Meditazione VI Domenica di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, '72.615 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023'. Secondo il ministero della Salute della Striscia i feriti sono 172.468

A Gerusalemme Est, «un’intera comunità palestinese sta per essere espulsa» Israele sta costringendo i 1.500 abitanti di Al-Bustan ad abbandonare il villaggio per costruire un parco a tema biblico. Per evitare di pagare multe salatissime, le famiglie stanno demolendo le proprie case. Il Comune di Gerusalemme sostiene che le abitazioni siano state costruite illegalmente, senza i permessi necessari. «Non ci sono permessi», ha spiegato Abu Rajab sottolineando che Israele rende quasi impossibile per i palestinesi di Gerusalemme Est ottenere le autorizzazioni necessarie per costruire legalmente.

Vivere senza luce o acqua è la norma per la maggioranza delle persone. La ripresa economica in Venezuela stenta a invertire la tendenza della povertà: secondo l'ultima indagine nazionale condotta dall'Università cattolica Andrés Bello (Ucab), il 68,5% delle famiglie vive in condizioni di indigenza e il 31,7% in povertà estrema. 1,2 milioni di bambini non vanno a scuola, 10% dei .venezuelani ha la luce garantita in casa

Messico, i lavoratori denunciano criminalità nelle miniere. Imprese straniere accusate di usare bande armate. Il capo del Sindacato nazionale dei minatori, Napoleón Gómez Urrutia, ha denunciato che diverse società estrattive ricorrono alla criminalità organizzata per attaccare i lavoratori e manipolare le assemblee. Il metodo consiste nell'impiegare bande armate per forzare il voto dei dipendenti e spingerli a disertare il sindacato.

Centinaia di contadini e rappresentanti delle comunità indigene boliviane sono arrivati a La Paz dopo una marcia di 27 giorni partita dal dipartimento amazzonico di Pando per chiedere l'abrogazione di una legge sulla proprietà agricola che, secondo i manifestanti, favorirebbe la concentrazione delle terre. permettendo di utilizzarle come garanzia per l'accesso al credito bancario

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Quando l'Europa scelse la pace attraverso la cooperazione. Si celebra oggi la Giornata dell’Europa. Il 9 maggio ricorda infatti il giorno in cui — settantasei anni fa — il Vecchio Continente decise di cambiare il proprio destino, avviando un percorso di cooperazione e integrazione destinato a trasformarne profondamente la storia. La Giornata dell’Europa non è dunque solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per ricordare che l’unità europea è il risultato di una scelta storica consapevole, nata dal desiderio di superare i conflitti del passato e costruire un futuro comune basato sulla collaborazione tra Stati e cittadini.

Il cardinale di Napoli Dommmenico Battaglia: per Napoli pace e giustizia, la camorra “non uccide solo quando spara”. Pace e giustizia contro la camorra, che “non uccide solo quando spara ma anche quando occupa il vuoto lasciato dalla solitudine, dalla mancanza di adulti credibili, dalla fragilità delle comunità”. La camorra “uccide quando convince un ragazzo che valere significa comandare. Quando fa credere che il rispetto si compra con la paura. E allora Napoli – ha sottolineato il cardinale - oggi deve dirlo con una chiarezza nuova: nessun ragazzo nasce perduto. Nessun quartiere nasce condannato. Nessuna famiglia deve essere lasciata sola a combattere contro ciò che è più grande di lei”.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 8,5-8.14-17 1Pt 3,15-18

Gv 14,15-21

[In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:]

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;

16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre,

17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.

Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

18Non vi lascerò orfani: verrò da voi.

19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.

20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.

Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.


***


Questo brano del vangelo di Giovanni è in continuità con quello di domenica scorsa e fa parte del racconto dell’ultima cena di Gesù, in cui egli parla ai discepoli presenti (capitoli 13-17). È un testo un po’ difficile, perché complesso, profondo e in parte misterioso. È necessario, perciò, non leggerlo in fretta, ma far risuonare queste parole nella mente e nel cuore, affinché si possa incominciare a comprendere meglio il loro significato.


Amore per Gesù e osservanza dei suoi comandamenti incorniciano il testo (versetti 15 e 21), evidenziando così il tema per la nostra riflessione. Qui Gesù parla dei ‘suoi’ comandamenti e, fino a questo momento, ne ha insegnati tre: essere a servizio degli altri (13,14); amare gli altri come lui ha fatto (13,34); avere fede in lui e nel Padre (14,1). Al loro centro c’è sempre e comunque la sua figura e il suo esempio di vita: il suo stile di comportamento diventa per i discepoli la misura, il paradigma e la ragione della loro esistenza nel quotidiano.


Cosa significa tutto questo nella pratica? Un episodio raccontato in questo stesso vangelo (21,15-17) ci può aiutare a comprendere. Si tratta del dialogo tra Pietro e Gesù risorto dopo essere apparso misteriosamente ai discepoli, aver compiuto il prodigio della rete piena di pesci e aver condiviso il pasto con loro. Gesù pone a Pietro per tre volte la stessa domanda, ‘mi ami tu?’, e lo incarica di prendersi cura della comunità dei credenti: ‘pasci le mie pecore’. È lo stesso Pietro che ha fallito come discepolo, rinnegando per tre volte l’amore di Gesù. Qui egli scopre non solo di essere stato perdonato, ma anche di ricevere da Lui un incarico importante: non più soltanto ‘pescatore di uomini’ (Marco 1,16-18), ma anche ‘pastore delle pecore’. E questo diventa risurrezione anche per lui.


In questa prospettiva, i comandamenti di Gesù non vengono percepiti come gravosi, quasi un obbligo cui si è sottoposti, ma divengono una risposta concreta e quotidiana all’amore che abbiamo ricevuto. Anche perché (e questo è fondamentalmente vero) noi abbiamo conosciuto e ricevuto l’amore di Dio e di Gesù attraverso gli altri e non direttamente dalle Sue mani. Noi abbiamo imparato ad amare realmente grazie all’esempio altrui.


Per crescere in questo senso, abbiamo ricevuto lo Spirito di Gesù (versetti 16-17) che agisce in noi, tra noi e con noi, e ci accompagna come genitore (‘non vi lascio orfani’) e come colui che ci sta accanto dandoci la forza e il coraggio di affrontare le difficoltà e le sfide della vita (‘Paraclito’ ossia ‘avvocato difensore / consolatore’).


E per concludere, Gesù dona una vista che va oltre quella fisica (‘il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete’), come ha fatto con il cieco nato, il quale, pur non avendo visto Gesù con i suoi occhi, ma avendo semplicemente accolto la sua parola, ha dimostrato di avere la capacità di comprendere ciò che i vedenti non percepiscono (Govanni 9,39). Questa abilità è conseguenza dell’unità promessa e attuata da Gesù tra lui, Dio e la comunità dei credenti, i quali diventano il segno della sua presenza nel mondo.


Dal Sal 65 (66)


Acclamate Dio, voi tutti della terra,

cantate la gloria del suo nome,

dategli gloria con la lode.

Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!.

A te si prostri tutta la terra,

a te canti inni, canti al tuo nome».

Venite e vedete le opere di Dio,

terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;

passarono a piedi il fiume:

per questo in lui esultiamo di gioia.

Con la sua forza domina in eterno.


Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,

e narrerò quanto per me ha fatto.

Sia benedetto Dio,

che non ha respinto la mia preghiera,

non mi ha negato la sua misericordia.


Meditazione Domenica V di Pasqua A

 


Ricordiamo davanti a Te

Freedom Flotilla Italia esprime piena e incondizionata solidarietà agli attivisti coinvolti nell'attacco avvenuto nella notte del 29 aprile al largo di Creta, mentre erano impegnati in una missione civile diretta verso Gaza con finalità umanitarie.Secondo le informazioni disponibili, "l'azione è stata condotta dall'esercito israeliano", e si configura come "un intervento armato in acque internazionali ai danni di un'imbarcazione civile".

Gaza, la denuncia di Msf: l'accesso all'acqua usato come arma contro la gente. Medici senza frontiere, nel suo ultimo rapporto, rileva che Israele ha distrutto o danneggiato il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie. L'Ong ha lanciato un appello affinché venga ripristinato immediatamente l’approvvigionamento a livelli adeguati per la popolazione, che sta pagando duramente le conseguenze di questa privazione

Una barca con a bordo 33 migranti sudanesi si è ribaltata nel Mar Mediterraneo a circa 100 chilometri dalle coste della città di Tobruk, nella Libia orientale. Il bilancio è di almeno 17 morti e 9 dispersi. Solo sette persone si sarebbero salvate.Nel 2026, solo nel Mediterraneo centrale, sarebbero già 765 i migranti morti, un numero in aumento del 150 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Sud Sudan, oltre 7 milioni di persone assediate dalla fame. L'allarme, lanciato ieri da Fao, Wfp e Unicef ha messo in evidenza che 7,8 milioni di persone — il 56 per cento della popolazione sud sudanese — sono spinte verso gradi elevati di insicurezza alimentare acuta, uno dei livelli più alti al mondo. Nella guerra che sta devastando il vicino Sudan, in vent'anni uccisi o mutilati oltre 4.000 bambini

Nigeria. Nello Stato di Adamawa gruppi armati del cosiddetto Stato islamico hanno attaccato il centro abitato dell'aerea di Gombi provocando almeno 29 morti e decine di feriti. nello stesso giorno nel quale alcuni uomini armati hanno dato l’assalto ad un orfanotrofio a Lokoja sequestrando decine di alunni

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

È a metà del suo cammino la Carovana panafricana per la pace e l’unità della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) promossa dalla società civile e sostenuta dalla Conferenza episcopale locale. Partita il 24 marzo, al suo arrivo, previsto il 30 maggio prossimo, avrà percorso 2.500 chilometri L’obiettivo degli organizzatori, appartenenti alla Società civile e a movimenti cittadini, è quello di denunciare ‎la predazione delle risorse e le ingerenze esterne che alimentano i conflitti armati sul suolo congolese. “Queste guerre non ci appartengono”, dichiarano. “Il popolo non deve più essere sacrificato sull’altare di una guerra che non lo riguarda”.

Il lavoro è presidio della società ed espressione della libertà della persona, è dignità. L'obiettivo di una nuova e piena occupazione è il messaggio dei costituenti che hanno voluto che la repubblica fosse fondata sul lavoro, per sottolineare che la repubblica sarebbe stato il tempo delle opportunità". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando la Festa del Lavoro a Pontedera. "C'è una piaga che non accenna a sanarsi, proseguono notizie di lavoratori che perdono la vita sul lavoro: la sicurezza sul lavoro resta un impegno che non consente rinunce o distinguo. Si tratta di un tributo inaccettabile".

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 6,1-7 1Pt 2,4-9

Gv 14,1-12

[In quel tempo Gesù disse:]

1«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?

3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me,

perché dove sono io siate anche voi.

4E del luogo dove io vado, conoscete la via».

5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».

6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio:

fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”?

10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso;

ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.

11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio

e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.


***


Questo brano del vangelo di Giovanni fa parte del racconto dell’ultima cena di Gesù che include il suo lungo discorso di addio ai discepoli presenti (capitoli 13-17). È considerato il suo ‘testamento’, pronunciato nel momento più angoscioso della sua vita. Aveva appena lavato i piedi ai suoi discepoli come segno del suo servizio all’umanità e in particolare a chi crede in lui, e aveva preannunciato il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro. Tra i presenti si era così creata una situazione di smarrimento, paura, dolore e incertezza riguardo al loro futuro. In questo contesto si comprendono le espressioni: ‘non sia turbato il vostro cuore, abbiate fiducia’. Sembra perciò essere lui solo ad avere in mano la situazione e avere il coraggio di affrontare gli avvenimenti.

Inoltre, Gesù presenta sé stesso come rimedio alla paura (‘abbiate fede in me’) e annuncia il futuro in maniera positiva (‘vado a prepararvi un posto’). È un invito a guardare avanti con speranza, nonostante tutto, con la capacità di avere una vista lunga e profonda, per scoprire un progetto di Dio che oltrepassa il male, la sofferenza e la morte. Gesù però non suggerisce di darsi ai ‘paradisi artificiali’ che consolano per il tempo che trovano, ma esorta a non fermarsi a contemplare l’oscurità del momento e invece alzare lo sguardo, camminando verso la luce.

In questo contesto Gesù pronuncia la famosa frase che non mediteremo mai abbastanza: ‘io sono la via, la verità e la vita’, una sfida che viene lanciata a tutti credenti di tutti i tempi e luoghi, un’asserzione esigente. Per chi si affida a lui, Gesù è colui che indica una direzione stabile nella vita (via), una roccia su cui posare i piedi per non affondare nella confusione dell’esistenza (verità) e uno stile di atteggiamenti e comportamenti che incarnano i valori fondamentalmente umani (vita).

Di questa strada non esistono scorciatoie, come propone Filippo: ‘mostraci il Padre e ci basta’. Come dire: ‘facci arrivare alla cima senza fare fatica, senza lo sforzo del camminare e dell’affrontare i pericoli’. A questa richiesta Gesù risponde semplicemente ‘io sono nel Padre’, ‘io sono con voi’: c’è lui che accompagna e fa da guida. Quella richiesta di Filippo appare strana al lettore del vangelo che, come lui, ha visto i segni e sperimentato l’azione di Gesù: a Cana aveva cambiato l’acqua in vino; a Gerusalemme aveva purificato il Tempio dai venditori autorizzati; a Sichem aveva cambiato la vita a una samaritana; aveva poi guarito il figlio di un funzionario statale, aveva salvato da morte un’adultera pentita, aveva guarito pure un infermo a Bethesda, aveva camminato sulle acque del lago, donata la vista ad un cieco nato e ridato la vita a Lazzaro. Non gli è bastato tutto questo?

Gesù conclude: ‘chi crede in me compirà opere più grandi’. È vero che i discepoli e le discepole di Gesù nella storia hanno compiuto e compiono molto più di lui, grazie al suo Spirito che li anima e al Padre che provvede loro. Ma forse l’opera più grande che possiamo compiere è quella di sentirci ‘risorti’ grazie a lui e di diventare perciò testimoni di risurrezione in questo nostro mondo, ripieno com’è di segni di angoscia, smarrimento, paura, incertezza e morte.



Dal Salmo 32 (33)


Esultate, o giusti, nel Signore;

per gli uomini retti è bella la lode.

Lodate il Signore con la cetra,

con l'arpa a dieci corde a lui cantate.


Perché retta è la parola del Signore

e fedele ogni sua opera.

Egli ama la giustizia e il diritto;

dell'amore del Signore è piena la terra.


Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,

su chi spera nel suo amore,

per liberarlo dalla morte

e nutrirlo in tempo di fame.


Meditazione IV Domenica di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, ancora morti in attacchi aerei dell'Idf sul territorio della Striscia. Cinque persone sono morte nella Striscia di Gaza in seguito a nuovi raid israeliani, nonostante la tregua siglata lo scorso ottobre. Ancora violenze anche in Cisgiordania: due persone, tra cui un adolescente, uccise da coloni israeliani armati  il numero delle vittime dall’annuncio dell’accordo sarebbe di oltre 770, con più di 2.100 feriti.

In dieci anni la fame nel mondo è raddoppiata. Lo spettro della carestia aleggia su decine di Paesi nel mondo. Il Global Report on Food Crises 2026 certifica il fallimento sistemico globale: 266 milioni di persone colpite da insicurezza alimentare acuta, due carestie dichiarate e finanziamenti umanitari crollati ai livelli del 2016. Due terzi di tutte le popolazioni che soffrono di fame acuta si trovano in soli dieci Paesi, tra cui spiccano: Afghanistan, Sudan, Yemen e Myamar. Le cause non derivano solo dalla mancanza di cibo, ma dall'effetto combinato di diete inadeguate, diffusione di malattie e un collasso totale dei servizi essenziali, idrici e sanitari.  Nel 2025, le stime indicano 35,5 milioni di bambini colpiti da malnutrizione acuta, di cui quasi 10 milioni nella sua forma più grave e letale.

Il nord del Kenya nella morsa di siccità e tagli agli aiuti. Il cambiamento climatico contribuisce al diffondersi della malnutrizione nelle aree semi desertiche al confine con l'Etiopia, dove ormai manca anche la pasta d’arachidi utilizzata per curare le forme più acute. "Non possiamo avere una salute nostra se la natura non è in salute", dichiara Micol Fascendini, esperta del settore in occasione dell'odierna Giornata mondiale della Terra. "Negli ultimi decenni abbiamo veramente sfruttato troppo le risorse naturali, senza pensare al bene della Terra. La realtà dei fatti è che siamo interconnessi: non possiamo avere una salute nostra se la natura non è in salute”.

Burkina Faso: il governo scioglie altre 118 ONG Il provvedimento colpisce organizzazioni attive in vari ambiti, dal sociale al sanitario, e si inserisce nell’applicazione della legge sulla libertà d'associazione del 2025. 
Amnesty International accusa le autorità di violare i diritti fondamentali, in un contesto segnato dallo scioglimento dei partiti e da crescenti tensioni con le ONG internazionali

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Giornata Mondiale della Terra: la sfida del cambiamento. L’Earth Day 2026 richiama l’urgenza di un cambiamento concreto nei modelli di sviluppo e negli stili di vita. Clima, salute ed energia emergono come snodi decisivi di una sfida globale.Il Papa denuncia uno “stravolgimento della creazione” e richiama a una “conversione” capace di rimettere al centro sostenibilità e fraternità. “Chi rapina la vostra terra delle sue risorse (…) investe in armi (…) in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”. Queste le parole di Papa Leone XIV, pronunciate a Bamenda, in Camerun, Un magistero che si colloca in continuità con quello di Papa Francesco, autore dell’enciclica Laudato si’, che inaugurò dieci anni fa il Villaggio per la Terra.

25 aprile 2026. «A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche.Il «senso della Resistenza» era e resta uno, ha sottolineato il capo dello Stato: «Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese».


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 2,14a.36-41 1Pt 2,20b-25

Gv 10,1-10

[In quel tempo Gesù disse:]

1«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta,

ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.

2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.

3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce:

egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.

4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse,

e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.

5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui,

perché non conoscono la voce degli estranei».

6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlasse loro.

7Allora Gesù disse loro di nuovo:

«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore.

8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti;

ma le pecore non li hanno ascoltati.

9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;

io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

***

In questo brano del vangelo di Giovanni, Gesù usa un’immagine, quella del pastore e delle pecore, che a noi pare abbastanza ‘fuori moda’. Oggigiorno paragonare una persona ad una pecora risuona come un’espressione dispregiativa, un insulto: rappresenta chi si adegua alla massa e la segue senza ragionare con la sua testa. Questo evidentemente non era il significato che Gesù voleva dare all’immagine, anche perché ai suoi giorni in Palestina la pastorizia era la realtà quotidiana e positiva della gente comune. Inoltre, con questa similitudine egli richiama alcuni testi della Bibbia ebraica che parlano di pastori: Dio che accompagna il suo popolo nel deserto verso la terra promessa; il buon pastore del Salmo 23; la fondamentale differenza fra buoni e cattivi pastori nel libro del profeta Ezechiele (cap. 34).

Nel vangelo di Giovanni questa immagine ha anche un sapore polemico. Gesù ha appena guarito un cieco nato (vedi Giovanni 9,1-41) e si è scontrato con i farisei che lo hanno criticato per il suo modo di operare nei confronti di quel disabile. Con questo discorso egli vuole contestare la loro pretesa di essere le guide, i giudici e i modelli di religiosità all’interno del popolo dei credenti. In altre parole, qui Gesù si propone come vera guida ed esempio con la sua persona, la sua parola e il suo esempio, rivelando la sua vera identità di Messia.

Sottolineo brevemente solo ciò che il pastore fa in questa ‘similitudine’ e che rivela l’azione di Gesù anche nei nostri confronti:

‘entra dalla porta (del recinto delle pecore)’, perché è il proprietario del gregge ed è libero di agire, a differenza del guardiano che è addetto al recinto;

è ‘pastore’ delle pecore, non un ladro, brigante o estraneo che sfrutta le pecore anche in modo violento;

‘chiama ciascuna pecora per nome’, riconoscendo e difendendo l’unicità della persona individuale, con le sue caratteristiche e doti, e non ‘massificando’ il gregge;

‘conduce fuori le pecore e cammina davanti ad esse’, non facendo il semplice maestro che insegna, ma essendo il primo testimone nel concreto del suo insegnamento;

‘le pecore lo riconoscono, ascoltano la sua voce e lo seguono’, perché hanno trovato in lui chi dona loro la ‘vita in abbondanza’;

egli è anche ‘la porta delle pecore’, che le rende capaci di ‘entrare e uscire’ in sicurezza per ‘trovare pascolo’, perché dona loro la vera libertà e l’autentica realizzazione umana.

Di solito applichiamo questa pagina di vangelo a chi ha un compito ‘pastorale’ nelle comunità cristiane di tutto il mondo, ossia a chi si dedica alla crescita della fede dei credenti. In realtà, questo insegnamento vale per tutti i discepoli e discepole, perché tutti, in un modo o in un altro, abbiamo una certa responsabilità nei confronti della crescita umana altrui. Gesù allora diventa il nostro modello in cui specchiarci.


Dal Sal 22 (23)


Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia.


Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.


Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.


Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.


Meditazione Domenica III di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

    Amnesty International ha chiesto alle autorità israeliane l’urgente annullamento degli emendamenti, approvati il 30 marzo dalla Knesset con 62 voti a favore, che ampliano l’applicazione della pena di morte. Secondo il testo approvato dal Parlamento, è passibile di condanna a morte "chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell’ambito di un atto di terrorismo, con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele"
    La Giornata dei prigionieri palestinesi 2026 che si tiene ogni anno il 17 aprile, arriva in un momento in cui i detenuti politici palestinesi subiscono i livelli più estremi di tortura, abuso e sterminio nella storia dell’occupazione israeliana. Attualmente ci sono più di 9.600 prigionieri palestinesi e arabi detenuti nelle prigioni dell’occupazione israeliana. Circa il 50% di tutti i prigionieri politici palestinesi è detenuto senza processo né accusa. Le forze di occupazione hanno effettuato oltre 23.000 arresti in Cisgiordania e a Gerusalemme dall’inizio del genocidio a Gaza.di cui oltre 700 arresti di donne.Circa 1.800 arresti di bambini, più di 240 arresti di giornalisti.
    Giovedì un detenuto di 34 anni è stato trovato morto in cella nella terza sezione del carcere di Busto Arsizio (Varese): si sarebbe impiccato con i lacci delle scarpe. È il quindicesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno.Nella lettera aperta del cappellano del carcere si legge «La cella non era il posto dove dovevi stare. Avevi più bisogno di galera o più bisogno di cure?»
    Tre anni di guerra in Sudan, 17 milioni di bambini senza assistenza sanitariaSave the children: almeno tre piccoli al minuti nati in mezzo al conflitto mentre la sanità è al collasso. Molti di questi bambini sono nati da madri sfollate in rifugi sovraffollati o strutture con risorse insufficienti, spesso prive di elettricità, attrezzature di base e personale medico qualificato. Dall'inizio del 2026, l'OHCHR ha registrato un forte aumento degli attacchi con droni contro le infrastrutture civili, con oltre 500 civili uccisi tra gennaio e metà marzo.
    Sud America, senza fine la crisi umanitaria al confine tra Colombia e VenezuelaIl conflitto armato nel Catatumbo, un territorio sul versante nord della Colombia, non mostra segni di tregua. Gli scontri continuano a causare vittime civili costringendo interi villaggi a fuggire. Si stima che più di 100.000 persone siano state sfollate dall’inizio dell’escalation nel gennaio del 2025

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

    Congo, a Brazzaville una scuola inclusiva. La riqualificazione dei servizi sanitari in un istituto scolastico della capitale della Repubblica del Congo per renderli accessibili davvero a tutti. Questa e altre attività a sostegno della popolazione congolese nel racconto dei cooperanti di Cps, una ong della federazione Focsiv. "Lavoriamo con le scuole e le comunità per facilitare una piena partecipazione alla vita scolastica e sociale".

    Il Papa in Camerun. Nella liturgia Leone XIV cita l’interrogativo della Scrittura che, dice, oggi «è rivolto a quanti hanno la responsabilità sociale e politica di guardare al popolo e al suo bene». E hanno il compito di rispondere alla «fame della gente» che umilia gran parte dell’umanità, denuncia. «Fame di pace, di libertà, di giustizia», tiene a far sapere. E fame di «cibo» che viene «razionato per emergenza», «rubato per contesa», «sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare». L’alternativa all’ingordigia è il «miracolo» della «condivisione»,E avverte: «C’è pane per tutti se a tutti lo si dona. C’è pane per tutti se viene preso non con una mano che afferra, ma con una mano che dona».

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: 

At 2,14a.22-33 1Pt 1,3-9

Gv 20,19-31

13Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.


15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro.

16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.

17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?».

Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Cleopa, gli rispose:

«Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?».

19Domandò loro: «Che cosa?».

Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità

lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.

21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele;

con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.

22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba

23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli,

i quali affermano che egli è vivo.

24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne,

ma lui non l’hanno visto».

25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!

26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».

27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.


28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.

29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».

Egli entrò per rimanere con loro.


30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.

31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista.

32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore

mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».

33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme,

dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano:

«Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».

35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via

e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

*****


Quello di questa domenica è un brano di vangelo molto noto e interessante, che non necessita di tanti commenti, perché l’abbiamo ascoltato e magari anche meditato a lungo. Credo però che la nostra situazione di credenti al giorno d’oggi possa assomigliare molto a quella dei due discepoli di Emmaus, come ci viene descritta in questa bella pagina redatta dall’evangelista Luca.

Erano due persone in cammino verso casa perché tornavano alla loro vita di sempre, dopo aver conosciuto e seguito Gesù per un certo tempo. Nel loro cammino discutevano tra loro animatamente di ciò che gli era accaduto e non trovavano pace. Avevano accanto a loro Gesù, non lo hanno riconosciuto, frustrati, tristi e delusi dalla vita. Dicevano: ‘speravamo fosse lui a liberare Israele’. Da lui si erano probabilmente aspettati un qualcosa di straordinario che portasse pace, giustizia e libertà, dopo aver ascoltato e accolto il suo messaggio e dopo aver visto i suoi gesti prodigiosi nei riguardi delle persone fragili e bisognose. Ma il venerdì precedente era capitato il disastro: Gesù era morto, sconfessato e scomunicato ufficialmente dalle autorità religiose di Gerusalemme e condannato come un criminale, lui che non aveva fatto nulla di male. Da qui la loro delusione e costernazione.

Allo sconosciuto che li ha incontrati, hanno manifestano tutta la loro angoscia, raccontando la vicenda terrena di quel Gesù di Nazaret in cui avevano creduto: parole, azioni, condanna, morte e anche i segni della sua risurrezione. Nelle loro parole noi troviamo gli elementi essenziali del vangelo che lo riguardano: recitavano dunque il credo, il riassunto della fede cristiana. Ed erano tristi! La loro fede non dava loro un significato alla vita e parlavano di eventi che per loro avevano poco senso, perché non ne capivano il valore.

In questa situazione, Gesù cos’ha fatto? Si è avvicinato a loro, ha camminato con loro, ha iniziato un dialogo, ha posto domande e ha anche avuto il coraggio di rimproverarli: ‘stolti e lenti di cuore…’. Li ha sfidati a rileggere la storia, per comprendere che ciò che è accaduto rientra in un progetto più grande, voluto da Dio: ‘cominciando da Mosè e da tutti i profeti…’. E ha ricordato loro come lui stesso aveva messo in pratica questo progetto: ‘spiegò loro ciò che si riferiva a lui’. Con tutto ciò, Gesù è riuscito a ‘scaldare il cuore’ dei due viandanti e a cambiare la loro visione dei fatti.

Poi ha accolto il loro invito di ‘rimanere’ con lui, non di condividere semplicemente la cena. Ed è quello che è accaduto: lui è sparito, ma paradossalmente è ‘rimasto’ con loro per sempre, soprattutto attraverso quel gesto della frazione e condivisione del pane, che è il simbolo e il riassunto di tutta la sua vita donata, del suo messaggio di amore concreto e delle scelte da lui attuate.

Gesù è sparito, anche perché da quel momento in poi è toccato a loro continuare il cammino della vita, accompagnati dalla presenza silenziosa ma efficace del suo Spirito. Egli diventa così il modello di chiunque voglia anche oggi seguire il suo esempio di ‘evangelizzatore’. Avvicinamento alle persone, dialogo, sfide, condivisione di sentimenti, idee e prospettive, proposta di vedere la realtà con gli occhi di Dio e comunicazione della propria esperienza di fede: questi gli ingredienti per seminare il vangelo con efficacia. E poi, sparire per lasciare agli altri la possibilità di continuare il cammino con i propri passi e con i loro tempi.



Dal Sal 15 (16)


Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle tue mani è la mia vita.


Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore,

sta alla mia destra, non potrò vacillare.


Per questo gioisce il mio cuore

ed esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,

né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. .


Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena alla tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.


Meditazione II Domenica di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, ong: a sei mesi dalla tregua, i civili continuano a soffrire. A distanza di tempo dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre scorso, si rilevano ancora privazioni e insufficienti aiuti nella Striscia, secondo un rapporto di cinque organizzazioni umanitarie. Jeremy Konyndyk, presidente di Refugees International: "I palestinesi soffrono quotidianamente di grave malnutrizione e di morti evitabili perché molti non hanno accesso in modo affidabile a cibo e servizi di base"

Libano, Israele continua a espandere la sua aggressione prendendo di mira aree residenziali densamente popolate e togliendo la vita a civili disarmati in varie parti del Libano, inclusa, in particolare, la capitale Beirut". Secondo una prima stima del ministero della Salute libanese, i bombardamenti hanno provocato 254 morti e 720 feriti. Più di cento gli obiettivi colpiti in circa dieci minuti tra Beirut, il sud del Libano e la valle della Bekaa.

In Nigeria non si placa il dolore per le stragi di Pasqua- Il Paese dell’Africa occidentale è in preda a violenze senza più limiti che stanno producendo migliaia di morti e decine di migliaia di sfollati

Dal 6 all'11 aprile, i popoli nativi di tutto il Brasile si riuniscono a Brasilia per la 22/a edizione dell'Accampamento della terra libera (Atl), la più grande mobilitazione indigena del Paese. Si prevede la partecipazione di oltre 8.000 esponenti di diverse etnie e regioni Tra i temi principali di questa edizione figurano la difesa della demarcazione territoriale e l'opposizione all'esplorazione di petrolio, gas e minerali nei territori indigeni. Il programma prevede domani una marcia verso il Congresso, a difesa del rovesciamento delle politiche anti-indigene, e un'altra giovedì verso il Palazzo presidenziale, per chiedere al governo federale di accelerare la demarcazione territoriale.

La terra si spacca ancora, abitanti evacuati: "Le case a rischio crollo". Il maltempo non ha innescato solo la frana di Petacciato: un movimento franoso ha colpito anche Salcito, al confine tra Abruzzo e Molise. Frane minacciano i centri abitati anche a San Giuliano di Puglia, Agnone e Frosolone. Disposta l'evacuazione precauzionale di 50 persone.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Rom e sinti, verso il superamento dei campi in Italia. Presentato a Roma il rapporto annuale dell'associazione "21 luglio" dal titolo Cento Campi, che illustra la condizione delle comunità rom e sinte in Italia. Per il presidente Carlo Stasolla "sempre più amministrazioni si stanno muovendo verso il superamento dei campi, comprendendo l’insensatezza di questo dispositivo monoetnico".

Papa Leone nella Domenica delle Palme. "Gesù non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare se stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell'umanità. Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo;"Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano di sangue".

Il Capitolo provinciale degli Stimmatini riunitosi a Sezano questa settimana, ha eletto Padre Simone Piacentini nuovo Padre Provinciale. A lui un sincero augurio di bene.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



At 2,42-47 1Pt 1,3-9

Gv 20,19-31

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

***

Il brano comprende due scene (vv.19-23 e vv.24-29) e una conclusione generale (vv.30-31). Nella prima scena è raccontato il venire di Gesù in mezzo ai suoi, nella seconda, la vicenda che vede coinvolto il discepolo Tommaso in un duplice dialogo: prima con gli altri discepoli e poi con Gesù. Entrambi i momenti sono introdotti da una coordinata temporale di notevole interesse: 19La sera di quel giorno, il primo della settimana - 26Otto giorni dopo.

Non è difficile pensare che queste indicazioni temporali riflettano la prassi della Comunità cristiana delle origini che, appunto, il primo giorno della settimana e/o l’ottavo giorno, celebra la memoria del suo Signore Crocifisso e Risorto.

Alle due scene, nel brano viene aggiunta una conclusione: “Ma questi (i segni) sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. (Vi è poi un altro capitolo, il 21° nel vangelo di Giovanni, ma si tratta di un'evidente aggiunta ecclesiale assai significativa).

Cosa significa avere la vita nel suo nome? Il nome è la sua realtà. Rende presente efficacemente il mistero della persona. Avere vita nel nome di Gesù, significa fare della nostra vita la manifestazione della risurrezione di Gesù.

Nella seconda lettura, è detto che il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ci generò per una speranza viva in forza della risurrezione. In altre parole, la vicenda di Gesù è generativa in noi di espressioni di vita nuova. Un esempio di manifestazione della risurrezione, per quanto possa considerarsi un po' idealizzato, lo troviamo nella prima lettura, nel libro di Atti: “Tutti i credenti stavano riuniti insieme e avevano tutto in comune, le loro proprietà e i loro beni li vendevano e ne facevano parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno... spezzavano il pane e prendevano cibo con gioia”. La novità di vita consiste nell'essere, non più isolati dagli altri e rivolti solo a sé stessi, ma con gli altri, mai contro gli altri, sempre rivolti verso gli altri e solidali, cioè parte vitale dell'insieme. Questo in buona sostanza significa avere vita nel nome di Gesù.

Nel racconto evangelico, i discepoli abitano la stanza della paura. Chiusi, bloccati, non possono vivere. Loro sono tutt’altro che “rivolti” agli altri.

In ogni compagine e in ogni Chiesa gestita e super controllata dal timore di uscire dalle righe, non c'è vita, non c'è gioia, non c'è respiro! Manca la VITA NEL NOME DI GESU'. Giovanni rende questo clima con alcune espressioni: caduta la notte e le porte chiuse (sprangate). Si tratta di una situazione a vicolo cieco, disperata, senza via d’uscita. Gesù, manifestandosi, non rinfaccia, non redarguisce per la loro pavidità ma, rendendosi presente, tanto a dire: entrando dentro, attraversando le paure, svela l’inconsistenza delle chiusure. Dal di dentro cioè smuove quelle esistenze paralizzate perché vi entra con quell'amorevolezza inesauribile, e segni delle mani, dei piedi e del costato stanno lì a testimoniarlo, di colui che prima di morire si piegò a lavare i piedi.

Grazie a quell'amore certo, la comunità delle discepole e dei discepoli può lanciarsi e sbilanciarsi fino ad osare la profezia del primo giorno dopo il sabato. Ecco perché il saluto di Gesù si realizza nel dono della pace-shalom come un restare in piedi nella vita, senza timori, come la possibilità di realizzare le promesse di bene di cui ogni essere è portatore.

Il dono diventa poi un incarico: Vi do lo shalom, rimettete i peccati. Vale a dire, riportate le situazioni umane in un orizzonte di giustizia e di verità.

Il parallelismo antitetico a coloro a cui, perdonerete i peccati saranno perdonati; e a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”, non autorizza i discepoli ad un perdono del tutto arbitrario, come se fosse loro dato un potere di fare il bello e il cattivo tempo. È invece un'affermazione che obbliga i discepoli ad un'azione di liberazione e di riconciliazione assolute.

Se non lo facessero avrebbero la responsabilità di lasciar languire la realtà nelle sue contraddizioni. Questo è il senso ultimo delle parole “e a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.

Al convegno ecclesiale di Firenze, papa Francesco sollecitava ad essere “Una Chiesa inqueta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Una Chiesa lieta con il volto di mamma, che comprende, accompagna e accarezza”.

Occorre prendere parte al progetto di una nuova creazione sulla quale ormai il Signore ha già effuso il suo Soffio vitale. Questo è “avere la vita”.

L’altra sequenza, come abbiamo detto, riguarda la vicenda di Tommaso. È un quadretto che sostanzialmente ci offre delle considerazioni circa l’esperienza della fede.

Alla fede che rompe con i “mondi chiusi e apre le stanze delle paure per dare aria” si perviene attraverso un cammino da cui non è esente il dubbio e la perplessità (Tommaso è presentato come il “gemello”, lui è come noi, noi siamo come lui). Quando egli perviene alla fede, non è perché il suo bisogno probatorio ha raggiunto gli elementi sufficienti per credere, ma perché anche lui si trova di fronte a quei segni che lo riportano a quell'amore incondizionato e inesauribile di cui ha intuito lo spessore la sera della lavanda dei piedi. Se si fosse trattato di soddisfare al desiderio di avere delle prove, sarebbe bastato constatarne la presenza, invece, è invitato a toccare (entrare in contatto) con i segni di quell'amore, vale a dire: a collocarsi nella prospettiva del dono di sé. La fede non nasce dalle prove ma dall'amore.

Infine, è assieme agli altri che si giunge a superare le strettoie del dubbio e si perviene alla commovente adesione fiduciosa. Lo sguardo fisso sui segni dell’amore fedele (guarda… tendi la mano) consente di rimanere uniti agli altri nonostante tutto. Possiamo rimanere con le nostre paure, fatiche, immaturità ecc. perché, in ogni caso, l’amore fedele non ci abbandona.



Dal Sal 117 (118)


Dica Israele:

«Il suo amore è per sempre».

Dica la casa di Aronne:

«Il suo amore è per sempre».

Dicano quelli che temono il Signore:

«Il suo amore è per sempre».


Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,

ma il Signore è stato il mio aiuto.

Mia forza e mio canto è il Signore,

egli è stato la mia salvezza.

Grida di giubilo e di vittoria

nelle tende dei giusti:

la destra del Signore ha fatto prodezze.


La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d'angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Domenica di Pasqua 2026

 


Vangelo di Matteo 28,1-10

1Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 

5L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 

7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». 

8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 

9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 

10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».



È RISORTO!


Penso che prima o poi a noi tutti è venuto un dubbio: ma sarà vero? Sarà vero che Cristo è risorto? Forse l’abbiamo scacciato come un pensiero cattivo, come una tentazione: dubitare di Gesù, della resurrezione e della vita eterna sembra una contraddizione palese alla nostra fede. Ed è vero che il dubbio a volte fa perdere la fede, perché corrode i valori fondamentali. Ma il dubbio talvolta può anche essere l’inizio di una crescita nella vera fede, se esso è inserito in un’onesta ricerca della verità, se c’è la volontà di riappropriarsi di certi contenuti che abbiamo appreso da bambini, li abbiamo accettati e magari sono rimasti ‘bambini’, nel senso che non sono maturati. Insomma, la risurrezione di Gesù è vera o è una leggenda inventata dagli apostoli o dai primi discepoli o dai cristiani del primo secolo? Ognuno di noi come cristiano deve prima o poi rispondere a questa domanda. I vangeli ci possono aiutare a trovare una soluzione.


I vangeli ci raccontano di alcuni personaggi che hanno avuto a che fare con la risurrezione di Gesù. Maria di Magdala va alla tomba in cerca di un cadavere, trova la tomba aperta e vuota e si mette a cercare chi ha rubato il cadavere. Vede Gesù vivente, ma lo scambia per un giardiniere e lo accusa di aver portato via la salma. I due discepoli di Emmaus camminano con lui, ma non lo riconoscono; raccontano la sua storia, ciò che ha fatto nella sua vita, come è stato crocifisso e concludono: ‘speravamo che fosse lui a liberare Israele!’. Tommaso deve toccare e solo dopo crede che è veramente risorto. Gli altri discepoli lo vedono sulla riva del lago di Galilea, ma fanno fatica a riconoscerlo. Dunque, se la risurrezione è un problema per noi, lo è stato anche per i discepoli della prima ora. E anche per Gesù: che fatica ha fatto per far credere che era lui e non un fantasma, uno spettro, una visione o un’immagine virtuale! I vangeli sono unanimi nel raccontarci che c’è stato un processo impegnativo e a volte penoso per arrivare a credere nella resurrezione. Non è una cosa ovvia. Non è il lieto fine di una fiaba. Anche il discepolo che Gesù amava, il primo che secondo i vangeli ha creduto nella resurrezione, ha avuto bisogno di segni: le bende per terra e il sudario piegato e messo in ordine da una parte. Chi ruba cadaveri, evidentemente ruba anche le bende e non si mette a piegare il sudario. Erano indizi di un qualcosa di strano e il discepolo amato riesce a vedere i segni della risurrezione. 


Nei vangeli troviamo anche gli angeli che affermano: ‘voi cercate colui che è stato crocifisso: non è qui è risorto!’. Dunque, un messaggio celeste, inaspettato, che viene dall’alto, che cambia completamente le prospettive. I discepoli non se lo inventano, ma lo scoprono grazie ad una comunicazione divina. Il messaggio poi non basta: non è solo una bella idea che salta in mente o un’ispirazione o una visione nuova della vita: ciò che ha fatto cambiare prospettiva ai discepoli è stato l’incontro con Gesù vivente, l’incontro con quell’uomo che era morto e che ora vive per sempre, con quell’uomo che nel suo corpo da risorto porta incancellabili i segni della sua sofferenza e della sua morte. Quel Gesù che diciamo risorto, dunque, non è una persona leggendaria - ci dicono i vangeli - non è un uomo del passato che aveva belle idee e che ha fatto una fine tragica, ma è un uomo con la sua storia e con le sue sofferenze, portate anche nel suo stesso corpo glorioso. 


Nato in una stalla da una famiglia povera, anche se non misera, fu un predicatore itinerante di un pensiero nuovo su Dio che cambia il modo di vedere e di agire degli ebrei e dei pagani del suo tempo; un uomo che si preoccupava dei poveri, delle vedove e dei malati; un uomo che in nome di Dio perdonava e cambiava le persone; un uomo che amava la giustizia, denunciava i soprusi senza odiare coloro che li perpetravano; un uomo che criticava e metteva in dubbio le false certezze; un uomo che ha accettato di andare fino in fondo alle sue scelte impopolari, di subire tutte le conseguenze del suo annuncio e con fedeltà è andato incontro alla sua morte violenta; un uomo innocente, condannato a una morte infamante in quella escalation di violenza tra giovedì e venerdì. Quest’uomo - ci dicono i vangeli - è risorto e vive per sempre (Luca), è con noi (Matteo), ci precede (Marco) sulle strade della giustizia, della pace, della libertà e dei valori evangelici che egli stesso ha vissuto, predicato e testimoniato. Dunque, Gesù risorto diventa la speranza di ogni uomo e di ogni donna e la sua risurrezione è il segno che la vita ha la meglio sulla morte, che il bene vince il male. È un segno chiaro e lampante che Dio non ama la sofferenza ma la gioia. È il Dio dei viventi nel senso più profondo del termine, di coloro cioè che vivono e vivono bene. E vivere bene secondo il Vangelo di Gesù è vivere come lui è vissuto. 


Ecco perché la risurrezione porta gioia e pace, porta a un nuovo modo di vedere le cose, il mondo, l’esistenza, noi stessi. La risurrezione porta a un nuovo modo di vedere il negativo, il male, la morte, la sofferenza, l’oppressione e l’ingiustizia. La risurrezione ci porta ad affrontare questi mali in un nuovo modo. La risurrezione ci dà il coraggio stesso di Gesù Cristo (che in altri termini si chiama Spirito Santo) con la certezza di riuscire a vincere. Dà la gioia profonda che nessuna sofferenza può togliere, nessun fallimento può spegnere. Dà un senso a tutta la nostra vita e alla nostra morte.

Meditazione Domenica delle Palme A

 



Ricordiamo davanti a Ti

    Europa, nuovo giro di vite contro migranti e rifugiati. L’obiettivo dichiarato di rendere le procedure più rapide ed efficaci. Via libera dunque alla possibilità di istituire centri di rimpatrio (come il modello Italia-Albania) in Paesi terzi. anche in Paesi diversi da quello di origine con i quali l’Unione o i singoli Stati membri abbiano stretto accordi in tal senso. Il testo rafforza inoltre la facoltà di ricorrere ai rimpatri forzati in seguito al rilascio del cosiddetto ‘foglio di via’. In caso di trasferimento forzato verso un determinato Paese considerato sicuro dallo Stato europeo che ne decreta l’espulsione, sarà il richiedente asilo a dover dimostrare il rischio individuale. Il provvedimento ha già sollevato forti critiche da parte della società civile. In particolare, una ventina di organizzazioni impegnate nella tutela dei minori, per i quali potrebbero verificarsi gravi rischi legati all’estensione delle misure detentive. Infatti, secondo le associazioni, il testo consente periodi di trattenimento fino a 24 mesi.

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra in corso in Iran e in Libano, in Israele martedì sera la Commissione per la Sicurezza nazionale della Knesset ha votato a favore del controverso disegno di legge della coalizione di governo che prevede la pena di morte per i prigionieri palestinesi condannati per terrorismo.

Le alluvioni devastano il Malawi, almeno 13 morti e 35 feriti. Il problema più grave riguarda il distretto di Chikwawa, una zona del sud attraversata dal fiume Shire, che è esondato. Paola Germano, della Comunità di Sant'Egidio: "Agli allagamenti normali si è aggiunta una vera e propria alluvione: case e campi coltivati sono stati completamente inondati. Questo ha provocato un esodo di circa 20.000 persone"

La Gran Bretagna riduce gli aiuti all’Africa del 56% per finanziare le maggiori spese per la difesa. Il governo britannico ha annunciato nei giorni scorsi tagli superiori ai sei miliardi di sterline al bilancio per il riarmo e la misura più consistente riguarda proprio i paesi più poveri del mondo. Entro il 2028-29 i fondi bilaterali si ridurranno di quasi 900 milioni di sterline, pari a un taglio del 56%. Il tutto si tradurrà in meno scuole, ospedali e servizi essenziali.

Il Messico protesta per il 14esimo migrante morto in custodia dell'Ice. 'Gravi omissioni ed evidenti carenze nella fornitura di assistenza medica. si chiede "un'immediata revisione del centro di custodia di Adelanto - a San Bernardino, California - a causa delle gravi omissioni e delle evidenti carenze nell'assistenza medica fornita alle persone ivi ospitate".

50 anni dal golpe, l'Argentina scende in piazza per la memoria. Partiti, sindacati e organizzazioni per i diritti umani nel corteo alla Plaza de Mayo. Il 23 marzo ha visto la partecipazione delle Madri e delle Abuelas di Plaza de Mayo e la lettura sul palco allestito di fronte alla Casa Rosada di un documento per rivendicare l'importanza della memoria e ribadire le richieste di verità e giustizia sui crimini della dittatura, oltre allo storico "Nunca Más" (Mai più).

«Senza acqua né cibo»: la morte dei 22 migranti gettati in mare. Erano partiti dalla Libia ed erano diretti in Grecia, ma hanno perso l'orientamento e sono rimasti senza viveri al largo delle coste elleniche. I corpi sono poi finiti in acqua su ordine dei trafficanti, forse per alleggerire il carico. In 26 si sono salvati

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Medio Oriente, mamme palestinesi e israeliane a Roma in cammino per la pace

Yael Admi, attivista israeliana e tra i volti più noti di Women Wage Peace, e Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice di Women of the Sun, ieri hanno marciato a piedi nudi a Roma per la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace. L'iniziativa unisce le madri israeliane e palestinesi in un appello comune per la fine della violenza

Frère Matthew: con il Papa una riflessione su solidarietà e dialogo in tempo di guerra. “Il pericolo più grande in Occidente - ha osservato il priore di Taizé- oggi è l’indifferenza. Potremmo pensare che guerre lontane non ci riguardino, ma quanto accade in Ucraina o in Medio Oriente ha conseguenze dirette su di noi, non solo economiche, ma anche sulla nostra libertà di esistere come nazioni e di praticare la nostra fede. Se cadiamo nell'indifferenza, ben presto questi problemi finiranno per gravare anche sulle nostre spalle. Per questo è importante cercare segni concreti di solidarietà: mantenere i contatti, visitare chi lotta per la libertà, non dimenticare chi soffre”. Si tratta di una sfida che non è solo odierna, eppure è importante oggi evitare lo scoraggiamento

Una "grande marcia popolare" per "invadere Roma e bloccarla”, una "mobilitazione globale" che si svolge in contemporanea in altri Paesi, "contro i re e le loro guerre". È stato il giorno del corteo di No Kings Italia, che dal primo pomeriggio per alcune ore ha sfilato per le vie del centro della Capitale italiana per dire "no all'autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione". In testa al corteo, su uno striscione, la frase "Per un mondo libero dalle guerre"

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



Is 50,4-7 Fil 2,6-11

Mt 26,14-27,66


1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi,

Gesù mandò due discepoli, 2dicendo loro:

«Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro.

Slegateli e conduceteli da me. 3E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete:

“Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”».

4Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

5Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite,

seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma.

6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù:

7condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere.

8La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada,

mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada.

9La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava:

«Osanna al figlio di Davide!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Osanna nel più alto dei cieli!».

10Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione

e diceva: «Chi è costui?».

11E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».


***


Nel vangelo di Matteo l’entrata gloriosa in Gerusalemme si inserisce nella sezione in cui si narrano i tre segni compiuti da Gesù all’inizio della sua attività nella capitale giudaica. Infatti, questo brano è seguito dal racconto della purificazione del Tempio (vv. 12-17) e del prodigio della pianta di fichi seccata (vv. 18-22). Di questi gesti e avvenimenti le autorità chiederanno poi una spiegazione (vv. 23-27). Sono dunque da considerarsi tre azioni simboliche molto significative che riguardano l’identità messianica di Gesù.


Gesù entra a Gerusalemme raffigurandosi come un messia umile, perché realizza la profezia di Zaccaria (9,9), qui espressamente citata e arricchita da quella di Isaia (62,11). È dunque il compimento del sogno e delle aspettative del popolo di Dio oppresso: un liberatore che da oriente (cioè dalla strada di Gerico al Monte degli Ulivi) avrebbe dovuto entrare a Gerusalemme per instaurare un nuovo regno di pace e giustizia.


Ma la differenza è sconvolgente: Gesù non è il guerriero che con le sue truppe armate viene a giudicare le nazioni pagane (come Zaccaria si aspettava – capitolo 14), ma un semplice profeta, come viene chiamato al v. 11, che, cavalcando un asino preso a prestito, è accompagnato da una turma improvvisata di galilei, venuta per il pellegrinaggio pasquale e armata di semplici rami.


Matteo descrive come mezzo di trasporto non l’usuale cavallo bianco, tipico dei grandi conquistatori del suo tempo, e neanche un unico asino, come gli altri evangelisti, ma racconta di due animali: un’asina con il suo piccolo. Ciò ha fatto molto discutere gli interpreti e i commentatori antichi (Giustino, Origene, Agostino, ecc.), ma, leggendo attentamente si scopre che appare chiara la volontà dell’evangelista di mostrare la realizzazione alla lettera della profezia veterotestamentaria.


L’accettazione da parte di Gesù di questa glorificazione improvvisata stride con le sue precedenti ingiunzioni di mantenere il segreto messianico a suo riguardo. Perché prima ordinava a discepoli, demoni e malati di non rivelare la sua identità, mentre ora accetta questa esplosione di popolarità con le ambiguità che ne derivano? Perché in Galilea, quando lo volevano fare re, era fuggito (vedi Marco 6 e Giovanni 6), mentre ora asseconda l’entusiasmo popolare?


Qui siamo evidentemente di fronte ad una svolta nel racconto e ad una nuova fase della rivelazione
dell’identità di Gesù: il racconto è ambientato a Gerusalemme e qui l’atteggiamento di Gesù cambia. Questi
segni di popolarità sono finalizzati a dare la vera chiarificazione della sua identità messianica, che
conoscerà il suo apice nella crocifissione del venerdì seguente. Egli vuole dimostrare che è sì il re
davidico annunciato da Mosè e dai profeti e atteso con particolare ansia dal popolo del suo tempo, ma
un messia ben diverso da come lo si immaginava: egli, infatti, manderà in crisi sia il popolo che le autorità, sia i galilei che gli abitanti della capitale, meravigliando anche i pagani (vedi i racconti della passione). Senza menzionare i discepoli che nel momento della prova lo abbandoneranno.


Ciò che meraviglia, a livello storico, è il mancato intervento punitivo da parte delle autorità di Gerusalemme (la polizia del Tempio) o delle forze di occupazione romana. La brevità della manifestazione non autorizzata e il mancato scontro violento possono avere influito nella decisione di non frapporsi all’entusiasmo popolare.


Per il lettore moderno, la sfida di accettare un messia del genere è pur sempre viva e richiede un continuo rivedere le proprie aspettative nei confronti di Gesù e di Dio che lo ha inviato. Ad esempio, se comprendiamo la persona di Gesù come il messia ‘mite e umile di cuore’, qui scopriamo che la sua mitezza e umiltà sono anche coraggio e determinazione nell’affrontare il pericolo in fedeltà al progetto del Padre che lo ispirava. Se lo pensiamo come il liberatore dai nostri problemi individuali e sociali, qui ne restiamo delusi. Se lo accogliamo come portatore di una novità che continua a sconvolgere le nostre visioni schematiche della vita e delle relazioni, per donarci un modo di essere nel mondo secondo il punto di vista di Dio, allora Egli avrà ottenuto il suo scopo.



Dal Sal 21 (22)


Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,

storcono le labbra, scuotono il capo:

«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,

lo porti in salvo, se davvero lo ama!».


Un branco di cani mi circonda,

mi accerchia una banda di malfattori;

hanno scavato le mie mani e i miei piedi.

Posso contare tutte le mie ossa.


Si dividono le mie vesti,

sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, vieni presto in mio aiuto.


Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,

ti loderò in mezzo all'assemblea.

Lodate il Signore, voi suoi fedeli,

gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,

lo tema tutta la discendenza d'Israele.