Ricordiamo davanti a Ti
8 marzo 2026. I diritti delle bambine. Dalle palestre alle aule scolastiche, dai quartieri difficili delle città italiane fino alle realtà più fragili del mondo, ci sono piccole donne che combattono per la dignità femminile. Chiedono: il diritto di studiare, di contare, essere protette, diritto alla sicurezza, diritto di non essere violate, di non essere sfruttate.
Libano. I profughi siriani scappano dalla guerra, in fuga via auto o con il bus. Una volta varcato il confine, chi rientra in patria trova soltanto "distruzione". Sul terreno però si tenta di ripartire dopo 14 anni di guerra civile siriana: le persone cercano di ricostruire casa a "spese proprie" perché mancano finanziamenti e lavoro. Si tratta di migliaia di siriani — secondo l’Oim circa 50.000 — che, erano sfollati in Libano durante la guerra civile della Siria iniziata nel 2011
Sudan. È la regione del Kordofan, contesa non solo per la posizione, ma anche per le sue ricche risorse di oro e petrolio, l’epicentro degli scontri tra l’esercito regolare e le forze paramilitariDecine di morti nei bombardamenti del 5 marzo nella regione meridionale. In quasi tre anni di conflitto tra esercito regolare e paramilitari, 11 milioni di sfollati e violenze sessuali di massa. L’Onu torna a parlare della "peggiore crisi umanitaria al mondo"
RD Congo, oltre 200 vittime per una frana nella miniera di Rubaya. Una nuova tragedia colpisce il sito minerario nella martoriata regione congolese del Kivu, sotto il controllo dei ribelli M-23. Decine di persone mancano all'appello per cui il bilancio delle vittime sembra destinato ad aumentare
«Migranti torturati e gettati nelle fosse»: le nuove accuse Onu ai lager libici.«Il solito giro d’affari» lo definiscono la Missione di sostegno delle Nazioni unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani (Ohchr), nel report pubblicato a febbraio dal titolo “Business as usual”.Il supporto, anche finanziario, dell’Ue alle autorità libiche: solo tra il 2021 e il 2027 Bruxelles ha stanziato 65 milioni di euro per la gestione delle frontiere del Paese.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Paralimpiadi. il presidente Andrew Parsons ha parlato di un futuro più inclusivo. «Abbiamo bisogno di quel futuro ora più che mai. Quattro anni fa dissi di essere sconvolto di quello che stava accadendo nel mondo. Purtroppo la situazione non è migliorata. In un mondo in cui alcuni paesi sono conosciuti più per il nome dei loro leader che per altro, io preferisco conoscerli per i nomi dei loro atleti».Ambra Sabatini, atleta paralimpica, ha scritto come meglio non si poteva «Lo spirito paralimpico trascende la partecipazione: è una rivoluzione culturale. È la scoperta del limite come punto di partenza. È la possibilità di riscrivere la propria storia attraverso il duro lavoro, la fatica, la preparazione, il talento. La prestazione diventa linguaggio. Restano l’atleta, il cronometro e quella fame di vittoria che non fa differenze».
"Il Sociale sale in Cattedra". Nell’Aula Magna del Bo dell’Università di Padova, economisti, sociologi, ed esperti della legislazione sul sociale, lanciano un modello per la cooperazione sociale del futuro in occasione del quarantesimo della Cooperativa Sociale Giotto, un modello di riferimento italiano ed internazionale nella progettazione di percorsi lavorativi e sociali per persone svantaggiate - detenuti e disabili
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias
Es 17,3-7 Rm 5,1-2.5-8
Gv 4,5-42
5Giunse [Gesù] a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.
7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».
28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.
31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca
insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
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Questo brano del Vangelo di Giovanni è denso di significato, è complesso e può risultare un po’ difficile da comprendere. Quando lo leggiamo, dobbiamo sempre tenere a mente che l’evangelista gioca sul piano dei simboli e per comprenderne il messaggio dobbiamo sforzarci di entrare in questo suo mondo, che all’inizio ci può apparire ostico. Il brano può essere inoltre interpretato da differenti punti di vista e secondo diverse tematiche: l’evangelizzazione della Samaria, l’identità di Gesù, l’atteggiamento dei discepoli nel loro rapporto con Gesù e con i samaritani, il vero culto, i rapporti inter-etnici, ecc. Sono tutti temi che nella narrazione si rincorrono e si intrecciano. Noi prendiamo il brano dal punto di vista della donna di Samaria.
Notiamo immediatamente che il suo incontro con Gesù si svolge con un dialogo in cui si sviluppano due temi: l’acqua e il culto. Il primo impatto tra i due personaggi ne sottolinea la distanza: Gesù è un giudeo, uomo e viandante senza fissa dimora; lei è una samaritana, donna e cittadina residente. Gesù allora getta subito un ponte di comunicazione, tentando di superare la barriera etnica e sessista e rivelando il suo bisogno: fa caldo e lui ha sete!
L’acqua qui viene da un pozzo, attribuito all’antico patriarca Giacobbe. È il simbolo della sorgente della vita, perché lì si attinge ciò che è essenziale per vivere. E la donna, venendo al pozzo, desidera essere dissetata. A quel tempo però le donne normalmente non andavano a prendere acqua nell’ora più calda del giorno: la samaritana, dunque, agisce forse in segretezza, non volendo incontrare alcuno e avendo una sete ben diversa da quella materiale, pur senza saperlo. Il pozzo è una cisterna profonda scavata e contiene acqua ferma, morta; Gesù propone invece un’acqua viva, cioè acqua corrente, un’acqua nuova, che disseta per sempre e che fa dissetare gli altri. In altre parole, egli si propone come colui che può dare un significato nuovo alla vita.
Gesù, intuendo che tipo di sete aveva in realtà la donna, sposta il discorso sui suoi mariti: ai nostri occhi ella appare come una donna dai facili costumi e il suo comportamento come decisamente immorale. Ma cosa sta alla base di quelle relazioni con quei cinque mariti più un convivente? Una sete inappagabile di affetto, una ricerca affannosa dell’amore vero e un grande fallimento subìto su tutti i fronti. Ed è proprio quando la donna chiede l’acqua vera a Gesù che lui le ricorda la sua storia passata di tracolli sentimentali. Ma non la giudica e non la condanna! Per questo motivo la samaritana non chiude il discorso arrabbiata, ma continua il suo dialogo, pur spostandolo su altri temi.
Qui continua il suo cammino di progressivo avvicinamento a Gesù: per scoprirlo, dobbiamo seguire i titoli che lei usa nei suoi confronti. Parte da ‘giudeo’, che sottolinea la distanza etnica, politica e religiosa (v. 9); si avventura nel domandare se egli è ‘più grande di Giacobbe’, considerato il padre dei samaritani, il grande antenato del loro popolo (v. 12); lo implora chiamandolo ‘donatore di un’acqua che disseta’ per sempre, che pone fine al suo desiderio smodato (v. 15); comprende che è un ‘profeta’, un uomo mandato da Dio a donare la verità (v. 19); e finalmente va oltre questo titolo e introduce il dubbio che egli sia il ‘messia’ atteso, che porrà fine a tutte le differenziazioni etniche e annuncerà tutta la verità (vv. 25, 29 e 39), inaugurando un nuovo culto, cioè un modo nuovo di comprendere Dio e di relazionarsi con Lui.
E non si ferma qui: corre in città e si fa testimone del suo incontro con Gesù, con colui che, rivelando la verità, diventa centro di attrazione, sorgente d’acqua viva. Gli abitanti di Samaria, sulla testimonianza di quella donna, si avvicinano a Gesù. Ella è ora diventata canale di rivelazione, fonte d’acqua viva per i suoi concittadini, i quali a loro volta possono dissetarsi direttamente alla fonte. Non chiama il marito, come le aveva chiesto Gesù, ma si appella a tutti i samaritani perché anche loro vadano da lui. La loro fede alla fine si basa sull’incontro diretto e non più mediato dalla donna, la quale, da parte sua, diventa un modello di evangelizzatrice, ossia di colei che annuncia la buona novella di Gesù, non con una dottrina calata dall’alto, ma sulla base della sua esperienza di sete appagata e di vita rinnovata.
Questo può essere considerato il cammino di fede e di crescita umana della donna di Samaria.
Un particolare è molto interessante: l’anfora che è rimasta per terra al pozzo di Giacobbe (v. 28). Ci domandiamo: la donna non era venuta per attingere acqua e dissetarsi? Alla fine, non le importa più di quell’acqua da pozzo. Quell’anfora abbandonata è il segno che lei ora possiede un’acqua viva che è diventata sorgente che zampilla per la vita eterna per sé stessa e per i suoi concittadini.
Dal Sal 94 (95)
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».
