Ricordiamo davanti a Te
Clima, superata la soglia di 1,5 °C: il mondo entra nella "zona di pericolo". La sfida, avverte l’Onu, è cambiata: non si tratta più soltanto di evitare il superamento, ma di gestirlo, limitare la durata e ridurre il più possibile le conseguenze.A rendere ancora più preoccupante il quadro c’è il ritorno di El Niño, il fenomeno atmosferico-oceanico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale e può influenzare il clima di vaste aree del pianeta. Un “super El Nino”, destinato a raggiungere il suo apice entro la fine dell’anno. Inoltre, le emissioni globali rimangono troppo elevate.
Yemen, violenti scontri tra le forze di Aden e gli Houthi. Migliaia in fuga. Colpi di artiglieria, missili balistici e droni colpiscono da ieri incessantemente l'ovest del Paese. Sotto assedio le province strategiche di Taiz e Hodeidah. La popolazione in fuga travolge i campi profughi già saturi.. Mentre le armi tornano a dettare legge, l'emergenza umanitaria – già definita dalle Nazioni Unite come una delle peggiori del pianeta – è precipitata in un baratro. Più del 49% della popolazione yemenita soffre di insicurezza alimentare acuta, con oltre 5 milioni di persone letteralmente a un passo dalla carestia.
Nepal, il bilancio dei morti supera quota mille. Migliaia di bambini a rischio malnutrizione.Continua a salire il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni e colate di fango causate dal collasso del ghiacciaio Langtang Lirung. Migliaia i dispersi. Unicef lancia un appello urgente per 17,2 milioni di dollari al fine di far fronte all'emergenza umanitaria e sanitaria, che minaccia decine di migliaia di minori e donne
La Danimarca: sui migranti ci sono 5 Paesi Ue pronti a fare intese con Paesi terzi. L'obiettivo è la creazione di hub per i profughi e nel progetto sono coinvolti anche Germania, Olanda, Grecia e Austria. sarebbero Uganda e Ruanda i Paesi destinatari del progetto.
Ex Ilva, le imprese dell'indotto: verranno licenziate oltre 2.500 persone, atto estremo e doloroso, dovuto alla chiusura dell'area a caldo a ottobre. I rappresentanti sindacali: "«Chiediamo ad Aigi di ritirare immediatamente i licenziamenti e di attendere l’incontro di martedì» «Non siamo per mantenere il ciclo a carbone, ma per passare al ciclo elettrico e produrre acciaio green senza far ammalare né chi sta dentro né chi sta fuori dalla fabbrica»
A Pietralata,frazione di Dro in Trentino, il raduno 'Ritorno a Camelot', il raduno organizzato da Veneto Fronte Skinheads che da oggi a domenica porterà in Trentino oltre 400 simpatizzanti della galassia naziskin di tutta Europa. Sul palco e tra gli stand risuonano parole d'ordine e formule d'odio risalenti al secolo scorso, frammiste a declinazioni contemporanee ma accomunate dalla medesima ostilità verso le istituzioni della democrazia.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Ha risuonato con forza il termine legalità in quel di Otranto, caratterizzando il secondo giorno del Festival Giornalisti del Mediterraneo, giunto alla 18.ma edizione Ma cos'è che muove davvero verso la legalità? L'inasprimento delle sanzioni, l'ascolto, l'esempio? "Credo sia l'esempio:.. i ragazzi hanno bisogno di questo". Quindi un monito: "Anche quando c'è una grande operazione delle forze dell'ordine, dobbiamo comunque essere attenti perchè l'attività repressiva ci dice che sul territorio è mancata la prevenzione, ovvero l'attività educativa".
Pietramurata non resterà nella memoria soltanto come il paese che ha ospitato poche centinaia di naziskin, ma soprattutto come il paese nel quale migliaia di persone hanno testimoniato insieme una scelta di pace e democrazia. Cittadini e cittadine hanno risposto senza paura e senza lasciare spazio alla violenza: opponendo all'odio la partecipazione e all'intolleranza i valori della Costituzione.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.
Ez 33,1.7-9 Rm 13,8-10
Mt 18,15-20
21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme
e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi,
e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo:
«Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».
23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana!
Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
24Allora Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.
25 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà;
ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero,
ma perderà la propria vita?
O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli,
e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
***
La pagina del vangelo di questa domenica continua il racconto della confessione di fede di Pietro, dopo che Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli l’opinione della gente e la loro opinione riguardo alla sua identità: ‘la gente chi dice che io sia? E voi chi dite che io sia?’. La risposta era stata: ‘tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente’.
A questo punto Gesù chiarifica il cammino che il Messia deve affrontare: soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e risorgere. Ciò è molto diverso da come se lo aspettavano la gente e i discepoli: la via di Gesù include la sofferenza per fedeltà alle scelte fatte (vedi le tentazioni di Gesù in Mt 4,1-11). E qui scoppia il problema dei discepoli (e anche nostro), perché questo è il paradosso del suo Vangelo. Gesù vince il male non combattendolo, o rifiutandolo, o semplicemente subendolo, oppure ancora scappando da esso, ma assumendolo e cambiandolo in bene. Pietro, che prima aveva risposto così bene, dimostra tutta la sua contrarietà ad una tale idea di Messia e agisce come se in qualche modo volesse esorcizzare Gesù, togliergli quell’idea strana di sofferenza e morte; perciò, lo prende in disparte, allontanandolo dalla strada e dagli altri, per discutere in privato il suo problema.
Gesù reagisce in maniera forte, rifiutando quel colloquio vis-à-vis, ma comprendendo quel gesto di Pietro come una tentazione, rivolgendosi ai discepoli e poi anche a tutti. E chiarifica che bisogna andare oltre: non basta la risposta esatta, non basta accettare Gesù a livello teoretico, non basta che si ammetta anche la sua sofferenza e la sua morte, ma tutto questo deve diventare una scelta di vita: se qualcuno vuole venire dietro a me… In altre parole, occorre la sequela, occorre percorrere la sua stessa strada, e questo vale per tutti, non solo per i Dodici.
Da quel battibecco nasce però un grande insegnamento sull’essere autentici discepoli di Gesù, che comporta anche il portare la croce. Sono parole chiare e non hanno bisogno di tante spiegazioni. Una sola osservazione: ci danno fastidio! Così come hanno dato fastidio a Pietro e – suppongo – anche agli altri che erano con lui. La via di Gesù è la va dell’impegno, della fedeltà e della fatica. Pietro rappresenta un po’ tutti noi.
Voglio soffermarmi sull’espressione ‘portare la croce’ che può essere mal interpretata, dato che qui non si intende semplicemente la capacità di sopportazione. Purtroppo, nel nostro linguaggio comune è diventata una formula che, insieme con ‘ognuno ha le sue croci’, ecc., esprime la pazienza nelle sofferenze e la capacità di affrontare con una certa serenità malattie, disgrazie e inconvenienti della vita. Ma quando Gesù ha inventato questa espressione, non parlava primariamente di questa virtù. Anche perché ciò dipende dal carattere della persona, dalle sue caratteristiche somatiche e psicologiche: un pacioccone sopporta di più di una persona nervosa.
‘Portare la croce’ qui significa seguire Gesù fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, quando cioè la sequela costa, quando manda in crisi, quando chiede di cambiare atteggiamenti e modi di agire, quando chiede di andare contro corrente, quando porta a fare delle scelte che urtano contro il senso comune, quando si deve patire l’incomprensione e l’odio altrui. Questa è stata la croce per Gesù, che lui ha accettato e portato, anche se poteva evitarla.
Se avesse rinunciato ad annunciare la verità che era scomoda per i suoi avversari; se avesse evitato di fare quei gesti, che non gli avrebbero mai perdonato, come l’amicizia con i peccatori e lo scombussolare i banchi di vendita nel Tempio; se avesse taciuto al momento opportuno; se non avesse curato i malati di sabato, il giorno sacro di Israele, forse non avrebbe portato la croce e non sarebbe morto in quel modo. Per lui ‘portare la croce’ significò prendere sul serio la sua missione, restandole fedele e perseverando fino in fondo. Per lui, essere Messia non significava essere re, un capo di stato che arriva e risolve da solo, con la bacchetta magica, tutti i problemi della gente. Per lui essere Messia significava servizio di verità e di giustizia, servizio umile, ma forte, un servizio che paga con la vita ciò che annuncia.
Il vero discepolo allora è colui che, nonostante i suoi limiti e fallimenti, è capace di condividere fino in fondo il suo destino con Gesù, disposto a pagare il prezzo della propria fedeltà, perché sa che sulla sua strada si incontreranno non solo gioie e soddisfazioni, ma anche sofferenze e prove. Il vero discepolo è colui che sa che per arrivare alla vera gloria non ci sono scorciatoie, bisogna passare per il Golgota, anche se questo dà fastidio e mette in crisi, anche se non si vorrebbe che fosse così.
Come Pietro, anche noi non accettiamo facilmente un Dio che sale il Calvario, perché NOI non vogliamo salirlo!
Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi
Dal Sal 94 (95)
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».



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