Meditazione Domenica V di Quaresima A

  Ricordiamo davanti a Te

    Libano, la valle della Bekaa sull'orlo del collasso. Oggi l'area è stata bersagliata da raid aerei israeliani, nei quali sono state uccise almeno due persone. "Il bisogno più urgente è semplice, poter vivere con dignità. Per molte famiglie significa riuscire a comprare cibo, pagare i medicinali o garantire l’istruzione ai figli". l Ministero della Salute libanese ha dichiarato oggi che gli attacchi israeliani hanno ucciso 1.001 persone nel Paese dall'inizio - il 2 marzo - della guerra tra Israele e Hezbollah.

    Pizzaballa: a Gaza c'è gente che vive nelle fogne, tutto è ancora distrutto. Il patriarca di Gerusalemme dei latini ha parlato del dramma nella Striscia "la manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo”. “Mancano i medicinali, anche gli antibiotici di base. La gente vive letteralmente nelle fognature, nelle tende. Le scuole sono quasi tutte distrutte“. La Striscia di Gaza resta impermeabile agli aiuti, con i valichi praticamente chiusi.

    Nigeria, la guerra affama 6 milioni di bambini, La Croce Rossa Internazionale lancia l’allarme per la grave emergenza umanitaria nel Paese africano. Sono quasi sei milioni e mezzo i bambini sotto i cinque anni che soffrono di malnutrizione acuta. I più colpiti sono negli Stati di Borno, Adamawa e Yobe.

    Sorveglianza digitale in Africa: i diritti sotto scacco dell’IA. Un rapporto dell'Institute of Development Studies svela investimenti miliardari in tecnologie per il controllo di massa. I sistemi delle “smart city” implementati in 11 paesi africani violano il diritto alla privacy dei cittadini. L'uso di riconoscimento facciale e biometrico per monitorare oppositori e attivisti solleva allarmi in tutto il continente, dal Kenya alla Nigeria.

    ll Cile ha avviato la costruzione di barriere al confine settentrionale con Perù e Bolivia per contrastare l'immigrazione irregolare nell'ambito del cosiddetto piano "Scudo di Frontiera".

    Cinquemila persone hanno manifestato a Cassino, a difesa dell’occupazione dello stabilimento Stellantis e dell’indotto auto di un’intera provincia: lavoratori della fabbrica ex Fiat, delle miriadi di piccole aziende che forniscono componentistica e servizi alla Stellantis, ma anche tanti cittadini comuni, studenti, e una trentina di sindaci. La fabbrica Stellantis è il polo industriale dell'area, ma quest'anno ha lavorato solo dieci giorni. Corteo in strada per chiedere che azienda e governo agiscano

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

    È stata depositata alla Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per istituire il Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta. Promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”, l’iniziativa punta a raccogliere almeno 50 mila firme e a introdurre nel sistema italiano di sicurezza una struttura pubblica dedicata alla prevenzione dei conflitti e alla promozione della pace

    Quei sacerdoti eroi uccisi dalla mafia: «La gente non li ha dimenticati» Oggi 21 la marcia di Libera a Torino, nella Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. Tra le 1.117 persone uccise dalla criminalità, sono state inserite anche don Carlo Lombardi, parroco di strada a Benevento, e padre Ignazio Modica, che denunciava la corruzione di Casteldaccia. Ecco le loro storie

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



Ez 37,12-14 Rm 8,8-11

Gv 11,1-45


1Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».

5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.


7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».

8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».

9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo».

12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.

14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».

16Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».


17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betania distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».

23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».

24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».

25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».


28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».

33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».


38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra.

39Disse Gesù: «Togliete la pietra!».

Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni».

40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».

41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse:

«Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto,

ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario.

Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».



Normalmente intitolato la risurrezione di Lazzaro, questo lungo brano è diviso in cinque scene che descrivono in successione l’ambientazione dell’evento (vv. 1-6), il dialogo tra Gesù e i discepoli (vv. 7-16), quelli tra Gesù e Marta (vv. 17-27) e tra Gesù e Maria (vv. 28-37), per poi concludersi con la scena al sepolcro (vv. 38-44). Ci meraviglia il fatto che il miracolo è raccontato in un solo versetto, mentre l’autore si dilunga molto nei colloqui tra i diversi personaggi: per l’autore non è perciò tanto importante il ritorno in vita di un morto, quanto il modo con cui i vari personaggi si pongono di fronte al segno che Gesù compie.


Una premessa necessaria: non si tratta di vera risurrezione, cioè di trasformazione della vita terrena in vita nuova e immortale, ma di un ritorno in questa nostra vita. Il prodigio compiuto da Gesù è il segno di una realtà molto più importante e più bella, un evento che dona una nuova comprensione dell’esistenza umana nella sua totalità.


Gesù compie il suo gesto donatore di vita a Betania, luogo dal nome evocativo, perché significa ‘casa dell’afflizione’. Qui troviamo il senso pregnante dell’evento: Gesù entra in una situazione di morte, dolore, angoscia e disperazione, e interviene portando vita, luce e speranza, con parole e azioni che preannunciano la sua stessa esperienza di morte e risurrezione. L’insistenza sulla malattia di Lazzaro (menzionata per ben cinque volte nella prima scena) sottolinea come essa, grazie alla parola di Gesù, possa diventare da situazione di disperazione e di mancanza di futuro, in un’occasione per manifestare la potenza vitale di Dio e l’identità di Gesù, Figlio amato del Padre. Altro elemento importante nella prima scena è l’amore di Gesù per i tre fratelli (citato tre volte): il suo gesto prodigioso è frutto, dunque, di questa profonda relazione di amicizia che si è instaurata fra di loro.


Nel dialogo di Gesù con i discepoli (seconda scena) viene sottolineato come il ritardo di Gesù sia voluto e non casuale: se contiamo i giorni che intercorrono dal momento in cui viene annunciata la malattia di Lazzaro al suo ritorno in vita, scopriamo che sono sette. Il tempo dell’intervento liberante di Gesù è il settimo giorno, il giorno del riposo e della pienezza di vita. Come in altri casi, i discepoli non comprendono il messaggio di Gesù: con la luce che egli dona (di cui ha dato prova con la guarigione del cieco nato al cap. 9) i discepoli possono camminare di giorno e di notte, ossia in tutte le situazioni della vita, quando il sole splende, ma anche quando le tenebre delle situazioni umane rendono difficile il procedere. Questo cammino che ora Gesù e i suoi discepoli intraprendono contempla anche l’affrontare la sofferenza e la morte. Gesù lo sa, ma sa anche che sarà una morte che porta alla vita: chiede solo di avere fiducia in lui (v. 15). Con un’esclamazione coraggiosa, Tommaso, a nome degli altri, dichiara la sua disponibilità a seguirlo fino in fondo (cosa che non avverrà, come ben sappiamo).


Segue l’incontro di Marta con il Maestro (terza scena). Il loro dialogo rappresenta un breve itinerario di fede: dopo il rimprovero a Gesù per la sua mancata tempestività nell’aiutare (tema molto caro alla spiritualità del semplice credente – v. 21), la donna confessa la sua fiducia in lui (v. 22), riconoscendolo come profeta, dunque come persona che, avendo un rapporto speciale con Dio, può cambiare le situazioni (basta ricordare il profeta Elia a Sarepta di Sidone – vedi 1 Re 17,17-24). Gesù allora la invita ad andare oltre questa comprensione, ricordandole un elemento base della fede (v. 23): c’è la possibilità di vincere la morte. Marta allora confessa di credere nella risurrezione, che però rimane per lei lontana nel tempo e nello spazio, alla fine dei secoli, e che in fondo non cambia più di tanto la situazione di afflizione in cui si trova insieme con i suoi familiari ed amici (v. 24). Gesù replica che esiste anche una risurrezione qui ed ora, nella fede, perché la risurrezione finale è già operante fin d’ora per chi crede in lui. L’affermazione di Gesù nei vv. 25-26 costituisce il centro dell’episodio, perché ci rivela la sua identità e la novità che egli introduce: la morte fisica del credente è un passaggio ad un nuovo modo di vita, che ha inizio nel momento in cui la persona accetta e aderisce a lui in una relazione di profonda amicizia. Ciò non significa solamente la sopravvivenza dell’anima, in cui tutti (più o meno) credono e che sottolinea come il negativo, il male e l’effimero vengono rimossi o annullati. Risurrezione significa che il male, il negativo e l’effimero (rappresentati dal corpo che si consuma nella tomba) viene trasformato in bene, in positivo e in immortale (redento, come si dice in termini teologici). Marta accetta e confessa la sua fede sulla base della sua relazione personale con Gesù, come se dicesse: sì, credo in tutto questo perché tu lo dici! A questo punto per lei Gesù non è più semplicemente l’uomo straordinario, l’operatore di prodigi e il profeta, ma è il Cristo (= liberatore definitivo dal male), il Figlio di Dio (= che ha una relazione unica con Dio) e colui che porta la verità. Queste parole sono il segno di una fede adulta, che però avrà ancora bisogno di approfondirsi e diventare pratica (vedi vv. 39-40).


L’incontro con Maria ci rivela il carattere della donna: introversa, calma e riflessiva, mentre Marta è estroversa, dinamica e ricca di iniziativa (vedi Lc 10,38-42). Maria interviene solo quando è chiamata, si accosta a Gesù in segretezza e, dopo aver manifestato, come la sorella, il suo disappunto per il ritardo nell’intervenire, si inginocchia e scoppia in pianto. Maria è la donna dei sentimenti, delle emozioni e del cuore, e così provoca anche il pianto di Gesù. A questo punto il lettore/trice del Vangelo entra in crisi: se sapeva che avrebbe risuscitato Lazzaro, perché si è commosso e ha pianto? Stava recitando la parte del buon Gesù? Credo invece che ciò dimostri la sua grande sensibilità per le sciagure umane, la sua sincera partecipazione al dolore dell’umanità, che è poi il dolore di Dio Padre davanti alle disgrazie, volute o accidentali, del genere umano: Dio non è presenza asettica ai nostri problemi. La scena si conclude con il lamento per il ritardo, ripetuto per la terza volta sulla bocca dei presenti.


Nella scena finale Gesù si mette alla ricerca del cadavere: è il suo cammino verso la sua stessa morte (notare le similitudini tra il sepolcro di Lazzaro e il suo – pietra tombale, bende e sudario), è il preludio di ciò che avverrà il Venerdì Santo. Gesù qui acquista il coraggio per affrontare il suo futuro di sofferenza. Ecco perché egli ringrazia prima che il miracolo avvenga e Dio Padre ascolta ed esaudisce prima che Gesù chieda! Meraviglioso modo di sottolineare come tra Gesù e Dio c’è una relazione così profonda che rimane per noi indescrivibile. L’intervento finale di Marta (vv. 39-40) dimostra che non ha ancora compreso pienamente tutta la portata della confessione di fede che aveva fatto in precedenza (v. 27): è difficile credere in Gesù vincitore della morte!


Come già accennato, il miracolo è descritto concisamente in un solo versetto: l’autore si sofferma solo sulle bende che legano e il sudario che acceca, simboli di ciò che la morte compie nei confronti dell’umanità. E ciò che accade è frutto della parola forte, efficace e creatrice di Gesù (v. 43 – vedi Dio creatore in Genesi 1).


Dal Sal 129 (130)


Dal profondo a te grido, o Signore;

Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia supplica.


Se consideri le colpe, Signore,

Signore, chi ti può resistere?

Ma con te è il perdono:

così avremo il tuo timore.


Io spero, Signore.

Spera l'anima mia,

attendo la sua parola.

L'anima mia è rivolta al Signore

più che le sentinelle all'aurora.


Più che le sentinelle l'aurora,

Israele attenda il Signore,

perché con il Signore è la misericordia

e grande è con lui la redenzione.

Egli redimerà Israele

da tutte le sue colpe.

Meditazione Domenica IV di Quaresima A

 

Ricordiamo davanti a Te

Palestina, l'allarme per l'aumento della violenza dei coloni. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra in Iran e in Libano, in Cisgiordania crescono le aggressioni e gli avamposti israeliani. A rischio l’area di Ush Ghurab vicino al villaggio di Beit Sahour. L'appello del sindaco: "Chiediamo alla comunità internazionale di agire immediatamente, per fermare l’espansione degli insediamenti".

Pakistan. Nuovi raid su Kabul, almeno 6 morti e 15 feriti. Non si ferma la guerra al confine tra i due Paesi che, a fianco alla crisi in Iran, rendono l’Asia Sud-Occidentale una delle aree più instabili al mondo. L’Afghanistan alle prese con la crisi migratoria, il Pakistan con quella energetica.

Afghanistan, la guerra in Medio Oriente sta causando ritorni di massa. Quest’anno sono già più di 110.000 i civili afghani tornati in patria dal solo Iran, circa 1.700 al giorno dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. E’ quanto dichiarato dal rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) per l’Afghanistan.

Dall'inizio dell'attacco all'Iran da parte di Stati Uniti e Israele, sono 1.100 i minori feriti e uccisi dai bombardamenti, Secondo i dati del Fondo Onu per l'Infanzia, le infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole e sistemi idrici e igienico-sanitari, da cui dipende la sopravvivenza dei bambini, sono state attaccate, danneggiate o distrutte dalle parti in conflitto. La denuncia di Oxfam: l'escalation delle violenze potrebbe coinvolgere 60 milioni di persone

i nuovi proletari delle città (fuori dalle fabbriche nelle strade delle nostre città). I rider di Glovo e Deliveroo sono scesi in oltre 30 piazze con una mobilitazione nazionale promossa dalla Cgil, da Roma a Napoli, Palermo, Bologna, Milano e Firenze, per chiedere salari dignitosi, stabilità e diritti concreti.Molti costi vengono trasferiti sui lavoratori: mezzi propri, manutenzione, assicurazioni incomplete, tempi di attesa non pagati, incertezza sui turni e sui guadagni. A questo si aggiunge la gestione algoritmica:

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Nonostante il conflitto e l’instabilità crescente in Medio Oriente, il VIS – Volontariato internazionale per lo sviluppo continua a operare nei territori palestinesi, in particolare tra Gerusalemme Est e Betlemme. Una scelta che, spiega il coordinatore regionale Luigi Bisceglia, nasce da un impegno umano prima ancora che professionale. "La scelta è chiara e semplice: non possiamo abbandonare le comunità e le persone con cui da tanto tempo lavoriamo", afferma.
Ad Acerra, Terra dei fuochi,  nasce l’Ambulatorio Popolare “San Giuseppe Moscati”, iniziativa dal forte significato e impatto sociale in un territorio gravato da anni dall’inquinamento ambientale, con l’insorgere di patologie tumorali in particolare tra giovani e ragazzi.  Offrirà screenings, visite gratuite di medicina generale e pediatriche grazie a medici volontari
Il 43° Premio Niwano per la Pace sarà assegnato al leader spirituale amazzonico Benki Piyãko, esponente del popolo Ashaninka del Brasile. Il riconoscimento premia il suo impegno nella difesa dell’ambiente, nella riforestazione e nella salvaguardia delle culture indigene.Il premio, istituito dalla Fondazione Niwano per la Pace, valorizza figure che contribuiscono alla cooperazione interreligiosa e alla pace nel mondo. 
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



1Sam 16,1b.4.6-7.10-13 Ef 5,8-14

Gv 9,1-41


1Passando, [Gesù] vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».

40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».


***

Questo brano del vangelo di Giovanni, molto bello e interessante, si inserisce nelle catechesi che le liturgie di questa Quaresima ci propongono: la settimana scorsa Gesù si è presentato come acqua viva (episodio della donna di Samaria); oggi si rivela come luce; domenica prossima si dichiarerà risurrezione e vita (episodio di Lazzaro). Evidentemente queste pagine di vangelo rispondono alla domanda: chi è Gesù? Sono gli insegnamenti che i discepoli del I sec. d.C. hanno approfondito non come semplici formule di catechismo, ma come cammino di fede verso la totale adesione a Cristo con il battesimo, compreso come totale trasformazione di vita.


Il cieco nato sicuramente può essere proposto come esempio di cambiamento. All’inizio del racconto ci viene presentato come una persona che chiedeva l’elemosina al bordo della strada. Uno a cui la gente appiccicava una presunta maledizione da parte di Dio, pur essendo totalmente innocente. Quel tipo di malattia era segno di un peccato commesso e i discepoli si dimostrano ossequienti a tale mentalità. Un uomo che però sembrava ormai abituato alla sua condizione. Non chiede, come altri fecero, di essere guarito. Il confronto con Bartimeo è illuminante (vedi Marco 10,46-52): questi era diventato cieco, voleva tornare a vedere e perciò aveva continuato a gridare per attirare l’attenzione di Gesù, infastidendo tutti. Aveva sperimentato tutta la negatività della sua disabilità e voleva liberarsene. Il nostro invece, in tale situazione, non si sentiva bisognoso di un intervento da parte di Gesù.


Ironicamente, egli era nella condizione dei discepoli e dei farisei: ciechi anche loro, ma con un altro tipo di cecità, volontaria. I primi cercavano le cause del male nella colpa di qualcuno. Ai secondi bastava essere discepoli di Mosè e non avere altre prospettive di vita.


Il cieco riceve la vista come atto gratuito da parte del Maestro. Notiamo il gesto abbastanza disgustoso di Gesù e il comando di andare a Siloe, non a qualsiasi fontana e non usando un qualsiasi secchio. Sono gesti gratuiti, diremmo inutili, quasi insensati. Avrebbe potuto guarirlo con la sola parola, come fece con Bartimeo. Chiede invece al cieco di fidarsi, di obbedire e fare quello strano gesto. Il nome ‘Siloe’ poteva anche significare inviato, indicando l’identità di Gesù come acqua viva, dato che a quella piscina l’acqua scorreva abbondante. Il cieco accetta, segno che in lui c’era un pizzico di fede, magari la fede in un buon medico, ma pur sempre fede.


Alla guarigione immediata segue il primo interrogatorio del processo, cui il malcapitato è sottoposto. A questo punto egli dichiara l’identità del guaritore: l’uomo chiamato Gesù. Non lo conosce, ma ha sentito la sua voce ed è stato toccato da lui (non solo fisicamente), ma non sa da dove venga e dove abiti. Sa solo che il suo gesto è stato completamente gratuito.


Al secondo interrogatorio, il giovane scopre che Gesù non ha osservato il sabato. La conclusione è logica e semplice: ‘per lui io sono più importante dell’osservanza della Legge’, cioè ‘mi vuole bene’. E conclude: ‘è un profeta!’, cioè ‘parla e agisce in nome di Dio’. Ormai siamo nel bel mezzo del processo: la sua testimonianza non è accettata e si devono chiamare i genitori, per portare il certificato medico che testimoni la veridicità del miracolo. È maggiorenne, può essere testimone legale, ma la sua testimonianza è respinta. A questo punto è pure chiara la differenza tra lui e i suoi genitori: questi non vogliono immischiarsi, lui sì.


Al terzo interrogatorio l’ex-cieco ha l’occasione per dire la sua e qui la tensione raggiunge il suo apice. Si parte dall’affermazione ‘dà gloria a Dio!’, che a noi suona strana, ma che costituiva la tipica formula processuale per confessare la colpa. In altre parole, i giudici l’hanno già condannato (e con lui anche Gesù), mentre lui ripete la confessione della sua esperienza personale che ormai lo fa discepolo, anche se non ha mai deciso di esserlo: è un titolo che gli viene affibbiato gratuitamente. A questo punto, evidentemente alterato, testimonia la sua fede in Gesù come colui che onora Dio, fa la sua volontà, compie azioni straordinarie e dunque viene da Dio. Eccolo a fare il difensore di Gesù in un ambiente totalmente ostile.


L’ultima tappa del suo cammino è l’incontro personale e visibile con il Maestro che l’ha guarito. Gesù gli comunica il contenuto della fede (Figlio dell’Uomo = Messia); egli non ci arriva da solo, ma è per lui un’altra rivelazione, un approfondimento dell’esperienza personale di guarigione. E anche qui, con entusiasmo va oltre e lo confessa ‘Signore’ (= salvatore).


Interessante è notare un particolare: Gesù gli dice ‘lo hai visto’, ma in realtà il cieco non l’aveva mai visto; lo aveva sentito parlare, era stato da lui toccato e gli aveva obbedito. Questo ci richiama la finale del vangelo, quando Gesù dice a Tommaso: ‘beati coloro che non hanno visto e hanno creduto’ (20,29). Il cieco nato ci rappresenta tutti, se vogliamo condividere la sua esperienza che consiste nell’aver ricevuto luce per dare una testimonianza in tempi difficili.


Dal Sal 22 (23)


Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia.

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

Meditazione Domenica III Quaresima A

 

Ricordiamo davanti a Ti

8 marzo 2026. I diritti delle bambine. Dalle palestre alle aule scolastiche, dai quartieri difficili delle città italiane fino alle realtà più fragili del mondo, ci sono piccole donne che combattono per la dignità femminile. Chiedono: il diritto di studiare, di contare, essere protette, diritto alla sicurezza, diritto di non essere violate, di non essere sfruttate. 

Libano. I profughi siriani scappano dalla guerra, in fuga via auto o con il bus. Una volta varcato il confine, chi rientra in patria trova soltanto "distruzione". Sul terreno però si tenta di ripartire dopo 14 anni di guerra civile siriana: le persone cercano di ricostruire casa a "spese proprie" perché mancano finanziamenti e lavoro. Si tratta di migliaia di siriani — secondo l’Oim circa 50.000 — che, erano sfollati in Libano durante la guerra civile della Siria iniziata nel 2011

Sudan. È la regione del Kordofan, contesa non solo per la posizione, ma anche per le sue ricche risorse di oro e petrolio, l’epicentro degli scontri tra l’esercito regolare e le forze paramilitariDecine di morti nei bombardamenti del 5 marzo nella regione meridionale. In quasi tre anni di conflitto tra esercito regolare e paramilitari, 11 milioni di sfollati e violenze sessuali di massa. L’Onu torna a parlare della "peggiore crisi umanitaria al mondo"

RD Congo, oltre 200 vittime per una frana nella miniera di Rubaya. Una nuova tragedia colpisce il sito minerario nella martoriata regione congolese del Kivu, sotto il controllo dei ribelli M-23. Decine di persone mancano all'appello per cui il bilancio delle vittime sembra destinato ad aumentare

«Migranti torturati e gettati nelle fosse»: le nuove accuse Onu ai lager libici.«Il solito giro d’affari» lo definiscono la Missione di sostegno delle Nazioni unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani (Ohchr), nel report pubblicato a febbraio dal titolo “Business as usual”.Il  supporto, anche finanziario, dell’Ue alle autorità libiche: solo tra il 2021 e il 2027 Bruxelles ha stanziato 65 milioni di euro per la gestione delle frontiere del Paese.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Paralimpiadi. il presidente Andrew Parsons ha parlato di un futuro più inclusivo. «Abbiamo bisogno di quel futuro ora più che mai. Quattro anni fa dissi di essere sconvolto di quello che stava accadendo nel mondo. Purtroppo la situazione non è migliorata. In un mondo in cui alcuni paesi sono conosciuti più per il nome dei loro leader che per altro, io preferisco conoscerli per i nomi dei loro atleti».Ambra Sabatini, atleta paralimpica, ha scritto come meglio non si poteva  «Lo spirito paralimpico trascende la partecipazione: è una rivoluzione culturale. È la scoperta del limite come punto di partenza. È la possibilità di riscrivere la propria storia attraverso il duro lavoro, la fatica, la preparazione, il talento. La prestazione diventa linguaggio. Restano l’atleta, il cronometro e quella fame di vittoria che non fa differenze».

"Il Sociale sale in Cattedra". Nell’Aula Magna del Bo dell’Università di Padova, economisti, sociologi, ed esperti della legislazione sul sociale, lanciano un modello per la cooperazione sociale del futuro in occasione del quarantesimo della Cooperativa Sociale Giotto, un modello di riferimento italiano ed internazionale nella progettazione di percorsi lavorativi e sociali per persone svantaggiate - detenuti e disabili 

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias


Es 17,3-7   Rm 5,1-2.5-8

Gv 4,5-42


5Giunse [Gesù] a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 

7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». 

27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 

28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui. 

31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca 

insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 

39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».


***

Questo brano del Vangelo di Giovanni è denso di significato, è complesso e può risultare un po’ difficile da comprendere. Quando lo leggiamo, dobbiamo sempre tenere a mente che l’evangelista gioca sul piano dei simboli e per comprenderne il messaggio dobbiamo sforzarci di entrare in questo suo mondo, che all’inizio ci può apparire ostico. Il brano può essere inoltre interpretato da differenti punti di vista e secondo diverse tematiche: l’evangelizzazione della Samaria, l’identità di Gesù, l’atteggiamento dei discepoli nel loro rapporto con Gesù e con i samaritani, il vero culto, i rapporti inter-etnici, ecc. Sono tutti temi che nella narrazione si rincorrono e si intrecciano. Noi prendiamo il brano dal punto di vista della donna di Samaria.


Notiamo immediatamente che il suo incontro con Gesù si svolge con un dialogo in cui si sviluppano due temi: l’acqua e il culto. Il primo impatto tra i due personaggi ne sottolinea la distanza: Gesù è un giudeo, uomo e viandante senza fissa dimora; lei è una samaritana, donna e cittadina residente. Gesù allora getta subito un ponte di comunicazione, tentando di superare la barriera etnica e sessista e rivelando il suo bisogno: fa caldo e lui ha sete! 


L’acqua qui viene da un pozzo, attribuito all’antico patriarca Giacobbe. È il simbolo della sorgente della vita, perché lì si attinge ciò che è essenziale per vivere. E la donna, venendo al pozzo, desidera essere dissetata. A quel tempo però le donne normalmente non andavano a prendere acqua nell’ora più calda del giorno: la samaritana, dunque, agisce forse in segretezza, non volendo incontrare alcuno e avendo una sete ben diversa da quella materiale, pur senza saperlo. Il pozzo è una cisterna profonda scavata e contiene acqua ferma, morta; Gesù propone invece un’acqua viva, cioè acqua corrente, un’acqua nuova, che disseta per sempre e che fa dissetare gli altri. In altre parole, egli si propone come colui che può dare un significato nuovo alla vita.


Gesù, intuendo che tipo di sete aveva in realtà la donna, sposta il discorso sui suoi mariti: ai nostri occhi ella appare come una donna dai facili costumi e il suo comportamento come decisamente immorale. Ma cosa sta alla base di quelle relazioni con quei cinque mariti più un convivente? Una sete inappagabile di affetto, una ricerca affannosa dell’amore vero e un grande fallimento subìto su tutti i fronti. Ed è proprio quando la donna chiede l’acqua vera a Gesù che lui le ricorda la sua storia passata di tracolli sentimentali. Ma non la giudica e non la condanna! Per questo motivo la samaritana non chiude il discorso arrabbiata, ma continua il suo dialogo, pur spostandolo su altri temi.


Qui continua il suo cammino di progressivo avvicinamento a Gesù: per scoprirlo, dobbiamo seguire i titoli che lei usa nei suoi confronti. Parte da ‘giudeo’, che sottolinea la distanza etnica, politica e religiosa (v. 9); si avventura nel domandare se egli è ‘più grande di Giacobbe’, considerato il padre dei samaritani, il grande antenato del loro popolo (v. 12); lo implora chiamandolo ‘donatore di un’acqua che disseta’ per sempre, che pone fine al suo desiderio smodato (v. 15); comprende che è un ‘profeta’, un uomo mandato da Dio a donare la verità (v. 19); e finalmente va oltre questo titolo e introduce il dubbio che egli sia il ‘messia’ atteso, che porrà fine a tutte le differenziazioni etniche e annuncerà tutta la verità (vv. 25, 29 e 39), inaugurando un nuovo culto, cioè un modo nuovo di comprendere Dio e di relazionarsi con Lui. 


E non si ferma qui: corre in città e si fa testimone del suo incontro con Gesù, con colui che, rivelando la verità, diventa centro di attrazione, sorgente d’acqua viva. Gli abitanti di Samaria, sulla testimonianza di quella donna, si avvicinano a Gesù. Ella è ora diventata canale di rivelazione, fonte d’acqua viva per i suoi concittadini, i quali a loro volta possono dissetarsi direttamente alla fonte. Non chiama il marito, come le aveva chiesto Gesù, ma si appella a tutti i samaritani perché anche loro vadano da lui. La loro fede alla fine si basa sull’incontro diretto e non più mediato dalla donna, la quale, da parte sua, diventa un modello di evangelizzatrice, ossia di colei che annuncia la buona novella di Gesù, non con una dottrina calata dall’alto, ma sulla base della sua esperienza di sete appagata e di vita rinnovata.


Questo può essere considerato il cammino di fede e di crescita umana della donna di Samaria.


Un particolare è molto interessante: l’anfora che è rimasta per terra al pozzo di Giacobbe (v. 28). Ci domandiamo: la donna non era venuta per attingere acqua e dissetarsi? Alla fine, non le importa più di quell’acqua da pozzo. Quell’anfora abbandonata è il segno che lei ora possiede un’acqua viva che è diventata sorgente che zampilla per la vita eterna per sé stessa e per i suoi concittadini.  

 


Dal Sal 94 (95)


Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia. 


Entrate: prostràti, adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.


Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere».


Meditazione Domenica II Quaresima A

 


Ricordiamo davanti a Te

Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato all’alba di ieri 28 febbraio un massiccio attacco militare contro l’Iran. La Mezzaluna rossa fornisce un primo bilancio dell'attacco: almeno 200 morti e oltre 750 feriti. Colpita anche una scuola elementare.

L’International Institute for Strategic Studies rivela che nel 2025 il budget militare mondiale ha raggiunto un nuovo record, con il Vecchio Continente che aumenta i propri investimenti del 12,6% in un solo anno. Nel 2025 l'Europa ha destinato alla difesa quasi 563 miliardi di dollari, ovvero 100 miliardi in più rispetto all’anno precedente.

Guerra in Sudan, i bambini arruolati a combattere già a 10 anni. Si tratta di piccoli che «sono stati sottoposti a una forma di militarizzazione, cioè sono stati a contatto diretto e sono cresciuti con la guerra, hanno visto le armi, i carri armati, i jet da combattimento, molti hanno perso le loro famiglie o sono stati colpiti loro stessi, quindi sono traumatizzati.

Nel resoconto 2025 l’abuso digitale travolge l’infanzia e viaggia ancora più veloce e subdolo a causa dell’Intelligenza artificiale utilizzata per manipolare immagini. L’Osservatorio dell’Associazione guidata da don Fortunato Di Noto ha rintracciato inoltre, lo scorso anno, 2,5 milioni di contenuti reali tra foto e video. Telegram resta l’app più utilizzata, mentre Nuova Zelanda, Usa e Russia sono tra i Paesi dove il fenomeno è più diffuso. Allarme per i minori in età scolare

L’alluvione dei giorni scorsi che ha colpito lo Stato brasiliano di Minas Gerais, una delle regioni più popolose e industrializzate del Paese, ha provocato la morte di almeno 64 persone, 5 dispersi e poco più di quattromila sfollati. Le intense piogge hanno sommerso interi quartieri di Juiz de Fora, Matias Barbosa e Ubá e distrutto numerose infrastrutture.

Caporalato, La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario di Deliveroo, estendendo così l’indagine sul caporalato nel settore del food delivery. Dagli accertamenti emerge un quadro definito dagli inquirenti come "stato di bisogno" dei lavoratori che consegnano per la piattaforma. Le verifiche hanno rilevato compensi fino al 90% inferiori rispetto ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva e persino al di sotto della soglia di povertà. Secondo la Procura, si tratta di retribuzioni "non proporzionate né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato", un elemento che rafforza l'ipotesi di sfruttamento sistemico.

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Per Gaza una rete che cura. Quando la solidarietà è un atto collettivo

Presentata mercoledì a Roma la Campagna promossa da ForumSaD, GSI – Italia e Ciss che punta a riunire le Ong italiane per dare nuovo impulso ai progetti umanitari in favore della popolazione palestinese. Il cardinale Pizzaballa a sostegno dell’iniziativa: “Nella Striscia la situazione umanitaria è drammatica”

Ieri 28 febbraio si è svolta a Sezano la Cattedra dei giovani. "La voce dei giovani", durante tutto il giorno due studentesse del liceo "le Marcelline" di Bolzano hanno presentato il loro lavoro ispirato dalla lettura del testo "1984" di Orwell sulle distopie del nostro tempo. Nell'incontro di gruppo e, successivamente, nel laboratorio artistico, i giovani hanno liberamente espresso i loro pensieri e sentimenti su quanto stanno vivendo. I giovani provenivano da alcune scuole di Verona e due di loro avevano già un lavoro. Un piccolo gruppo che non ha esitato a entrare subito in amicizia!
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Gen 12,1-4a 2Tm 1,8b-10

Mt 17,1-9

1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello

e li condusse in disparte, su un alto monte.

2E fu trasfigurato davanti a loro:

il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù:

«Signore, è bello per noi essere qui!

Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra.

Ed ecco una voce dalla nube che diceva:

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».

8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro:

«Non parlate a nessuno di questa visione,

prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».


***


Nell’episodio della trasfigurazione possiamo intravvedere un itinerario di crescita da parte dei discepoli. Essi sono rappresentati sulla via che va da Cesarea di Filippo a Gerusalemme e in questo cammino devono affrontare le nuove sfide che Gesù-maestro presenta loro.


Distinguo tre tappe, che possono ben rappresentare anche le alterne fasi della nostra esistenza e della nostra relazione di fede e fiducia con Gesù: la salita al monte, l’esperienza sul monte e la discesa.


Prima di questo episodio, i discepoli avevano già scoperto e capito che Gesù era il Messia atteso. Pietro l’aveva proclamato ufficialmente all’inizio del cammino: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!’ (Matteo 16,16). Sicuramente era stato preso dall’entusiasmo e, probabilmente senza essere totalmente conscio di quello che stava dicendo, aveva proclamato la verità. Sicuramente non aveva capito tutta la portata di quell’affermazione: aveva visto e udito, insieme con gli altri, come Gesù portasse un messaggio nuovo (diverso da quello degli scribi del tempo), come compisse segni e miracoli molto significativi (guariva i malati, dava il pane a chi aveva fame e donava il perdono in nome di Dio), come fosse un uomo dotato, uno che sarebbe diventato un grande della storia, degno di assumere il ruolo di guida in Israele, come fosse generoso nel dare e nel fare il bene. Ultimamente però c’era in lui qualcosa che stonava con le aspettative dei discepoli: parlava di sofferenza, sacrificio, fallimento, persecuzione, morte… Parlava anche di risurrezione, è vero, ma questo significava che prima bisognava morire. Le relazioni con lui stavano diventando problematiche.


In questo contesto di preoccupata sequela avviene l’episodio sul monte. Qui i discepoli ricevono una visione nuova di come stanno le cose: Gesù appare diverso, ha cambiato aspetto e lo si può vedere in una luce inaspettata. Matteo fa fatica a raccontare cosa accadde esattamente: parla di una nube luminosa, qualcosa di simile a ciò che è raccontato riguardo al cammino di Israele nel deserto. È un mistero che, da una parte, abbaglia e dall’altra protegge, in parte fa paura e in parte attira. Poi c’è quella voce altrettanto misteriosa che colpisce inaspettatamente i discepoli, facendo loro comprendere chi sia in realtà Gesù… come se non lo sapessero! C’è qualche cosa di divino in lui e questo è bello: allora si vuole rimanere lì, fare tre capanne (non tre case!) per rimanere temporaneamente in quella bellezza contemplata e sperimentata. Far diventare quest’esperienza un paradiso artificiale in cui tutti i problemi d’un tratto sono messi da parte, dimenticati. Qui c’è la vicinanza di Dio, qui c’è il rapporto profondo con lui.


Poi improvvisamente – e siamo nella terza fase – tutto scompare e rimane il Gesù ordinario, da sempre conosciuto, il quale li tocca e li fa alzare per rimettersi in cammino. Mosè ed Elia, i grandi di Israele, sono scomparsi, la nube non c’è più, non si vede nessuna luce speciale. La ‘visione’ (non lo ‘spettacolo’) li ha però toccati nel profondo. Quel volto normale è un volto divino: c’è la presenza di Dio il quel Gesù di Nazareth.


Sembra però che alla fine i discepoli non abbiano imparato gran ché. Il venerdì santo vedranno quello stesso volto sfigurato dalle sofferenze e dalla violenza inflitta su di lui, non lo riconosceranno e fuggiranno. Dovranno attendere la seconda trasfigurazione – quella della risurrezione – per comprendere e cambiare il loro modo di pensare e credere veramente in lui.


Se le nostre trasfigurazioni, cioè le profonde esperienze spirituali che noi facciamo, non ci portano ad andare incontro al volto di Cristo sfigurato nei fratelli e sorelle che soffrono, difficilmente potranno essere momenti significativi che ci fanno crescere come persone e come discepoli. Saranno solo dei paradisi artificiali che ci sottraggono dalla realtà e dalla capacità di contemplare l’azione di Dio presente nella nostra vita di ogni giorno sotto i segni dell’ordinarietà e della sofferenza.


Dal Sal 32 (33)


Retta è la parola del Signore

e fedele ogni sua opera.

Egli ama la giustizia e il diritto;

dell'amore del Signore è piena la terra.


Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,

su chi spera nel suo amore,

per liberarlo dalla morte

e nutrirlo in tempo di fame.


L'anima nostra attende il Signore:

egli è nostro aiuto e nostro scudo.

Su di noi sia il tuo amore, Signore,

come da te noi speriamo.

Meditazione Domenica I di Quaresima A

 


Ricordiamo davanti a Te

Onu, preoccupazioni per una pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania. Un rapporto dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani, che prende in esame il periodo novembre 2024-ottobre 2025, denuncia pratiche perpetrate dall'Idf che "sembravano mirare a un cambiamento demografico permanente a Gaza". Quanto alla Cisgiordania il dossier descrive "un uso sistematico e illegale della forza" contro i palestinesi

L'Onu: a El Fasher raccolte prove di genocidio. L’ultimo rapporto della missione delle Nazioni Unite sul Sudan si concentra sulle violenze dell'ottobre scorso, quando i paramilitari conquistarono dopo 18 mesi di assedio la capitale del Darfur settentrionale. Il team di esperti denuncia che le Rsf agirono "con l’intento di distruggere in tutto o in parte" le comunità non arabe Zaghawa e Fur.

Madagascar. Oltre 260.000 persone sono state colpite dal ciclone tropicale Gezani e oltre 16.000 hanno dovuto lasciare le proprie case, visto che 18.000 abitazioni sono state distrutte o danneggiate,

Ottantotto associazioni europee che si occupano di diritti umani scrivono una nota congiunta, sottolineando come il piano UE su rimpatri forzati e deportazioni in paesi terzi ricalchi le misure di contrasto all’immigrazione portate avanti dall’ICE, l’Agenzia federale statunitense. "Non possiamo indignarci per l’operato dell’ICE negli Stati Uniti e allo stesso tempo sostenere pratiche analoghe in Europa", commentano.

La Rete italiana preti e pastori contro il genocidio ha scritto una lettera aperta alla presidente del Consiglio in cui dichiarano che la partecipazione italiana al Board of Peace appare ambigua e politicamente rischiosa. "Chiediamo al governo: di sospendere e riconsiderare qualunque adesione o partecipazione ambigua al Board of Peace (anche “da osservatori”) che non garantisce parità, trasparenza e coerenza con l’art. 11. Se dite di essere credenti, difendete invece la tradizione – che il Papa, il Magistero della Chiesa e la Santa Sede hanno sempre ribadito – del multilateralismo, della cooperazione, del diritto e della pari dignità.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Ramadan 2026 e “la solidarietà dei musulmani verso l’umanità lacerata". L’imam Nader Akkad racconta il mese sacro per l’islam fatto di digiuno e preghiera che quest’anno coincide con la Quaresima, "un mese benedetto che unisce i figli di Abramo". Gli auguri del cardinale Zuppi: la coincidenza nel calendario è “simbolo di un incontro profondo" che "spinge alla ricerca di vie comuni di pace e collaborazione”

I vescovi americani: "Nessun migrante è straniero per la Chiesa". Si è concluso a Tampa, in Florida, l’incontro biennale degli episcopati del continente americano, con l'invito a progettare risposte congiunte di fronte alla sfide che vive il continente. L'appello a riconoscere chi lascia la propria casa alla ricerca di sicurezza "il volto stesso di Cristo in cammino".

Il Consiglio ecumenico delle Chiese lancia 'Sette settimane per l’acqua'. Da oggi, 18 febbraio, e fino al primo aprile prossimo, prende il via l'iniziativa quaresimale promossa dalla Cec per sollecitare la comunità internazionale ad individuare azioni concrete affinché ci sia una giusta distribuzione di risorse idriche. In tutto il mondo 2,2 miliardi di persone, in particolare donne e ragazze, non hanno accesso a riserve potabili sicure
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



Gen 2,7-9; 3,1-7 Rm 5,12-19

Mt 4,1-11

1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo,

ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse:

«Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

ed essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:

Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo

e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria

9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».

10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:

Il Signore, Dio tuo, adorerai:

a lui solo renderai culto».

11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


***

All’inizio del periodo quaresimale ci viene proposto il vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto. Esse sono presentate nei vangeli come conseguenza del battesimo cui egli si è sottoposto. Perché questo? Con l’episodio del battesimo Gesù ha scoperto definitivamente la sua identità di Figlio di Dio, ha sperimentato su di sé l’azione dello Spirito e ha conosciuto la sua speciale relazione con Dio, suo ‘abbà’ (= papà). Ora, con le tentazioni, questa identità e questa conoscenza vengono messe alla prova ed entrano in crisi. È pur vero che là dove c’è una prova o una crisi, c’è anche una purificazione: è attraverso le difficoltà che certi valori vengono alla coscienza e vengono affrontati, valori che prima erano impliciti o magari accettati passivamente. Nella prova e con la prova, essi emergono più chiaramente alla coscienza e possono influire grandemente sulle scelte di vita. È quando non riesco a mangiare che scopro l’importanza del cibo! Questo dato umano ci fa comprendere l’importanza di questo evento per Gesù: le tentazioni sono il luogo e il tempo in cui appaiono chiaramente le scelte fondamentali di Gesù per il Padre e per il Regno.


Inoltre, l’evangelista Matteo, scrivendo questo brano ad alto valore simbolico (il numero 40, il deserto, le tre tentazioni, il monte altissimo, gli angeli…), ha voluto istruirci e farci riflettere sulle decisioni che Gesù ha preso all’inizio del suo servizio di annunciatore e di costruttore del Regno. Notiamo le molte citazioni dalla Bibbia ebraica (‘sta scritto…’), la Bibbia che Gesù conosceva: con esse comprendiamo che Gesù ha utilizzato la Parola di Dio come norma e punto di riferimento del suo agire. Ad essa si è ispirato per fare quello che ha fatto.


L’episodio appare come un dialogo, una discussione su tre argomenti fondamentali posti in tre diverse situazioni: fame, pinnacolo del Tempio di Gerusalemme (= luogo santo del culto di Israele) e il più alto monte. Il primo argomento verte sul fare un miracolo per sfamarsi, il secondo sul fare proseliti con un gesto spettacolare che attiri l’attenzione dell’opinione pubblica e il terzo sul conquistare il potere umano per far crescere il Regno di Dio. Notiamo che sono tutte tentazioni a fare il bene. Difatti, il tentatore nel primo e secondo caso gli dice: ‘se sei Figlio di Dio…’, e questo ci mostra come egli giochi sull’identità e la dignità di Gesù, come dire: ‘adesso che sai veramente chi sei, puoi far tutto ciò che vuoi per il tuo bene e per quello degli altri…’. Ma Gesù non accetta questa prospettiva.


La prima tentazione ci dice che Gesù ha considerato la Parola del Padre più importante del cibo (vedi Giovanni 4,34: ‘Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato’). Se per cibo intendiamo i bisogni materiali (il pane che fa vivere) e i bisogni di appagamento personale (il pane che toglie la fame), allora scopriamo che Gesù ha messo il servizio del Regno al di sopra di essi. In effetti, egli si è fidato della provvidenza del Padre (vedi Matteo 6,24-34: ‘cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta’).


La seconda ci mostra che il desiderio di fare spettacolo e di conquistare il successo facendo intervenire addirittura gli angeli e usando Dio per ottenerlo, non fa parte della politica di Gesù. Anche se il tentatore usa la Bibbia e manipola la Parola di Dio per essere più convincente, Gesù non cade nel tranello di recitare un ruolo per ottenere seguaci. La scelta di Gesù è quella dei veri valori e non dell’effimero. Egli decide di essere agnello di Dio che vince il male assumendolo, non il giocoliere che attira nel circo di Dio con la sua arte. (vedi Matteo 27,40: ‘salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!’)


Nella terza, rifiutando il potere, Gesù rifiuta la capacità di influire direttamente sulle scelte che guidano il mondo e la via facile per ottenere il consenso del popolo. Dio è l’unico che ha il vero potere ed egli più tardi ci insegnerà che ogni autorità umana deve essere una forma di servizio per il bene di tutti (vedi Matteo 20,28: ‘il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti’. Egli lo dimostrerà in modo lampante durante l’ultima cena, lavando i piedi ai suoi discepoli e offrendo la sua vita (= corpo e sangue) per tutti.


E alla fine, colui che aveva rifiutato l’intervento angelico per fare spettacolo e avere successo, viene aiutato, nel segreto del deserto, e sfamato dagli angeli mandati dal Padre provvidente. Bellissima immagine che ci mostra la tenerezza di Dio per suo Figlio.


Se Gesù ha fatto queste scelte, noi, suoi discepoli e discepole, abbiamo spesso fallito nell’imitarlo, soprattutto a livello di Chiesa. Auguro a me stesso e a tutti che questa quaresima con i suoi digiuni, penitenze e preghiera, ci aiuti a ‘rimettere ordine’ nelle nostre decisioni, per essere più autentici seguaci e testimoni.


Dal Sal 50 (51)

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;

nella tua grande misericordia

cancella la mia iniquità.

Lavami tutto dalla mia colpa,

dal mio peccato rendimi puro.


Sì, le mie iniquità io le riconosco,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo ho peccato,

quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.


Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.

Non scacciarmi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito.


Rendimi la gioia della tua salvezza,

sostienimi con uno spirito generoso.

Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode.

Meditazione Domenica VI T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

    Libia, 53 migranti tra morti e dispersi in un naufragio. Il Mediterraneo continua ad essere teatro di continui naufragi di imbarcazioni cariche di migranti e provenienti dalla Libia e dalla Tunisia. Nel solo mese di gennaio le morti in mare sono state centinaia.

    Monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, sottolinea preoccupato come il ddl sicurezza metta “prima la tutela dei confini e poi la tutela delle persone”. Ma non solo, ne rimarca il profilo anticostituzionale: “È in contraddizione con l’articolo 10 della Costituzione che dice che lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”. Per chi ha fatto della frase “no muri, ma ponti” un monito e un impegno del mondo cattolico, è difficile accettare un disegno di legge che “fa del Mediterraneo sostanzialmente un muro, il che è anche per le frontiere terrestri perché ciò che si dice per il Mediterraneo vale anche per le frontiere terrestri”.

    Israele, misure drastiche per accelerare gli insediamenti in Cisgiordania. Tra le misure approvate. ". Il piano prevede il trasferimento dell’autorità sui permessi di costruzione per gli insediamenti a Hebron, a maggioranza palestinese, dalla municipalità stessa, controllata dall’Autorità nazioNale palestinese, a Israele.

    Caritas, povertà e salute mentale sempre piu collegati. È boom di casi. Il Rapporto Caritas per la Giornata mondiale del malato evidenzia che crescono del 154% i disturbi depressivi tra le persone prese in carico negli ultimi dieci anni. I giovani, i migranti, le donne sole, chi ha perso il lavoro sono i soggetti più colpiti. La sofferenza mentale interessa il 4,4% delle persone accolte dalla rete, una quota probabilmente sottostimata

    Venezuela, familiari si incatenano per la liberazione dei prigionieri politici davanti a un importante centro di detenzione preventiva gestito dalla Polizia nazionale bolivariana (Pnb) noto come Zona 7, nella zona est di Caracas. La radicalizzazione della protesta, avviata ieri notte, arriva dopo oltre un mese di presidio continuo per il mancato rispetto delle promesse di scarcerazione.

    Unicef, 'ogni 20 ore in Colombia reclutato un bambino-soldato'. Il numero è cresciuto del 300% in cinque anni. Il rappresentante dell'Unicef in Colombia: "È necessario intervenire con urgenza per proteggere i bambini dal reclutamento e dall'utilizzo, dalla violenza sessuale e da altre gravi violazioni, nonché dall'impatto di eventi traumatici che avere conseguenze per tutta la vita".

    La Nobel per la Pace Narges Mohammadi condannata a sei anni in Iran

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

    Bari. Fratelli tutti, insieme con arte per i bambini della Terra Santa. L’arte al servizio della pace. L’evento sarà un concentrato di bellezza, declinata in musica, parole, testimonianze e performance artistiche. Un’occasione unica per offrire un aiuto reale e fraterno ai bambini della Terra Santa che vivono una delle emergenze umanitarie più dolorose del nostro tempo.

    A Caivano contro il degrado arrivano le “multe morali” (e possono darle anche i bambini). L'iniziativa del Comune per l'ambiente. Le piccole “sentinelle dell’ambiente" saranno accompagnate dagli agenti della polizia municipale e potranno infliggere sanzioni simboliche a chi non fa un uso corretto della raccolta differenziata
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo

Sir 15,16-21 1Cor 2,6-10

Mt 5,17-37

7Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti;

non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra,

non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti

e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.

Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei,

non entrerete nel regno dei cieli.


21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. 23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. 25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.

[NB: così si può intendere questa strana espressione finale: ‘sì, se sì; no, se no’]

***

La lunga pagina del vangelo di oggi ci propone due sezioni del discorso della montagna: nella prima troviamo i principi generali per leggere e comprendere l’Antico Testamento (vv. 17-19); la seconda riporta quattro delle sei cosiddette ‘antitesi’, ossia le più importanti novità del messaggio di Gesù (vv. 20-37).

vv. 17-20: Principi generali per leggere l’Antico Testamento
Questi quattro versetti trattano del rapporto con ‘la Legge e i Profeti’, cioè con quello che oggi noi chiamiamo normalmente Antico Testamento. In questo brevissimo brano troviamo, densissimo, un insegnamento fondamentale sul rapporto e sull’approccio che dovremmo avere nei confronti delle tradizioni ebraiche precedenti a Gesù. Nel v. 17 si sottolinea il ruolo di Gesù nel contesto delle tradizioni di Israele; nel v. 18: il ruolo di queste tradizioni; il v. 19 ci dice l’importanza che queste tradizioni hanno per i discepoli e le discepole; nel v. 20 troviamo il nuovo atteggiamento che Gesù richiede loro.

Come dobbiamo considerare ciò che troviamo scritto nell’Antico Testamento? Roba vecchia da buttare? Materiale archeologico utile per capire la cultura e il retroterra sociale e religioso di Gesù e della sua gente? Cosa fare delle riflessioni, delle scoperte, delle esperienze religiose e degli eventi dell’antico popolo di Israele? Come integrarle nella fede e nella vita cristiana? La novità di Gesù forse cancella completamente il ricco tesoro del suo popolo? Queste sono le domande che ci facciamo noi oggi e che anche i cristiani del primo secolo si ponevano, specialmente quelli per cui Matteo scriveva il suo vangelo. Occorreva una risposta a questi interrogativi.


Me queste sono anche le domande che si fanno tanti credenti oggi, quando hanno a che fare con il tema delle culture. Che relazione c’è tra le nostre presenti culture e il Vangelo? Come comprendere e accettare i valori culturali che sono di per sé stessi positivi e che sono incarnati da gente di tradizioni non-cristiane?

Questi versetti del Vangelo tentano di rispondere a queste domande. Gesù non è venuto a distruggere ciò che è buono nelle tradizioni e culture del mondo, cominciando dalla sua. La Legge di Mosè è ancora un documento valido e ha un valore intrinseco. Ma non può avere valore assoluto, come scribi e farisei pensavano. Gesù viene a dare a queste norme, tradizioni, esperienze, ecc. un nuovo valore, una nuova importanza. Esse sono una preparazione e un retroterra per la crescita del messaggio evangelico nel mondo. Ciò che Gesù chiede è un fondamentale atteggiamento di apertura per ripensare i valori tradizionali in una nuova luce e in una nuova comprensione, che vengono dal suo messaggio. L’Antico Testamento, in altre parole, non si butta, ma lo si reinterpreta alla luce dell’esperienza di Gesù e così si dovrebbe fare per tutte le tradizioni culturali che contengono semi di positività.

In particolare, questo significherà andare ai valori che sostengono la Legge e non fermarsi alla lettera. Per esempio, gli scribi del tempo di Gesù avevano riassunto la Legge in una lista di qualche centinaio di comandamenti e divieti da osservare. Per Gesù questo non basta. Il credente deve andare oltre, alla radice, cioè all’amore di Dio per noi. Con questa comprensione sarà capace di fare molto di più di ciò che la Legge prescrive. Ecco perché Gesù in determinate occasioni osservò la Legge, ma in altre la infranse: egli, infatti, pose fine alle regole della purità legale (vedi Marco 7,1-23), alla stretta osservanza del sabato (vedi Marco 3,1-6) e al modo di considerare il Tempio di Gerusalemme (vedi Marco 11,15-18).

In conclusione, possiamo dire che Gesù ci chiede di guardare all’Antico Testamento e alle tradizioni culturali in modo positivo, ma con il cuore sempre orientato alla novità del messaggio evangelico.


vv. 21-37: le ‘antitesi’
Questa sezione del Discorso della Montagna è evidentemente divisa in sei parti, sempre introdotte dalla stessa formula: ‘avete inteso che fu detto..., ma io vi dico...’ È chiaro che qui Gesù sta insegnando qualcosa di nuovo che richiede una rivoluzione di mentalità. È la chiarificazione pratica di ciò che intendeva nei versetti precedenti: ‘non sono venuto ad abolire... ma a dare pieno compimento’ (v. 17). Il suo intento è quello di portare a perfezione ciò che già fa parte del bagaglio culturale e religioso del passato.

Questa trasformazione dal vecchio al nuovo avviene in sei punti principali, di cui oggi ne udiamo quattro:

Omicidio: uccidere una persona è un fatto grave, ma Gesù è più preoccupato della radice dell’omicidio: l’odio che si annida nel cuore della persona. Questa è la sorgente di tutte le azioni malvage. Allora Gesù chiede un costante ‘check-up’ del cuore per curarlo e purificarlo da pensieri, atteggiamenti e intenzioni maligne. La causa di tutto è la rabbia ed essa si cura con il perdono e la riconciliazione.

Adulterio: la stessa strategia può essere applicata all’adulterio. La radice è il desiderio di ciò che è scorretto e ingiusto. La medicina è amara e radicale: togliere le occasioni che portano a situazioni pericolose. Le immagini qui usate da Gesù sono molto forti: parla di tagliare parti del corpo. Ovviamente si tratta di un linguaggio metaforico: sono esagerazioni che vogliono sottolineare un grande pericolo e, d’altra parte, i grandi valori della fedeltà e del rispetto nei rapporti coniugali.

Divorzio: un insegnamento molto chiaro per coloro che vogliono vivere il matrimonio alla luce del messaggio di Gesù. Un principio che non ha bisogno di molti commenti. La medicina contro il divorzio è l’amore maturo e fedele che è capace di affrontare le difficoltà di relazione. E per coloro che hanno avuto disavventure nel loro matrimonio? Gesù è sempre stato misericordioso nei confronti dei fallimenti umani. Ecco forse perché inserisce quella strana espressione ‘eccetto il caso di unione illegittima’ (letteralmente: pornéia) che ha fatto pensare e scrivere molto a riguardo. Al di là delle tante interpretazioni possibili, non sappiamo cosa pornéia significhi in realtà, ma è forse la parte debole del comportamento matrimoniale che ha bisogno di guarigione e di salvezza.

Giuramenti: se uno giura quando parla, significa che a volte dice la verità e a volte no. Se poi vuole affermare senza ombra di dubbio che sta dicendo la verità, giura. Così si fa nei tribunali, per tentare di stabilire la verità. Ora Gesù ci insegna che i discepoli/e non hanno bisogno dei giuramenti, perché invitati a stare sempre dalla parte della verità, anche quando è scomoda. Gesù va di nuovo alla radice del problema: la persona veritiera sa che la verità a volte fa male e dà fastidio; ma sa anche che essa rende liberi ed è capace di sanare le ferite che la falsità sa solo coprire.Beato chi è integro nella sua via


Dal Sal 118 (119)

Beato chi è integro nella sua via

e cammina nella legge del Signore.

Beato chi custodisce i suoi insegnamenti

e lo cerca con tutto il cuore.

Tu hai promulgato i tuoi precetti

perché siano osservati interamente.

Siano stabili le mie vie

nel custodire i tuoi decreti.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,

osserverò la tua parola.

Aprimi gli occhi perché io consideri

le meraviglie della tua legge.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti

e la custodirò sino alla fine.

Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge

e la osservi con tutto il cuore..