Ricordiamo davanti a Te
Libano, la valle della Bekaa sull'orlo del collasso. Oggi l'area è stata bersagliata da raid aerei israeliani, nei quali sono state uccise almeno due persone. "Il bisogno più urgente è semplice, poter vivere con dignità. Per molte famiglie significa riuscire a comprare cibo, pagare i medicinali o garantire l’istruzione ai figli". l Ministero della Salute libanese ha dichiarato oggi che gli attacchi israeliani hanno ucciso 1.001 persone nel Paese dall'inizio - il 2 marzo - della guerra tra Israele e Hezbollah.
Pizzaballa: a Gaza c'è gente che vive nelle fogne, tutto è ancora distrutto. Il patriarca di Gerusalemme dei latini ha parlato del dramma nella Striscia "la manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo”. “Mancano i medicinali, anche gli antibiotici di base. La gente vive letteralmente nelle fognature, nelle tende. Le scuole sono quasi tutte distrutte“. La Striscia di Gaza resta impermeabile agli aiuti, con i valichi praticamente chiusi.
Nigeria, la guerra affama 6 milioni di bambini, La Croce Rossa Internazionale lancia l’allarme per la grave emergenza umanitaria nel Paese africano. Sono quasi sei milioni e mezzo i bambini sotto i cinque anni che soffrono di malnutrizione acuta. I più colpiti sono negli Stati di Borno, Adamawa e Yobe.
Sorveglianza digitale in Africa: i diritti sotto scacco dell’IA. Un rapporto dell'Institute of Development Studies svela investimenti miliardari in tecnologie per il controllo di massa. I sistemi delle “smart city” implementati in 11 paesi africani violano il diritto alla privacy dei cittadini. L'uso di riconoscimento facciale e biometrico per monitorare oppositori e attivisti solleva allarmi in tutto il continente, dal Kenya alla Nigeria.
ll Cile ha avviato la costruzione di barriere al confine settentrionale con Perù e Bolivia per contrastare l'immigrazione irregolare nell'ambito del cosiddetto piano "Scudo di Frontiera".
Cinquemila persone hanno manifestato a Cassino, a difesa dell’occupazione dello stabilimento Stellantis e dell’indotto auto di un’intera provincia: lavoratori della fabbrica ex Fiat, delle miriadi di piccole aziende che forniscono componentistica e servizi alla Stellantis, ma anche tanti cittadini comuni, studenti, e una trentina di sindaci. La fabbrica Stellantis è il polo industriale dell'area, ma quest'anno ha lavorato solo dieci giorni. Corteo in strada per chiedere che azienda e governo agiscano
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
È stata depositata alla Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per istituire il Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta. Promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”, l’iniziativa punta a raccogliere almeno 50 mila firme e a introdurre nel sistema italiano di sicurezza una struttura pubblica dedicata alla prevenzione dei conflitti e alla promozione della pace
Quei sacerdoti eroi uccisi dalla mafia: «La gente non li ha dimenticati» Oggi 21 la marcia di Libera a Torino, nella Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. Tra le 1.117 persone uccise dalla criminalità, sono state inserite anche don Carlo Lombardi, parroco di strada a Benevento, e padre Ignazio Modica, che denunciava la corruzione di Casteldaccia. Ecco le loro storie
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias
Ez 37,12-14 Rm 8,8-11
Gv 11,1-45
1Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.
7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo».
12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.
14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».
16Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betania distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».
24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».
27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra.
39Disse Gesù: «Togliete la pietra!».
Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni».
40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».
41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse:
«Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto,
ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario.
Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».
Normalmente intitolato la risurrezione di Lazzaro, questo lungo brano è diviso in cinque scene che descrivono in successione l’ambientazione dell’evento (vv. 1-6), il dialogo tra Gesù e i discepoli (vv. 7-16), quelli tra Gesù e Marta (vv. 17-27) e tra Gesù e Maria (vv. 28-37), per poi concludersi con la scena al sepolcro (vv. 38-44). Ci meraviglia il fatto che il miracolo è raccontato in un solo versetto, mentre l’autore si dilunga molto nei colloqui tra i diversi personaggi: per l’autore non è perciò tanto importante il ritorno in vita di un morto, quanto il modo con cui i vari personaggi si pongono di fronte al segno che Gesù compie.
Una premessa necessaria: non si tratta di vera risurrezione, cioè di trasformazione della vita terrena in vita nuova e immortale, ma di un ritorno in questa nostra vita. Il prodigio compiuto da Gesù è il segno di una realtà molto più importante e più bella, un evento che dona una nuova comprensione dell’esistenza umana nella sua totalità.
Gesù compie il suo gesto donatore di vita a Betania, luogo dal nome evocativo, perché significa ‘casa dell’afflizione’. Qui troviamo il senso pregnante dell’evento: Gesù entra in una situazione di morte, dolore, angoscia e disperazione, e interviene portando vita, luce e speranza, con parole e azioni che preannunciano la sua stessa esperienza di morte e risurrezione. L’insistenza sulla malattia di Lazzaro (menzionata per ben cinque volte nella prima scena) sottolinea come essa, grazie alla parola di Gesù, possa diventare da situazione di disperazione e di mancanza di futuro, in un’occasione per manifestare la potenza vitale di Dio e l’identità di Gesù, Figlio amato del Padre. Altro elemento importante nella prima scena è l’amore di Gesù per i tre fratelli (citato tre volte): il suo gesto prodigioso è frutto, dunque, di questa profonda relazione di amicizia che si è instaurata fra di loro.
Nel dialogo di Gesù con i discepoli (seconda scena) viene sottolineato come il ritardo di Gesù sia voluto e non casuale: se contiamo i giorni che intercorrono dal momento in cui viene annunciata la malattia di Lazzaro al suo ritorno in vita, scopriamo che sono sette. Il tempo dell’intervento liberante di Gesù è il settimo giorno, il giorno del riposo e della pienezza di vita. Come in altri casi, i discepoli non comprendono il messaggio di Gesù: con la luce che egli dona (di cui ha dato prova con la guarigione del cieco nato al cap. 9) i discepoli possono camminare di giorno e di notte, ossia in tutte le situazioni della vita, quando il sole splende, ma anche quando le tenebre delle situazioni umane rendono difficile il procedere. Questo cammino che ora Gesù e i suoi discepoli intraprendono contempla anche l’affrontare la sofferenza e la morte. Gesù lo sa, ma sa anche che sarà una morte che porta alla vita: chiede solo di avere fiducia in lui (v. 15). Con un’esclamazione coraggiosa, Tommaso, a nome degli altri, dichiara la sua disponibilità a seguirlo fino in fondo (cosa che non avverrà, come ben sappiamo).
Segue l’incontro di Marta con il Maestro (terza scena). Il loro dialogo rappresenta un breve itinerario di fede: dopo il rimprovero a Gesù per la sua mancata tempestività nell’aiutare (tema molto caro alla spiritualità del semplice credente – v. 21), la donna confessa la sua fiducia in lui (v. 22), riconoscendolo come profeta, dunque come persona che, avendo un rapporto speciale con Dio, può cambiare le situazioni (basta ricordare il profeta Elia a Sarepta di Sidone – vedi 1 Re 17,17-24). Gesù allora la invita ad andare oltre questa comprensione, ricordandole un elemento base della fede (v. 23): c’è la possibilità di vincere la morte. Marta allora confessa di credere nella risurrezione, che però rimane per lei lontana nel tempo e nello spazio, alla fine dei secoli, e che in fondo non cambia più di tanto la situazione di afflizione in cui si trova insieme con i suoi familiari ed amici (v. 24). Gesù replica che esiste anche una risurrezione qui ed ora, nella fede, perché la risurrezione finale è già operante fin d’ora per chi crede in lui. L’affermazione di Gesù nei vv. 25-26 costituisce il centro dell’episodio, perché ci rivela la sua identità e la novità che egli introduce: la morte fisica del credente è un passaggio ad un nuovo modo di vita, che ha inizio nel momento in cui la persona accetta e aderisce a lui in una relazione di profonda amicizia. Ciò non significa solamente la sopravvivenza dell’anima, in cui tutti (più o meno) credono e che sottolinea come il negativo, il male e l’effimero vengono rimossi o annullati. Risurrezione significa che il male, il negativo e l’effimero (rappresentati dal corpo che si consuma nella tomba) viene trasformato in bene, in positivo e in immortale (redento, come si dice in termini teologici). Marta accetta e confessa la sua fede sulla base della sua relazione personale con Gesù, come se dicesse: sì, credo in tutto questo perché tu lo dici! A questo punto per lei Gesù non è più semplicemente l’uomo straordinario, l’operatore di prodigi e il profeta, ma è il Cristo (= liberatore definitivo dal male), il Figlio di Dio (= che ha una relazione unica con Dio) e colui che porta la verità. Queste parole sono il segno di una fede adulta, che però avrà ancora bisogno di approfondirsi e diventare pratica (vedi vv. 39-40).
L’incontro con Maria ci rivela il carattere della donna: introversa, calma e riflessiva, mentre Marta è estroversa, dinamica e ricca di iniziativa (vedi Lc 10,38-42). Maria interviene solo quando è chiamata, si accosta a Gesù in segretezza e, dopo aver manifestato, come la sorella, il suo disappunto per il ritardo nell’intervenire, si inginocchia e scoppia in pianto. Maria è la donna dei sentimenti, delle emozioni e del cuore, e così provoca anche il pianto di Gesù. A questo punto il lettore/trice del Vangelo entra in crisi: se sapeva che avrebbe risuscitato Lazzaro, perché si è commosso e ha pianto? Stava recitando la parte del buon Gesù? Credo invece che ciò dimostri la sua grande sensibilità per le sciagure umane, la sua sincera partecipazione al dolore dell’umanità, che è poi il dolore di Dio Padre davanti alle disgrazie, volute o accidentali, del genere umano: Dio non è presenza asettica ai nostri problemi. La scena si conclude con il lamento per il ritardo, ripetuto per la terza volta sulla bocca dei presenti.
Nella scena finale Gesù si mette alla ricerca del cadavere: è il suo cammino verso la sua stessa morte (notare le similitudini tra il sepolcro di Lazzaro e il suo – pietra tombale, bende e sudario), è il preludio di ciò che avverrà il Venerdì Santo. Gesù qui acquista il coraggio per affrontare il suo futuro di sofferenza. Ecco perché egli ringrazia prima che il miracolo avvenga e Dio Padre ascolta ed esaudisce prima che Gesù chieda! Meraviglioso modo di sottolineare come tra Gesù e Dio c’è una relazione così profonda che rimane per noi indescrivibile. L’intervento finale di Marta (vv. 39-40) dimostra che non ha ancora compreso pienamente tutta la portata della confessione di fede che aveva fatto in precedenza (v. 27): è difficile credere in Gesù vincitore della morte!
Come già accennato, il miracolo è descritto concisamente in un solo versetto: l’autore si sofferma solo sulle bende che legano e il sudario che acceca, simboli di ciò che la morte compie nei confronti dell’umanità. E ciò che accade è frutto della parola forte, efficace e creatrice di Gesù (v. 43 – vedi Dio creatore in Genesi 1).
Dal Sal 129 (130)
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.
Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

.jpg)



