Meditazione Domenica XV T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

   Venezuela. Sale a 3.889 il bilancio delle vittime del doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito il nord del Venezuela. Tredici giorni dal terremoto, continuano salvataggi “miracolosi” e il governo decide di riaprire le scuole per far concludere agli studenti l’anno scolastico e riportare una parvenza di normalità. Ma lo scenario descritto dal responsabile dei Programmi internazionali del CESVI è apocalittico. Molta preoccupazione per i bambini, molti rimasti orfani e con gravi traumi da shock, “la gente vive in strada, ha perso tutto, altissimo rischio epidemie".

     Sudan, 5.500 bambini in fuga da El-Obeid. Lega Araba: è catastrofe umanitaria. Save the Children chiede un intervento urgente per garantire la protezione dei civili, un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e un maggiore sostegno alle famiglie sfollate nel Kordofan settentrionale e nel resto del Paese. L'organizzazione sottolinea come i minori rappresentino circa il 55% degli sfollati del Sudan, oggi teatro della più grave crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case dall'inizio della guerra nell'aprile 2023

   Almeno 11 persone sono morte in un incendio boschivo scoppiato nelle ultime ore a Los Gallardos, in provincia di Almeria.  Alcune delle vittime sono rimaste intrappolate nei veicoli avvolti dalle fiamme mentre tentavano di fuggire dalla zona.  Risultano disperse 23 persone.

    Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli, scrive a proposito del "triste dono" di Erdogan ai rappresentanti dei Paesi della NATO: "Una pistola in dono! È la morte trasformata in souvenir è questo quello che ci dice il triste regalo del presidente turco Erdogan ai potenti della Terra. La morte trasformata in cortesia. La possibilità di togliere la vita divenuta souvenir, memoria ufficiale, oggetto da esporre... Sulla canna è stato inciso il nome di chi riceveva l’arma. Ma ogni pistola porta sempre un secondo nome, invisibile. È il nome dell’uomo contro il quale potrebbe essere puntata.

   Hussam Abu Safiya, il pediatra di Gaza, sta morendo in carcere. È stato il direttore dell’ospedale di Kamal Adwan, nel nord  Striscia di Gaza occupata, fino a quando, nel dicembre 2024, l’esercito israeliano non ha fatto irruzione chiudendo la struttura. Da solo aveva sfidato i blindati israeliani, rimanendo fino all’ultimo accanto ai suoi pazienti. Il 16 giugno la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre, ma le sue condizioni di salute sono talmente precarie che si fa fatica a pensare che possa farcela. Suo figlio ha lanciato un nuovo appello sui social raccontando come suo padre non riesca neanche a respirare bene.

Ti preghiamo, Signorem continua a prenderti cura di noi

Aiutaci à custodire e discernere i germi della speranza

    Domenica 26 luglio in tutte le chiese colletta per il Venezuela. L’iniziativa dei vescovi italiani in coordinamento con Caritas per rispondere ai bisogni materiali e spirituali del Paese sudamericano devas.tato dal doppio sisma del 24 giugno scorso. "un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto"

    Il servizio docce a San Pietro. I poveri e le persone senza fissa dimora che utilizzano le strutture sotto il Colonnato del Bernini, gestite dall’Elemosineria Apostolica e volute da Papa Francesco nel 2015. “Hanno bisogno di ascolto”.  Oltre a lavarsi, radersi e prendersi cura di sé stessi,  grazie alla presenza ormai decennale di suor Hanna, i poveri possono "raccontarsi" e cosí recuperare “almeno una parte della normalità quotidiana perduta”

Is 55,10-11     Rm 8,18-23

Mt 13,1-23


1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 

2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, 

mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. 

3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: 

«Ecco, il seminatore uscì a seminare. 

4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 

5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, 

perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 

7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 

8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 

9Chi ha orecchi, ascolti». 


10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 

11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 

12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; 

ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 

13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano 

e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: 

Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. 

15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi 

e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi 

e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca! 

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 

17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, 

ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! 


18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 

19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno 

e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 

20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola 

e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 

22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo 

e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 

23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; 

questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».


•••••

Questa bella parabola è molto conosciuta, e non ha bisogno di lunghi commenti, anche perché ce ne viene data la spiegazione, dando risalto ai diversi modi di accogliere l’insegnamento di Gesù. Si parla di tre terreni improduttivi e di altri tre che invece portano frutto in diversi gradi.


Innanzitutto, essa risponde alla situazione problematica che Gesù aveva incontrato a suo tempo e che abbiamo già intravisto nel vangelo di domenica scorsa: sono pochi coloro che ricevono e mettono in pratica la sua parola, rispetto agli scribi e farisei che lo condannano come inviato di satana (la strada), alle folle che lo seguono intanto in quanto ricevono benefici (i sassi) e ai parenti che sono preoccupati del buon nome della famiglia e vogliono fermare Gesù (le spine).


La parabola vuole rispondere alla domanda: perché capita questo?

Non è colpa del seme – dice Gesù – che è portatore di vita e di frutti, ma, se non trova il terreno adatto, non può germogliare. Non è colpa del seminatore (in verità, molto strano) che generosamente butta il seme ovunque, perché spera che anche i terreni improduttivi possano ‘convertirsi’. La Parola di Dio annunciata da Gesù è per tutti, buoni e cattivi, portatrice di speranza anche nelle situazioni più impensate, perché può aiutare a cambiare le cose e a far crescere verso il bene.


In tutto questo noi, ascoltatori e lettori del vangelo, corriamo tre rischi, come la parabola ci insegna.


Il primo è quello di farci derubare della Parola dalle tante voci che sentiamo e dai tanti messaggi che ci vengono dati, a volte terribilmente contraddittori. Dove è la verità? Come possiamo ascoltare e accogliere, se chi parla è incoerente con ciò che dice? Come possiamo capire, se nessuno ci spiega?


Il secondo pericolo è quello dell’incostanza. Ascoltare e accogliere il messaggio di Gesù è faticoso! Occorre apertura e disponibilità verso la novità. E non basta ascoltare una volta, ma occorre approfondire alla luce delle esperienze di vita che si fanno. Solo allora la parola di Gesù diventa valida e significativa. Più si ascolta, più si capisce, più si entra nella mentalità di Gesù, più si cresce e più si diventa umani (‘a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza’).


Il terzo rischio è quello delle preoccupazioni. Oggigiorno c’è troppo da fare e non si può perdere tempo. Questo ci ricorda la ‘sindrome di Marta’ (vedi Luca 10,38-42): ‘Marta, Marta, tu ti preoccupi di tante cose, ma una sola cosa è necessaria’ e Maria ha scelto di ascoltare, perché è più importante della minestra che bolle.


Un ultimo particolare: non ho mai visto spighe con cento o sessanta chicchi di grano. È un’evidente esagerazione per sottolineare l’abbondanza di vita che l’ascolto attento della parola di Gesù porta con sé.


Buon ascolto!     




 Dal Sal 64 (65)


Tu visiti la terra e la disseti,

la ricolmi di ricchezze.

Il fiume di Dio è gonfio di acque;

tu prepari il frumento per gli uomini. 


Così prepari la terra:

ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,

la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. 


Coroni l’anno con i tuoi benefici,

i tuoi solchi stillano abbondanza. 

Stillano i pascoli del deserto

e le colline si cingono di esultanza. 


I prati si coprono di greggi,

le valli si ammantano di messi: 

gridano e cantano di gioia! 

Meditazione Domenica XIV T.O. A

Ricordiamo davanti a te, o Signore 

 Venezuela, è emergenza sanitaria: obitori al collasso e rischio epidemie. Mentre la terra continua a tremare con scosse sismiche di assestamento, cresce il timore per la possibile diffusione di epidemie: gli obitori sono al collasso e molti corpi sono ancora seppelliti sotto le macerie. Intanto, cresce il bilancio ufficiale delle vittime: oltre 2.200 morti e più di 11.000 feriti. 

 Pizzaballa: "Gaza è un disastro. Non lasciamo sola la Terra Santa". Il cardinale Patriarca di Gerusalemme dei Latini ha riferito che, dopo la sua ultima visita nella Striscia, "a Gaza si viaggia su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. E qui vive la gente. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Soprattutto i bambini. Sudan, dichiarata un'epidemia di colera: 117 morti e 838 casi sospetti. L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha avvertito che la diffusione della malattia è aggravata dalla guerra in corso, che continua a compromettere i servizi sanitari, mentre gli sfollamenti e l'insicurezza ostacolano l'accesso alle cure e l'arrivo degli aiuti umanitari.


 Lo scisma di Lefebvre si ripete 38 anni dopo. Nonostante i generosi tentativi dei santi Paolo VI e Giovanni Paolo II, la decisione di revocare la scomunica presa da Benedetto XVI e le facoltà concesse da Francesco, con le consacrazioni illecite fatte contro la volontà del Papa la Fraternità Sacerdotale torna a separarsi da Roma 

 Ti preghiamo, o Signore, prenditi cura di noi: Kyrie eleison 

 Aiutaci a custodire e a discernere i germi della speranza

 Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa, racconta un'accoglienza fondata sulla profonda umanità e sulla sinergia tra la comunità locale e il presidio della Croce Rossa. Ricorda le parole di Francesco e guarda con speranza alla visita di Leone XIV, auspicando una benedizione che dia forza nell'affrontare le drammatiche situazioni che si presentano ogni giorno. Davanti a chi arriva chiedendo aiuto, la priorità sia il soccorso. "Quando una persona ti tende la mano, prima la aiuti, poi viene tutto il resto", afferma, ribadendo come il fenomeno migratorio assuma un significato diverso rispetto ai dibattiti politici affrontati lontano dall'isola. 

 Leone XIV: «La remigrazione non è la risposta più cristiana». Rispondendo alle domande dei giornalisti, il Papa ha ribadito la sua posizione sull'accoglienza dei migranti. Semplicemente dire: "questo migrante lo mandiamo via", - ha aggiunto - è come se noi ci lavassimo le mani del problema, non mi sembra diciamo una risposta cristiana». 

 In Calabria sono due i pulmini anti-caporalato che trasportano i braccianti. Il servizio di trasferimento dei braccianti verso le aziende che li fanno lavorare in regola è un modello che funziona
Il Comune di Cassano all’Jonio e Cidis lo rafforzano.
Gianpaolo Iacobini, sindaco di Cassano, , ribadisce l’impegno totale dell’amministrazione comunale al fianco d’ogni iniziativa utile a fronteggiare e provare a curare coi bisturi istituzionali la ferita caporalato. Contro la quale si prepara una risposta corale e istituzionale, partendo dal luogo in cui il primo giugno è stato consumato l’omicidio dei quattro braccianti. 

 Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo

 Zc 9,9-10. 

 Rm 8,9.11-13 

 Mt11,25-30

 In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero». 

 *** 

 Questa pagina di vangelo sembra essere un canto di ringraziamento e di lode a Dio per i benefici ricevuti: Gesù compone e intona questo salmo perché ha notato che inaspettatamente i ‘piccoli’ accolgono il suo messaggio. Invita poi tutti coloro che sono afflitti da varie vicissitudini esistenziali a rivolgersi a lui per essere confortati. È interessante notare come egli ringrazi Dio in un momento molto problematico della sua vita: era il tempo in cui sperimentava un parziale fallimento della sua missione. La gente non lo capiva e rischiava di stravolgere il significato delle sue parole; i discepoli cominciavano a dubitare delle sue prerogative messianiche; le autorità lo criticavano e disputavano con lui. Dovunque pareva ci fosse incomprensione e ostilità. Gesù riesce dunque a vedere l’opera di Dio anche in ciò che può essere considerato di poco conto o un insuccesso: sono pochi coloro che acconsentono, non hanno valore a livello sociale e culturale, ma ci sono. Questo è un segno che il Padre lo sta accompagnando nella sua attività, e a Lui professa tutta la sua fiducia, perché Egli ha scelto di stare dalla parte di costoro. Chi sono questi ‘piccoli’? Li ha già elencati nel suo discorso sul monte: sono i poveri, gli afflitti, i miti, i perseguitati per la loro giustizia, i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di giustizia e di pace. Sono coloro che hanno una relazione di fiducia con Dio e si abbandonano a Lui, fonte di ogni bene. Lancia poi l’invito ad avvicinarsi a lui e a seguirlo nel suo stile di vita. Ciò che appare un paradosso è che agli oppressi, agli sfiduciati, ai malati, ai depressi non promette salute o ricchezze o successo, ma un ‘giogo’ da portare, anche se assurdamente ‘leggero’. Qui Gesù usa un’immagine che a noi forse dice poco, ma che era popolare ai suoi giorni. Il ‘giogo’ era la Legge di Mosè che i discepoli dei rabbini e dei teologi (i ‘sapienti’ e i ‘dotti’ menzionati precedentemente) dovevano imparare a memoria, se volevano diventare a loro volta ‘maestri’. Come si metteva il giogo all’animale perché lavorasse per il bene del padrone, così lo studente si impegnava nel pesante compito di imparare la Legge per lavorare nel campo di Dio. Gesù modifica l’immagine, invitando i semplici e le persone in difficoltà ad andare alla sua scuola, laddove non si impara una serie di norme, regole, divieti e obblighi, ma uno stile di vita che lui stesso incarna, perché ne dà lui stesso un esempio pratico. È così che si realizza il paradosso: il giogo diventa portabile. Tre sono le qualità affinché questo si realizzi: la mitezza (= l’atteggiamento verso gli altri), l’umiltà di cuore (= l’atteggiamento verso Dio), e il sentirsi figli e figlie di Dio (= la propria dignità). Questo significa non avere la mentalità dello schiavo che fa le cose, perché obbligato da una possibile punizione, né quella del salariato, perché agisce per un qualche interesse personale e ragiona in termini economici (‘io ti do – tu mi dai’), ma quella del figlio che agisce con rispetto e generosità, perché si sente di appartenere alla famiglia di Dio e mostra responsabilità e amore. Ed è allora che il giogo diventa leggero, perché è simbolo di vera libertà. 

 Dal Sal 144 (145) 

 O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.

 Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. 

 Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. 

 Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. 

 Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.

 Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza.

 Fedele è il Signore in tutte le sue parole e buono in tutte le sue opere. Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto.

Meditazione Domenica XIII T.O. A

 .


Ricordiamo davanti a Te

Caporalato nel cantiere della diga di Genova: otto arresti. Sono poveri, poverissimi e avevano visto il lavoro nel cantiere edile di Vado Ligure (Savona) dove si costruiscono i cassoni della nuova diga di Genova come un sogno. E invece si sono ritrovati a dover consegnare buona parte dello stipendio ai “caporali” che li avevano reclutati, a lavorare in condizioni di assoluta insicurezza. Se volevano un caschetto, una braga di sicurezza, dovevano pagare. Se volevano dormire dovevano accontentarsi di vivere in 30 dentro un unico appartamento, stipati come topi, e pagare una quota. Cosi del loro stipendio rimanevano 5, al massimo 7 euro l'ora.

La Commissione d’inchiesta Onu: i bambini di Gaza presi di mira, “è genocidio”

Nel rapporto diffuso oggi, intitolato 'L'essenza dell'infanzia è stata distrutta', gli investigatori delle Nazioni Unite osservano che l’intensità e la natura sistematica delle operazioni militari israeliane ha provocato un numero "senza precedenti" di morti, feriti e traumi tra i minori palestinesi. durante i primi due anni di guerra almeno 20.179 bambini sono stati uccisi e 44.143 feriti. L'uccisione e il ferimento di bambini palestinesi, si legge nel rapporto, "facevano parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza".

Le scosse che hanno distrutto la capitale lasciano un margine di vittime tra le 10 e le 100mila. Si registrano saccheggi, mentre arrivano le prime squadre internazionali. Il maxi terremoto di due giorni fa, di magnitudo 7,2, con replica da 7,5 e altre scosse, ha colpito circa il 30% della popolazione presente nel territorio venezuelano, cioè 6 milioni di persone, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Buona parte di loro, almeno 2 milioni, si concentra nell'area del Distretto capitale, cioè Caracas e dintorni. «Si rischia una crisi di sfollati»

Dietro le sbarre a 40 gradi, senza frigoriferi né ventilatori: le carceri sono una polveriera. La denuncia dei Garanti: salute fisica e psicologica a rischio, è allarme rivolte. Mancano i controlli delle Asl e le ore d’aria si fanno sotto il sole, «La disperazione si sta diffondendo tra le persone detenute che si tende a tenere blindate in cella.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Acqua, ristoro, accoglienza: contro il caldo Napoli ha deciso di aprire le chiese ai più fragili. Una scelta simbolica in questi giorni di temperature estreme. I volontari offriranno ristoro e bevande fresche. Non solo luoghi di culto, ma case aperte, rifugi, spazi di sollievo per chi rischia di pagare il prezzo più alto dell’ondata di calore che sta investendo Napoli. La Chiesa di Napoli sceglie una risposta concreta: aprire le porte. In una città dove il caldo estremo amplifica le disuguaglianze sociali, offrire un ambiente fresco, un bicchiere d’acqua e un luogo dove sostare significa restituire dignità a chi spesso vive ai margini.

Sant’Egidio, al via le "convivenze solidali" per anziani soli in tempo d'estate. Si tratta, spiega, di “normali appartamenti dove possono alloggiare, circondati da ogni comfort, fino a quattro anziani che, vivendo sotto lo stesso tetto, riescono a vincere la solitudine. A Roma, indica ancora Impagliazzo, “annunciamo oggi di aver superato le 100 convivenze solidali”.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


2Re 4,8-11.14-16a Rm 6,3-4.8-11

Mt 10,37-42

26[Gesù disse ai suoi discepoli:]

37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me;

chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me;

38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà,

e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.


40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta,

e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli

perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa.


***

Il vangelo di questa domenica sviluppa due temi: l’accoglienza e la sequela, ossia l’essere discepoli e discepole di Gesù.

Gesù che vuole innanzitutto chiarificare cose significhi essere discepoli e discepole, precisando le esigenze e le condizioni per chi vuole accettarne il messaggio e condividere il suo progetto di vita,.

Ad una lettura superficiale questa appaiono come parole dure con espressioni forti che sicuramente ci danno fastidio: lui pretende di essere più importante dei legami di parentela, delle sofferenze e della vita stessa.

Tentiamo di capire meglio!

Innanzitutto, Gesù pone delle PRIORITA’: accogliere Gesù e il suo messaggio significa fare una scelta radicale.

Ci chiediamo: ‘Esagera? – come si fa a fare una cosa del genere? Non è questa una pretesa inumana?’

Io però non ci vedo un conflitto o una contraddizione: ‘o questo, o quello’. L’amore per lui non può escludere l’amore per i consanguinei e per la propria vita.

Gesù dice: ‘più di me’: questo significa che l’amore per Gesù e per il suo vangelo è diverso ed è ad un altro livello. Non mi pare di vedere una contraddizione, ma un AUMENTO: ‘questo, e ancor più quello’. Genitori, figli, amicizie, salute e vita sono valori importanti e inderogabili, e ci prendiamo cura in modo particolare di queste realtà; ma OLTRE a questo c’è l’impegno di tenere a cuore il proprio rapporto con Gesù, con il vangelo e con Dio.

Tanto è vero, che Gesù parla poi di ACCOGLIENZA di TUTTI, parenti compresi!

È chiaro che a volte i due ambiti affettivi possono andare in conflitto, ma la saggezza e la coerenza (nonché lo Spirito Santo) dovrebbero illuminarci nelle scelte pratiche che si possono fare.

In un secondo momento, Gesù parla di accoglienza che deve essere aperta a TUTTI.

In questo senso, egli fa tre esempi: il profeta, il saggio e il piccolo, che sottolineano il valore positivo della persona che si accoglie e danno valore all’accoglienza stessa.

Il profeta sottolinea l’aspetto della Parola di Dio che egli annuncia e per cui opera.

Il saggio è l’uomo maturo che vive secondo i valori tipicamente umani e li mostra nella pratica giornaliera.

Il piccolo è la persona fragile e bisognosa, meno dotata e che sperimenta la fatica del vivere.

Gesù, dunque, chiede un’apertura ‘radicale’ che lui stesso incarnava e che si esprime anche in gesti semplici di amicizia, come donare un bicchiere d’acqua. Questo significa avere una grande attenzione per le persone anche in cose che talvolta sembrano insignificanti e ovvie che però hanno il loro VALORE.

Dal Sal 88 (89)

Canterò in eterno l’amore del Signore,

di generazione in generazione

farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,

perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;

nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».


Beato il popolo che ti sa acclamare:

camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;

esulta tutto il giorno nel tuo nome,

si esalta nella tua giustizia.


Perché tu sei lo splendore della sua forza

e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.

Perché del Signore è il nostro scudo,

il nostro re, del Santo d’Israele.

Meditazione Domenica XII T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, la strage dei bambini. La denuncia di Unicef: sono 265. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia lancia un duro atto d’accusa sulla situazione nella Striscia di Gaza. Secondo il portavoce James Elder, dall’annuncio del cessate il fuoco dell’ottobre 2025 sono stati uccisi 265 bambini palestinesi e oltre 400 sono rimasti feriti. “Non si può parlare di tregua se i bambini continuano a morire”, afferma l’Unicef
Libano, Unicef: 247 bambini uccisi in 100 giorni. Il rappresentante dell’agenzia Onu, Marcoluigi Corsi, denuncia una media di 12 bambini uccisi o mutilati ogni giorno dall’intensificarsi delle ostilità lo scorso 2 marzo. Oltre 770.000 minori esposti a violenza, sfollamenti e perdita dei propri cari. L’appello: cessate il fuoco immediato e accesso umanitario garantito
L'Unione europea ha dato il via libera definitivo alle nuove norme sui rimpatri, un pacchetto legislativo volto ad accelerare le espulsioni dei migranti irregolari e a uniformare le procedure tra gli Stati membri. Proprio contro la proposta di espulsioni di massa o rimpatri forzati privi di adeguate tutele (la cosiddetta “remigrazione”), Papa Leone XIV ha espresso la sua netta contrarietà definendo tali pratiche come “una risposta non cristiana” per risolvere l'emergenza.
La  polizia afghana ha aperto il fuoco su oltre 100 persone nella città di Herat, durante una protesta per i diritti delle donne.Gli scontri avrebbero causato almeno tre feriti.I manifestanti denunciano la repressione da parte dei talebani che ha portato all'arresto di oltre una decina di donne per violazione del codice di abbigliamento. 

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Sant’Egidio, veglia per i migranti morti in mare: "L'Europa si svegli dal sonno"

Sono 77 mila le persone che dal 1990 ad oggi sono morte tentando di raggiungere l’Europa. A loro è stato dedicato l’evento del 18 giugno, nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, dal titolo “Morire di Speranza” organizzato dalla Comunità e altre associazioni

Giornata del Rifugiato. Il Presidente Mattarella, offrendo la sua vicinanza a quanti vivono questa «angosciosa condizione di fragilità e vulnerabilità «si unisce ancora una volta all’appello di quanti chiedono a ciascun membro della Comunità internazionale di astenersi da condotte irresponsabili, di promuovere la salvaguardia di ogni essere umano e contribuire alla realizzazione dell’ideale universale di solidarietà tra i popoli».

Cnca e Unicef festeggiano gli otto anni dell'iniziativa "Terreferme", che ha coinvolto centinaia di coppie affidatarie e dieci Regioni. L'integrazione funziona ma coinvolge solo il 4% dei giovani stranieri in Italia. 150 minori stranieri in affido: «In Italia abbiamo trovato famiglia e lavoro».

Al campo base di CasaOz, dove le famiglie (d'estate) vengono aiutate a ritrovarsi. Da quasi vent’anni il progetto nel Torinese accoglie bambini e ragazzi con malattie e fragilità insieme ai loro genitori in un luogo dove la cura nasce dalla condivisione.Un’esperienza educativa costruita attorno alla relazione, all’autonomia e alla possibilità di sentirsi parte di una comunità. Quest’anno il viaggio attraversa cinque emozioni fondamentali – gioia, rabbia, tristezza, disgusto e paura – accompagnato dalla figura dell’Uomo di Latta, personaggio simbolo del Mago di Oz,

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


Ger 20,10-13 Rm 5,12-15

Mt 10,26-33

[Gesù disse ai suoi discepoli:]

Non abbiate dunque paura degli uomini,

poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.

Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce,

e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima;

abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Due passeri non si vendono forse per un soldo?

Eppure, nemmeno uno di essi cadrà a terra all’insaputa del Padre vostro.

Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini,

anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;

chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini,

anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.


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Nella liturgia odierna continuiamo la lettura del capitolo 10 del vangelo di Matteo che riporta la lunga istruzione di Gesù ai discepoli riguardante l’attività di evangelizzazione. Prima di inviare i suoi discepoli ad annunciare la sua Buona Novella in parole e opere, egli preannuncia loro i possibili pericoli e gli eventuali rifiuti in cui potranno imbattersi sul loro cammino. E parla delle sofferenze che dovranno affrontare, quando per la fede in lui si rischia la sicurezza personale e la vita stessa, quando per essere coerenti occorre rinunciare alle comodità, quando per realizzare i valori da lui vissuti è necessario fare scelte contro corrente.

In tutto questo, Gesù appare realista, perché sta parlando della sua stessa esperienza e non promette il paradiso in automatico. La sua non è una strada di facile attuazione e di sicuro successo. Ci sono però due espressioni che possono confortare e donare la speranza e il coraggio nell’affrontare le difficoltà: ‘non abbiate paura’ (ripetuta tre volte) e ‘voi valete più di molti passeri’.

Come si fa a non avere paura di essere rifiutati, derisi, perseguitati o addirittura uccisi? È un sentimento, un’emozione difficile da dominare. Ma la si può ‘addomesticare’, come hanno fatto i grandi testimoni del Vangelo nel corso della storia. Gesù propone qui alcune riflessioni e incoraggiamenti per fronteggiare i tempi avversi.

Nulla vi è di segreto che non sarà conosciuto’. Con un proverbio noi diciamo: ‘la verità viene sempre a galla’. La paura si estingue con la proclamazione del Vangelo di Gesù, perché è un messaggio di vita autentica, una luce che ci illumina nel nostro vivere quotidiano e che è capace di donare un significato profondo all’esistenza di tutta l’umanità. Al tempo di Gesù quel messaggio era ristretto alla gente della Palestina che lo aveva incontrato o che lo aveva conosciuto per fama. I discepoli e le discepole che l’hanno seguito, hanno il compito di comunicare in parole e opere ciò che hanno loro stessi sperimentato. L’immagine qui usata è quella dei tetti-terrazze delle comuni case palestinesi del tempo: questo significa che la vita normale domestica diventa eloquente in sé, se rischiarata dallo sforzo quotidiano di vivere i valori evangelici. ‘Voi siete la luce del mondo’ aveva detto Gesù ai discepoli e alla gente nel suo discorso programmatico sul monte (vedi 5,14-16)

Abbiate paura di colui che può far perire e l’anima e il corpo’. Qui si annuncia la possibilità del martirio per coloro che seguono Gesù fino alla testimonianza estrema. Ma oltre questo, c’è l’invito ad allontanarsi da tutto ciò che porta alla distruzione totale della vita, descritta con l’immagine della discarica di Gerusalemme (la Geènna): il grande pericolo è quello del fallimento esistenziale totale di chi risulta ‘completamente inutile’ e da buttare, più che la minaccia di un inferno dantesco.

Voi valete più di molti passeri’. Il ‘Padre vostro’ – dice Gesù – che ben conosce i passeri che muoiono e i capelli che cadono, ha continuamente presente la vostra dignità di figli e figlie, e continuerà a starvi accanto, ad amarvi e a prendersi cura di voi, anche nelle più impensabili situazioni avverse della vita. E questo dovrebbe bastare per rassicurarci.

Chi mi riconoscerà davanti agli uomini…’. Un ultimo monito: la lealtà a Gesù e al suo Vangelo porta al riconoscimento di ‘veri figli e figlie’ da parte del ‘Padre’. Qui ricorre la famosa antitesi ‘uomini – Dio’ che troviamo anche nelle forti parole di Gesù a Pietro, quando questi non voleva che Gesù andasse a Gerusalemme a morire: ‘tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini’ (vedi 16,23). Si tratta allora di scegliere tra le due logiche: quella del ‘Regno di Dio’ e quella della ‘mondanità’.

Dal Sal 68 (69)

Per te io sopporto l’insulto

e la vergogna mi copre la faccia;

sono diventato un estraneo ai miei fratelli,

uno straniero per i figli di mia madre.

Perché mi divora lo zelo per la tua casa,

gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.


Ma io rivolgo a te la mia preghiera,

Signore, nel tempo della benevolenza.

O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,

nella fedeltà della tua salvezza.

Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;

volgiti a me nella tua grande tenerezza.


Vedano i poveri e si rallegrino;

voi che cercate Dio, fatevi coraggio,

perché il Signore ascolta i miseri

non disprezza i suoi che sono prigionieri.

A lui cantino lode i cieli e la terra,

i mari e quanto brùlica in essi.

Meditazione Domenica XI T.O. - A

 


Ricordiamo davanti a Te

Taybeh, nuovo attacco dei coloni contro i residenti palestinesi. Roghi e spari nel villaggio della Cisgiordania interamente cristiano. Il parroco, padre Bashar Fawadleh ha raccontato l’episodio denunciando violenze fisiche a danno dei palestinesi che vivono nei territori occupati e lanciato un appello alla Comunità internazionale per garantire la protezione della popolazione e il diritto a vivere in pace e sicurezza

Repubblica Democratica del Congo. Duemilacinquecento medici e operatori sanitari del settore pubblico sono scesi in sciopero.L'Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara l'allerta massima per l'Ebola.

Collasso del sistema sanitario, attacchi delle milizie e il ceppo di Bundibugyo ancora senza vaccino: l'est della Repubblica Democratica del Congo diventa una polveriera epidemiologica mentre i contagi continuano ad estendersi così come il bilancio dei morti.

Povertà, guerre e sfruttamento: milioni di bambini continuano a lavorare. Nonostante una riduzione significativa negli ultimi venticinque anni, il lavoro minorile continua a riguardare 138 milioni di bambini nel mondo, 54 milioni dei quali in condizioni pericolose. Gianni Rosas, Direttore dell’Ufficio OIL per l’Italia e San Marino, analizza cause e rimedi

Nel silenzio assordante della politica globale — mentre le conferenze internazionali si moltiplicano e le dichiarazioni di principio si accumulano senza tradursi in soluzioni concrete — esiste un’altra geografia del mondo: quella dello sfollamento umano. Secondo il Norwegian Refugee Council, le crisi di sfollamento più trascurate al mondo non sono disperse casualmente sul pianeta: seguono una traiettoria precisa, crudele e ripetitiva, guidata dal Sudan, seguito dalla Repubblica Democratica del Congo e dalla Colombia. Una drammatica gerarchia dell’indifferenza globale.

Migranti, ennesima strage in mare al largo dell'isola di Malta. Sono almeno 10 i corpi recuperati in mare dalle autorità della guardia costiera italiana dopo un naufragio nel Mediterraneo. Altre 48 persone sono invece state tratte in salvo. Decine di migranti portati in salvo a Carrara e a Crotone nel corso del fine settimana

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

“Fermatevi! Convertitevi!”. Il grido di Papa Leone dalla Plaza del Cristo de La Laguna di Tenerife. Il Successore di Pietro, che nei due giorni finali del viaggio in Spagna, con le tappe a Gran Canaria e Tenerife, ha voluto portare a compimento il desiderio di un viaggio espresso da Papa Francesco, ha ammonito: il denaro strappato a questi fratelli poveri non darà pace, né onore, né futuro. Al porto di Arguineguín, a Las Palmas de Gran Canaria, il Papa si è inchinato davanti alla dignità dei migranti, ricordando che non sono “numeri né fascicoli” ma “persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare”. E affermando chiaramente che la loro vita “deve essere protetta”.

Leone XIV guarda alla Sagrada Família anche per denunciare i mali e le incoerenze attuali. «Non possiamo credere in Gesù e fare guerra – ammonisce –. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria»

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


Es 19,2-6a 1Cor 10,16-17

Mt 9,36 – 10,8

[Gesù,] vedendo le folle, ne sentì compassione,

perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.

Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!

Pregate, dunque, il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli

e guarire ogni malattia e ogni infermità.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello;

Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo;

Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo;

Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro:

«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;

rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.

Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.

Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!».


***

Questi versetti costituiscono l’inizio di una lunga istruzione data da Gesù ai Dodici discepoli e riguardante l’attività di evangelizzazione che sono invitati a compiere seguendo il suo stesso esempio. L’evangelista ha già descritto in dettaglio nei capitoli dal 5 al 9 cosa egli ha detto e fatto, sia con il ‘Discorso della montagna’ (capitoli 5 – 7) che con il racconto dei suoi prodigi (capitoli 8 – 9).

le folle…erano stanche e sfinite’. Gesù innanzitutto nota le necessità del suo popolo e ne sente compassione: è dal suo cuore che nasce il desiderio della missione. Questo significa che ogni attività di evangelizzazione non può essere una semplice strategia per fare adepti, ma costituisce una risposta concreta alle esigenze più profonde dell’umanità. Ai dodici discepoli più vicini a lui poi raccomanda la preghiera come priorità, condividendo con loro anche le sue capacità terapeutiche (10,1).

L’evangelista elenca i dodici nomi (10,2-4) di coloro che da discepoli divengono ‘apostoli’, termine che significa ‘inviati’. Il numero dodici nella Bibbia simboleggia normalmente l’intero popolo dei credenti (le dodici tribù di Israele): questo significa che tutti i discepoli e discepole sono chiamati ad essere ‘inviati’ ad evangelizzare, anche se in modi e stili diversi.

Non andate fra i pagani…’. Al lettore e lettrice di oggi suscita meraviglia il divieto di contattare i non credenti e gli ‘eretici’ del tempo (ossia i samaritani): questa restrizione di campo missionario sembra invalidare il carattere universale della Buona Novella di Gesù. In realtà, questo invio dei Dodici è pensato solo come il primo passo dell’evangelizzazione e come una forma di apprendistato per loro, che per il momento devono prendersi particolare cura dei credenti dispersi (le ‘pecore perdute della casa di Israele’). È la preparazione per la grande missione a tutti i popoli, che sarà realizzata solo dopo la risurrezione di Gesù, evento essenziale del messaggio cristiano (vedi Matteo 28,16-20).

Strada facendo…’. Gesù prosegue chiarificando il contenuto della missione, che consiste nel manifestare la presenza di Dio, il suo operato e il suo progetto (ossia il suo ‘Regno’). La finalità dell’opera missionaria consiste nell’aiutare le persone a cambiare e migliorare la loro vita, perché la predicazione non è semplice comunicazione di verità, ma di un’effettiva possibilità per ottenere un’esistenza liberata dal male.

Guarite…’. La vittoria sul male è poi esplicitata da una serie di quattro prodigi che Gesù stesso ha compiuto (vedi capp. 8 – 9) e che i discepoli possono attuare, grazie al potere che egli ha condiviso con loro. Sono azioni di misericordia verso i bisognosi: i malati in generale; le persone prive di vita vera secondo la mentalità semitica del tempo (non solo i defunti in senso stretto); i ‘lebbrosi’, ossia chi è affetto da una malattia che provoca l’esclusione sociale; e gli indemoniati (v. 8a).

Questa esortazione è strutturata in un perfetto parallelismo di quattro frasi all’imperativo: si tratta di quella che viene normalmente denominata ‘prosa artistica’ e che viene espressa con un evidente tocco poetico, creato anche per fini istruttivi e mnemonici, ossia per rimanere più facilmente nella memoria degli ascoltatori come un principio pratico di azione. Gesù amava questo modo di esprimersi (vedi le ‘beatitudini’, per esempio) e l’ha usato in diverse occasioni; all’evangelista è piaciuto in modo particolare e lo ha inserito nel suo scritto, perché chi legge ricordi con facilità queste quattro ‘opere di misericordia’ (vedi anche Matteo 25,31-46).

Che l’insegnamento di questo versetto abbia un carattere tipicamente simbolico, è chiaro dal contesto: le quattro categorie riassumono i bisogni estremi di un’umanità fragile e sofferente per i mali fisici e spirituali che Gesù ha combattuto durante tutta la sua attività messianica. I discepoli sono invitati a imitarlo, in quanto essi sono gli ‘araldi’ di Gesù, i suoi testimoni in parole e opere (vedi Matteo 10,40). Gesù usa qui questa immagine, sottolineando però che essi non possono usare delle prerogative ricevute per proprio interesse o a proprio vantaggio e non devono richiedere alcun compenso per le loro attività (‘gratuitamente…’ - v. 8b), se non il necessario per vivere (‘chi lavora ha diritto al suo nutrimento’ – 10,9 ). Così si manifestano la generosità e la gratuità di Dio.


Dal Sal 99 (100)

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,

servite il Signore nella gioia,

presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:

egli ci ha fatti e noi siamo suoi,

suo popolo e gregge del suo pascolo.

Buono è il Signore,

il suo amore è per sempre,

la sua fedeltà di generazione in generazione.



Meditazione Domenica Corpus Domini A

 



Ricordiamo davanti a Te

Niger, 49 migranti sono morti di sete nel deserto di Agadez
Le vittime stavano rientrando dal Mali, dove lavoravano nei siti di estrazione artigianale dell'oro, per raggiungere le proprie famiglie in occasione della festa dell'Eid.

Italia, quattro migranti bruciati vivi a Cosenza. Arrestati i due aggressori. Erano braccianti di origine pakistana le quattro persone morte carbonizzate in un minivan presso un distributore di benzina sulla Statale 106. La Procura ferma due connazionali delle vittime, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.

Protesta delle madri dei desaparecidos al tour della Coppa dei Mondiali in Messico. Le manifestanti hanno denunciato l'assenza di risposte efficaci da parte delle istituzioni e chiesto il riconoscimento della gravità del fenomeno delle sparizioni forzate, che secondo i collettivi coinvolge oltre 133.000 persone in tutto il Messico.

Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco. Ma ciò che sta accadendo è una progressiva eliminazione del tessuto urbano e dei mezzi di sostentamento, una sorta di “urbicidio”, che rende estremamente difficile qualsiasi ritorno futuro. Infatti, la distruzione sistematica che sta colpendo il Sud del Libano riguarda la creazione di una realtà fondata sullo sfollamento totale della popolazione e sull’impedimento del ritorno delle comunità nei propri villaggi. E ciò avviene sotto il titolo di “cessate il fuoco”

Cresce la mobilitazione negli Stati Uniti. A Salt Lake City si teme che lo Stratos Project prosciugherà il lago che è già in condizioni critiche, mentre a Monterey Park l'86% dei cittadini ha votato per vietare le strutture fisiche che ospitano server e computer in modo permanente. Stanno pianificando di costruire un datacenter per l’IA grande come due volte Manhattan.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Appello per una evoluzione in senso civile della Festa della Repubblica. L'esito del referendum indetto il 2 e 3 giugno del 1946, il primo in Italia a suffragio universale con la partecipazione delle donne, è stato il segno di una svolta radicale di un popolo passato attraverso due confitti mondiali, Non è difficile per noi tutti oggi constatare che stiamo nel pieno dell’epoca del tradimento della diplomazia da parte dei decisori politici con l’esibizione della prepotenza. Siamo quindi convinti che sia davvero urgente avviare subito un processo che porti ad una conversione ad U che preveda, come proposta concreta, arrivare al 2 giugno 2027 con un’altra sfilata, un’altra festa, un senso della Festa della Repubblica Italiana.

Ieri si è tenuto a Sezano l'incontro con Daniela Meneghini, curatrice del libro "Fuorché il silenzio. 36 voci di donne afghane. Il libro risale al 2024 ed è unico nel suo genere: le testimonianze sono scritte da donne comuni che hanno estrazioni sociali e percorsi esistenziali differenti, sono scritte nella loro lingua La maggior parte di queste donne, che hanno voluto in 35 casi su 36 mantenere con coraggio il loro vero nome nel libro, hanno dovuto scappare dall'Afghanistan, alcune sono state arrestate ed hanno conosciuto il carcere, di altre non si hanno più notizie, alcune continuano la loro battaglia a rischio della vita.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


Es Dt 8,2-3.14b-16a 1Cor 10,16-17

Gv 6,51-58

[Gesù disse alla folla:]

51«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno

e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro:

«Come può costui darci la sua carne da mangiare?».


53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico:

se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.

54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre,

così anche colui che mangia me vivrà per me.

58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono.

Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


***


Vi racconto una storia. [Ogni riferimento a persone e situazioni è puramente casuale.]


C’era una volta un certo Paolo, ragazzo di 19 anni che per curiosità venne una domenica al monastero di Sezano per la messa. Era venuto perché aveva sentito parlare delle messe strane che vi si facevano e, visto che in quella domenica piovosa non aveva nulla di interessante e di meglio da fare, aveva deciso di passare e vedere cosa succede. Non l’avesse mai fatto! La messa non finiva più (un’ora e dieci!), canti noiosi, predica barbosa: proprio a lui era capitato questo, lui che, le poche volte che andava in chiesa, voleva starci il meno possibile.

Senonché, dopo la messa, per tirarsi un po’ su dalla stufata, scende nel corridoio a bersi un buon caffè. E lì incontra Maria, anche lei arrivata per caso da quelle parti. Si scambiano due parole, parlano del più e del meno, scoprono che vengono dallo stesso paese, Beccacivetta, anche se non si sono mai conosciuti prima. Parlando, si accorgono di avere gli stessi interessi. Si godono la domenica che fino a quel momento era stata una noia per entrambi. Si piacciono e decidono di darsi appuntamento per la domenica seguente, ma non a Sezano.

Da cosa nasce cosa… il tempo passa: dopo un po’ cominciano a frequentarsi regolarmente, vanno al cinema assieme, fanno passeggiate in montagna e al mare, vanno in discoteca... Piano piano scoprono che stanno bene insieme e dopo qualche anno decidono di fidanzarsi e poi di sposarsi. Una storia d’amore come tante…

Ed ecco il matrimonio: una bellissima festa: la cerimonia in chiesa, il pranzo con tanti invitati, parenti e amici, il taglio della torta e il meraviglioso viaggio di nozze alle Seychelles. Paolo e Maria sono sposi.

Passa qualche anno, Paolo continua col suo lavoro di elettrauto, Maria riesce a trovare impiego in comune come segretaria. Con il mutuo si comprano un appartamento in una zona di villette a schiera. Nascono due bambini.

Un giorno, improvvisamente, un incidente stradale: Paolo viene travolto da un camion e muore sul colpo. Maria rimane sola a prendersi cura e far crescere i due bambini che ora hanno dieci e otto anni. I nonni aiutano, sì, ma la vita che fino a quel momento era stata così bella, diventa triste e faticosa. E la solitudine si fa sentire… tanto!

Nei momenti di amarezza e di sconforto, Maria tira fuori da un cassetto ciò che le è più caro e che, dalla morte di Paolo, è diventato il suo tesoro: le fotografie del matrimonio, della nascita dei due piccoli, delle gite in montagna, delle vacanze al mare, dei momenti belli passati con gli amici e con i nonni. E poi l’anello di matrimonio, la ‘fede’ di Paolo. Si siede su una poltrona e con queste cose tra le mani, si abbandona ai ricordi. E quei ricordi le danno la forza per affrontare il presente e andare avanti per amore di Paolo e dei due bambini.


L’Eucarestia che noi celebriamo è come l’anello di matrimonio, la ‘fede’ di Paolo.

I vangeli sono come l’album di fotografie che Maria sfoglia ogni tanto.


Gesù è vissuto, ha insegnato molte cose significative, ha portato il suo Vangelo, la Buona Novella, ha compiuto gesti di amore, di solidarietà e di amicizia (quelle raccontate nei vangeli), e prima di morire, poche ore prima che lo arrestassero, ha fatto un gesto strano: ha spezzato il pane, ha versato del vino con le parole ‘questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, fate questo in memoria di me’. È il segno del suo amore per i discepoli e per il mondo, il suo atto più bello e più importante.


Noi Cristiani l’abbiamo conservato come la cosa più preziosa che abbiamo e lo ripetiamo spesso, almeno una volta alla settimana, in ricordo della sua risurrezione. Dal Medioevo in poi si è cominciato ad adorare e adornare quel pezzo di pane consacrato (il vino era più difficile da conservare). Anche perché il capitolo 6 del vangelo di Giovanni parla per lo più di pane, di corpo e di carne. Quel pane doveva essere speciale: rotondo, perché nel Medioevo era simbolo di perfezione, e bianco, perché era il colore della divinità. Noi cristiani del XXI secolo siamo rimasti col tondo e col bianco e non sappiamo il motivo. Era il ‘pane disceso dal cielo’, come aveva detto Gesù e come tale doveva essere rappresentato. Nel ‘600 poi si è un po’ esagerato,a causa della riforma protestante, e lo si è messo nelle chiese il più alto possibile, sopra gli altari e sopra i tabernacoli stessi, costruendo super-altari che avevano bisogno di scale da dietro per arrivarci e per far adorare. Lo si è messo negli ostensori con i raggi di metallo, perché era il ‘pane degli angeli’.


Anche oggigiorno si fanno celebrazioni sontuose con calici d’oro, splendide vesti, ornamenti preziosi e processioni. Sono tutti segni della fede del popolo, sì, ma rischiano di offuscare la realtà nel suo vero significato. Per esempio, il calice d’oro era usato per i pasti dei re, ed ecco perché era necessario per la celebrazione del Re dei re’. Quella di Gesù di quel giovedì sera era invece una semplice ciotola di coccio, il potérion, in greco. Ed ecco il rischio: la ricerca della bellezza del rito finalizzata a sé stessa senza comprenderne il senso; l’espressione della fede che però non crea relazione tra coloro che la celebrano. Come diceva Enzo Bianchi – con un po’ di esagerazione – ‘oggi nella Chiesa italiana si celebra, ma non si prega’.


Cosa significa dunque quel gesto? Spezzare il pane significa spezzare la propria vita per gli altri; è il riassunto di tutta la vita di Gesù, donata fino in fondo, nella fedeltà fino alla morte.

Mangiare il pane significa accogliere quel progetto di vita e farlo nostro, per crescere nella nostra umanità.

Condividere il pane significa voler seguire il suo esempio insieme, come comunità di credenti.


Ecco perché quel gesto diventa così importante per noi, tanto che non possiamo farne a meno: è il segno dell’amore di Gesù per noi e dovrebbe diventare il segno del nostro amore per Dio e per gli altri.


Dal Sal 147

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,

perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.


Egli mette pace nei tuoi confini

e ti sazia con fiore di frumento.

Manda sulla terra il suo messaggio:

la sua parola corre veloce.


Annuncia a Giacobbe la sua parola,

i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.

Così non ha fatto con nessun’altra nazione,

non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.