possono impedire l’accesso all’assistenza sanitaria, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati viziati da pregiudizi e ingiustizie".
"L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata”. “La parola è forte, lo so ma è stata scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare vie da seguire per l’umanità”.
"Come l’energia nucleare, l'IA deve essere al servizio di tutti e del bene comune”. “Le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”.
"La pace, non solo l’assenza di guerra, è la giustizia all’opera. Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio. Disarmare, tuttavia, non basta. Dobbiamo costruire".
"Nel 2017 quando le piogge torrenziali e le inondazioni provocate da El Niño hanno colpito il nord del Perù, molte famiglie hanno visto le loro case inghiottite dal fango, e lo stesso è accaduto a molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare i legami, ripristinare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo”.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -
Es 34,4b-6.8-9 2Cor 13,11-13
Gv 3,16-18
[Disse Gesù a Nicodemo:]
Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non vada perduto,
ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato;
ma chi non crede è già stato condannato,
perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio
***
La liturgia della festa della Trinità ci presenta questo breve ma denso brano tratto dal vangelo di Giovanni, laddove si racconta l’incontro notturno di Gesù con Nicodemo, fariseo e anziano membro del sinedrio di Gerusalemme, il consiglio supremo del giudaismo del tempo. Era andato da Gesù per approfondire il messaggio che questi testimoniava, essendo rimastone in parte affascinato.
Gesù qui chiarifica il suo ruolo di inviato di Dio nel ‘mondo’, termine che in questo caso non denota l’universo naturale, ma l’umanità fragile e peccatrice, bisognosa di vita autentica e di vera libertà. E questo invio è frutto del ‘cuore’ di Dio, perché, nonostante tutto, egli ‘ama’ il ‘mondo’. Egli non intenta un processo contro i malvagi, ma interviene per sanare e togliere il male.
Di fronte a questa volontà e a questo intervento, la persona umana ha una duplice possibilità: accogliere o rifiutare. E in questo si attua il suo proprio ‘giudizio’ di ‘condanna’ o di ‘salvezza’, ossia di realizzazione o di fallimento, primariamente a livello umano.
È un discorso forte che contiene una grande sfida, indirizzata in modo particolare a chi ricerca la verità, come Nicodemo, e a chi è in cammino di crescita nella fede. In altre parole, Gesù, parlando direttamente ai suoi discepoli e discepole, pone l’alternativa fondamentale di vita e li richiama tutti a continuare a vivere la loro scelta di fede in Dio e in lui con coerenza e fedeltà.
Per comprendere meglio chi sia questo Dio di cui Gesù parla, propongo sette caratteristiche, così come mi si sono presentate leggendo i vangeli.
La prima caratteristica: il nostro Dio è uno che ha la memoria corta. Lo vediamo chiaramente a Pasqua. Il Risorto la domenica mattina si era già dimenticato che l’avevano crocifisso, tradito e rinnegato. Non se l’è presa con Pilato, Caifa, i soldati e la folla che aveva gridato ‘Crocifiggilo!’. Ha rimproverato, sì, i discepoli; ma solo per la loro mancanza di fede nella risurrezione, non per quello che avevano compiuto tra il giovedì sera e il venerdì pomeriggio precedenti.
La seconda caratteristica: il nostro Dio non fa tutto da solo. Ricordiamo il giorno dell’Ascensione, quando i discepoli chiedono al Signore risorto: ‘è questo il tempo in cui ricostruirai Israele?’; che significa: ‘quando metti le cose a posto come devono essere? Quando finalmente instauri la vera pace e la vera giustizia per Israele e per tutti i popoli del mondo?’ Gesù risponde: ‘non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti… voi riceverete lo Spirito Santo e mi sarete testimoni in tutto il mondo’; che significa: ‘adesso tocca a voi!’ (vedi Atti 1,6-11) In altre parole, Dio ci coinvolge nel suo piano di salvezza per tutto il mondo. Ci responsabilizza, vuole delle persone mature, responsabili. Ci lascia la libertà di collaborare con lui o di rifiutare. Non si impone, ma propone. Leggiamo nella finale del vangelo di Matteo le parole di Gesù (vedi 28,16-20): ‘andate in tutto il mondo… fate discepoli… battezzate…!’ Perché non ci va Lui? Farebbe prima! Egli vuole invece la nostra collaborazione.
La terza caratteristica è questa: Dio non sa la matematica. Gesù ce lo rappresenta come un pastore che va in cerca di una pecora e lascia le altre 99 nel deserto da sole (vedi Luca 15,4-7). Valuta di più un centesimo donato da una vedova al tesoro del Tempio di Gerusalemme che non le migliaia di euro che i ricchi versano per il mantenimento del suo luogo di culto (vedi Marco 12,41-44).
Simile a questa, c’è la quarta: Dio non conosce bene la logica. Per una ‘dracma’ (= € 10) persa e ritrovata chiama vicine e conoscenti a fare festa (vedi Luca 15,8-10). Per un figlio che gli ha distrutto un terzo del suo patrimonio familiare scialacquandolo con le prostitute e poi ritorna a casa, allestisce una festa da matrimonio (vedi Luca 15,11-32). Accoglie nel suo Paradiso un brigante, solo perché cinque minuti prima di morire dice a suo Figlio: ‘Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno’ (vedi Luca 23,39-43). Non accetta tutte le belle cose che il fariseo faceva per onorarlo (digiuni, preghiere, elemosine, ecc.) e ascolta invece il ‘Kyrie eleison’ del pubblicano che nella sua vita non aveva fatto che disastri (vedi Luca 18,9-14). Va lui stesso cinque volte sulla piazza del mercato a cercare lavoratori per la sua vigna – e l’ultima alle cinque del pomeriggio, sapendo che il lavoro finisce alle sei – per poi dare a tutti lo stesso salario (vedi Matteo 20,1-16). Butta semi dappertutto, sulla strada, tra le spine e tra i sassi, invece di seminare solo sul terreno buono, sperando poi che qualcosa ne esca (vedi Marco 4,1-9).
La quinta caratteristica: Dio non ha il senso del tempo, anche se l’ha creato Lui. Spende una giornata di cammino da Gerusalemme ad Emmaus per convincere due discepoli di quello che già sapevano, ma non capivano (vedi Luca 24,13-35). Aspetta un anno affinché il fico sterile porti frutto (vedi Luca 13,6-9). Arriva in ritardo alle nozze, quando l’olio delle lampade è già finito (vedi Matteo 25,1-13).
La sesta caratteristica: Dio non calcola il rischio. ‘Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, la mia comunità’ (vedi Matteo 16,13-20). Chi era Pietro a quel tempo? Un peccatore, uno che ha rinnegato Gesù. Dopo la risurrezione, di nuovo, senza timore lo conferma tre volte: ‘Pasci i miei agnelli, le mie pecore!’ (vedi Giovanni 21,15-19). Affida la sua ‘perla preziosa’, il Vangelo, ad un gruppo di contadini ignoranti della Galilea: ‘ti benedico, Padre, perché hai nascosto queste cose ai dotti e agli intelligenti e le hai rivelate ai semplici!’ (vedi Matteo 11,25-27).
La settima caratteristica: Dio è allergico alle ricchezze e al potere. E qui basta solo ricordare alcuni detti di Gesù. Al giovane ricco: ‘se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi’ (vedi Marco 10,17-22). Ai discepoli: ‘Non potete servire Dio e il denaro!’ (vedi Matteo 6,24). ‘Chi vuol essere tra voi il primo, sia il servo di tutti. Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire’ (vedi Marco 10,41-45).
Forse ci sono altre caratteristiche, ma per la nostra riflessione bastano queste.
Dn 3,52-56
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Bendetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.
