Meditazione Domenica XXV T.O. A

  


Ricordiamo davanti a Te

Nella Striscia di Gaza riparare un tubo può costare anche la vita Le squadre di operai impegnate nel ripristino delle infrastrutture idriche danneggiate dalla guerra denunciano di essere spesso coinvolti in bombardamenti e sparatorie. Numerosi i morti ed i feriti. A causa del blocco, scarseggiano le attrezzature ed i materiali per le riparazioni: i tecnici costretti ad usare ciò che resta delle distruzioni.

Pakistan: attacco a sede polizia, almeno 31 morti e 100 feriti. Un attentatore suicida ha lanciato un'auto carica di esplosivo contro l'ingresso del complesso, mentre in una moschea vicina era in corso la preghiera del venerdì. La provincia di Khyber Pakhtunkhwa è storicamente un teatro di forte instabilità in cui opera anche la cellula regionale dello Stato Islamico fazione fortemente rivale dei talebani dell'area L’Onu lancia un appello urgente al governo pachistano per fermare le espulsioni forzate dei rifugiati afgani in particolare le persone a rischio di persecuzioni, torture e sistematiche violazioni dei diritti umani

Le autorità di Cuba hanno annunciato oggi un nuovo blackout totale nell'isola nel contesto della grave crisi energetica del Paese e del blocco delle importazioni di combustibile imposto dagli Stati Uniti. A causa della carenza di combustibile, si segnala che "restano fuori servizio 106 impianti di generazione distribuita oltre alle centrali galleggianti di Regla e Melones e agli impianti alimentati a olio combustibile di Mariel e Moa". Le Nazioni Unite sono al fianco di Cuba in questo momento estremamente difficile e, dall'ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi, faremo tutto ciò che è in nostro potere per aiutare il popolo cubano".

El Nino divide il Brasile tra piogge record e forte siccità. Il fenomeno ha raggiunto il livello di "molto forte", con un'anomalia di 2 gradi nelle acque del Pacifico equatoriale, accentuando condizioni meteorologiche opposte nelle diverse aree del Brasile

“Le matite continuano a scrivere".Con questa frase viene ricordato oggi in Argentina il tragico sequestro avvenuto il 16 settembre del 1976, da parte della polizia della dittatura militare, di dieci studenti liceali nella città di La Plata, sei dei quali non sono mai più riapparsi.

Gli omicidi di attivisti ambientali raddoppiati in Brasile nel 2025. La Colombia si conferma il Paese più violento al mondo per gli ecologisti. Secondo l'ong, Colombia e Brasile hanno concentrato il 52% degli omicidi di difensori dell'ambiente a livello globale l'anno scorso, registrando rispettivamente 39 e 26 vittime. Complessivamente, l'anno scorso sono stati registrati 124 omicidi di attivisti ambientali in tutto il mondo.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

In occasion della Conferenza mondiale sulla promozione del dialogo interreligioso e interculturale e della tolleranza nella lotta contro l’incitamento all’odio presso le Nazioni Unite, l'arcivescovo di origini libanesi Christophe-Zakhia El-Kassis ha detto "Disinnescando le parole, si compiono i primi passi per tessere il tessuto della pace sociale e promuovere una cultura del dialogo, della tolleranza e del rispetto delle differenze.... L’incitamento all’odio – sia esso diretto contro individui o comunità sulla base della loro religione, etnia, nazionalità o qualsiasi altra caratteristica – contraddice il comandamento di amare il prossimo, avvelena il dibattito pubblico, alimenta le divisioni e troppo spesso prepara il terreno alla violenza e alla persecuzione".

Oltre 50mila firme per la difesa nonviolenta: la legge di iniziativa popolare approda in Parlamento. Il progetto mira a dare piena attuazione agli articoli 11 (l’Italia ripudia la guerra) e 52 (la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino) della Costituzione. Il Parlamento sarà chiamato a esaminare una proposta organica e concreta per strutturare una difesa alternativa a quella militare istituendo un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Is 55,6-9 Fil 1,20c-24.27a

Mt 20,1-16



1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.

2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.


3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,

4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”.

5Ed essi andarono.


Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.


6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro:

Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.

7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.

Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.


8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore:

Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.

10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più.

Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.

11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo:

Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi,

che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse:

Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?

14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te:

15non posso fare delle mie cose quello che voglio?

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


***

Leggendo attentamente la parabola del vangelo di oggi, una domanda si affaccia alla nostra mente: cosa facevano quegli uomini alle cinque del pomeriggio sulla piazza del mercato? Chiaramente si tratta di una storia, ma quel particolare appare molto strano. Dissero: ‘nessuno ci ha presi a giornata’. Ma dov’erano quando l’imprenditore era passato per la piazza ben quattro volte per cercare lavoratori per la sua vigna? Sembra proprio che abbiano mentito. Sarebbe stato più veritiero dire: ‘non abbiamo voglia di lavorare’. E l’imprenditore assunse per un’ora questo tipo di gente!


Quando Gesù raccontò questa parabola, aveva di fronte due gruppi di persone: da una parte, i peccatori, i lontani da Dio, le pecore perdute della casa di Israele (come lui li chiamava); dall’altra, i pii, coloro che si ritenevano giusti davanti a Dio e agli uomini, digiunando, frequentando regolarmente Tempio e sinagoga, facendo elemosine e ottemperando a molte pratiche religiose. Sentendosi credenti di prima classe, costoro chiudevano le porte del Regno agli altri (come diceva Gesù – vedi Matteo 23,13), giudicandoli negativamente e condannandoli. Criticavano anche Gesù perché si avvicinava ai disonesti e agli empi, li accoglieva, li perdonava in nome di Dio e li convertiva.


Con questa parabola Gesù mostrò il modo con cui Dio pensa e agisce, paragonandolo a quello strano imprenditore che si autodefinì generoso (vedi v. 15). Costui sapeva che gli operai assunti alle cinque erano pigri, fannulloni e indegni di avere un buon lavoro; d’altra parte, essi avevano bisogno di guadagnarsi un po’ di denaro onestamente ed ecco perché diede loro la paga di tutta la giornata. Essendo generoso, fece loro dono di una paga straordinaria, affinché trovassero il gusto di lavorare onorevolmente. Non gli interessava quanto avessero lavorato o quanto ci avesse perso lui in denaro, ma voleva dare loro dignità umana.


Questa non è giustizia secondo il nostro modo comune di pensare, ma lo è per Dio. Nella prima lettura ci viene detto dal profeta Isaia, a nome di Dio: ‘i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie’ (Isaia 55,8). Gesù ci dimostra quanto ciò sia vero. Noi valutiamo grandemente la giustizia retributiva: a ciascuno va dato il dovuto (in bene e in male). Dio invece ama la misericordia. Noi ci soffermiamo a considerare le persone dall’esterno, mentre Dio guarda al cuore. Noi cerchiamo i primi posti, laddove si sta meglio, mentre Dio ha una speciale considerazione per chi arriva ultimo. Noi amiamo la forza, il potere e il successo, mentre Dio si commuove davanti alla nostra e altrui debolezza. Dio cerca l’ultimo, il peccatore, il debole, il malato, l’emarginato, perché sa che costoro hanno particolarmente bisogno di lui. Noi invece tante volte facciamo il bene per essere ripagati da lui, perché riteniamo che ci spetti. Rischiamo di entrare in una mentalità contrattuale con Dio e questo ci porta automaticamente a disprezzare gli operai dell’ultima ora.


In altre parole, gli operai delle sei del mattino, invece di criticare, avrebbero dovuto essere felici di condividere il loro lavoro anche con chi ne era indegno ed era stato impiegato alle cinque del pomeriggio, perché così facendo, il lavoro veniva finito prima. Che la raccolta dell’uva fosse un lavoro urgente è testimoniato dal fatto che l’imprenditore andò lui stesso molte volte a cercare lavoratori: più c’era manodopera, prima si sarebbe finito. Allora – dice Gesù implicitamente – bisogna esser felici e orgogliosi di avere lavorato dodici ore nella vigna di Dio. E si deve essere altrettanto felici, se altri sono stati impiegati in tempi diversi, perché hanno scoperto tardi, e magari solo alla fine, che ciò era importante.


Un altro particolare della parabola è molto significativo: nella discussione finale i lavoratori della prima ora mormorano e non esprimono apertamente i loro dubbi e le loro perplessità riguardo alla paga. Al contrario, ad uno di essi il padrone risponde benevolmente con l’appellativo di ‘amico’ e il tono è all’inizio quello dell’aperta chiarificazione e poi dell’auto-difesa contro l’accusa di ingiustizia. In altre parole, al modo critico e mordace dei suoi operai, egli dichiara chiaramente e sinceramente il suo punto di vista.


La parabola non ci dice se alla fine quegli uomini rimasero o non rimasero convinti del modo di fare dell’imprenditore. Anche questa è una delle parabole ‘aperte’, nel senso che richiedono la conclusione da parte del lettore o dell’ascoltatore. Siamo noi convinti della generosità del padrone della vigna? Questo ci chiede un cambio di mentalità: l’accettare di mettere gli ultimi come priorità. Questo sembra infatti il significato del detto finale (‘gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi’) che non appare molto in linea con lo sviluppo dalla storia: la parabola non tratta di un mettere tutti allo stesso livello, un’eguaglianza un po’ forzata, ma di ‘elevare’ coloro che sono all’ultimo posto. Richiama un tipo di giustizia ‘diversa’ e più adatta al Regno di Dio.



Commento a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 144 (145)


Ti voglio benedire ogni giorno,

lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Grande è il Signore e degno di ogni lode;

senza fine è la sua grandezza..


Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.

Buono è il Signore verso tutti,

la sua tenerezza si espande su tutte le creature.


Giusto è il Signore in tutte le sue vie

e buono in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,

a quanti lo invocano con sincerità.

Meditazione Domenica XXIV T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

Sudan al collasso, tagli ai fondi internazionali. Stop alle attività sanitarie. Il prosciugamento degli aiuti umanitari, soprattutto dia parte di USAID, costringe alla chiusura oltre 30 cliniche: quasi mezzo milione di persone lasciate senza assistenza. Si rimandano a casa gli operatori sanitari e si interrompono le catene di approvvigionamento di farmaci e trattamenti nutrizionali.

Una famiglia di quattro persone, di cui due bambini, è rimasta uccisa in un attacco israeliano a Gaza. I bimbi avevano- 12 e 8 anni. Sono morti in un attacco che ha colpito la loro abitazione nell' area del 'Beit Lahia Project", nella Striscia di Gaza settentrionale. Dalla Striscia di Gaza a Gerusalemme Est, la tregua resta un filo sempre più sottile. Se nella Striscia la violenza torna a colpire anche i civili, nella parte orientale di Gerusalemme la pressione si manifesta attraverso incursioni militari, arresti, chiusure e coprifuoco. Due scenari diversi, ma legati da una stessa escalation che continua a investire i territori palestinesi nonostante il cessate-il-fuoco a Gaza.

Siegmund, il capolista di AfD in Sassonia-Anhalt, ha affermato “Non demonizziamo a priori la produzione di materiale bellico, poiché, in vista del nostro piano di “remigrazione” ed espulsione, avremo naturalmente bisogno di strumenti adeguati. Naturalmente anche nell’interesse della sicurezza interna, della nostra stabilità e della difesa nazionale».

11 settembre 2001. Alcune date si ricordano. Anche a distanza nel tempo. Anche 25 anni dopo. Sono date dove ognuno sa dove si trovava in quel giorno. Undici settembre. Non c’è bisogno di aggiungere nient’altro. Anche l'11 settembre 1973, colpo di stato in CIle

Sri Lanka senz’acqua, la siccità prosciuga le riserve e mette a rischio i raccolti

Sul Paese dell'Asia meridionale incombe il rafforzamento di El Niño, che potrebbe aggravare la crisi nei prossimi mesi.

Mohamed Yousfi, ultima vittima della repressione in Tunisia

Il giornalista stava per partecipare a una trasmissione radiofonica per parlare di un’inchiesta del suo giornale sulla crisi idrica. Per il Sindacato dei giornalisti tunisini il suo arresto è direttamente collegato al suo lavoro giornalistico indipendente e alle sue posizioni critiche nei confronti del regime

            Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Siria, Hind Kabawat, l’unico ministro donna segue le orme del “mentore” gesuita Paolo Dall'Oglio, che ha dedicato la vita a costruire relazioni interreligiose in Siria. “È stato lui a insegnarm l'arte del dialogo”.Il dialogo tra i gruppi etnici e religiosi sta aiutando il Paese a ricostruirsi dopo un decennio di guerra civile.

La morte di Denise, figlia di Lea Garofalo, la donna calabrese simbolo della scelta di libertà contro la ‘ndrangheta per difendere il futuro della figlia. Madri e figlie hanno pagato spesso con la vita la scelta della libertà, ma la violenza non è riuscita a cancellare la loro testimonianza. Perché le mafie possono continuare a ferire chi resta, ma non possono seppellirne la memoria.

Il Presidente Mattarella: "La scomparsa di Emma Bonino ci addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente". In un suo discorso, Emma Bonino ha detto: “E' nei momenti difficili, nelle scelte individuali, non abbiamo altre scelte. Se vogliamo vivere insieme, pure se la pensiamo diversamente, anche se crediamo in cose diverse, l'unica che ci può unire è la libertà nella responsabilità.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Sir 27,33–28,9 (NV) [gr. 27,30 –28,7] Rm 14,7-9

Mt 18,15-20 Mt 18,21-35

21 Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse:

«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti.

25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e

quanto possedeva, e così saldasse il debito.

26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo:

Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.

27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”.

29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”.

30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

31 Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone

tutto l’accaduto.

32 Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse:

Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”.

34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,

ciascuno al proprio fratello».

***

Come possiamo ben notare, la parabola che Gesù qui racconta, risponde alla domanda di Pietro riguardanteil perdono. Ma mentre Pietro chiede una chiarificazione sulla quantità del perdono, Gesù risponde puntando alla sua qualità. Così facendo, egli va alla radice del problema: non specifica il ‘quante volte’, ma qualifica il perdono reciproco ponendolo nella visione ampliata del rapporto con Dio e giunge ad affermare ‘quanto grande debba essere la capacità di perdonare’.

La domanda di Pietro, forse strana per noi, era invece un problema di interpretazione teologica della Legge di Mosè: riguardava la grandezza della misericordia e della pazienza di Dio, sulla quale si modellano quelle umane. I rabbini avevano già risposto, affermando che Egli perdona solo tre volte e altrettanto devono fare gli uomini. Pietro dunque indicando le sette volte, già allarga enormemente la capacità del perdono, ispirandosi forse alla prassi di Gesù di accostare e accogliere con magnanimità i peccatori. Gesù replica con una moltiplicazione mastodontica: 490! Che significa: sempre! Questo detto di Gesù è ispirato dal proverbio barbarico e mafioso delle popolazioni del deserto che proveniva da tempi immemorabili ed era stato iscritto nel libro della Genesi (4,24): ‘Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette’. Quelle parole istigavano alla violenza vendicativa ed era in chiaro disaccordo con la biblica legge del taglione (= occhio per occhio, dente per dente), finalizzata a penalizzare il colpevole, evitando l’estensione della vendetta a persone innocenti. Gesù, dal canto suo, incita al perdono usando le stesse proporzioni numeriche.

La parabola comincia con le parole ‘il Regno dei cieli è simile a…’, non con ‘Dio è simile a…’. Gesù non sta qui paragonando suo Padre al re, ma sta semplicemente esprimendo i valori del Regno, ossia quella logica che deve animare i discepoli nel loro comportamento e nelle loro relazioni con tutti.

Della parabola ci colpisce la sproporzione tra i due debiti. Da una parte, il talento, moneta a quel tempo usata per le transazioni finanziarie tra stati, che descrive una cifra astronomica: un talento erano circa 34 chili di oro o di argento. Il servo in questione allora non è un domestico o un cameriere, ma l’amministratore di provincia in un grande impero. Dall’altra, la moneta corrente, il denarius, che costituiva la paga giornaliera di un semplice salariato. In questa prospettiva, suona ancora più strana la ripetizione della richiesta ‘Abbi pazienza con me e ti restituirò’, che, se da parte del secondo servo è realizzabile, nei rapporti tra il primo servo e il suo re è semplicemente improponibile. Chi mai potrà restituire una cifra simile?

Immaginarsi poi che l’amministratore vada in prigione ‘finché non avesse restituito tutto il dovuto’ è anche questo molto irrealistico. Ma la parabola vuole evidentemente sottolineare con elementi esagerati una verità fondamentale e vitale nei rapporti tra persone. Il re condonò quell’enorme debito perché ‘ebbe’compassione, mentre il primo servo ‘non volle’ avere compassione del salariato che gli chiedeva tempo. Il re ebbe cuore nei confronti del suo amministratore, che però si dimostrò completamente insensibile. Ed è cuore ciò che Gesù chiede di avere, come conclusione della parabola: ‘…se non perdonerete di cuore’.

Notiamo ancora che, in questo ultimo versetto, si passa dal ‘tu’ a Pietro (v. 22) al ‘voi’ (v. 35), includendo così anche tutti gli altri discepoli, i quali vengono direttamente interpellati da questo insegnamento. E dentro questo gruppo ci siamo anche noi, che leggiamo oggi questa parabola.

Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 102 (103)


Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tutti i suoi benefici.


Egli perdona tutte le tue colpe,

guarisce tutte le tue infermità,

salva dalla fossa la tua vita,

ti circonda di bontà e misericordia.


Non è in lite per sempre,

non rimane adirato in eterno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati

e non ci ripaga secondo le nostre colpe.


Perché quanto il cielo è alto sulla terra,

così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;

quanto dista l’oriente dall’occidente,

così egli allontana da noi le nostre colpe.

Meditazione Domenica XXIII T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

Clima, superata la soglia di 1,5 °C: il mondo entra nella "zona di pericolo". La sfida, avverte l’Onu, è cambiata: non si tratta più soltanto di evitare il superamento, ma di gestirlo, limitare la durata e ridurre il più possibile le conseguenze.A rendere ancora più preoccupante il quadro c’è il ritorno di El Niño, il fenomeno atmosferico-oceanico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale e può influenzare il clima di vaste aree del pianeta. Un “super El Nino”, destinato a raggiungere il suo apice entro la fine dell’anno. Inoltre, le emissioni globali rimangono troppo elevate.

Yemen, violenti scontri tra le forze di Aden e gli Houthi. Migliaia in fuga. Colpi di artiglieria, missili balistici e droni colpiscono da ieri incessantemente l'ovest del Paese. Sotto assedio le province strategiche di Taiz e Hodeidah. La popolazione in fuga travolge i campi profughi già saturi.. Mentre le armi tornano a dettare legge, l'emergenza umanitaria – già definita dalle Nazioni Unite come una delle peggiori del pianeta – è precipitata in un baratro. Più del 49% della popolazione yemenita soffre di insicurezza alimentare acuta, con oltre 5 milioni di persone letteralmente a un passo dalla carestia.

Nepal, il bilancio dei morti supera quota mille. Migliaia di bambini a rischio malnutrizione.Continua a salire il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni e colate di fango causate dal collasso del ghiacciaio Langtang Lirung. Migliaia i dispersi. Unicef lancia un appello urgente per 17,2 milioni di dollari al fine di far fronte all'emergenza umanitaria e sanitaria, che minaccia decine di migliaia di minori e donne

La Danimarca: sui migranti ci sono 5 Paesi Ue pronti a fare intese con Paesi terzi. L'obiettivo è la creazione di hub per i profughi e nel progetto sono coinvolti anche Germania, Olanda, Grecia e Austria. sarebbero Uganda e Ruanda i Paesi destinatari del progetto.

Ex Ilva, le imprese dell'indotto: verranno licenziate oltre 2.500 persone, atto estremo e doloroso, dovuto alla chiusura dell'area a caldo a ottobre. I rappresentanti sindacali: "«Chiediamo ad Aigi di ritirare immediatamente i licenziamenti e di attendere l’incontro di martedì» «Non siamo per mantenere il ciclo a carbone, ma per passare al ciclo elettrico e produrre acciaio green senza far ammalare né chi sta dentro né chi sta fuori dalla fabbrica»

A Pietralata,frazione di Dro in Trentino, il raduno 'Ritorno a Camelot', il raduno organizzato da Veneto Fronte Skinheads che da oggi a domenica porterà in Trentino oltre 400 simpatizzanti della galassia naziskin di tutta Europa. Sul palco e tra gli stand risuonano parole d'ordine e formule d'odio risalenti al secolo scorso, frammiste a declinazioni contemporanee ma accomunate dalla medesima ostilità verso le istituzioni della democrazia.


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Ha risuonato con forza il termine legalità in quel di Otranto, caratterizzando il secondo giorno del Festival Giornalisti del Mediterraneo, giunto alla 18.ma edizione Ma cos'è che muove davvero verso la legalità? L'inasprimento delle sanzioni, l'ascolto, l'esempio? "Credo sia l'esempio:.. i ragazzi hanno bisogno di questo". Quindi un monito: "Anche quando c'è una grande operazione delle forze dell'ordine, dobbiamo comunque essere attenti perchè l'attività repressiva ci dice che sul territorio è mancata la prevenzione, ovvero l'attività educativa".

Pietramurata non resterà nella memoria soltanto come il paese che ha ospitato poche centinaia di naziskin, ma soprattutto come il paese nel quale migliaia di persone hanno testimoniato insieme una scelta di pace e democrazia. Cittadini e cittadine hanno risposto senza paura e senza lasciare spazio alla violenza: opponendo all'odio la partecipazione e all'intolleranza i valori della Costituzione.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Ez 33,1.7-9 Rm 13,8-10

Mt 18,15-20



Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi

15[Disse Gesù ai suoi discepoli:] 

Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; 

se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 

16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, 

perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 

17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; 

e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 


18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, 

e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 


19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo 

per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 

20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.


***

Il brano del vangelo di Matteo di questa domenica è chiaramente diviso in due parti: nella prima si tratta della correzione della persona che sbaglia (vv. 15-17); la seconda riguarda la presenza del Signore Gesù nella comunità dei credenti (vv. 18-20).

I primi tre versetti costituiscono una specie di direttorio, una raccolta essenziale di norme per la riconciliazione tra credenti. Notiamo che qui il processo di riparazione dei rapporti infranti è suddiviso in quattro fasi:

si parte da una discussione tra le due parti interessate (v. 15);

se questo non è sufficiente, si coinvolgono due o tre persone (v. 16);

se anche questo non porta alcun frutto, si coinvolge la comunità (v. 17a),

per arrivare, dopo il fallimento dei vari tentativi, ad una decisione finale (v. 17b).

 

‘…va e ammoniscilo tra te e lui solo’. Bisogna ammettere che ammonire la persona che sbaglia è un’arte! Occorre innanzitutto dimostrarle oggettivamente il suo errore o i disvalori connessi con il suo comportamento, per poi presentare una via pratica di uscita, incoraggiando a perseguirla con fedeltà. L’ammonizione fa parte dell’educazione e si fonda sul principio che non si è mai maturi abbastanza e che il processo di crescita totale della persona non è mai concluso: c’è sempre da imparare, da correggersi e da crescere. Di fronte agli sbagli altrui l’atteggiamento da evitare è quello di lavarsi le mani, perché ‘sono problemi suoi!’. L’intervenire, se fatto con tatto e con le buone intenzioni, è segno di vero amore, cioè di un amore che non fugge dai problemi né li nega irenicamente, ma che è in grado di affrontare le difficoltà di relazione in libertà e carità.

‘…prendi con te due o tre persone… dillo alla comunità…’. Il coinvolgimento di terzi può essere utile e diventa essenziale quando c’è testardaggine o accanimento in un comportamento oggettivamente sbagliato. 

‘…sia per te come il pagano o il pubblicano’. Questa conclusione ci pare particolarmente dura, tanto che alcuni studiosi dei vangeli hanno concluso che queste parole non sono autenticamente provenienti da Gesù, perché in contraddizione con il suo messaggio di perdono. Siamo abituati ad un Gesù paziente e misericordioso con i peccatori: perché questa improvvisa severità? Se però leggiamo bene il testo, scopriamo che qui non si tratta di rigettare, scacciare o scomunicare il peccatore, ma di considerarlo come un pagano o un pubblicano. Ci domandiamo: come si è comportato Gesù con questo tipo di persone? Basta scorrere qua e là tra le pagine dei vangeli e si scopre che lui era chiamato ‘amico dei pubblicani e dei peccatori’, che ha accolto e convertito alcuni tra di loro, che si è atteggiato nel ruolo del buon pastore alla ricerca delle pecore perdute della casa di Israele e che tra i suoi discepoli c’era un ex-pubblicano. Per quanto riguarda i pagani, essi non sono molti, ma nei vangeli li troviamo con nome e cognome: l’indemoniato di Gadara, la donna siro-fenicia, il sordomuto, il centurione il cui servo fu da lui guarito e quello sotto la croce; in un’occasione per loro ha moltiplicato i pani. Nel nostro brano allora non si tratta di condannare, ma di ri-evangelizzare la persona che ha sbagliato per aiutarla a riavvicinarsi a Gesù. C’è da notare anche che Gesù chiama il peccatore tuo fratello, non tuo nemico!

Il secondo tema è strettamente connesso con quanto detto: Gesù è presente in mezzo ai suoi quando si tratta di legare e sciogliere (v. 18), quando si prega insieme (v. 19) e quando si cerca di creare armonia e comunione tra i credenti (v. 20).

Un problema che angustiava gli operatori pastorali delle prime comunità cristiane, concerneva la differenza tra l’approccio ai convertiti e quello ai credenti. In altre parole, chi decideva se uno è da evangelizzare (primo annuncio), catechizzare (approfondimento) o ri-evangelizzare (riscoperta)? Questo problema è presente, per esempio, nelle lettere di S. Paolo, che parla di lattanti e di svezzati nella fede, ma fa parte anche del retroterra della lettera agli Ebrei e del vangelo di Giovanni. La risposta è ovvia: la comunità in generale deve prendersi cura della crescita nella fede dei suoi membri, ma i responsabili e dirigenti della comunità hanno un ruolo particolare in questo processo: Pietro (vedi Mt 16,19) e i discepoli insieme (in questo brano). Perché? Perché la fede ricevuta dalla prima generazione cristiana andava comunicata e condivisa in maniera adeguata e la funzione di legare e di sciogliere era la loro responsabilità specifica all’interno della comunità stessa. Questa funzione implicava anche il pregare per la riconciliazione e l’agire insieme per l’armonia nel nome di Gesù.

Ne consegue che la presenza di Gesù non è assicurata solo nel momento liturgico, quando ci riuniamo per pregare insieme, ma anche là dove pianifichiamo e attuiamo qualsiasi azione per l’evangelizzazione, per la riconciliazione e per la crescita dei valori umani ed evangelici nel mondo. Lì Gesù ci assiste in modo particolare, perché siamo il suo corpo, cioè la sua bocca, le sue mani e i suoi piedi.

Commento a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 94 (95)


Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia.


Entrate: prostràti, adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.


Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere».

 


Meditazione Domenica XXII T.O. A

Ricordiamo davanti a Te

L’alluvione in Nepal, sale drammaticamente il numero di morti e dispersi
Nelle aree devastate dall’acqua continua incessantemente il lavoro dei soccorritori che lottano contro frango e infrastrutture distrutte per raggiungere i villaggi isolati. I timori ora sono per lo sbarramento naturale che si è creato sul fiume Bhotekoshi che rischia di cedere. non c’è ancora una ricostruzione definitiva e chiara, però la dinamica comincia a delinearsi e i ricercatori sono abbastanza concordi sul fatto che si sia trattato di una grande frana che da una montagna si è abbattuta su un ghiacciaio, lo ha coinvolto e ha fatto crollare a sua volta il ghiacciaio",

Afghanistan, un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta grave
Il dato emerso da un nuovo rapporto Unicef si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani.  Quest’anno oltre cento centri per la cura dei bambini affetti da malnutrizione grave hanno chiuso per mancanza di fondi.

Il governo israeliano ha avvertito che qualsiasi lancio proveniente da Gaza verso le comunità del sud di Israele sarà accolto con una dura risposta".. Queste le parole del ministro della Difesa  in riferimento al fenomeno del lancio di aquiloni ripreso nelle ultime settimane e che in passato portavano cariche incendiarie. "Abbiamo chiarito che, dal nostro punto di vista, qualsiasi lancio è un atto terroristico e in quanto tale riceverà una risposta decisa contro i responsabili, gli organizzatori e gli esecutori". 

Rannucci non condurrà più Report. L'ennesima triste pagina dell'informazione italiana è stata scritta a danno dei telespettatori e dei cittadini e nessuno può tirarsene fuori, È un mestiere difficile il giornalismo d’inchiesta. Ancor di più nella Rai eternamente lottizzata, Si voleva “normalizzare” una trasmissione scomoda, troppo, per i suoi contenuti spesso orientati a colpire ambienti vicini ai partiti di maggioranza.


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Budapest. “Global friendship, global peace now!”, è lo slogan dell’edizione di quest’anno del Global Friendship, l'annuale raduno internazionale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, che vedrà la partecipazione di oltre 1.000 giovani provenienti da 14 Paesi diversi.  “In un tempo in cui la guerra è stata riabilitata come uno strumento per risolvere le controversie internazionali, i Giovani per la pace della Comunità di Sant'Egidio mantengono sempre alta la vigilanza, perché le guerre del passato non siano dimenticate. Quando vengono dimenticate la guerra e le sue conseguenze devastanti, altri conflitti possono scoppiare”. “È importante – - guardare la realtà per come è. Il mondo è in fiamme, è necessario agire per interrompere questa spirale di violenza.” 

Emergenza Cuba, un container di Sant'Egidio porta cibo e farmaci
Un carico di aiuti umanitari della Comunità di Trastevere è riuscito ad approdare a Santiago de Cuba, dopo aver superato gli ostacoli presenti a causa delle restrizioni. Sull’isola la situazione socio-economica continua ad aggravarsi: l’inflazione è alle stelle e mancano i beni di prima necessità. 

Martin Luther King Day. Il 28 agosto 1963 Martin Luther King pronunciò il celebre discorso "I have a dream" A più di sessant'anni di distanza, il razzismo e le disuguaglianze continuano a condizionare la vita di milioni di persone. Per questo ricordare le parole di King significa ricordare che i diritti conquistati non sono ai acquisiti una volta per tutte.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Ger 20,7-9 Rm 12,1-2

Mt 16,21-27

21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme

e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi,

e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.



22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo:

«Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».

23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana!

Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».



24Allora Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.

25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà;

ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero,

ma perderà la propria vita?

O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli,

e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

***

La pagina del vangelo di questa domenica continua il racconto della confessione di fede di Pietro, dopo che Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli l’opinione della gente e la loro opinione riguardo alla sua identità: ‘la gente chi dice che io sia? E voi chi dite che io sia?’. La risposta era stata: ‘tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente’.



A questo punto Gesù chiarifica il cammino che il Messia deve affrontare: soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e risorgere. Ciò è molto diverso da come se lo aspettavano la gente e i discepoli: la via di Gesù include la sofferenza per fedeltà alle scelte fatte (vedi le tentazioni di Gesù in Mt 4,1-11). E qui scoppia il problema dei discepoli (e anche nostro), perché questo è il paradosso del suo Vangelo. Gesù vince il male non combattendolo, o rifiutandolo, o semplicemente subendolo, oppure ancora scappando da esso, ma assumendolo e cambiandolo in bene. Pietro, che prima aveva risposto così bene, dimostra tutta la sua contrarietà ad una tale idea di Messia e agisce come se in qualche modo volesse esorcizzare Gesù, togliergli quell’idea strana di sofferenza e morte; perciò, lo prende in disparte, allontanandolo dalla strada e dagli altri, per discutere in privato il suo problema.



Gesù reagisce in maniera forte, rifiutando quel colloquio vis-à-vis, ma comprendendo quel gesto di Pietro come una tentazione, rivolgendosi ai discepoli e poi anche a tutti. E chiarifica che bisogna andare oltre: non basta la risposta esatta, non basta accettare Gesù a livello teoretico, non basta che si ammetta anche la sua sofferenza e la sua morte, ma tutto questo deve diventare una scelta di vita: se qualcuno vuole venire dietro a me… In altre parole, occorre la sequela, occorre percorrere la sua stessa strada, e questo vale per tutti, non solo per i Dodici.



Da quel battibecco nasce però un grande insegnamento sull’essere autentici discepoli di Gesù, che comporta anche il portare la croce. Sono parole chiare e non hanno bisogno di tante spiegazioni. Una sola osservazione: ci danno fastidio! Così come hanno dato fastidio a Pietro e – suppongo – anche agli altri che erano con lui. La via di Gesù è la va dell’impegno, della fedeltà e della fatica. Pietro rappresenta un po’ tutti noi.



Voglio soffermarmi sull’espressione ‘portare la croce’ che può essere mal interpretata, dato che qui non si intende semplicemente la capacità di sopportazione. Purtroppo, nel nostro linguaggio comune è diventata una formula che, insieme con ‘ognuno ha le sue croci’, ecc., esprime la pazienza nelle sofferenze e la capacità di affrontare con una certa serenità malattie, disgrazie e inconvenienti della vita. Ma quando Gesù ha inventato questa espressione, non parlava primariamente di questa virtù. Anche perché ciò dipende dal carattere della persona, dalle sue caratteristiche somatiche e psicologiche: un pacioccone sopporta di più di una persona nervosa.



Portare la croce’ qui significa seguire Gesù fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, quando cioè la sequela costa, quando manda in crisi, quando chiede di cambiare atteggiamenti e modi di agire, quando chiede di andare contro corrente, quando porta a fare delle scelte che urtano contro il senso comune, quando si deve patire l’incomprensione e l’odio altrui. Questa è stata la croce per Gesù, che lui ha accettato e portato, anche se poteva evitarla.



Se avesse rinunciato ad annunciare la verità che era scomoda per i suoi avversari; se avesse evitato di fare quei gesti, che non gli avrebbero mai perdonato, come l’amicizia con i peccatori e lo scombussolare i banchi di vendita nel Tempio; se avesse taciuto al momento opportuno; se non avesse curato i malati di sabato, il giorno sacro di Israele, forse non avrebbe portato la croce e non sarebbe morto in quel modo. Per lui ‘portare la croce’ significò prendere sul serio la sua missione, restandole fedele e perseverando fino in fondo. Per lui, essere Messia non significava essere re, un capo di stato che arriva e risolve da solo, con la bacchetta magica, tutti i problemi della gente. Per lui essere Messia significava servizio di verità e di giustizia, servizio umile, ma forte, un servizio che paga con la vita ciò che annuncia.



Il vero discepolo allora è colui che, nonostante i suoi limiti e fallimenti, è capace di condividere fino in fondo il suo destino con Gesù, disposto a pagare il prezzo della propria fedeltà, perché sa che sulla sua strada si incontreranno non solo gioie e soddisfazioni, ma anche sofferenze e prove. Il vero discepolo è colui che sa che per arrivare alla vera gloria non ci sono scorciatoie, bisogna passare per il Golgota, anche se questo dà fastidio e mette in crisi, anche se non si vorrebbe che fosse così.



Come Pietro, anche noi non accettiamo facilmente un Dio che sale il Calvario, perché NOI non vogliamo salirlo!





Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 62 (63)


O Dio, tu sei il mio Dio,

dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,

desidera te la mia carne

in terra arida, assetata, senz’acqua.


Così nel santuario ti ho contemplato,

guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,

le mie labbra canteranno la tua lode.


Così ti benedirò per tutta la vita:

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori,

con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.


Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia:

la tua destra mi sostiene.

Meditazione Domenica XXI T:O: A

 



Ricordiamo davanti a Te

        Cisgiordania, ancora violenze e tensioni per gli insediamenti israeliani. Sullo sfondo resta soprattutto il progetto E1, nell’area tra Gerusalemme e Ma’aleh Adumim: nuovi bandi prevedono la costruzione di oltre mille abitazioni in un corridoio considerato cruciale per la continuità territoriale tra il nord e il sud della           Cisgiordania. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, si è detto "profondamente allarmato", avvertendo che il progetto rappresenterebbe una minaccia per la soluzione dei due Stati.
    Cisgiordania. A Qabatiyah, sud di Jenin, l’Idf ha ammesso che durante un raid alcuni palestinesi fermati per essere interrogati sono stati identificati scrivendo loro dei numeri sul corpo o sulla fronte. Intanto resta alta la tensione a Gaza, dove un attacco israeliano ha provocato sei morti, e in Siria, a causa di raid nella provincia di Idlib.
        Nigeria, strage di bambini nel naufragio a Sokoto. Erano soprattutto bambini. Stavano attraversando un fiume nello Stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria, per raggiungere insieme alle loro famiglie i campi di riso sull’altra sponda, Sono stati recuperati i corpi di circa 40 minori. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, il battello era sovraccarico.
        Centrafrica, tragedia in una miniera d’oro: oltre cento morti per una frana. Uno smottamento causato dalle forti piogge nell’ovest del Paese, al confine con il Camerun, ha provocato un drammatico numero di vittime (107) destinato a salire.Molte delle vittime sono giovanissimi, in cerca di fortuna in queste miniere d’oro gestite da società straniere ma prive di adeguati controlli e regolamentazione.
        Media Usa: «Migranti deportati in Africa senza preavviso». Fino allo scorso anno vivevano e lavoravano negli Stati Uniti, dove avevano lasciato le proprie famiglie. Ora sono bloccati nella Repubblica Centrafricana, Paese nel quale non erano mai stati prima e dove l'amministrazione di Donald Trump li ha deportati senza preavviso insieme a decine di migranti di diverse nazionalità.
        La settimana nera dei femminicidi: com'è stato possibile?  Carmela Bifano, Joanna Rouissi, Michela Rubiu, Ornella Forastefano, Tania Terrin, Maria D’Alessandro. Sono le sei donne che, da Ferragosto a oggi, sono state uccise da compagni, mariti o ex fidanzati. Una scia di violenze che si ripetono con modalità simili e i cui responsabili sono da cercare tra le mura domestiche. Il monitoraggio di Non una di meno aveva registrato 40 femminicidi dall’inizio dell’anno all’8 agosto, ma nel giro di pochi giorni se ne sono aggiunti altri sei. Intanto, proprio il 15 di agosto,

        Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

    Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

In Mongolia prosegue la diciassettesima Conferenza delle Parti della Convenzione Onu contro la desertificazione. Al centro dei lavori: il recupero delle terre degradate e la lotta all’inaridimento del territorio quali strumenti necessari ad affrontare la crisi climatica.

Si sono aperti i XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, che in Puglia coinvolgono in tutto 4 province e 13 città. Le competizioni si disputano su 15 giorni, sino al 3 settembre, con 33 sport dislocati in 28 campi di gara. Per la città è l'occasione di cambiare racconto senza rimuovere le sue ferite: il conflitto tra salute, ambiente e lavoro e l’emergenza sociale

Papa Leone augurando la buona riuscita dei Giochi di Taranto 26 ha usato la parola profezia riferendosi, giustamente, all’alto valore umano che le gare sportive fra i popoli prospicienti il Mare Nostrum possono promuovere in un momento storico nel quale è impellente l’impegno per la pace e l’accoglienza delle persone migranti.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Is 22,19-23 Rm 11,33-36

Mt 16,13-20


13Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli:

«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».

14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».


17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona,

perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.

18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa

e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli,

e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».


20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


***

Nel ‘profondo nord’ della Palestina, all’ombra del monte Ermon, vicini alle sorgenti del fiume Giordano e all’inizio del suo lungo cammino verso Gerusalemme, Gesù pone ai discepoli una domanda importante che riguarda la sua identità. Era un modo per sapere cosa pensasse la gente di lui e se ne avesse recepito il messaggio. I discepoli rispondono riportando gli esempi del passato, ossia quelli dei grandi profeti della storia del popolo di Israele. Evidentemente, la gente comprendeva la persona e l’insegnamento di Gesù sulla base dell’esperienza: compiva prodigi, donava il pane, portava un messaggio significativo da parte di Dio. Si trattava dunque di un uomo straordinario, dotato di un potere divino.


Ci possiamo chiedere: quelle persone avevano capito chi fosse in realtà? Sembra proprio di no, dato che andavano da lui per ottenere qualcosa: il cibo, la salute fisica, il perdono dei peccati, una soluzione ai loro problemi. Quanto però ad accogliere il suo monito alla ‘conversione’ a Dio e ai valori del suo Regno, all’attenzione verso gli altri che porta al sacrificio di sé, alla crescita del vero culto di Dio nella vita di ogni giorno, ecc., evidentemente i risultati erano del tutto insufficienti. Ecco allora la domanda ai discepoli, che avevano condiviso con lui la vita per più di un anno: qual è la loro opinione?


Pietro, a nome degli altri, dà la risposta teologicamente perfetta: è il ‘messia’ (= ‘cristo’, in greco), perché non è solo colui che annuncia e parla del Regno di Dio, ma colui che lo costruisce e lo rende presente in modo totalmente nuovo; è il ‘figlio di Dio’ perché ha una relazione speciale con Dio-Padre e ne rivela l’identità, conducendo alla verità divina. Questa è la risposta del vero discepolo/a: non colui/colei che va da Gesù per ottenere qualcosa, ma colui/colei che cammina dietro a Gesù sulle strade della vita, incarnandone il messaggio e lo stile di vita.


Una volta chiarificato questo, Gesù prosegue con la ‘beatitudine’ di colui/colei che ha capito questa realtà fondamentale. Innanzitutto, perché questa intuizione è dono di Dio, accolto e fatto crescere. È una conoscenza di Gesù che tocca il cuore e si riflette nella vita concreta, che cresce nel tempo e con le esperienze, anche negative. E tutto dipende da quel salto di qualità tra le fede della gente e quella dei discepoli.


Secondariamente, perché è su questo fondamento che si costruisce la comunità dei credenti, la Chiesa. Altrimenti si raggiunge solo il livello di una ‘società senza scopo di lucro’ o una ‘sacramenteria’. Ma questa non è la Chiesa, come la voleva Gesù. La fede in Gesù non è un affare personale che ognuno si gestisce come vuole, ma si vive e si cresce insieme, aiutandosi reciprocamente come discepoli-testimoni del vangelo.


Questa realtà di testimonianza è simboleggiata dalle ‘chiavi del regno dei cieli’ di cui Gesù parla qui. Nella storia della Chiesa l’immagine delle chiavi fa parte dello stemma papale ed è stata compresa come un ‘privilegio’ petrino per la definizione della retta fede. In realtà, non si tratta solo di questo. È invece ciò che Gesù affida non solo a Pietro, ma anche alla comunità dei credenti, riunita nel suo nome (vedi Matteo 18,18 e Giovanni 20,23) e che egli toglie a scribi e farisei, i quali la usano per ostacolare il progetto di Dio (vedi Matteo 23,13). Si tratta di quella coerenza tra fede e vita che mostra la via per costruire insieme il progetto di Dio e senza la quale non è possibile raggiungere la vera libertà cristiana.


Nel 1941 lo scrittore inglese A.J. Cronin scrisse il romanzo ‘The keys of the Kingdom’ (‘Le chiavi del Regno’) che fu poi rappresentato in un famoso film (in italiano: ‘Le chiavi del paradiso’ – 1944): utilizzando una storia avventurosa e fittizia di un missionario in Cina, egli interpreta bene ciò che Gesù intendeva insegnarci. Buona visione (se volete).


https://www.youtube.com/watch?v=jtcxiXwtsKM


Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 137 (138)


Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:

hai ascoltato le parole della mia bocca.

Non agli dèi, ma a te voglio cantare,

mi prostro verso il tuo tempio santo.


Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:

hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.

Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,

hai accresciuto in me la forza.


Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;

il superbo invece lo riconosce da lontano.

Signore, il tuo amore è per sempre:

non abbandonare l’opera delle tue mani.