Meditazione Domenica XXVIII T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

Cisgiordania, a Taybeh nuovi attacchi dei coloni: raccolta delle olive a rischio La raccolta delle olive di quest'anno ha messo in luce una netta contraddizione: i proprietari terrieri affrontano restrizioni e timori nel tentativo di raggiungere i propri alberi, mentre i coloni accedono agli stessi terreni e raccolgono i frutti, utilizzando talvolta attrezzature sottratte agli stessi proprietari palestinesi". La denuncia arriva da un rapporto firmato da padre Bashar Fawadleh, parroco dell'unico villaggio palestinese interamente cristiano. Nel documento il sacerdote riferisce delle recenti aggressioni dei coloni che si protraggono ormai ininterrotte da oltre quattro giorni, in terreni agricoli a est e a sud di Taybeh.
Usa, la fucilazione dell'autore della strage di Fort Hood sarà in diretta streaming. Si tratterebbe della prima esecuzione compiuta dall’esercito statunitense dal 1961 e della prima per fucilazione dal 1945. «Faremo in modo che la gente possa vederla, che sia pubblica», ha confermato Hegseth, aggiungendo che «la gente deve capire che questo genere di cose comporta gravi conseguenze». 
Nigeria, oltre 20 morti in scontri tra esercito e jihadisti dello Stato. islamico. Cresce la violenza nel Paese affacciato sul Golfo di Guinea. Scontri tra esponenti dello Stato islamico della Provincia dell'Africa occidentale (Iswap) ed esercito hanno causato tra martedì e mercoledì decine di morti. Ma gli episodi cruenti aumentano anche a causa di operazioni di banditi che assaltano civili: tra lunedì e martedì circa 100 persone in una miniera d'oro hanno perso la vita dopo un attacco da parte di uomini armati.
 In
Brasile, le autorità della città amazzonica di Manaus hanno sospeso le attività scolastiche in tutta la rete municipale a causa dell'intenso fumo provocato dagli incendi boschivi e dai roghi agricoli nella regione.  Il fumo è causato da centinaia di focolai, incendi nell'entroterra dello stato e roghi locali (come quelli presso siti di smaltimento rifiuti e discariche nella Zona Est e nel Distretto Industriale), il tutto aggravato dal fenomeno El Niño e dalle ondate di calore.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Nobel per la pace 2026 alla sudafricana Navanethem Pillay
Il riconoscimento è stata assegnato alla giurista di orgine Tamil, giudice della Corte penale internazionale, "che - si legge nelle motivazioni - con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo"- “Tutti continuano a chiedermi: quando ti fermerai?”  Agnes Callamard. Pillay ha ricordato di essere ancora impegnata nella giustizia internazionale  "Attualmente sono ancora coinvolta come giudice ad hoc nel procedimento avviato dal Gambia contro il Myanmar”, ha spiegato, riferendosi al caso davanti alla Corte internazionale di giustizia relativo alle accuse di genocidio.
Leone XIV: la pena di morte è inammissibile, contro la dignità della persona. in occasione dell’odierna Giornata Mondiale contro la pena di morte, il Pontefice ricorda che il ricorso alla pena capitale non tutela il bene comune. Esistono infatti soluzioni alternative che proteggono i cittadini “ma non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi”..  “La vera giustizia non può accontentarsi della sola punizione, tali sforzi devono anche adottare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, volti alla rieducazione e al pieno reinserimento dei trasgressori nel tessuto sociale”. “Lo stesso rispetto per l’inerente dignità di ogni persona, anche di coloro che hanno commesso reati, preclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di punizione crudele o degradante”.--

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Is 25,6-10a Fil 4,12-14.19-20

Mt 22,1-14

1Gesù riprese a parlare [ai capi dei sacerdoti e i farisei] con parabole e disse:

2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio.

3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine:

“Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo;

i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.

5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;

6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini

e diede alle fiamme la loro città.

8Poi disse ai suoi servi:

“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;

9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.

10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono,

cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale.

12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì.

13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre;

là sarà pianto e stridore di denti”.

14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

***

Questa parabola è piena di strani particolari che suscitano interrogativi: perché gli invitati al banchetto del re hanno rifiutato una così splendida occasione? Perché uccidere gli inviati del re? Perché quella smisurata violenza da parte del re con la distruzione di città e la morte di persone innocenti? Come ci si può aspettare che gli invitati presi sulle strade siano vestiti da nozze? E, d’altra parte, come mai tutti erano vestiti bene, eccetto uno? È chiaro che questa è una storia e non ci si deve aspettare che tutto sia logico e facilmente comprensibile, ma pare che qui Gesù, e Matteo che scrive, esagerino con gli elementi irreali che rasentano il fiabesco.


Sottolineo qui solo alcuni aspetti che forse ci fanno capire meglio ciò che Gesù voleva dire raccontando questa strana parabola.


Si tratta di un banchetto per una festa nazionale: le nozze del principe ereditario. Non è un semplice banchetto, ma una celebrazione che ha evidente carattere politico. Accettare è questione di lealtà al governo e rifiutare può essere compreso come atto di alto tradimento (siamo nella società medio-orientale di più di 2000 anni fa). Gli invitati chiaramente non sono comuni cittadini, ma funzionari locali e imprenditori che sembrano odiare l’autorità del re e i suoi collaboratori. È descritta pure una certa ‘escalation’ nel loro rifiuto: dal primo semplice invito che viene ignorato; al secondo, che chiede con urgenza di una risposta, ma che è altrettanto trascurato; al fare qualcos’altro come una scusa; all’insultare i funzionari del re, per concludere con l’omicidio. Non ci viene data la ragione di questo rifiuto, ma è chiara l’alta tensione che esiste tra queste persone e il monarca.


La reazione del re, una punizione esagerata, ci dimostra che questo non è un governante mite e giusto, ma un dittatore che impone con il pugno di ferro la sua autorità. L’improvviso cambio di invitati sembra semplicemente imposto dal desiderio che la festa si faccia in qualsiasi caso. E allora si passa ai comuni cittadini, buoni o malvagi che siano.


La questione del vestito: l’impressione è che fosse possibile essere vestiti bene, anche se chiamati ad una festa all’ultimo minuto. L’Antico Testamento ci aiuta a comprendere: qui troviamo degli episodi in cui agli invitati veniva pure dato un vestito decente, anche perché alcuni venivano da molto lontano e, dopo un lungo ed estenuante viaggio, non avevano la possibilità di avere immediatamente indumenti puliti (Genesi 45,22; Giudici 14,12-13; 2 Re 10,22). Se questa è la spiegazione, allora il vestire inappropriato dell’ospite sgradito sarebbe una specie di insulto al tiranno, simile a quello di coloro che hanno rifiutato l’invito. Il suo silenzio non sarebbe dunque quello di una persona impaurita, ma quello di un implicito disprezzo. E di nuovo, la punizione va molto al di là della colpa commessa e il re non si smentisce nella sua cattiveria.


Evidentemente non si può applicare la figura di questo re direttamente al Dio annunciato da Gesù. Come in altri casi, Gesù utilizza una storia al negativo per mostrare un valore importante. La storia ci parla di un cocciuto rifiuto da parte degli invitati ‘di prima scelta’, la loro sostituzione con gente forzata e non del tutto meritevole e, alla fine, anche tra questi c’è chi ostinatamente insulta il tiranno. Gesù sta parlando a coloro che rifiutano il suo messaggio (scribi, farisei, autorità, ecc.) e a coloro che invece ricevono l’invito e decidono di far festa con Gesù (discepoli e peccatori convertiti). Ma anche tra questi c’è chi si rifiuta di cambiare veramente.


Si chiede Gesù: se ad un tiranno malvagio e violento gli ‘ultimi’ (buoni e cattivi) rispondono forse per paura in modo positivo (nonostante qualcuno di loro non sia d’accordo), perché i ‘primi’ rifiutano l’invito di un Dio buono e misericordioso che attraverso di Lui chiede (e ci chiede!) di entrare nel suo Regno per far festa con lui?

Risposta (v. 14): tutti coloro che ascoltano il suo messaggio sono invitati a condividere la gioia di Dio Padre, ma purtroppo non tutti sono disponibili ad accogliere l’invito.



Commento a cura di Stefano Senaldi


Sal 22 (23)


Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia.


Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.


Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.


Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.


Meditazione Domenica XVII T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

Allarme Unicef in Libano: un bambino su 5 va a letto affamato. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia denuncia gli effetti delle ostilità e della crisi economica nel Paese. La mancanza di cibo, sanità e istruzione rende incerto il futuro della popolazione più giovane. nella regione sud del Libano oltre 700mila persone, di cui 238mila bambini, hanno subìto interruzioni alle forniture d’acqua. Il risultato: il 22% delle case non ha acqua potabile a sufficienza.

Cimitero Mediterraneo, nel 2026 una vittima ogni 23 migranti sbarcatiAlla vigilia della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, Unhcr, Oim e Unicef rilanciano da Lampedusa l’appello a rafforzare la cooperazione internazionale e il sistema di ricerca e soccorso. Dal 2014 sono quasi 27 mila i morti e i dispersi documentati lungo la rotta del Mediterraneo centrale e i minori non accompagnati sono in costante aumento.Attacco israeliano a Gaza, Pizzaballa: dolore e cordoglio per le vittime. Il Patriarca di Gerusalemme denuncia e piange la morte di due donne della parrocchia latina uccise da un raid delle Idf. Sotto le macerie di un condominio si spezzano in tutto cinque vite civili, numerosi i feriti.

Nella regione dell'Etiopia settentrionale, diversi scontri si sono registrati ad occidente e meridione, compresa la capitale Makelle. Coinvolta anche la regione confinante di Amhara, Medici senza frontiere ha calcolato che tra il 22 ed il 25 settembre ne sono stati ricoverati  oltre 400 negli ospedali di  Korem e Alamata.

Si è svolta sabato 12 settembre una manifestazione a Ca’ Roman, tra Chioggia e Venezia,, promossa per esprimere contrarietà al progetto che prevede la realizzazione di 77 villette nell’area. I partecipanti hanno richiamato l’attenzione sul valore ambientale della zona, considerata una delle aree verdi ancora non interessate da interventi di nuova edificazione lungo il litorale e situata nelle vicinanze dell’Oasi Naturale gestita dalla LIPU

In Francia non si placa la rivolta degli studenti, Gli studenti protestano contro la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate, le condizioni degli edifici scolastici e le difficoltà legate all'accesso all'università.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

San Francesco: una voce universale per costruire la pace.  "Abbiamo bisogno del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità", quello "di un disarmo totale". .E quando san Francesco,parla delle creature, le sente sorelle e fratelli, perché capisce che sono appunto originate  dallo stesso amore, dalla volontà del Padre che vuole bene a tutti. Papa Francesco nella Laudato si’ quando parla dell’ecologia integrale.dice "San Francesco non è un ecologista ma è un uomo pervaso dalla consapevolezza dell’essere creatura e dall’aver ricevuto un dono immenso da coltivare e custodire". Una custodia che, da una parte, vuol dire estrema cura e, dall’altra, significa anche "coltivazione", affinché questo giardino, questo dono di Dio, possa fiorire.
In questo fine settimana Sezano ha ospitato due realtà molto care. Rete Radiè Resh, associazione di solidarietà internazionale e il gruppo Cammino di Vicenza. Questa bella vicinanza ci accompagna da diversi anni e ci ricorda di mantenere viva la coscienza e l'impegno per una società più giusta e solidale.

Si è avviata ieri mattina la Scuola di italiano per stranieri lavoratori residenti. Si legge nella presentazione "è evidente che in una scuola di italiano si va per imparare la lingua, ma prima di arrivare a parlare e scrivere bene, il desiderio è costruire insieme ai giovani lavoratori relazioni e amicizie con la voglia di condividere qualcosa di importante.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Is 5,1-7 Fil 4,6-9

Mt 21,33-43


[Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:]

33Ascoltate un’altra parabola:

c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna.

La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.

La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.


34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto.

35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono.

36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.

38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro:

“Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”.

39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.


40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».

41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente

e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo;

questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».


***

Gesù stava insegnando all’interno del grande cortile del Tempio di Gerusalemme, il centro del culto e della religione del suo popolo, Israele. Erano gli ultimi giorni della sua vita e la tensione tra lui e le autorità di Gerusalemme, cioè i capi dei sacerdoti e gli scribi, stava progressivamente crescendo e lo avrebbe portato alla sua tragica fine. In questo contesto, Matteo raccoglie diversi insegnamenti fondamentali per i discepoli e le discepole che leggono il suo vangelo. Tra questi c’è anche la parabola del vangelo di questa domenica.

Credo però che dobbiamo fare molta attenzione a non allegorizzare la parabola. Cosa voglio dire? Dobbiamo prima leggerla come una storia ambientata in Palestina nel I sec. della nostra era e solo dopo trarre le nostre conclusioni. Non dobbiamo, in pratica, identificare immediatamente il padrone della vigna con Dio, il figlio con Gesù e i contadini con gli ebrei, ma raffigurarci la storia come quella di un ricco possidente e impresario del tempo di Gesù che ha un figlio e che ha dipendenti nella sua azienda agricola, lontano da casa. Questo ci aiuterà a capire meglio di cosa Gesù parlasse, affinché il suo messaggio sia significativo anche per noi, venti secoli dopo.

Gesù ha usato un’immagine molto concreta che faceva parte della tradizione del popolo di Israele: la parabola della vigna risale a 700 anni prima di lui e fu composta, e probabilmente anche cantata, dal profeta Isaia per descrivere la relazione tra Dio e il suo popolo (Isaia 5,1-7 – è la prima lettura della liturgia di questa domenica). Là Dio è l’impresario e la vigna è il popolo dei credenti.

Gesù però, pur ponendosi nella scia degli antichi profeti, va ben oltre quell’immagine. Egli prende in considerazione una rivolta di affittuari che con violenza progressiva causano la tragica fine del figlio dell’imprenditore, perché pretendono di impossessarsi della proprietà dell’azienda agricola in cui lavorano. In altre parole, si tratta di una rivolta di contadini, come spesso è capitata in quell’epoca. Ma contrariamente alle rivolte contadine, essa non sembra basata su ingiustizie perpetrate a danno dei poveri, ma appare come un conflitto di interessi riguardo al possesso della terra.

Il padrone dopo i due tentativi falliti nell’esibire la sua autorità sulla vigna, ingenuamente pensa ad una possibile riconciliazione con l’invio del figlio, che è il rappresentante ufficiale e autorizzato per risolvere la vertenza. Il tentativo finisce con un omicidio e (importantissimo da notare!) qui finisce la parabola (v. 39).

Il resto della storia è al futuro: ciò significa che non è ancora realtà, ma solo una possibilità di realizzazione. Inoltre, la vendetta giustificata del padrone e l’impiego di nuovi affittuari, non è preannunciata da Gesù, ma dalle stesse autorità di Gerusalemme. Al contrario, Gesù conclude il suo discorso con l’espressione ‘togliere il Regno’, senza la necessità di ‘uccidere’ qualcuno (v. 43) e il ‘popolo che produce frutti’ di cui parla è quello delle Beatitudini (vedi Matteo 5,1-12). Questo ulteriore intervento di Gesù costituisce una minaccia profetica: è la descrizione delle possibili disastrose conseguenze provocate dalle attuali scelte sbagliate.

L’immagine finale della pietra (v. 42) con la citazione del Salmo (118,22) propone la possibile opzione per evitare la rovina. Questa non capiterà, se la ‘pietra scartata’ dagli esperti della Legge e dalle guide del popolo, diventerà la ‘testata d’angolo’. Questa pietra è il Regno di Dio che Gesù annuncia e realizza con il suo messaggio e le sue scelte di vita; è il fondamento e il punto di riferimento per costruire un’esistenza autentica.

Il tono del racconto è intensamente drammatico: si tratta di vita e di morte, i valori ultimi dell’esistenza umana. In altre parole, Gesù sta usando tutta la sua forza argomentativa per convincere della gravità della situazione e dell’importanza delle giuste scelte da operare.

C’è un particolare importante da notare: gli studiosi che hanno indagato la storia sociale del I sec. ci dicono che al tempo di Gesù alcuni grandi proprietari terrieri possedevano aziende agricole in Galilea (dove Gesù crebbe). Questi non erano altro che i membri dell’aristocrazia di Gerusalemme, i quali da lontano (in città) amministravano le loro proprietà. In altre parole, il signore della parabola rappresenta molto bene gli stessi capi che stanno davanti a Gesù e che vogliono ucciderlo. Essi conoscono molto bene la non sempre facile relazione tra proprietari di aziende agricole e i loro affittuari. Gesù usa un esempio molto significativo per loro, una storia che li tocca nelle loro tasche!

La parabola è dunque un invito cambiare mentalità e passare dall’idea di essere padroni del mondo, delle persone, delle relazioni e delle cose a quella di agire come servi e collaboratori nel progetto che Dio ha per tutti, con responsabilità e impegno.

Commento a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 79 (80)

Hai sradicato una vite dall’Egitto,

hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.

Ha esteso i suoi tralci fino al mare,

arrivavano al fiume i suoi germogli.


Perché hai aperto brecce nella sua cinta

e ne fa vendemmia ogni passante?

La devasta il cinghiale del bosco

e vi pascolano le bestie della campagna.


Dio degli eserciti, ritorna!

Guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna,

proteggi quello che la tua destra ha piantato,

il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.


Da te mai più ci allontaneremo,

facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,

fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Meditazione Domenica XXVI T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

        Unicef, 35 mila bimbi uccisi o mutilati da armi esplosive in cinque anni. Pubblicato oggi il rapporto dell’Agenzia ONU sulle vittime minorenni nei conflitti tra il 2021 e il 2025. Più di mille i piccoli morti in attacchi con droni sferrati su aree popolose. 13 i contesti di guerra presi in esame: dall’Ucraina al Medio Oriente, ma anche Somalia, Siria e Sudan. L’appello di Andrea Iacomini portavoce di Unicef Italia: è compito della stampa e dei governi squarciare il velo sulle crisi dimenticate, fondamentale il rispetto del diritto internazionale.

        Yemen, si aggrava la crisi umanitaria. Più di 3 mila persone in fuga verso Gibuti. Dopo dodici anni di conflitto e quasi cinque milioni di sfollati interni, scatta una nuova escalation di violenza nella penisola arabica. Nei prossimi giorni ci si aspetta una migrazione di massa verso il Paese africano.

        La denuncia dell'Onu: il pianeta trattiene sempre meno acqua. Tra fiumi a secco e falde esaurite, l'allarme dell'Organizzazione meteorologica mondiale evidenzia una sofferenza idrica diffusa. L’aumento di 1,43 °C della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali ha gettato le basi per questo ennesimo record negativo. Sono i fiumi a restituire l’immagine più preoccupante. Nel 2025 i ghiacciai di tutto il mondo hanno perso 408 gigatonnellate di massa

        In Italia aumentano gli infortuni sul lavoro, ma diminuiscono le vittime La Relazione annuale dell’Inail fotografa un quadro ancora critico circa gli incidenti professionali, con i sinistri in crescita dell’1,2% e un calo del 3,3% dei decessi. A preoccupare è soprattutto l’aumento delle malattie professionali, con 98.312 denunce (+11,3%), il dato più alto degli ultimi 26 anni

        Genova. Lo striscione a scuola, l'intervento della Digos. La scritta «Qui nessuno è straniero» davanti alla primaria Daneo è stata rimossa da due agenti. La rabbia dei genitori. Quando gli agenti hanno tirato giù il lenzuolo, è stato chiesto loro di mostrare il distintivo e di spiegare le ragioni dell'intervento. «Non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione». I genitori descrivono inoltre come bruschi i modi dell'intervento e sostengono che alcuni bambini siano rimasti spaventati. Poi il chiarimento della Questura: iniziativa personale. E il lenzuolo è stato rimesso.

        Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

    Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

        Libano, una speranza anche per le vittime della "Kafala". Nella cittadina di Jounieh nasce un centro di aiuto per le lavoratrici migranti private di libertà e diritti.Sono le più vulnerabili tra i vulnerabili: sognavano un futuro migliore e sono divenute invece vittime della "kafala", un sistema ingiusto che crea sfruttamento e toglie libertà. Sono le lavoratrici domestiche straniere, ostaggio due volte, nel Libano in cerca di pace: per i bombardamenti che non hanno risparmiato i civili e perché sono senza protezione, in qualche caso addirittura costrette a presidiare case abbandonate dai loro proprietari e padroni.

        A Roma preti in corteo per la pace in Terra Santa. Un centinaio di sacerdoti, provenienti da tutta Italia e anche dall'estero, ha manifestato per le vie della Capitale per invocare la pace. Spazio alla diplomazia, messa al bando delle armi, no alle aziende che lucrano sulla guerra. Portavano con sé un sudario con i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo la dichiarazione dei due "cessate il fuoco". L’iniziativa ha avuto anche il supporto di Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, il quale in una lettera ha scritto: “Qui, ora, la morte regna ovunque e viene moltiplicato l’odio e versato ancora sangue. Pietà, Signore per le vittime che sono state uccise, in un sudario senza fine, ben oltre settantamila persone solo a Gaza. Qui non c’è più umanità. Pregate perché il rispetto per la vita sia nei cuori di tutti i governanti, a Gerusalemme e in tutto il mondo”

        Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Ez 18,25-28 Fil 2,1-11

Mt 21,28-32

28 [Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:]

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli.

Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”.

29Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò.


30Si rivolse al secondo e disse lo stesso.

Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò.


31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?».

Risposero: «Il primo».


E Gesù disse loro: «In verità io vi dico:

i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

32Giovanni, infatti, venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto;

i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.

Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

sì o no?

***

Il ritratto dell’umanità suddivisa in due gruppi che Gesù fa nel brano di vangelo di questa domenica ci appare abbastanza semplicistico. Nasconde invece una verità essenziale: c’è chi dice sì e non fa e chi dice no, ma poi fa. La parabola dei due figli ha anche una funzione polemica: da una parte biasima l’atteggiamento di coloro che si credono giusti e condannano chi non è alla loro altezza; dall’altra giustifica l’attività di Gesù che accoglieva i peccatori. Questi sono rappresentati come coloro che dicevano no a Dio e agli altri, ma poi, grazie all’incontro con Gesù, erano capaci di cambiare comportamento.


Quando Matteo ha scritto questa parabola, i tempi erano cambiati, ma l’esempio raccontato da Gesù si adattava bene anche quarant’anni dopo. Composta per lo più da credenti provenienti dall’ebraismo, la comunità di Matteo confessava la propria fede in Gesù e ciò poteva costare parecchio. Per i credenti di origine ebraica significava scomunica da parte delle sinagoghe, mentre comportava un cambio completo di stile di vita per coloro che provenivano dall’ambiente greco. C’era allora chi si convertiva al Vangelo per entusiasmo e poi, per paura o per mancanza di fedeltà, si allontanava; c’era chi rifiutava il Vangelo perché troppo esigente, ma poi cambiava idea.

Penso che anche oggi la parabola abbia qualcosa da dirci, perché le due categorie di persone esistono ancora: chi dice sì, andando in chiesa la domenica per abitudine, per tradizione, per interesse o per prestigio, ma poi vive da ‘pagano’, facendo egoisticamente solo i propri interessi; chi dice no pensandosi e atteggiandosi come persona lontano da Cristo e dalla Chiesa, ma poi nella pratica è più vicino al Vangelo di quanto appaia dall’esterno.

La parabola ci insegna con semplicità alcune grandi verità.

La prima: a Gesù (e a Dio) non importano le parole (= sì o no), ma i fatti (= lavorare nella vigna). Ricordiamo ben volentieri la parabola del cosiddetto giudizio finale: ‘avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere…’ (vedi Matteo 25,31-46). Gesù giudica in base non all’appartenenza nominale, ma all’accoglienza e carità pratiche. Ricordiamo ancora: ‘dai loro frutti li riconoscerete’ (vedi Matteo 7,20), dove per frutti si intendono quegli atteggiamenti e azioni che creano relazione di giustizia, pace, condivisione.

La seconda: a Gesù (e a Dio) non importa la perfezione (e qui noi andiamo oltre la parabola!). Idealmente, il figlio perfetto è colui che dice sì e poi fa. Ma Gesù non contempla questo caso. Perché? Perché lui sa che siamo imperfetti e fatti per crescere. Ogni crescita implica errori, ripensamenti, voglia di cambiare, contraddizioni. I nostri sono sì detti con entusiasmo e poi cambiati in no per pigrizia o mancanza di coraggio; oppure sono no frutto di rabbia e frustrazione e poi mutati in sì grazie al pentimento. Gesù non è scandalizzato dalla nostra debolezza, perché ci conosce bene. Lui è il Figlio che ha detto sì, ha portato tutte le conseguenze di quella parola ed è quindi capace di essere molto paziente con le nostre incoerenze e molto rispettoso delle nostre fatiche e debolezze.

La terza: se siamo figli obbedienti, lo si vede dal fatto che ascoltiamo i profeti (v. 32). Normalmente Dio non ci parla direttamente, ma attraverso le buone ispirazioni e le parole che gli altri ci dicono (oltre, evidentemente, la Parola ispirata della Scrittura). Se siamo aperti all’accoglienza di questi messaggi, così come i peccatori accoglievano l’insegnamento di Giovanni Battista (e di Gesù), allora siamo sicuri di essere nella vigna del Padre di Gesù.

Commento a cura di Stefano Senaldi

Dal Sal 24 (25)

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia

e del tuo amore, che è da sempre.

Ricòrdati di me nella tua misericordia,

per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,

indica ai peccatori la via giusta;

guida i poveri secondo giustizia,

insegna ai poveri la sua via.

Meditazione Domenica XXV T.O. A

  


Ricordiamo davanti a Te

Nella Striscia di Gaza riparare un tubo può costare anche la vita Le squadre di operai impegnate nel ripristino delle infrastrutture idriche danneggiate dalla guerra denunciano di essere spesso coinvolti in bombardamenti e sparatorie. Numerosi i morti ed i feriti. A causa del blocco, scarseggiano le attrezzature ed i materiali per le riparazioni: i tecnici costretti ad usare ciò che resta delle distruzioni.

Pakistan: attacco a sede polizia, almeno 31 morti e 100 feriti. Un attentatore suicida ha lanciato un'auto carica di esplosivo contro l'ingresso del complesso, mentre in una moschea vicina era in corso la preghiera del venerdì. La provincia di Khyber Pakhtunkhwa è storicamente un teatro di forte instabilità in cui opera anche la cellula regionale dello Stato Islamico fazione fortemente rivale dei talebani dell'area L’Onu lancia un appello urgente al governo pachistano per fermare le espulsioni forzate dei rifugiati afgani in particolare le persone a rischio di persecuzioni, torture e sistematiche violazioni dei diritti umani

Le autorità di Cuba hanno annunciato oggi un nuovo blackout totale nell'isola nel contesto della grave crisi energetica del Paese e del blocco delle importazioni di combustibile imposto dagli Stati Uniti. A causa della carenza di combustibile, si segnala che "restano fuori servizio 106 impianti di generazione distribuita oltre alle centrali galleggianti di Regla e Melones e agli impianti alimentati a olio combustibile di Mariel e Moa". Le Nazioni Unite sono al fianco di Cuba in questo momento estremamente difficile e, dall'ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi, faremo tutto ciò che è in nostro potere per aiutare il popolo cubano".

El Nino divide il Brasile tra piogge record e forte siccità. Il fenomeno ha raggiunto il livello di "molto forte", con un'anomalia di 2 gradi nelle acque del Pacifico equatoriale, accentuando condizioni meteorologiche opposte nelle diverse aree del Brasile

“Le matite continuano a scrivere".Con questa frase viene ricordato oggi in Argentina il tragico sequestro avvenuto il 16 settembre del 1976, da parte della polizia della dittatura militare, di dieci studenti liceali nella città di La Plata, sei dei quali non sono mai più riapparsi.

Gli omicidi di attivisti ambientali raddoppiati in Brasile nel 2025. La Colombia si conferma il Paese più violento al mondo per gli ecologisti. Secondo l'ong, Colombia e Brasile hanno concentrato il 52% degli omicidi di difensori dell'ambiente a livello globale l'anno scorso, registrando rispettivamente 39 e 26 vittime. Complessivamente, l'anno scorso sono stati registrati 124 omicidi di attivisti ambientali in tutto il mondo.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

In occasion della Conferenza mondiale sulla promozione del dialogo interreligioso e interculturale e della tolleranza nella lotta contro l’incitamento all’odio presso le Nazioni Unite, l'arcivescovo di origini libanesi Christophe-Zakhia El-Kassis ha detto "Disinnescando le parole, si compiono i primi passi per tessere il tessuto della pace sociale e promuovere una cultura del dialogo, della tolleranza e del rispetto delle differenze.... L’incitamento all’odio – sia esso diretto contro individui o comunità sulla base della loro religione, etnia, nazionalità o qualsiasi altra caratteristica – contraddice il comandamento di amare il prossimo, avvelena il dibattito pubblico, alimenta le divisioni e troppo spesso prepara il terreno alla violenza e alla persecuzione".

Oltre 50mila firme per la difesa nonviolenta: la legge di iniziativa popolare approda in Parlamento. Il progetto mira a dare piena attuazione agli articoli 11 (l’Italia ripudia la guerra) e 52 (la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino) della Costituzione. Il Parlamento sarà chiamato a esaminare una proposta organica e concreta per strutturare una difesa alternativa a quella militare istituendo un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Is 55,6-9 Fil 1,20c-24.27a

Mt 20,1-16



1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.

2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.


3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,

4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”.

5Ed essi andarono.


Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.


6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro:

“Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.

7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.

Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.


8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore:

“Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.

10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più.

Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.

11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo:

“Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi,

che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse:

“Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?

14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te:

15non posso fare delle mie cose quello che voglio?

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


***

Leggendo attentamente la parabola del vangelo di oggi, una domanda si affaccia alla nostra mente: cosa facevano quegli uomini alle cinque del pomeriggio sulla piazza del mercato? Chiaramente si tratta di una storia, ma quel particolare appare molto strano. Dissero: ‘nessuno ci ha presi a giornata’. Ma dov’erano quando l’imprenditore era passato per la piazza ben quattro volte per cercare lavoratori per la sua vigna? Sembra proprio che abbiano mentito. Sarebbe stato più veritiero dire: ‘non abbiamo voglia di lavorare’. E l’imprenditore assunse per un’ora questo tipo di gente!


Quando Gesù raccontò questa parabola, aveva di fronte due gruppi di persone: da una parte, i peccatori, i lontani da Dio, le pecore perdute della casa di Israele (come lui li chiamava); dall’altra, i pii, coloro che si ritenevano giusti davanti a Dio e agli uomini, digiunando, frequentando regolarmente Tempio e sinagoga, facendo elemosine e ottemperando a molte pratiche religiose. Sentendosi credenti di prima classe, costoro chiudevano le porte del Regno agli altri (come diceva Gesù – vedi Matteo 23,13), giudicandoli negativamente e condannandoli. Criticavano anche Gesù perché si avvicinava ai disonesti e agli empi, li accoglieva, li perdonava in nome di Dio e li convertiva.


Con questa parabola Gesù mostrò il modo con cui Dio pensa e agisce, paragonandolo a quello strano imprenditore che si autodefinì generoso (vedi v. 15). Costui sapeva che gli operai assunti alle cinque erano pigri, fannulloni e indegni di avere un buon lavoro; d’altra parte, essi avevano bisogno di guadagnarsi un po’ di denaro onestamente ed ecco perché diede loro la paga di tutta la giornata. Essendo generoso, fece loro dono di una paga straordinaria, affinché trovassero il gusto di lavorare onorevolmente. Non gli interessava quanto avessero lavorato o quanto ci avesse perso lui in denaro, ma voleva dare loro dignità umana.


Questa non è giustizia secondo il nostro modo comune di pensare, ma lo è per Dio. Nella prima lettura ci viene detto dal profeta Isaia, a nome di Dio: ‘i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie’ (Isaia 55,8). Gesù ci dimostra quanto ciò sia vero. Noi valutiamo grandemente la giustizia retributiva: a ciascuno va dato il dovuto (in bene e in male). Dio invece ama la misericordia. Noi ci soffermiamo a considerare le persone dall’esterno, mentre Dio guarda al cuore. Noi cerchiamo i primi posti, laddove si sta meglio, mentre Dio ha una speciale considerazione per chi arriva ultimo. Noi amiamo la forza, il potere e il successo, mentre Dio si commuove davanti alla nostra e altrui debolezza. Dio cerca l’ultimo, il peccatore, il debole, il malato, l’emarginato, perché sa che costoro hanno particolarmente bisogno di lui. Noi invece tante volte facciamo il bene per essere ripagati da lui, perché riteniamo che ci spetti. Rischiamo di entrare in una mentalità contrattuale con Dio e questo ci porta automaticamente a disprezzare gli operai dell’ultima ora.


In altre parole, gli operai delle sei del mattino, invece di criticare, avrebbero dovuto essere felici di condividere il loro lavoro anche con chi ne era indegno ed era stato impiegato alle cinque del pomeriggio, perché così facendo, il lavoro veniva finito prima. Che la raccolta dell’uva fosse un lavoro urgente è testimoniato dal fatto che l’imprenditore andò lui stesso molte volte a cercare lavoratori: più c’era manodopera, prima si sarebbe finito. Allora – dice Gesù implicitamente – bisogna esser felici e orgogliosi di avere lavorato dodici ore nella vigna di Dio. E si deve essere altrettanto felici, se altri sono stati impiegati in tempi diversi, perché hanno scoperto tardi, e magari solo alla fine, che ciò era importante.


Un altro particolare della parabola è molto significativo: nella discussione finale i lavoratori della prima ora mormorano e non esprimono apertamente i loro dubbi e le loro perplessità riguardo alla paga. Al contrario, ad uno di essi il padrone risponde benevolmente con l’appellativo di ‘amico’ e il tono è all’inizio quello dell’aperta chiarificazione e poi dell’auto-difesa contro l’accusa di ingiustizia. In altre parole, al modo critico e mordace dei suoi operai, egli dichiara chiaramente e sinceramente il suo punto di vista.


La parabola non ci dice se alla fine quegli uomini rimasero o non rimasero convinti del modo di fare dell’imprenditore. Anche questa è una delle parabole ‘aperte’, nel senso che richiedono la conclusione da parte del lettore o dell’ascoltatore. Siamo noi convinti della generosità del padrone della vigna? Questo ci chiede un cambio di mentalità: l’accettare di mettere gli ultimi come priorità. Questo sembra infatti il significato del detto finale (‘gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi’) che non appare molto in linea con lo sviluppo dalla storia: la parabola non tratta di un mettere tutti allo stesso livello, un’eguaglianza un po’ forzata, ma di ‘elevare’ coloro che sono all’ultimo posto. Richiama un tipo di giustizia ‘diversa’ e più adatta al Regno di Dio.



Commento a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 144 (145)


Ti voglio benedire ogni giorno,

lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Grande è il Signore e degno di ogni lode;

senza fine è la sua grandezza..


Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.

Buono è il Signore verso tutti,

la sua tenerezza si espande su tutte le creature.


Giusto è il Signore in tutte le sue vie

e buono in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,

a quanti lo invocano con sincerità.

Meditazione Domenica XXIV T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

Sudan al collasso, tagli ai fondi internazionali. Stop alle attività sanitarie. Il prosciugamento degli aiuti umanitari, soprattutto dia parte di USAID, costringe alla chiusura oltre 30 cliniche: quasi mezzo milione di persone lasciate senza assistenza. Si rimandano a casa gli operatori sanitari e si interrompono le catene di approvvigionamento di farmaci e trattamenti nutrizionali.

Una famiglia di quattro persone, di cui due bambini, è rimasta uccisa in un attacco israeliano a Gaza. I bimbi avevano- 12 e 8 anni. Sono morti in un attacco che ha colpito la loro abitazione nell' area del 'Beit Lahia Project", nella Striscia di Gaza settentrionale. Dalla Striscia di Gaza a Gerusalemme Est, la tregua resta un filo sempre più sottile. Se nella Striscia la violenza torna a colpire anche i civili, nella parte orientale di Gerusalemme la pressione si manifesta attraverso incursioni militari, arresti, chiusure e coprifuoco. Due scenari diversi, ma legati da una stessa escalation che continua a investire i territori palestinesi nonostante il cessate-il-fuoco a Gaza.

Siegmund, il capolista di AfD in Sassonia-Anhalt, ha affermato “Non demonizziamo a priori la produzione di materiale bellico, poiché, in vista del nostro piano di “remigrazione” ed espulsione, avremo naturalmente bisogno di strumenti adeguati. Naturalmente anche nell’interesse della sicurezza interna, della nostra stabilità e della difesa nazionale».

11 settembre 2001. Alcune date si ricordano. Anche a distanza nel tempo. Anche 25 anni dopo. Sono date dove ognuno sa dove si trovava in quel giorno. Undici settembre. Non c’è bisogno di aggiungere nient’altro. Anche l'11 settembre 1973, colpo di stato in CIle

Sri Lanka senz’acqua, la siccità prosciuga le riserve e mette a rischio i raccolti

Sul Paese dell'Asia meridionale incombe il rafforzamento di El Niño, che potrebbe aggravare la crisi nei prossimi mesi.

Mohamed Yousfi, ultima vittima della repressione in Tunisia

Il giornalista stava per partecipare a una trasmissione radiofonica per parlare di un’inchiesta del suo giornale sulla crisi idrica. Per il Sindacato dei giornalisti tunisini il suo arresto è direttamente collegato al suo lavoro giornalistico indipendente e alle sue posizioni critiche nei confronti del regime

            Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Siria, Hind Kabawat, l’unico ministro donna segue le orme del “mentore” gesuita Paolo Dall'Oglio, che ha dedicato la vita a costruire relazioni interreligiose in Siria. “È stato lui a insegnarm l'arte del dialogo”.Il dialogo tra i gruppi etnici e religiosi sta aiutando il Paese a ricostruirsi dopo un decennio di guerra civile.

La morte di Denise, figlia di Lea Garofalo, la donna calabrese simbolo della scelta di libertà contro la ‘ndrangheta per difendere il futuro della figlia. Madri e figlie hanno pagato spesso con la vita la scelta della libertà, ma la violenza non è riuscita a cancellare la loro testimonianza. Perché le mafie possono continuare a ferire chi resta, ma non possono seppellirne la memoria.

Il Presidente Mattarella: "La scomparsa di Emma Bonino ci addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente". In un suo discorso, Emma Bonino ha detto: “E' nei momenti difficili, nelle scelte individuali, non abbiamo altre scelte. Se vogliamo vivere insieme, pure se la pensiamo diversamente, anche se crediamo in cose diverse, l'unica che ci può unire è la libertà nella responsabilità.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Sir 27,33–28,9 (NV) [gr. 27,30 –28,7] Rm 14,7-9

Mt 18,15-20 Mt 18,21-35

21 Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse:

«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti.

25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e

quanto possedeva, e così saldasse il debito.

26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo:

“Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.

27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”.

29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”.

30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

31 Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone

tutto l’accaduto.

32 Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse:

“Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”.

34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,

ciascuno al proprio fratello».

***

Come possiamo ben notare, la parabola che Gesù qui racconta, risponde alla domanda di Pietro riguardanteil perdono. Ma mentre Pietro chiede una chiarificazione sulla quantità del perdono, Gesù risponde puntando alla sua qualità. Così facendo, egli va alla radice del problema: non specifica il ‘quante volte’, ma qualifica il perdono reciproco ponendolo nella visione ampliata del rapporto con Dio e giunge ad affermare ‘quanto grande debba essere la capacità di perdonare’.

La domanda di Pietro, forse strana per noi, era invece un problema di interpretazione teologica della Legge di Mosè: riguardava la grandezza della misericordia e della pazienza di Dio, sulla quale si modellano quelle umane. I rabbini avevano già risposto, affermando che Egli perdona solo tre volte e altrettanto devono fare gli uomini. Pietro dunque indicando le sette volte, già allarga enormemente la capacità del perdono, ispirandosi forse alla prassi di Gesù di accostare e accogliere con magnanimità i peccatori. Gesù replica con una moltiplicazione mastodontica: 490! Che significa: sempre! Questo detto di Gesù è ispirato dal proverbio barbarico e mafioso delle popolazioni del deserto che proveniva da tempi immemorabili ed era stato iscritto nel libro della Genesi (4,24): ‘Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette’. Quelle parole istigavano alla violenza vendicativa ed era in chiaro disaccordo con la biblica legge del taglione (= occhio per occhio, dente per dente), finalizzata a penalizzare il colpevole, evitando l’estensione della vendetta a persone innocenti. Gesù, dal canto suo, incita al perdono usando le stesse proporzioni numeriche.

La parabola comincia con le parole ‘il Regno dei cieli è simile a…’, non con ‘Dio è simile a…’. Gesù non sta qui paragonando suo Padre al re, ma sta semplicemente esprimendo i valori del Regno, ossia quella logica che deve animare i discepoli nel loro comportamento e nelle loro relazioni con tutti.

Della parabola ci colpisce la sproporzione tra i due debiti. Da una parte, il talento, moneta a quel tempo usata per le transazioni finanziarie tra stati, che descrive una cifra astronomica: un talento erano circa 34 chili di oro o di argento. Il servo in questione allora non è un domestico o un cameriere, ma l’amministratore di provincia in un grande impero. Dall’altra, la moneta corrente, il denarius, che costituiva la paga giornaliera di un semplice salariato. In questa prospettiva, suona ancora più strana la ripetizione della richiesta ‘Abbi pazienza con me e ti restituirò’, che, se da parte del secondo servo è realizzabile, nei rapporti tra il primo servo e il suo re è semplicemente improponibile. Chi mai potrà restituire una cifra simile?

Immaginarsi poi che l’amministratore vada in prigione ‘finché non avesse restituito tutto il dovuto’ è anche questo molto irrealistico. Ma la parabola vuole evidentemente sottolineare con elementi esagerati una verità fondamentale e vitale nei rapporti tra persone. Il re condonò quell’enorme debito perché ‘ebbe’compassione, mentre il primo servo ‘non volle’ avere compassione del salariato che gli chiedeva tempo. Il re ebbe cuore nei confronti del suo amministratore, che però si dimostrò completamente insensibile. Ed è cuore ciò che Gesù chiede di avere, come conclusione della parabola: ‘…se non perdonerete di cuore’.

Notiamo ancora che, in questo ultimo versetto, si passa dal ‘tu’ a Pietro (v. 22) al ‘voi’ (v. 35), includendo così anche tutti gli altri discepoli, i quali vengono direttamente interpellati da questo insegnamento. E dentro questo gruppo ci siamo anche noi, che leggiamo oggi questa parabola.

Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 102 (103)


Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tutti i suoi benefici.


Egli perdona tutte le tue colpe,

guarisce tutte le tue infermità,

salva dalla fossa la tua vita,

ti circonda di bontà e misericordia.


Non è in lite per sempre,

non rimane adirato in eterno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati

e non ci ripaga secondo le nostre colpe.


Perché quanto il cielo è alto sulla terra,

così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;

quanto dista l’oriente dall’occidente,

così egli allontana da noi le nostre colpe.

Meditazione Domenica XXIII T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

Clima, superata la soglia di 1,5 °C: il mondo entra nella "zona di pericolo". La sfida, avverte l’Onu, è cambiata: non si tratta più soltanto di evitare il superamento, ma di gestirlo, limitare la durata e ridurre il più possibile le conseguenze.A rendere ancora più preoccupante il quadro c’è il ritorno di El Niño, il fenomeno atmosferico-oceanico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale e può influenzare il clima di vaste aree del pianeta. Un “super El Nino”, destinato a raggiungere il suo apice entro la fine dell’anno. Inoltre, le emissioni globali rimangono troppo elevate.

Yemen, violenti scontri tra le forze di Aden e gli Houthi. Migliaia in fuga. Colpi di artiglieria, missili balistici e droni colpiscono da ieri incessantemente l'ovest del Paese. Sotto assedio le province strategiche di Taiz e Hodeidah. La popolazione in fuga travolge i campi profughi già saturi.. Mentre le armi tornano a dettare legge, l'emergenza umanitaria – già definita dalle Nazioni Unite come una delle peggiori del pianeta – è precipitata in un baratro. Più del 49% della popolazione yemenita soffre di insicurezza alimentare acuta, con oltre 5 milioni di persone letteralmente a un passo dalla carestia.

Nepal, il bilancio dei morti supera quota mille. Migliaia di bambini a rischio malnutrizione.Continua a salire il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni e colate di fango causate dal collasso del ghiacciaio Langtang Lirung. Migliaia i dispersi. Unicef lancia un appello urgente per 17,2 milioni di dollari al fine di far fronte all'emergenza umanitaria e sanitaria, che minaccia decine di migliaia di minori e donne

La Danimarca: sui migranti ci sono 5 Paesi Ue pronti a fare intese con Paesi terzi. L'obiettivo è la creazione di hub per i profughi e nel progetto sono coinvolti anche Germania, Olanda, Grecia e Austria. sarebbero Uganda e Ruanda i Paesi destinatari del progetto.

Ex Ilva, le imprese dell'indotto: verranno licenziate oltre 2.500 persone, atto estremo e doloroso, dovuto alla chiusura dell'area a caldo a ottobre. I rappresentanti sindacali: "«Chiediamo ad Aigi di ritirare immediatamente i licenziamenti e di attendere l’incontro di martedì» «Non siamo per mantenere il ciclo a carbone, ma per passare al ciclo elettrico e produrre acciaio green senza far ammalare né chi sta dentro né chi sta fuori dalla fabbrica»

A Pietralata,frazione di Dro in Trentino, il raduno 'Ritorno a Camelot', il raduno organizzato da Veneto Fronte Skinheads che da oggi a domenica porterà in Trentino oltre 400 simpatizzanti della galassia naziskin di tutta Europa. Sul palco e tra gli stand risuonano parole d'ordine e formule d'odio risalenti al secolo scorso, frammiste a declinazioni contemporanee ma accomunate dalla medesima ostilità verso le istituzioni della democrazia.


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Ha risuonato con forza il termine legalità in quel di Otranto, caratterizzando il secondo giorno del Festival Giornalisti del Mediterraneo, giunto alla 18.ma edizione Ma cos'è che muove davvero verso la legalità? L'inasprimento delle sanzioni, l'ascolto, l'esempio? "Credo sia l'esempio:.. i ragazzi hanno bisogno di questo". Quindi un monito: "Anche quando c'è una grande operazione delle forze dell'ordine, dobbiamo comunque essere attenti perchè l'attività repressiva ci dice che sul territorio è mancata la prevenzione, ovvero l'attività educativa".

Pietramurata non resterà nella memoria soltanto come il paese che ha ospitato poche centinaia di naziskin, ma soprattutto come il paese nel quale migliaia di persone hanno testimoniato insieme una scelta di pace e democrazia. Cittadini e cittadine hanno risposto senza paura e senza lasciare spazio alla violenza: opponendo all'odio la partecipazione e all'intolleranza i valori della Costituzione.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Ez 33,1.7-9 Rm 13,8-10

Mt 18,15-20



Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi

15[Disse Gesù ai suoi discepoli:] 

Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; 

se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 

16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, 

perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 

17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; 

e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 


18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, 

e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 


19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo 

per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 

20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.


***

Il brano del vangelo di Matteo di questa domenica è chiaramente diviso in due parti: nella prima si tratta della correzione della persona che sbaglia (vv. 15-17); la seconda riguarda la presenza del Signore Gesù nella comunità dei credenti (vv. 18-20).

I primi tre versetti costituiscono una specie di direttorio, una raccolta essenziale di norme per la riconciliazione tra credenti. Notiamo che qui il processo di riparazione dei rapporti infranti è suddiviso in quattro fasi:

si parte da una discussione tra le due parti interessate (v. 15);

se questo non è sufficiente, si coinvolgono due o tre persone (v. 16);

se anche questo non porta alcun frutto, si coinvolge la comunità (v. 17a),

per arrivare, dopo il fallimento dei vari tentativi, ad una decisione finale (v. 17b).

 

‘…va e ammoniscilo tra te e lui solo’. Bisogna ammettere che ammonire la persona che sbaglia è un’arte! Occorre innanzitutto dimostrarle oggettivamente il suo errore o i disvalori connessi con il suo comportamento, per poi presentare una via pratica di uscita, incoraggiando a perseguirla con fedeltà. L’ammonizione fa parte dell’educazione e si fonda sul principio che non si è mai maturi abbastanza e che il processo di crescita totale della persona non è mai concluso: c’è sempre da imparare, da correggersi e da crescere. Di fronte agli sbagli altrui l’atteggiamento da evitare è quello di lavarsi le mani, perché ‘sono problemi suoi!’. L’intervenire, se fatto con tatto e con le buone intenzioni, è segno di vero amore, cioè di un amore che non fugge dai problemi né li nega irenicamente, ma che è in grado di affrontare le difficoltà di relazione in libertà e carità.

‘…prendi con te due o tre persone… dillo alla comunità…’. Il coinvolgimento di terzi può essere utile e diventa essenziale quando c’è testardaggine o accanimento in un comportamento oggettivamente sbagliato. 

‘…sia per te come il pagano o il pubblicano’. Questa conclusione ci pare particolarmente dura, tanto che alcuni studiosi dei vangeli hanno concluso che queste parole non sono autenticamente provenienti da Gesù, perché in contraddizione con il suo messaggio di perdono. Siamo abituati ad un Gesù paziente e misericordioso con i peccatori: perché questa improvvisa severità? Se però leggiamo bene il testo, scopriamo che qui non si tratta di rigettare, scacciare o scomunicare il peccatore, ma di considerarlo come un pagano o un pubblicano. Ci domandiamo: come si è comportato Gesù con questo tipo di persone? Basta scorrere qua e là tra le pagine dei vangeli e si scopre che lui era chiamato ‘amico dei pubblicani e dei peccatori’, che ha accolto e convertito alcuni tra di loro, che si è atteggiato nel ruolo del buon pastore alla ricerca delle pecore perdute della casa di Israele e che tra i suoi discepoli c’era un ex-pubblicano. Per quanto riguarda i pagani, essi non sono molti, ma nei vangeli li troviamo con nome e cognome: l’indemoniato di Gadara, la donna siro-fenicia, il sordomuto, il centurione il cui servo fu da lui guarito e quello sotto la croce; in un’occasione per loro ha moltiplicato i pani. Nel nostro brano allora non si tratta di condannare, ma di ri-evangelizzare la persona che ha sbagliato per aiutarla a riavvicinarsi a Gesù. C’è da notare anche che Gesù chiama il peccatore tuo fratello, non tuo nemico!

Il secondo tema è strettamente connesso con quanto detto: Gesù è presente in mezzo ai suoi quando si tratta di legare e sciogliere (v. 18), quando si prega insieme (v. 19) e quando si cerca di creare armonia e comunione tra i credenti (v. 20).

Un problema che angustiava gli operatori pastorali delle prime comunità cristiane, concerneva la differenza tra l’approccio ai convertiti e quello ai credenti. In altre parole, chi decideva se uno è da evangelizzare (primo annuncio), catechizzare (approfondimento) o ri-evangelizzare (riscoperta)? Questo problema è presente, per esempio, nelle lettere di S. Paolo, che parla di lattanti e di svezzati nella fede, ma fa parte anche del retroterra della lettera agli Ebrei e del vangelo di Giovanni. La risposta è ovvia: la comunità in generale deve prendersi cura della crescita nella fede dei suoi membri, ma i responsabili e dirigenti della comunità hanno un ruolo particolare in questo processo: Pietro (vedi Mt 16,19) e i discepoli insieme (in questo brano). Perché? Perché la fede ricevuta dalla prima generazione cristiana andava comunicata e condivisa in maniera adeguata e la funzione di legare e di sciogliere era la loro responsabilità specifica all’interno della comunità stessa. Questa funzione implicava anche il pregare per la riconciliazione e l’agire insieme per l’armonia nel nome di Gesù.

Ne consegue che la presenza di Gesù non è assicurata solo nel momento liturgico, quando ci riuniamo per pregare insieme, ma anche là dove pianifichiamo e attuiamo qualsiasi azione per l’evangelizzazione, per la riconciliazione e per la crescita dei valori umani ed evangelici nel mondo. Lì Gesù ci assiste in modo particolare, perché siamo il suo corpo, cioè la sua bocca, le sue mani e i suoi piedi.

Commento a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 94 (95)


Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia.


Entrate: prostràti, adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.


Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere».