Meditazione Domenica XXVIIa C

 

Ricordiamo, o Signore, davanti a te

    Strage di giovani ragazze in Afghanistan. Le Nazioni Unite condannano l’attacco, Colpiti mentre stavano preparando un esame. È quanto è accaduto a Kabul quando un attentatore suicida è entrato nel centro di formazione, nel quartiere che ospita la comunità minoritaria Hazara, e si è fatto saltare in aria. Il bilancio è al momento di 19 vittime, si tratta per la maggior parte di giovani studentesse di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Nel Paese asiatico si è da poco conclusa una nuova notte di proteste di donne e uomini iniziate dopo la morte della 22 enne Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per avere indossato il velo in modo non conforme alle regole della Repubblica islamica. Nonostante gli appelli internazionali ad interrompere l'uso della forza, il governo iraniano continua a usare il pugno duro contro i manifestanti, accusati di essere "rivoltosi" che "minano la sicurezza e la proprietà pubblica".

Libano si perde la speranza.  94 persone, tra cui 24 bambini. Il Libano da quattro anni, versa in una profonda crisi economica aggravata dalle conseguenze dell’esplosione nel porto di Beirut e sul quale pesano anche migliaia di rifugiati provenienti dalla Siria. Da qui il desiderio di fuggire via.

I funzionari delle Nazioni Unite ad Haiti hanno descritto nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza la "catastrofe umanitaria" nel paese, dove la situazione ha raggiunto "un nuovo livello di disperazione" in seguito a due settimane di violenze e saccheggi.

Uno "sciopero delle mucche" sta mettendo in difficoltà da due giorni la città di Ahmedabad, capitale del Gujarat (India). Venerdì migliaia di bovini vaganti hanno invaso le strade del centro della città, e alcune centinaia sono penetrate negli uffici governativi. Si protesta contro i mancati pagamenti dei loro servizi da parte dello stato.


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Grande Sfida. Nei giorni scorsi, i disabili sono entrati negli uffici del comune di Verona e in parecchi negozi del centro cittadino per offrire il loro contributo di lavoro. Sempre promossa dall’associazione “La Grande Sfida” hanno camminato per le vie della città per manifestare a sostegno della pace e chiedere la fine delle molte guerre (59 nel mondo in questo momento) che sono la causa di infinite disabilità fisiche e psichiche.  

Il governo indiano annuncia che prolungherà fino alla fine dell'anno la distribuzione di razioni di cibo gratuite a 800 milioni di famiglie. Il programma viene descritto come il più esteso provvedimento di solidarietà al mondo; è stato lanciato nell'aprile del 2020 per fronteggiare la crisi creata dal coronavirus e sostenere le famiglie toccate dal lockdown nazionale che in quell'anno durò oltre tre mesi. 

La Carovana della Pace in Ucraina chiede protezione per gli obiettori
E’ in corso la quarta missione della Carovana della Pace in Ucraina. Gli attivisti pacifisti italiani portano beni di prima necessità e fondi per aiutare gli obiettori “che si rifiutano di uccidere”. Don Sacco di Pax Christi: “Chiediamo a Ucraina e Russia di riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza”.

Ieri – sabato 1° ottobre – in occasione della Giornata europea delle fondazioni, Acri e Assifero hanno promosso 'Ben(i)tornati. Gesti quotidiani di rigenerazione': un’iniziativa che abbraccia oltre 100 luoghi in tutta Italia, dove le comunità e le fondazioni hanno realizzato insieme iniziative locali di rigenerazione. Le iniziative che hanno partecipato alla Giornata, infatti, hanno raccontato storie di uomini e di donne che si sono attivati per i loro territori, con l’obiettivo di recuperare, riutilizzare, rigenerare. Lo hanno fatto prendendo in gestione spazi e parchi abbandonati, dando nuova vita a luoghi dismessi, organizzando laboratori di recupero o di educazione ambientale. Ad animare queste esperienze sono i quasi 7 milioni di italiani.

Corridoi umanitari, dalla Grecia 27 rifugiati originari di paesi in cui persistono conflitti, alcuni ormai decennali, e condizioni di violenza diffusa: Siria, Iraq, Congo, Sudan e Camerun. Atterrati a Fiumicino due voli da Atene.. Saranno accolti e integrati in tutta Italia a spese di congregazioni, parrocchie e cittadini. Già 5.100 in Europa Il loro ingresso in Italia è stato possibile grazie al protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio e il ministero dell’Interno che prevede l’arrivo dalla Grecia nel nostro paese, in modo legale e sicuro, di richiedenti asilo, con particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili, come nuclei familiari numerosi e minori non accompagnati.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Noi crediamo, o Signore, ma tu aumenta la nostra fiducia, per noi e per quanti cercano di credere. Amen

Ab 1,2-3;2,2-4    2Tm 1,6-8.13-14  


 Lc 17,5-10


5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? 8Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

***


Lc. intravede alcune situazioni concrete della vita delle primitive comunità cristiane. Forse sussistevano degli atteggiamenti egoistici poco disponibili alla condivisione, alcuni ancora venivano trattati con deferenza come se potessero vantare più meriti di altri, qualcuno godeva di alta considerazione in ragione del censo, qualcun altro si sentiva poco considerato perché povero … Insomma, luci ed ombre che possiamo constare anche nei nostri contesti di vita, persino nelle comunità cristiane di oggi.

Le figure del ricco e di Lazzaro interpretavano adeguatamente situazioni del genere. Era perciò normale la reazione dell’evangelista che notava in questo stile di rapporti la perdita della “differenza evangelica”.

In altri casi, forse, sussistevano dei risentimenti tra i membri della comunità. La riconciliazione era al di là da venire. Ecco allora il richiamo che precede di poco il nostro brano sulla necessità di perdonare: se tuo fratello commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte tornerà a te dicendo: sono pentito, tu gli perdonerai.

Quello che Gesù propone ai suoi è uno stile di vita che consideri l’altro/a come fratello e sorella. Perciò, le disuguaglianze, non solo sociali, ma pure di merito, di cultura o di qualsiasi altra natura vanno superate.

È una visione di vita che, a parole, sembra a portata di mano, anzi, desiderabile a tutti ma, nella quotidianità, si contrappone ai criteri mondani che, invece, suggeriscono di guardare prima di tutto a se stessi.

Quella evangelica è un’esigenza etica che non appartiene al normale “buon senso comune”, per questo motivo, parliamo appunto di “differenza evangelica”, ossia della luce propria del Vangelo.

Nelle scelte audaci, controcorrente, la fiducia, che nel linguaggio evangelico si chiama fede, diventa condizione indispensabile. La parola fede è un termine che nella Bibbia ha a che fare con l’appoggiarsi. Per realizzare u progetto, per intraprendere un percorso, per guardare in vanti ecc. ci si appoggia, ovvero si conta sul sostegno di qualcuno o di un gruppo o di un’ispirazione o di un pensiero.

Nel caso della “differenza evangelica” si fa credito, si ha fede-fiducia, su Gesù Cristo i cui criteri non seguono il buon senso comune ma ne sono alternativi.

In simile contesto, si può intuire il motivo per cui il nostro brano inizia con “gli apostoli dissero al Signore: fa crescere la nostra fede”. “Apostolo” significa “colui che è inviato”. Ora gli inviati a portare un messaggio alternativo chiedono di interiorizzare maggiormente quanto devono testimoniare ed annunciare agli altri; non possono testimoniare una parola tanto sovversiva senza avere una profonda fiducia in essa. La fede- fiducia si addice anche a chi è chiamato ad osare l’improbabile, a chi testimonia un messaggio che per sua natura va oltre le righe, l’improbabile e il sorprendente è pane quotidiano per chi si mette al seguito di Gesù … potremmo dire che il discepolo (e apostolo-inviato) è “specializzato nell’osare”.

Tuttavia, non è vero che vivere nel mondo in questo modo sia impossibile. L’audacia della fiducia apre a delle realizzazioni sorprendenti paragonabili al grande albero ben radicato del sicomoro che si pianta nel mare. Questo gioco di contrasto tra il piccolo seme e il grande albero sta ad indicare che, a volte, basta poco per avviare processi di grande cambiamento. Basta crederci! Se hai un po’ di fiducia, la condivisione è possibile, il rispetto è possibile, il perdono è possibile … Basta crederci almeno un po’!

Questa caratteristica della fiducia è talmente radicata nel discepolo del Regno che se non vi si dedicasse, egli semplicemente perderebbe la sua stessa ragion d’essere. Dedicarsi agli ideali del Regno, assumerne i paradossi è per lui naturale come l’aria che respira. E quindi, quello che fa non è che l’esito della fiducia che ha dentro; non è un eroe, semplicemente agisce in base a ciò che è.

Forse, nella comunità delle origini, alcuni si sentivano al di sopra degli altri, più meritevoli di rispetto e di considerazione. Ritenevano di essere particolarmente impegnati e questo loro impegno diventava motivo per racchiudersi in una casta.

Allora le parole di Gesù “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” risultano molto significativa. Non sei e non fai nulla di straordinario: il tuo impegno non è che un servizio perché il discepolo della “via” trova senso, gioia, stabilità nel dedicarsi alla causa, nell’avere motivi validi per vivere e per dare la vita … fino a morire.




Salmo 95 (94)

1Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

2Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia.

3Perché grande Dio è il Signore,

grande re sopra tutti gli dèi.

4Nella sua mano sono gli abissi della terra,

sono sue le vette dei monti.

5Suo è il mare, è lui che l’ha fatto;

le sue mani hanno plasmato la terra.

6Entrate: prostrati, adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

7È lui il nostro Dio

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!

8«Non indurite il cuore come a Meriba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

9dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere.


Meditazione Domenica XXVI a C

  

Ricordiamo, o Signore, davanti a te

 Oltre 80 persone morte al largo della Siria. Tra le vittime principalmente donne e bambini. 

Iran, cinque vittime nelle proteste per la morte della giovane Masha arrestata dalla polizia morale a Teheran per aver indossato in modo inappropriato il velo islamico e poi morta in ospedale tre giorni dopo per i maltrattamenti subiti.

Myanmar, elicotteri sparano su una scuola: almeno 11 i bambini uccisi. Non è la prima volta che succede nel Paese da quando l'esercito ha preso il potere nel febbraio 2021.

È scontro, in Brasile, sugli indici di povertà. Oltre un sesto della popolazione (33,1 milioni) soffre la fame, 14 milioni in più rispetto al 2020, anno dello scoppio della pandemia.  Il dato è stato contestato seccamente dal ministro dell'Economia, Paulo Guedes.

 La Nigeria sta combattendo contro le peggiori inondazioni dell'ultimo decennio, con oltre 300 morti in 2022, di cui almeno 20 questa settimana, mentre le autorità hanno dichiarato che la situazione è "fuori dal nostro controllo".


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Il Papa ad Assisi: serve una nuova economia che ascolti il grido dei poveri e della terra. Il Papa ad Assisi: serve una nuova economia che ascolti il grido dei poveri e della terra. "Voi siete chiamati a diventare artigiani e costruttori della casa comune, una casa comune che “sta andando in rovina”. Lo diciamo ed è così. Una nuova economia, ispirata a Francesco d’Assisi, oggi può e deve essere un’economia amica della terra e un’economia di pace. In effetti, quando alla comunità civile e alle imprese mancano le capacità dei giovani è tutta la società che appassisce. (...) Ma grazie a Dio voi ci siete: non solo ci sarete domani, ma ci siete oggi; voi non siete soltanto il “non ancora”, siete anche il “già”, siete il presente".

Nasce la "Scuola delle Arti e dei Mestieri" della Fabbrica di San Pietro. Nasce ufficialmente in Vaticano un percorso di formazione pensato per trasmettere alle nuove generazioni di artigiani il sapere tecnico degli antichi e le competenze necessarie per svolgere il proprio servizio nella Basilica Vaticana. Le lezioni avranno ufficialmente inizio a gennaio 2023, e saranno ammessi alla scuola un massimo di 20 partecipanti tra scalpellini, marmisti, falegnami, muratori e decoratori.

Sos clima. I giovani dei Fridays for future: «La politica non ci ascolta». Ritorna l’onda verde dei Fridays for future con lo sciopero globale in tutto il mondo Emanuele (portavoce del movimento italiano): tutti vogliono parlare con i giovani ma poi mancano i contenuti.

Dal 26 settembre al 3 ottobre una delegazione italiana di organizzazioni della società civile, guidata da Un Ponte Per e dal Movimento Nonviolento, sarà in Ucraina nell’ambito delle attività svolte dalla rete “Stop the War Now”. Tra gli obiettivi della missione il sostegno alle realtà nonviolente ucraine impegnate nella costruzione della pace. Tra gli obiettivi della missione quello di gettare le basi per stringere accordi di partenariato tra gli oltre 175 enti italiani che fanno parte della rete “Stop the War Now” e organizzazioni della società civile ucraini.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo



Padre, che conosci le necessità dei poveri e dei sofferenti e non abbandoni i deboli nella solitudine, liberà tutti noi dalla schiavitù dell’egoismo e rendici sensibili alla voce di chi invoca aiuto, e donaci una fede salda in Gesù. Tuo figlio risorto dai morti, che noi riconosciamo come nostro unico Signore. Amen


Am 6,1.4-7    1Tm 6,11-16 

  Lc 16,19-3

Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».


***

Questa sezione del Vangelo di Luca sviluppa l’annuncio che il Regno annunciato da Gesù è una realtà in cui il discepolo avverte la chiamata di Dio a vivere la fraternità. Se il regno di Dio si compie nell’accogliere un Dio che salva amando, non è possibile prendervi parte chiudendosi agli altri.

Non si tratta come altre volte di una parabola come tutte le altre. È un racconto di sapore rabbinico, che peraltro troviamo solo in Luca come solo in Luca si trova la parabola dell'amministratore scaltro e altre tipiche di questi capitoli (15-16); un quadretto folkloristico dell’al di là, …il seno di Abramo…, una fiaba, insomma, raccontata dai rabbini.

Non intende essere una spiegazione del premio e del castigo della vita oltre la morte, né una condanna del ricco in quanto tale, perché ricco.

In qualche modo, questo racconto-parabola va inteso in continuità con il significato di quella precedente: là, si parlava di saper fare discernimento tra la ricchezza vera (una comunità di fratelli e sorelle che condividono il cammino di vita fidandosi del Signore e della sua Parola) e la ricchezza non vera, quella illusoria di chi si vede al sicuro nel capitale che riesce ad accumulare.

Il personaggio del ricco rappresenta chiunque imposta il senso del vivere a partire dalla ricchezza del possesso, di ogni possesso, compreso quello di un certo perbenismo; insomma, di chi vive chiuso su se stesso perché con quello che ha basta a se stesso. È la follia dell’idolo dell’ego che, alla fin fine, porta dentro il germe della propria catastrofe, se pensiamo che anche in natura non esiste alcun essere che non sia in qualche modo legato agli altri, che non si faccia carico della vita degli altri esseri. Il personaggio principale del presente racconto, contrariamente all'amministratore scaltro, non ha provveduto a cambiare registro in vista del futuro.

L'argomentazione di fondo viene anche qui ribadita: ciò che sembra fallimentare, cioè il povero, ha la consistenza di un nome, Lazzaro, significa “il Signore è il mio aiuto”, ciò invece che sembra essere molto consistente, è anonimo: il ricco e il suo modo di essere sono inconsistenti.

Il brano rappresenta la drammatizzazione di un capovolgimento che rischia di non essere capito eppure avviene ed è reale.

Quelli che comunemente sono considerati valori, per cui molti ritengono di dovervi dedicare le migliori energie, quali la ricchezza, l'eleganza, la reputazione, il successo, il benessere (indossava vestiti di porpora e di lino e ogni giorno si dava a lauti banchetti – uno stile di vita che rende l'idea di spensieratezza) non sono valori; non sono tali da meritare la consegna del nostro cuore; verranno messi a K.O. Perché questo capovolgimento, perché questi valori verranno messi a KO?

Perché “morì anche il ricco”.

Si può pensare che queste parole facciano eco a quanto viene detto all'inizio del vangelo di Luca nel cantico del Magnificat: “Ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato i miseri”.

E qui Luca si ricollega all’altro racconto, quello del Capitolo 12, dove anche là il ricco si propone di godere dei beni per molti anni e non si lasciava misurare dal limite della fine: stolto, questa notte ti verrà chiesta la vita!

Ecco in questo senso le cose che noi chiamiamo valori assoluti vengono capovolte, nel senso che alla fine tutto viene misurato dal limite che manda in frantumi ogni assoluto: “anche il ricco morì”.

Quanto viene poi detto nel racconto della fiaba di sapore rabbinico a proposito del dialogo che avviene nell’aldilà tra il padre Abramo e il ricco, altro non è che una drammatizzazione che mette in risalto l’impossibilità di mettere d’accordo la mentalità del Regno con il rifiuto della fraternità. In fondo la presenza di Lazzaro nell’economia del racconto ha lo scopo di ricordare la vocazione di ogni discepolo a diventare fratelli e sorelle; a cessare di vivere rivolti a se stessi per farsi carico gli uni degli altri. Diversamente è impossibile prendere parte alla mentalità del Vangelo

Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”

Allora, ascoltando Mosè ed i profeti, ovvero la Parola di Dio, i cinque fratelli che ancora se ne stanno spensierati e rimbecilliti, vengono/veniamo drasticamente riportati alla realtà: si ha una sola vita e questa, a dispetto di tutte le logiche dominanti, deve servire per realizzare il vivere bene assieme e non per l'ingrasso nell’indifferenza.

Attenti dunque a quell’accecamento che ha persino la possibilità di rendere inefficace la pasqua del Cristo: “Se non ascoltano Mosè ei profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”.


Salmo 145

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione

 


Ricordiamo, o Signore, davanti a te

 Marche in ginocchio per l’alluvione. Dieci morti, tre dispersi e una mole incalcolabile di danni ad edifici, viabilità e agricoltura. Questo il drammatico bilancio della tempesta ha colpito una zona delle Marche, tra le province di Ancona e Pesaro Urbino. 

In Africa continua la guerra mondiale "a pezzi". Papa Francesco lo ha ribadito, parlando con i giornalisti sull’aereo di ritorno dal Kazakhstan: “Siamo in una guerra mondiale”. Sempre meno “a pezzi”, come è stata da sempre definita dal Pontefice, e sempre più globale. Ribadita dal Pontefice anche la condanna all’industria delle armi. “Se si smettesse per un anno di fare le armi si risolverebbe tutta la fame nel mondo”, ha detto il Papa, parlando di un negozio “assassino”. Il Papa: "è difficile dialogare con chi ha iniziato una guerra, ma si deve farlo". 

Le catastrofiche inondazioni in Pakistan finora hanno tolto la vita ad almeno 528 bambini, secondo gli ultimi dati del governo. Ognuna di queste morti è una tragedia che si sarebbe potuta evitare.

In Brasile, almeno tre persone sono morte e altre due sono rimaste ferite durante un'operazione della polizia militare in favelas situate nella zona ovest di Rio de Janeiro.

Cina, il piano di una maxi diga in Tibet allarma le comunità. Stiamo parlando dell’immensa diga, la maggiore al mondo quando sarà completata, che la Repubblica popolare cinese intende costruire in Tibet, a soli 30 chilometri dal confine con l’India, all’interno di un canyon di 320 chilometri di lunghezza dove, con un dislivello di 2.000 metri, il fiume Brahmaputra, Puntare sull’energia idroelettrica per raggiungere la neutralità di carbonio nel 2060, portando i combustibili fossili nel mix energetico sotto il 20%, sviluppare le aree circostanti e contribuire al benessere generale del Paese: questi nobili propositi dei pianificatori cinesi rischiano in realtà di far pagare un conto elevato a interi e delicati ecosistemi. 

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

A Nur-Sultan il Congresso dei leader religiosi "per aiutare a risolvere i conflitti del mondo” L’appuntamento, giunto alla settima edizione, si inaugura alla presenza del Papa. Didar Temenov del ministero degli Affari Esteri kazako: "Negli ultimi anni molteplici crisi tra conflitti, pandemie e disastri naturali. Le religioni dovranno essere un pietra miliare per le società, per aiutare a superare i momenti difficili e favorire lo sviluppo spirituale e sociale".

Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, a Reggio Calabria le celebrazioni. Sabato e domenica prossimi la cittadina calabrese ospiterà la Giornata dedicata al tema dell'ambiente. L’evento è promosso dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana e dall’Ufficio nazionale per i Problemi sociali e il lavoro della Cei, con il supporto dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova.

Torna “Un pasto al giorno” nelle piazze e parrocchie d’Italia. L’iniziativa annuale della Comunità Giovanni XXIII si pone l’obiettivo di garantire sette milioni e mezzo di pasti alle persone in difficoltà anche in Italia dove, secondo i dati Istat, 2.9 milioni di famiglie vivono sotto la soglia di povertà. Cibo, ma anche acqua e cure: sono tanti gli obiettivi del ritorno dell’iniziativa.

140. Sono gli anni di vita delle Cucine economiche popolari – che, spiega la direttrice, suor Albina Zandonà, «hanno radici profonde, radicate nel territorio. Hanno una storia che s’intreccia con la storia stessa della città di Padova, nella sua evoluzione e nella capacità di vedere i bisogni dei più poveri e trovare risposte non solo di emergenza, ma anche di emancipazione». Una storia partita il 17 settembre 1882, quando una terribile alluvione provò anche la popolazione padovana, incidendo in particolare sulle fasce più povere e riversando in città molti profughi. Una donna, Stefania Omboni, filantropa di confessione protestante, il cui motto era “Amare, operare, sperare”, diede vita alle Cucine economiche popolari: cucine perché si cucinava; economiche perché si confezionava il cibo in economia; popolari perché destinate al popolo, alla classe sociale più povera. 

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Donaci lo spirito di discernimento, Signore,

perché apriamo gli occhi sulla grande ricchezza che tu ci doni

nel farci vivere assieme da fratelli e sorelle. Amen


Am 8,4-7    1Tm 2,1-8


Lc. 16, 1-13

Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.

L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e (mammona) la ricchezza».


***

Il Contesto

Il brano è immediatamente preceduto dall'unità delle tre parabole:

  • la pecora smarrita

  • la dramma ritrovata

  • il padre e i due figli

  • All'inizio del capitolo 15 incontriamo la premessa del discorso parabolico:


15,2 “gli scribi e i farisei mormoravano perché accoglieva i peccatori e mangiava con loro”.


  • Immediatamente dopo, il nostro racconto è seguito dall'affermazione di 16,14:

I farisei che erano attaccati al denaro (amici del denaro) ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui”.


Benché sullo sfondo della scena ci sia la presenza dei farisei, questa parte del discorso parabolico (16,1-13) è rivolta ai discepoli.

Versetto 1: “Diceva poi anche ai discepoli”. Pertanto, è la comunità del vangelo ad essere interessata a questo discorso.

*****

Il brano appartiene al genere dei discorsi. Il racconto infatti, è dotato di tutte le caratteristiche della retorica biblica, in buona sostanza, è strutturato in due parti. Nella prima, abbiamo la parabola e nella seconda, delle dichiarazioni conseguenti alla parabola e perlopiù, costruite secondo i canoni del parallelismo.


Come in ogni parabola, per coglierne il messaggio occorre osservare l'insieme, cioè la drammatizzazione che l'efficacia delle immagini vengono a creare. Dunque, dall'insieme possiamo osservare che il testo intende suscitare ammirazione per uno che, guardando in avanti, sa fare un discernimento intelligente, fino a riuscire a cambiare i riferimenti su cui aveva impostato la sua vita.


Ascoltando questa parabola, la comunità dei discepoli/e dovrebbe saper guardare in avanti e scoprire i veri riferimenti di valore su cui contare.


Quanto alla parabola, ciò che mette in scena riflette una situazione abbastanza normale nel mondo economico del tempo di Gesù (ma anche nel nostro mondo, almeno fino agli anni '60): un latifondista, non residente, affida ad un amministratore il compito di riscuotere dai lavoratori mezzadri la parte di raccolto che spetta alla proprietà. Può anche capitare che l'amministratore, arrotondi un 15-25 % a suo vantaggio. Evidentemente la cosa non lo rende simpatico o amico agli occhi dei lavoratori dipendenti. Sono loro infatti a subirne le conseguenze più svantaggiose.

Ma a uno del suo ruolo non interessa l'amicizia degli altri, le buone relazioni con i dipendenti non fanno parte dei suoi obiettivi. La sua fortuna e il suo futuro, invece, dipendono dall'accumulo di possesso che poco alla volta riesce a raggiungere. Questa è la filosofia che per lui finora ha funzionato!

Tuttavia, ora si trova in una situazione nuova, quella, appunto, di cui parla la drammatizzazione della parabola. Riflettendo su questa nuova situazione, se fino a questo momento aveva inteso come ricchezza (= sicurezza per il futuro) l'accumulo di beni accaparrati, da questo momento in poi, appare ai suoi occhi un'altra ricchezzal'amicizia, la condivisione di vita con gli altri. Gli altri cominciano ad essere per lui una ricchezza, benché continui a muoversi dentro una logica di interesse e scaltrezza. Perciò due ricchezze a confronto dunque. Quale delle due è quella vera?


Forse la comunità di Luca viveva un momento di difficoltà per penuria di risorse, difficoltà economica o di altro tipo. Può essere che in una situazione del genere la grande tentazione fosse quella di lavorare all'accumulo di beni così da raggiungere una certa serenità nel guardare in avanti.

Alle comunità, alle chiese, che attraversano questo tipo di crisi, l'evangelista ricorda le parole di Gesù affinché facciano discernimento sulla vera ricchezza che hanno e non sanno di avere: la fraternità, la condivisione, l'essere insieme. Questa è la risorsa fondamentale, la ricchezza vera che scaturisce dalla memoria viva del Signore nella Santa Cena... Appunto, qual è la ricchezza vera? Chi può dare questa ricchezza? Chi può decidersi veramente per essa?

L'amministratore protagonista della parabola, pur rimanendo dentro una motivazione astuta, ha saputo cambiare registro, pertanto, a maggior ragione, la comunità del vangelo (i figli della luce), dovrebbe far suo questo nuovo criterio di ricchezza per costruire futuro: Il criterio della fraternità e della comunione!

nella seconda parte del racconto, come abbiamo rilevato, troviamo delle dichiarazioni di Gesù che sono come le conseguenze tratte dal racconto della parabola. Il termine, attorno cui si muove il discorso, è “fedele” (pistòs): chi è fedele nel poco lo è anche nelle cose importanti e così via… Fedele, nel linguaggio biblico, significa uno che si appoggia. La parola biblica che traduce l'appoggiarsi fiducioso ad una promessa, ad una persona, ad una convinzione ecc. è amen.

Nel linguaggio scritto della bibbia non esistevano le vocali ma solo le consonanti, cosicché, Amen risulta avere la stessa radice di Mammona: m....n; mm...n.


Ora, decidere su quale ricchezza appoggiarsi, su quella derivante dall'avere o su quella della fraternità, corrisponde a decidere se appoggiarsi sull'Amen (la ricchezza della parola evangelica) o su Mammona (la ricchezza inconsistente dell'idolatria di possesso).

Infine, occorre considerare la chiusura dell'inclusione, cioè il v. 16,14 che va letto in parallelo con il v. 15,2.

a) 15,1-2 Gli esattori delle tasse e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. I farisei e i dottori della legge mormoravano dicendo: Costui accoglie i peccatori e mangia con essi.

b) 16,14: I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui.


Dunque, l'unità narrativa apre con l'atteggiamento di chi si sente sicuro, ricco, nella sua verità. Si conclude con l'atteggiamento di chi si sente sicuro, ricco, di ciò che possiede. Sono le due facce della stessa medaglia. Esiste una ricchezza, un accumulo di perbenismo e un accumulo di denaro, l'uno e l'altro escludono la fraternità, la vita insieme agli altri, il camminare insieme, che, per il Vangelo, è l’unica vera ricchezza!

Occorre perciò precisare che il testo è ben lontano dall'affermazione qualunquista secondo cui la ricchezza è neutra, basta solo che sia bene orientata. Naturalmente questa è un'affermazione saggia, ma abbastanza scontata. il presente testo evangelico non ha nulla a che vedere con la banalità delle cose scontate.



Salmo 112


Lodate, servi del Signore,

lodate il nome del Signore.

Sia benedetto il nome del Signore,

da ora e per sempre.

Su tutte le genti eccelso è il Signore,

più alta dei cieli è la sua gloria.

Chi è come il Signore, nostro Dio,

che siede nell’alto

e si china a guardare

sui cieli e sulla terra?

Solleva dalla polvere il debole,

dall’immondizia rialza il povero,

per farlo sedere tra i prìncipi,

tra i prìncipi del suo popolo.



 

Meditazione Domenica XXIV C

 


Ricordiamo, o Signore, davanti a te

  Sono 1 milione e 382mila in Italia i minori in condizioni di povertà assoluta registrati nel 2021, mentre ad abbandonare precocemente gli studi è il 12,7%.

Cisgiordania, ancora scontri e vittime. Un palestinese è stato ucciso e altri 16 feriti in un'operazione dell'esercito israeliano nel nord della Cisgiordania.

In Mozambico i funerali di suor Maria, insieme al "suo" popolo fino all'ultimo
"La donna della mitezza". Così è stata ricordata la comboniana vittima, nella notte tra il 6 e il 7 settembre, dell'attacco alla missione di Chipene.

"L'Unicef ha lanciato l'allarme sull'incombente carestia nell'area della regione di Bay in Somalia tra ottobre e dicembre di quest'anno. A causa della crisi che il paese sta affrontando, è urgente che il supporto sia ampliato rapidamente".

Una bimba di 4 anni muore in mare in attesa dei soccorsi.  La piccola si trovava a bordo di un'imbarcazione in balia delle onde in zona Sar maltese. La nave della Ong Geo Barents con 267 migranti a bordo verso Taranto. Un epilogo tragico, ampiamente annunciato. Perché Alarm Phone aveva dato notizia della richiesta di soccorso oltre tre giorni fa, indicando una barca partita dal Libano e «in viaggio da dieci giorni».

Eritrea. Ad Akrur domenica 4 settembre all'alba i militari del dittatore hanno circondato la chiesa e costretto ragazzi e ragazze a uscire per venire arruolati e spediti a combattere nel vicino Tigrai. Da quasi due anni proseguono le retate di giovanissimi, anche 15-16enni.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Libano. Saranno 30mila gli studenti e seimila gli insegnanti delle scuole cattoliche presenti nel Paese a beneficiare degli aiuti della nuova campagna varata per far fronte alla crisi economica aggravata dal caro-energia--Sono circa 185mila in Libano gli studenti, sia cristiani sia musulmani, di età compresa tra i 6 a i 18 anni che frequentano le 250 scuole cattoliche del Paese, che svolgono un ruolo fondamentale sia dal punto di vista educativo sia nei “rapporti tra cristiani e musulmani che qui sono un esempio di convivenza per tutto il Medio Oriente”.

Santa Teresa di Calcutta. Con un tweet Francesco ricorda l'essenza della Santa fondatrice delle Missionarie della Carità, che moriva 25 anni fa a Calcutta dove oggi riposa. Uno dei più forti simboli del XX secolo, premio Nobel per la Pace nel 1979. L'aspetto materno della sua figura resta nei cuori e nell'esperienza di vita di chi l'ha conosciuta. Di lei Papa Francesco in un tweet ripete parole legate alla carità fatta sorriso. "Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere". 

In Malawi 60 orti biologici garantiscono cura e dignità ai malati di Aids. Da un’idea di Sant’Egidio, Slow Food International e alcune comunità Laudato si’, un progetto di coltivazione organica e vendita di prodotti bio offre una possibilità di riscatto ai pazienti sieropositivi che oltre alla povertà, subiscono lo stigma della società.

Afghanistan, centinaia di ragazze si presentano a scuola. E i presidi aprono. Nella parte orientale del Paese, lontana dai centri del potere dei taleban, 5 scuole secondarie hanno ripreso le lezioni. Il preside: «Le ragazze sono venute spontaneamente, non le abbiamo respinte». 

 Inizia a Bologna il lungo percorso di riabilitazione e integrazione di Munzir e del piccolo Mustafa, papà e bambino siriani la cui storia è diventata nota grazie alla foto che ritrae l'uomo, mutilato di guerra, sollevare in aria il figlio nato senza arti per una malformazione causata dal gas nervino.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo





Signore, per quanto bella e grande sia la tua casa, molti vi si trovano a disagio; ma non è tanto per la tua presenza quanto per l'assenza di amore tra fratelli e sorelle, è per questo che molti se ne vanno: Signore, fa che finalmente i fratelli e le sorelle si incontrino e si parlino. Amen.


Es 32,7-11.13-14    1Tm 1,12-17


Lc 15,1-32

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.

3 Allora egli disse loro questa parabola:

11 Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.

17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.

28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo.

29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.

31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.


***


Abbiamo già visto altre volte che Luca, nel suo Vangelo, ci presenta Gesù come la carezza di Dio per l’umanità. La sensibilità dell’evangelista, sostanzialmente missionaria e aperta alle differenze, lo porta ad evidenziare quei tratti della persona di Gesù che favoriscono l’incontro l’accoglienza, la misericordia. Insomma, Gesù manifesta che la volontà di Dio è che le persone si riconoscano e vivano da fratelli e sorelle, ovvero secondo la dignità dei figli, non dei servi schiavi.

Le parole di Gesù nascono da una logica particolare, la logica paradossale del Regno di Dio. Perciò il discepolo obbedisce a criteri di vita che sono alternativi rispetto a quelli mondani. Perciò in questo progetto di vita non c’è quindi spazio per criteri di merito tali da stabilire la superiorità degli uni sugli altri.

È vero che nella vita non siamo indotti a pensare e agire in questo modo, ma la Comunità dei discepoli/e è alternativa rispetto ai criteri mondani. È di tale paradossalità che il mondo ha necessità perché essa dà valore e sapore all’esistenza: “Il sale è buono, ma se perde il suo sapore, con che osa gli si renderà il sapore? Non serve né per la terra, né per il concime; perciò lo si butta via” è detto nei versetti 14,34-35 che precedono il nostro brano.

Il contesto immediato, ovvero la situazione che offre a Gesù l’occasione di dire queste parole è fornito da un particolare che troviamo all’inizio del 15° capitolo:

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.


Dunque l’umanità ferita e moralmente fallita di coloro che sono considerati peccatori s’avvicina a Gesù. I “puliti” invece, non vogliono confondersi con la “sporcizia”. È bene mantenere le distanze! Secondo loro, mettere insieme giusti ed ingiusti è fonte di confusione. Alla fin fine, secondo loro, Dio stesso potrebbe uscirne danneggiato perché, appunto, sempre secondo loro, egli è onorato da chi fa le cose per bene mentre è disobbedito da chi non corrisponde alle regole. E così l’umanità, che piaccia o no, risulta chiaramente divisa. Ma questo non è affatto il pensiero di Gesù, né la volontà del Padre.


I rappresentanti della religione ufficiale, quelli che hanno la pretesa di spiegare agli altri il volere divino, “Mormoravano”. Con questo verbo Luca allude alle mormorazioni d’Israele nell’esodo. Sappiamo che esse significano ben più di un malcontento. Mormorare, per la Bibbia, vuol dire mettere in dubbio l’azione di Dio e la sua presenza.

In altre parole, il Dio accogliente, manifestato da Gesù attraverso il suo modo di agire, è contestato dagli scribi e dai farisei. Il loro è un Dio diverso da quello di Gesù.


È questa, come dicevamo, l’occasione prossima delle parole di Gesù in questa circostanza. Leggendo il brano, la nostra attenzione cade spontaneamente sulla cosiddetta parabola del figliuol prodigo (in realtà, più che sul figlio che fa ritorno, la parabola insiste sul padre e il modo di vivere la relazione con lui da parte dei figli). È essa che occupa uno spazio maggiore. Tuttavia, le parabole sono tre:


la pecorella smarrita

la dramma perduta

Il padre e i due fratelli.

Ognuna di esse sviluppa un qualcosa di paradossale:

perché correre il rischio di perdere 99 pecore per recuperarne una?

Perché fare festa con le amiche per la dramma ritrovata con il rischio di spendere più di quanto è stato recuperato?

Perché riammettere il figlio in famiglia dopo che l’eredità, ovvero la sua parte, era stata già data?

Sono tutte drammatizzazioni che, ascoltandole, rivelano come la logica del merito sia assolutamente fuori luogo nel pensiero di Dio.

Possiamo partire dall’ultima.

L’importante di questa drammatizzazione è la posizione che gli interlocutori di Gesù sono chiamati a prendere con se stessi. Man mano che il racconto avanza, da soli, senza bisogno di spiegazioni particolari, comprendono che non accettando l’accoglienza che Gesù riserva ai pubblicani e ai peccatori, loro stessi, avvertono qualcosa di stonato in tutte le buone ragioni del figlio che torna dai campi. Non la pensano forse anche loro come lui dal momento che mormorano perché Gesù riceveva i peccatori e mangiava con loro? Non si sentono a disagio di fronte a questo padre che soprattutto ha a cuore chiunque è perduto? Perché non accettano un Dio buono? Perché continuano a credere che bontà sia sinonimo di debolezza se non di stupidità? Perché tutte le religioni nella loro dimensione istituzionale perdono cuore ed umanità? Infine, quale Dio confessano?

Solo dopo essere entrati in questa provocazione della drammatizzazione della parabola possiamo cogliere il legame intimo dell’ultima alle prime due:

  • la pecora è perduta fuori casa – il figlio minore si perde fuori casa (come la pecora smarrita nel deserto)

  • la dramma è perduta in casa – il figlio maggiore è perso in casa (come la dramma)

  • il padre esce due volte per il primo e per il secondo dei figli.


Conclusione: tutti siamo perduti (chi si ritiene giusto e chi e ritenuto ingiusto) ma tutti possiamo far conto su un padre che quando ci guarda vede in ciascuno qualcosa di amabile. Negli uni e negli altri vede dei figli!

Chi non parte dalla luce di questo sguardo non arriva da nessuna parte perché, sia nella presunta giustizia sia nell’ingiustizia della vita, mancherebbe il calore dell’amore.



Salmo 50

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Meditazione XXIII Domenica C

 


Ricordiamo, o Signore, davanti a te

ll Pakistan. “L’acqua è dappertutto… Le dighe, le strade, le case, le infrastrutture, tutto distrutto”. Il Pakistan è in ginocchio da ormai due mesi per le violente inondazioni che hanno provocato finora circa 1.130 morti.

Madagascar. La polizia del Madagascar ha confermato che suoi agenti hanno ucciso 19 persone e ne hanno ferite altre 21 dopo aver aperto il fuoco contro una folla inferocita di circa 500 dimostranti armati che tentava di fare irruzione in una stazione di polizia in segno di protesta contro il rapimento di un bambino albino.  In Madagascar le persone albine rischiano di essere rapite e uccise poiché, secondo le credenze popolari, i loro organi portano fortuna e benessere.

Due manifestanti palestinesi sono stati uccisi in scontri armati con l'esercito israeliano in due diverse località della Cisgiordania. Il primo fatto è avvenuto nel campo profughi di Balata, nei pressi di Nablus, dove gli incidenti sono iniziati dopo che truppe israeliane erano entrate per catturare dei ricercati. Il secondo episodio è avvenuto invece in scontri ad al-Bireh, vicino a Ramallah, dove è morto Yazan Afaneh del campo profughi di Qalandiya.

Napoli. Alessandro, suicida a 13 anni per colpa di una chat. Il ragazzino morto cadendo dal quarto piano non si sarebbe sporto per riparare l'antenna della tv, ma avrebbe deciso di togliersi la vita a causa delle vessazioni di una gang di bulli. Alessandro non solo conosceva quei ragazzi, forse di un paese vicino al suo, ma era stato anche vittima di vessazioni e minacce dure da digerire per un ragazzino. In particolare, in un messaggio c'era addirittura l'invito a suicidarsi, lanciarsi giù dal balcone, come poi tragicamente avvenuto.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Il progetto “Metamorfosi” insignito della medaglia del Presidente Mattarella
Al lavoro speciale della Casa di detenzione di Milano – Opera. Esso si propone di riutilizzare il legname dei barconi dei migranti, recuperato nell’isola di Lampedusa, e di trasformarlo, nei laboratori di liuteria e falegnameria del carcere milanese di Opera, in strumenti musicali – violini, viole e violoncelli -, alcuni dei quali costituiranno il primo quartetto d'archi che suonerà una sinfonia appositamente composta dal maestro Nicola Piovani.

Repubblica Democratica del Congo, il progetto "Mama Hekima" di suor Bitshanda per dare dignità alle donne. La religiosa congolese lavora da 10 anni per insegnare alle donne del suo Paese come acquisire una maggiore autonomia e indipendenza, non solo economica. Il progetto sta raccogliendo sempre maggiori adesioni e prevede la produzione e la vendita di prodotti agricoli. Le donne hanno imparato a superare le differenze tra loro e a sperimentare la solidarietà reciproca.

Il 31 agosto del 2012 moriva a Gallarate, nella casa per gesuiti anziani, Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano. “Ho cercato sinceramente di ascoltare la storia, gli eventi, le persone, tutti voi che incrociavo nel mio cammino: ho desiderato incontrare almeno idealmente tutti, ma soprattutto gli ultimi…”. Nelle parole con le quali l’arcivescovo Carlo Maria Martini si congedava dai milanesi, l’8 settembre 2002, c’era soprattutto il pastore che ha sempre cercato il dialogo. Con i fedeli della più grande diocesi del mondo, guidata per 22 anni, ma anche con i tantissimi che vedevano in lui il primo riferimento morale della città. Un “padre-pastore”, attento alle vite che gli erano state affidate, ma nato come uomo di cultura, gesuita e brillante studioso di Sacra Scrittura, rettore del Pontificio Istituto Biblico prima e dell’Università Gregoriana poi.

È morto Mikhail Gorbaciov, l'uomo delle riforme. È stato l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica. Aveva 91 anni ed era gravemente malato. Nel 1989 lo storico incontro con Giovanni Paolo II. Libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e difesa della vita umana. Mikhail Gorbaciov raccontava così alla Radio Vaticana nel 1993 i valori che avevano animato la sua vita, che lo avevano spinto a fare scelte importanti in nome della perestrojka e della glasnost tanto da ottenere il premio Nobel per la pace.

Papa Francesco ricorda la Giornata mondiale di preghiera per il Creato, e l’inizio del TempoDelCreato, che si concluderà il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Riferendosi al tema di quest’anno: “Ascolta la voce del creato” che ha come immagine simbolo il roveto ardente, mette in luce come proprio l'ascolto, di cui aveva parlato nel Messaggio per la Giornata, vada trasformato in azioni e in cura della nostra casa comune.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Le tue parole, Signore, sono come pietre lanciate contro le più comuni e facili convenzioni! Grazie perché non illudi nessuno: il vangelo è una buona notizia che si paga con il sangue. Padre, che nessuno dimentichi mai che noi siamo seguaci dell'Ucciso perché fedele a sé stesso e a te. Amen.


Sap 9,13-18    Fm 1,9-10.12-17  


 Lc 14,25-33


In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

***

A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano… Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza?” . Così si esprime un saggio ebreo che vive fuori dalla Palestina 40 – 50 anni prima di Cristo, l’autore della prima lettura. Egli ama confrontarsi con chi ha un altro punto di vista culturale e religioso diverso dal suo, su questioni importanti, come la conoscenza del senso delle cose e della vita. Naturalmente, quando i pensieri si muovono intorno a questi temi, sullo sfondo, affiora anche il senso religioso della vita. Ma qui, il nostro saggio ragiona in modo diverso dai suoi interlocutori: loro si ritengono capaci di spiegare come gira il mondo e il senso profondo delle cose, lui invece, avverte forte il senso del limite e perciò si apre ad una sapienza più grande e più profonda della sua. Come dire, se il Signore non accende il suo lume, noi restiamo nella notte. In altre parole, esiste una verità che sta oltre il senso e il buon senso comune; qualcosa che va contro corrente, che non appartiene spontaneamente al pensiero della maggioranza. Occorre compiere un salto di qualità.

“Se uno non odia suo padre, sua madre i suoi cari ecc…chiunque non rinunzia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo…”. Sono indubbiamente parole forti, che scuotono. Dette, tra l’altro, perché “molta gente andava con lui”. - Ma come. Tanti ti seguono e tu non sei contento? Non ti piace avere successo? - Verrebbe da chiedere proprio questo a Gesù?

No. Occorre interiorizzare la necessità di compiere un salto di qualità: “Se uno costruisce una torre…se un re deve affrontare una battaglia…”. Insomma, bisogna rendersi conto che appartenere a Cristo significa abbracciare una sapienza, una visione delle cose, delle scelte che hanno dei costi, che possono richiedere delle amputazioni. Ecco l’appello ad assumere la croce: ”Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”. La croce di cui parla Gesù non è la sofferenza fine a sé stessa, ma il prezzo che siamo chiamati a pagare per stare con il Vangelo. Davvero, quando queste parole venivano scritte per le comunità della chiesa delle origini, i cristiani venivano estromessi dalla società e perfino dalle famiglie e dai posti di lavoro. Allora uno si chiede: è sapiente, è saggio o è stupido accettare quest’ordine di cose? Gesù dice: apri gli occhi e valuta bene. Perché se mi appartieni soppeserai la vita in modo differente.

In fondo, quando Paolo rimanda indietro, all’amico Filemone, Onesimo, e gli chiede di accoglierlo non più come schiavo ma come fratello (seconda lettura) chiede a Filemone di valutare le cose in un modo differente dal pensiero comune che accettava un rapporto di lavoro modellato sui criteri della schiavitù. Se Filemone ha accettato il punto di vista di Paolo, cioè del Vangelo, cambia e ci rimette: non ha più uno schiavetto a suo servizio per disporre come crede. Perde uno schiavo, rimette in termini di produttività, ma guadagna un fratello. È passato ad una sapienza diversa dall’opinione corrente del suo tempo. Ci ha rimesso, ha portato la croce. Sono scelte per cui bisogna pensarci bene.


Salmo 89

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
E acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.