Meditazione Domenica Corpus Domini A

 



Ricordiamo davanti a Te

Niger, 49 migranti sono morti di sete nel deserto di Agadez
Le vittime stavano rientrando dal Mali, dove lavoravano nei siti di estrazione artigianale dell'oro, per raggiungere le proprie famiglie in occasione della festa dell'Eid.

Italia, quattro migranti bruciati vivi a Cosenza. Arrestati i due aggressori. Erano braccianti di origine pakistana le quattro persone morte carbonizzate in un minivan presso un distributore di benzina sulla Statale 106. La Procura ferma due connazionali delle vittime, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.

Protesta delle madri dei desaparecidos al tour della Coppa dei Mondiali in Messico. Le manifestanti hanno denunciato l'assenza di risposte efficaci da parte delle istituzioni e chiesto il riconoscimento della gravità del fenomeno delle sparizioni forzate, che secondo i collettivi coinvolge oltre 133.000 persone in tutto il Messico.

Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco. Ma ciò che sta accadendo è una progressiva eliminazione del tessuto urbano e dei mezzi di sostentamento, una sorta di “urbicidio”, che rende estremamente difficile qualsiasi ritorno futuro. Infatti, la distruzione sistematica che sta colpendo il Sud del Libano riguarda la creazione di una realtà fondata sullo sfollamento totale della popolazione e sull’impedimento del ritorno delle comunità nei propri villaggi. E ciò avviene sotto il titolo di “cessate il fuoco”

Cresce la mobilitazione negli Stati Uniti. A Salt Lake City si teme che lo Stratos Project prosciugherà il lago che è già in condizioni critiche, mentre a Monterey Park l'86% dei cittadini ha votato per vietare le strutture fisiche che ospitano server e computer in modo permanente. Stanno pianificando di costruire un datacenter per l’IA grande come due volte Manhattan.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Appello per una evoluzione in senso civile della Festa della Repubblica. L'esito del referendum indetto il 2 e 3 giugno del 1946, il primo in Italia a suffragio universale con la partecipazione delle donne, è stato il segno di una svolta radicale di un popolo passato attraverso due confitti mondiali, Non è difficile per noi tutti oggi constatare che stiamo nel pieno dell’epoca del tradimento della diplomazia da parte dei decisori politici con l’esibizione della prepotenza. Siamo quindi convinti che sia davvero urgente avviare subito un processo che porti ad una conversione ad U che preveda, come proposta concreta, arrivare al 2 giugno 2027 con un’altra sfilata, un’altra festa, un senso della Festa della Repubblica Italiana.

Ieri si è tenuto a Sezano l'incontro con Daniela Meneghini, curatrice del libro "Fuorché il silenzio. 36 voci di donne afghane. Il libro risale al 2024 ed è unico nel suo genere: le testimonianze sono scritte da donne comuni che hanno estrazioni sociali e percorsi esistenziali differenti, sono scritte nella loro lingua La maggior parte di queste donne, che hanno voluto in 35 casi su 36 mantenere con coraggio il loro vero nome nel libro, hanno dovuto scappare dall'Afghanistan, alcune sono state arrestate ed hanno conosciuto il carcere, di altre non si hanno più notizie, alcune continuano la loro battaglia a rischio della vita.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


Es Dt 8,2-3.14b-16a 1Cor 10,16-17

Gv 6,51-58

[Gesù disse alla folla:]

51«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno

e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro:

«Come può costui darci la sua carne da mangiare?».


53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico:

se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.

54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre,

così anche colui che mangia me vivrà per me.

58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono.

Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


***


Vi racconto una storia. [Ogni riferimento a persone e situazioni è puramente casuale.]


C’era una volta un certo Paolo, ragazzo di 19 anni che per curiosità venne una domenica al monastero di Sezano per la messa. Era venuto perché aveva sentito parlare delle messe strane che vi si facevano e, visto che in quella domenica piovosa non aveva nulla di interessante e di meglio da fare, aveva deciso di passare e vedere cosa succede. Non l’avesse mai fatto! La messa non finiva più (un’ora e dieci!), canti noiosi, predica barbosa: proprio a lui era capitato questo, lui che, le poche volte che andava in chiesa, voleva starci il meno possibile.

Senonché, dopo la messa, per tirarsi un po’ su dalla stufata, scende nel corridoio a bersi un buon caffè. E lì incontra Maria, anche lei arrivata per caso da quelle parti. Si scambiano due parole, parlano del più e del meno, scoprono che vengono dallo stesso paese, Beccacivetta, anche se non si sono mai conosciuti prima. Parlando, si accorgono di avere gli stessi interessi. Si godono la domenica che fino a quel momento era stata una noia per entrambi. Si piacciono e decidono di darsi appuntamento per la domenica seguente, ma non a Sezano.

Da cosa nasce cosa… il tempo passa: dopo un po’ cominciano a frequentarsi regolarmente, vanno al cinema assieme, fanno passeggiate in montagna e al mare, vanno in discoteca... Piano piano scoprono che stanno bene insieme e dopo qualche anno decidono di fidanzarsi e poi di sposarsi. Una storia d’amore come tante…

Ed ecco il matrimonio: una bellissima festa: la cerimonia in chiesa, il pranzo con tanti invitati, parenti e amici, il taglio della torta e il meraviglioso viaggio di nozze alle Seychelles. Paolo e Maria sono sposi.

Passa qualche anno, Paolo continua col suo lavoro di elettrauto, Maria riesce a trovare impiego in comune come segretaria. Con il mutuo si comprano un appartamento in una zona di villette a schiera. Nascono due bambini.

Un giorno, improvvisamente, un incidente stradale: Paolo viene travolto da un camion e muore sul colpo. Maria rimane sola a prendersi cura e far crescere i due bambini che ora hanno dieci e otto anni. I nonni aiutano, sì, ma la vita che fino a quel momento era stata così bella, diventa triste e faticosa. E la solitudine si fa sentire… tanto!

Nei momenti di amarezza e di sconforto, Maria tira fuori da un cassetto ciò che le è più caro e che, dalla morte di Paolo, è diventato il suo tesoro: le fotografie del matrimonio, della nascita dei due piccoli, delle gite in montagna, delle vacanze al mare, dei momenti belli passati con gli amici e con i nonni. E poi l’anello di matrimonio, la ‘fede’ di Paolo. Si siede su una poltrona e con queste cose tra le mani, si abbandona ai ricordi. E quei ricordi le danno la forza per affrontare il presente e andare avanti per amore di Paolo e dei due bambini.


L’Eucarestia che noi celebriamo è come l’anello di matrimonio, la ‘fede’ di Paolo.

I vangeli sono come l’album di fotografie che Maria sfoglia ogni tanto.


Gesù è vissuto, ha insegnato molte cose significative, ha portato il suo Vangelo, la Buona Novella, ha compiuto gesti di amore, di solidarietà e di amicizia (quelle raccontate nei vangeli), e prima di morire, poche ore prima che lo arrestassero, ha fatto un gesto strano: ha spezzato il pane, ha versato del vino con le parole ‘questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, fate questo in memoria di me’. È il segno del suo amore per i discepoli e per il mondo, il suo atto più bello e più importante.


Noi Cristiani l’abbiamo conservato come la cosa più preziosa che abbiamo e lo ripetiamo spesso, almeno una volta alla settimana, in ricordo della sua risurrezione. Dal Medioevo in poi si è cominciato ad adorare e adornare quel pezzo di pane consacrato (il vino era più difficile da conservare). Anche perché il capitolo 6 del vangelo di Giovanni parla per lo più di pane, di corpo e di carne. Quel pane doveva essere speciale: rotondo, perché nel Medioevo era simbolo di perfezione, e bianco, perché era il colore della divinità. Noi cristiani del XXI secolo siamo rimasti col tondo e col bianco e non sappiamo il motivo. Era il ‘pane disceso dal cielo’, come aveva detto Gesù e come tale doveva essere rappresentato. Nel ‘600 poi si è un po’ esagerato,a causa della riforma protestante, e lo si è messo nelle chiese il più alto possibile, sopra gli altari e sopra i tabernacoli stessi, costruendo super-altari che avevano bisogno di scale da dietro per arrivarci e per far adorare. Lo si è messo negli ostensori con i raggi di metallo, perché era il ‘pane degli angeli’.


Anche oggigiorno si fanno celebrazioni sontuose con calici d’oro, splendide vesti, ornamenti preziosi e processioni. Sono tutti segni della fede del popolo, sì, ma rischiano di offuscare la realtà nel suo vero significato. Per esempio, il calice d’oro era usato per i pasti dei re, ed ecco perché era necessario per la celebrazione del Re dei re’. Quella di Gesù di quel giovedì sera era invece una semplice ciotola di coccio, il potérion, in greco. Ed ecco il rischio: la ricerca della bellezza del rito finalizzata a sé stessa senza comprenderne il senso; l’espressione della fede che però non crea relazione tra coloro che la celebrano. Come diceva Enzo Bianchi – con un po’ di esagerazione – ‘oggi nella Chiesa italiana si celebra, ma non si prega’.


Cosa significa dunque quel gesto? Spezzare il pane significa spezzare la propria vita per gli altri; è il riassunto di tutta la vita di Gesù, donata fino in fondo, nella fedeltà fino alla morte.

Mangiare il pane significa accogliere quel progetto di vita e farlo nostro, per crescere nella nostra umanità.

Condividere il pane significa voler seguire il suo esempio insieme, come comunità di credenti.


Ecco perché quel gesto diventa così importante per noi, tanto che non possiamo farne a meno: è il segno dell’amore di Gesù per noi e dovrebbe diventare il segno del nostro amore per Dio e per gli altri.


Dal Sal 147

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,

perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.


Egli mette pace nei tuoi confini

e ti sazia con fiore di frumento.

Manda sulla terra il suo messaggio:

la sua parola corre veloce.


Annuncia a Giacobbe la sua parola,

i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.

Così non ha fatto con nessun’altra nazione,

non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.



Meditazione Domenica SS Trinità - A

 


Ricordiamo davanti a Te

Le Nazioni Unite hanno denunciato l'intensificarsi degli attacchi israeliani in Libano, esprimendo particolare allarme per i raid condotti nel sud di Beirut e nelle aree meridionali dove opera la missione Unifil. I dati restituiti dal ministero della Salute libanese sono tragici: dal 2 marzo il numero delle vittime degli attacchi israeliani ha raggiunto quota 3.324 e i feriti sono saliti a 10.027.
Secondo le autorità palestinesi, negli ultimi due giorni 16 abitanti di Gaza sono stati uccisi e 39 feriti. Dall'entrata in vigore del cessate-il-fuoco dello scorso ottobre, i morti sarebbero oltre 900. L'esercito israeliano controlla attualmente circa il 60 per cento del territorio di Gaza e l'obiettivo immediato è arrivare al 70 per cento.
Una corsa contro il tempo, è così che l’organizzazione sanitaria internazionale Medici Senza Frontiere definisce l’emergenza legata alla diffusione del virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo dove, secondo gli ultimi dati del governo di Kinshasa, vi sarebbero stati 204 decessi “probabili” e 867 casi “sospetti”, legati alla malattia che si sta diffondendo con estrema rapidità.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Leone XIV ha presentato l'enciclica: "Magnifica humanitas", sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale”, strumento che influenza la vita, plasma decisioni e cambia il modo di combattere la guerra. Il Papa chiede di liberare l’IA “da logiche che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte” e invoca il “disarmo” delle tecnologie perché si pongano al servizio del “bene comune”.

"L’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere “disarmata”, liberata da logiche che la trasformano in strumento di dominio, di esclusione o di morte".

"Mi sono giunte anche altre voci, molto inquietanti, su sistemi d’arma sempre più autonomi, praticamente al di là di ogni controllo umano. Sento resoconti molto preoccupanti di algoritmi che possono impedire l’accesso all’assistenza sanitaria, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati viziati da pregiudizi e ingiustizie".

"L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata”. “La parola è forte, lo so ma è stata scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare vie da seguire per l’umanità”.

"Come l’energia nucleare, l'IA deve essere al servizio di tutti e del bene comune”. “Le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”.

"La pace, non solo l’assenza di guerra, è la giustizia all’opera. Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio. Disarmare, tuttavia, non basta. Dobbiamo costruire".

"Nel 2017 quando le piogge torrenziali e le inondazioni provocate da El Niño hanno colpito il nord del Perù, molte famiglie hanno visto le loro case inghiottite dal fango, e lo stesso è accaduto a molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare i legami, ripristinare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo”.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -



Es 34,4b-6.8-9 2Cor 13,11-13

Gv 3,16-18

[Disse Gesù a Nicodemo:]

Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,

perché chiunque crede in lui non vada perduto,

ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,

ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato;

ma chi non crede è già stato condannato,

perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio

***

La liturgia della festa della Trinità ci presenta questo breve ma denso brano tratto dal vangelo di Giovanni, laddove si racconta l’incontro notturno di Gesù con Nicodemo, fariseo e anziano membro del sinedrio di Gerusalemme, il consiglio supremo del giudaismo del tempo. Era andato da Gesù per approfondire il messaggio che questi testimoniava, essendo rimastone in parte affascinato.


Gesù qui chiarifica il suo ruolo di inviato di Dio nel ‘mondo’, termine che in questo caso non denota l’universo naturale, ma l’umanità fragile e peccatrice, bisognosa di vita autentica e di vera libertà. E questo invio è frutto del ‘cuore’ di Dio, perché, nonostante tutto, egli ‘ama’ il ‘mondo’. Egli non intenta un processo contro i malvagi, ma interviene per sanare e togliere il male.


Di fronte a questa volontà e a questo intervento, la persona umana ha una duplice possibilità: accogliere o rifiutare. E in questo si attua il suo proprio ‘giudizio’ di ‘condanna’ o di ‘salvezza’, ossia di realizzazione o di fallimento, primariamente a livello umano.

È un discorso forte che contiene una grande sfida, indirizzata in modo particolare a chi ricerca la verità, come Nicodemo, e a chi è in cammino di crescita nella fede. In altre parole, Gesù, parlando direttamente ai suoi discepoli e discepole, pone l’alternativa fondamentale di vita e li richiama tutti a continuare a vivere la loro scelta di fede in Dio e in lui con coerenza e fedeltà.

Per comprendere meglio chi sia questo Dio di cui Gesù parla, propongo sette caratteristiche, così come mi si sono presentate leggendo i vangeli.

La prima caratteristica: il nostro Dio è uno che ha la memoria corta. Lo vediamo chiaramente a Pasqua. Il Risorto la domenica mattina si era già dimenticato che l’avevano crocifisso, tradito e rinnegato. Non se l’è presa con Pilato, Caifa, i soldati e la folla che aveva gridato ‘Crocifiggilo!’. Ha rimproverato, sì, i discepoli; ma solo per la loro mancanza di fede nella risurrezione, non per quello che avevano compiuto tra il giovedì sera e il venerdì pomeriggio precedenti.

La seconda caratteristica: il nostro Dio non fa tutto da solo. Ricordiamo il giorno dell’Ascensione, quando i discepoli chiedono al Signore risorto: ‘è questo il tempo in cui ricostruirai Israele?’; che significa: ‘quando metti le cose a posto come devono essere? Quando finalmente instauri la vera pace e la vera giustizia per Israele e per tutti i popoli del mondo?’ Gesù risponde: ‘non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti… voi riceverete lo Spirito Santo e mi sarete testimoni in tutto il mondo’; che significa: ‘adesso tocca a voi!’ (vedi Atti 1,6-11) In altre parole, Dio ci coinvolge nel suo piano di salvezza per tutto il mondo. Ci responsabilizza, vuole delle persone mature, responsabili. Ci lascia la libertà di collaborare con lui o di rifiutare. Non si impone, ma propone. Leggiamo nella finale del vangelo di Matteo le parole di Gesù (vedi 28,16-20): ‘andate in tutto il mondo… fate discepoli… battezzate…!’ Perché non ci va Lui? Farebbe prima! Egli vuole invece la nostra collaborazione.

La terza caratteristica è questa: Dio non sa la matematica. Gesù ce lo rappresenta come un pastore che va in cerca di una pecora e lascia le altre 99 nel deserto da sole (vedi Luca 15,4-7). Valuta di più un centesimo donato da una vedova al tesoro del Tempio di Gerusalemme che non le migliaia di euro che i ricchi versano per il mantenimento del suo luogo di culto (vedi Marco 12,41-44).

Simile a questa, c’è la quarta: Dio non conosce bene la logica. Per una ‘dracma’ (= € 10) persa e ritrovata chiama vicine e conoscenti a fare festa (vedi Luca 15,8-10). Per un figlio che gli ha distrutto un terzo del suo patrimonio familiare scialacquandolo con le prostitute e poi ritorna a casa, allestisce una festa da matrimonio (vedi Luca 15,11-32). Accoglie nel suo Paradiso un brigante, solo perché cinque minuti prima di morire dice a suo Figlio: ‘Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno’ (vedi Luca 23,39-43). Non accetta tutte le belle cose che il fariseo faceva per onorarlo (digiuni, preghiere, elemosine, ecc.) e ascolta invece il ‘Kyrie eleison’ del pubblicano che nella sua vita non aveva fatto che disastri (vedi Luca 18,9-14). Va lui stesso cinque volte sulla piazza del mercato a cercare lavoratori per la sua vigna – e l’ultima alle cinque del pomeriggio, sapendo che il lavoro finisce alle sei – per poi dare a tutti lo stesso salario (vedi Matteo 20,1-16). Butta semi dappertutto, sulla strada, tra le spine e tra i sassi, invece di seminare solo sul terreno buono, sperando poi che qualcosa ne esca (vedi Marco 4,1-9).

La quinta caratteristica: Dio non ha il senso del tempo, anche se l’ha creato Lui. Spende una giornata di cammino da Gerusalemme ad Emmaus per convincere due discepoli di quello che già sapevano, ma non capivano (vedi Luca 24,13-35). Aspetta un anno affinché il fico sterile porti frutto (vedi Luca 13,6-9). Arriva in ritardo alle nozze, quando l’olio delle lampade è già finito (vedi Matteo 25,1-13).


La sesta caratteristica: Dio non calcola il rischio. ‘Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, la mia comunità’ (vedi Matteo 16,13-20). Chi era Pietro a quel tempo? Un peccatore, uno che ha rinnegato Gesù. Dopo la risurrezione, di nuovo, senza timore lo conferma tre volte: ‘Pasci i miei agnelli, le mie pecore!’ (vedi Giovanni 21,15-19). Affida la sua ‘perla preziosa’, il Vangelo, ad un gruppo di contadini ignoranti della Galilea: ‘ti benedico, Padre, perché hai nascosto queste cose ai dotti e agli intelligenti e le hai rivelate ai semplici!’ (vedi Matteo 11,25-27).

La settima caratteristica: Dio è allergico alle ricchezze e al potere. E qui basta solo ricordare alcuni detti di Gesù. Al giovane ricco: ‘se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi’ (vedi Marco 10,17-22). Ai discepoli: ‘Non potete servire Dio e il denaro!’ (vedi Matteo 6,24). ‘Chi vuol essere tra voi il primo, sia il servo di tutti. Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire’ (vedi Marco 10,41-45).

Forse ci sono altre caratteristiche, ma per la nostra riflessione bastano queste.

Dn 3,52-56

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo.

Bendetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi

e siedi sui cherubini.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

Meditazione Domenica Pentecoste A

 



Ricordiamo davanti a Te

Rimpatriati attivisti della Flotilla. Raccontano di percosse, umiliazioni e, nei confronti di alcune donne, molestie sessuali. 440 attivisti sono stati seque- strati in acque internazionali, portati in Israele e poi espulsi.Le Immagini hanno provocato sdegno e proteste. Attivisti pro-Pal si sono bendati e inginocchiati a terra davanti alla sede del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia a Trieste in segno di solidarietà verso gli attivisti della Flotilla e per denunciare i "pestaggi, le violenze e i maltrattamenti" subiti da Israele.Non possiamo assistere in silenzio all'ennesima violazione del diritto internazionale - hanno spiegato i promotori - all'ennesimo attacco contro i civili, all'ennesima repressione contro chi prova ad agire concretamente”.

Istat, A rischio povertà 11 milioni di italiani. Il rapporto annuale 2026 dell'Istituto nazionale di statistica, rileva che l'inflazione riprende quota mentre pesa la crisi energetica legata alle guerre in Medio Oriente. Il 18,6% della popolazione si trova così in una condizione di rischio di povertà endo oltre 2,2 milioni di famiglie.

"Tutto chiuso". Il XXII rapporto dell'associazione Antigone fotografa le condizioni di detenzione in Italia. Dal 2022 al 2025 gli istituti di pena si sono sempre più chiusi al mondo esterno, i detenuti trascorrono quasi tutta la giornata in celle affollate e malmesse, l’isolamento è largamente utilizzato come metodo punitivo (la sua applicazione è aumentata del 171%) e la società esterna è ostacolata all’ingresso in carcere.

Circa 8mila persone hanno partecipato, come ogni anno, al corteo organizzato a Palermo in occasione del 34esimo anniversario della strage di Capaci. Il corteo si è diretto all'albero Falcone. I partecipanti hanno attraversato via Libertà, nel centro della città. Decine le bandiere e gli striscioni, molti dei quali polemici nei confronti della commissione antimafia e del governo. Inoltre, venerdì, alcuni colpi di pistola sono stati sparati, allo Zen 2 di Palermo, la zona più problematica, contro le sedi delle associazioni “Handala” e “Albero della vita”, focalizzate nel sostegno a donne e bambini. Gli immobili sono stati danneggiati.


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza


Accoltellato per 50 euro: "Perdono i miei aggressori" -Davide Cavallo, studente 22enne della Bocconi di Milano, il 12 ottobre 2025 è stato aggredito da quattro ragazzi in Corso Como a Milano che l'hanno reso invalido. Davide ha perso quasi del tutto l'uso delle gambe in quel tentativo di rapina in cui gli hanno sottratto 50 euro, ma ha deciso di perdonare i suoi aguzzini in una lettera: "L'odio non è logico, fa soffrire ancora di più. Certo che soffro e che ho sofferto ma non promuovo l'idea di andare in giro coi forconi". Ai ragazzi che mi hanno aggredito dico “non siete perduti”

Papa Leone XIV agli studenti della Sapienza di Roma: “Non si chiami 'difesa' un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l'applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non de-responsabilizzino le scelte umane".

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 1,1-11 1Cor 12,3b-7.12-13

Gv 20,19-23


La sera di quel giorno, il primo della settimana,

mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,

venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.

E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!

Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.

A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati;

a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


***


È una pagina di vangelo molto bella e molto significativa. In essa troviamo i discepoli che, dopo la risurrezione di Gesù, sono chiusi in casa per paura. Questa situazione è anche frutto di una certa mancanza di fede da parte loro: avevano già ricevuto la testimonianza di Maria Maddalena riguardo al suo incontro con Gesù risorto; il discepolo amato aveva visto il sepolcro vuoto e le bende riposte da una parte, segno che il cadavere non era stato rubato, come invece Maddalena aveva annunciato all’inizio; su quell’indizio egli aveva cominciato a comprendere che qualcosa di straordinario stava accadendo. Ma, evidentemente, la paura era più forte.


Gesù entra in questa situazione e, cosa interessante, non appare arrabbiato per ciò che gli è capitato e non rimprovera i suoi per la loro fuga nella notte del giovedì. Anzi, porta doni, come se fosse un ospite che va a trovare un amico malato o una persona cara che non vede da molto tempo. E i suoi doni sono: pace, Spirito Santo e perdono. Si tratta di quella pace profonda, del cuore, che fa affrontare anche le difficoltà più estenuanti e pericolose della vita, grazie all’affidamento che si ha in Dio e nelle promesse di Gesù. È il perdono che ricostruisce le relazioni infrante e dona ‘risurrezione’, vita nuova, all’offensore e anche all’offeso. È lo Spirito che ha animato Gesù nella sua vita e che egli ora condivide con i suoi amici. Con questi doni, Gesù invita i suoi (e noi) a continuare la sua missione nel mondo.


Ma la realtà più bella e significativa di questo episodio sono le ferite della crocifissione che Gesù porta con sé anche da risorto. I segni della sua passione rimangono nel suo corpo risorto, perché tutto ciò che è capitato il venerdì, ossia il tradimento, l’arresto, l’abbandono dei discepoli, il doppio processo, gli insulti, la crocifissione e l’orribile morte, non è cancellato, ma trasfigurato. Fa parte del ‘bagaglio’ che Gesù porta con sé per sempre. Noi, quando facciamo un’esperienza negativa, tentiamo di rimuovere, di cancellare, di togliere dalla memoria quell’esperienza che riteniamo nociva per noi. Oppure la ricordiamo con astio o vergogna. Gesù ci insegna con la sua esperienza personale e umana che il male subìto può essere utilizzato per un bene superiore e che la circolarità del perdono ricevuto e donato oppure donato e ricevuto diventa una spirale di bene che cambia la vita.

Questo è ‘vangelo’, buona notizia, perché è risurrezione, è vita nuova.


Dal Sal 103 (104)


Benedici il Signore, anima mia!

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!

Quante sono le tue opere, Signore!

Le hai fatte tutte con saggezza;

la terra è piena delle tue creature.


Togli loro il respiro: muoiono,

e ritornano nella loro polvere.

Mandi il tuo spirito, sono creati,

e rinnovi la faccia della terra.


Sia per sempre la gloria del Signore;

gioisca il Signore delle sue opere.

A lui sia gradito il mio canto,

io gioirò nel Signore.


Meditazione Domenica Ascensione A

 



Ricordiamo davanti a Te

Lampedusa, muore una neonata per ipotermia. Altri migranti con segni di torture

Ennesimo salvataggio questa notte al largo dell’isola di una imbarcazione su cui viaggiavano 55 migranti provenienti da vari Paesi africani. Nulla da fare per una bimba di appena un mese arrivata in condizioni critiche. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Save The Children: “non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita”

Libano, Onu: dall'inizio della guerra sono morti 200 bambini. Dall’entrata in vigore della tregua, il bilancio parla di 23 bambini morti e 93 feriti. Circa 770.000 minori in Libano vivrebbero in una condizione di forte vulnerabilità psicologica.

Haiti, la capitale Port-au-Prince sotto assedio delle gang: almeno 40 feriti

Centinaia gli sfollati. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio integrato delle Nazioni Unite per Haiti, nel 2026 l’instabilità nel Paese ha già causato almeno 1.642 morti e 745 feriti. Medici senza frontiere (Msf) ha annunciato la sospensione delle proprie attività, dopo che centinaia di residenti si erano rifugiati nella struttura sanitaria dell'organizzazione. Ospedali evacuati e servizi sanitari sospesi

Allerta in Cile per il risveglio del complesso vulcanico della Laguna del Maule, ubicato nella cordigliera andina, a 2000 anni dall'ultima eruzione. Il suolo si è alzato di 4 m

Seri problemi energetici di Cuba stanno per aggravarsi ulteriormente, ha avvertito il ministro dell'Energia e delle Miniere, A parte l'unica fornitura di petrolio russo donata, e finita all'inizio di maggio, il governo 'castrista' afferma che gli Stati Uniti hanno interrotto tutte importazioni di petrolio per oltre quattro mesi.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

La fiera internazionale del libro di Torino, dal 14 al 18 maggio, ha come titolo “Il mondo salvato dai ragazzini”. La manifestazione propone una costellazione di eventi, ponendo l’attenzione sull’energia costruttiva delle nuove generazioni e sulla forza del dialogo.

A Gaza, tra macerie e attese sospese, i bambini continuano a immaginare un futuro possibile, tra normalità e trauma. È da questa tensione che nasce "How kids roll", la mostra ospitata a Roma. In questo spazio lo sguardo infantile diventa testimonianza e memoria, ma anche richiesta di ascolto. “Ogni guerra è una guerra contro i bambini”: è questo il principio che accompagna l’impegno di UNICEF e Save the Children che hanno sostenuto la realizzazione della mostra.

I bambini delle quinte classi di un plesso di Marostica, in provincia di Vicenza, hanno aiutato le associazioni di volontariato a distribuire i pasti ai migranti che si radunano a piazza Libertà a Trieste. E hanno raccontato l’esperienza fatta a scuola per comprendere il fenomeno migratorio. Il ministero dell'Istruzione e del Merito ha fatto sapere che l'Ufficio scolastico regionale per il Veneto «ha immediatamente avviato le opportune verifiche, al fine di accertare le modalità didattiche delle attività disposte e le modalità di svolgimento».

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 1,1-11 Ef 1,17-23

Mt 28,16-20





Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro:

«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli,

battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,

insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


***

Nel vangelo di Matteo non troviamo il racconto dell’ascensione al cielo di Gesù, ma solo le sue ultime parole in Galilea all’inizio della sua ‘misteriosa’ presenza-assenza, sottolineata in modo particolare dall’evangelista. Infatti, nel primo capitolo troviamo già il titolo del bambino che nascerà da Maria: ‘Emmanuele’, che significa ‘Dio con noi’ (1,23). E a circa la metà dell’opera matteana c’è la promessa: ‘dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro’ (18,20). Per Matteo, dunque, Gesù continua la sua presenza, invisibile ma reale, nella comunità dei credenti, unita e riunita attorno al suo progetto di vita, da lui definito come ‘Regno di Dio’ e chiarificato in molti dei suoi insegnamenti.


Di questo brano voglio solo sottolineare alcuni elementi che mi paiono significativi per noi oggi.


‘undici discepoli’. Non è la comunità perfetta: ne manca uno e gli altri hanno abbandonato Gesù nel momento delle sue sofferenze e della sua morte. Eppure, Gesù si fida ancora di loro e affida loro il compito di continuare la sua attività con il suo stile di vita.


‘…sul monte che Gesù aveva indicato’. L’intero vangelo è contrassegnato da tre monti in particolare: c’è il monte del grande discorso inaugurale, inizio dell’attività di Gesù (capp. 5 – 7); c’è quello dell’esperienza ‘trasfigurante’ per Gesù e i suoi discepoli (17,1-9); c’è quest’ultimo che conclude l’esperienza umana di Gesù. Sono i tre monti che ci aiutano a comprendere la vicinanza di Dio in Gesù e ci rivelano l’essenza della nostra relazione con Lui.


‘…si prostrarono… dubitarono’. Anche di fronte a Gesù risorto i discepoli dubitano, nonostante si siano prostrati in un atto di culto. Là dove c’è la fede, ci può essere anche il dubbio, perché la fede è un cammino di crescita e il dubitare può essere l’inizio di un approfondimento che conduce ad una maggiore comprensione della realtà.


‘Gesù si avvicinò’. Gesù si fa prossimo in questa situazione di incertezza e perplessità, non critica e non condanna. Ed è lui che prende l’iniziativa di coinvolgerli e dona il compito di avvicinarsi agli altri (‘andate’).


‘…ogni potere…tutti i popoli…tutto ciò che ho comandato…tutti i giorni’. Interessante è questa insistenza sull’universalità e la totalità di spazio, tempo, persone e situazioni. La testimonianza cristiana, in altre parole, è un’attività con infinite possibilità di realizzazione, differenti modalità e strategie. Il motivo di tutto questo però non risiede solo nelle capacità, doni e fantasia degli ‘inviati’, bensì nella persona e dignità del ‘mandante’, Gesù Cristo. Gli ‘apostoli’ non sono altro che ‘discepoli-testimoni’, incaricati di far conoscere il messaggio e la persona di Gesù, affinché tutti possano accogliere il valore esistenziale della ‘sequela’. L’insegnamento che viene donato non è quello del maestro con gli scolari, ma quello dell’‘osservanza’, ossia della dimostrazione concreta dei valori evangelici nel quotidiano. ‘Il mondo non ha bisogno tanto di maestri, quanto di testimoni’, affermava Paolo VI.


‘…battezzandoli…’. Qui non si tratta semplicemente di amministrare un sacramento, ma di far cogliere alle persone il valore esistenziale della morte e della risurrezione di Gesù, di cui il battesimo è segno concreto. Si è battezzati nell’acqua (simbolo nello stesso tempo di vita e di morte) come inizio di una vita vera e piena nel nome e ‘all’ombra’ della Trinità, il Dio che Gesù ci ha fatto conoscere.


Questi versetti sono la conclusione del vangelo di Matteo e forse ci lasciano perplessi, perché non vengono aggiunti altri particolari esplicativi: cosa è successo dopo? Che cosa hanno fatto gli Undici? Quando e come hanno avuto l’esperienza dello Spirito Santo, come racconta Luca? All’autore evidentemente non interessavano l’ascensione, la pentecoste e la missione, ma ha voluto che il suo scritto fosse concluso da una finale aperta, una specie di sfida lanciata ai lettori, affinché si interroghino sul loro coinvolgimento in questo cammino di vita descritto in tutto il libro. Allora ci possiamo chiedere: cosa significa per noi Gesù ‘glorioso’? Come mettiamo in pratica il nostro impegno di ‘fare discepoli’? E come viviamo sua presenza nella comunità dei credenti?


Dal Sal 46 (47)


Popoli tutti, battete le mani!

Acclamate Dio con grida di gioia,

perché terribile è il Signore, l'Altissimo,

grande re su tutta la terra.


Ascende Dio tra le acclamazioni,

il Signore al suono di tromba.

Cantate inni a Dio, cantate inni,

cantate inni al nostro re, cantate inni.


Perché Dio è re di tutta la terra,

cantate inni con arte.

Dio regna sulle genti,

Dio siede sul suo trono santo.

Meditazione VI Domenica di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, '72.615 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023'. Secondo il ministero della Salute della Striscia i feriti sono 172.468

A Gerusalemme Est, «un’intera comunità palestinese sta per essere espulsa» Israele sta costringendo i 1.500 abitanti di Al-Bustan ad abbandonare il villaggio per costruire un parco a tema biblico. Per evitare di pagare multe salatissime, le famiglie stanno demolendo le proprie case. Il Comune di Gerusalemme sostiene che le abitazioni siano state costruite illegalmente, senza i permessi necessari. «Non ci sono permessi», ha spiegato Abu Rajab sottolineando che Israele rende quasi impossibile per i palestinesi di Gerusalemme Est ottenere le autorizzazioni necessarie per costruire legalmente.

Vivere senza luce o acqua è la norma per la maggioranza delle persone. La ripresa economica in Venezuela stenta a invertire la tendenza della povertà: secondo l'ultima indagine nazionale condotta dall'Università cattolica Andrés Bello (Ucab), il 68,5% delle famiglie vive in condizioni di indigenza e il 31,7% in povertà estrema. 1,2 milioni di bambini non vanno a scuola, 10% dei .venezuelani ha la luce garantita in casa

Messico, i lavoratori denunciano criminalità nelle miniere. Imprese straniere accusate di usare bande armate. Il capo del Sindacato nazionale dei minatori, Napoleón Gómez Urrutia, ha denunciato che diverse società estrattive ricorrono alla criminalità organizzata per attaccare i lavoratori e manipolare le assemblee. Il metodo consiste nell'impiegare bande armate per forzare il voto dei dipendenti e spingerli a disertare il sindacato.

Centinaia di contadini e rappresentanti delle comunità indigene boliviane sono arrivati a La Paz dopo una marcia di 27 giorni partita dal dipartimento amazzonico di Pando per chiedere l'abrogazione di una legge sulla proprietà agricola che, secondo i manifestanti, favorirebbe la concentrazione delle terre. permettendo di utilizzarle come garanzia per l'accesso al credito bancario

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Quando l'Europa scelse la pace attraverso la cooperazione. Si celebra oggi la Giornata dell’Europa. Il 9 maggio ricorda infatti il giorno in cui — settantasei anni fa — il Vecchio Continente decise di cambiare il proprio destino, avviando un percorso di cooperazione e integrazione destinato a trasformarne profondamente la storia. La Giornata dell’Europa non è dunque solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per ricordare che l’unità europea è il risultato di una scelta storica consapevole, nata dal desiderio di superare i conflitti del passato e costruire un futuro comune basato sulla collaborazione tra Stati e cittadini.

Il cardinale di Napoli Dommmenico Battaglia: per Napoli pace e giustizia, la camorra “non uccide solo quando spara”. Pace e giustizia contro la camorra, che “non uccide solo quando spara ma anche quando occupa il vuoto lasciato dalla solitudine, dalla mancanza di adulti credibili, dalla fragilità delle comunità”. La camorra “uccide quando convince un ragazzo che valere significa comandare. Quando fa credere che il rispetto si compra con la paura. E allora Napoli – ha sottolineato il cardinale - oggi deve dirlo con una chiarezza nuova: nessun ragazzo nasce perduto. Nessun quartiere nasce condannato. Nessuna famiglia deve essere lasciata sola a combattere contro ciò che è più grande di lei”.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 8,5-8.14-17 1Pt 3,15-18

Gv 14,15-21

[In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:]

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;

16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre,

17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.

Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

18Non vi lascerò orfani: verrò da voi.

19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.

20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.

Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.


***


Questo brano del vangelo di Giovanni è in continuità con quello di domenica scorsa e fa parte del racconto dell’ultima cena di Gesù, in cui egli parla ai discepoli presenti (capitoli 13-17). È un testo un po’ difficile, perché complesso, profondo e in parte misterioso. È necessario, perciò, non leggerlo in fretta, ma far risuonare queste parole nella mente e nel cuore, affinché si possa incominciare a comprendere meglio il loro significato.


Amore per Gesù e osservanza dei suoi comandamenti incorniciano il testo (versetti 15 e 21), evidenziando così il tema per la nostra riflessione. Qui Gesù parla dei ‘suoi’ comandamenti e, fino a questo momento, ne ha insegnati tre: essere a servizio degli altri (13,14); amare gli altri come lui ha fatto (13,34); avere fede in lui e nel Padre (14,1). Al loro centro c’è sempre e comunque la sua figura e il suo esempio di vita: il suo stile di comportamento diventa per i discepoli la misura, il paradigma e la ragione della loro esistenza nel quotidiano.


Cosa significa tutto questo nella pratica? Un episodio raccontato in questo stesso vangelo (21,15-17) ci può aiutare a comprendere. Si tratta del dialogo tra Pietro e Gesù risorto dopo essere apparso misteriosamente ai discepoli, aver compiuto il prodigio della rete piena di pesci e aver condiviso il pasto con loro. Gesù pone a Pietro per tre volte la stessa domanda, ‘mi ami tu?’, e lo incarica di prendersi cura della comunità dei credenti: ‘pasci le mie pecore’. È lo stesso Pietro che ha fallito come discepolo, rinnegando per tre volte l’amore di Gesù. Qui egli scopre non solo di essere stato perdonato, ma anche di ricevere da Lui un incarico importante: non più soltanto ‘pescatore di uomini’ (Marco 1,16-18), ma anche ‘pastore delle pecore’. E questo diventa risurrezione anche per lui.


In questa prospettiva, i comandamenti di Gesù non vengono percepiti come gravosi, quasi un obbligo cui si è sottoposti, ma divengono una risposta concreta e quotidiana all’amore che abbiamo ricevuto. Anche perché (e questo è fondamentalmente vero) noi abbiamo conosciuto e ricevuto l’amore di Dio e di Gesù attraverso gli altri e non direttamente dalle Sue mani. Noi abbiamo imparato ad amare realmente grazie all’esempio altrui.


Per crescere in questo senso, abbiamo ricevuto lo Spirito di Gesù (versetti 16-17) che agisce in noi, tra noi e con noi, e ci accompagna come genitore (‘non vi lascio orfani’) e come colui che ci sta accanto dandoci la forza e il coraggio di affrontare le difficoltà e le sfide della vita (‘Paraclito’ ossia ‘avvocato difensore / consolatore’).


E per concludere, Gesù dona una vista che va oltre quella fisica (‘il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete’), come ha fatto con il cieco nato, il quale, pur non avendo visto Gesù con i suoi occhi, ma avendo semplicemente accolto la sua parola, ha dimostrato di avere la capacità di comprendere ciò che i vedenti non percepiscono (Govanni 9,39). Questa abilità è conseguenza dell’unità promessa e attuata da Gesù tra lui, Dio e la comunità dei credenti, i quali diventano il segno della sua presenza nel mondo.


Dal Sal 65 (66)


Acclamate Dio, voi tutti della terra,

cantate la gloria del suo nome,

dategli gloria con la lode.

Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!.

A te si prostri tutta la terra,

a te canti inni, canti al tuo nome».

Venite e vedete le opere di Dio,

terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;

passarono a piedi il fiume:

per questo in lui esultiamo di gioia.

Con la sua forza domina in eterno.


Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,

e narrerò quanto per me ha fatto.

Sia benedetto Dio,

che non ha respinto la mia preghiera,

non mi ha negato la sua misericordia.


Meditazione Domenica V di Pasqua A

 


Ricordiamo davanti a Te

Freedom Flotilla Italia esprime piena e incondizionata solidarietà agli attivisti coinvolti nell'attacco avvenuto nella notte del 29 aprile al largo di Creta, mentre erano impegnati in una missione civile diretta verso Gaza con finalità umanitarie.Secondo le informazioni disponibili, "l'azione è stata condotta dall'esercito israeliano", e si configura come "un intervento armato in acque internazionali ai danni di un'imbarcazione civile".

Gaza, la denuncia di Msf: l'accesso all'acqua usato come arma contro la gente. Medici senza frontiere, nel suo ultimo rapporto, rileva che Israele ha distrutto o danneggiato il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie. L'Ong ha lanciato un appello affinché venga ripristinato immediatamente l’approvvigionamento a livelli adeguati per la popolazione, che sta pagando duramente le conseguenze di questa privazione

Una barca con a bordo 33 migranti sudanesi si è ribaltata nel Mar Mediterraneo a circa 100 chilometri dalle coste della città di Tobruk, nella Libia orientale. Il bilancio è di almeno 17 morti e 9 dispersi. Solo sette persone si sarebbero salvate.Nel 2026, solo nel Mediterraneo centrale, sarebbero già 765 i migranti morti, un numero in aumento del 150 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Sud Sudan, oltre 7 milioni di persone assediate dalla fame. L'allarme, lanciato ieri da Fao, Wfp e Unicef ha messo in evidenza che 7,8 milioni di persone — il 56 per cento della popolazione sud sudanese — sono spinte verso gradi elevati di insicurezza alimentare acuta, uno dei livelli più alti al mondo. Nella guerra che sta devastando il vicino Sudan, in vent'anni uccisi o mutilati oltre 4.000 bambini

Nigeria. Nello Stato di Adamawa gruppi armati del cosiddetto Stato islamico hanno attaccato il centro abitato dell'aerea di Gombi provocando almeno 29 morti e decine di feriti. nello stesso giorno nel quale alcuni uomini armati hanno dato l’assalto ad un orfanotrofio a Lokoja sequestrando decine di alunni

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

È a metà del suo cammino la Carovana panafricana per la pace e l’unità della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) promossa dalla società civile e sostenuta dalla Conferenza episcopale locale. Partita il 24 marzo, al suo arrivo, previsto il 30 maggio prossimo, avrà percorso 2.500 chilometri L’obiettivo degli organizzatori, appartenenti alla Società civile e a movimenti cittadini, è quello di denunciare ‎la predazione delle risorse e le ingerenze esterne che alimentano i conflitti armati sul suolo congolese. “Queste guerre non ci appartengono”, dichiarano. “Il popolo non deve più essere sacrificato sull’altare di una guerra che non lo riguarda”.

Il lavoro è presidio della società ed espressione della libertà della persona, è dignità. L'obiettivo di una nuova e piena occupazione è il messaggio dei costituenti che hanno voluto che la repubblica fosse fondata sul lavoro, per sottolineare che la repubblica sarebbe stato il tempo delle opportunità". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando la Festa del Lavoro a Pontedera. "C'è una piaga che non accenna a sanarsi, proseguono notizie di lavoratori che perdono la vita sul lavoro: la sicurezza sul lavoro resta un impegno che non consente rinunce o distinguo. Si tratta di un tributo inaccettabile".

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 6,1-7 1Pt 2,4-9

Gv 14,1-12

[In quel tempo Gesù disse:]

1«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?

3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me,

perché dove sono io siate anche voi.

4E del luogo dove io vado, conoscete la via».

5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».

6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio:

fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”?

10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso;

ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.

11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio

e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.


***


Questo brano del vangelo di Giovanni fa parte del racconto dell’ultima cena di Gesù che include il suo lungo discorso di addio ai discepoli presenti (capitoli 13-17). È considerato il suo ‘testamento’, pronunciato nel momento più angoscioso della sua vita. Aveva appena lavato i piedi ai suoi discepoli come segno del suo servizio all’umanità e in particolare a chi crede in lui, e aveva preannunciato il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro. Tra i presenti si era così creata una situazione di smarrimento, paura, dolore e incertezza riguardo al loro futuro. In questo contesto si comprendono le espressioni: ‘non sia turbato il vostro cuore, abbiate fiducia’. Sembra perciò essere lui solo ad avere in mano la situazione e avere il coraggio di affrontare gli avvenimenti.

Inoltre, Gesù presenta sé stesso come rimedio alla paura (‘abbiate fede in me’) e annuncia il futuro in maniera positiva (‘vado a prepararvi un posto’). È un invito a guardare avanti con speranza, nonostante tutto, con la capacità di avere una vista lunga e profonda, per scoprire un progetto di Dio che oltrepassa il male, la sofferenza e la morte. Gesù però non suggerisce di darsi ai ‘paradisi artificiali’ che consolano per il tempo che trovano, ma esorta a non fermarsi a contemplare l’oscurità del momento e invece alzare lo sguardo, camminando verso la luce.

In questo contesto Gesù pronuncia la famosa frase che non mediteremo mai abbastanza: ‘io sono la via, la verità e la vita’, una sfida che viene lanciata a tutti credenti di tutti i tempi e luoghi, un’asserzione esigente. Per chi si affida a lui, Gesù è colui che indica una direzione stabile nella vita (via), una roccia su cui posare i piedi per non affondare nella confusione dell’esistenza (verità) e uno stile di atteggiamenti e comportamenti che incarnano i valori fondamentalmente umani (vita).

Di questa strada non esistono scorciatoie, come propone Filippo: ‘mostraci il Padre e ci basta’. Come dire: ‘facci arrivare alla cima senza fare fatica, senza lo sforzo del camminare e dell’affrontare i pericoli’. A questa richiesta Gesù risponde semplicemente ‘io sono nel Padre’, ‘io sono con voi’: c’è lui che accompagna e fa da guida. Quella richiesta di Filippo appare strana al lettore del vangelo che, come lui, ha visto i segni e sperimentato l’azione di Gesù: a Cana aveva cambiato l’acqua in vino; a Gerusalemme aveva purificato il Tempio dai venditori autorizzati; a Sichem aveva cambiato la vita a una samaritana; aveva poi guarito il figlio di un funzionario statale, aveva salvato da morte un’adultera pentita, aveva guarito pure un infermo a Bethesda, aveva camminato sulle acque del lago, donata la vista ad un cieco nato e ridato la vita a Lazzaro. Non gli è bastato tutto questo?

Gesù conclude: ‘chi crede in me compirà opere più grandi’. È vero che i discepoli e le discepole di Gesù nella storia hanno compiuto e compiono molto più di lui, grazie al suo Spirito che li anima e al Padre che provvede loro. Ma forse l’opera più grande che possiamo compiere è quella di sentirci ‘risorti’ grazie a lui e di diventare perciò testimoni di risurrezione in questo nostro mondo, ripieno com’è di segni di angoscia, smarrimento, paura, incertezza e morte.



Dal Salmo 32 (33)


Esultate, o giusti, nel Signore;

per gli uomini retti è bella la lode.

Lodate il Signore con la cetra,

con l'arpa a dieci corde a lui cantate.


Perché retta è la parola del Signore

e fedele ogni sua opera.

Egli ama la giustizia e il diritto;

dell'amore del Signore è piena la terra.


Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,

su chi spera nel suo amore,

per liberarlo dalla morte

e nutrirlo in tempo di fame.


Meditazione IV Domenica di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, ancora morti in attacchi aerei dell'Idf sul territorio della Striscia. Cinque persone sono morte nella Striscia di Gaza in seguito a nuovi raid israeliani, nonostante la tregua siglata lo scorso ottobre. Ancora violenze anche in Cisgiordania: due persone, tra cui un adolescente, uccise da coloni israeliani armati  il numero delle vittime dall’annuncio dell’accordo sarebbe di oltre 770, con più di 2.100 feriti.

In dieci anni la fame nel mondo è raddoppiata. Lo spettro della carestia aleggia su decine di Paesi nel mondo. Il Global Report on Food Crises 2026 certifica il fallimento sistemico globale: 266 milioni di persone colpite da insicurezza alimentare acuta, due carestie dichiarate e finanziamenti umanitari crollati ai livelli del 2016. Due terzi di tutte le popolazioni che soffrono di fame acuta si trovano in soli dieci Paesi, tra cui spiccano: Afghanistan, Sudan, Yemen e Myamar. Le cause non derivano solo dalla mancanza di cibo, ma dall'effetto combinato di diete inadeguate, diffusione di malattie e un collasso totale dei servizi essenziali, idrici e sanitari.  Nel 2025, le stime indicano 35,5 milioni di bambini colpiti da malnutrizione acuta, di cui quasi 10 milioni nella sua forma più grave e letale.

Il nord del Kenya nella morsa di siccità e tagli agli aiuti. Il cambiamento climatico contribuisce al diffondersi della malnutrizione nelle aree semi desertiche al confine con l'Etiopia, dove ormai manca anche la pasta d’arachidi utilizzata per curare le forme più acute. "Non possiamo avere una salute nostra se la natura non è in salute", dichiara Micol Fascendini, esperta del settore in occasione dell'odierna Giornata mondiale della Terra. "Negli ultimi decenni abbiamo veramente sfruttato troppo le risorse naturali, senza pensare al bene della Terra. La realtà dei fatti è che siamo interconnessi: non possiamo avere una salute nostra se la natura non è in salute”.

Burkina Faso: il governo scioglie altre 118 ONG Il provvedimento colpisce organizzazioni attive in vari ambiti, dal sociale al sanitario, e si inserisce nell’applicazione della legge sulla libertà d'associazione del 2025. 
Amnesty International accusa le autorità di violare i diritti fondamentali, in un contesto segnato dallo scioglimento dei partiti e da crescenti tensioni con le ONG internazionali

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Giornata Mondiale della Terra: la sfida del cambiamento. L’Earth Day 2026 richiama l’urgenza di un cambiamento concreto nei modelli di sviluppo e negli stili di vita. Clima, salute ed energia emergono come snodi decisivi di una sfida globale.Il Papa denuncia uno “stravolgimento della creazione” e richiama a una “conversione” capace di rimettere al centro sostenibilità e fraternità. “Chi rapina la vostra terra delle sue risorse (…) investe in armi (…) in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”. Queste le parole di Papa Leone XIV, pronunciate a Bamenda, in Camerun, Un magistero che si colloca in continuità con quello di Papa Francesco, autore dell’enciclica Laudato si’, che inaugurò dieci anni fa il Villaggio per la Terra.

25 aprile 2026. «A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche.Il «senso della Resistenza» era e resta uno, ha sottolineato il capo dello Stato: «Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese».


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 2,14a.36-41 1Pt 2,20b-25

Gv 10,1-10

[In quel tempo Gesù disse:]

1«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta,

ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.

2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.

3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce:

egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.

4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse,

e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.

5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui,

perché non conoscono la voce degli estranei».

6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlasse loro.

7Allora Gesù disse loro di nuovo:

«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore.

8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti;

ma le pecore non li hanno ascoltati.

9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;

io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

***

In questo brano del vangelo di Giovanni, Gesù usa un’immagine, quella del pastore e delle pecore, che a noi pare abbastanza ‘fuori moda’. Oggigiorno paragonare una persona ad una pecora risuona come un’espressione dispregiativa, un insulto: rappresenta chi si adegua alla massa e la segue senza ragionare con la sua testa. Questo evidentemente non era il significato che Gesù voleva dare all’immagine, anche perché ai suoi giorni in Palestina la pastorizia era la realtà quotidiana e positiva della gente comune. Inoltre, con questa similitudine egli richiama alcuni testi della Bibbia ebraica che parlano di pastori: Dio che accompagna il suo popolo nel deserto verso la terra promessa; il buon pastore del Salmo 23; la fondamentale differenza fra buoni e cattivi pastori nel libro del profeta Ezechiele (cap. 34).

Nel vangelo di Giovanni questa immagine ha anche un sapore polemico. Gesù ha appena guarito un cieco nato (vedi Giovanni 9,1-41) e si è scontrato con i farisei che lo hanno criticato per il suo modo di operare nei confronti di quel disabile. Con questo discorso egli vuole contestare la loro pretesa di essere le guide, i giudici e i modelli di religiosità all’interno del popolo dei credenti. In altre parole, qui Gesù si propone come vera guida ed esempio con la sua persona, la sua parola e il suo esempio, rivelando la sua vera identità di Messia.

Sottolineo brevemente solo ciò che il pastore fa in questa ‘similitudine’ e che rivela l’azione di Gesù anche nei nostri confronti:

‘entra dalla porta (del recinto delle pecore)’, perché è il proprietario del gregge ed è libero di agire, a differenza del guardiano che è addetto al recinto;

è ‘pastore’ delle pecore, non un ladro, brigante o estraneo che sfrutta le pecore anche in modo violento;

‘chiama ciascuna pecora per nome’, riconoscendo e difendendo l’unicità della persona individuale, con le sue caratteristiche e doti, e non ‘massificando’ il gregge;

‘conduce fuori le pecore e cammina davanti ad esse’, non facendo il semplice maestro che insegna, ma essendo il primo testimone nel concreto del suo insegnamento;

‘le pecore lo riconoscono, ascoltano la sua voce e lo seguono’, perché hanno trovato in lui chi dona loro la ‘vita in abbondanza’;

egli è anche ‘la porta delle pecore’, che le rende capaci di ‘entrare e uscire’ in sicurezza per ‘trovare pascolo’, perché dona loro la vera libertà e l’autentica realizzazione umana.

Di solito applichiamo questa pagina di vangelo a chi ha un compito ‘pastorale’ nelle comunità cristiane di tutto il mondo, ossia a chi si dedica alla crescita della fede dei credenti. In realtà, questo insegnamento vale per tutti i discepoli e discepole, perché tutti, in un modo o in un altro, abbiamo una certa responsabilità nei confronti della crescita umana altrui. Gesù allora diventa il nostro modello in cui specchiarci.


Dal Sal 22 (23)


Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia.


Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.


Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.


Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.