Meditazione II Domenica di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, ong: a sei mesi dalla tregua, i civili continuano a soffrire. A distanza di tempo dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre scorso, si rilevano ancora privazioni e insufficienti aiuti nella Striscia, secondo un rapporto di cinque organizzazioni umanitarie. Jeremy Konyndyk, presidente di Refugees International: "I palestinesi soffrono quotidianamente di grave malnutrizione e di morti evitabili perché molti non hanno accesso in modo affidabile a cibo e servizi di base"

Libano, Israele continua a espandere la sua aggressione prendendo di mira aree residenziali densamente popolate e togliendo la vita a civili disarmati in varie parti del Libano, inclusa, in particolare, la capitale Beirut". Secondo una prima stima del ministero della Salute libanese, i bombardamenti hanno provocato 254 morti e 720 feriti. Più di cento gli obiettivi colpiti in circa dieci minuti tra Beirut, il sud del Libano e la valle della Bekaa.

In Nigeria non si placa il dolore per le stragi di Pasqua- Il Paese dell’Africa occidentale è in preda a violenze senza più limiti che stanno producendo migliaia di morti e decine di migliaia di sfollati

Dal 6 all'11 aprile, i popoli nativi di tutto il Brasile si riuniscono a Brasilia per la 22/a edizione dell'Accampamento della terra libera (Atl), la più grande mobilitazione indigena del Paese. Si prevede la partecipazione di oltre 8.000 esponenti di diverse etnie e regioni Tra i temi principali di questa edizione figurano la difesa della demarcazione territoriale e l'opposizione all'esplorazione di petrolio, gas e minerali nei territori indigeni. Il programma prevede domani una marcia verso il Congresso, a difesa del rovesciamento delle politiche anti-indigene, e un'altra giovedì verso il Palazzo presidenziale, per chiedere al governo federale di accelerare la demarcazione territoriale.

La terra si spacca ancora, abitanti evacuati: "Le case a rischio crollo". Il maltempo non ha innescato solo la frana di Petacciato: un movimento franoso ha colpito anche Salcito, al confine tra Abruzzo e Molise. Frane minacciano i centri abitati anche a San Giuliano di Puglia, Agnone e Frosolone. Disposta l'evacuazione precauzionale di 50 persone.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Rom e sinti, verso il superamento dei campi in Italia. Presentato a Roma il rapporto annuale dell'associazione "21 luglio" dal titolo Cento Campi, che illustra la condizione delle comunità rom e sinte in Italia. Per il presidente Carlo Stasolla "sempre più amministrazioni si stanno muovendo verso il superamento dei campi, comprendendo l’insensatezza di questo dispositivo monoetnico".

Papa Leone nella Domenica delle Palme. "Gesù non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare se stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell'umanità. Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo;"Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano di sangue".

Il Capitolo provinciale degli Stimmatini riunitosi a Sezano questa settimana, ha eletto Padre Simone Piacentini nuovo Padre Provinciale. A lui un sincero augurio di bene.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



At 2,42-47 1Pt 1,3-9

Gv 20,19-31

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

***

Il brano comprende due scene (vv.19-23 e vv.24-29) e una conclusione generale (vv.30-31). Nella prima scena è raccontato il venire di Gesù in mezzo ai suoi, nella seconda, la vicenda che vede coinvolto il discepolo Tommaso in un duplice dialogo: prima con gli altri discepoli e poi con Gesù. Entrambi i momenti sono introdotti da una coordinata temporale di notevole interesse: 19La sera di quel giorno, il primo della settimana - 26Otto giorni dopo.

Non è difficile pensare che queste indicazioni temporali riflettano la prassi della Comunità cristiana delle origini che, appunto, il primo giorno della settimana e/o l’ottavo giorno, celebra la memoria del suo Signore Crocifisso e Risorto.

Alle due scene, nel brano viene aggiunta una conclusione: “Ma questi (i segni) sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. (Vi è poi un altro capitolo, il 21° nel vangelo di Giovanni, ma si tratta di un'evidente aggiunta ecclesiale assai significativa).

Cosa significa avere la vita nel suo nome? Il nome è la sua realtà. Rende presente efficacemente il mistero della persona. Avere vita nel nome di Gesù, significa fare della nostra vita la manifestazione della risurrezione di Gesù.

Nella seconda lettura, è detto che il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ci generò per una speranza viva in forza della risurrezione. In altre parole, la vicenda di Gesù è generativa in noi di espressioni di vita nuova. Un esempio di manifestazione della risurrezione, per quanto possa considerarsi un po' idealizzato, lo troviamo nella prima lettura, nel libro di Atti: “Tutti i credenti stavano riuniti insieme e avevano tutto in comune, le loro proprietà e i loro beni li vendevano e ne facevano parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno... spezzavano il pane e prendevano cibo con gioia”. La novità di vita consiste nell'essere, non più isolati dagli altri e rivolti solo a sé stessi, ma con gli altri, mai contro gli altri, sempre rivolti verso gli altri e solidali, cioè parte vitale dell'insieme. Questo in buona sostanza significa avere vita nel nome di Gesù.

Nel racconto evangelico, i discepoli abitano la stanza della paura. Chiusi, bloccati, non possono vivere. Loro sono tutt’altro che “rivolti” agli altri.

In ogni compagine e in ogni Chiesa gestita e super controllata dal timore di uscire dalle righe, non c'è vita, non c'è gioia, non c'è respiro! Manca la VITA NEL NOME DI GESU'. Giovanni rende questo clima con alcune espressioni: caduta la notte e le porte chiuse (sprangate). Si tratta di una situazione a vicolo cieco, disperata, senza via d’uscita. Gesù, manifestandosi, non rinfaccia, non redarguisce per la loro pavidità ma, rendendosi presente, tanto a dire: entrando dentro, attraversando le paure, svela l’inconsistenza delle chiusure. Dal di dentro cioè smuove quelle esistenze paralizzate perché vi entra con quell'amorevolezza inesauribile, e segni delle mani, dei piedi e del costato stanno lì a testimoniarlo, di colui che prima di morire si piegò a lavare i piedi.

Grazie a quell'amore certo, la comunità delle discepole e dei discepoli può lanciarsi e sbilanciarsi fino ad osare la profezia del primo giorno dopo il sabato. Ecco perché il saluto di Gesù si realizza nel dono della pace-shalom come un restare in piedi nella vita, senza timori, come la possibilità di realizzare le promesse di bene di cui ogni essere è portatore.

Il dono diventa poi un incarico: Vi do lo shalom, rimettete i peccati. Vale a dire, riportate le situazioni umane in un orizzonte di giustizia e di verità.

Il parallelismo antitetico a coloro a cui, perdonerete i peccati saranno perdonati; e a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”, non autorizza i discepoli ad un perdono del tutto arbitrario, come se fosse loro dato un potere di fare il bello e il cattivo tempo. È invece un'affermazione che obbliga i discepoli ad un'azione di liberazione e di riconciliazione assolute.

Se non lo facessero avrebbero la responsabilità di lasciar languire la realtà nelle sue contraddizioni. Questo è il senso ultimo delle parole “e a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.

Al convegno ecclesiale di Firenze, papa Francesco sollecitava ad essere “Una Chiesa inqueta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Una Chiesa lieta con il volto di mamma, che comprende, accompagna e accarezza”.

Occorre prendere parte al progetto di una nuova creazione sulla quale ormai il Signore ha già effuso il suo Soffio vitale. Questo è “avere la vita”.

L’altra sequenza, come abbiamo detto, riguarda la vicenda di Tommaso. È un quadretto che sostanzialmente ci offre delle considerazioni circa l’esperienza della fede.

Alla fede che rompe con i “mondi chiusi e apre le stanze delle paure per dare aria” si perviene attraverso un cammino da cui non è esente il dubbio e la perplessità (Tommaso è presentato come il “gemello”, lui è come noi, noi siamo come lui). Quando egli perviene alla fede, non è perché il suo bisogno probatorio ha raggiunto gli elementi sufficienti per credere, ma perché anche lui si trova di fronte a quei segni che lo riportano a quell'amore incondizionato e inesauribile di cui ha intuito lo spessore la sera della lavanda dei piedi. Se si fosse trattato di soddisfare al desiderio di avere delle prove, sarebbe bastato constatarne la presenza, invece, è invitato a toccare (entrare in contatto) con i segni di quell'amore, vale a dire: a collocarsi nella prospettiva del dono di sé. La fede non nasce dalle prove ma dall'amore.

Infine, è assieme agli altri che si giunge a superare le strettoie del dubbio e si perviene alla commovente adesione fiduciosa. Lo sguardo fisso sui segni dell’amore fedele (guarda… tendi la mano) consente di rimanere uniti agli altri nonostante tutto. Possiamo rimanere con le nostre paure, fatiche, immaturità ecc. perché, in ogni caso, l’amore fedele non ci abbandona.



Dal Sal 117 (118)


Dica Israele:

«Il suo amore è per sempre».

Dica la casa di Aronne:

«Il suo amore è per sempre».

Dicano quelli che temono il Signore:

«Il suo amore è per sempre».


Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,

ma il Signore è stato il mio aiuto.

Mia forza e mio canto è il Signore,

egli è stato la mia salvezza.

Grida di giubilo e di vittoria

nelle tende dei giusti:

la destra del Signore ha fatto prodezze.


La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d'angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Domenica di Pasqua 2026

 


Vangelo di Matteo 28,1-10

1Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 

5L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 

7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». 

8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 

9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 

10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».



È RISORTO!


Penso che prima o poi a noi tutti è venuto un dubbio: ma sarà vero? Sarà vero che Cristo è risorto? Forse l’abbiamo scacciato come un pensiero cattivo, come una tentazione: dubitare di Gesù, della resurrezione e della vita eterna sembra una contraddizione palese alla nostra fede. Ed è vero che il dubbio a volte fa perdere la fede, perché corrode i valori fondamentali. Ma il dubbio talvolta può anche essere l’inizio di una crescita nella vera fede, se esso è inserito in un’onesta ricerca della verità, se c’è la volontà di riappropriarsi di certi contenuti che abbiamo appreso da bambini, li abbiamo accettati e magari sono rimasti ‘bambini’, nel senso che non sono maturati. Insomma, la risurrezione di Gesù è vera o è una leggenda inventata dagli apostoli o dai primi discepoli o dai cristiani del primo secolo? Ognuno di noi come cristiano deve prima o poi rispondere a questa domanda. I vangeli ci possono aiutare a trovare una soluzione.


I vangeli ci raccontano di alcuni personaggi che hanno avuto a che fare con la risurrezione di Gesù. Maria di Magdala va alla tomba in cerca di un cadavere, trova la tomba aperta e vuota e si mette a cercare chi ha rubato il cadavere. Vede Gesù vivente, ma lo scambia per un giardiniere e lo accusa di aver portato via la salma. I due discepoli di Emmaus camminano con lui, ma non lo riconoscono; raccontano la sua storia, ciò che ha fatto nella sua vita, come è stato crocifisso e concludono: ‘speravamo che fosse lui a liberare Israele!’. Tommaso deve toccare e solo dopo crede che è veramente risorto. Gli altri discepoli lo vedono sulla riva del lago di Galilea, ma fanno fatica a riconoscerlo. Dunque, se la risurrezione è un problema per noi, lo è stato anche per i discepoli della prima ora. E anche per Gesù: che fatica ha fatto per far credere che era lui e non un fantasma, uno spettro, una visione o un’immagine virtuale! I vangeli sono unanimi nel raccontarci che c’è stato un processo impegnativo e a volte penoso per arrivare a credere nella resurrezione. Non è una cosa ovvia. Non è il lieto fine di una fiaba. Anche il discepolo che Gesù amava, il primo che secondo i vangeli ha creduto nella resurrezione, ha avuto bisogno di segni: le bende per terra e il sudario piegato e messo in ordine da una parte. Chi ruba cadaveri, evidentemente ruba anche le bende e non si mette a piegare il sudario. Erano indizi di un qualcosa di strano e il discepolo amato riesce a vedere i segni della risurrezione. 


Nei vangeli troviamo anche gli angeli che affermano: ‘voi cercate colui che è stato crocifisso: non è qui è risorto!’. Dunque, un messaggio celeste, inaspettato, che viene dall’alto, che cambia completamente le prospettive. I discepoli non se lo inventano, ma lo scoprono grazie ad una comunicazione divina. Il messaggio poi non basta: non è solo una bella idea che salta in mente o un’ispirazione o una visione nuova della vita: ciò che ha fatto cambiare prospettiva ai discepoli è stato l’incontro con Gesù vivente, l’incontro con quell’uomo che era morto e che ora vive per sempre, con quell’uomo che nel suo corpo da risorto porta incancellabili i segni della sua sofferenza e della sua morte. Quel Gesù che diciamo risorto, dunque, non è una persona leggendaria - ci dicono i vangeli - non è un uomo del passato che aveva belle idee e che ha fatto una fine tragica, ma è un uomo con la sua storia e con le sue sofferenze, portate anche nel suo stesso corpo glorioso. 


Nato in una stalla da una famiglia povera, anche se non misera, fu un predicatore itinerante di un pensiero nuovo su Dio che cambia il modo di vedere e di agire degli ebrei e dei pagani del suo tempo; un uomo che si preoccupava dei poveri, delle vedove e dei malati; un uomo che in nome di Dio perdonava e cambiava le persone; un uomo che amava la giustizia, denunciava i soprusi senza odiare coloro che li perpetravano; un uomo che criticava e metteva in dubbio le false certezze; un uomo che ha accettato di andare fino in fondo alle sue scelte impopolari, di subire tutte le conseguenze del suo annuncio e con fedeltà è andato incontro alla sua morte violenta; un uomo innocente, condannato a una morte infamante in quella escalation di violenza tra giovedì e venerdì. Quest’uomo - ci dicono i vangeli - è risorto e vive per sempre (Luca), è con noi (Matteo), ci precede (Marco) sulle strade della giustizia, della pace, della libertà e dei valori evangelici che egli stesso ha vissuto, predicato e testimoniato. Dunque, Gesù risorto diventa la speranza di ogni uomo e di ogni donna e la sua risurrezione è il segno che la vita ha la meglio sulla morte, che il bene vince il male. È un segno chiaro e lampante che Dio non ama la sofferenza ma la gioia. È il Dio dei viventi nel senso più profondo del termine, di coloro cioè che vivono e vivono bene. E vivere bene secondo il Vangelo di Gesù è vivere come lui è vissuto. 


Ecco perché la risurrezione porta gioia e pace, porta a un nuovo modo di vedere le cose, il mondo, l’esistenza, noi stessi. La risurrezione porta a un nuovo modo di vedere il negativo, il male, la morte, la sofferenza, l’oppressione e l’ingiustizia. La risurrezione ci porta ad affrontare questi mali in un nuovo modo. La risurrezione ci dà il coraggio stesso di Gesù Cristo (che in altri termini si chiama Spirito Santo) con la certezza di riuscire a vincere. Dà la gioia profonda che nessuna sofferenza può togliere, nessun fallimento può spegnere. Dà un senso a tutta la nostra vita e alla nostra morte.

Meditazione Domenica delle Palme A

 



Ricordiamo davanti a Ti

    Europa, nuovo giro di vite contro migranti e rifugiati. L’obiettivo dichiarato di rendere le procedure più rapide ed efficaci. Via libera dunque alla possibilità di istituire centri di rimpatrio (come il modello Italia-Albania) in Paesi terzi. anche in Paesi diversi da quello di origine con i quali l’Unione o i singoli Stati membri abbiano stretto accordi in tal senso. Il testo rafforza inoltre la facoltà di ricorrere ai rimpatri forzati in seguito al rilascio del cosiddetto ‘foglio di via’. In caso di trasferimento forzato verso un determinato Paese considerato sicuro dallo Stato europeo che ne decreta l’espulsione, sarà il richiedente asilo a dover dimostrare il rischio individuale. Il provvedimento ha già sollevato forti critiche da parte della società civile. In particolare, una ventina di organizzazioni impegnate nella tutela dei minori, per i quali potrebbero verificarsi gravi rischi legati all’estensione delle misure detentive. Infatti, secondo le associazioni, il testo consente periodi di trattenimento fino a 24 mesi.

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra in corso in Iran e in Libano, in Israele martedì sera la Commissione per la Sicurezza nazionale della Knesset ha votato a favore del controverso disegno di legge della coalizione di governo che prevede la pena di morte per i prigionieri palestinesi condannati per terrorismo.

Le alluvioni devastano il Malawi, almeno 13 morti e 35 feriti. Il problema più grave riguarda il distretto di Chikwawa, una zona del sud attraversata dal fiume Shire, che è esondato. Paola Germano, della Comunità di Sant'Egidio: "Agli allagamenti normali si è aggiunta una vera e propria alluvione: case e campi coltivati sono stati completamente inondati. Questo ha provocato un esodo di circa 20.000 persone"

La Gran Bretagna riduce gli aiuti all’Africa del 56% per finanziare le maggiori spese per la difesa. Il governo britannico ha annunciato nei giorni scorsi tagli superiori ai sei miliardi di sterline al bilancio per il riarmo e la misura più consistente riguarda proprio i paesi più poveri del mondo. Entro il 2028-29 i fondi bilaterali si ridurranno di quasi 900 milioni di sterline, pari a un taglio del 56%. Il tutto si tradurrà in meno scuole, ospedali e servizi essenziali.

Il Messico protesta per il 14esimo migrante morto in custodia dell'Ice. 'Gravi omissioni ed evidenti carenze nella fornitura di assistenza medica. si chiede "un'immediata revisione del centro di custodia di Adelanto - a San Bernardino, California - a causa delle gravi omissioni e delle evidenti carenze nell'assistenza medica fornita alle persone ivi ospitate".

50 anni dal golpe, l'Argentina scende in piazza per la memoria. Partiti, sindacati e organizzazioni per i diritti umani nel corteo alla Plaza de Mayo. Il 23 marzo ha visto la partecipazione delle Madri e delle Abuelas di Plaza de Mayo e la lettura sul palco allestito di fronte alla Casa Rosada di un documento per rivendicare l'importanza della memoria e ribadire le richieste di verità e giustizia sui crimini della dittatura, oltre allo storico "Nunca Más" (Mai più).

«Senza acqua né cibo»: la morte dei 22 migranti gettati in mare. Erano partiti dalla Libia ed erano diretti in Grecia, ma hanno perso l'orientamento e sono rimasti senza viveri al largo delle coste elleniche. I corpi sono poi finiti in acqua su ordine dei trafficanti, forse per alleggerire il carico. In 26 si sono salvati

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Medio Oriente, mamme palestinesi e israeliane a Roma in cammino per la pace

Yael Admi, attivista israeliana e tra i volti più noti di Women Wage Peace, e Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice di Women of the Sun, ieri hanno marciato a piedi nudi a Roma per la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace. L'iniziativa unisce le madri israeliane e palestinesi in un appello comune per la fine della violenza

Frère Matthew: con il Papa una riflessione su solidarietà e dialogo in tempo di guerra. “Il pericolo più grande in Occidente - ha osservato il priore di Taizé- oggi è l’indifferenza. Potremmo pensare che guerre lontane non ci riguardino, ma quanto accade in Ucraina o in Medio Oriente ha conseguenze dirette su di noi, non solo economiche, ma anche sulla nostra libertà di esistere come nazioni e di praticare la nostra fede. Se cadiamo nell'indifferenza, ben presto questi problemi finiranno per gravare anche sulle nostre spalle. Per questo è importante cercare segni concreti di solidarietà: mantenere i contatti, visitare chi lotta per la libertà, non dimenticare chi soffre”. Si tratta di una sfida che non è solo odierna, eppure è importante oggi evitare lo scoraggiamento

Una "grande marcia popolare" per "invadere Roma e bloccarla”, una "mobilitazione globale" che si svolge in contemporanea in altri Paesi, "contro i re e le loro guerre". È stato il giorno del corteo di No Kings Italia, che dal primo pomeriggio per alcune ore ha sfilato per le vie del centro della Capitale italiana per dire "no all'autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione". In testa al corteo, su uno striscione, la frase "Per un mondo libero dalle guerre"

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



Is 50,4-7 Fil 2,6-11

Mt 26,14-27,66


1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi,

Gesù mandò due discepoli, 2dicendo loro:

«Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro.

Slegateli e conduceteli da me. 3E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete:

“Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”».

4Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

5Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite,

seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma.

6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù:

7condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere.

8La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada,

mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada.

9La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava:

«Osanna al figlio di Davide!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Osanna nel più alto dei cieli!».

10Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione

e diceva: «Chi è costui?».

11E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».


***


Nel vangelo di Matteo l’entrata gloriosa in Gerusalemme si inserisce nella sezione in cui si narrano i tre segni compiuti da Gesù all’inizio della sua attività nella capitale giudaica. Infatti, questo brano è seguito dal racconto della purificazione del Tempio (vv. 12-17) e del prodigio della pianta di fichi seccata (vv. 18-22). Di questi gesti e avvenimenti le autorità chiederanno poi una spiegazione (vv. 23-27). Sono dunque da considerarsi tre azioni simboliche molto significative che riguardano l’identità messianica di Gesù.


Gesù entra a Gerusalemme raffigurandosi come un messia umile, perché realizza la profezia di Zaccaria (9,9), qui espressamente citata e arricchita da quella di Isaia (62,11). È dunque il compimento del sogno e delle aspettative del popolo di Dio oppresso: un liberatore che da oriente (cioè dalla strada di Gerico al Monte degli Ulivi) avrebbe dovuto entrare a Gerusalemme per instaurare un nuovo regno di pace e giustizia.


Ma la differenza è sconvolgente: Gesù non è il guerriero che con le sue truppe armate viene a giudicare le nazioni pagane (come Zaccaria si aspettava – capitolo 14), ma un semplice profeta, come viene chiamato al v. 11, che, cavalcando un asino preso a prestito, è accompagnato da una turma improvvisata di galilei, venuta per il pellegrinaggio pasquale e armata di semplici rami.


Matteo descrive come mezzo di trasporto non l’usuale cavallo bianco, tipico dei grandi conquistatori del suo tempo, e neanche un unico asino, come gli altri evangelisti, ma racconta di due animali: un’asina con il suo piccolo. Ciò ha fatto molto discutere gli interpreti e i commentatori antichi (Giustino, Origene, Agostino, ecc.), ma, leggendo attentamente si scopre che appare chiara la volontà dell’evangelista di mostrare la realizzazione alla lettera della profezia veterotestamentaria.


L’accettazione da parte di Gesù di questa glorificazione improvvisata stride con le sue precedenti ingiunzioni di mantenere il segreto messianico a suo riguardo. Perché prima ordinava a discepoli, demoni e malati di non rivelare la sua identità, mentre ora accetta questa esplosione di popolarità con le ambiguità che ne derivano? Perché in Galilea, quando lo volevano fare re, era fuggito (vedi Marco 6 e Giovanni 6), mentre ora asseconda l’entusiasmo popolare?


Qui siamo evidentemente di fronte ad una svolta nel racconto e ad una nuova fase della rivelazione
dell’identità di Gesù: il racconto è ambientato a Gerusalemme e qui l’atteggiamento di Gesù cambia. Questi
segni di popolarità sono finalizzati a dare la vera chiarificazione della sua identità messianica, che
conoscerà il suo apice nella crocifissione del venerdì seguente. Egli vuole dimostrare che è sì il re
davidico annunciato da Mosè e dai profeti e atteso con particolare ansia dal popolo del suo tempo, ma
un messia ben diverso da come lo si immaginava: egli, infatti, manderà in crisi sia il popolo che le autorità, sia i galilei che gli abitanti della capitale, meravigliando anche i pagani (vedi i racconti della passione). Senza menzionare i discepoli che nel momento della prova lo abbandoneranno.


Ciò che meraviglia, a livello storico, è il mancato intervento punitivo da parte delle autorità di Gerusalemme (la polizia del Tempio) o delle forze di occupazione romana. La brevità della manifestazione non autorizzata e il mancato scontro violento possono avere influito nella decisione di non frapporsi all’entusiasmo popolare.


Per il lettore moderno, la sfida di accettare un messia del genere è pur sempre viva e richiede un continuo rivedere le proprie aspettative nei confronti di Gesù e di Dio che lo ha inviato. Ad esempio, se comprendiamo la persona di Gesù come il messia ‘mite e umile di cuore’, qui scopriamo che la sua mitezza e umiltà sono anche coraggio e determinazione nell’affrontare il pericolo in fedeltà al progetto del Padre che lo ispirava. Se lo pensiamo come il liberatore dai nostri problemi individuali e sociali, qui ne restiamo delusi. Se lo accogliamo come portatore di una novità che continua a sconvolgere le nostre visioni schematiche della vita e delle relazioni, per donarci un modo di essere nel mondo secondo il punto di vista di Dio, allora Egli avrà ottenuto il suo scopo.



Dal Sal 21 (22)


Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,

storcono le labbra, scuotono il capo:

«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,

lo porti in salvo, se davvero lo ama!».


Un branco di cani mi circonda,

mi accerchia una banda di malfattori;

hanno scavato le mie mani e i miei piedi.

Posso contare tutte le mie ossa.


Si dividono le mie vesti,

sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, vieni presto in mio aiuto.


Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,

ti loderò in mezzo all'assemblea.

Lodate il Signore, voi suoi fedeli,

gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,

lo tema tutta la discendenza d'Israele.

Meditazione Domenica V di Quaresima A

  Ricordiamo davanti a Te

    Libano, la valle della Bekaa sull'orlo del collasso. Oggi l'area è stata bersagliata da raid aerei israeliani, nei quali sono state uccise almeno due persone. "Il bisogno più urgente è semplice, poter vivere con dignità. Per molte famiglie significa riuscire a comprare cibo, pagare i medicinali o garantire l’istruzione ai figli". l Ministero della Salute libanese ha dichiarato oggi che gli attacchi israeliani hanno ucciso 1.001 persone nel Paese dall'inizio - il 2 marzo - della guerra tra Israele e Hezbollah.

    Pizzaballa: a Gaza c'è gente che vive nelle fogne, tutto è ancora distrutto. Il patriarca di Gerusalemme dei latini ha parlato del dramma nella Striscia "la manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo”. “Mancano i medicinali, anche gli antibiotici di base. La gente vive letteralmente nelle fognature, nelle tende. Le scuole sono quasi tutte distrutte“. La Striscia di Gaza resta impermeabile agli aiuti, con i valichi praticamente chiusi.

    Nigeria, la guerra affama 6 milioni di bambini, La Croce Rossa Internazionale lancia l’allarme per la grave emergenza umanitaria nel Paese africano. Sono quasi sei milioni e mezzo i bambini sotto i cinque anni che soffrono di malnutrizione acuta. I più colpiti sono negli Stati di Borno, Adamawa e Yobe.

    Sorveglianza digitale in Africa: i diritti sotto scacco dell’IA. Un rapporto dell'Institute of Development Studies svela investimenti miliardari in tecnologie per il controllo di massa. I sistemi delle “smart city” implementati in 11 paesi africani violano il diritto alla privacy dei cittadini. L'uso di riconoscimento facciale e biometrico per monitorare oppositori e attivisti solleva allarmi in tutto il continente, dal Kenya alla Nigeria.

    ll Cile ha avviato la costruzione di barriere al confine settentrionale con Perù e Bolivia per contrastare l'immigrazione irregolare nell'ambito del cosiddetto piano "Scudo di Frontiera".

    Cinquemila persone hanno manifestato a Cassino, a difesa dell’occupazione dello stabilimento Stellantis e dell’indotto auto di un’intera provincia: lavoratori della fabbrica ex Fiat, delle miriadi di piccole aziende che forniscono componentistica e servizi alla Stellantis, ma anche tanti cittadini comuni, studenti, e una trentina di sindaci. La fabbrica Stellantis è il polo industriale dell'area, ma quest'anno ha lavorato solo dieci giorni. Corteo in strada per chiedere che azienda e governo agiscano

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

    È stata depositata alla Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per istituire il Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta. Promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”, l’iniziativa punta a raccogliere almeno 50 mila firme e a introdurre nel sistema italiano di sicurezza una struttura pubblica dedicata alla prevenzione dei conflitti e alla promozione della pace

    Quei sacerdoti eroi uccisi dalla mafia: «La gente non li ha dimenticati» Oggi 21 la marcia di Libera a Torino, nella Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. Tra le 1.117 persone uccise dalla criminalità, sono state inserite anche don Carlo Lombardi, parroco di strada a Benevento, e padre Ignazio Modica, che denunciava la corruzione di Casteldaccia. Ecco le loro storie

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



Ez 37,12-14 Rm 8,8-11

Gv 11,1-45


1Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».

5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.


7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».

8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».

9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo».

12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.

14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».

16Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».


17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betania distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».

23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».

24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».

25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».


28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».

33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».


38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra.

39Disse Gesù: «Togliete la pietra!».

Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni».

40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».

41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse:

«Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto,

ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario.

Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».



Normalmente intitolato la risurrezione di Lazzaro, questo lungo brano è diviso in cinque scene che descrivono in successione l’ambientazione dell’evento (vv. 1-6), il dialogo tra Gesù e i discepoli (vv. 7-16), quelli tra Gesù e Marta (vv. 17-27) e tra Gesù e Maria (vv. 28-37), per poi concludersi con la scena al sepolcro (vv. 38-44). Ci meraviglia il fatto che il miracolo è raccontato in un solo versetto, mentre l’autore si dilunga molto nei colloqui tra i diversi personaggi: per l’autore non è perciò tanto importante il ritorno in vita di un morto, quanto il modo con cui i vari personaggi si pongono di fronte al segno che Gesù compie.


Una premessa necessaria: non si tratta di vera risurrezione, cioè di trasformazione della vita terrena in vita nuova e immortale, ma di un ritorno in questa nostra vita. Il prodigio compiuto da Gesù è il segno di una realtà molto più importante e più bella, un evento che dona una nuova comprensione dell’esistenza umana nella sua totalità.


Gesù compie il suo gesto donatore di vita a Betania, luogo dal nome evocativo, perché significa ‘casa dell’afflizione’. Qui troviamo il senso pregnante dell’evento: Gesù entra in una situazione di morte, dolore, angoscia e disperazione, e interviene portando vita, luce e speranza, con parole e azioni che preannunciano la sua stessa esperienza di morte e risurrezione. L’insistenza sulla malattia di Lazzaro (menzionata per ben cinque volte nella prima scena) sottolinea come essa, grazie alla parola di Gesù, possa diventare da situazione di disperazione e di mancanza di futuro, in un’occasione per manifestare la potenza vitale di Dio e l’identità di Gesù, Figlio amato del Padre. Altro elemento importante nella prima scena è l’amore di Gesù per i tre fratelli (citato tre volte): il suo gesto prodigioso è frutto, dunque, di questa profonda relazione di amicizia che si è instaurata fra di loro.


Nel dialogo di Gesù con i discepoli (seconda scena) viene sottolineato come il ritardo di Gesù sia voluto e non casuale: se contiamo i giorni che intercorrono dal momento in cui viene annunciata la malattia di Lazzaro al suo ritorno in vita, scopriamo che sono sette. Il tempo dell’intervento liberante di Gesù è il settimo giorno, il giorno del riposo e della pienezza di vita. Come in altri casi, i discepoli non comprendono il messaggio di Gesù: con la luce che egli dona (di cui ha dato prova con la guarigione del cieco nato al cap. 9) i discepoli possono camminare di giorno e di notte, ossia in tutte le situazioni della vita, quando il sole splende, ma anche quando le tenebre delle situazioni umane rendono difficile il procedere. Questo cammino che ora Gesù e i suoi discepoli intraprendono contempla anche l’affrontare la sofferenza e la morte. Gesù lo sa, ma sa anche che sarà una morte che porta alla vita: chiede solo di avere fiducia in lui (v. 15). Con un’esclamazione coraggiosa, Tommaso, a nome degli altri, dichiara la sua disponibilità a seguirlo fino in fondo (cosa che non avverrà, come ben sappiamo).


Segue l’incontro di Marta con il Maestro (terza scena). Il loro dialogo rappresenta un breve itinerario di fede: dopo il rimprovero a Gesù per la sua mancata tempestività nell’aiutare (tema molto caro alla spiritualità del semplice credente – v. 21), la donna confessa la sua fiducia in lui (v. 22), riconoscendolo come profeta, dunque come persona che, avendo un rapporto speciale con Dio, può cambiare le situazioni (basta ricordare il profeta Elia a Sarepta di Sidone – vedi 1 Re 17,17-24). Gesù allora la invita ad andare oltre questa comprensione, ricordandole un elemento base della fede (v. 23): c’è la possibilità di vincere la morte. Marta allora confessa di credere nella risurrezione, che però rimane per lei lontana nel tempo e nello spazio, alla fine dei secoli, e che in fondo non cambia più di tanto la situazione di afflizione in cui si trova insieme con i suoi familiari ed amici (v. 24). Gesù replica che esiste anche una risurrezione qui ed ora, nella fede, perché la risurrezione finale è già operante fin d’ora per chi crede in lui. L’affermazione di Gesù nei vv. 25-26 costituisce il centro dell’episodio, perché ci rivela la sua identità e la novità che egli introduce: la morte fisica del credente è un passaggio ad un nuovo modo di vita, che ha inizio nel momento in cui la persona accetta e aderisce a lui in una relazione di profonda amicizia. Ciò non significa solamente la sopravvivenza dell’anima, in cui tutti (più o meno) credono e che sottolinea come il negativo, il male e l’effimero vengono rimossi o annullati. Risurrezione significa che il male, il negativo e l’effimero (rappresentati dal corpo che si consuma nella tomba) viene trasformato in bene, in positivo e in immortale (redento, come si dice in termini teologici). Marta accetta e confessa la sua fede sulla base della sua relazione personale con Gesù, come se dicesse: sì, credo in tutto questo perché tu lo dici! A questo punto per lei Gesù non è più semplicemente l’uomo straordinario, l’operatore di prodigi e il profeta, ma è il Cristo (= liberatore definitivo dal male), il Figlio di Dio (= che ha una relazione unica con Dio) e colui che porta la verità. Queste parole sono il segno di una fede adulta, che però avrà ancora bisogno di approfondirsi e diventare pratica (vedi vv. 39-40).


L’incontro con Maria ci rivela il carattere della donna: introversa, calma e riflessiva, mentre Marta è estroversa, dinamica e ricca di iniziativa (vedi Lc 10,38-42). Maria interviene solo quando è chiamata, si accosta a Gesù in segretezza e, dopo aver manifestato, come la sorella, il suo disappunto per il ritardo nell’intervenire, si inginocchia e scoppia in pianto. Maria è la donna dei sentimenti, delle emozioni e del cuore, e così provoca anche il pianto di Gesù. A questo punto il lettore/trice del Vangelo entra in crisi: se sapeva che avrebbe risuscitato Lazzaro, perché si è commosso e ha pianto? Stava recitando la parte del buon Gesù? Credo invece che ciò dimostri la sua grande sensibilità per le sciagure umane, la sua sincera partecipazione al dolore dell’umanità, che è poi il dolore di Dio Padre davanti alle disgrazie, volute o accidentali, del genere umano: Dio non è presenza asettica ai nostri problemi. La scena si conclude con il lamento per il ritardo, ripetuto per la terza volta sulla bocca dei presenti.


Nella scena finale Gesù si mette alla ricerca del cadavere: è il suo cammino verso la sua stessa morte (notare le similitudini tra il sepolcro di Lazzaro e il suo – pietra tombale, bende e sudario), è il preludio di ciò che avverrà il Venerdì Santo. Gesù qui acquista il coraggio per affrontare il suo futuro di sofferenza. Ecco perché egli ringrazia prima che il miracolo avvenga e Dio Padre ascolta ed esaudisce prima che Gesù chieda! Meraviglioso modo di sottolineare come tra Gesù e Dio c’è una relazione così profonda che rimane per noi indescrivibile. L’intervento finale di Marta (vv. 39-40) dimostra che non ha ancora compreso pienamente tutta la portata della confessione di fede che aveva fatto in precedenza (v. 27): è difficile credere in Gesù vincitore della morte!


Come già accennato, il miracolo è descritto concisamente in un solo versetto: l’autore si sofferma solo sulle bende che legano e il sudario che acceca, simboli di ciò che la morte compie nei confronti dell’umanità. E ciò che accade è frutto della parola forte, efficace e creatrice di Gesù (v. 43 – vedi Dio creatore in Genesi 1).


Dal Sal 129 (130)


Dal profondo a te grido, o Signore;

Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia supplica.


Se consideri le colpe, Signore,

Signore, chi ti può resistere?

Ma con te è il perdono:

così avremo il tuo timore.


Io spero, Signore.

Spera l'anima mia,

attendo la sua parola.

L'anima mia è rivolta al Signore

più che le sentinelle all'aurora.


Più che le sentinelle l'aurora,

Israele attenda il Signore,

perché con il Signore è la misericordia

e grande è con lui la redenzione.

Egli redimerà Israele

da tutte le sue colpe.

Meditazione Domenica IV di Quaresima A

 

Ricordiamo davanti a Te

Palestina, l'allarme per l'aumento della violenza dei coloni. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra in Iran e in Libano, in Cisgiordania crescono le aggressioni e gli avamposti israeliani. A rischio l’area di Ush Ghurab vicino al villaggio di Beit Sahour. L'appello del sindaco: "Chiediamo alla comunità internazionale di agire immediatamente, per fermare l’espansione degli insediamenti".

Pakistan. Nuovi raid su Kabul, almeno 6 morti e 15 feriti. Non si ferma la guerra al confine tra i due Paesi che, a fianco alla crisi in Iran, rendono l’Asia Sud-Occidentale una delle aree più instabili al mondo. L’Afghanistan alle prese con la crisi migratoria, il Pakistan con quella energetica.

Afghanistan, la guerra in Medio Oriente sta causando ritorni di massa. Quest’anno sono già più di 110.000 i civili afghani tornati in patria dal solo Iran, circa 1.700 al giorno dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. E’ quanto dichiarato dal rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) per l’Afghanistan.

Dall'inizio dell'attacco all'Iran da parte di Stati Uniti e Israele, sono 1.100 i minori feriti e uccisi dai bombardamenti, Secondo i dati del Fondo Onu per l'Infanzia, le infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole e sistemi idrici e igienico-sanitari, da cui dipende la sopravvivenza dei bambini, sono state attaccate, danneggiate o distrutte dalle parti in conflitto. La denuncia di Oxfam: l'escalation delle violenze potrebbe coinvolgere 60 milioni di persone

i nuovi proletari delle città (fuori dalle fabbriche nelle strade delle nostre città). I rider di Glovo e Deliveroo sono scesi in oltre 30 piazze con una mobilitazione nazionale promossa dalla Cgil, da Roma a Napoli, Palermo, Bologna, Milano e Firenze, per chiedere salari dignitosi, stabilità e diritti concreti.Molti costi vengono trasferiti sui lavoratori: mezzi propri, manutenzione, assicurazioni incomplete, tempi di attesa non pagati, incertezza sui turni e sui guadagni. A questo si aggiunge la gestione algoritmica:

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

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Nonostante il conflitto e l’instabilità crescente in Medio Oriente, il VIS – Volontariato internazionale per lo sviluppo continua a operare nei territori palestinesi, in particolare tra Gerusalemme Est e Betlemme. Una scelta che, spiega il coordinatore regionale Luigi Bisceglia, nasce da un impegno umano prima ancora che professionale. "La scelta è chiara e semplice: non possiamo abbandonare le comunità e le persone con cui da tanto tempo lavoriamo", afferma.
Ad Acerra, Terra dei fuochi,  nasce l’Ambulatorio Popolare “San Giuseppe Moscati”, iniziativa dal forte significato e impatto sociale in un territorio gravato da anni dall’inquinamento ambientale, con l’insorgere di patologie tumorali in particolare tra giovani e ragazzi.  Offrirà screenings, visite gratuite di medicina generale e pediatriche grazie a medici volontari
Il 43° Premio Niwano per la Pace sarà assegnato al leader spirituale amazzonico Benki Piyãko, esponente del popolo Ashaninka del Brasile. Il riconoscimento premia il suo impegno nella difesa dell’ambiente, nella riforestazione e nella salvaguardia delle culture indigene.Il premio, istituito dalla Fondazione Niwano per la Pace, valorizza figure che contribuiscono alla cooperazione interreligiosa e alla pace nel mondo. 
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1Sam 16,1b.4.6-7.10-13 Ef 5,8-14

Gv 9,1-41


1Passando, [Gesù] vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».

40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».


***

Questo brano del vangelo di Giovanni, molto bello e interessante, si inserisce nelle catechesi che le liturgie di questa Quaresima ci propongono: la settimana scorsa Gesù si è presentato come acqua viva (episodio della donna di Samaria); oggi si rivela come luce; domenica prossima si dichiarerà risurrezione e vita (episodio di Lazzaro). Evidentemente queste pagine di vangelo rispondono alla domanda: chi è Gesù? Sono gli insegnamenti che i discepoli del I sec. d.C. hanno approfondito non come semplici formule di catechismo, ma come cammino di fede verso la totale adesione a Cristo con il battesimo, compreso come totale trasformazione di vita.


Il cieco nato sicuramente può essere proposto come esempio di cambiamento. All’inizio del racconto ci viene presentato come una persona che chiedeva l’elemosina al bordo della strada. Uno a cui la gente appiccicava una presunta maledizione da parte di Dio, pur essendo totalmente innocente. Quel tipo di malattia era segno di un peccato commesso e i discepoli si dimostrano ossequienti a tale mentalità. Un uomo che però sembrava ormai abituato alla sua condizione. Non chiede, come altri fecero, di essere guarito. Il confronto con Bartimeo è illuminante (vedi Marco 10,46-52): questi era diventato cieco, voleva tornare a vedere e perciò aveva continuato a gridare per attirare l’attenzione di Gesù, infastidendo tutti. Aveva sperimentato tutta la negatività della sua disabilità e voleva liberarsene. Il nostro invece, in tale situazione, non si sentiva bisognoso di un intervento da parte di Gesù.


Ironicamente, egli era nella condizione dei discepoli e dei farisei: ciechi anche loro, ma con un altro tipo di cecità, volontaria. I primi cercavano le cause del male nella colpa di qualcuno. Ai secondi bastava essere discepoli di Mosè e non avere altre prospettive di vita.


Il cieco riceve la vista come atto gratuito da parte del Maestro. Notiamo il gesto abbastanza disgustoso di Gesù e il comando di andare a Siloe, non a qualsiasi fontana e non usando un qualsiasi secchio. Sono gesti gratuiti, diremmo inutili, quasi insensati. Avrebbe potuto guarirlo con la sola parola, come fece con Bartimeo. Chiede invece al cieco di fidarsi, di obbedire e fare quello strano gesto. Il nome ‘Siloe’ poteva anche significare inviato, indicando l’identità di Gesù come acqua viva, dato che a quella piscina l’acqua scorreva abbondante. Il cieco accetta, segno che in lui c’era un pizzico di fede, magari la fede in un buon medico, ma pur sempre fede.


Alla guarigione immediata segue il primo interrogatorio del processo, cui il malcapitato è sottoposto. A questo punto egli dichiara l’identità del guaritore: l’uomo chiamato Gesù. Non lo conosce, ma ha sentito la sua voce ed è stato toccato da lui (non solo fisicamente), ma non sa da dove venga e dove abiti. Sa solo che il suo gesto è stato completamente gratuito.


Al secondo interrogatorio, il giovane scopre che Gesù non ha osservato il sabato. La conclusione è logica e semplice: ‘per lui io sono più importante dell’osservanza della Legge’, cioè ‘mi vuole bene’. E conclude: ‘è un profeta!’, cioè ‘parla e agisce in nome di Dio’. Ormai siamo nel bel mezzo del processo: la sua testimonianza non è accettata e si devono chiamare i genitori, per portare il certificato medico che testimoni la veridicità del miracolo. È maggiorenne, può essere testimone legale, ma la sua testimonianza è respinta. A questo punto è pure chiara la differenza tra lui e i suoi genitori: questi non vogliono immischiarsi, lui sì.


Al terzo interrogatorio l’ex-cieco ha l’occasione per dire la sua e qui la tensione raggiunge il suo apice. Si parte dall’affermazione ‘dà gloria a Dio!’, che a noi suona strana, ma che costituiva la tipica formula processuale per confessare la colpa. In altre parole, i giudici l’hanno già condannato (e con lui anche Gesù), mentre lui ripete la confessione della sua esperienza personale che ormai lo fa discepolo, anche se non ha mai deciso di esserlo: è un titolo che gli viene affibbiato gratuitamente. A questo punto, evidentemente alterato, testimonia la sua fede in Gesù come colui che onora Dio, fa la sua volontà, compie azioni straordinarie e dunque viene da Dio. Eccolo a fare il difensore di Gesù in un ambiente totalmente ostile.


L’ultima tappa del suo cammino è l’incontro personale e visibile con il Maestro che l’ha guarito. Gesù gli comunica il contenuto della fede (Figlio dell’Uomo = Messia); egli non ci arriva da solo, ma è per lui un’altra rivelazione, un approfondimento dell’esperienza personale di guarigione. E anche qui, con entusiasmo va oltre e lo confessa ‘Signore’ (= salvatore).


Interessante è notare un particolare: Gesù gli dice ‘lo hai visto’, ma in realtà il cieco non l’aveva mai visto; lo aveva sentito parlare, era stato da lui toccato e gli aveva obbedito. Questo ci richiama la finale del vangelo, quando Gesù dice a Tommaso: ‘beati coloro che non hanno visto e hanno creduto’ (20,29). Il cieco nato ci rappresenta tutti, se vogliamo condividere la sua esperienza che consiste nell’aver ricevuto luce per dare una testimonianza in tempi difficili.


Dal Sal 22 (23)


Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia.

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

Meditazione Domenica III Quaresima A

 

Ricordiamo davanti a Ti

8 marzo 2026. I diritti delle bambine. Dalle palestre alle aule scolastiche, dai quartieri difficili delle città italiane fino alle realtà più fragili del mondo, ci sono piccole donne che combattono per la dignità femminile. Chiedono: il diritto di studiare, di contare, essere protette, diritto alla sicurezza, diritto di non essere violate, di non essere sfruttate. 

Libano. I profughi siriani scappano dalla guerra, in fuga via auto o con il bus. Una volta varcato il confine, chi rientra in patria trova soltanto "distruzione". Sul terreno però si tenta di ripartire dopo 14 anni di guerra civile siriana: le persone cercano di ricostruire casa a "spese proprie" perché mancano finanziamenti e lavoro. Si tratta di migliaia di siriani — secondo l’Oim circa 50.000 — che, erano sfollati in Libano durante la guerra civile della Siria iniziata nel 2011

Sudan. È la regione del Kordofan, contesa non solo per la posizione, ma anche per le sue ricche risorse di oro e petrolio, l’epicentro degli scontri tra l’esercito regolare e le forze paramilitariDecine di morti nei bombardamenti del 5 marzo nella regione meridionale. In quasi tre anni di conflitto tra esercito regolare e paramilitari, 11 milioni di sfollati e violenze sessuali di massa. L’Onu torna a parlare della "peggiore crisi umanitaria al mondo"

RD Congo, oltre 200 vittime per una frana nella miniera di Rubaya. Una nuova tragedia colpisce il sito minerario nella martoriata regione congolese del Kivu, sotto il controllo dei ribelli M-23. Decine di persone mancano all'appello per cui il bilancio delle vittime sembra destinato ad aumentare

«Migranti torturati e gettati nelle fosse»: le nuove accuse Onu ai lager libici.«Il solito giro d’affari» lo definiscono la Missione di sostegno delle Nazioni unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani (Ohchr), nel report pubblicato a febbraio dal titolo “Business as usual”.Il  supporto, anche finanziario, dell’Ue alle autorità libiche: solo tra il 2021 e il 2027 Bruxelles ha stanziato 65 milioni di euro per la gestione delle frontiere del Paese.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Paralimpiadi. il presidente Andrew Parsons ha parlato di un futuro più inclusivo. «Abbiamo bisogno di quel futuro ora più che mai. Quattro anni fa dissi di essere sconvolto di quello che stava accadendo nel mondo. Purtroppo la situazione non è migliorata. In un mondo in cui alcuni paesi sono conosciuti più per il nome dei loro leader che per altro, io preferisco conoscerli per i nomi dei loro atleti».Ambra Sabatini, atleta paralimpica, ha scritto come meglio non si poteva  «Lo spirito paralimpico trascende la partecipazione: è una rivoluzione culturale. È la scoperta del limite come punto di partenza. È la possibilità di riscrivere la propria storia attraverso il duro lavoro, la fatica, la preparazione, il talento. La prestazione diventa linguaggio. Restano l’atleta, il cronometro e quella fame di vittoria che non fa differenze».

"Il Sociale sale in Cattedra". Nell’Aula Magna del Bo dell’Università di Padova, economisti, sociologi, ed esperti della legislazione sul sociale, lanciano un modello per la cooperazione sociale del futuro in occasione del quarantesimo della Cooperativa Sociale Giotto, un modello di riferimento italiano ed internazionale nella progettazione di percorsi lavorativi e sociali per persone svantaggiate - detenuti e disabili 

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias


Es 17,3-7   Rm 5,1-2.5-8

Gv 4,5-42


5Giunse [Gesù] a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 

7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». 

27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 

28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui. 

31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca 

insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 

39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».


***

Questo brano del Vangelo di Giovanni è denso di significato, è complesso e può risultare un po’ difficile da comprendere. Quando lo leggiamo, dobbiamo sempre tenere a mente che l’evangelista gioca sul piano dei simboli e per comprenderne il messaggio dobbiamo sforzarci di entrare in questo suo mondo, che all’inizio ci può apparire ostico. Il brano può essere inoltre interpretato da differenti punti di vista e secondo diverse tematiche: l’evangelizzazione della Samaria, l’identità di Gesù, l’atteggiamento dei discepoli nel loro rapporto con Gesù e con i samaritani, il vero culto, i rapporti inter-etnici, ecc. Sono tutti temi che nella narrazione si rincorrono e si intrecciano. Noi prendiamo il brano dal punto di vista della donna di Samaria.


Notiamo immediatamente che il suo incontro con Gesù si svolge con un dialogo in cui si sviluppano due temi: l’acqua e il culto. Il primo impatto tra i due personaggi ne sottolinea la distanza: Gesù è un giudeo, uomo e viandante senza fissa dimora; lei è una samaritana, donna e cittadina residente. Gesù allora getta subito un ponte di comunicazione, tentando di superare la barriera etnica e sessista e rivelando il suo bisogno: fa caldo e lui ha sete! 


L’acqua qui viene da un pozzo, attribuito all’antico patriarca Giacobbe. È il simbolo della sorgente della vita, perché lì si attinge ciò che è essenziale per vivere. E la donna, venendo al pozzo, desidera essere dissetata. A quel tempo però le donne normalmente non andavano a prendere acqua nell’ora più calda del giorno: la samaritana, dunque, agisce forse in segretezza, non volendo incontrare alcuno e avendo una sete ben diversa da quella materiale, pur senza saperlo. Il pozzo è una cisterna profonda scavata e contiene acqua ferma, morta; Gesù propone invece un’acqua viva, cioè acqua corrente, un’acqua nuova, che disseta per sempre e che fa dissetare gli altri. In altre parole, egli si propone come colui che può dare un significato nuovo alla vita.


Gesù, intuendo che tipo di sete aveva in realtà la donna, sposta il discorso sui suoi mariti: ai nostri occhi ella appare come una donna dai facili costumi e il suo comportamento come decisamente immorale. Ma cosa sta alla base di quelle relazioni con quei cinque mariti più un convivente? Una sete inappagabile di affetto, una ricerca affannosa dell’amore vero e un grande fallimento subìto su tutti i fronti. Ed è proprio quando la donna chiede l’acqua vera a Gesù che lui le ricorda la sua storia passata di tracolli sentimentali. Ma non la giudica e non la condanna! Per questo motivo la samaritana non chiude il discorso arrabbiata, ma continua il suo dialogo, pur spostandolo su altri temi.


Qui continua il suo cammino di progressivo avvicinamento a Gesù: per scoprirlo, dobbiamo seguire i titoli che lei usa nei suoi confronti. Parte da ‘giudeo’, che sottolinea la distanza etnica, politica e religiosa (v. 9); si avventura nel domandare se egli è ‘più grande di Giacobbe’, considerato il padre dei samaritani, il grande antenato del loro popolo (v. 12); lo implora chiamandolo ‘donatore di un’acqua che disseta’ per sempre, che pone fine al suo desiderio smodato (v. 15); comprende che è un ‘profeta’, un uomo mandato da Dio a donare la verità (v. 19); e finalmente va oltre questo titolo e introduce il dubbio che egli sia il ‘messia’ atteso, che porrà fine a tutte le differenziazioni etniche e annuncerà tutta la verità (vv. 25, 29 e 39), inaugurando un nuovo culto, cioè un modo nuovo di comprendere Dio e di relazionarsi con Lui. 


E non si ferma qui: corre in città e si fa testimone del suo incontro con Gesù, con colui che, rivelando la verità, diventa centro di attrazione, sorgente d’acqua viva. Gli abitanti di Samaria, sulla testimonianza di quella donna, si avvicinano a Gesù. Ella è ora diventata canale di rivelazione, fonte d’acqua viva per i suoi concittadini, i quali a loro volta possono dissetarsi direttamente alla fonte. Non chiama il marito, come le aveva chiesto Gesù, ma si appella a tutti i samaritani perché anche loro vadano da lui. La loro fede alla fine si basa sull’incontro diretto e non più mediato dalla donna, la quale, da parte sua, diventa un modello di evangelizzatrice, ossia di colei che annuncia la buona novella di Gesù, non con una dottrina calata dall’alto, ma sulla base della sua esperienza di sete appagata e di vita rinnovata.


Questo può essere considerato il cammino di fede e di crescita umana della donna di Samaria.


Un particolare è molto interessante: l’anfora che è rimasta per terra al pozzo di Giacobbe (v. 28). Ci domandiamo: la donna non era venuta per attingere acqua e dissetarsi? Alla fine, non le importa più di quell’acqua da pozzo. Quell’anfora abbandonata è il segno che lei ora possiede un’acqua viva che è diventata sorgente che zampilla per la vita eterna per sé stessa e per i suoi concittadini.  

 


Dal Sal 94 (95)


Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia. 


Entrate: prostràti, adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.


Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere».