Meditazione IIa Domenica B

 


Ricordiamo davanti a te, o Signore che


Un enorme incendio ha devastato il campo per i rifugiati Rohingya di Nayapara, nel distretto meridionale di Cox's Bazar, distruggendo più di 500 abitazioni e lasciando circa 3.500 rifugiati senza un tetto.


Un violento sisma ha provocato decine di vittime e centinaia di feriti sull'isola di Sulawesi. Il bilancio, secondo i soccorritori, è in continuo aggiornamento perché ci sono molte persone sotto le macerie.

Il Madagascar, dove tre anni consecutivi di siccità e la crisi economica causata dalla pandemia, lasceranno presto un terzo della popolazione senza cibo.

E' stata uccisa nello Stato dell'Indiana, con una iniezione letale, la donna condannata alla pena capitale per omicidio. Per il suo caso erano giunti appelli da tutto il mondo e dai vescovi statunitensi.

Si aggrava la situazione in Repubblica Centrafricana. Dopo le recenti elezioni presidenziali, i ribelli hanno scatenato una serie di attacchi.

Algeria: cinque civili sono stati uccisi e altri tre feriti nell’esplosione di una bomba artigianale.

Si aggrava di ora in ora la crisi sanitaria nello stato brasiliano dell'Amazzonia, dove i medici sono costretti in alcuni casi ad utilizzare la ventilazione manuale per i pazienti Covid rimasti senza ossigeno.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

Tra i progetti di solidarietà per i bambini del mondo sostenuti dalle offerte della Giornata missionaria dei ragazzi appena celebrata in Italia, c’è la ristrutturazione dell’asilo avviato 25 anni fa, in una zona molto povera dell’Albania.

La Conferenza episcopale degli Stati Uniti lancia un appello affinché l’accordo di riduzione della produzione di armi venga “prorogato per cinque anni” ed esorta il presidente eletto Joe Biden a “fare dei negoziati per il disarmo nucleare una priorità assoluta”.

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si svolgerà dal 18 al 25 gennaio.

La Conferenza episcopale dell’America Latina in un messaggio per il nuovo anno rilancia l'urgenza e la richiesta di tutti i settori sociali a prendersi cura della vita di migliaia di fratelli e sorelle messi a dura prova dalla crisi sanitaria e da una povertà crescente.

In una lettera aperta, scritta da ong, reti antirazziste, associazioni, attivisti ed esperti in migrazioni, e rivolta alla ministra dell’Interno Lamorgese chiedono il nulla osta per cinque aerei che realizzino evacuazioni urgenti dalla Libia verso l’Italia.

Il Consiglio comunale di Bologna ha approvato all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick George Zaki, lo studente egiziano di 29 anni detenuto in Egitto da quasi un anno.


Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo


Ci è necessaria la fede, Signore, vagabondo e senza fissa dimora. Che almeno ti seguiamo per amore e senza chiederti nulla. Amen


1Sam 3, 3-10.19 1Cor 6, 13-15. 17-20

Gv 1, 35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.  Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.

***

I pochi versetti del brano sono collocati all’interno del “passaggio del testimone” da Giovanni il Battista a Gesù, cui è dedicata gran parte del primo capitolo. Nel prologo era già stato messo a tema che la differenza tra Giovanni e Gesù è la stessa che intercorre tra la fonte luminosa e l’oggetto illuminato: “Non era lui la luce, ma per rendere testimonianza alla luce”. Subito dopo, Giovanni ne dà conferma affermando: “…colui che viene dopo di me ebbe la precedenza davanti a me, perché era prima di me”.

Quello che viene qui presentato è la visualizzazione in movimento di questa precedenza: Giovanni è fermo nel punto dove si trovava il giorno prima, Gesù cammina, ossia passa avanti (colui che era dopo di me, passa avanti a me…).

La narrazione infatti è introdotta dalle parole di Giovanni che invita i suoi a continuare il cammino ponendosi dietro Gesù. La Parola dunque passa da Giovanni il Battista a Gesù; da colui che è Voce a colui che è la Parola. Il rischio di confondere le due cose si ripropone ogni qualvolta si perde il senso del primato della Parola. Attribuire, ad esempio, lo stesso valore alla parola del Magistero e alla Parola di Dio, significa snaturare l’una e svuotare l’altra. Assistiamo sovente ad una certa enfasi ecclesiologica che, quantomeno, rischia di porre la Parola del vangelo in relazione subalterna alla gerarchia ecclesiastica. In alcune occasioni tale eccedenza fa sì che le dichiarazioni del magistero siano addirittura più vincolanti del Vangelo stesso. In nome della disciplina, si sostengono delle tesi e delle prassi che vanno ben oltre l'insegnamento e la testimonianza viva di Gesù di Nazareth secondo il Nuovo Testamento.

Tornando al nostro testo, alle parole e ai movimenti subentrano gli sguardi. È uno scrutare per capire il senso delle cose: Giovanni coglie il mistero di colui che sta passando, Gesù avverte le attese dei due che lo stanno seguendo e li invita ad aprire gli occhi per assimilare di persona l’esperienza alla quale si stanno aprendo, infine, fissando Pietro, intravede l’avventura del cammino che segnerà il destino di quest’uomo.

Cosa intuisce-vede dunque Giovanni in quel camminante davanti a lui da non contenere il grido “Ecco l’agnello di Dio”?

“Ecco, l’agnello di Dio” - dichiara. Parole misteriose. I suoi però comprendono che Giovanni sta pensando ai fatti dell’Esodo.

Il dieci di questo mese ognuno prenda per sé un agnello per famiglia…sarà un agnello intero, maschio, di un anno, e lo prenderete dalle pecore e non dalle capre…Tutta l’assemblea della comunità lo sgozzerà tra le due sere…Lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore.” (Es. 12, 3b-11).

In altre parole, attraverso l’allusione all’agnello, comprendono che in quest’uomo si realizza un processo di liberazione. Anche perché, il tema dell’agnello, nella tradizione profetica, non rimase legato solo ai fatti dell’Esodo, ma fu ripreso nel famoso canto del Servo di Is. 53, 7:

Maltrattato, egli si è umiliato e non aprì bocca; come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aprì bocca”.

Il camminante verso cui Giovanni invita a dirigere l’attenzione è dunque colui che offrirà un cammino di liberazione perché lui stesso entrerà nei meccanismi del male fino subirne gli esiti estremi. In pratica, vincerà l'ingiustizia, subendone le conseguenze.

Nelle parole di Giovanni intuiscono dunque un messaggio liberatorio; avvertono di non rimanere ancorati alle cose scontate, fossero anche le definizioni più raffinate della sapienza della Legge. E il loro educatore, il Battista che li ha accompagnati fino a quel momento, li incoraggia ad incamminarsi su questa nuova strada. Questo sarebbe il ruolo del servizio magisteriale nella chiesa: non sostituirsi al maestro, ma captare la ricerca di verità, di giustizia, di amore e liberazione delle persone e orientarle al Gesù Cristo. Non finiremmo mai di essere grati a quei educatori, capaci di ascolto profondo delle istanze di crescita e di maturazione, come Eli (vedi 1° lettura) e come Giovanni, hanno saputo orientare il nostro sguardo interiore verso il fascino di Gesù, Parola vivente di Dio.

La domanda di Gesù - che cercate – lascia intuire che sono sempre possibili i motivi più diversi per mettersi alla sequela del maestro. Si può cercare una sicurezza ideologica, un consenso sociale, un vantaggio, un leader che si sostituisca alle nostre responsabilità. L’autore intende educare i suoi lettori ad entrare in esame critico sulla qualità del discepolato. La domanda di Gesù, quindi, invita a mettersi in ulteriore ascolto sincero di ciò che si muove nel nostro cuore. Dei due, soltanto di uno ne conosciamo il nome: Andrea. L’altro può portare il nome di ciascuno di noi.

A Gesù chiedono dove si trovi la sua l’abitazione. Qual è la dimora di Gesù? In seguito, dirà:

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo” (17,24)

Stare con Cristo significa stare dentro la relazione che egli ha col Padre. Questa è la sua dimora. Quel giorno, rimangono con lui, ossia vivono in forte unità di intenti con Gesù. Tutto il resto, compreso ciò che proponeva l’apparato religioso, non è che oscurità e morte. Ma, appunto quello che l’evangelista vuole farci comprendere è che con il Cristo s’imparano le cose dal di dentro, cioè dalla condivisione.

La prima parte si chiude con un’annotazione di tipo cronologico: era circa l’ora decima (le quattro del pomeriggio). Occorre cogliere in questa precisazione un valore teologico. La decima ora è l’ora del giorno che sta per finire. Ma, siccome il giorno comincia dalla sera (primi vespri), la decima ora è anche il momento in cui si intravede il nuovo giorno: passare dal Battista a Gesù, e come passare dal giorno che sta per finire al nuovo che, tra breve, sorgerà.

Dopo ciò, avviene qualcosa di veramente strano. All'annuncio dei due, Pietro rimane totalmente passivo fino al punto da farsi condurre da Gesù e, trovandosi poi davanti a lui, Pietro rimane muto, non rivela alcun entusiasmo. Nonostante ciò, Gesù fissa lo sguardo su di lui, dentro lui, come per indovinargli il futuro. Infatti, da semplice figlio di Giovanni (Bar Jona) diventerà Pietro – Kephas, roccia. Benché uomo fragile, passerà dalla fragilità alla stabilità, proprio in forza della stessa fragilità. Solo alla fine infatti, dopo un percorso segnato da defezioni e rinnegamenti Pietro maturerà la chiamata al discepolato e al servizio (Capitolo 21).

La Parola raggiunge ogni persona in modi e tempi differenti e ogni persona, nel cammino della sua vita, trova modi e tempi differenti per rispondere.

Salmo 39

Ho sperato, ho sperato nel Signore,

ed egli su di me si è chinato,

ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,

una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,

gli orecchi mi hai aperto,

non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.

Allora ho detto: «Ecco, io vengo». 

«Nel rotolo del libro su di me è scritto

di fare la tua volontà:

mio Dio, questo io desidero;

la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia 

nella grande assemblea;

vedi: non tengo chiuse le labbra, 

Signore, tu lo sai.

Meditazione Domenica Battesimo del Signore B

  


Ricordiamo davanti a te, o Signore che


  • l’Onu conferma operazioni militari di Rwanda nel nordest della Repubblica democratica del Congo con lo scopo di combattere gruppi di etnia hutu.

  • Germania: è stato di 752 milioni di euro l’export di armi in Egitto nel 2020.

  • Sudan: chiusa dopo 13 anni la missione di pace in Darfur, ma sul terreno le violenze contro i civili non si sono fermate.

  • USA: Quattro persone sono morte durante le proteste al Congresso.

  • Bolsonaro, ha espresso il proprio cordoglio per la morte di oltre 200 mila persone nel suo Paese dall'inizio della pandemia. Ma non possiamo fare come chi dice che dobbiamo restare a casa e che il problema dell'economia va posticipato", ha aggiunto, ribadendo la sua contrarietà al lockdown decretato da alcuni governi statali e comunali.

  • Tredici civili, tra cui otto bambini, sono morti in un villaggio a nord del Camerun dopo che una donna si è fatta esplodere in un attacco di Boko Haram.

  • India, Dieci bambini sono morti nell'incendio scoppiato nel reparto di maternità di un ospedale dello stato indiano del Maharashtra.

  • Indonesia: il Boeing è precipitato Il 737-500 della Sriwijaya Air. A bordo si trovavano 62 persone di nazionalità indonesiana


Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

  • Da Perugia alla Siria un Ponte di solidarietà per una famiglia siriana accolta da famiglie in provincia di Perugia. Un’esperienza che si richiama a quella dei “corridoi umanitari”.

  • Pakistan: un primo passo per aiutare le minoranze religiose. Si chiama "Appello ai non musulmani in Pakistan" ed è l’iniziativa per una maggiore protezione delle minoranze religiose nel Paese, lanciata da Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, Consigliere speciale del primo ministro Imran Khan sull'Armonia religiosa.

  • Terra Santa: dopo 54 anni, prima Messa sul sito del Battesimo di Gesù. I francescani della Custodia potranno celebrare domenica il Battesimo di Cristo sulle rive del Giordano dove lo ricevette da Giovanni Battista. Si tratta del sito di Qasr al-Yahud. Diventato un campo minato dopo la guerra del 1967, torna ora ad essere un luogo di pace e di preghiera.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo


Dio che eleggi i deboli per confondere i forti, fa che almeno la tua chiesa sia libera dalla tentazione della potenza e della grandezza. Si aprano i cieli anche sul nostro capo, Signore, e tu possa dire di ognuno di noi: questo è il mio figlio diletto del quale sono pienamente soddisfatto! Amen


Mc 1, 7-11


E proclamava: “viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.


Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.


E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.


E venne una voce dal cielo: “Tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

***


Osserviamo che il racconto è costituito in due parti: nella prima, Giovanni parla e mette a confronto la sua figura con quella di colui che viene dopo; nella seconda, l'attenzione è concentrata su ciò che avviene intono a Gesù.

Giovanni afferma di Gesù: “è più forte di me”. Il senso di queste parole equivale a “lui è più autorevole di me” e le spiega con il riferimento all’atto di slegare i lacci dei sandali:

“… io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali”.

In altre occasioni abbiamo già considerato la legge del levirato a proposito dei lacci che stringono la calzatura dei sandali. In pratica, riferendosi a tale legge, è come se Giovanni annunciasse che Gesù è innamorato di tutto ciò che è umano così come uno sposo è innamorato della sposa. Con questo amore, egli è colui che rende fecondo il cambiamento nel popolo. Gesù infatti immerge (battezza) nella sorgente stessa dell’amore, ovvero nello Spirito santo. Si tratta di un amore pregnante, al punto che l’evangelista, evocando la prima lettura della pioggia e la neve che fecondano il terreno, ce lo rappresenta come pioggia che inzuppa la terra/umanità.

egli vi battezzerà (immergerà) in Spirito Santo”.


La seconda parte è raccontata in una cornice di semplicità - “Venne da Nazareth di Galilea”. Cioè da una regione lontana in tutti i sensi dal centro religioso, Gerusalemme. La gente di Nazareth non ha altro titolo che quello di essere semplicemente gente, umanità tout court. Anche lui, Gesù, è con quest’umanità che cammina, che cerca di vivere migliorando se stessa, che porta in cuore desideri di giustizia e di libertà assieme a sensi di colpa. Insomma, questa umanità vorrebbe cambiare, ma come spesso accade, non sa bene come e in che cosa cambiare. Mossa però dal desiderio, la gente va nella speranza di incontrare qualcuno che la comprenda, che la rispetti, che la ami, che la perdoni, che la guarisca.

Gesù non prende le distanze. Ama la gente rimanendo con la gente e, in cammino con la gente, gli diventa più chiaro anche il suo stesso cammino.

Questo tempo di pandemia, che talvolta ci obbliga a distanziarci dagli altri, ci fa comprendere come nella separazione dagli altri facciamo molta fatica a comprendere il senso, la direzione e il valore della nostra vita personale.

Venne da Nazareth di Galilea. Dal vangelo apprendiamo che nessuno di noi è una creatura celestiale disincarnata; il nostro valore è iscritto in quelle coordinate di tempo e spazio a cui la vita ci ha affidato.

Il tutto è preceduto da “Ecco, in quei giorni”. L'evangelista Marco è molto lacunoso circa la precisazione cronologica. Ma la cosa è intenzionale: egli non vuole fare della cronaca, ma parlarci di una realtà nuova che comincia a manifestarsi.

Una novità che prende piede con la sua partecipazione al movimento di popolo che va al Giordano.

Quel luogo, dove passa il Giordano, è dove, da sempre, cominciano storie nuove: la comunità del popolo d'Israele l'attraversò per entrare, appunto, nella novità della terra della promessa. Dal deserto e dal fiume avvengono gli avanzamenti verso il nuovo, verso il cambiamento, verso una più piena qualità di vita umana.


Versetto 10s “E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

È il punto focale del brano.

Il linguaggio e le immagini evocano le manifestazioni di Dio raccontate nell’Antico Testamento.

Qui si parla di un'esperienza interiore di Gesù, esperienza che ha la forza del cielo che si squarcia, di una voce solenne che risuona; di uno Spirito che scende dentro gli animi così come si librava sull'abisso all'origine della creazione.

In altre parole Gesù fa l'esperienza dell'inedito di Dio e della sua presenza.

Che cosa gli comunica quest'esperienza?

Tu sei mio Figlio, l'amato. Di te sono pienamente soddisfatto”.

Nel mondo ebraico, essere figlio significa agire e vivere come il padre; esprimere l’intimo desidero del padre in quello che si fa e si vive.

E qui, immergendosi pienamente nell'umanità del popolo, Gesù dà consistenza al desiderio di Dio, massimamente lo rivela. In questo suo farsi uno con l’umanità della gente offre a tutti l’esegesi più trasparente di Dio.

Tu sei mio figlio, perché il più umano dell'umano è divino.

Gesù cammina, agisce, si relazione, incontra, gioisce e soffre, e così rivela il volto umanissimo di suo Padre. Non è vero che per incontrare Dio occorre separarsi dall’umano, tanto meno respingerlo. Piuttosto è vero il contrario. Dio si rivela e salva in colui che s'abbassa, discende e s'immerge... in colui che non disdegna di contaminarsi con la storia della gente.


Da Isaia 12


Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.


Chiusura del Monastero di Sezano

 



Carissim*

a motivo della presenza del virus, secondo le procedure previste dai protocolli, il Monastero di Sezano manterrà la chiusura iniziata domenica 3 gennaio. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno espresso la loro solidarietà e amicizia in questi giorni.

Comunità Stimmatina di Sezano

5 gennaio 2021


Meditazione II Domenica dopo Natale B

 



Ricordiamo davanti a te, o Signore che

  • Balcani. Più di 900 migranti sono rimasti senza una sistemazione in difficili condizioni invernali, dopo la chiusura del centro di accoglienza di Lipa.

  • Agitu Gudeta, il custode della sua azienda confessa l’omicidio: l’ha colpita con un martello e violentata mentre era agonizzante.

  • I genitori di Giulio Regeni: “Denunciamo l’Italia per vendita di armi a Paesi che violano i diritti umani”. il 23 dicembre, è stata consegnata all’Egitto la prima delle due fregate Fremm vendute da Fincantieri al Cairo nei mesi scorsi.

  • I lavoratori Whirlpool Napoli ad aprile saranno licenziati. La multinazionale ha confermato che lascerà a casa i 330 operai.

  • Da oltre un anno circa 400 bambini della scuola primaria di Anguillara, 32 chilometri dalla Capitale, fanno scuola nei container.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

  • Nigeria: liberato vescovo rapito Monsignor Obinna. L’arcivescovo di Overri Antony Obinna, in un comunicato, ringrazia l’opera delle forze di polizia e Papa Francesco, che ieri all’Angelus ha lanciato un appello per la liberazione.

  • Danno fiducia al cuore le parole di Papa Francesco: sarà un buon anno se ci prenderemo cura del prossimo.

  • Open Arms. Venerdì 1gennaio 2021, soccorsi in mare 169 profughi: 6 sono bambini.

  • Pascal Affi N’Guessan è stato liberato in Costa D’Avorio, sotto controllo giudiziario,
    il leader politico e portavoce del cartello delle opposizioni detenuto dal 7 novembre scorso in una località.

Aiutaci a custodire la speranza


Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo.


O Dio, grande e buono,

tu sei l'eterno innamorato. Inesausta fantasia d'amore è la tua creazione. Patto d'amore sono le tue alleanze, dolcissimo banchetto di nozze la tua eucaristia. Ti chiediamo, o Padre buono, che la contentezza di essere tuoi amici riempia il cuore di tutti i discepoli e le discepole che oggi hai convocato intorno alla tua mensa. Amen


Gv. 1, 1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era rivolto verso Dio, e ciò che era Dio lo era anche il Verbo. Egli era in principio con Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla di ciò che esiste è stato fatto. Ciò che era in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce spende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno sopraffatta.

: “In principio”. Così, l'incipit di questo carme è in parallelo con il racconto biblico della creazione secondo Gen 1, 1ss.: “in principio Dio creò...”.

Ma proprio in quel principio, in quel fondamento della vita, alla base di tutto insomma, non c'è una volontà cieca, un'energia eccedente che meccanicamente produce esseri. C'è la Parola, una volontà, una realtà divina che di per se stessa si dona, si comunica, si rivolge. La Parola, cioè il Verbo è “rivolto verso”. Il principio di tutto l'essere, ciò che sta a alla base di ogni essere, di tutti gli esseri, di tutto il vivente e del suo dispiegarsi nel cammino della storia è la prossimità. “Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla di ciò che esiste è stato fatto”. Tanto a dire: “tutto ciò che è prossimità, legame, relazione, comunione, tutto ciò è in Dio. Tutta la realtà umana e cosmica è abitata da questi legami divini”.

Ciò che era in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini”. Nel suo essere “rivolto”, nel suo essere “prossimità”, intima relazione e legame, in una parola, nell'amorevolezza dell'Amore, sta il segreto della vita, non solo del cosmo, ma anche dell'umano.


Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto. Ma a quanti lo hanno accolto, a quelli che credono nel suo nome, ha dato il potere di diventare figli di Dio; i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, la pienezza del dono che è la verità. Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come dell'unico Figlio che viene dal Padre.


Avvertiamo come un continuo susseguirsi di onde che dall'oceano dell'eternità giungono sulla spiaggia della storia per rifluire là da dove provengono e ritornare nuovamente a consegnare messaggi che, da oltre il tempo, giungono a noi ed esigono una risposta, un'attenzione, un'accoglienza, una adesione.

Questa seconda parte del prologo, in due versetti, parla di luce quattro volte. La luce che illumina, a cui le tenebre non resistono, è colui che nel movimento d'onda dell'amorevolezza divina finalmente giunge laddove bramava arrivare: nella sua casa, tra i suoi di casa.

I documenti gnostici parlavano di una casa celeste a cui l'anima anelava. Il mondo celeste era luogo della luce. Si doveva uscire dalla caverna della materia per accedere alla luce della verità. Non nella storia, ma oltre, secondo gli gnostici, si approda alla realtà autentica. Per il quarto vangelo “la casa” verso cui il Verbo, la Parola, è proteso, non è un luogo celeste di esistenza ideale. Il Verbo si è calato in quella storia di cui fa parte anche il rifiuto, la resistenza alla luce, la tenebra, l'anticreazione, il non amore, il “rivolto su di sé” invece del rivolto all'altro, il mondo chiuso invece dell'essere prossimità, il dissolvimento invece del legame, l'autosufficienza invece della solidarietà. Questa è tenebra che rifiuta la luce. Eppure la Parola “dell'infinito sempre” vuole abitare questa casa!

Gv. nella sua prima lettera dice: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida” (1Gv 3, 14b-15). Rimanere nella morte, odiare, essere abitati dalle tenebre vuol dire intossicarsi di dinamismi distruttivi. Ogni volta che l'umano sceglie l'affermazione dell'ego, la guerra, la vendetta, lo sfruttamento, la prevaricazione sull'altro e sulla vita del pianeta, il possesso esclusivo dei beni destinati alla vita di tutti ecc., rifiuta la luce del Verbo perché si nega alla radicale prossimità con gli esseri e così entra nelle tenebre dell'anticreazione. Perciò non è possibile né realista pretendere di riequilibrare le situazioni, per quanto corrotte e distorte, ricorrendo ai meccanismi del male per vincerlo con una maggiore grandezza malefica.

Una simile posizione culturale e spirituale, presente anche oggi più di quanto non si possa immaginare, è rifiutare colui che vuole venire tra noi per sentirsi di casa con noi.

Ma a quanti l'hanno accolto... ha dato il potere di diventare figli”. Aderire a lui, in una parola: essere dalla parte e a favore dell'umano e del vivente, significa permettere a se stessi e alla creazione e alla storia di continuare il processo generativo fino alla pienezza. I figli, che non sono schiavi né meri esecutori di ordini, condividono i desideri del Padre. Come discepoli e discepole del Signore, o la nostra adesione alla Parola è generativa nuovi contesti, nuove qualità di relazioni, nuovi scenari di fiducia, o si riduce ad una monotona ripetitività anticamera della morte. Invece: “In lui era la vita”!

E il Verbo s'è fatto carne”. CARNE. Nella bibbia questa parola significa esistenza fragile, debole, precaria. Colui che s'incarna partecipa pienamente alla vulnerabilità dell'umano e del creato. “Venne ad abitare in mezzo a noi”. La forma verbale fa pensare all'abitazione come tenda: pose la sua tenda. La tenda non è un palazzo del potere, né il tempio di Gerusalemme. Richiama il cammino dell'esodo. Come a dire che l'incarnazione e ogni incarnazione diventano vie di liberazione se si calano dentro le fragilità e i controsensi della vita. Allora Giovanni afferma che a fondamento di tutto (in principio) non vi è la forza del potere, non l'istituzione, non la dottrina, non il denaro ecc. ma semplicemente l'amore di un Dio che è venuto ad umanizzarsi nella precarietà della tenda.

Entrare in quest'ordine di cose; in questa visione dell'esistenza e, soprattutto partecipare con la propria vita di discepoli a questo modo di essere del Verbo, è ricevere veramente da lui il dono della verità.


Giovanni gli dà questa testimonianza e proclama: “Ecco colui del quale ho detto: quello che verrà dopo di me è mio superiore, perché era prima di me”. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto un dono al posto di un dono. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè; il dono e la verità venne per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto; l'unico Figlio, che è rivolto verso il Padre, è lui che lo ha rivelato.


Ancora una volta è la testimonianza di una figura storica ad accompagnare l'onda della rivelazione nella storia: Giovanni Battista.

L'inizio dell'inno s'aprì con un chiaro riferimento a Genesi (In principio...) ora, che siamo alla conclusione, il riferimento è al libro dell'Esodo nel richiamo del dono della legge attraverso Mosè. Di dono in dono, il Verbo è la pienezza del dono. Egli è la perfezione dei doni, ed ha un nome: Gesù Cristo. Se la Parola è Gesù Cristo, questi non è l'incarnazione di un concetto, ma una vicenda concreta che nella stessa rivelazione di Dio è promessa di bene per tutta l'umanità e per il cosmo. I cristiani delle chiese giovannee che pregavano con questo inno erano ben consapevoli che il mistero di Gesù e la loro adesione di fede non erano il risultato di alcune congiunture casuali. Si comprendevano invece alla luce di un'amorevolezza di Dio preveniente, inesauribile, traboccante. Ebbene, questa promessa si fa presente. È tipico dell'amore farsi presente. Potremmo dire che il prologo è un inno al sempre veniente, al farsi presente di Dio. L'inno chiude l'inclusione col cantus firmus intonato all'inizio: Il Verbo rivolto verso Dio, al principio, ora, altri non è che il Figlio rivolto verso il Padre. La pienezza di Dio si manifesta e si lascia incontrare nel frammento: Gesù di Nazareth.


Salmo 147

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.


AVVISO URGENTE

 

Carissim*

una persona che frequenta quotidianamente il Monastero è risultata positiva al Covid 19. Preferiamo, pertanto, sospendere le celebrazioni domenicali fino alla prova del tampone per tutti noi della Comunità che sarà martedì 5 gennaio. Al momento stiamo bene. Se risulteremo negativi riprenderemo regolarmente come al solito. Sarete informati.

Comunità Stimmatina di Sezano

2 gennaio 2021

Auguri di ogni bene

  


     Resta con noi, Signore

     e illuminaci con il tuo splendore,

     dissipa la tenebra intorno a noi,

     ricolma il mondo di dolcezza.

     Amen


Noi ti lodiamo, Dio

ti proclamiamo Signore.

O eterno Padre,

tutta la terra ti adora.

Misericordias Domini in

aeternum cantabo

A te cantano gli angeli

e tutte le potenze dei cieli:

Santo,Santo, Santo

il Signore Dio dell'universo.

Misericordias Domini ...

I cieli e la terra

sono pieni della tua gloria.

Ti acclama il coro degli apostoli

e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella lode.

Misericordias Domini …

La santa Chiesa proclama la tua gloria,

adora il tuo unico Figlio

e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria,

eterno Figlio del Padre,

tu nascesti dalla Vergine Madre

per la salvezza dell'uomo.

Misericordias Domini …

Vincitore della morte,

hai aperto ai credenti il regno dei cieli.

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.

Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Misericordias Domini …

Soccorri i tuoi figli, Signore,

che hai redento col tuo Sangue prezioso.

Accoglici nella tua gloria

nell'assemblea di santi.

Misericordias Domini …

Salva il tuo popolo, Signore,

guida e proteggi i tuoi figli.

Ogni giorno benediciamo,

lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore,

di custodirci senza peccato.

Misericordias Domini …

Sia sempre con noi la tua misericordia:

in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore,

pietà di noi.

Tu sei la nostra speranza,

non saremo confusi in eterno.

Misericordias Domini …



AUGURI DI OGNI BENE

Meditazione Domenica dopo Natale B

 



Ricordiamo davanti a te, o Signore

  • Nigeria. Ennesimo attacco del gruppo jihadista contro i cristiani. Vittime e razzie in un villaggio a maggioranza cristiana nel nord-est del Paese.

  • Centrafrica: dopo la calma di lunedì sono ripresi gli attacchi di gruppi armati nella Repubblica Centrafricana.

  • Uganda. Non si ferma nel paese la repressione nei confronti dell’opposizione in vista delle elezioni: arrestati quattro avvocati per i diritti e un membro del partito.

  • Rapporto Oil sul divario retributivo. L’Italia si pone tra le maglie nere mondiali per differenza salariare tra autoctoni e stranieri.

  • Sahel: Una operazione contro le reti dei trafficanti d’armi – compiuta dall’Interpol - ha portato al sequestro di 40mila candelotti di dinamite e di 60mila litri di carburante di contrabbando. ...

  • Naufragio al largo della Tunisia. Recuperati 20 corpi, uno solo di uomo.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

  • In Corea del Sud, alla periferia della capitale, il missionario italiano padre Vincenzo Bordo e 600 volontari a turno, accolgono ogni sera per la cena più di 700 poveri che vivono per.

  • Grazie al Progetto Policoro della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, è nata un’iniziativa che punta a promuovere attività artigianali e imprenditoriali del territorio calabro mosse dalle esortazioni dell’enciclica di Papa Francesco.

  • Il Papa ha ricordato che Gesù è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio.

  • Monsignor Ruben Tierrablanca Gonzalez, Vicario apostolico di Istanbul, stroncato dal Covid-19 a 68 anni. Ha coltivato intensi e proficui rapporti con il mondo cristiano ortodosso e legami con questa l’islamismo, soprattutto con la corrente Sufi.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo



Dio nostro, Padre della luce,

tu hai inviato nel mondo il tuo Figlio,

Parola fatta carne,

per mostrarti a noi.

Invia ora il tuo Spirito santo,

affinché possiamo incontrare Gesù Cristo

in questa parola che viene da te,

affinché lo conosciamo più intensamente

e conoscendolo lo amiamo più totalmente. Amen


Lc. 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

***

E' un testo che viene proclamato nella festa del 2 febbraio: 40 giorni dopo il natale la Chiesa celebra l'incontro del Signore col suo popolo.

Sullo sfondo la presentazione di Gesù al tempio. Gesù viene inserito nella vita del suo popolo.

40 giorni dalla nascita e 450 dall'annuncio a Zaccaria fanno 490 giorni, cioè pari alle 70 settimane di cui parla il profeta Daniele. Ma Daniele parla, non tanto della presentazione quanto piuttosto della purificazione del tempio (Dn. 9, 24). In altre parole, ci parla di un compimento: il tempio è il luogo dell'incontro di Dio col suo popolo, ora la pienezza dell'incontro avviene in questo bimbo, figlio di poveri. Talmente poveri da offrire quanto è possibile ai nullatenenti: una coppia di tortore e due giovani colombi.

Luca guarda al tempio con positività: qui, nel bimbo che giunge al tempio portato dai suoi genitori, le parole profetiche diventano piene di realtà. Il passato si compie nel presente e annuncia il futuro.

Il quadretto di Simeone ed Anna, nella sua semplicità rappresenta due personaggi che escono dall’ombra per rendere “testimonianza pubblica” a Gesù. Dal punto di vista dell'evangelista, prefigurano il ministero della profezia nella comunità dei discepoli e delle discepole di Gesù, ministero che, appunto, rende pubblica testimonianza a Gesù. Forse Luca vuole dire che, nella comunità cristiana, la profezia è maschile e femminile. In filigrana, dietro la testimonianza di Simeone ed Anna, possiamo intravedere la testimonianza della Chiesa primitiva. Comunità di discepoli e discepole che non appartengono a qualche gruppo sociale ben identificato; anch’essi vivono nei sotterranei della storia. Eppure sono chiamati a rendere testimonianza a Gesù.

Un po’ tutto il Vangelo dell’infanzia di Luca è formato da personaggi che escono dall’ombra. Si tratta di persone che non appartengono alla categoria dei protagonisti, ma alla gente umile, socialmente irrilevante; situazioni di periferia (Zaccaria – Elisabetta, Maria, i pastori…), mentre altri invece appaiono in primissimo piano sulla scena della storia dei grandi (Erode, Cesare Augusto coinvolti in fatti della grande politica).

Luca ci vuole dire che, a differenza dei poteri mondani, Dio fa storia con i piccoli ed i poveri. Il suo agire non dipende dalla forza, dalla ricchezza, dal potere d’influenza o dal prestigio, ma unicamente dall’azione dello Spirito, ovvero la forza del suo amore per l’umanità e per ogni essere.

Al centro della scena vediamo l’abbraccio: il vecchio Simeone prende tra le braccia il Bambino. Sullo sfondo vi è la presenza di Maria, la Madre, che raccoglie gli eventi per custodirli nella meditazione.

L’incontro avviene mentre i due stanno andando verso il tempio. Il tempio, il vecchio ed il bambino: L’antico (testamento) e il nuovo (testamento) si incontrano nella gioia, non si scontrano! “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…”. Quel bambino è la novità che il tempio, con tutto ciò che questa parola rappresenta di grande e di meschino, ha preparato.


Ora, sulle labbra di Simeone affiora un carme le cui parole sono probabilmente raccolte da un cantico di preghiera della Chiesa primitiva, composto da citazioni profetiche del primo testamento:

“…allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà; perché la bocca del Signore ha parlato.” Is. 40,5

“…perciò ti farò luce delle nazioni, perché la mia salvezza raggiunga l’estremità della terra.” Is. 49, 6

Allora le nazioni vedranno la tua giustizia e tutti i re la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore pronuncerà”.

Is. 62,2

La differenza però tra queste citazioni ed il cantico di Simeone è che il cantico non usa i verbi al futuro come nei testi profetici, ma al passato: il compimento è avvenuto.


Cosa può dire a noi questa scena molto particolare?

A mio modo di vedere, troviamo qui una traccia della preghiera cristiana:

  • tutto avviene sotto l’azione dello Spirito (i personaggi parlano e agiscono mossi dallo Spirito santo)

  • l’azione di Dio viene colta nel presente: “Ora lascia perché i miei occhi…”. La preghiera consente al credente di discernere l’azione di Dio nel concreto della vita.

  • C’è molta tenerezza ed accoglienza del vecchio nei confronti del bambino. La preghiera è il luogo dove il rapporto con Cristo si carica di ammirazione ed affetto. Il tutto non si limita a considerazioni intellettuali o teologiche sul compimento delle scritture, ma “lo prese tra le braccia”. Lo spirito che suscita la preghiera ci porta ad amare Gesù. Il vangelo non va solo compreso ma anche amato, riscaldato, pregato e celebrato.

  • Quella di Simeone è preghiera contemplativa del cristiano adulto “anziano” perché vede nella realtà piccola di un bambino ciò che normalmente non si riesce a vedere con le logiche del cosiddetto buon senso umano: La salvezza per tutti in un bambino.

  • Sullo sfondo Maria, ovvero la Chiesa, che medita e custodisce nel cuore. Nelle profondità della fede-fiducia la Chiesa, comunità di discepoli e discepole del Signore, attinge alla riserva del vangelo che porta dentro di lei per annunciare e testimoniare un Dio che, in Gesù, salva, libera, guarisce, perdona e ama l’umanità con la forza dell’onnidebolezza del bambino.


Salmo 23


Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,

alzatevi, soglie antiche,

ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?

Il Signore forte e valoroso,

il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,

alzatevi, soglie antiche,

ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?

Il Signore degli eserciti è il re della gloria.