Meditazione Domenica 6 settembre 2026

 


Ricordiamo davanti a Te

Clima, superata la soglia di 1,5 °C: il mondo entra nella "zona di pericolo". La sfida, avverte l’Onu, è cambiata: non si tratta più soltanto di evitare il superamento, ma di gestirlo, limitare la durata e ridurre il più possibile le conseguenze.A rendere ancora più preoccupante il quadro c’è il ritorno di El Niño, il fenomeno atmosferico-oceanico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale e può influenzare il clima di vaste aree del pianeta. Un “super El Nino”, destinato a raggiungere il suo apice entro la fine dell’anno. Inoltre, le emissioni globali rimangono troppo elevate.

Yemen, violenti scontri tra le forze di Aden e gli Houthi. Migliaia in fuga. Colpi di artiglieria, missili balistici e droni colpiscono da ieri incessantemente l'ovest del Paese. Sotto assedio le province strategiche di Taiz e Hodeidah. La popolazione in fuga travolge i campi profughi già saturi.. Mentre le armi tornano a dettare legge, l'emergenza umanitaria – già definita dalle Nazioni Unite come una delle peggiori del pianeta – è precipitata in un baratro. Più del 49% della popolazione yemenita soffre di insicurezza alimentare acuta, con oltre 5 milioni di persone letteralmente a un passo dalla carestia.

Nepal, il bilancio dei morti supera quota mille. Migliaia di bambini a rischio malnutrizione.Continua a salire il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni e colate di fango causate dal collasso del ghiacciaio Langtang Lirung. Migliaia i dispersi. Unicef lancia un appello urgente per 17,2 milioni di dollari al fine di far fronte all'emergenza umanitaria e sanitaria, che minaccia decine di migliaia di minori e donne

La Danimarca: sui migranti ci sono 5 Paesi Ue pronti a fare intese con Paesi terzi. L'obiettivo è la creazione di hub per i profughi e nel progetto sono coinvolti anche Germania, Olanda, Grecia e Austria. sarebbero Uganda e Ruanda i Paesi destinatari del progetto.

Ex Ilva, le imprese dell'indotto: verranno licenziate oltre 2.500 persone, atto estremo e doloroso, dovuto alla chiusura dell'area a caldo a ottobre. I rappresentanti sindacali: "«Chiediamo ad Aigi di ritirare immediatamente i licenziamenti e di attendere l’incontro di martedì» «Non siamo per mantenere il ciclo a carbone, ma per passare al ciclo elettrico e produrre acciaio green senza far ammalare né chi sta dentro né chi sta fuori dalla fabbrica»

A Pietralata,frazione di Dro in Trentino, il raduno 'Ritorno a Camelot', il raduno organizzato da Veneto Fronte Skinheads che da oggi a domenica porterà in Trentino oltre 400 simpatizzanti della galassia naziskin di tutta Europa. Sul palco e tra gli stand risuonano parole d'ordine e formule d'odio risalenti al secolo scorso, frammiste a declinazioni contemporanee ma accomunate dalla medesima ostilità verso le istituzioni della democrazia.


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Ha risuonato con forza il termine legalità in quel di Otranto, caratterizzando il secondo giorno del Festival Giornalisti del Mediterraneo, giunto alla 18.ma edizione Ma cos'è che muove davvero verso la legalità? L'inasprimento delle sanzioni, l'ascolto, l'esempio? "Credo sia l'esempio:.. i ragazzi hanno bisogno di questo". Quindi un monito: "Anche quando c'è una grande operazione delle forze dell'ordine, dobbiamo comunque essere attenti perchè l'attività repressiva ci dice che sul territorio è mancata la prevenzione, ovvero l'attività educativa".

Pietramurata non resterà nella memoria soltanto come il paese che ha ospitato poche centinaia di naziskin, ma soprattutto come il paese nel quale migliaia di persone hanno testimoniato insieme una scelta di pace e democrazia. Cittadini e cittadine hanno risposto senza paura e senza lasciare spazio alla violenza: opponendo all'odio la partecipazione e all'intolleranza i valori della Costituzione.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Ez 33,1.7-9 Rm 13,8-10

Mt 18,15-20

21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme

e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi,

e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.



22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo:

«Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».

23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana!

Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».



24Allora Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.

25 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà;

ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero,

ma perderà la propria vita?

O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli,

e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

***

La pagina del vangelo di questa domenica continua il racconto della confessione di fede di Pietro, dopo che Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli l’opinione della gente e la loro opinione riguardo alla sua identità: ‘la gente chi dice che io sia? E voi chi dite che io sia?’. La risposta era stata: ‘tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente’.



A questo punto Gesù chiarifica il cammino che il Messia deve affrontare: soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e risorgere. Ciò è molto diverso da come se lo aspettavano la gente e i discepoli: la via di Gesù include la sofferenza per fedeltà alle scelte fatte (vedi le tentazioni di Gesù in Mt 4,1-11). E qui scoppia il problema dei discepoli (e anche nostro), perché questo è il paradosso del suo Vangelo. Gesù vince il male non combattendolo, o rifiutandolo, o semplicemente subendolo, oppure ancora scappando da esso, ma assumendolo e cambiandolo in bene. Pietro, che prima aveva risposto così bene, dimostra tutta la sua contrarietà ad una tale idea di Messia e agisce come se in qualche modo volesse esorcizzare Gesù, togliergli quell’idea strana di sofferenza e morte; perciò, lo prende in disparte, allontanandolo dalla strada e dagli altri, per discutere in privato il suo problema.



Gesù reagisce in maniera forte, rifiutando quel colloquio vis-à-vis, ma comprendendo quel gesto di Pietro come una tentazione, rivolgendosi ai discepoli e poi anche a tutti. E chiarifica che bisogna andare oltre: non basta la risposta esatta, non basta accettare Gesù a livello teoretico, non basta che si ammetta anche la sua sofferenza e la sua morte, ma tutto questo deve diventare una scelta di vita: se qualcuno vuole venire dietro a me… In altre parole, occorre la sequela, occorre percorrere la sua stessa strada, e questo vale per tutti, non solo per i Dodici.



Da quel battibecco nasce però un grande insegnamento sull’essere autentici discepoli di Gesù, che comporta anche il portare la croce. Sono parole chiare e non hanno bisogno di tante spiegazioni. Una sola osservazione: ci danno fastidio! Così come hanno dato fastidio a Pietro e – suppongo – anche agli altri che erano con lui. La via di Gesù è la va dell’impegno, della fedeltà e della fatica. Pietro rappresenta un po’ tutti noi.



Voglio soffermarmi sull’espressione ‘portare la croce’ che può essere mal interpretata, dato che qui non si intende semplicemente la capacità di sopportazione. Purtroppo, nel nostro linguaggio comune è diventata una formula che, insieme con ‘ognuno ha le sue croci’, ecc., esprime la pazienza nelle sofferenze e la capacità di affrontare con una certa serenità malattie, disgrazie e inconvenienti della vita. Ma quando Gesù ha inventato questa espressione, non parlava primariamente di questa virtù. Anche perché ciò dipende dal carattere della persona, dalle sue caratteristiche somatiche e psicologiche: un pacioccone sopporta di più di una persona nervosa.



Portare la croce’ qui significa seguire Gesù fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, quando cioè la sequela costa, quando manda in crisi, quando chiede di cambiare atteggiamenti e modi di agire, quando chiede di andare contro corrente, quando porta a fare delle scelte che urtano contro il senso comune, quando si deve patire l’incomprensione e l’odio altrui. Questa è stata la croce per Gesù, che lui ha accettato e portato, anche se poteva evitarla.



Se avesse rinunciato ad annunciare la verità che era scomoda per i suoi avversari; se avesse evitato di fare quei gesti, che non gli avrebbero mai perdonato, come l’amicizia con i peccatori e lo scombussolare i banchi di vendita nel Tempio; se avesse taciuto al momento opportuno; se non avesse curato i malati di sabato, il giorno sacro di Israele, forse non avrebbe portato la croce e non sarebbe morto in quel modo. Per lui ‘portare la croce’ significò prendere sul serio la sua missione, restandole fedele e perseverando fino in fondo. Per lui, essere Messia non significava essere re, un capo di stato che arriva e risolve da solo, con la bacchetta magica, tutti i problemi della gente. Per lui essere Messia significava servizio di verità e di giustizia, servizio umile, ma forte, un servizio che paga con la vita ciò che annuncia.



Il vero discepolo allora è colui che, nonostante i suoi limiti e fallimenti, è capace di condividere fino in fondo il suo destino con Gesù, disposto a pagare il prezzo della propria fedeltà, perché sa che sulla sua strada si incontreranno non solo gioie e soddisfazioni, ma anche sofferenze e prove. Il vero discepolo è colui che sa che per arrivare alla vera gloria non ci sono scorciatoie, bisogna passare per il Golgota, anche se questo dà fastidio e mette in crisi, anche se non si vorrebbe che fosse così.



Come Pietro, anche noi non accettiamo facilmente un Dio che sale il Calvario, perché NOI non vogliamo salirlo!





Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 94 (95)


Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia.


Entrate: prostràti, adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.


Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere».

 


Meditazione Domenica XXII T.O. A

Ricordiamo davanti a Te

L’alluvione in Nepal, sale drammaticamente il numero di morti e dispersi
Nelle aree devastate dall’acqua continua incessantemente il lavoro dei soccorritori che lottano contro frango e infrastrutture distrutte per raggiungere i villaggi isolati. I timori ora sono per lo sbarramento naturale che si è creato sul fiume Bhotekoshi che rischia di cedere. non c’è ancora una ricostruzione definitiva e chiara, però la dinamica comincia a delinearsi e i ricercatori sono abbastanza concordi sul fatto che si sia trattato di una grande frana che da una montagna si è abbattuta su un ghiacciaio, lo ha coinvolto e ha fatto crollare a sua volta il ghiacciaio",

Afghanistan, un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta grave
Il dato emerso da un nuovo rapporto Unicef si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani.  Quest’anno oltre cento centri per la cura dei bambini affetti da malnutrizione grave hanno chiuso per mancanza di fondi.

Il governo israeliano ha avvertito che qualsiasi lancio proveniente da Gaza verso le comunità del sud di Israele sarà accolto con una dura risposta".. Queste le parole del ministro della Difesa  in riferimento al fenomeno del lancio di aquiloni ripreso nelle ultime settimane e che in passato portavano cariche incendiarie. "Abbiamo chiarito che, dal nostro punto di vista, qualsiasi lancio è un atto terroristico e in quanto tale riceverà una risposta decisa contro i responsabili, gli organizzatori e gli esecutori". 

Rannucci non condurrà più Report. L'ennesima triste pagina dell'informazione italiana è stata scritta a danno dei telespettatori e dei cittadini e nessuno può tirarsene fuori, È un mestiere difficile il giornalismo d’inchiesta. Ancor di più nella Rai eternamente lottizzata, Si voleva “normalizzare” una trasmissione scomoda, troppo, per i suoi contenuti spesso orientati a colpire ambienti vicini ai partiti di maggioranza.


Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Budapest. “Global friendship, global peace now!”, è lo slogan dell’edizione di quest’anno del Global Friendship, l'annuale raduno internazionale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, che vedrà la partecipazione di oltre 1.000 giovani provenienti da 14 Paesi diversi.  “In un tempo in cui la guerra è stata riabilitata come uno strumento per risolvere le controversie internazionali, i Giovani per la pace della Comunità di Sant'Egidio mantengono sempre alta la vigilanza, perché le guerre del passato non siano dimenticate. Quando vengono dimenticate la guerra e le sue conseguenze devastanti, altri conflitti possono scoppiare”. “È importante – - guardare la realtà per come è. Il mondo è in fiamme, è necessario agire per interrompere questa spirale di violenza.” 

Emergenza Cuba, un container di Sant'Egidio porta cibo e farmaci
Un carico di aiuti umanitari della Comunità di Trastevere è riuscito ad approdare a Santiago de Cuba, dopo aver superato gli ostacoli presenti a causa delle restrizioni. Sull’isola la situazione socio-economica continua ad aggravarsi: l’inflazione è alle stelle e mancano i beni di prima necessità. 

Martin Luther King Day. Il 28 agosto 1963 Martin Luther King pronunciò il celebre discorso "I have a dream" A più di sessant'anni di distanza, il razzismo e le disuguaglianze continuano a condizionare la vita di milioni di persone. Per questo ricordare le parole di King significa ricordare che i diritti conquistati non sono ai acquisiti una volta per tutte.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Ger 20,7-9 Rm 12,1-2

Mt 16,21-27

21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme

e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi,

e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.



22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo:

«Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».

23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana!

Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».



24Allora Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.

25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà;

ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero,

ma perderà la propria vita?

O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli,

e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

***

La pagina del vangelo di questa domenica continua il racconto della confessione di fede di Pietro, dopo che Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli l’opinione della gente e la loro opinione riguardo alla sua identità: ‘la gente chi dice che io sia? E voi chi dite che io sia?’. La risposta era stata: ‘tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente’.



A questo punto Gesù chiarifica il cammino che il Messia deve affrontare: soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e risorgere. Ciò è molto diverso da come se lo aspettavano la gente e i discepoli: la via di Gesù include la sofferenza per fedeltà alle scelte fatte (vedi le tentazioni di Gesù in Mt 4,1-11). E qui scoppia il problema dei discepoli (e anche nostro), perché questo è il paradosso del suo Vangelo. Gesù vince il male non combattendolo, o rifiutandolo, o semplicemente subendolo, oppure ancora scappando da esso, ma assumendolo e cambiandolo in bene. Pietro, che prima aveva risposto così bene, dimostra tutta la sua contrarietà ad una tale idea di Messia e agisce come se in qualche modo volesse esorcizzare Gesù, togliergli quell’idea strana di sofferenza e morte; perciò, lo prende in disparte, allontanandolo dalla strada e dagli altri, per discutere in privato il suo problema.



Gesù reagisce in maniera forte, rifiutando quel colloquio vis-à-vis, ma comprendendo quel gesto di Pietro come una tentazione, rivolgendosi ai discepoli e poi anche a tutti. E chiarifica che bisogna andare oltre: non basta la risposta esatta, non basta accettare Gesù a livello teoretico, non basta che si ammetta anche la sua sofferenza e la sua morte, ma tutto questo deve diventare una scelta di vita: se qualcuno vuole venire dietro a me… In altre parole, occorre la sequela, occorre percorrere la sua stessa strada, e questo vale per tutti, non solo per i Dodici.



Da quel battibecco nasce però un grande insegnamento sull’essere autentici discepoli di Gesù, che comporta anche il portare la croce. Sono parole chiare e non hanno bisogno di tante spiegazioni. Una sola osservazione: ci danno fastidio! Così come hanno dato fastidio a Pietro e – suppongo – anche agli altri che erano con lui. La via di Gesù è la va dell’impegno, della fedeltà e della fatica. Pietro rappresenta un po’ tutti noi.



Voglio soffermarmi sull’espressione ‘portare la croce’ che può essere mal interpretata, dato che qui non si intende semplicemente la capacità di sopportazione. Purtroppo, nel nostro linguaggio comune è diventata una formula che, insieme con ‘ognuno ha le sue croci’, ecc., esprime la pazienza nelle sofferenze e la capacità di affrontare con una certa serenità malattie, disgrazie e inconvenienti della vita. Ma quando Gesù ha inventato questa espressione, non parlava primariamente di questa virtù. Anche perché ciò dipende dal carattere della persona, dalle sue caratteristiche somatiche e psicologiche: un pacioccone sopporta di più di una persona nervosa.



Portare la croce’ qui significa seguire Gesù fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, quando cioè la sequela costa, quando manda in crisi, quando chiede di cambiare atteggiamenti e modi di agire, quando chiede di andare contro corrente, quando porta a fare delle scelte che urtano contro il senso comune, quando si deve patire l’incomprensione e l’odio altrui. Questa è stata la croce per Gesù, che lui ha accettato e portato, anche se poteva evitarla.



Se avesse rinunciato ad annunciare la verità che era scomoda per i suoi avversari; se avesse evitato di fare quei gesti, che non gli avrebbero mai perdonato, come l’amicizia con i peccatori e lo scombussolare i banchi di vendita nel Tempio; se avesse taciuto al momento opportuno; se non avesse curato i malati di sabato, il giorno sacro di Israele, forse non avrebbe portato la croce e non sarebbe morto in quel modo. Per lui ‘portare la croce’ significò prendere sul serio la sua missione, restandole fedele e perseverando fino in fondo. Per lui, essere Messia non significava essere re, un capo di stato che arriva e risolve da solo, con la bacchetta magica, tutti i problemi della gente. Per lui essere Messia significava servizio di verità e di giustizia, servizio umile, ma forte, un servizio che paga con la vita ciò che annuncia.



Il vero discepolo allora è colui che, nonostante i suoi limiti e fallimenti, è capace di condividere fino in fondo il suo destino con Gesù, disposto a pagare il prezzo della propria fedeltà, perché sa che sulla sua strada si incontreranno non solo gioie e soddisfazioni, ma anche sofferenze e prove. Il vero discepolo è colui che sa che per arrivare alla vera gloria non ci sono scorciatoie, bisogna passare per il Golgota, anche se questo dà fastidio e mette in crisi, anche se non si vorrebbe che fosse così.



Come Pietro, anche noi non accettiamo facilmente un Dio che sale il Calvario, perché NOI non vogliamo salirlo!





Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 62 (63)


O Dio, tu sei il mio Dio,

dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,

desidera te la mia carne

in terra arida, assetata, senz’acqua.


Così nel santuario ti ho contemplato,

guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,

le mie labbra canteranno la tua lode.


Così ti benedirò per tutta la vita:

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori,

con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.


Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia:

la tua destra mi sostiene.

Meditazione Domenica XXI T:O: A

 



Ricordiamo davanti a Te

        Cisgiordania, ancora violenze e tensioni per gli insediamenti israeliani. Sullo sfondo resta soprattutto il progetto E1, nell’area tra Gerusalemme e Ma’aleh Adumim: nuovi bandi prevedono la costruzione di oltre mille abitazioni in un corridoio considerato cruciale per la continuità territoriale tra il nord e il sud della           Cisgiordania. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, si è detto "profondamente allarmato", avvertendo che il progetto rappresenterebbe una minaccia per la soluzione dei due Stati.
    Cisgiordania. A Qabatiyah, sud di Jenin, l’Idf ha ammesso che durante un raid alcuni palestinesi fermati per essere interrogati sono stati identificati scrivendo loro dei numeri sul corpo o sulla fronte. Intanto resta alta la tensione a Gaza, dove un attacco israeliano ha provocato sei morti, e in Siria, a causa di raid nella provincia di Idlib.
        Nigeria, strage di bambini nel naufragio a Sokoto. Erano soprattutto bambini. Stavano attraversando un fiume nello Stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria, per raggiungere insieme alle loro famiglie i campi di riso sull’altra sponda, Sono stati recuperati i corpi di circa 40 minori. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, il battello era sovraccarico.
        Centrafrica, tragedia in una miniera d’oro: oltre cento morti per una frana. Uno smottamento causato dalle forti piogge nell’ovest del Paese, al confine con il Camerun, ha provocato un drammatico numero di vittime (107) destinato a salire.Molte delle vittime sono giovanissimi, in cerca di fortuna in queste miniere d’oro gestite da società straniere ma prive di adeguati controlli e regolamentazione.
        Media Usa: «Migranti deportati in Africa senza preavviso». Fino allo scorso anno vivevano e lavoravano negli Stati Uniti, dove avevano lasciato le proprie famiglie. Ora sono bloccati nella Repubblica Centrafricana, Paese nel quale non erano mai stati prima e dove l'amministrazione di Donald Trump li ha deportati senza preavviso insieme a decine di migranti di diverse nazionalità.
        La settimana nera dei femminicidi: com'è stato possibile?  Carmela Bifano, Joanna Rouissi, Michela Rubiu, Ornella Forastefano, Tania Terrin, Maria D’Alessandro. Sono le sei donne che, da Ferragosto a oggi, sono state uccise da compagni, mariti o ex fidanzati. Una scia di violenze che si ripetono con modalità simili e i cui responsabili sono da cercare tra le mura domestiche. Il monitoraggio di Non una di meno aveva registrato 40 femminicidi dall’inizio dell’anno all’8 agosto, ma nel giro di pochi giorni se ne sono aggiunti altri sei. Intanto, proprio il 15 di agosto,

        Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

    Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

In Mongolia prosegue la diciassettesima Conferenza delle Parti della Convenzione Onu contro la desertificazione. Al centro dei lavori: il recupero delle terre degradate e la lotta all’inaridimento del territorio quali strumenti necessari ad affrontare la crisi climatica.

Si sono aperti i XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, che in Puglia coinvolgono in tutto 4 province e 13 città. Le competizioni si disputano su 15 giorni, sino al 3 settembre, con 33 sport dislocati in 28 campi di gara. Per la città è l'occasione di cambiare racconto senza rimuovere le sue ferite: il conflitto tra salute, ambiente e lavoro e l’emergenza sociale

Papa Leone augurando la buona riuscita dei Giochi di Taranto 26 ha usato la parola profezia riferendosi, giustamente, all’alto valore umano che le gare sportive fra i popoli prospicienti il Mare Nostrum possono promuovere in un momento storico nel quale è impellente l’impegno per la pace e l’accoglienza delle persone migranti.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Is 22,19-23 Rm 11,33-36

Mt 16,13-20


13Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli:

«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».

14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».


17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona,

perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.

18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa

e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli,

e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».


20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


***

Nel ‘profondo nord’ della Palestina, all’ombra del monte Ermon, vicini alle sorgenti del fiume Giordano e all’inizio del suo lungo cammino verso Gerusalemme, Gesù pone ai discepoli una domanda importante che riguarda la sua identità. Era un modo per sapere cosa pensasse la gente di lui e se ne avesse recepito il messaggio. I discepoli rispondono riportando gli esempi del passato, ossia quelli dei grandi profeti della storia del popolo di Israele. Evidentemente, la gente comprendeva la persona e l’insegnamento di Gesù sulla base dell’esperienza: compiva prodigi, donava il pane, portava un messaggio significativo da parte di Dio. Si trattava dunque di un uomo straordinario, dotato di un potere divino.


Ci possiamo chiedere: quelle persone avevano capito chi fosse in realtà? Sembra proprio di no, dato che andavano da lui per ottenere qualcosa: il cibo, la salute fisica, il perdono dei peccati, una soluzione ai loro problemi. Quanto però ad accogliere il suo monito alla ‘conversione’ a Dio e ai valori del suo Regno, all’attenzione verso gli altri che porta al sacrificio di sé, alla crescita del vero culto di Dio nella vita di ogni giorno, ecc., evidentemente i risultati erano del tutto insufficienti. Ecco allora la domanda ai discepoli, che avevano condiviso con lui la vita per più di un anno: qual è la loro opinione?


Pietro, a nome degli altri, dà la risposta teologicamente perfetta: è il ‘messia’ (= ‘cristo’, in greco), perché non è solo colui che annuncia e parla del Regno di Dio, ma colui che lo costruisce e lo rende presente in modo totalmente nuovo; è il ‘figlio di Dio’ perché ha una relazione speciale con Dio-Padre e ne rivela l’identità, conducendo alla verità divina. Questa è la risposta del vero discepolo/a: non colui/colei che va da Gesù per ottenere qualcosa, ma colui/colei che cammina dietro a Gesù sulle strade della vita, incarnandone il messaggio e lo stile di vita.


Una volta chiarificato questo, Gesù prosegue con la ‘beatitudine’ di colui/colei che ha capito questa realtà fondamentale. Innanzitutto, perché questa intuizione è dono di Dio, accolto e fatto crescere. È una conoscenza di Gesù che tocca il cuore e si riflette nella vita concreta, che cresce nel tempo e con le esperienze, anche negative. E tutto dipende da quel salto di qualità tra le fede della gente e quella dei discepoli.


Secondariamente, perché è su questo fondamento che si costruisce la comunità dei credenti, la Chiesa. Altrimenti si raggiunge solo il livello di una ‘società senza scopo di lucro’ o una ‘sacramenteria’. Ma questa non è la Chiesa, come la voleva Gesù. La fede in Gesù non è un affare personale che ognuno si gestisce come vuole, ma si vive e si cresce insieme, aiutandosi reciprocamente come discepoli-testimoni del vangelo.


Questa realtà di testimonianza è simboleggiata dalle ‘chiavi del regno dei cieli’ di cui Gesù parla qui. Nella storia della Chiesa l’immagine delle chiavi fa parte dello stemma papale ed è stata compresa come un ‘privilegio’ petrino per la definizione della retta fede. In realtà, non si tratta solo di questo. È invece ciò che Gesù affida non solo a Pietro, ma anche alla comunità dei credenti, riunita nel suo nome (vedi Matteo 18,18 e Giovanni 20,23) e che egli toglie a scribi e farisei, i quali la usano per ostacolare il progetto di Dio (vedi Matteo 23,13). Si tratta di quella coerenza tra fede e vita che mostra la via per costruire insieme il progetto di Dio e senza la quale non è possibile raggiungere la vera libertà cristiana.


Nel 1941 lo scrittore inglese A.J. Cronin scrisse il romanzo ‘The keys of the Kingdom’ (‘Le chiavi del Regno’) che fu poi rappresentato in un famoso film (in italiano: ‘Le chiavi del paradiso’ – 1944): utilizzando una storia avventurosa e fittizia di un missionario in Cina, egli interpreta bene ciò che Gesù intendeva insegnarci. Buona visione (se volete).


https://www.youtube.com/watch?v=jtcxiXwtsKM


Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 137 (138)


Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:

hai ascoltato le parole della mia bocca.

Non agli dèi, ma a te voglio cantare,

mi prostro verso il tuo tempio santo.


Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:

hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.

Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,

hai accresciuto in me la forza.


Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;

il superbo invece lo riconosce da lontano.

Signore, il tuo amore è per sempre:

non abbandonare l’opera delle tue mani.

Meditazione Domenica XX T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

Cisgiordania, assedio a Qusra: palestinesi senza acqua né cibo. Evacuati attivisti italiani. Il villaggio vicino a Nablus, continua ad essere bloccato dai coloni israeliani. Cinque persone, in solidarietà con i residenti, sono state allontanate dalle forze di sicurezza. i coloni arruolati nei battaglioni di difesa territoriale, pur essendo formalmente subordinati all’esercito, utilizzino le. operazioni dell’IDF per alimentare attivamente le tensioni con i palestinesi

A Gaza, i corpi delle donne non resistono più: triplicati gli aborti spontanei. «È un dolore che non andrà mai via», racconta Fathya Dardouna, 27 anni. Ha perso un bambino, poi ha visto morire il figlio nato prematuro: «Gli ospedali non avevano più i farmaci per curarlo». Aborti spontanei, parti prematuri, neonati che non sopravvivono. I dati del ministero della Salute della Striscia, dell’Onu e dei partner per l’assistenza umanitaria sul terreno testimoniano l’impatto pesante della guerra sulle madri gazawi. In sei mesi, tra gennaio e giugno 2026, a Gaza sono stati oltre 3.950 i casi di aborto spontaneo registrati nel Bayan

Colera, epidemia in Africa centro-occidentale, l'allarme di Unicef
Sei Paesi alle prese con focolai in rapida espansione. In Nigeria oltre 50 mila casi dall’inizio dell’anno, mentre nella Repubblica Democratica del Congo si registra il numero più alto di vittime. Particolarmente esposti i minori. L’Unicef chiede 15 milioni di dollari per rafforzare gli interventi nei prossimi sei mesi

Colombia, sono più di 260 i morti per il terremoto e oltre 11 mila le case distrutte. Il presidente Abelardo de la Espriella ha dichiarato lo stato di emergenza economica per istituire un fondo speciale e avviare la ricostruzione, mentre continuano senza sosta le operazioni di soccorso con il supporto della comunità internazionale e prosegue l’arrivo degli aiuti umanitari

Osservatorio diritti umani Cuba, la povertà estrema è al 94%
Otto persone su dieci hanno saltato almeno un pasto per mancanza di cibo o denaro. Il rapporto rileva che il 21% della popolazione vive in condizioni di insicurezza abitativa e che il 7% delle abitazioni sarebbe a rischio crollo.

        Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

 Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

In Cisgiordania i campi estivi delle comboniane, in difesa dei diritti dei più piccoli
Si sono concluse nei giorni scorsi le attività organizzate dalle religiose per i bambini dei villaggi beduini del deserto della Giudea, a est di Gerusalemme. Per oltre un mese i più giovani, tutti di religione musulmana, hanno potuto vivere, insieme, momenti di gioco e di svago. “Di questi tempi così difficili, è importante creare uno spazio in cui possano divertirsi e sentirsi valorizzati”

Il sindaco di Spotorno (Savona) ha applicato la legge.portandoo le spiagge libere dal 3,5% al 40%. Ha attrezzato le spiagge con bagnini.  docce e illuminazione.Ha Restituito il mare alla comunità Il mare è di tutti. Spotorno ha vinto la bandiera blu."Quando parliamo di litorale non stiamo parlando solo di lettini, ombrelloni. ... stiamo parlando del rapporto tra una comunità e il suo mare, di un bene di tutti che non può essere trattato come se fosse disponibile solo per chi lo sfrutta economicamente".

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Is 56,1.6-7 Rm 1,13-15.29-32

Mt 15,21-28

21Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone.

22Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare:

«Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».

23Ma egli non le rivolse neppure una parola.

Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono:

«Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!».

24Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».

25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!».

26Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».

27«È vero, Signore – disse la donna –,

eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

28Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».

E da quell’istante sua figlia fu guarita.

***

Il vangelo di questa domenica è il racconto di un incontro-scontro tra Gesù e una donna libanese nella parte sud del Paese dei cedri. Un episodio che ci appare strano e ci lascia perplessi: una donna ‘pagana’ riesce a far cambiare parere a Gesù. Ma ciò che ci infastidisce è soprattutto quella frase di Gesù nei suoi confronti, che sembra paragonare i non-credenti nel Dio di Israele ai cani. Come mai gli evangelisti Matteo e Marco registrano questo episodio, pur sapendo che le comunità per cui scrivevano erano composte da credenti provenienti sia dal giudaismo che dall’ambiente ‘pagano’ del tempo? Non credo volessero descriverci un Gesù ‘razzista’ o ‘misogino’! Penso invece che occorra fare alcune precisazioni, leggendo attentamente il testo.

Innanzitutto, Gesù non parla di ‘cani’, ma di ‘cagnolini’, ossia cuccioli, e di bambini. È un’immagine che rappresenta la semplicità della vita domestica, ma che contiene anche l’implicita condanna di un comportamento considerato assurdo: togliere il cibo ai figli e far soffrire loro la fame per nutrire gli animali. Ciò in positivo significa che nella vita reale occorrono priorità cui non si può eludere. Bisogna fare una distinzione e una scelta tra le cose più importanti e quelle meno necessarie. Gesù ha già espresso ai suoi discepoli le sue priorità: le ‘pecore perdute della casa di Israele’. Anche questa è un’immagine di animali che nel vangelo di Matteo rappresentano i poveri, i disperati, i peccatori, i malati, cioè persone ai margini della società, di cui le persone che ‘contavano’ in Israele normalmente non si davano cura.

La donna, nella sua arguzia, prende la metafora dei bambini e dei cagnolini e la sviluppa a suo favore, dicendo una cosa molto bella: ‘c’è il pane e ci sono le briciole!’. Ci sono le priorità che lei non vuole mettere in discussione, ma ci sono anche le situazioni eccezionali che hanno bisogno di attenzione. In altre parole, lei non vuole il pane dei bambini, ma le basta una briciola, anche perché, in fondo in fondo, il pane è fatto di briciole. Non vuole che Gesù cambi il suo programma e le sue scelte, ma che il suo piccolo problema rientri nel programma. E Gesù definisce questo atteggiamento ‘fede grande’. È una fede che in questo caso si esprime in una forma di preghiera (e diventa insegnamento per noi).

La donna non pretende, ma chiede con insistenza, pur considerando il suo problema solo una ‘briciola’ nel grande ‘pane’ di Dio. Quando poi vede la sua richiesta inascoltata, non si offende, non si abbatte e non desiste, ma chiarifica ulteriormente la sua domanda. In altre parole, ‘lotta’ con Gesù, perché il suo è un bisogno autentico, che non riguarda solo e principalmente sé stessa, ma la figlia amata che si trova in gravi difficoltà. È una richiesta di aiuto che implica la voglia di costruire una relazione di amicizia nel pieno rispetto della libertà altrui.

La cananea ci offre un’occasione buona per ripensare alle nostre relazioni con Dio e con gli altri. È pur vero che noi a volte ci poniamo davanti a Dio o a Gesù Cristo con la mentalità di chi pretende: ma Dio non è un imprenditore e la nostra preghiera non può essere una discussione per ottenere un salario migliore. Mettersi davanti a Dio e agli altri in verità, sincerità e disponibilità cambiare atteggiamenti e comportamenti: questo è ciò che la donna libanese oggi ci insegna.

Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 66 (679)

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,

su di noi faccia splendere il suo volto;

perché si conosca sulla terra la tua via,

la tua salvezza fra tutte le genti.


Gioiscano le nazioni e si rallegrino,

perché tu giudichi i popoli con rettitudine,

governi le nazioni sulla terra.


Ti lodino i popoli, o Dio,

ti lodino i popoli tutti.

Ci benedica Dio e lo temano

tutti i confini della terra. .

Meditazione Domenica XIX T.O. A

 



Ricordiamo davanti a Te

        Gaza, la strage dei bambini non si ferma: 300 morti in 300 giorni. "Un cessate il fuoco che comporta la morte di un bambino in media ogni singolo giorno delude anzitutto i bambini", ha denunciato il direttore regionale dell'Unicef  Secondo l'agenzia Onu, gran parte della popolazione continua a vivere concentrata in circa un terzo della Striscia, tra edifici distrutti, macerie e rifiuti
        RD Congo, guerra ed Ebola aggravano la crisi: oltre 48 mila nu ovi sfollati, Ad aggravare il quadro è l'epidemia di Ebola. Tra le conseguenze più preoccupanti vi è l'aumento della mortalità materna. Molte donne incinte evitano infatti ospedali e visite prenatali per timore di essere isolate in caso di sospetto contagio. Secondo l'Unfpa, nelle settimane successive allo scoppio dell'epidemia il numero dei decessi legati al parto nell'Ituri è quasi raddoppiato, passando da una media di 3,1 a 5,8 morti a settimana
        Marian Burjan muore raccogliendo pomodori. 19enne di origini romene che ieri portante è stato stroncato da un malore mentre raccoglieva pomodori a Stagno Lombardo, in provincia di Cremona. Per  il sindacato è importante tener conto di  eventuali "condizioni estreme, da considerare nel caso una grave e insopportabile violazione del diritto a un lavoro dignitoso e rispettoso delle regole".
        Incidente mortale sul lavoro, venerdì sera, in una ditta di Campi Bisenzio (Firenze) che produce imballaggi in plastica. Venerdì pomeriggio un operaio 60enne è morto   schiacciato dal muletto mentre lavorava in un cantiere di un'abitazione   
        L’orgoglio degli orfani di Marcinelle: «Quegli uomini costruivano l’Europa». Dei 275 minatori intrappolati nella miniera ne morirono 262, di cui 60 abruzzesi e 20 di un solo paese: Manoppello. I loro figli portano avanti
la memoria 
e continuano a chiedere di sapere tutta la verità
        Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

    Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

        Hiroshima e Nagasaki, 81 anni dopo. Al via i “dieci giorni di preghiera per la pace". Nella ricorrenza dei bombardamenti sulle due città la conferenza episcopale giapponese invita a riflettere sull’attualità delle parole “Mai più”, il grido universale lanciato nel 1945 alla fine del II conflitto mondiale. Il cardinale Isao Tarcisio Kikuchi, nel suo appello, invita a ricordare le tante vittime e i disastri ambientale provocati dai bombardamenti atomici: “Ancora oggi preghiamo per la realizzazione della pace”
        Ricordiamo Francesco Guccini, una delle voci più alte e autorevoli della canzone d’autore italiana, il testimone d’eccezione di un’intera civiltà morale, contadina e filosofica. Un artista profondo che, per oltre mezzo secolo, ha saputo trasformare in letteratura la semplicità del quotidiano; una persona coerente, con delle idee politiche ben precise, a cui ha prestato fede.Mattarella lo ricorda così: “Un intellettuale che ha composto canzoni che hanno segnato questi anni, che parlano di impegno, di giustizia, di uguaglianza". .Francesco Guccini, un uomo buono, così diceva di sè.
        Si è svolto a Sezano il corso monotematico di fomazione ACAT (Associazione dei Club alcolgici Territoriali) sul tema “E' nella profondità delle relazioni e delle emozioni condivise che si costruisce la pace”. “E' chiaro che nella vita non possiamo scegliere tutto ciò che ci accade, però possiamo scegliere come rispondere”...Passare dall'io al noi ed Essere Pace, riconoscendo che la nostra serenità è intimamente legata a quella degli altri.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


1Re 19,9a.11-13a Rm 9,1-5

Mt 14,22-33


22Subito dopo [la moltiplicazione dei pani, Gesù] costrinse i discepoli a salire sulla barca

e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.

23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare.

Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde:

il vento infatti era contrario.

25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare.

26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti

e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.

27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

29Ed egli disse: «Vieni!».

Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.

30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare,

gridò: «Signore, salvami!».

31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

32Appena saliti sulla barca, il vento cessò.

33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui,

dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


***

Il brano evangelico di questa domenica prosegue il racconto di quello di domenica scorsa: avendo udito della morte di Giovanni il Battista, Gesù si voleva ritirare a pregare, ma questo suo progetto era fallito a causa dell’incontro con la folla che, bisognosa di insegnamento e di pane, aveva attirato la sua attenzione e la sua misericordia. Il successivo comando ai discepoli di lasciare tutto e partire immediatamente forse ci lascia sorpresi, ma è il vangelo di Giovanni a svelarci il mistero, quando racconta lo stesso episodio: lo volevano fare re (Giovanni 6,15). C’era il rischio concreto che la sua popolarità fosse sfruttata e strumentalizzata nella situazione politica del tempo: come governante sarebbe stato meglio di Erode o dei romani, ma questo non era lo scopo della sua missione. Egli si distacca da questa logica di potere e obbliga i suoi a distaccarsi.


Il cammino di Gesù sulle acque è un racconto ripieno di immagini mediate dall’Antico Testamento e, in particolare, dai libri dell’Esodo e dei Salmi. Il mare in generale rappresenta nella Bibbia la forza negativa del male che incute paura e porta alla morte: Gesù, camminandoci sopra, dimostra il suo potere su tutto il male del mondo, come Dio aveva fatto, aprendo il cammino dell’esodo attraverso le acque e portando il suo popolo alla libertà.


I discepoli lo scambiano per un fantasma, uno spirito malvagio che li spaventa nel buio della notte. È l’esperienza tipica di quasi tutti i credenti, che nelle situazioni di angoscia e di disperazione sono naturalmente tentati di pensare che Dio sia nella tempesta e contro di loro, se non addirittura l’autore stesso della tempesta.


In questa situazione, Gesù risponde con parole di incoraggiamento e di vicinanza. Quel ‘sono io’ ci ricorda l’IO SONO insito nel nome di Dio, rivelato a Mosè sul Sinai (Esodo 3,14). Gesù chiede di aprire gli occhi, di vedere la realtà in modo positivo e con coraggio, e di affidarsi a lui, credendo nella sua presenza anche nelle difficoltà. La fede che Gesù desidera non consiste solo nel recitare il credo e credere in ciò che si dice, ma è un rapporto di amicizia, di fiducia, di amore e di abbandono in Lui, che ci accompagna nelle tempeste della vita. E nella fede si cresce, perché si tratta di un cammino che dura per l’intera esistenza. Alla domanda ‘tu sei credente? Tu credi in Dio?’, la risposta più adeguata sarebbe: ‘non ancora abbastanza!’. È la fede del padre del ragazzo epilettico che egli esprime nella preghiera chiedendo a Gesù la salute per suo figlio: ‘io credo, ma tu aiutami nella mia incredulità!’ (Marco 9,24).


Il discepolo Pietro viene qui presentato come l’esempio di tutto questo. È un uomo coraggioso, più dei suoi compagni, ma ai nostri occhi un po’ presuntuoso nel voler fare ciò che Gesù compie. La sua prospettiva nel rapporto con lui è ingannevole: ‘se sei tu…’, che significa ‘se sei onnipotente, fa’ quel che ti dico…’. È una preghiera di contrattazione che vuole la prova per poter credere. Gesù, in questo caso, accetta la sfida, ma Pietro affonda e allora non ci sono più condizioni da porre, ma solo il grido di chi si affida a Lui come unico salvatore. Il fallimento di Pietro diventa per Gesù un’ulteriore occasione per dimostrare il suo amore verso i credenti, e a noi insegna che è importante far crescere la nostra fiducia in Lui.


Dal Sal 84 (85)

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:

egli annuncia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli.

Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,

perché la sua gloria abiti la nostra terra.


Amore e verità s’incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

Verità germoglierà dalla terra

e giustizia si affaccerà dal cielo.


Certo, il Signore donerà il suo bene

e la nostra terra darà il suo frutto;

giustizia camminerà davanti a lui:

i suoi passi tracceranno il cammino.