Meditazione Domenica XXXIVa

  


Ricordiamo davanti a te, o Signore


Mozambico: la notizia del terribile attacco jihadista avrebbe portato la scorsa settimana alla decapitazione di cinquanta persone.

Il conflitto iniziato il 4 novembre nel nord dell’Etiopia ha ucciso centinaia di persone provocando la fuga di 33mila civili in Sudan

In Uganda 3 persone sono morte e almeno 45 sono rimaste ferite durante le proteste scoppiate dopo l’arrestato del candidato presidenziale dell’opposizione

Le autorità egiziane hanno arrestato un altro dirigente della ong “Iniziativa egiziana per i diritti della persona”, organizzazione impegnata nella promozione dei diritti umani.

Centinaia di manifestanti, per lo più donne, sono tornati in piazza in Malawi per chiedere pene più severe per lo stupro.

Uragano Iota lascia 44 morti in America Centrale: 21 vittime in Nicaragua, 14 in Honduras, cinque in Guatemala.

Palestinesi condannano decisione del dipartimento di Stato Usa sulle nuove etichette 'Made in Israel' per i prodotti degli insediamenti ebraici in Cisgiordania.

   Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...


Aiutaci a custodire la speranza


Australia: l’arcidiocesi di Brisbane, ha lanciato uno speciale Piano di azione per la riconciliazione con le popolazioni aborigene in Australia, vittime di espropriazioni, deportazioni, violenze

Si rinnova, forte e accorato, l’appello dei vescovi americani contro la pena di morte.

Inaugurato a Roma, sulla via Palmiro Togliatti, un nuovo Centro dedicato al sostegno e all'ascolto dei minori. L'opera è stata realizzata dall'Istituto di Medicina Solidale con il sostegno dell'Elemosineria Apostolica.

Al via ad Assisi in modalità on-line “The Economy of Francesco”, l’appuntamento voluto dal Papa cui prendono parte numerosi giovani imprenditori

Grazie a varie organizzazioni della flotta umanitaria insieme a un gruppo di giuristi ed esperti, nasce il Comitato per il diritto al soccorso.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo


Signore Dio, Il tuo Soffio ci inondi di tenerezza e di misericordia. Fa che lottiamo perché l'umano vinca sul disumano. Aiutaci a prenderci cura delle donne e degli uomini che incontriamo sulla nostra strada perché rinasca ogni giorno un'umanità nuova. Amen


Ez 34, 11-12. 15-17 1 Cor 15, 20-26.28

Mt. 25, 31-46

31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli,

si siederà sul trono della sua gloria.

32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra:

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.

35 Perché

io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,

ho avuto sete e mi avete dato da bere;

ero forestiero e mi avete ospitato,

36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato,

carcerato e siete venuti a trovarmi.

37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra:

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare;

ho avuto sete e non mi avete dato da bere;

43 ero forestiero e non mi avete ospitato,

nudo e non mi avete vestito,

malato e in carcere e non mi avete visitato.

44 Anch’essi allora risponderanno:

Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

45 Ma egli risponderà:

In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.

46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.



Salmo 22

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare.

Ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia,

mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

***


Questo discorso di Gesù è una parabola, vale a dire di una drammatizzazione. Attraverso questo scenario, Gesù vuole mettere in evidenza la verità fondamentale dell’essere discepoli suoi. Quindi, per giungere al cuore della verità, egli “mette in scena” un’istruttoria che ha come suo proprio scopo quello di appurare la verità, come del resto accade in tutti i dibattimenti processuali. Ecco, la drammatizzazione parabolica trova qui, nell’ambito forense, il suo ambiente adatto. Questo modo di dire, legato all’immagine di un processo con relativa sentenza di assoluzione o di condanna, è tipico della tradizione profetica a cui Gesù attinge. Quasi tutti i profeti, nel loro ministero, danno messaggi di esortazione, di minaccia o di salvezza attraverso lo schema narrativo del processo o della lite chiamato rib.

Il processo ha quindi inizio secondo i canoni classici di ogni celebrazione giudiziaria: convocazione dei testimoni (tutte le genti) e proclamazione dello scopo del processo, vale a dire separare la verità dalla non verità (resa qui nell’espressione di “porre le pecore alla destra e i capri alla sinistra”). Dopo i preliminari, è la volta di coloro che sono parte in causa.

Da notare che nello scopo della celebrazione di questo processo, ovvero lo stabilire la verità delle cose, cioè il senso e le conseguenze dell’essere discepoli/e del Signore, si fa cenno all’atto del separare in termini non esclusivamente giudiziari ma pastorali, come, appunto, fa il pastore quando separa le pecore dai capri. Il riferimento è ad Ez. 34, 15-17. (prima lettura)

Sarò io a condurre al pascolo le mie pecore e a radunarle, oracolo di Dio, mio Signore. Quella che s’è perduta andrò a cercare, quella che s’è allontanata la farò tornare, quella che s’è fratturata la fascerò, quella ammalata la farò ristabilire; veglierò sulla grassa e sulla robusta! Le pascolerò come si deve. Quanto a voi mie pecore, così dice Dio, mio Signore: Badate! Giudicherò pecora e pecora, tra montoni e capre”.

La separazione che compie il pastore corrisponde ad un prendersi cura; quasi a sottrarre le pecore dalla cupidigia degli avidi pastori. Il giudizio quindi che sta per essere celebrato è un momento in cui ai poveri, agli oppressi viene resa giustizia. Da sempre, secondo la migliore tradizione profetica, Dio è direttamente coinvolto nella causa dei miseri.

Tutti gli elementi del racconto vanno a comporre una precisa composizione scenografica. Nella prima parte, cioè nell’esposizione dell’istruttoria, il discorso è solenne; è strutturato secondo lo stile del parallelismo antitetico, rappresentato dalle categorie di quelli che stanno alla destra e da quelli che stanno alla sinistra.

Tutto converge verso una duplice conclusione: lo avete fatto a me o non lo avete fatto a me. Da ciò ne deriva una duplice sentenza espressa nel chiasmo “E se ne andranno, questi, al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

La drammatizzazione ha quindi fatto emergere il punto verso cui si scarica la tensione del racconto: lo avete fatto a me. Il resto, cioè la sentenza del “supplizio eterno o della vita eterna”, fa parte degli elementi drammaturgici la cui funzione è conferire pathos al racconto.

L’avete fatto a me o non l’avete fatto a me”. A me chi? Uno solo dei più piccoliL’uno solo dei più piccoli è quindi il luogotenente del re ora seduto in veste di giudice.

Alla luce di ciò, il racconto che segue, ossia il racconto della passione e morte, contiene un’ironia sconcertante. In un baleno, il trono del re si trasforma in una mangiatoia e in una croce. L’una contiene l’altra perché entrambe sono dimora dei piccoli, degli schiacciati.

I piccoli sono lui! Il giudizio sulla verità delle cose è, secondo il Regno di Dio, prerogativa dei piccoli e degli impoveriti della terra, non le segreterie dei partiti o le riunioni dei G8 o G20 che dir si voglia.

Per vedere veramente come stanno le cose occorre entrare in contatto con coloro che qui sono rappresentati in sei categorie di persone ripetuti due volte (6+6=12) sono la totalità.

La totalità dei suoi in cui si identifica perché ha scelto di condividerne le sorti, sono lui! Lui è i piccoli, fino all’ultimo, fino ad uno solo dei più piccoli, degli schiacciati.

Evocando il testo che precede questo brano, la parabola dei talenti, possiamo dire che lui è anche il talento consegnatoci. Gesù Cristo, che nella lapidaria conclusione di questa parabola, “ogni volta che …lo avete fatto a me”, ci spiega con molto realismo cosa significhi trafficare il “talento”: farsi carico, come lui, e schierarsi dalla parte dei piccoli.

Infine, per non soffermarci erroneamente alla dimensione del giudizio lapidario che separa in modo netto i soggetti di due modi di agire differenti, occorre riconoscere che, se così fosse, il Giudice si troverebbe nei guai, perché nessuno di noi è completamente tra quelli che si trovano sulla sinistra del giudice o completamente tra quelli che si trovano alla destra. Tutti ci troviamo un po’ pecore e un po’ capri perché nel concreto dei nostri rapporti siamo sia ospitali, sia escludenti al tempo stesso. Perciò abbiamo bisogno di purificazione grazie all’azione di quel grande Pastore buono che si prende cura di ognuno. E dentro di noi fa emergere la bontà separandola dalla tendenza alla chiusura e all’egoismo.

Tutti siamo anche piccoli e poveri, bisognosi gli uni degli altri. Far fruttificare il talento significa aprirci alla condivisione dei nostri doni e delle nostre ferite come ha fatto il Signore.

Meditazione Domenica XXXIIIa

  


Ricordiamo davanti a te, o Signore

Si continua a morire in mare nei viaggi della speranza. Cento le persone che hanno perso la vita in due naufragi al largo della Libia.

Sono 24 milioni le persone bisognose di assistenza nell'area dell'Africa colpita da siccità, guerre e pandemia.

Nel 2019, 690 milioni di persone non avevano cibo a sufficienza e il Covid-19 ha posto altri 130 milioni di persone a rischio carestia entro la fine del 2020.

Etiopia. Decine e forse centinaia di civili uccisi la notte del 9 novembre nella città di Mai Kadra, nel sud-ovest del Tigray. I responsabili sarebbero combattenti del Fronte di liberazione popolare del Tigray.

Angola. La festa dei 45 anni di indipendenza è stata segnata ieri da duri scontri a Luanda tra polizia e manifestanti che chiedono migliori condizioni di vita. Almeno una persona è morta e diverse sono rimaste ferite.

L’attivista libica Hanan al-Barassi è stata assassinata in pieno centro a Bengasi, il capoluogo della Cirenaica sotto il controllo del generale Khalifa Haftar.

Mozambico: oltre 50 persone uccise da jihadisti nel nord del paese.

L'uragano Eta si abbatte sull'Honduras, almeno 57 morti.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza
Nel campus del Policlinico Gemelli di Roma, prosegue l’attività di accoglienza della struttura della Comunità di Sant’Egidio, per i poveri e i senzatetto

A Mazara del Vallo è stata inaugurata la struttura che darà sostegno abitativo ai padri che, a causa della separazione, non hanno i mezzi di sussistenza.

60 leader cristiani, ebraici musulmani, indù e sikh britannici hanno scritto una lettera congiunta al premier Boris Johnson perché il Governo prepari sin da ora un ambizioso piano nazionale per il clima contro il surriscaldamento del pianeta

Nell’ambulatorio sotto il Colonnato, aperto dalle 8.00 alle 14.00, gestito ad opera dell’Elemosineria Apostolica, possono effettuare il tampone le persone in necessità, che devono avere accesso ai dormitori o vogliono ritornare nella loro patria.

Otto organizzazioni non governative tunisine hanno lanciato un sito che consente ai cittadini di identificarsi e denunciare casi di violazione dei diritti umani nel paese.

In Colombia, si sono concluse positivamente le operazioni di salvataggio di 14 minatori rimasti intrappolati a 180 metri di profondità per una improvvisa.

A Gaza, il Centro di astronomia e scienze spaziali organizza attività e serate dedicate alle stelle. «Guardando le stelle, la noia, le sofferenze e i problemi di tutti i giorni qui spariscono di fronte a qualcosa di così bello come una stella sospesa nello spazio», dice Ibrahim Saad, un giovane laureato.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo



Meditazione XXXIIIdomenica

Ti ringraziamo, o Signore, per la fiducia che accordi a ciascuno nel consegnare te stesso e il tuo vangelo a noi, esseri umani segnati da non poche fragilità. Dona anche a noi di fidarci gli uni degli altri. Amen

Pr 31, 10-13. 19-20. 30-31 1Ts 5, 1-6

Mt 25, 14-30

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».


Il brano è collocato alla fine dell’attività pubblica di Gesù a Gerusalemme. Dopo questi discorsi, entrerà nel cammino di passione e morte. Possiamo quindi pensare che i messaggi assumano un significato di “testamento spirituale”: verso la fine, si comunicano le cose che più contano, ossia ciò che può rimanere come tesoro da custodire anche per il dopo.

Osservando poi alcune sottolineature del testo; l’evangelista ama rimarcare il tempo di un’attesa durante la quale la comunità dei discepoli e discepole non deve abbandonarsi all'affievolimento. Il padrone infatti partì e dopo molto tempo fece ritorno. In questa fase i temi che riguardano la fine vengono, poco alla volta, ad assumere più i toni delle cose importanti. Ogni momento è in questa fase tra il già consegnato e il non ancora. per ognuno c’è la consegna di una promessa che, se accolta e vissuta, realizza in ogni momento il ritorno del Signore.

Entrando poi in un contatto più immediato col testo, occorre renderci conto che Gesù si esprime col linguaggio della parabola. È una drammatizzazione tale che, oltre ad attirare l’attenzione, tende a rendere partecipe chi ascolta di una decisione che deve assumere in sé stesso. Essa dunque, man mano che sviluppa il racconto, convergere verso un centro, verso un unico messaggio. Una volta colto il cuore del messaggio, tutti gli altri elementi che compongono il racconto possono scomparire perché, dal punto di vista dell’esito narrativo, sono divenuti ormai ininfluenti. Dobbiamo quindi, per prima cosa, non identificare immediatamente il ritorno di quel signore di cui si parla nella parabola con il Signore del giudizio finale nell’atto di premiare o castigare in base alle buone o cattive azioni compiute. Ciò fa parte più della nostra immaginazione che del messaggio biblico.

Questa premessa sul linguaggio parabolico ha lo scopo di metterci in guardia di fronte ad una lettura fuorviante di sapore meritocratico che generalmente si concentra sul verbo trafficare per lodare l’iniziativa imprenditoriale. Una simile lettura capitalistica e moralistica viene continuamente, ed erroneamente, applicata in molti settori della vita: nell’ambito lavorativo – professionale, in quello educativo scolastico ed anche nella vita spirituale.

Stando al testo, viene subito precisato che i talenti non si confondono con le capacità. Tant’è che essi vengono distribuiti dal padrone in base alle capacità. Quindi i talenti distribuiti sono altra cosa dalle cosiddette capacità. Nel nostro linguaggio invece confondiamo le due cose fino a definire una persona “di talento” se questa possiede delle capacità particolari nel campo artistico o in quello scientifico.

L’altra cosa che va dunque precisata è che comunque anche il solo talento corrisponde ad una somma elevatissima, ventisei chilogrammi d’oro. In ogni caso, nell’affidare i suoi beni, il padrone è sostenuto da una fiducia estrema nei confronti dei destinatari.

Il cuore poi della narrazione, incentrato sul tema del ritorno, mette in sequenza la resa dei conti, uno dopo l’altro a cominciare da colui che ha ricevuto il maggior numero di talenti fino a quello che ne ha ricevuti di meno. Il punto di convergenza quindi è l’ultimo servo.

Ecco il punto focale: PER PAURA HO NASCOSTO IL TUO TALENTO (si noti che il comportamento del servo che nasconde il bene del padrone per custodirlo meglio è raccomandato dalla migliori scuole rabbiniche).

Il talento è Gesù stesso, e Gesù è l’amore, il suo messaggio, la vita nuova che è venuto a portare nella comunità e nel mondo, come si può essere ancora dominati dalla paura?

Gesù ci chiede di scegliere tra fiducia e paura. Ci sono tanti modi di nascondere il talento Gesù. Possiamo chiuderlo dentro i forzieri di una dottrina controllata dai dogmi, possiamo annacquare la paradossalità del vangelo con l’equilibrismo clericale; Gesù viene nascosto dalle formule liturgiche; il talento Gesù è nascosto e sotterrato quando le chiese sostengono di averne il monopolio esclusivo…


Sappiamo bene che la religiosità della paura può avere delle evoluzioni molto raffinate, persistenti, solidamente istituzionalizzate.

Alla fin fine, la drammatizzazione vuole condannare nell’atteggiamento dominato dalla paura l’impostazione di un rapporto sbagliato che non ha fatto sua la nuova condizione dei figli. I discepoli che non vivono più nella paura si sentono di casa e perciò gli interessi del padrone sono i loro stessi interessi. Agiscono con libertà e creatività perché sanno che il Signore ha loro accordato una fiducia immensa e pertanto, non vi è alcuna ragione da temere.

Le parole poi del servo “so che sei uomo duro…che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso” richiamano un testo importante di Es. 5, 6-11

6 In quel giorno il faraone diede questi ordini ai sorveglianti del popolo e ai suoi scribi: “Non darete più la paglia al popolo per fabbricare i mattoni come facevate prima. Si procureranno da sé la paglia. 8 Però voi dovete esigere il numero di mattoni che facevano prima, senza ridurlo. Perché sono fannulloni; per questo protestano: Vogliamo partire, dobbiamo sacrificare al nostro Dio! 9 Pesi dunque il lavoro su questi uomini e vi si trovino impegnati; non diano retta a parole false! ”.

10 I sorveglianti del popolo e gli scribi uscirono e parlarono al popolo: “Ha ordinato il faraone: Io non vi dò più paglia. 11 Voi stessi andate a procurarvela dove ne troverete, ma non diminuisca il vostro lavoro”.


Il problema di fondo quindi che ogni credente deve chiarire, non è quello di essere più bravo, più impegnato, laborioso ecc., ma di chiarire in se stesso se il suo rapporto con il Signore è un rapporto da schiavo, come con un Faraone, oppure da figlio amico, cioè di amore fiducioso e di condivisione.


Salmo 127

Beato chi teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda

nell’intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d’ulivo

intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto

l’uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme

tutti i giorni della tua vita!


Preghiera sullo stile di Taizé - Sezano 10 novembre 2020

 


Dalla lettera enciclica FRATELLI TUTTI di Papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale


6. Le pagine che seguono non pretendono di riassumere la dottrina sull’amore fraterno, ma si soffermano sulla sua dimensione universale, sulla sua apertura a tutti. Consegno questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole. Pur avendola scritta a partire dalle mie convinzioni cristiane, che mi animano e mi nutrono, ho cercato di farlo in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volontà.


7. Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti. Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà.


8. Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme».[6] Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!


CAPITOLO PRIMO

LE OMBRE DI UN MONDO CHIUSO

9. Senza la pretesa di compiere un’analisi esaustiva né di prendere in considerazione tutti gli aspetti della realtà che viviamo, propongo soltanto di porre attenzione ad alcune tendenze del mondo attuale che ostacolano lo sviluppo della fraternità universale.


Sogni che vanno in frantumi

10. Per decenni è sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione. Per esempio, si è sviluppato il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita. Ricordiamo «la ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente».[7] Ugualmente ha preso forza l’aspirazione ad un’integrazione latinoamericana e si è incominciato a fare alcuni passi. In altri Paesi e regioni vi sono stati tentativi di pacificazione e avvicinamenti che hanno portato frutti e altri che apparivano promettenti.


11. Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali. E questo ci ricorda che «ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte. È il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti».[8]


12. “Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli».[9] Siamo più soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L’avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l’identità dei più forti che proteggono sé stessi, ma cerca di dissolvere le identità delle regioni più deboli e povere, rendendole più vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il “divide et impera”.




Per i canti ascoltare https://www.taize.fr/it_article10321.html


Canti: Dio è amore – Gesù, Signor, luce interior –

Il Regno di Dio è giustizia e pace

dal Salmo 96

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

Il Signore ha fatto i cieli.
Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;
esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta
davanti al Signore che viene.

Canto: Lampada ai miei passi



Lettura

Luca 5,1-11

Un giorno, mentre Gesù, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, Gesù disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Canto: Resta qui e veglia con me



Silenzio



Intercessioni

Per la pace nel mondo e la libertà di ogni essere umano: Signore, noi ti preghiamo.

Perché i responsabili delle Chiese cerchino continuamente l’unità visibile dei cristiani, noi ti preghiamo.

Per l’integrità nella vita politica, per la giustizia nella società, noi ti preghiamo.

Per coloro che guadagnano con fatica il pane quotidiano: Signore, noi ti preghiamo.

Per chi è privo di lavoro o di ogni sostentamento, noi ti preghiamo.

Per chi è senza famiglia o senza casa, noi ti preghiamo.

Per chi soffre a causa della solitudine e dell’abbandono, noi ti preghiamo.

Per chi è oppresso, calunniato: Signore, noi ti preghiamo.

Per chi è a servizio dei più poveri, degli stranieri, degli emarginati, noi ti preghiamo.



Preghiera

Dio vivente, per quanto povera sia la nostra preghiera, noi ti cerchiamo con fiducia. E il tuo amore scava un passaggio attraverso le nostre esitazioni e anche i nostri dubbi.

Canti: Spera nel Signor – Ubi caritas – Raccogli i miei pensieri



Meditazione Domenica XXXIIa

 

Dona il tuo Spirito, Signore, perché le lampade dell'amore non si spengano. Donaci di sapere e sperare che tu ritorni oltre ogni notte. Fa che in ogni credente l'olio della fede abbondi per essere di aiuto gli uni agli altri. Amen


Sap 6, 12-16 1Ts 4, 13-18

Mt 25, 1-13

1 Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3 le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; 4 le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. 6 A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. 9 Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. 10 Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! 12 Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

***

Occorre cogliere nella parabola la tensione che essa contiene senza cercare di decifrare i singoli elementi in chiave allegorica.

È un discorso che parla del ritorno finale del Signore, in realtà, più che sulla fine, bisognerebbe intuire la tensione che ci parla del fine, ovvero del senso ultimo di ciò che si vive e si porta avanti nell’esperienza concreta.

Gesù parla in modo da educare a prendere le distanze da una particolare situazione, non per evadere in un modo di sogni, ma per metterla maggiormente a fuoco in ciò che è decisivo, come vedere un panorama dall’alto in modo da collocare quel momento, quella particolare circostanza, quell’ambiente nelle loro giuste dimensioni ed obiettivi. Il panorama è questo: Dio nella vita dell’umanità. Presenza capace di orientare la storia personale e dell’umanità verso un compimento, una pienezza di verità, di giustizia, di riconciliazione e di amore.

Se questo è il fine, qual è il rapporto tra ciò che dobbiamo affrontare tutti i giorni e ciò che attendiamo come esito conclusivo? Esistono delle priorità, anche al presente, che non dobbiamo assolutamente perdere di vista?

Forse nella Chiesa delle origini dopo i primi momenti di adesione entusiasta al Vangelo, c’era chi s’attendeva qualcosa di eccezionale, un ritorno imminente e trionfale del Signore. Visto poi che il tempo scorreva senza che accadesse niente, in più di qualcuno si faceva strada un certo appiattimento della fede, una mancanza di slancio interiore, uno stato di assopimento. Altri capivano le cose nel modo più corretto, ossia senza fanatismi e comprendevano molto bene che il Vangelo non è un giochino. Per costoro la fedeltà significava perseverare anche a fronte di assenza di eventi eclatanti. Per costoro era importante vivere nella fiducia che il Signore non li avrebbe abbandonati anche se doveva attraversare delle prove più o meno dure.

Quando le cose stanno in questi termini, occorre recuperare la “riserva” dell’olio, vale a dire delle motivazioni che hanno portato ad aderire. Senza motivazioni non possono andare avanti. Non possono vedere senza olio che alimenta la lampada.

È un testo che scuote e mette in piedi anche noi se casomai il nostro stoppino si stesse per spegnersi!

La scena si svolge nella notte perché nella prassi del tempo lo sposo andava a prendere la sposa di sera per portarla a case dei suoi e quindi fare la festa il giorno successivo, ma in questo modo il discorso viene anche a sottolineare il sopraggiungere dell’oscurità nella fede.


  • Le cinque ragazze cosiddette sagge, saranno si sagge, ma certamente non generose. Questo non voler condividere l’olio che hanno con le altre le rende piuttosto antipatiche. Perché Gesù nella parabola le presenta in termini positivi? L’aria di sufficienza che rivelano non contrasta con altri punti del Vangelo? Soprattutto se consideriamo che trovare un punto vendita aperto di notte è pressoché impossibile.


  • Infine, lo sposo che non vuole aprire nemmeno quando giungono seppure in ritardo, non rivela una durezza eccessiva?

Sono questi gli elementi che volutamente vengono esposti da Gesù per caricare tutto il racconto di particolare tensione.

La scena si apre con un parallelismo simmetrico: cinque e cinque.

Il cuore della drammatizzazione inizia quando, dopo averlo atteso, lo sposo tardava a venire. Come non vedere un richiamo alla tensione della Chiesa di cui abbiamo già fatto cenno. Ad un certo punto il ritardo genera frustrazione, stanchezza, dubbio, affievolimento della volontà, perdita di entusiasmo, stizza…

L’assopirsi ed il dormire sono due verbi che nella successione stanno ad indicare una progressiva perdita di consapevolezza e di coscienza. La perdita di consapevolezza poi significa nel concreto la perdita di motivazioni interiori per cui si sta lottando, credendo e dedicando le energie.

Assopimento e sonno non sono l’abbandono della strada intrapresa ma il rimanere in essa senza slancio, senza fuoco, senza passione senza, olio. Senza carburante. È il rimanere fissi nelle pratiche senza entrare in contatto con la forza e l’amore che il Signore ci vuole comunicare. È la negligenza del pensare. È come pretendere di andare lontano quando ormai la lampada spia segna che siamo in riserva già da un bel po’. Per dare risalto a questa decisività che Mt. non esita ad usare il paradosso della porta chiusa della sala del banchetto. In realtà non avveniva mai che le porte dei banchetti di nozze venissero chiuse. Qui invece si perché, nella relazione con Dio non si può non scegliere.

Se il cuore di tutto consiste nel non abbassare la guardia nel portare avanti la propria relazione con Dio, comprendiamo allora perché le ragazze cosiddette sagge non condividono l’olio con le amiche. Nessuno può sostituirsi ad un altro nello scommettere sul Vangelo.


È interessante che, a proposito delle “ragazze sagge” il testo originale non usi questo aggettivo ma parla di “vergini prudenti”.

La prudenza evangelica non ha nulla a che vedere con il continuismo ripetitivo di chi non vuole rischiare. Ha a che fare invece con il discernimento di chi vede in profondità e vede lontano; con lo spirito profetico di chi appunto non perde di vista ciò che nella vita è decisivo.

Gli antichi raffiguravano la virtù della prudenza con tre occhi. La saggezza della prudenza consiste nel guardare la realtà delle cose in un certo modo:

Sguardo di memoria - sguardo circoscritto sulla concreta situazione del presente – sguardo lungimirante che riesce ad intravedere dove vanno a parare le cose al di là delle contraffazioni o manipolazioni del momento. Il richiamo allora alla vigilanza – vegliate – è in continuità con le ragazze che hanno con sé la riserva d’olio.

Vigilanza è il contrario

  • Dell’appiattimento di chi pone tutto sullo stesso piano senza ordine di priorità

  • Della negligenza di chi abbandona lo spirito di ricerca

  • Del lasciarsi ubriacare dalle apparenze

  • Del consegnare il cuore alle cose e agli idoli del momento solo perché promettono un po’ di successo e sicurezza

  • Dell’assopimento di senso etico

  • Dell’agire e vivere senza perché

Con questa parola che ci scuote il Signore ci vuole vivi; vivi dentro. È talmente forte il suo amore per noi e alta la considerazione per la nostra dignità che non ci vuole degli “esseri spenti”…

A margine però di queste considerazioni possiamo pensare che forse l’errore principale delle “giovani stolte” non è stato la mancanza di approvvigionamento, ma il loro non andare ugualmente incontro allo sposo. Con poco o con tanto olio, con una fede viva o con molte perplessità, se comunque cerchiamo di mantenerci in movimento secondo il vangelo, la porta non viene chiusa in faccia a nessuno.

Salmo 62

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.


Ricordiamo davanti a te, o Signore

  • Ci sono nel Ciad del presidente, al potere da trent’anni, almeno 10 prigioni segrete. Sono utilizzate per rinchiudere persone sospettate di appartenere a gruppi ribelli.

  • Le tensioni tra il governo centrale di Addis Abeba e il governo dello stato federale del Tigray si sono ormai trasformate in venti di guerra.

  • Etiopia: Una sessantina di uomini armati hanno ucciso almeno 32 persone e dato alle fiamme più di 20 case

  • Il Marocco, soprattutto nella zona di Agadir, sta vivendo un periodo di forte stress idrico.

  • Le frane causate dall'uragano Eta hanno causato più di 50 morti nei villaggi indigeni nel nordovest del Guatemala.

  • India: 500mila contadini bloccano le strade in tutto paese: si ritroveranno alla mercé delle grandi aziende, che li priveranno del potere di contrattazione.

  • Khitam Al-Saafin, presidentessa dell’Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi, è stata arrestata nella sua casa a Beitunia.
    Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

  • Sequestrato nel nordovest anglofono del Camerun, è stato liberato il cardinale Christian Tumi, 90 anni, arcivescovo emerito di Douala.

  • Egitto: rilasciati 416 detenuti arrestati durante proteste anti-governative.

  • Una psicologa eritrea, in Sicilia dall'età di 11 anni, ha ricevuto in affidamento un minore italiano ospite di una comunità palermitana.

  • Le ferite di Nizza e Vienna hanno spinto i leader religiosi a fare una dichiarazione per favorire il rispetto e la coesione in nome della pace

  • Inaugurato sul Delta del Po un nuovo Giardino Laudato si’, promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e da diverse realtà venete

  • Il popolo americano ha eletto Biden 46° Presidente degli Stati Uniti

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo


Domenica 1° novembre - Festa di Tutti i Santi

  



Dio di misericordia, custodiscici nella cura del tuo Santo Spirito perché al seguito di tanti uomini e donne, testimoni del Cristo, da Maria di Nazareth agli apostoli, fino ai nostri giorni, tu ci chiami ad essere portatori di pace, di fiducia e di gioia per tutti quelli che ci circondano. Amen


Ap. 7,2-4 . 9-14 1 Gv 3,1-3

Mt 5, 1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».




Quando nella Scrittura si parla di santità, di santità di Dio ecc. non s’intende riferirsi alle sue perfezioni di carattere etico: il massimamente buono, giusto, leale e così via. La Scrittura intende piuttosto richiamare la sua totale alterità. Egli è totalmente altro da noi e dal nostro modo di vedere così che non può essere fatto oggetto di monopolio da parte di qualcuno o da parte di qualsiasi sistema religioso. La santità di Dio esclude ogni manipolazione di carattere teologico o dogmatico che dir si voglia.

Può essere allora normale che di fronte a ciò affiorino sentimenti di adorazione, di venerazione, certamente, in un certo senso, anche sentimenti di “distanza”. Dio è lontano, inaccessibile.

La festa di oggi, “tutti i Santi”, e soprattutto le letture ci annunciano che questa distanza è stata accorciata, annullata, perché in Gesù Cristo è avvenuto un contatto, Dio ci ha comunicato ciò che è di più suo: lo Spirito.

L’affresco dell’apocalisse, la processione meravigliosa dei 144.000, numero simbolico per indicare la totalità delle totalità, ci annuncia che tutta l’umanità è entrata in questo contatto “Uomini di ogni tribù, lingua , popoli e nazioni.” Tutti gli esseri umani di tutte le culture, di tutte le religioni sono sotto l’influenza dell’azione di Dio, tutti nel suo raggio d'azione. Tutti prendono parte della sua stessa dignità simboleggiata dalle vesti bianche perché con tutti il Signore Gesù s’è messo in relazione condividendo pesino la morte: “le vesti sono rese candide dal sangue dell’agnello”.

Giovanni, nella seconda lettura, vede questa dignità nel rapporto di filiazione.

Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato -.

Come può essere il rapporto con i figli se non di cura, di sollecitudine per la loro crescita? Per questo l’autore sacro ci dice che lo siamo fin da ora anche se non s’è ancora compiutamente realizzato. Siamo tra un “già” ed un “non ancora”; insomma, dentro un processo. In altre parole, dovremmo aspettarci il meglio dal momento che egli è all’opera in ciascuno di noi.

Azione di Dio, contatto che avviene laddove sussiste ricettività. Ecco la benedizione e felicità per i poveri. Non sono tanto coloro che si mantengono staccati dai beni della terra ma coloro che accolgono la loro umanità ferita per esporsi all’influsso della tenerezza di Dio; la gente che sa aprirsi a Dio e perciò trasforma il proprio cuore in trasparenza, in compassione, in forza d’animo e persino nella disponibilità a portare pesi e pagare i costi di fedeltà al Regno annunciato dall’Evangelo.

Sono i fuochi che Dio accende lungo il cammino della storia. La vita di fede e della chiesa non cammina in virtù di menti eccelse di raffinati teologi, ma semplicemente perché Dio accende i fuochi che illuminano e riscaldano. Charles De Foucauld – Francesco d’Assisi, lo sguardo di un povero, la generosità di una donna, la testimonianza di un Gandhi…

A volte noi siamo stupiti e cadiamo in adorazione di fronte alle meraviglie della creazione, in realtà dovremmo essere meravigliati, colmi di stupore e adoranti di fronte a ciò che Dio opera nelle persone, i piccoli, i poveri e quanti si rendono disponibili a lui.


Se il Signore ha fatto meraviglie in tanti uomini e donne, piccoli e grandi, non perdiamo la fiducia: egli è all’opera anche per noi: noi fino d’ora siamo figli ma … noi saremo così come egli è perché lo vedremo.


E dunque, Signore,

non guardare ai nostri peccati,

ai nostri quotidiani tradimenti,

a tutte queste viltà segrete e palesi,

ma guarda alle fede di tutti i giusti della terra:

ai giusti di qualunque religione e fede,

ai giusti senza un nome, silenziosi ed umili,

uomini e donne di cui nessuno

ha mai avvertito che neppure esistessero

e invece il loro nome era scritto sul tuo Libro:

gente che incontravamo per via

e neppure salutavamo,

e loro invece ti salutavano

e pregavano per te e tu non sapevi:

qualcuno che abitava in periferia,

altri, nei campi, gente del deserto:

il portinaio di qualche monastero,

una madre, la quale ha solamente dato,

e un altro che è riuscito a perdonare…

Signore, sono costoro che ti rendono gloria

a nome dell’intero creato,

a nome di tutto il genere umano:

moltitudini che mai nessuno riesce a numerare:

Signore, guarda a tutti coloro

che non sanno neppure se esisti

e chi sia il tuo Cristo ( forse a causa nostra)

e invece sono vissuti per la giustizia

e la verità e la libertà e l’amore…

per queste cose hanno attraversato

il mare della grande tribolazione:

hanno subito chi la deportazione e l’esilio,

chi le feroci torture e il lungo carcere;

e altri sono stati fatti sparire

come se non fossero mai esistiti

sulla faccia della terra:

bambini, donne e sacerdoti,

e molti, moltissimi uomini del sindacato;

e altri che hanno sopportato

ogni avvilimento e disprezzo

e oblio perfino dalle proprie Chiese:

sono essi i tuoi santi

che compongono la “mistica rosa”

del tuo paradiso,

uomini e donne a te carissimi

fra gli stessi santi dei nostri calendari:

sono loro a comporre la tua gioia,

la grande festa nei cieli.

Amen - di Davide Maria Turoldo


Ricordiamo davanti a te, o Signore

  • Il clima di tensione per le elezioni presidenziali in Costa.

  • Almeno 140 persone sono annegate dopo che un'imbarcazione con circa 200 migranti a bordo è affondata al largo delle coste senegalesi.

  • Napoli: chiude lo stabilimento Whirlpool di Napoli. La carenza di posti di lavoro e la rapida diffusione del virus rendono critica la situazione sociale e sanitaria.

  • Migranti: Frontex accusata di respingimenti di migranti nel mar Egeo. 

  • Terremoto tra Grecia e Turchia di magnitudo 7, morti salgono a 26. Si scava tra le macerie

  • Le autorità militari israeliane in Cisgiordania hanno anticipato al tribunale distrettuale di Gerusalemme che la settimana prossima emetteranno la licenza per la costruzione di 31 alloggi per ebrei a Hebron.

  • A seguito del nuovo Dpcm 25 ottobre 2020manifestanti di movimenti estremisti di stampo fascista ha invaso Piazza Erbe a Verona con urla e fumogeni. La manifestazione non autorizzata non è stata fermata

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...


Aiutaci a custodire la speranza


  • I leader religiosi del Sudan hanno firmato una dichiarazione per promuovere la libertà di culto nel paese e per incoraggiare il dialogo comunitario.

  • Sono stati liberati i giornalisti fermati dalla polizia sabato scorso a Luanda, capitale dell’Angola.

  • Le Akashingadonne dello Zimbabwe, sentinelle di madre natura, hanno dato prova, ostentando coraggio e fierezza, di saper contrastare in modo perspicace i cacciatori di frodo.

  • A Napoli nasce la rete per la "dad" solidaleL'iniziativa mira a creare degli spazi educativi di prossimità rivolti agli alunni per i quali la didattica a distanza rischia di essere un amplificatore di disuguaglianza


Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo


Salmo 23

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.