Meditazione Domenica XIX T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

        Gaza, la strage dei bambini non si ferma: 300 morti in 300 giorni. "Un cessate il fuoco che comporta la morte di un bambino in media ogni singolo giorno delude anzitutto i bambini", ha denunciato il direttore regionale dell'Unicef  Secondo l'agenzia Onu, gran parte della popolazione continua a vivere concentrata in circa un terzo della Striscia, tra edifici distrutti, macerie e rifiuti
        RD Congo, guerra ed Ebola aggravano la crisi: oltre 48 mila nu ovi sfollati, Ad aggravare il quadro è l'epidemia di Ebola. Tra le conseguenze più preoccupanti vi è l'aumento della mortalità materna. Molte donne incinte evitano infatti ospedali e visite prenatali per timore di essere isolate in caso di sospetto contagio. Secondo l'Unfpa, nelle settimane successive allo scoppio dell'epidemia il numero dei decessi legati al parto nell'Ituri è quasi raddoppiato, passando da una media di 3,1 a 5,8 morti a settimana
        Marian Burjan muore raccogliendo pomodori. 19enne di origini romene che ieri portante è stato stroncato da un malore mentre raccoglieva pomodori a Stagno Lombardo, in provincia di Cremona. Per  il sindacato è importante tener conto di  eventuali "condizioni estreme, da considerare nel caso una grave e insopportabile violazione del diritto a un lavoro dignitoso e rispettoso delle regole".
        Incidente mortale sul lavoro, venerdì sera, in una ditta di Campi Bisenzio (Firenze) che produce imballaggi in plastica. Venerdì pomeriggio un operaio 60enne è morto   schiacciato dal muletto mentre lavorava in un cantiere di un'abitazione   
        L’orgoglio degli orfani di Marcinelle: «Quegli uomini costruivano l’Europa». Dei 275 minatori intrappolati nella miniera ne morirono 262, di cui 60 abruzzesi e 20 di un solo paese: Manoppello. I loro figli portano avanti
la memoria 
e continuano a chiedere di sapere tutta la verità
        Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

    Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

        Hiroshima e Nagasaki, 81 anni dopo. Al via i “dieci giorni di preghiera per la pace". Nella ricorrenza dei bombardamenti sulle due città la conferenza episcopale giapponese invita a riflettere sull’attualità delle parole “Mai più”, il grido universale lanciato nel 1945 alla fine del II conflitto mondiale. Il cardinale Isao Tarcisio Kikuchi, nel suo appello, invita a ricordare le tante vittime e i disastri ambientale provocati dai bombardamenti atomici: “Ancora oggi preghiamo per la realizzazione della pace”
        Ricordiamo Francesco Guccini, una delle voci più alte e autorevoli della canzone d’autore italiana, il testimone d’eccezione di un’intera civiltà morale, contadina e filosofica. Un artista profondo che, per oltre mezzo secolo, ha saputo trasformare in letteratura la semplicità del quotidiano; una persona coerente, con delle idee politiche ben precise, a cui ha prestato fede.Mattarella lo ricorda così: “Un intellettuale che ha composto canzoni che hanno segnato questi anni, che parlano di impegno, di giustizia, di uguaglianza". .Francesco Guccini, un uomo buono, così diceva di sè.
        Si è svolto a Sezano il corso monotematico di fomazione ACAT (Associazione dei Club alcolgici Territoriali) sul tema “E' nella profondità delle relazioni e delle emozioni condivise che si costruisce la pace”. “E' chiaro che nella vita non possiamo scegliere tutto ciò che ci accade, però possiamo scegliere come rispondere”...Passare dall'io al noi ed Essere Pace, riconoscendo che la nostra serenità è intimamente legata a quella degli altri.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


1Re 19,9a.11-13a Rm 9,1-5

Mt 14,22-33


22Subito dopo [la moltiplicazione dei pani, Gesù] costrinse i discepoli a salire sulla barca

e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.

23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare.

Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde:

il vento infatti era contrario.

25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare.

26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti

e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.

27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

29Ed egli disse: «Vieni!».

Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.

30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare,

gridò: «Signore, salvami!».

31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

32Appena saliti sulla barca, il vento cessò.

33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui,

dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


***

Il brano evangelico di questa domenica prosegue il racconto di quello di domenica scorsa: avendo udito della morte di Giovanni il Battista, Gesù si voleva ritirare a pregare, ma questo suo progetto era fallito a causa dell’incontro con la folla che, bisognosa di insegnamento e di pane, aveva attirato la sua attenzione e la sua misericordia. Il successivo comando ai discepoli di lasciare tutto e partire immediatamente forse ci lascia sorpresi, ma è il vangelo di Giovanni a svelarci il mistero, quando racconta lo stesso episodio: lo volevano fare re (Giovanni 6,15). C’era il rischio concreto che la sua popolarità fosse sfruttata e strumentalizzata nella situazione politica del tempo: come governante sarebbe stato meglio di Erode o dei romani, ma questo non era lo scopo della sua missione. Egli si distacca da questa logica di potere e obbliga i suoi a distaccarsi.


Il cammino di Gesù sulle acque è un racconto ripieno di immagini mediate dall’Antico Testamento e, in particolare, dai libri dell’Esodo e dei Salmi. Il mare in generale rappresenta nella Bibbia la forza negativa del male che incute paura e porta alla morte: Gesù, camminandoci sopra, dimostra il suo potere su tutto il male del mondo, come Dio aveva fatto, aprendo il cammino dell’esodo attraverso le acque e portando il suo popolo alla libertà.


I discepoli lo scambiano per un fantasma, uno spirito malvagio che li spaventa nel buio della notte. È l’esperienza tipica di quasi tutti i credenti, che nelle situazioni di angoscia e di disperazione sono naturalmente tentati di pensare che Dio sia nella tempesta e contro di loro, se non addirittura l’autore stesso della tempesta.


In questa situazione, Gesù risponde con parole di incoraggiamento e di vicinanza. Quel ‘sono io’ ci ricorda l’IO SONO insito nel nome di Dio, rivelato a Mosè sul Sinai (Esodo 3,14). Gesù chiede di aprire gli occhi, di vedere la realtà in modo positivo e con coraggio, e di affidarsi a lui, credendo nella sua presenza anche nelle difficoltà. La fede che Gesù desidera non consiste solo nel recitare il credo e credere in ciò che si dice, ma è un rapporto di amicizia, di fiducia, di amore e di abbandono in Lui, che ci accompagna nelle tempeste della vita. E nella fede si cresce, perché si tratta di un cammino che dura per l’intera esistenza. Alla domanda ‘tu sei credente? Tu credi in Dio?’, la risposta più adeguata sarebbe: ‘non ancora abbastanza!’. È la fede del padre del ragazzo epilettico che egli esprime nella preghiera chiedendo a Gesù la salute per suo figlio: ‘io credo, ma tu aiutami nella mia incredulità!’ (Marco 9,24).


Il discepolo Pietro viene qui presentato come l’esempio di tutto questo. È un uomo coraggioso, più dei suoi compagni, ma ai nostri occhi un po’ presuntuoso nel voler fare ciò che Gesù compie. La sua prospettiva nel rapporto con lui è ingannevole: ‘se sei tu…’, che significa ‘se sei onnipotente, fa’ quel che ti dico…’. È una preghiera di contrattazione che vuole la prova per poter credere. Gesù, in questo caso, accetta la sfida, ma Pietro affonda e allora non ci sono più condizioni da porre, ma solo il grido di chi si affida a Lui come unico salvatore. Il fallimento di Pietro diventa per Gesù un’ulteriore occasione per dimostrare il suo amore verso i credenti, e a noi insegna che è importante far crescere la nostra fiducia in Lui.


Dal Sal 84 (85)

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:

egli annuncia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli.

Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,

perché la sua gloria abiti la nostra terra.


Amore e verità s’incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

Verità germoglierà dalla terra

e giustizia si affaccerà dal cielo.


Certo, il Signore donerà il suo bene

e la nostra terra darà il suo frutto;

giustizia camminerà davanti a lui:

i suoi passi tracceranno il cammino.


Meditazione Domenica XVIII T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

        Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa settentrionale del Marocco, è stata investita da un afflusso senza precedenti di persone provenienti dal vicino Paese nordafricano.  Sono oltre 80 i morti accertati dopo il tentativo di migliaia di persone di raggiungere a nuoto l'exclave spagnola in Marocco. Le ricerche della Guardia Civil proseguono, mentre il ministro degli Esteri spagnolo assicura che "la quasi totalità" dei circa 60.000 migranti è rientrata in Marocco.  Proprio in queste ore la Chiesa spagnola ha lanciato un appello affinché la gestione dell'emergenza rispetti la dignità delle persone.  La diocesi di Cadice-Ceuta ha messo a disposizione delle autorità e dei migranti le proprie strutture di accoglienza. In particolare, alcuni centri stanno assistendo le persone più vulnerabili, tra cui migranti malati o feriti.
        Le autorità israeliane hanno di fatto ammesso di «trattenere i corpi come merce di scambio, pur senza alcuna politica formalizzata né una base giuridica che lo autorizzi», afferma l’organizzazione per i diritti umani Gisha in un nuovo rapporto. Negli ultimi due anni, Gisha, con sede in Israele, ha intrapreso azioni legali per ottenere «la restituzione dei corpi di tre residenti di Gaza morti dopo essere stati arrestati dalle forze israeliane». Almeno 68 dei 104 palestinesi di cui è nota la morte durante la detenzione israeliana dall’ottobre 2023 provenivano dalla Striscia di Gaza. Molte famiglie della Striscia di Gaza attendono ancora notizie dei propri cari scomparsi
        Venerdì 29 luglio. In occasione dell’odierna Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, torna al centro l'impegno della rete internazionale Talitha Kum presente nei cinque continenti e impegnata nella prevenzione, nella protezione delle vittime e nella sensibilizzazione delle comunità. "Sono molte forme della schiavitù moderna. La tratta non coincide soltanto con lo sfruttamento sessuale. “Significa rendere le persone schiave. Le vittime possono essere donne, uomini, bambini o anziani e le forme di sfruttamento sono molteplici: dal lavoro forzato alla prostituzione, dalle spose bambine al traffico di organi, fino all'accattonaggio organizzato."
        Più di trenta scosse di terremoto in una notte: 21 feriti nel napoletano.L'epicentro è stato nell'area dei Campi Flegrei e i danni maggiori sono stati a Pozzuoli. Il primo sisma registrato ha avuto magnitudo 4,7 ed è stato il più forte registrato sul territorio negli ultimi 40 anni. 130 nuclei familiari sgomberati, pari a circa 290 persone; molte di esse hanno trovato accoglienza presso le aree attrezzate dai Comuni di Napoli e Pozzuoli. Cinque le persone ricoverate, per trauma e fratture".
        Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

        Cipro, Sant’Egidio accanto ai rifugiati per un’estate di cura e condivisione
Il 27 luglio è iniziata una vacanza solidale che impegnerà, fino a fine agosto, un centinaio di volontari europei della Comunità di Trastevere coinvolti nei campi profughi di Pournara e Kofinou. L'obiettivo è fornire assistenza e restituire dignità e speranza alle centinaia di richiedenti asilo presenti sull’isola. “La cosa più importante è costruire rapporti umani che continuino nel tempo”
        Una vita dedicata a chi rischiava di restare indietro, agli ultimi, ai tossicodipendenti. E sono loro, i suoi "ragazzi" e tutta la rete Exodus, a stringersi attorno a don Antonio Mazzi, morto ieri a Milano a 96 anni nella sua casa all'interno del Parco Lambro, dove ha sede la comunità da lui fondata oltre quarant'anni fa. «Ci ha lasciati un padre, un uomo, a suo modo un visionario. Un 'prete matto, borderline' come spesso amava definirsi, che non si è mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi»
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Is 55,1-3 Rm 8,35.37-39

Mt 14,13-21

Avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca

e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città.

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero:

«Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».

Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».

Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!».

Ed egli disse: «Portatemeli qui».

E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci,

alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene.

Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.


***

Il brano evangelico di questa domenica ci racconta un episodio molto bello, conosciuto e significativo dell’attività di Gesù. Questo fatto ha catturato l’attenzione dei quattro evangelisti, che lo hanno inserito nei loro scritti come un momento forte dell’esperienza dei discepoli.

Innanzitutto, è interessante notare che ciò accade come conseguenza della fine violenta di Giovanni Battista: alla notizia della sua morte, Gesù vuole ritirarsi a pregare, ossia ripensare davanti a Dio alla sua stessa missione che qui viene preannunciata come tragica. Il precursore era un giusto che aveva sfidato i potenti del suo tempo e ne era rimasto vittima.

A questo punto la folla lo costringe ad un ripensamento: non c’è tempo per farsi prendere dalla depressione, ed egli mostra comprensione per le miserie umane, aprendosi e accogliendo i bisogni altrui e decidendo di continuare l’opera di Giovanni, anche se in modi diversi. Guarisce e sfama la folla: due gesti simbolici e molto significativi. Dà alla gente la possibilità di vita nuova, liberata dai mali fisici, e soddisfa l’esigenza più naturale e basilare delle persone: il desiderio del cibo.


Il ‘miracolo’ consiste nel passaggio dal poco che si può offrire al molto che soddisfa tutti. Come dire: basta poco per fare grandi cose. L’evangelista Matteo lo descrive usando gli stessi termini del racconto dell’ultima cena: ‘prese… alzò gli occhi… recitò… spezzò… diede…’. Là Gesù ha spezzato e donato quel ‘poco’, che non erano i cinque pani, ma la sua stessa esistenza e l’ha offerta come nostro nutrimento. Qui preannuncia che ciò è possibile anche in diverse situazioni di vita.

Qui il problema è apparentemente insolvibile: cinque pani e due pesci per 5.000 persone – come fare? I discepoli hanno la soluzione più semplice, che è quella di congedare la gente perché tornino a casa. Però è Gesù che deve farlo! Come dire: ‘intervieni e risolvi il problema; tu sei potente, tu puoi farlo’.

Gesù risponde richiamando la loro responsabilità e chiedendo di valutare le loro risorse e di metterle a disposizione. In realtà, avendo poco, l’avrebbero potuto tenere per sé stessi, dato il rischio che non bastasse a nessuno. Invece hanno accettato la sfida e si sono fidati di lui.

E il miracolo avviene non solo per la presenza e l’azione di Gesù, ma anche grazie ad una ricerca condivisa della soluzione, ad un atteggiamento fondamentale di generosità, alla messa in comune delle risorse e alla cooperazione nel dividere e distribuire il pane alla gente. Questi sono gli ingredienti del ‘miracolo’, indispensabili, perché Gesù non vuole fare tutto da solo, ma vuole compartecipare il suo impegno per la costruzione del ‘Regno di Dio’ (come lui lo chiamava), cioè del progetto di amore e condivisione che Dio ha per l’intera umanità.


Dal Sal 144 (145)


Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.

Buono è il Signore verso tutti,

la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa

e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.

Tu apri la tua mano

e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie

e buono in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,

a quanti lo invocano con sincerità.

Meditazione Domenica XVII T.O. A

  


Ricordiamo davanti a Te, o Signore

       Afghanistan, Onu: è stato d'emergenza per le alluvioni. Secondo le autorità locali e le Nazioni Unite, il bilancio è di almeno 46 morti e oltre 100 feriti. Il maltempo ha causato vittime anche in Pakistan e India, portando il totale dei decessi nella regione ad almeno 82

       Argentina, l'impegno delle comunità locali contro la devastante corsa all'oro. La miniera di Veladero, situata nella Cordigliera delle Ande, ha costretto le popolazioni locali a scendere in piazza per difendere i propri diritti e l'ambiente circostante.  "Questo sito, come altri mega progetti estrattivi, si trova all'interno della riserva della biosfera di San Guillermo, patrimonio dell'Unesco: a rischio la biodiversità che invece dovrebbe essere protetta".

       Messico, a Ciudad Juárez il record delle sparizioni forzate nel Chihuahua. Nella città al confine con gli Usa oltre 1.000 casi su un totale regionale di 4.281. Un rapporto della rete Red Lupa rivela inoltre che 608 persone erano ancora minorenni al momento della scomparsa. Per molte famiglie, cercare da sole è l’unico modo concreto per non abbandonare la speranza, dato che spesso i casi restano irrisolti per anni.

       Un nuovo bollettino di morte arriva dal Sudan dove, nelle ultime 24 ore, si contano almeno 18 morti e 27 feriti nel Kordofan settentrionale a causa di un attacco con droni probabilmente lanciati dalla Forze di supporto rapido. 

       Gaza, Israele costruisce una barriera a ridosso della "Linea Gialla" nella Striscia. A destare preoccupazione è anche il dibattito, sostenuto da una parte della maggioranza israeliana, sul possibile ritorno degli insediamenti ebraici nella Striscia. "Negli ultimi giorni l’esercito israeliano ha intensificato le sue operazioni, uccidendo e ferendo decine di palestinesi", ha dichiarato il portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani. 

       Si chiamava Abderrahim Fakir e aveva 43 anni l'uomo morto in via Svevo, nel  a Bologna, durante un intervento delle forze dell'ordine. Originario del Marocco, viveva da anni nel territorio bolognese e lavorava come facchino. Secondo quanto emerso, si trovava nella zona del Pilastro per incontrare parenti e conoscenti.  "La verità è una sola ... era un uomo buono, e la sua vita aveva valore. Noi ci affidiamo alla magistratura e chiediamo chiarezza, verità, giustizia". "Non staremo in silenzio, ma continueremo a raccontare la persona che era, a difendere il suo nome e a custodire la sua memoria. Era un lavoratore, un uomo con valori, con rispetto e con dignità. Non è una storia da archiviare, un numero dentro un titolo non è qualcosa che si può dimenticare domani". 

Continua a prenderti cura di noi, o Signore. Kylie elezioni


Aiutaci a riconoscere e coltivare i semi di speranza

       Sono arrivate il 23 luglio sera a Fiumicino, con un volo di linea proveniente da Cipro, 20 persone grazie ai corridoi umanitari in fuga dall’Iran e da diversi paesi africani, come Repubblica Democratica del Congo, Camerun e Somalia.

       Si è svolto nei giorni scorsi la Settimana Estiva di Sezano. Maciej Bielawski ha proposto ad un numeroso gruppo di partecipanti una lettura critica del romanzo "I fratelli Karamazov" e  lo scultore Marco Danielon ha realizzato con un gruppo di persone un'opera che ha messo a confronto Antigone (il grido dell'Umanità) e Creonte (la violenza del potere).

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene, a Te la Lode e la Gloria o Signore.


1Re 3,5.7-12        Rm 8,28-30 

            Mt 13, 44-52

[Gesù disse ai suoi dicepoli:]

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; 

un uomo lo trova e lo nasconde; 

poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 


Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 

46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. 


Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, 

che raccoglie ogni genere di pesci. 

Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, 

raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 

Così sarà alla fine del mondo. 

Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 

50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 


Avete compreso tutte queste cose?». 

Gli risposero: «Sì». 

52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, 

è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


***

Il brano evangelico di questa domenica conclude la lettura del discorso in parabole di Gesù, presente nel capitolo 13 del vangelo di Matteo. Ci presenta quattro brevi esempi tratti dalla vita ordinaria della gente di quel tempo: un contadino che trova un tesoro, un mercante che traffica in beni preziosi, alcuni pescatori con la loro rete e uno scriba saggio. Si tratta di lavoratori che si occupano in modi diversi di cose che per loro costituiscono un valore non solo economico. In tutti questi casi ciò che viene sottolineata è la saggezza con cui questi beni sono usati.

Nella prima e nella seconda parabola si evidenzia la sapienza nel percepire e discernere ciò che vale veramente, accompagnata dalla velocità di azione al fine di ottenere ciò che si è percepito. Il contadino e il mercante fanno tutto il possibile per procurarsi l’oggetto del loro desiderio, ciò che è buono e bello ai loro occhi, affrontando anche il rischio di abbandonare tutto il resto e, dunque, ‘pagando’ di persona. Sono persone coraggiose, perché non si spaventano davanti alle possibili conseguenze negative (e se poi il tesoro o la perla non li soddisferà più?), ma lo fanno perché vogliono essere felici e trovano la loro vera gioia.

Una domanda sorge nella nostra mente: di chi sta parlando Gesù? Dei suoi discepoli ai suoi discepoli. In altre parole, egli si complimenta con i suoi per le scelte da loro fatte e così rivela ad essi la loro vera identità di persone che hanno trovato nel suo messaggio e nella sua persona il valore ultimo della loro esistenza (vedi Pietro in Giovanni 6,68: ‘Signore, dove andremo? Tu solo hai parole di vita eterna’).

E Gesù non si ferma qui, ma aggiunge la parabola dei pescatori e della loro rete, sottolineando che quest’ultima ha una funzione diversa da quella dei suoi proprietari. Essa deve essere estesa il più possibile e forte: non deve rompersi e deve trattenere il maggior numero di pesci. Ai pescatori spetta il compito di scelta tra ciò che è buono e ciò che non lo è. Come dire: ‘cari discepoli e discepole, il vostro compito è quello di portare a tutti e condividere il tesoro che avete acquistato, senza fare distinzioni e senza giudicare, perché questo spetta a Dio e ai suoi aiutanti angelici. La vostra azione sia estesa e forte come la rete da pesca’. 

Da ultimo, entra in scena il maestro di sapienza (lo scriba) che si è fatto discepolo di Gesù e, con la sua esperienza, giorno dopo giorno, si è creato un ‘tesoro’ di incontri, valori, insegnamenti e riflessioni, da cui può estrarre a tempo opportuno ciò che gli occorre in diverse occasioni e situazioni di vita. Questa immagine finale ci rappresenta ciò che significa essere saggi secondo Gesù, il quale per 30 anni circa ha messo da parte il suo tesoro, per poi donarcelo come ‘buona notizia’ di vita autentica attraverso i suoi evangelisti.



Dal Sal 118 (119)

La mia parte è il Signore:

ho deciso di osservare le tue parole.

Bene per me è la legge della tua bocca,

più di mille pezzi d'oro e d'argento. 


Il tuo amore sia la mia consolazione,

secondo la promessa fatta al tuo servo.

Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,

perché la tua legge è la mia delizia. 


Perciò amo i tuoi comandi,

più dell'oro, dell'oro più fino.

Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti

e odio ogni falso sentiero. 


Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:

per questo li custodisco.

La rivelazione delle tue parole illumina,

dona intelligenza ai semplici. 

Meditazione Domenica XVI T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, sottolineando come piattaforme digitali, algoritmi e sistemi di Intelligenza Artificiale stiano ridefinendo il modo in cui bambini e adolescenti apprendono, costruiscono relazioni e sviluppano la propria identità. Per la Fondazione, la tutela dei minori non può essere affidata soltanto all'educazione digitale, a divieti anagrafici o ai controlli successivi. Deve nascere a monte, nel modo stesso in cui vengono progettati algoritmi, piattaforme e sistemi di IA. È il principio del "safety by design", costruire tecnologie più etiche, come auspicato da Papa Leone nell’enciclica Magnifica Humanitas, che abbiano la sicurezza dei bambini incorporata nel loro DNA, anziché intervenire quando il danno è già avvenuto. 
RD Congo, l'epidemia di Ebola sempre più fuori controllo. Nel Paese dell'Africa centrale aumentano i contagi ed i morti mentre in alcuni villaggi le squadre sanitarie vengono aggredite dalla popolazione I familiari e amici dei defunti non accettano le rigide procedure di sepoltura stilate dall’Oms. Intanto, nelle zone di guerra il virus è più difficile da contenere: le milizie ribelli rendono complicato il transito di medici e operatori, il tracciamento dei contagi e l’assistenza ai malati che rimangono nei villaggi continuando ad infettare
Pakistan, continua il rimpatrio forzato dei migranti afghani. Uomini, donne, anziani, bambini: sono migliaia gli afghani immigrati in Pakistan che le autorità stanno arrestando e rimandando nel proprio Paese di origine nell'ambito di una campagna contro l'immigrazione irregolare  Un fenomeno, questo dei rimpatri forzati, che recentemente le Nazioni Unite hanno definito «una delle più gravi emergenze umanitarie dell’anno». Un dramma iniziato nel 2023 che ha permesso alle autorità pakistane di far rientrare, fino ad ora, 2, 56 milioni di cittadini afghani
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

In questi giorni, in numerose città italiane le scuole di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant'Egidio festeggiano la fine dell'anno scolastico con la tradizionale "Festa dei diplomi": la consegna degli attestati de livello di apprendimento raggiunto (calcolato secondo i parametri nazionali). Protagonisti tanti migranti, nuovi europei, che hanno raggiunto importanti traguardi nei livelli di alfabetizzazione e competenza linguistica: dall'alfabetizzazione fino al livello C1.sono più di 6.000 i diplomi consegnati finora. (3429 a Roma, 791 a Napoli, 763 a Genova, 237 a Novara, 208 a Firenze, 154 a Pisa, 143 a Livorno, 100 a Milano, 99 a Torino-Arona, 90 a Trieste e 16 ad Aversa).
A Borgo Laudato si’, nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo, papa Leone XIV ha condiviso il pranzo con circa duecento persone in difficoltà assistite dalla Diocesi di Roma, tra cui 35 bambini. Una giornata di accoglienza e fraternità, vissuta non come un semplice momento di solidarietà, ma come il segno concreto di una Chiesa che vuole stare accanto agli ultimi e costruire relazioni nuove. «Sono venuto senza discorso, però con fame», ha detto Leone XIV prima del pranzo, «fame di autentica carità, fame per una Chiesa che veramente sa aprire le porte, accogliere, ricevere tutti; dove c’è amore per tutti e dove nessuno è nemico, dove tutti sappiamo vivere la riconciliazione, il perdono, la pace».

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Sap 12,13.16-19 Rm 8,26-27

Mt 13,24-43

24Espose loro un’altra parabola, dicendo:

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.

25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.

26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. 28Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.

E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”.

29“No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura

e al momento della mietitura dirò ai mietitori:

Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».


31Espose loro un’altra parabola, dicendo:

«Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.

32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto

e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

33Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito,

che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».


34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole,

35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

Aprirò la mia bocca con parabole,

proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

36Poi congedò la folla ed entrò in casa;

i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.

38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.

40Come, dunque, si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

41Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli

che commettono iniquità 42e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!

***

Nella liturgia di questa domenica continuiamo a leggere il discorso in parabole presente nel capitolo 13 del vangelo di Matteo. Anche questa storia della zizzania nel campo di grano ha la sua spiegazione e risponde all’atteggiamento problematico della gente nei confronti di Gesù, che era immaginato come un messia capace di soddisfare tutte le esigenze di giustizia e libertà presenti nel cuore di tutti. D’altra parte, Govanni Battista aveva annunciato un liberatore che teneva nella sua mano la pala per pulire la sua aia, raccogliendo il grano e bruciando la pula con fuoco inestinguibile (vedi Matteo 3,12). Da questa parabola di comprende come Gesù non abbia accettato tale prospettiva, ma abbia preferito una giustizia riparativa e non semplicemente vendicativa: non ha bruciato nessuno, ma ha seminato il bene, la misericordia e il perdono.


Questa parabola ci insegna innanzitutto che nella realtà e nella nostra vita quotidiana il bene e il male sono mescolati, costringendoci ad un continuo discernimento e a volte anche ad una lotta interiore, se vogliamo vivere in pienezza i valori evangelici. Questo contrasto è qui rappresentato dal dialogo tra padrone e servi, in cui si espongono due opposti pareri. Da una parte, l’opinione dei servi: intervenire subito, operare la giustizia attraverso lo sradicamento violento del male. La storia recente ci insegna che questa non è la scelta migliore, perché quando si fa la guerra per ‘mettere le cose a posto’, poi la guerra non finisce mai e si fanno disastri. D’altra parte, l’atteggiamento del padrone: attendere, lasciando il giudizio ai mietitori che se ne intendono. Questo, evidentemente, non significa far nulla, incrociare le braccia e aspettare che gli angeli di Dio intervengano dall’alto, ma continuare a lavorare nel campo, coltivando il bene e contribuendo attivamente nel farlo crescere, pur sapendo di non risolvere tutti i problemi. Fuori della parabola, possiamo dire che il campo è di Dio e Gesù spera e si dà da fare affinché la zizzania diventi grano, che le persone si convertano e cambino vita, non senza il contributo dei ‘servi e serve’ di Dio. L’importante è che i servi non pretendano di essere i mietitori!


Per raggiungere questa visione delle cose e questo atteggiamento, le due brevi parabole del granello di senapa e del lievito aggiungono un tono di speranza. Qualcosa di molto piccolo, invisibile e all’apparenza insignificante produce un risultato enorme: un albero che accoglie gli uccelli del cielo e tre ‘secchi’ (non semplici ‘misure’, come traduce la versione liturgica) di farina che lievitano per dare pane a un’enorme quantità di persone. In altre parole, il bene che si fa ha la forza di dare vita più di quanto ci si aspetti.


Gesù chiede allora ai suoi discepoli e discepole di guardare alla realtà con gli occhi di Dio, che non si soffermano tanto sul presente, ma guardano ai valori eterni. Pazienza, speranza e fiducia ci fanno crescere nella fede in Dio e nelle nostre relazioni con gli altri.


Dal Sal 85 (86)


Tu sei buono, Signore, e perdoni,

sei pieno di misericordia con chi t'invoca.

Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce delle mie suppliche.


Tutte le genti che hai creato verranno

e si prostreranno davanti a te, Signore,

per dare gloria al tuo nome.

Grande tu sei e compi meraviglie:

tu solo sei Dio.


Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,

lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà,

volgiti a me e abbi pietà.


Meditazione Domenica XV T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

   Venezuela. Sale a 3.889 il bilancio delle vittime del doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito il nord del Venezuela. Tredici giorni dal terremoto, continuano salvataggi “miracolosi” e il governo decide di riaprire le scuole per far concludere agli studenti l’anno scolastico e riportare una parvenza di normalità. Ma lo scenario descritto dal responsabile dei Programmi internazionali del CESVI è apocalittico. Molta preoccupazione per i bambini, molti rimasti orfani e con gravi traumi da shock, “la gente vive in strada, ha perso tutto, altissimo rischio epidemie".

     Sudan, 5.500 bambini in fuga da El-Obeid. Lega Araba: è catastrofe umanitaria. Save the Children chiede un intervento urgente per garantire la protezione dei civili, un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e un maggiore sostegno alle famiglie sfollate nel Kordofan settentrionale e nel resto del Paese. L'organizzazione sottolinea come i minori rappresentino circa il 55% degli sfollati del Sudan, oggi teatro della più grave crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case dall'inizio della guerra nell'aprile 2023

   Almeno 11 persone sono morte in un incendio boschivo scoppiato nelle ultime ore a Los Gallardos, in provincia di Almeria.  Alcune delle vittime sono rimaste intrappolate nei veicoli avvolti dalle fiamme mentre tentavano di fuggire dalla zona.  Risultano disperse 23 persone.

    Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli, scrive a proposito del "triste dono" di Erdogan ai rappresentanti dei Paesi della NATO: "Una pistola in dono! È la morte trasformata in souvenir è questo quello che ci dice il triste regalo del presidente turco Erdogan ai potenti della Terra. La morte trasformata in cortesia. La possibilità di togliere la vita divenuta souvenir, memoria ufficiale, oggetto da esporre... Sulla canna è stato inciso il nome di chi riceveva l’arma. Ma ogni pistola porta sempre un secondo nome, invisibile. È il nome dell’uomo contro il quale potrebbe essere puntata.

   Hussam Abu Safiya, il pediatra di Gaza, sta morendo in carcere. È stato il direttore dell’ospedale di Kamal Adwan, nel nord  Striscia di Gaza occupata, fino a quando, nel dicembre 2024, l’esercito israeliano non ha fatto irruzione chiudendo la struttura. Da solo aveva sfidato i blindati israeliani, rimanendo fino all’ultimo accanto ai suoi pazienti. Il 16 giugno la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre, ma le sue condizioni di salute sono talmente precarie che si fa fatica a pensare che possa farcela. Suo figlio ha lanciato un nuovo appello sui social raccontando come suo padre non riesca neanche a respirare bene.

Ti preghiamo, Signorem continua a prenderti cura di noi

Aiutaci à custodire e discernere i germi della speranza

    Domenica 26 luglio in tutte le chiese colletta per il Venezuela. L’iniziativa dei vescovi italiani in coordinamento con Caritas per rispondere ai bisogni materiali e spirituali del Paese sudamericano devas.tato dal doppio sisma del 24 giugno scorso. "un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto"

    Il servizio docce a San Pietro. I poveri e le persone senza fissa dimora che utilizzano le strutture sotto il Colonnato del Bernini, gestite dall’Elemosineria Apostolica e volute da Papa Francesco nel 2015. “Hanno bisogno di ascolto”.  Oltre a lavarsi, radersi e prendersi cura di sé stessi,  grazie alla presenza ormai decennale di suor Hanna, i poveri possono "raccontarsi" e cosí recuperare “almeno una parte della normalità quotidiana perduta”

Is 55,10-11     Rm 8,18-23

Mt 13,1-23


1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 

2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, 

mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. 

3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: 

«Ecco, il seminatore uscì a seminare. 

4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 

5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, 

perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 

7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 

8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 

9Chi ha orecchi, ascolti». 


10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 

11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 

12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; 

ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 

13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano 

e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: 

Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. 

15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi 

e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi 

e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca! 

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 

17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, 

ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! 


18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 

19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno 

e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 

20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola 

e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 

22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo 

e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 

23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; 

questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».


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Questa bella parabola è molto conosciuta, e non ha bisogno di lunghi commenti, anche perché ce ne viene data la spiegazione, dando risalto ai diversi modi di accogliere l’insegnamento di Gesù. Si parla di tre terreni improduttivi e di altri tre che invece portano frutto in diversi gradi.


Innanzitutto, essa risponde alla situazione problematica che Gesù aveva incontrato a suo tempo e che abbiamo già intravisto nel vangelo di domenica scorsa: sono pochi coloro che ricevono e mettono in pratica la sua parola, rispetto agli scribi e farisei che lo condannano come inviato di satana (la strada), alle folle che lo seguono intanto in quanto ricevono benefici (i sassi) e ai parenti che sono preoccupati del buon nome della famiglia e vogliono fermare Gesù (le spine).


La parabola vuole rispondere alla domanda: perché capita questo?

Non è colpa del seme – dice Gesù – che è portatore di vita e di frutti, ma, se non trova il terreno adatto, non può germogliare. Non è colpa del seminatore (in verità, molto strano) che generosamente butta il seme ovunque, perché spera che anche i terreni improduttivi possano ‘convertirsi’. La Parola di Dio annunciata da Gesù è per tutti, buoni e cattivi, portatrice di speranza anche nelle situazioni più impensate, perché può aiutare a cambiare le cose e a far crescere verso il bene.


In tutto questo noi, ascoltatori e lettori del vangelo, corriamo tre rischi, come la parabola ci insegna.


Il primo è quello di farci derubare della Parola dalle tante voci che sentiamo e dai tanti messaggi che ci vengono dati, a volte terribilmente contraddittori. Dove è la verità? Come possiamo ascoltare e accogliere, se chi parla è incoerente con ciò che dice? Come possiamo capire, se nessuno ci spiega?


Il secondo pericolo è quello dell’incostanza. Ascoltare e accogliere il messaggio di Gesù è faticoso! Occorre apertura e disponibilità verso la novità. E non basta ascoltare una volta, ma occorre approfondire alla luce delle esperienze di vita che si fanno. Solo allora la parola di Gesù diventa valida e significativa. Più si ascolta, più si capisce, più si entra nella mentalità di Gesù, più si cresce e più si diventa umani (‘a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza’).


Il terzo rischio è quello delle preoccupazioni. Oggigiorno c’è troppo da fare e non si può perdere tempo. Questo ci ricorda la ‘sindrome di Marta’ (vedi Luca 10,38-42): ‘Marta, Marta, tu ti preoccupi di tante cose, ma una sola cosa è necessaria’ e Maria ha scelto di ascoltare, perché è più importante della minestra che bolle.


Un ultimo particolare: non ho mai visto spighe con cento o sessanta chicchi di grano. È un’evidente esagerazione per sottolineare l’abbondanza di vita che l’ascolto attento della parola di Gesù porta con sé.


Buon ascolto!     




 Dal Sal 64 (65)


Tu visiti la terra e la disseti,

la ricolmi di ricchezze.

Il fiume di Dio è gonfio di acque;

tu prepari il frumento per gli uomini. 


Così prepari la terra:

ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,

la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. 


Coroni l’anno con i tuoi benefici,

i tuoi solchi stillano abbondanza. 

Stillano i pascoli del deserto

e le colline si cingono di esultanza. 


I prati si coprono di greggi,

le valli si ammantano di messi: 

gridano e cantano di gioia! 

Meditazione Domenica XIV T.O. A

Ricordiamo davanti a te, o Signore 

 Venezuela, è emergenza sanitaria: obitori al collasso e rischio epidemie. Mentre la terra continua a tremare con scosse sismiche di assestamento, cresce il timore per la possibile diffusione di epidemie: gli obitori sono al collasso e molti corpi sono ancora seppelliti sotto le macerie. Intanto, cresce il bilancio ufficiale delle vittime: oltre 2.200 morti e più di 11.000 feriti. 

 Pizzaballa: "Gaza è un disastro. Non lasciamo sola la Terra Santa". Il cardinale Patriarca di Gerusalemme dei Latini ha riferito che, dopo la sua ultima visita nella Striscia, "a Gaza si viaggia su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. E qui vive la gente. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Soprattutto i bambini. Sudan, dichiarata un'epidemia di colera: 117 morti e 838 casi sospetti. L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha avvertito che la diffusione della malattia è aggravata dalla guerra in corso, che continua a compromettere i servizi sanitari, mentre gli sfollamenti e l'insicurezza ostacolano l'accesso alle cure e l'arrivo degli aiuti umanitari.


 Lo scisma di Lefebvre si ripete 38 anni dopo. Nonostante i generosi tentativi dei santi Paolo VI e Giovanni Paolo II, la decisione di revocare la scomunica presa da Benedetto XVI e le facoltà concesse da Francesco, con le consacrazioni illecite fatte contro la volontà del Papa la Fraternità Sacerdotale torna a separarsi da Roma 

 Ti preghiamo, o Signore, prenditi cura di noi: Kyrie eleison 

 Aiutaci a custodire e a discernere i germi della speranza

 Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa, racconta un'accoglienza fondata sulla profonda umanità e sulla sinergia tra la comunità locale e il presidio della Croce Rossa. Ricorda le parole di Francesco e guarda con speranza alla visita di Leone XIV, auspicando una benedizione che dia forza nell'affrontare le drammatiche situazioni che si presentano ogni giorno. Davanti a chi arriva chiedendo aiuto, la priorità sia il soccorso. "Quando una persona ti tende la mano, prima la aiuti, poi viene tutto il resto", afferma, ribadendo come il fenomeno migratorio assuma un significato diverso rispetto ai dibattiti politici affrontati lontano dall'isola. 

 Leone XIV: «La remigrazione non è la risposta più cristiana». Rispondendo alle domande dei giornalisti, il Papa ha ribadito la sua posizione sull'accoglienza dei migranti. Semplicemente dire: "questo migrante lo mandiamo via", - ha aggiunto - è come se noi ci lavassimo le mani del problema, non mi sembra diciamo una risposta cristiana». 

 In Calabria sono due i pulmini anti-caporalato che trasportano i braccianti. Il servizio di trasferimento dei braccianti verso le aziende che li fanno lavorare in regola è un modello che funziona
Il Comune di Cassano all’Jonio e Cidis lo rafforzano.
Gianpaolo Iacobini, sindaco di Cassano, , ribadisce l’impegno totale dell’amministrazione comunale al fianco d’ogni iniziativa utile a fronteggiare e provare a curare coi bisturi istituzionali la ferita caporalato. Contro la quale si prepara una risposta corale e istituzionale, partendo dal luogo in cui il primo giugno è stato consumato l’omicidio dei quattro braccianti. 

 Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo

 Zc 9,9-10. 

 Rm 8,9.11-13 

 Mt11,25-30

 In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero». 

 *** 

 Questa pagina di vangelo sembra essere un canto di ringraziamento e di lode a Dio per i benefici ricevuti: Gesù compone e intona questo salmo perché ha notato che inaspettatamente i ‘piccoli’ accolgono il suo messaggio. Invita poi tutti coloro che sono afflitti da varie vicissitudini esistenziali a rivolgersi a lui per essere confortati. È interessante notare come egli ringrazi Dio in un momento molto problematico della sua vita: era il tempo in cui sperimentava un parziale fallimento della sua missione. La gente non lo capiva e rischiava di stravolgere il significato delle sue parole; i discepoli cominciavano a dubitare delle sue prerogative messianiche; le autorità lo criticavano e disputavano con lui. Dovunque pareva ci fosse incomprensione e ostilità. Gesù riesce dunque a vedere l’opera di Dio anche in ciò che può essere considerato di poco conto o un insuccesso: sono pochi coloro che acconsentono, non hanno valore a livello sociale e culturale, ma ci sono. Questo è un segno che il Padre lo sta accompagnando nella sua attività, e a Lui professa tutta la sua fiducia, perché Egli ha scelto di stare dalla parte di costoro. Chi sono questi ‘piccoli’? Li ha già elencati nel suo discorso sul monte: sono i poveri, gli afflitti, i miti, i perseguitati per la loro giustizia, i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di giustizia e di pace. Sono coloro che hanno una relazione di fiducia con Dio e si abbandonano a Lui, fonte di ogni bene. Lancia poi l’invito ad avvicinarsi a lui e a seguirlo nel suo stile di vita. Ciò che appare un paradosso è che agli oppressi, agli sfiduciati, ai malati, ai depressi non promette salute o ricchezze o successo, ma un ‘giogo’ da portare, anche se assurdamente ‘leggero’. Qui Gesù usa un’immagine che a noi forse dice poco, ma che era popolare ai suoi giorni. Il ‘giogo’ era la Legge di Mosè che i discepoli dei rabbini e dei teologi (i ‘sapienti’ e i ‘dotti’ menzionati precedentemente) dovevano imparare a memoria, se volevano diventare a loro volta ‘maestri’. Come si metteva il giogo all’animale perché lavorasse per il bene del padrone, così lo studente si impegnava nel pesante compito di imparare la Legge per lavorare nel campo di Dio. Gesù modifica l’immagine, invitando i semplici e le persone in difficoltà ad andare alla sua scuola, laddove non si impara una serie di norme, regole, divieti e obblighi, ma uno stile di vita che lui stesso incarna, perché ne dà lui stesso un esempio pratico. È così che si realizza il paradosso: il giogo diventa portabile. Tre sono le qualità affinché questo si realizzi: la mitezza (= l’atteggiamento verso gli altri), l’umiltà di cuore (= l’atteggiamento verso Dio), e il sentirsi figli e figlie di Dio (= la propria dignità). Questo significa non avere la mentalità dello schiavo che fa le cose, perché obbligato da una possibile punizione, né quella del salariato, perché agisce per un qualche interesse personale e ragiona in termini economici (‘io ti do – tu mi dai’), ma quella del figlio che agisce con rispetto e generosità, perché si sente di appartenere alla famiglia di Dio e mostra responsabilità e amore. Ed è allora che il giogo diventa leggero, perché è simbolo di vera libertà. 

 Dal Sal 144 (145) 

 O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.

 Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. 

 Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. 

 Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. 

 Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.

 Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza.

 Fedele è il Signore in tutte le sue parole e buono in tutte le sue opere. Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto.