Ricordiamo davanti a Te
Cisgiordania, a Taybeh nuovi attacchi dei coloni: raccolta delle olive a rischio La raccolta delle olive di quest'anno ha messo in luce una netta contraddizione: i proprietari terrieri affrontano restrizioni e timori nel tentativo di raggiungere i propri alberi, mentre i coloni accedono agli stessi terreni e raccolgono i frutti, utilizzando talvolta attrezzature sottratte agli stessi proprietari palestinesi". La denuncia arriva da un rapporto firmato da padre Bashar Fawadleh, parroco dell'unico villaggio palestinese interamente cristiano. Nel documento il sacerdote riferisce delle recenti aggressioni dei coloni che si protraggono ormai ininterrotte da oltre quattro giorni, in terreni agricoli a est e a sud di Taybeh.
Usa, la fucilazione dell'autore della strage di Fort Hood sarà in diretta streaming. Si tratterebbe della prima esecuzione compiuta dall’esercito statunitense dal 1961 e della prima per fucilazione dal 1945. «Faremo in modo che la gente possa vederla, che sia pubblica», ha confermato Hegseth, aggiungendo che «la gente deve capire che questo genere di cose comporta gravi conseguenze».
Nigeria, oltre 20 morti in scontri tra esercito e jihadisti dello Stato. islamico. Cresce la violenza nel Paese affacciato sul Golfo di Guinea. Scontri tra esponenti dello Stato islamico della Provincia dell'Africa occidentale (Iswap) ed esercito hanno causato tra martedì e mercoledì decine di morti. Ma gli episodi cruenti aumentano anche a causa di operazioni di banditi che assaltano civili: tra lunedì e martedì circa 100 persone in una miniera d'oro hanno perso la vita dopo un attacco da parte di uomini armati.
In Brasile, le autorità della città amazzonica di Manaus hanno sospeso le attività scolastiche in tutta la rete municipale a causa dell'intenso fumo provocato dagli incendi boschivi e dai roghi agricoli nella regione. Il fumo è causato da centinaia di focolai, incendi nell'entroterra dello stato e roghi locali (come quelli presso siti di smaltimento rifiuti e discariche nella Zona Est e nel Distretto Industriale), il tutto aggravato dal fenomeno El Niño e dalle ondate di calore.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Nobel per la pace 2026 alla sudafricana Navanethem Pillay
Il riconoscimento è stata assegnato alla giurista di orgine Tamil, giudice della Corte penale internazionale, "che - si legge nelle motivazioni - con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo"- “Tutti continuano a chiedermi: quando ti fermerai?” Agnes Callamard. Pillay ha ricordato di essere ancora impegnata nella giustizia internazionale "Attualmente sono ancora coinvolta come giudice ad hoc nel procedimento avviato dal Gambia contro il Myanmar”, ha spiegato, riferendosi al caso davanti alla Corte internazionale di giustizia relativo alle accuse di genocidio.
Leone XIV: la pena di morte è inammissibile, contro la dignità della persona. in occasione dell’odierna Giornata Mondiale contro la pena di morte, il Pontefice ricorda che il ricorso alla pena capitale non tutela il bene comune. Esistono infatti soluzioni alternative che proteggono i cittadini “ma non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi”.. “La vera giustizia non può accontentarsi della sola punizione, tali sforzi devono anche adottare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, volti alla rieducazione e al pieno reinserimento dei trasgressori nel tessuto sociale”. “Lo stesso rispetto per l’inerente dignità di ogni persona, anche di coloro che hanno commesso reati, preclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di punizione crudele o degradante”.--
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.
Is 25,6-10a Fil 4,12-14.19-20
Mt 22,1-14
1Gesù riprese a parlare [ai capi dei sacerdoti e i farisei] con parabole e disse:
2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio.
3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine:
“Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo;
i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.
5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;
6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini
e diede alle fiamme la loro città.
8Poi disse ai suoi servi:
“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;
9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.
10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono,
cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale.
12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì.
13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre;
là sarà pianto e stridore di denti”.
14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
***
Questa parabola è piena di strani particolari che suscitano interrogativi: perché gli invitati al banchetto del re hanno rifiutato una così splendida occasione? Perché uccidere gli inviati del re? Perché quella smisurata violenza da parte del re con la distruzione di città e la morte di persone innocenti? Come ci si può aspettare che gli invitati presi sulle strade siano vestiti da nozze? E, d’altra parte, come mai tutti erano vestiti bene, eccetto uno? È chiaro che questa è una storia e non ci si deve aspettare che tutto sia logico e facilmente comprensibile, ma pare che qui Gesù, e Matteo che scrive, esagerino con gli elementi irreali che rasentano il fiabesco.
Sottolineo qui solo alcuni aspetti che forse ci fanno capire meglio ciò che Gesù voleva dire raccontando questa strana parabola.
Si tratta di un banchetto per una festa nazionale: le nozze del principe ereditario. Non è un semplice banchetto, ma una celebrazione che ha evidente carattere politico. Accettare è questione di lealtà al governo e rifiutare può essere compreso come atto di alto tradimento (siamo nella società medio-orientale di più di 2000 anni fa). Gli invitati chiaramente non sono comuni cittadini, ma funzionari locali e imprenditori che sembrano odiare l’autorità del re e i suoi collaboratori. È descritta pure una certa ‘escalation’ nel loro rifiuto: dal primo semplice invito che viene ignorato; al secondo, che chiede con urgenza di una risposta, ma che è altrettanto trascurato; al fare qualcos’altro come una scusa; all’insultare i funzionari del re, per concludere con l’omicidio. Non ci viene data la ragione di questo rifiuto, ma è chiara l’alta tensione che esiste tra queste persone e il monarca.
La reazione del re, una punizione esagerata, ci dimostra che questo non è un governante mite e giusto, ma un dittatore che impone con il pugno di ferro la sua autorità. L’improvviso cambio di invitati sembra semplicemente imposto dal desiderio che la festa si faccia in qualsiasi caso. E allora si passa ai comuni cittadini, buoni o malvagi che siano.
La questione del vestito: l’impressione è che fosse possibile essere vestiti bene, anche se chiamati ad una festa all’ultimo minuto. L’Antico Testamento ci aiuta a comprendere: qui troviamo degli episodi in cui agli invitati veniva pure dato un vestito decente, anche perché alcuni venivano da molto lontano e, dopo un lungo ed estenuante viaggio, non avevano la possibilità di avere immediatamente indumenti puliti (Genesi 45,22; Giudici 14,12-13; 2 Re 10,22). Se questa è la spiegazione, allora il vestire inappropriato dell’ospite sgradito sarebbe una specie di insulto al tiranno, simile a quello di coloro che hanno rifiutato l’invito. Il suo silenzio non sarebbe dunque quello di una persona impaurita, ma quello di un implicito disprezzo. E di nuovo, la punizione va molto al di là della colpa commessa e il re non si smentisce nella sua cattiveria.
Evidentemente non si può applicare la figura di questo re direttamente al Dio annunciato da Gesù. Come in altri casi, Gesù utilizza una storia al negativo per mostrare un valore importante. La storia ci parla di un cocciuto rifiuto da parte degli invitati ‘di prima scelta’, la loro sostituzione con gente forzata e non del tutto meritevole e, alla fine, anche tra questi c’è chi ostinatamente insulta il tiranno. Gesù sta parlando a coloro che rifiutano il suo messaggio (scribi, farisei, autorità, ecc.) e a coloro che invece ricevono l’invito e decidono di far festa con Gesù (discepoli e peccatori convertiti). Ma anche tra questi c’è chi si rifiuta di cambiare veramente.
Si chiede Gesù: se ad un tiranno malvagio e violento gli ‘ultimi’ (buoni e cattivi) rispondono forse per paura in modo positivo (nonostante qualcuno di loro non sia d’accordo), perché i ‘primi’ rifiutano l’invito di un Dio buono e misericordioso che attraverso di Lui chiede (e ci chiede!) di entrare nel suo Regno per far festa con lui?
Risposta (v. 14): tutti coloro che ascoltano il suo messaggio sono invitati a condividere la gioia di Dio Padre, ma purtroppo non tutti sono disponibili ad accogliere l’invito.
Commento a cura di Stefano Senaldi
Sal 22 (23)
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.





