Domenica di Pasqua 2026

 


Vangelo di Matteo 28,1-10

1Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 

5L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 

7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». 

8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 

9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 

10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».



È RISORTO!


Penso che prima o poi a noi tutti è venuto un dubbio: ma sarà vero? Sarà vero che Cristo è risorto? Forse l’abbiamo scacciato come un pensiero cattivo, come una tentazione: dubitare di Gesù, della resurrezione e della vita eterna sembra una contraddizione palese alla nostra fede. Ed è vero che il dubbio a volte fa perdere la fede, perché corrode i valori fondamentali. Ma il dubbio talvolta può anche essere l’inizio di una crescita nella vera fede, se esso è inserito in un’onesta ricerca della verità, se c’è la volontà di riappropriarsi di certi contenuti che abbiamo appreso da bambini, li abbiamo accettati e magari sono rimasti ‘bambini’, nel senso che non sono maturati. Insomma, la risurrezione di Gesù è vera o è una leggenda inventata dagli apostoli o dai primi discepoli o dai cristiani del primo secolo? Ognuno di noi come cristiano deve prima o poi rispondere a questa domanda. I vangeli ci possono aiutare a trovare una soluzione.


I vangeli ci raccontano di alcuni personaggi che hanno avuto a che fare con la risurrezione di Gesù. Maria di Magdala va alla tomba in cerca di un cadavere, trova la tomba aperta e vuota e si mette a cercare chi ha rubato il cadavere. Vede Gesù vivente, ma lo scambia per un giardiniere e lo accusa di aver portato via la salma. I due discepoli di Emmaus camminano con lui, ma non lo riconoscono; raccontano la sua storia, ciò che ha fatto nella sua vita, come è stato crocifisso e concludono: ‘speravamo che fosse lui a liberare Israele!’. Tommaso deve toccare e solo dopo crede che è veramente risorto. Gli altri discepoli lo vedono sulla riva del lago di Galilea, ma fanno fatica a riconoscerlo. Dunque, se la risurrezione è un problema per noi, lo è stato anche per i discepoli della prima ora. E anche per Gesù: che fatica ha fatto per far credere che era lui e non un fantasma, uno spettro, una visione o un’immagine virtuale! I vangeli sono unanimi nel raccontarci che c’è stato un processo impegnativo e a volte penoso per arrivare a credere nella resurrezione. Non è una cosa ovvia. Non è il lieto fine di una fiaba. Anche il discepolo che Gesù amava, il primo che secondo i vangeli ha creduto nella resurrezione, ha avuto bisogno di segni: le bende per terra e il sudario piegato e messo in ordine da una parte. Chi ruba cadaveri, evidentemente ruba anche le bende e non si mette a piegare il sudario. Erano indizi di un qualcosa di strano e il discepolo amato riesce a vedere i segni della risurrezione. 


Nei vangeli troviamo anche gli angeli che affermano: ‘voi cercate colui che è stato crocifisso: non è qui è risorto!’. Dunque, un messaggio celeste, inaspettato, che viene dall’alto, che cambia completamente le prospettive. I discepoli non se lo inventano, ma lo scoprono grazie ad una comunicazione divina. Il messaggio poi non basta: non è solo una bella idea che salta in mente o un’ispirazione o una visione nuova della vita: ciò che ha fatto cambiare prospettiva ai discepoli è stato l’incontro con Gesù vivente, l’incontro con quell’uomo che era morto e che ora vive per sempre, con quell’uomo che nel suo corpo da risorto porta incancellabili i segni della sua sofferenza e della sua morte. Quel Gesù che diciamo risorto, dunque, non è una persona leggendaria - ci dicono i vangeli - non è un uomo del passato che aveva belle idee e che ha fatto una fine tragica, ma è un uomo con la sua storia e con le sue sofferenze, portate anche nel suo stesso corpo glorioso. 


Nato in una stalla da una famiglia povera, anche se non misera, fu un predicatore itinerante di un pensiero nuovo su Dio che cambia il modo di vedere e di agire degli ebrei e dei pagani del suo tempo; un uomo che si preoccupava dei poveri, delle vedove e dei malati; un uomo che in nome di Dio perdonava e cambiava le persone; un uomo che amava la giustizia, denunciava i soprusi senza odiare coloro che li perpetravano; un uomo che criticava e metteva in dubbio le false certezze; un uomo che ha accettato di andare fino in fondo alle sue scelte impopolari, di subire tutte le conseguenze del suo annuncio e con fedeltà è andato incontro alla sua morte violenta; un uomo innocente, condannato a una morte infamante in quella escalation di violenza tra giovedì e venerdì. Quest’uomo - ci dicono i vangeli - è risorto e vive per sempre (Luca), è con noi (Matteo), ci precede (Marco) sulle strade della giustizia, della pace, della libertà e dei valori evangelici che egli stesso ha vissuto, predicato e testimoniato. Dunque, Gesù risorto diventa la speranza di ogni uomo e di ogni donna e la sua risurrezione è il segno che la vita ha la meglio sulla morte, che il bene vince il male. È un segno chiaro e lampante che Dio non ama la sofferenza ma la gioia. È il Dio dei viventi nel senso più profondo del termine, di coloro cioè che vivono e vivono bene. E vivere bene secondo il Vangelo di Gesù è vivere come lui è vissuto. 


Ecco perché la risurrezione porta gioia e pace, porta a un nuovo modo di vedere le cose, il mondo, l’esistenza, noi stessi. La risurrezione porta a un nuovo modo di vedere il negativo, il male, la morte, la sofferenza, l’oppressione e l’ingiustizia. La risurrezione ci porta ad affrontare questi mali in un nuovo modo. La risurrezione ci dà il coraggio stesso di Gesù Cristo (che in altri termini si chiama Spirito Santo) con la certezza di riuscire a vincere. Dà la gioia profonda che nessuna sofferenza può togliere, nessun fallimento può spegnere. Dà un senso a tutta la nostra vita e alla nostra morte.