Ricordiamo davanti a Te
La geografia della fame, 266 milioni le persone colpite in 47 Paesi del mondo. Alla vigilia del World Food Day, la presentazione a Milano della seconda edizione della "Mappa delle 10 principali emergenze alimentari globali". In cima alla lista Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. Due carestie documentate a Gaza e in Sudan, 30 milioni i bambini in stato di malnutrizione acuta e la guerra che rimane la prima causa di deprivazione. La guerra rimane il motore trainante della deprivazione.
C'è una questione sociale nelle piazze d’Europa: «I giovani non credono alle promesse della politica». “Soldi alla scuola, non alla guerra”: è uno degli slogan che accompagnano le mobilitazioni studentesche di questi giorni. Nelle scuole italiane si moltiplicano assemblee, occupazioni e iniziative di protesta, mentre il 16 ottobre si è convocata vocata una giornata di mobilitazione nazionale con cortei in diverse città.” “Chiediamo al governo di investire sui giovani e sul nostro futuro, per un diritto allo studio veramente garantito”
Manifestazione degli agricoltori e camionisti della Calabria, Puglia, Basilicate, Campania, Molise, Sicilia, per salvaguardare il lavoro. L'aumento del prezzo del carburante e, di conseguenza dai rincari dei fertilizzanti e di tutto quello che può garantire ai piccoli agricoltori di arrivare a fine mese. Una giovane del Gargano dice “Sono figlia di un olivicoltore del Gargano e oggi mio padre è fermo perchè sta scioperando con gli altri olivicoltori. Scioperano non perchè non vogliono lavorare ma perchè non ce la fanno più. Non chiedono elemosina né pietà. Chiedono dignità e che il loro olio venga pagato il giusto”
Senza un tetto e con paghe da fame: gli sfruttati delle Langhe. Oltre 6mila lavoratori non hanno tutele per la vendemmia. Un rapporto della Caritas di Alba alza il velo sul fenomeno del caporalato nell'area d'eccellenza vitivinicola piemontese. Caritas scatta una fotografia impietosa. Gli “invisibili” sarebbero «oltre 6mila lavoratori (circa 3mila stagionali) così numerosi che le molte realtà che forniscono manodopera alle aziende, e tra le cui file si nascondono i caporali, non sono state in grado di alloggiarli tutti». Da qui l’evidenza: in una delle aree d’eccellenza della vitivinicoltura nazionale sono stati contati «16 insediamenti di fortuna»: in parchi, giardini, garage e seminterrati, sottopassi cittadini e sotto i ponti.
Francesca Albanese nel nuovo rapporto ONU “La verità sotto le macerie: i media al tempo del genocidio”. affronta direttamente la questione della responsabilità dei media.. La relatrice dà un nome a questo fenomeno, «mediacidio» “Lo considero un termine importante perché consente di interrogare anche la responsabilità di chi decide quali fatti potranno entrare nella conoscenza pubblica”.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Haiti, un'oasi di speranza nella desolazione delle violenze. Il lavoro della Maison des Vieillards nell'aiuto ai più fragili alla periferia di Port-au-Prince segnata da povertà e violenze. "Servono aiuti e, in questo mese dell’ottobre missionario, bisogna tenere alta l’attenzione sui bisogni degli haitiani stremati da questa crisi dimenticata"
Ieri pomeriggio Sezano ha accolto un uomo di straordinaria importanza per la coscienza storica italiana, testimone “ardente” del nostro tempo. Raniero La Valle. Accompagnato da Francesco Comina , ha presentato il suo ultimo libro “Solo un Dio ci può salvare? Non cedete all'impotenza ma continuate a battervi perchè la storia possa cambiare. Dobbiamo impegnarci per rifare il futuro”. Quale straordinaria fiducia nell'umanità!
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.
Is 45,1.4-6 1Ts 1,1-5b
Mt 22,15-21
15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio
per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi.
16Mandarono, dunque, da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli:
«Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità.
Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno.
17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose:
«Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo».
Ed essi gli presentarono un denaro.
20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?».
21Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
La domanda dei farisei e degli erodiani è una domanda la cui risposta era molto compromettente e l’evangelista Matteo la presenta giustamente come una domanda-trabocchetto (vv. 15-16). Se Gesù avesse risposto ‘sì, è lecito (= secondo la Legge di Mosè)’, avrebbe fatto felici gli erodiani, ma si sarebbe mostrato amico dei romani oppressori che occupavano la Palestina con violenza. Se avesse risposto ‘no, non è lecito’, si sarebbe dichiarato un ribelle e probabilmente gli erodiani avrebbero preso alcune misure cautelari, magari con l’arresto e il successivo imprigionamento. La domanda rivela che chi l’ha posta, voleva veramente la sua rovina.
La tassa obbligatoria del ‘denarius’ annuale per ogni residente maschio dell’impero era un problema di coscienza per gli ebrei del tempo, perché significava implicitamente riconoscere il dominio del pagano Cesare sopra il popolo di Dio. Per di più, sulla moneta c’era l’iscrizione che presentava Tiberio Cesare come persona divina: si rasentava dunque l’idolatria. Qualche decennio prima di questo episodio, quella tassa aveva causato una rivoluzione antiromana con decine di morti e distruzioni in tutta la Galilea.
A questa domanda imbarazzante, Gesù risponde coinvolgendo i suoi avversari nell’osservare concretamente di cosa si tratti, e poi conclude con una frase lapidaria, ma oscura, sebbene per noi sia diventata quasi proverbiale.
Egli evita di replicare direttamente alla richiesta dei suoi avversari e, come al solito in questi casi, va alla radice del problema, sfidando gli uditori (e noi) a riflettere sul problema. Nella sua affermazione finale distingue due livelli: quello di Cesare, che implica lo Stato, il governo e le istituzioni governative e civili; e quello di Dio, che sottintende la relazione con Lui, il culto e la religione. Dice Gesù: ‘non sono sullo stesso piano’.
In termini moderni, possiamo affermare che a Cesare gli si dà ciò che gli appartiene: rispetto e lealtà, in tanto in quanto è finalizzato al bene della società umana, dei cittadini e della pace tra le nazioni, perché tutti e tutte apparteniamo al ‘regno di Cesare’, visto che siamo anche membri di una comunità umana ‘locale’. Non si tratta solo di tasse e di tributi, ma anche del contributo (anche piccolo) di ciascuno/a per creare una società migliore. Ognuno/a di noi ha un suo compito nella società e ogni discepolo/a di Gesù può fare qualcosa di buono per il bene e per la giustizia: onestà, attenzione all’ambiente e alle cose di utilizzo pubblico, ecc.
E a Dio si dà ciò che gli appartiene. Ci domandiamo: cosa significa? Cosa possiamo dargli, dato che abbiamo ricevuto tutto da Lui? La risposta ci viene dal brano evangelico che racconta un secondo intervento dei farisei per mettere alla prova Gesù (vv. 34-40). Lì egli afferma: ‘amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente’ e ‘amerai il prossimi tuo come te stesso’. Quello che Dio richiede da noi è una relazione autentica di figli e figlie, fatta di attenzione alla sua Parola e alla sua volontà e di impegno nei confronti di chi ci sta accanto e di chi è ‘lontano’, in tutti i possibili significati. Questo è ciò che Gesù ci ha insegnato in parole e opere.
Mi piace sottolineare anche un altro aspetto di questo insegnamento. Sulla moneta che Gesù ha preso in mano c’era l’immagine dell’imperatore. Noi umani – ci dice la Bibbia (Genesi 1,27) – siamo stati creati a immagine di Dio e siamo dunque il ‘talento’ di Dio. Tutte le volte che noi mostriamo agli altri/e l’immagine di Dio Padre in noi e diamo a Dio ciò che suo.
‘Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli’ (Matteo 5,16).
Commento a cura di Stefano Senaldi
Dal Sal 95 (96)
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.





