Meditazione Domenica III Quaresima A

 

Ricordiamo davanti a Ti

8 marzo 2026. I diritti delle bambine. Dalle palestre alle aule scolastiche, dai quartieri difficili delle città italiane fino alle realtà più fragili del mondo, ci sono piccole donne che combattono per la dignità femminile. Chiedono: il diritto di studiare, di contare, essere protette, diritto alla sicurezza, diritto di non essere violate, di non essere sfruttate. 

Libano. I profughi siriani scappano dalla guerra, in fuga via auto o con il bus. Una volta varcato il confine, chi rientra in patria trova soltanto "distruzione". Sul terreno però si tenta di ripartire dopo 14 anni di guerra civile siriana: le persone cercano di ricostruire casa a "spese proprie" perché mancano finanziamenti e lavoro. Si tratta di migliaia di siriani — secondo l’Oim circa 50.000 — che, erano sfollati in Libano durante la guerra civile della Siria iniziata nel 2011

Sudan. È la regione del Kordofan, contesa non solo per la posizione, ma anche per le sue ricche risorse di oro e petrolio, l’epicentro degli scontri tra l’esercito regolare e le forze paramilitariDecine di morti nei bombardamenti del 5 marzo nella regione meridionale. In quasi tre anni di conflitto tra esercito regolare e paramilitari, 11 milioni di sfollati e violenze sessuali di massa. L’Onu torna a parlare della "peggiore crisi umanitaria al mondo"

RD Congo, oltre 200 vittime per una frana nella miniera di Rubaya. Una nuova tragedia colpisce il sito minerario nella martoriata regione congolese del Kivu, sotto il controllo dei ribelli M-23. Decine di persone mancano all'appello per cui il bilancio delle vittime sembra destinato ad aumentare

«Migranti torturati e gettati nelle fosse»: le nuove accuse Onu ai lager libici.«Il solito giro d’affari» lo definiscono la Missione di sostegno delle Nazioni unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani (Ohchr), nel report pubblicato a febbraio dal titolo “Business as usual”.Il  supporto, anche finanziario, dell’Ue alle autorità libiche: solo tra il 2021 e il 2027 Bruxelles ha stanziato 65 milioni di euro per la gestione delle frontiere del Paese.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Paralimpiadi. il presidente Andrew Parsons ha parlato di un futuro più inclusivo. «Abbiamo bisogno di quel futuro ora più che mai. Quattro anni fa dissi di essere sconvolto di quello che stava accadendo nel mondo. Purtroppo la situazione non è migliorata. In un mondo in cui alcuni paesi sono conosciuti più per il nome dei loro leader che per altro, io preferisco conoscerli per i nomi dei loro atleti».Ambra Sabatini, atleta paralimpica, ha scritto come meglio non si poteva  «Lo spirito paralimpico trascende la partecipazione: è una rivoluzione culturale. È la scoperta del limite come punto di partenza. È la possibilità di riscrivere la propria storia attraverso il duro lavoro, la fatica, la preparazione, il talento. La prestazione diventa linguaggio. Restano l’atleta, il cronometro e quella fame di vittoria che non fa differenze».

"Il Sociale sale in Cattedra". Nell’Aula Magna del Bo dell’Università di Padova, economisti, sociologi, ed esperti della legislazione sul sociale, lanciano un modello per la cooperazione sociale del futuro in occasione del quarantesimo della Cooperativa Sociale Giotto, un modello di riferimento italiano ed internazionale nella progettazione di percorsi lavorativi e sociali per persone svantaggiate - detenuti e disabili 

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias


Es 17,3-7   Rm 5,1-2.5-8

Gv 4,5-42


5Giunse [Gesù] a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 

7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». 

27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 

28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui. 

31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca 

insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 

39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».


***

Questo brano del Vangelo di Giovanni è denso di significato, è complesso e può risultare un po’ difficile da comprendere. Quando lo leggiamo, dobbiamo sempre tenere a mente che l’evangelista gioca sul piano dei simboli e per comprenderne il messaggio dobbiamo sforzarci di entrare in questo suo mondo, che all’inizio ci può apparire ostico. Il brano può essere inoltre interpretato da differenti punti di vista e secondo diverse tematiche: l’evangelizzazione della Samaria, l’identità di Gesù, l’atteggiamento dei discepoli nel loro rapporto con Gesù e con i samaritani, il vero culto, i rapporti inter-etnici, ecc. Sono tutti temi che nella narrazione si rincorrono e si intrecciano. Noi prendiamo il brano dal punto di vista della donna di Samaria.


Notiamo immediatamente che il suo incontro con Gesù si svolge con un dialogo in cui si sviluppano due temi: l’acqua e il culto. Il primo impatto tra i due personaggi ne sottolinea la distanza: Gesù è un giudeo, uomo e viandante senza fissa dimora; lei è una samaritana, donna e cittadina residente. Gesù allora getta subito un ponte di comunicazione, tentando di superare la barriera etnica e sessista e rivelando il suo bisogno: fa caldo e lui ha sete! 


L’acqua qui viene da un pozzo, attribuito all’antico patriarca Giacobbe. È il simbolo della sorgente della vita, perché lì si attinge ciò che è essenziale per vivere. E la donna, venendo al pozzo, desidera essere dissetata. A quel tempo però le donne normalmente non andavano a prendere acqua nell’ora più calda del giorno: la samaritana, dunque, agisce forse in segretezza, non volendo incontrare alcuno e avendo una sete ben diversa da quella materiale, pur senza saperlo. Il pozzo è una cisterna profonda scavata e contiene acqua ferma, morta; Gesù propone invece un’acqua viva, cioè acqua corrente, un’acqua nuova, che disseta per sempre e che fa dissetare gli altri. In altre parole, egli si propone come colui che può dare un significato nuovo alla vita.


Gesù, intuendo che tipo di sete aveva in realtà la donna, sposta il discorso sui suoi mariti: ai nostri occhi ella appare come una donna dai facili costumi e il suo comportamento come decisamente immorale. Ma cosa sta alla base di quelle relazioni con quei cinque mariti più un convivente? Una sete inappagabile di affetto, una ricerca affannosa dell’amore vero e un grande fallimento subìto su tutti i fronti. Ed è proprio quando la donna chiede l’acqua vera a Gesù che lui le ricorda la sua storia passata di tracolli sentimentali. Ma non la giudica e non la condanna! Per questo motivo la samaritana non chiude il discorso arrabbiata, ma continua il suo dialogo, pur spostandolo su altri temi.


Qui continua il suo cammino di progressivo avvicinamento a Gesù: per scoprirlo, dobbiamo seguire i titoli che lei usa nei suoi confronti. Parte da ‘giudeo’, che sottolinea la distanza etnica, politica e religiosa (v. 9); si avventura nel domandare se egli è ‘più grande di Giacobbe’, considerato il padre dei samaritani, il grande antenato del loro popolo (v. 12); lo implora chiamandolo ‘donatore di un’acqua che disseta’ per sempre, che pone fine al suo desiderio smodato (v. 15); comprende che è un ‘profeta’, un uomo mandato da Dio a donare la verità (v. 19); e finalmente va oltre questo titolo e introduce il dubbio che egli sia il ‘messia’ atteso, che porrà fine a tutte le differenziazioni etniche e annuncerà tutta la verità (vv. 25, 29 e 39), inaugurando un nuovo culto, cioè un modo nuovo di comprendere Dio e di relazionarsi con Lui. 


E non si ferma qui: corre in città e si fa testimone del suo incontro con Gesù, con colui che, rivelando la verità, diventa centro di attrazione, sorgente d’acqua viva. Gli abitanti di Samaria, sulla testimonianza di quella donna, si avvicinano a Gesù. Ella è ora diventata canale di rivelazione, fonte d’acqua viva per i suoi concittadini, i quali a loro volta possono dissetarsi direttamente alla fonte. Non chiama il marito, come le aveva chiesto Gesù, ma si appella a tutti i samaritani perché anche loro vadano da lui. La loro fede alla fine si basa sull’incontro diretto e non più mediato dalla donna, la quale, da parte sua, diventa un modello di evangelizzatrice, ossia di colei che annuncia la buona novella di Gesù, non con una dottrina calata dall’alto, ma sulla base della sua esperienza di sete appagata e di vita rinnovata.


Questo può essere considerato il cammino di fede e di crescita umana della donna di Samaria.


Un particolare è molto interessante: l’anfora che è rimasta per terra al pozzo di Giacobbe (v. 28). Ci domandiamo: la donna non era venuta per attingere acqua e dissetarsi? Alla fine, non le importa più di quell’acqua da pozzo. Quell’anfora abbandonata è il segno che lei ora possiede un’acqua viva che è diventata sorgente che zampilla per la vita eterna per sé stessa e per i suoi concittadini.  

 


Dal Sal 94 (95)


Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia. 


Entrate: prostràti, adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.


Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere».


Meditazione Domenica II Quaresima A

 


Ricordiamo davanti a Te

Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato all’alba di ieri 28 febbraio un massiccio attacco militare contro l’Iran. La Mezzaluna rossa fornisce un primo bilancio dell'attacco: almeno 200 morti e oltre 750 feriti. Colpita anche una scuola elementare.

L’International Institute for Strategic Studies rivela che nel 2025 il budget militare mondiale ha raggiunto un nuovo record, con il Vecchio Continente che aumenta i propri investimenti del 12,6% in un solo anno. Nel 2025 l'Europa ha destinato alla difesa quasi 563 miliardi di dollari, ovvero 100 miliardi in più rispetto all’anno precedente.

Guerra in Sudan, i bambini arruolati a combattere già a 10 anni. Si tratta di piccoli che «sono stati sottoposti a una forma di militarizzazione, cioè sono stati a contatto diretto e sono cresciuti con la guerra, hanno visto le armi, i carri armati, i jet da combattimento, molti hanno perso le loro famiglie o sono stati colpiti loro stessi, quindi sono traumatizzati.

Nel resoconto 2025 l’abuso digitale travolge l’infanzia e viaggia ancora più veloce e subdolo a causa dell’Intelligenza artificiale utilizzata per manipolare immagini. L’Osservatorio dell’Associazione guidata da don Fortunato Di Noto ha rintracciato inoltre, lo scorso anno, 2,5 milioni di contenuti reali tra foto e video. Telegram resta l’app più utilizzata, mentre Nuova Zelanda, Usa e Russia sono tra i Paesi dove il fenomeno è più diffuso. Allarme per i minori in età scolare

L’alluvione dei giorni scorsi che ha colpito lo Stato brasiliano di Minas Gerais, una delle regioni più popolose e industrializzate del Paese, ha provocato la morte di almeno 64 persone, 5 dispersi e poco più di quattromila sfollati. Le intense piogge hanno sommerso interi quartieri di Juiz de Fora, Matias Barbosa e Ubá e distrutto numerose infrastrutture.

Caporalato, La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario di Deliveroo, estendendo così l’indagine sul caporalato nel settore del food delivery. Dagli accertamenti emerge un quadro definito dagli inquirenti come "stato di bisogno" dei lavoratori che consegnano per la piattaforma. Le verifiche hanno rilevato compensi fino al 90% inferiori rispetto ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva e persino al di sotto della soglia di povertà. Secondo la Procura, si tratta di retribuzioni "non proporzionate né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato", un elemento che rafforza l'ipotesi di sfruttamento sistemico.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Per Gaza una rete che cura. Quando la solidarietà è un atto collettivo

Presentata mercoledì a Roma la Campagna promossa da ForumSaD, GSI – Italia e Ciss che punta a riunire le Ong italiane per dare nuovo impulso ai progetti umanitari in favore della popolazione palestinese. Il cardinale Pizzaballa a sostegno dell’iniziativa: “Nella Striscia la situazione umanitaria è drammatica”

Ieri 28 febbraio si è svolta a Sezano la Cattedra dei giovani. "La voce dei giovani", durante tutto il giorno due studentesse del liceo "le Marcelline" di Bolzano hanno presentato il loro lavoro ispirato dalla lettura del testo "1984" di Orwell sulle distopie del nostro tempo. Nell'incontro di gruppo e, successivamente, nel laboratorio artistico, i giovani hanno liberamente espresso i loro pensieri e sentimenti su quanto stanno vivendo. I giovani provenivano da alcune scuole di Verona e due di loro avevano già un lavoro. Un piccolo gruppo che non ha esitato a entrare subito in amicizia!
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



Gen 12,1-4a 2Tm 1,8b-10

Mt 17,1-9

1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello

e li condusse in disparte, su un alto monte.

2E fu trasfigurato davanti a loro:

il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù:

«Signore, è bello per noi essere qui!

Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra.

Ed ecco una voce dalla nube che diceva:

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».

8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro:

«Non parlate a nessuno di questa visione,

prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».


***


Nell’episodio della trasfigurazione possiamo intravvedere un itinerario di crescita da parte dei discepoli. Essi sono rappresentati sulla via che va da Cesarea di Filippo a Gerusalemme e in questo cammino devono affrontare le nuove sfide che Gesù-maestro presenta loro.


Distinguo tre tappe, che possono ben rappresentare anche le alterne fasi della nostra esistenza e della nostra relazione di fede e fiducia con Gesù: la salita al monte, l’esperienza sul monte e la discesa.


Prima di questo episodio, i discepoli avevano già scoperto e capito che Gesù era il Messia atteso. Pietro l’aveva proclamato ufficialmente all’inizio del cammino: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!’ (Matteo 16,16). Sicuramente era stato preso dall’entusiasmo e, probabilmente senza essere totalmente conscio di quello che stava dicendo, aveva proclamato la verità. Sicuramente non aveva capito tutta la portata di quell’affermazione: aveva visto e udito, insieme con gli altri, come Gesù portasse un messaggio nuovo (diverso da quello degli scribi del tempo), come compisse segni e miracoli molto significativi (guariva i malati, dava il pane a chi aveva fame e donava il perdono in nome di Dio), come fosse un uomo dotato, uno che sarebbe diventato un grande della storia, degno di assumere il ruolo di guida in Israele, come fosse generoso nel dare e nel fare il bene. Ultimamente però c’era in lui qualcosa che stonava con le aspettative dei discepoli: parlava di sofferenza, sacrificio, fallimento, persecuzione, morte… Parlava anche di risurrezione, è vero, ma questo significava che prima bisognava morire. Le relazioni con lui stavano diventando problematiche.


In questo contesto di preoccupata sequela avviene l’episodio sul monte. Qui i discepoli ricevono una visione nuova di come stanno le cose: Gesù appare diverso, ha cambiato aspetto e lo si può vedere in una luce inaspettata. Matteo fa fatica a raccontare cosa accadde esattamente: parla di una nube luminosa, qualcosa di simile a ciò che è raccontato riguardo al cammino di Israele nel deserto. È un mistero che, da una parte, abbaglia e dall’altra protegge, in parte fa paura e in parte attira. Poi c’è quella voce altrettanto misteriosa che colpisce inaspettatamente i discepoli, facendo loro comprendere chi sia in realtà Gesù… come se non lo sapessero! C’è qualche cosa di divino in lui e questo è bello: allora si vuole rimanere lì, fare tre capanne (non tre case!) per rimanere temporaneamente in quella bellezza contemplata e sperimentata. Far diventare quest’esperienza un paradiso artificiale in cui tutti i problemi d’un tratto sono messi da parte, dimenticati. Qui c’è la vicinanza di Dio, qui c’è il rapporto profondo con lui.


Poi improvvisamente – e siamo nella terza fase – tutto scompare e rimane il Gesù ordinario, da sempre conosciuto, il quale li tocca e li fa alzare per rimettersi in cammino. Mosè ed Elia, i grandi di Israele, sono scomparsi, la nube non c’è più, non si vede nessuna luce speciale. La ‘visione’ (non lo ‘spettacolo’) li ha però toccati nel profondo. Quel volto normale è un volto divino: c’è la presenza di Dio il quel Gesù di Nazareth.


Sembra però che alla fine i discepoli non abbiano imparato gran ché. Il venerdì santo vedranno quello stesso volto sfigurato dalle sofferenze e dalla violenza inflitta su di lui, non lo riconosceranno e fuggiranno. Dovranno attendere la seconda trasfigurazione – quella della risurrezione – per comprendere e cambiare il loro modo di pensare e credere veramente in lui.


Se le nostre trasfigurazioni, cioè le profonde esperienze spirituali che noi facciamo, non ci portano ad andare incontro al volto di Cristo sfigurato nei fratelli e sorelle che soffrono, difficilmente potranno essere momenti significativi che ci fanno crescere come persone e come discepoli. Saranno solo dei paradisi artificiali che ci sottraggono dalla realtà e dalla capacità di contemplare l’azione di Dio presente nella nostra vita di ogni giorno sotto i segni dell’ordinarietà e della sofferenza.


Dal Sal 32 (33)


Retta è la parola del Signore

e fedele ogni sua opera.

Egli ama la giustizia e il diritto;

dell'amore del Signore è piena la terra.


Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,

su chi spera nel suo amore,

per liberarlo dalla morte

e nutrirlo in tempo di fame.


L'anima nostra attende il Signore:

egli è nostro aiuto e nostro scudo.

Su di noi sia il tuo amore, Signore,

come da te noi speriamo.

Meditazione Domenica I di Quaresima A

 


Ricordiamo davanti a Te

Onu, preoccupazioni per una pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania. Un rapporto dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani, che prende in esame il periodo novembre 2024-ottobre 2025, denuncia pratiche perpetrate dall'Idf che "sembravano mirare a un cambiamento demografico permanente a Gaza". Quanto alla Cisgiordania il dossier descrive "un uso sistematico e illegale della forza" contro i palestinesi

L'Onu: a El Fasher raccolte prove di genocidio. L’ultimo rapporto della missione delle Nazioni Unite sul Sudan si concentra sulle violenze dell'ottobre scorso, quando i paramilitari conquistarono dopo 18 mesi di assedio la capitale del Darfur settentrionale. Il team di esperti denuncia che le Rsf agirono "con l’intento di distruggere in tutto o in parte" le comunità non arabe Zaghawa e Fur.

Madagascar. Oltre 260.000 persone sono state colpite dal ciclone tropicale Gezani e oltre 16.000 hanno dovuto lasciare le proprie case, visto che 18.000 abitazioni sono state distrutte o danneggiate,

Ottantotto associazioni europee che si occupano di diritti umani scrivono una nota congiunta, sottolineando come il piano UE su rimpatri forzati e deportazioni in paesi terzi ricalchi le misure di contrasto all’immigrazione portate avanti dall’ICE, l’Agenzia federale statunitense. "Non possiamo indignarci per l’operato dell’ICE negli Stati Uniti e allo stesso tempo sostenere pratiche analoghe in Europa", commentano.

La Rete italiana preti e pastori contro il genocidio ha scritto una lettera aperta alla presidente del Consiglio in cui dichiarano che la partecipazione italiana al Board of Peace appare ambigua e politicamente rischiosa. "Chiediamo al governo: di sospendere e riconsiderare qualunque adesione o partecipazione ambigua al Board of Peace (anche “da osservatori”) che non garantisce parità, trasparenza e coerenza con l’art. 11. Se dite di essere credenti, difendete invece la tradizione – che il Papa, il Magistero della Chiesa e la Santa Sede hanno sempre ribadito – del multilateralismo, della cooperazione, del diritto e della pari dignità.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Ramadan 2026 e “la solidarietà dei musulmani verso l’umanità lacerata". L’imam Nader Akkad racconta il mese sacro per l’islam fatto di digiuno e preghiera che quest’anno coincide con la Quaresima, "un mese benedetto che unisce i figli di Abramo". Gli auguri del cardinale Zuppi: la coincidenza nel calendario è “simbolo di un incontro profondo" che "spinge alla ricerca di vie comuni di pace e collaborazione”

I vescovi americani: "Nessun migrante è straniero per la Chiesa". Si è concluso a Tampa, in Florida, l’incontro biennale degli episcopati del continente americano, con l'invito a progettare risposte congiunte di fronte alla sfide che vive il continente. L'appello a riconoscere chi lascia la propria casa alla ricerca di sicurezza "il volto stesso di Cristo in cammino".

Il Consiglio ecumenico delle Chiese lancia 'Sette settimane per l’acqua'. Da oggi, 18 febbraio, e fino al primo aprile prossimo, prende il via l'iniziativa quaresimale promossa dalla Cec per sollecitare la comunità internazionale ad individuare azioni concrete affinché ci sia una giusta distribuzione di risorse idriche. In tutto il mondo 2,2 miliardi di persone, in particolare donne e ragazze, non hanno accesso a riserve potabili sicure
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



Gen 2,7-9; 3,1-7 Rm 5,12-19

Mt 4,1-11

1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo,

ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse:

«Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

ed essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:

Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo

e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria

9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».

10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:

Il Signore, Dio tuo, adorerai:

a lui solo renderai culto».

11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


***

All’inizio del periodo quaresimale ci viene proposto il vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto. Esse sono presentate nei vangeli come conseguenza del battesimo cui egli si è sottoposto. Perché questo? Con l’episodio del battesimo Gesù ha scoperto definitivamente la sua identità di Figlio di Dio, ha sperimentato su di sé l’azione dello Spirito e ha conosciuto la sua speciale relazione con Dio, suo ‘abbà’ (= papà). Ora, con le tentazioni, questa identità e questa conoscenza vengono messe alla prova ed entrano in crisi. È pur vero che là dove c’è una prova o una crisi, c’è anche una purificazione: è attraverso le difficoltà che certi valori vengono alla coscienza e vengono affrontati, valori che prima erano impliciti o magari accettati passivamente. Nella prova e con la prova, essi emergono più chiaramente alla coscienza e possono influire grandemente sulle scelte di vita. È quando non riesco a mangiare che scopro l’importanza del cibo! Questo dato umano ci fa comprendere l’importanza di questo evento per Gesù: le tentazioni sono il luogo e il tempo in cui appaiono chiaramente le scelte fondamentali di Gesù per il Padre e per il Regno.


Inoltre, l’evangelista Matteo, scrivendo questo brano ad alto valore simbolico (il numero 40, il deserto, le tre tentazioni, il monte altissimo, gli angeli…), ha voluto istruirci e farci riflettere sulle decisioni che Gesù ha preso all’inizio del suo servizio di annunciatore e di costruttore del Regno. Notiamo le molte citazioni dalla Bibbia ebraica (‘sta scritto…’), la Bibbia che Gesù conosceva: con esse comprendiamo che Gesù ha utilizzato la Parola di Dio come norma e punto di riferimento del suo agire. Ad essa si è ispirato per fare quello che ha fatto.


L’episodio appare come un dialogo, una discussione su tre argomenti fondamentali posti in tre diverse situazioni: fame, pinnacolo del Tempio di Gerusalemme (= luogo santo del culto di Israele) e il più alto monte. Il primo argomento verte sul fare un miracolo per sfamarsi, il secondo sul fare proseliti con un gesto spettacolare che attiri l’attenzione dell’opinione pubblica e il terzo sul conquistare il potere umano per far crescere il Regno di Dio. Notiamo che sono tutte tentazioni a fare il bene. Difatti, il tentatore nel primo e secondo caso gli dice: ‘se sei Figlio di Dio…’, e questo ci mostra come egli giochi sull’identità e la dignità di Gesù, come dire: ‘adesso che sai veramente chi sei, puoi far tutto ciò che vuoi per il tuo bene e per quello degli altri…’. Ma Gesù non accetta questa prospettiva.


La prima tentazione ci dice che Gesù ha considerato la Parola del Padre più importante del cibo (vedi Giovanni 4,34: ‘Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato’). Se per cibo intendiamo i bisogni materiali (il pane che fa vivere) e i bisogni di appagamento personale (il pane che toglie la fame), allora scopriamo che Gesù ha messo il servizio del Regno al di sopra di essi. In effetti, egli si è fidato della provvidenza del Padre (vedi Matteo 6,24-34: ‘cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta’).


La seconda ci mostra che il desiderio di fare spettacolo e di conquistare il successo facendo intervenire addirittura gli angeli e usando Dio per ottenerlo, non fa parte della politica di Gesù. Anche se il tentatore usa la Bibbia e manipola la Parola di Dio per essere più convincente, Gesù non cade nel tranello di recitare un ruolo per ottenere seguaci. La scelta di Gesù è quella dei veri valori e non dell’effimero. Egli decide di essere agnello di Dio che vince il male assumendolo, non il giocoliere che attira nel circo di Dio con la sua arte. (vedi Matteo 27,40: ‘salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!’)


Nella terza, rifiutando il potere, Gesù rifiuta la capacità di influire direttamente sulle scelte che guidano il mondo e la via facile per ottenere il consenso del popolo. Dio è l’unico che ha il vero potere ed egli più tardi ci insegnerà che ogni autorità umana deve essere una forma di servizio per il bene di tutti (vedi Matteo 20,28: ‘il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti’. Egli lo dimostrerà in modo lampante durante l’ultima cena, lavando i piedi ai suoi discepoli e offrendo la sua vita (= corpo e sangue) per tutti.


E alla fine, colui che aveva rifiutato l’intervento angelico per fare spettacolo e avere successo, viene aiutato, nel segreto del deserto, e sfamato dagli angeli mandati dal Padre provvidente. Bellissima immagine che ci mostra la tenerezza di Dio per suo Figlio.


Se Gesù ha fatto queste scelte, noi, suoi discepoli e discepole, abbiamo spesso fallito nell’imitarlo, soprattutto a livello di Chiesa. Auguro a me stesso e a tutti che questa quaresima con i suoi digiuni, penitenze e preghiera, ci aiuti a ‘rimettere ordine’ nelle nostre decisioni, per essere più autentici seguaci e testimoni.


Dal Sal 50 (51)

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;

nella tua grande misericordia

cancella la mia iniquità.

Lavami tutto dalla mia colpa,

dal mio peccato rendimi puro.


Sì, le mie iniquità io le riconosco,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo ho peccato,

quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.


Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.

Non scacciarmi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito.


Rendimi la gioia della tua salvezza,

sostienimi con uno spirito generoso.

Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode.

Meditazione Domenica VI T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

    Libia, 53 migranti tra morti e dispersi in un naufragio. Il Mediterraneo continua ad essere teatro di continui naufragi di imbarcazioni cariche di migranti e provenienti dalla Libia e dalla Tunisia. Nel solo mese di gennaio le morti in mare sono state centinaia.

    Monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, sottolinea preoccupato come il ddl sicurezza metta “prima la tutela dei confini e poi la tutela delle persone”. Ma non solo, ne rimarca il profilo anticostituzionale: “È in contraddizione con l’articolo 10 della Costituzione che dice che lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”. Per chi ha fatto della frase “no muri, ma ponti” un monito e un impegno del mondo cattolico, è difficile accettare un disegno di legge che “fa del Mediterraneo sostanzialmente un muro, il che è anche per le frontiere terrestri perché ciò che si dice per il Mediterraneo vale anche per le frontiere terrestri”.

    Israele, misure drastiche per accelerare gli insediamenti in Cisgiordania. Tra le misure approvate. ". Il piano prevede il trasferimento dell’autorità sui permessi di costruzione per gli insediamenti a Hebron, a maggioranza palestinese, dalla municipalità stessa, controllata dall’Autorità nazioNale palestinese, a Israele.

    Caritas, povertà e salute mentale sempre piu collegati. È boom di casi. Il Rapporto Caritas per la Giornata mondiale del malato evidenzia che crescono del 154% i disturbi depressivi tra le persone prese in carico negli ultimi dieci anni. I giovani, i migranti, le donne sole, chi ha perso il lavoro sono i soggetti più colpiti. La sofferenza mentale interessa il 4,4% delle persone accolte dalla rete, una quota probabilmente sottostimata

    Venezuela, familiari si incatenano per la liberazione dei prigionieri politici davanti a un importante centro di detenzione preventiva gestito dalla Polizia nazionale bolivariana (Pnb) noto come Zona 7, nella zona est di Caracas. La radicalizzazione della protesta, avviata ieri notte, arriva dopo oltre un mese di presidio continuo per il mancato rispetto delle promesse di scarcerazione.

    Unicef, 'ogni 20 ore in Colombia reclutato un bambino-soldato'. Il numero è cresciuto del 300% in cinque anni. Il rappresentante dell'Unicef in Colombia: "È necessario intervenire con urgenza per proteggere i bambini dal reclutamento e dall'utilizzo, dalla violenza sessuale e da altre gravi violazioni, nonché dall'impatto di eventi traumatici che avere conseguenze per tutta la vita".

    La Nobel per la Pace Narges Mohammadi condannata a sei anni in Iran

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

    Bari. Fratelli tutti, insieme con arte per i bambini della Terra Santa. L’arte al servizio della pace. L’evento sarà un concentrato di bellezza, declinata in musica, parole, testimonianze e performance artistiche. Un’occasione unica per offrire un aiuto reale e fraterno ai bambini della Terra Santa che vivono una delle emergenze umanitarie più dolorose del nostro tempo.

    A Caivano contro il degrado arrivano le “multe morali” (e possono darle anche i bambini). L'iniziativa del Comune per l'ambiente. Le piccole “sentinelle dell’ambiente" saranno accompagnate dagli agenti della polizia municipale e potranno infliggere sanzioni simboliche a chi non fa un uso corretto della raccolta differenziata
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo

Sir 15,16-21 1Cor 2,6-10

Mt 5,17-37

7Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti;

non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra,

non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti

e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.

Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei,

non entrerete nel regno dei cieli.


21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. 23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. 25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.

[NB: così si può intendere questa strana espressione finale: ‘sì, se sì; no, se no’]

***

La lunga pagina del vangelo di oggi ci propone due sezioni del discorso della montagna: nella prima troviamo i principi generali per leggere e comprendere l’Antico Testamento (vv. 17-19); la seconda riporta quattro delle sei cosiddette ‘antitesi’, ossia le più importanti novità del messaggio di Gesù (vv. 20-37).

vv. 17-20: Principi generali per leggere l’Antico Testamento
Questi quattro versetti trattano del rapporto con ‘la Legge e i Profeti’, cioè con quello che oggi noi chiamiamo normalmente Antico Testamento. In questo brevissimo brano troviamo, densissimo, un insegnamento fondamentale sul rapporto e sull’approccio che dovremmo avere nei confronti delle tradizioni ebraiche precedenti a Gesù. Nel v. 17 si sottolinea il ruolo di Gesù nel contesto delle tradizioni di Israele; nel v. 18: il ruolo di queste tradizioni; il v. 19 ci dice l’importanza che queste tradizioni hanno per i discepoli e le discepole; nel v. 20 troviamo il nuovo atteggiamento che Gesù richiede loro.

Come dobbiamo considerare ciò che troviamo scritto nell’Antico Testamento? Roba vecchia da buttare? Materiale archeologico utile per capire la cultura e il retroterra sociale e religioso di Gesù e della sua gente? Cosa fare delle riflessioni, delle scoperte, delle esperienze religiose e degli eventi dell’antico popolo di Israele? Come integrarle nella fede e nella vita cristiana? La novità di Gesù forse cancella completamente il ricco tesoro del suo popolo? Queste sono le domande che ci facciamo noi oggi e che anche i cristiani del primo secolo si ponevano, specialmente quelli per cui Matteo scriveva il suo vangelo. Occorreva una risposta a questi interrogativi.


Me queste sono anche le domande che si fanno tanti credenti oggi, quando hanno a che fare con il tema delle culture. Che relazione c’è tra le nostre presenti culture e il Vangelo? Come comprendere e accettare i valori culturali che sono di per sé stessi positivi e che sono incarnati da gente di tradizioni non-cristiane?

Questi versetti del Vangelo tentano di rispondere a queste domande. Gesù non è venuto a distruggere ciò che è buono nelle tradizioni e culture del mondo, cominciando dalla sua. La Legge di Mosè è ancora un documento valido e ha un valore intrinseco. Ma non può avere valore assoluto, come scribi e farisei pensavano. Gesù viene a dare a queste norme, tradizioni, esperienze, ecc. un nuovo valore, una nuova importanza. Esse sono una preparazione e un retroterra per la crescita del messaggio evangelico nel mondo. Ciò che Gesù chiede è un fondamentale atteggiamento di apertura per ripensare i valori tradizionali in una nuova luce e in una nuova comprensione, che vengono dal suo messaggio. L’Antico Testamento, in altre parole, non si butta, ma lo si reinterpreta alla luce dell’esperienza di Gesù e così si dovrebbe fare per tutte le tradizioni culturali che contengono semi di positività.

In particolare, questo significherà andare ai valori che sostengono la Legge e non fermarsi alla lettera. Per esempio, gli scribi del tempo di Gesù avevano riassunto la Legge in una lista di qualche centinaio di comandamenti e divieti da osservare. Per Gesù questo non basta. Il credente deve andare oltre, alla radice, cioè all’amore di Dio per noi. Con questa comprensione sarà capace di fare molto di più di ciò che la Legge prescrive. Ecco perché Gesù in determinate occasioni osservò la Legge, ma in altre la infranse: egli, infatti, pose fine alle regole della purità legale (vedi Marco 7,1-23), alla stretta osservanza del sabato (vedi Marco 3,1-6) e al modo di considerare il Tempio di Gerusalemme (vedi Marco 11,15-18).

In conclusione, possiamo dire che Gesù ci chiede di guardare all’Antico Testamento e alle tradizioni culturali in modo positivo, ma con il cuore sempre orientato alla novità del messaggio evangelico.


vv. 21-37: le ‘antitesi’
Questa sezione del Discorso della Montagna è evidentemente divisa in sei parti, sempre introdotte dalla stessa formula: ‘avete inteso che fu detto..., ma io vi dico...’ È chiaro che qui Gesù sta insegnando qualcosa di nuovo che richiede una rivoluzione di mentalità. È la chiarificazione pratica di ciò che intendeva nei versetti precedenti: ‘non sono venuto ad abolire... ma a dare pieno compimento’ (v. 17). Il suo intento è quello di portare a perfezione ciò che già fa parte del bagaglio culturale e religioso del passato.

Questa trasformazione dal vecchio al nuovo avviene in sei punti principali, di cui oggi ne udiamo quattro:

Omicidio: uccidere una persona è un fatto grave, ma Gesù è più preoccupato della radice dell’omicidio: l’odio che si annida nel cuore della persona. Questa è la sorgente di tutte le azioni malvage. Allora Gesù chiede un costante ‘check-up’ del cuore per curarlo e purificarlo da pensieri, atteggiamenti e intenzioni maligne. La causa di tutto è la rabbia ed essa si cura con il perdono e la riconciliazione.

Adulterio: la stessa strategia può essere applicata all’adulterio. La radice è il desiderio di ciò che è scorretto e ingiusto. La medicina è amara e radicale: togliere le occasioni che portano a situazioni pericolose. Le immagini qui usate da Gesù sono molto forti: parla di tagliare parti del corpo. Ovviamente si tratta di un linguaggio metaforico: sono esagerazioni che vogliono sottolineare un grande pericolo e, d’altra parte, i grandi valori della fedeltà e del rispetto nei rapporti coniugali.

Divorzio: un insegnamento molto chiaro per coloro che vogliono vivere il matrimonio alla luce del messaggio di Gesù. Un principio che non ha bisogno di molti commenti. La medicina contro il divorzio è l’amore maturo e fedele che è capace di affrontare le difficoltà di relazione. E per coloro che hanno avuto disavventure nel loro matrimonio? Gesù è sempre stato misericordioso nei confronti dei fallimenti umani. Ecco forse perché inserisce quella strana espressione ‘eccetto il caso di unione illegittima’ (letteralmente: pornéia) che ha fatto pensare e scrivere molto a riguardo. Al di là delle tante interpretazioni possibili, non sappiamo cosa pornéia significhi in realtà, ma è forse la parte debole del comportamento matrimoniale che ha bisogno di guarigione e di salvezza.

Giuramenti: se uno giura quando parla, significa che a volte dice la verità e a volte no. Se poi vuole affermare senza ombra di dubbio che sta dicendo la verità, giura. Così si fa nei tribunali, per tentare di stabilire la verità. Ora Gesù ci insegna che i discepoli/e non hanno bisogno dei giuramenti, perché invitati a stare sempre dalla parte della verità, anche quando è scomoda. Gesù va di nuovo alla radice del problema: la persona veritiera sa che la verità a volte fa male e dà fastidio; ma sa anche che essa rende liberi ed è capace di sanare le ferite che la falsità sa solo coprire.Beato chi è integro nella sua via


Dal Sal 118 (119)

Beato chi è integro nella sua via

e cammina nella legge del Signore.

Beato chi custodisce i suoi insegnamenti

e lo cerca con tutto il cuore.

Tu hai promulgato i tuoi precetti

perché siano osservati interamente.

Siano stabili le mie vie

nel custodire i tuoi decreti.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,

osserverò la tua parola.

Aprimi gli occhi perché io consideri

le meraviglie della tua legge.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti

e la custodirò sino alla fine.

Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge

e la osservi con tutto il cuore..

Meditazione Domenica V T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

    «Insieme possiamo porre fine a questa ingiustizia una volta per tutte». È l’esortazione a un impegno comune e globale quella lanciata dal segretario generale dell’Onu, António Guterres, nell’odierna Giornata internazionale della “tolleranza zero” contro le mutilazioni genitali femminili, istituita dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2003. Oggi, riferiscono le Nazioni Unite, oltre 230 milioni di ragazze e donne - circa 4 milioni all’anno, di cui oltre 2 milioni prima dei cinque anni di età - sono state sottoposte a tali pratiche, che costituiscono una violazione dei diritti umani e in particolare dei diritti fondamentali delle ragazze e delle donne. I pericoli sono altissimi: 
    Le autorità sanitarie della Striscia di Gaza hanno reso noto che i raid aerei israeliani di mercoledì 4 febbraio hanno ucciso almeno 24 persone. Il ministero della Salute palestinese, che opera sotto l’autorità di Hamas, riferisce di almeno 21 vittime, tra cui tre bambini, in una serie di attacchi che hanno provocato una quarantina di feriti.
Almeno 170 persone sono state uccise in un brutale attacco condotto da uomini armati contro il villaggio di Woro, nello Stato di Kwara, nella Nigeria centrale. i gruppi armati hanno anche incendiato abitazioni e negozi, devastando il villaggio.

    Pù di 200 persone sono morte questa settimana nel crollo della miniera di coltan di Rubaya, nella Repubblica Democratica del Congo orientale.
    Nel primo giorno di apertura del valico di Rafah è stato negato l'ingresso a 30 palestinesi che hanno cercato di tornare nella Striscia.. Il ministero dell'Interno palestinese ha affermato che 12 persone sono entrate a Gaza dall'Egitto, mentre un servizio del canale televisivo qatariota Al-Araby ha riferito che "30 dei 42 palestinesi che volevano rientrare nella Striscia sono stati rimandati sul lato egiziano". Una palestinese di ritorno a Gaza ha riferito di aver subito pesanti vessazioni al valico di Rafah, tra cui la bendatura degli occhi, la restrizione delle mani, interrogatori e minacce, oltre alla confisca dei bagagli e dei giocattoli dei bambini. Secondo il suo racconto, tali pratiche mirano a esercitare pressioni per impedire il rientro e favorire lo sfollamento della popolazione. Il valico è stato aperto solo in forma limitata e ha consentito il ritorno di appena 12 persone, in un contesto di severe restrizioni imposte da Israele.
    Israele ha annunciato che "porrà fine" alle attività di Medici senza frontiere a Gaza dopo che l'organizzazione non ha fornito l'elenco del suo personale palestinese.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
    A piedi scalzi sulle orme di Pietro, il cammino dei poveri a Roma. Pietro che ha rinnegato tre volte Gesù, uomini e donne che hanno deluso o tradito chi amavano buttandosi nelle dipendenze e finendo poi per strada. Quante similitudini tra l’Apostolo e i poveri che popolano gli angoli delle città. Vite sconvolte che nella fede, nell’amore trovano l’ancora di salvezza e si incontrano in una Roma quasi primaverile. Si può guardare così all’iniziativa promossa dall’Osservatore di Strada, il mensile scritto dai poveri e con i poveri,
    Giornata contro la tratta: 27 milioni di vittime, soprattutto donne e migranti. L'appuntamento per la Giornata mondiale istituita da Papa Francesco nel 2015 è per domenica 8 febbraio. Tema scelto per l’edizione di quest’anno è “La pace comincia con la dignità. Un appello per porre fine alla tratta”. L’evento è coordinato dalla rete internazionale Talitha Kum. 
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Is 58,7-10 1Cor 2,1-5

Mt 5,13-16

13 Voi siete il sale della terra;

ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?

A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

14 Voi siete la luce del mondo;

non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,

15 né si accende una lampada per metterla sotto il secchio,

ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,

perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

***

Le Beatitudini, che abbiamo ascoltato e su cui abbiamo riflettuto domenica scorsa, ci hanno descritto le persone che appartengono al Regno di Dio. Con le tre immagini semplici che seguono, del sale, della luce e della città sulla collina, Gesù vuole sottolineare la dignità e il compito dei suoi discepoli e discepole.

Queste tre immagini vanno intese anche alla luce dell’esperienza quotidiana della gente al tempo di Gesù. Il sale veniva utilizzato per diversi scopi, oltre che per dare sapore ai cibi: conservazione degli alimenti, sanificazione di ambienti e di oggetti, ecc. Come suo ultimo impiego, il sale veniva sparso sulle strade per disinfettarle e diserbarle. Accendere le lampade ad olio non era un lavoretto così semplice, dato che non esistevano ancora i fiammiferi, ma si usavano per lo più le pietre focaie. Una volta accesa, se la si fosse

voluta spegnere nelle case palestinesi basse e con piccole finestre, la cosa più semplice sarebbe stata porvi sopra un secchio (= moggio) per evitare il fastidioso fumo.

Con queste immagini Gesù ha voluto affidare ai discepoli il compito della testimonianza nel mondo.

Proponeva dunque un modo di essere e vivere che noi potremmo oggi definire come 'missione per irradiazione' e 'missione per contatto'. Esse insistono sullo stesso elemento: il credente è chiamato a dare una testimonianza visibile e comprensibile. La sua vita giornaliera è un mezzo per annunciare il Vangelo, la Buona Notizia che Gesù ha portato in questo mondo.

Il sale è qualcosa che non può mancare nel cibo, altrimenti diventa sgradevole. Il sale non si vede, ma se ne vedono i risultati alla fine. Quando la minestra bolle nella pentola nessuno sa se ci sia il sale o no, eccetto la cuoca o il cuoco. Ma alla fine, quando è pronta e versata nei piatti, allora si percepisce che il cuoco o la cuoca hanno fatto un buon lavoro. Si contempla qualcosa di grande, di bello: una giovane comunità cristiana viva, un'opera sociale sviluppata e funzionante; e si scopre che è il frutto di un lavoro ‘nascosto’, poco conosciuto, ma continuo e costante, perché qualcuno ‘ci ha messo il sale!’. Al di là di queste ovvie osservazioni, c'è poi un'idea tipica della mentalità giudaica del tempo di Gesù: la vera sapienza, che viene da Dio, è come il sale. Il discepolo che possiede la sapienza di Gesù e la conoscenza del suo Regno diventa il portatore dei bellissimi valori del Vangelo. Ed egli non può mettere da parte questo suo compito importante

affidatogli da Cristo stesso, altrimenti perde completamente la sua identità. La semplice, ma efficace

presenza del credente in qualsiasi situazione di vita, dovrebbe cambiarla dal di dentro, darle un sapore nuovo. Questo è l’arduo, ma fondamentale compito affidato ai discepoli e discepole.

La lampada e la città costruita sul monte sono l'immagine di una realtà che non può essere nascosta o evitata. Una volta fatta la fatica di accenderla, non si compie l’assurdità di spegnerla subito sotto un secchio.

La luce si vede e fa vedere, non ha bisogno di tante parole e di spiegazioni. Penso a quando si incontrano certe persone profondamente convinte della loro fede. Parli con loro, le vedi agire e scopri i valori che incarnano: la generosità, la capacità di sacrificarsi per il bene degli altri, l'attenzione al povero... Vedendo la fede attiva e il comportamento della comunità cristiana, la gente dovrebbe riconoscere il significato,

l'orientamento e il compimento della nostra fragile condizione umana. È il vangelo visibile nei piccoli gesti. Questa visibilità, però, ha una finalità specifica: ‘rendere gloria al Padre vostro che è nei cieli’. Bando all’autoreferenzialità (come si dice in termini moderni), il credente vive i valori del Vangelo e li testimonia in parole ed opere, senza l’interesse del semplice apparire e dell’auto-esaltazione. Ma a questo argomento l’evangelista dedicherà un intero capitolo (Matteo 23), utilizzando l’insegnamento polemico di Gesù contro atteggiamenti e comportamenti di ‘scribi e farisei’ di ogni tempo e luogo, ancora esistenti all’interno delle comunità cristiane.





Dal Sal 111 (112)

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:

misericordioso, pietoso e giusto.

Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,

amministra i suoi beni con giustizia. R.

Egli non vacillerà in eterno:

eterno sarà il ricordo del giusto.

Cattive notizie non avrà da temere,

saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

Sicuro è il suo cuore, non teme,

egli dona largamente ai poveri,

la sua giustizia rimane per sempre,

la sua fronte s’innalza nella gloria.


Meditazione Domenica IV T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

    Cisgiordania, villaggi beduini sotto attacco di coloni israeliani. Continuano le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania. Presi di mira negli ultimi giorni due villaggi beduini: case incendiate e intere famiglie costrette a fuggire. A Gaza situazione umanitaria ancora estremamente critica: 10 Paesi chiedono a Israele un ingresso "senza ostacoli" degli aiuti. Ma Tel Aviv intenderebbe limitare il numero di camion autorizzati a entrare "per indebolire Hamas"

    L’emergenza alluvioni non è ancora finita in Mozambico. L’ultimo tragico bilancio parla di 137 morti e di oltre 812.000 persone colpite dall’impatto delle recenti inondazioni causate da piogge torrenziali e tempeste.

    Traffico di esseri umani, oltre 3.700 arresti nel mondo. L’Interpol ha coordinato una maxi operazione internazionale contro la tratta di persone e il traffico di migranti: più di 4.400 vittime potenziali messe sotto protezione in 119 Paesi

    Si aggrava l'emergenza incendi nel sud dell'Argentina, dove cinque province patagoniche registraTo un totale di 230 mila ettari andati a fuoco nelle ultime settimane

    Continua ad aggravarsi la situazione a Niscemi (Caltanissetta). La frana con un fronte lungo 4 chilometri, che ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case, non si ferma. "L'intera collina sta crollando sulla piana di Gela". I niscemesi contestano l’indifferenza della regione, consapevole già dal 1997 della situazione morfologica su cui poggiano moltissime abitazioni, e per il mancato utilizzo dei fondi stanziati per la messa in sicurezza del torrente Benefizio, Questa è una comunità già disagiata, di 25mila abitanti, senza lavoro e senza niente.“Noi dormiamo con l’ansia, che da un momento all’altro non siamo più vivi.

    Minneapolis cuore d'America. «Oggi protesta di piazza contro l'Ice», Appelli online, inviti a mobilitarsi in Minnesota e in tutti gli Stati: oggi va in scena una "serrata nazionale" contro le violenze degli agenti dell'ICE. In pochi credono che il cambio ai vertici della milizia deciso dalla Casa Bianca possa placare le acque «Quello che sta accadendo è tirannia, pura e semplice, e deve finire».

    Da venerdì mattina otto ragazzi africani fragili sono in strada. Perchè i Vigili hanno provveduto allo sgombero della villa diroccata a Quinzano in cui dormivano.Sono gli unici rimasti fuori dal progetto del Ghibellin fuggiasco proprio perchè fragili e bisognosi di tutto. Dopo un presidio al Comune di Verona, da venerdì sera verso le 10 i ragazzi sono per 3 giorni in via Pallone alla Ronda con volontari dei Paratodos . Fra tre giorni speriamo non ricominci l’emergenza.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
    Premio Zayed, l'organizzazione palestinese Taawon terza vincitrice.Il riconoscimento per la fratellanza umana, giunto alla sua settima edizione, sarà assegnato anche alla organizzazione no-profit per il decennale lavoro umanitario e di sviluppo nella regione. Primo premio all'accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian, il secondo a Zarqa Yaftali, sostenitrice dell’istruzione delle ragazze dell’Afghanistan.
    La pace disarmata e disarmante, a Roma il convegno contro la guerra. Un incontro pubblico, organizzato dall’Istituto di Diritto Internazionale della Pace Giuseppe Toniolo, incentrato sul messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace e che rientra in un cammino di contrasto al piano di riarmo europeo. "È necessario rispondere alle sfide che abbiamo davanti con una pace che viene detta armata e rispondere a coloro che dicono: se vuoi la pace prepara la guerra":
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Sof 2,3; 3,12-13 1Cor 1,26-31

Mt 5,1-12a

1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.

2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

4Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

5Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

8Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

9Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

10Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno

e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

***

Da questa domenica in poi la liturgia ci presenta a brani il Discorso della Montagna (Matteo 5 – 7) che costituisce il più lungo tra gli insegnamenti di Gesù e che l’evangelista ha posto all’inizio del racconto della sua vita pubblica e della sua attività messianica. Perciò questo discorso può giustamente definirsi la ‘Carta Costituzionale’ dei credenti in Cristo, il testo fondamentale che descrive i loro atteggiamenti e comportamenti per ogni situazione di vita. Non solo, ma esso rappresenta anche il ritratto di Gesù, perché contiene gli elementi fondamentali, i princìpi che sono la fonte ispiratrice per la sua azione e il suo annuncio.

Che sia un insegnamento ufficiale è sottolineato dal fatto che Gesù si sieda e insegni (vv. 1-2), un gesto tipico dei maestri del tempo. La novità consiste nell’essere un’attività all’aria aperta, cioè per tutti coloro che vogliono partecipare con l’ascolto, non in un’aula scolastica e per pochi eletti.

Beati…’. Ed è bello notare che Gesù non incominci il suo discorso dando una lista di comandamenti o norme, né un elenco di precetti e divieti (cosa fare e cosa non fare), ma parta da un messaggio di gioia ‘Beati… beati… beati…’, da una dichiarazione di felicità.

La struttura delle Beatitudini è molto semplice: alla dichiarazione di felicità nel presente segue una promessa al futuro, eccetto per la prima e l’ultima, in cui si sottolinea l’appartenenza al Regno dei cieli. Questo indurrebbe a pensare che la scelta di essere poveri in spirito, miti, ecc. porterà ad una ricompensa nell’aldilà. Ma questo non è il vero significato.

Le Beatitudini costituiscono in realtà un inno, una specie di canto indirizzato a quelle persone che già mettono in pratica, consciamente o inconsciamente, il Vangelo di Dio. Queste persone sono felici, perché hanno Dio dalla loro parte. La gioia di cui si parla qui costituisce qualcosa di profondo che tocca il cuore; non è il semplice sorridere alla vita, ma è felicità dentro il cuore, basata sulla fede e sul senso che si vuole dare alla propria esistenza. Gesù non ci dice che dobbiamo essere poveri in spirito, miti, puri di cuore, ecc., ma vuole principalmente descrivere le categorie di persone che sono amate da Lui in modo del tutto speciale. L’aspetto morale (come ci si deve comportare) è solo secondario.

Gesù qui dichiara che i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace e i perseguitati sono il vero popolo di Dio, benedetti da Lui, perché lo hanno come compagno e aiuto e condividono con Lui la loro vita. Ed ecco perché sono felici.

Le Beatitudini sono dunque una grande celebrazione della vita secondo il Vangelo, una ‘buona notizia’ nel vero senso della parola per questo tipo di persone: Dio – dice Gesù – condivide con loro il suo Regno, cioè il suo progetto di pace, gioia e pienezza di vita. E Gesù, è colui che proclama e costruisce questo Regno secondo questi valori.

Evidentemente le Beatitudini costituiscono una rivoluzione di mentalità: Gesù mette sottosopra i criteri di felicità che tutti noi naturalmente abbiamo e seguiamo. Dichiara beati coloro che normalmente sono considerati sfortunati e infelici, coloro che vivono in situazioni problematiche e di miseria. Ciò può sembrare un insulto, ma in realtà è una novità radicale, un cambiamento completo di prospettiva mentale, di comprensione e di atteggiamento che Gesù richiede a coloro che lo vogliono seguire nel suo stile di vita.

Brevemente, cerchiamo di capire meglio il significato di ciascuna beatitudine: tra parentesi elenco anche i riferimenti agli episodi in cui Gesù stesso ha messo in pratica ciò che proclamava. A noi la gioia di scoprirne altri, distribuiti qua e là nei quattro vangeli.

Poveri in spirito’. Non sono solo coloro che non hanno sufficienti risorse per condurre una vita decente, ma soprattutto coloro che sentono la necessità di Dio, perché si sentono poveri dentro e non hanno nulla per cui vantarsi. Essi sanno che ogni cosa – e la loro stessa persona – è dono di Dio. Sono felici perché possiedono il più importante e prezioso tesoro: il Regno di Dio. (Matteo 13,44-46, dove Gesù parla anche di sé stesso)

Coloro che soffrono’. Gli afflitti a causa di malattie, mali naturali o ingiustizie provocate da altri. Sono detti felici, anche se apparentemente è il contrario, perché sono sulla stessa strada di Gesù e lui li colma della sua ‘consolazione’ e del suo coraggio, che vanno ben oltre ogni sollievo umano. (Matteo 11,28-30 e 26,37-46)

Miti’. Un atteggiamento molto simile a quello dei poveri in spirito: essi conoscono bene il loro bisogno di Dio e la loro dipendenza da Lui, per cui non si pongono in atteggiamento di superiorità o di violenza. Agli occhi di Gesù sono loro i veri potenti che cambiano il mondo. (Matteo 14,13-21)

Affamati e assetati di giustizia’. Sono coloro che preferiscono soffrire ingiustizia loro stessi piuttosto che essere ingiusti; coloro che vedono il male presente nel mondo, ne soffrono e lo combattono attivamente con il bene. Hanno la gioia di sperimentare questa giustizia in loro stessi. (Matteo 12,9-14)

Misericordiosi’. Coloro che credono nella bontà e nella riconciliazione e le praticano; hanno scoperto la misericordia di Dio nei loro confronti e la vogliono condividere con gli altri. Si sentono totalmente riconciliati con Lui. (Giovanni 21,15-17)

Puri di cuore’. Coloro che vedono le realtà positive che già esistono; coloro che scorgono la bontà che c’è in ogni persona e costruiscono le loro relazioni su di essa, contro la comune tentazione alla negatività, alla critica, al rifiuto, al giudizio e alla condanna. Intravedono la presenza e l’azione di Dio presente nel mondo e in tutte le persone. (Giovanni 8,1-11)

Operatori di pace’. È un atteggiamento simile a quello dei misericordiosi: coloro che tentano di costruire pace e riconciliazione, smontando divisioni, cause di conflitto e odio. Sono figli e figlie particolari del Dio della pace, perché vogliono essere come Lui. (Luca 9,51-56)

Perseguitati’. Coloro che soffrono in diversi modi le ingiustizie del mondo. Stanno camminando dietro a Gesù che ha sofferto lo stesso destino per il Regno. (Matteo 27,39-44)





Dal Sal 145 (146)


Il Signore rimane fedele per sempre

rende giustizia agli oppressi,

dà il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri.


Il Signore ridona la vista ai ciechi,

il Signore rialza chi è caduto,

il Signore ama i giusti,

il Signore protegge i forestieri.


Egli sostiene l’orfano e la vedova,

ma sconvolge le vie dei malvagi.

Il Signore regna per sempre,

il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.