Meditazione Domenica XXII T.O. A
Ricordiamo davanti a Te
L’alluvione in Nepal, sale drammaticamente il numero di morti e dispersi
Nelle aree devastate dall’acqua continua incessantemente il lavoro dei soccorritori che lottano contro frango e infrastrutture distrutte per raggiungere i villaggi isolati. I timori ora sono per lo sbarramento naturale che si è creato sul fiume Bhotekoshi che rischia di cedere. non c’è ancora una ricostruzione definitiva e chiara, però la dinamica comincia a delinearsi e i ricercatori sono abbastanza concordi sul fatto che si sia trattato di una grande frana che da una montagna si è abbattuta su un ghiacciaio, lo ha coinvolto e ha fatto crollare a sua volta il ghiacciaio",
Afghanistan, un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta grave
Il dato emerso da un nuovo rapporto Unicef si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani. Quest’anno oltre cento centri per la cura dei bambini affetti da malnutrizione grave hanno chiuso per mancanza di fondi.
Il governo israeliano ha avvertito che qualsiasi lancio proveniente da Gaza verso le comunità del sud di Israele sarà accolto con una dura risposta".. Queste le parole del ministro della Difesa in riferimento al fenomeno del lancio di aquiloni ripreso nelle ultime settimane e che in passato portavano cariche incendiarie. "Abbiamo chiarito che, dal nostro punto di vista, qualsiasi lancio è un atto terroristico e in quanto tale riceverà una risposta decisa contro i responsabili, gli organizzatori e gli esecutori".
Rannucci non condurrà più Report. L'ennesima triste pagina dell'informazione italiana è stata scritta a danno dei telespettatori e dei cittadini e nessuno può tirarsene fuori, È un mestiere difficile il giornalismo d’inchiesta. Ancor di più nella Rai eternamente lottizzata, Si voleva “normalizzare” una trasmissione scomoda, troppo, per i suoi contenuti spesso orientati a colpire ambienti vicini ai partiti di maggioranza.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Budapest. “Global friendship, global peace now!”, è lo slogan dell’edizione di quest’anno del Global Friendship, l'annuale raduno internazionale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, che vedrà la partecipazione di oltre 1.000 giovani provenienti da 14 Paesi diversi. “In un tempo in cui la guerra è stata riabilitata come uno strumento per risolvere le controversie internazionali, i Giovani per la pace della Comunità di Sant'Egidio mantengono sempre alta la vigilanza, perché le guerre del passato non siano dimenticate. Quando vengono dimenticate la guerra e le sue conseguenze devastanti, altri conflitti possono scoppiare”. “È importante – - guardare la realtà per come è. Il mondo è in fiamme, è necessario agire per interrompere questa spirale di violenza.”
Emergenza Cuba, un container di Sant'Egidio porta cibo e farmaci
Un carico di aiuti umanitari della Comunità di Trastevere è riuscito ad approdare a Santiago de Cuba, dopo aver superato gli ostacoli presenti a causa delle restrizioni. Sull’isola la situazione socio-economica continua ad aggravarsi: l’inflazione è alle stelle e mancano i beni di prima necessità.
Martin Luther King Day. Il 28 agosto 1963 Martin Luther King pronunciò il celebre discorso "I have a dream" A più di sessant'anni di distanza, il razzismo e le disuguaglianze continuano a condizionare la vita di milioni di persone. Per questo ricordare le parole di King significa ricordare che i diritti conquistati non sono ai acquisiti una volta per tutte.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.
Ger 20,7-9 Rm 12,1-2
Mt 16,21-27
21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme
e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi,
e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo:
«Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».
23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana!
Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
24Allora Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.
25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà;
ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero,
ma perderà la propria vita?
O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli,
e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
***
La pagina del vangelo di questa domenica continua il racconto della confessione di fede di Pietro, dopo che Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli l’opinione della gente e la loro opinione riguardo alla sua identità: ‘la gente chi dice che io sia? E voi chi dite che io sia?’. La risposta era stata: ‘tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente’.
A questo punto Gesù chiarifica il cammino che il Messia deve affrontare: soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e risorgere. Ciò è molto diverso da come se lo aspettavano la gente e i discepoli: la via di Gesù include la sofferenza per fedeltà alle scelte fatte (vedi le tentazioni di Gesù in Mt 4,1-11). E qui scoppia il problema dei discepoli (e anche nostro), perché questo è il paradosso del suo Vangelo. Gesù vince il male non combattendolo, o rifiutandolo, o semplicemente subendolo, oppure ancora scappando da esso, ma assumendolo e cambiandolo in bene. Pietro, che prima aveva risposto così bene, dimostra tutta la sua contrarietà ad una tale idea di Messia e agisce come se in qualche modo volesse esorcizzare Gesù, togliergli quell’idea strana di sofferenza e morte; perciò, lo prende in disparte, allontanandolo dalla strada e dagli altri, per discutere in privato il suo problema.
Gesù reagisce in maniera forte, rifiutando quel colloquio vis-à-vis, ma comprendendo quel gesto di Pietro come una tentazione, rivolgendosi ai discepoli e poi anche a tutti. E chiarifica che bisogna andare oltre: non basta la risposta esatta, non basta accettare Gesù a livello teoretico, non basta che si ammetta anche la sua sofferenza e la sua morte, ma tutto questo deve diventare una scelta di vita: se qualcuno vuole venire dietro a me… In altre parole, occorre la sequela, occorre percorrere la sua stessa strada, e questo vale per tutti, non solo per i Dodici.
Da quel battibecco nasce però un grande insegnamento sull’essere autentici discepoli di Gesù, che comporta anche il portare la croce. Sono parole chiare e non hanno bisogno di tante spiegazioni. Una sola osservazione: ci danno fastidio! Così come hanno dato fastidio a Pietro e – suppongo – anche agli altri che erano con lui. La via di Gesù è la va dell’impegno, della fedeltà e della fatica. Pietro rappresenta un po’ tutti noi.
Voglio soffermarmi sull’espressione ‘portare la croce’ che può essere mal interpretata, dato che qui non si intende semplicemente la capacità di sopportazione. Purtroppo, nel nostro linguaggio comune è diventata una formula che, insieme con ‘ognuno ha le sue croci’, ecc., esprime la pazienza nelle sofferenze e la capacità di affrontare con una certa serenità malattie, disgrazie e inconvenienti della vita. Ma quando Gesù ha inventato questa espressione, non parlava primariamente di questa virtù. Anche perché ciò dipende dal carattere della persona, dalle sue caratteristiche somatiche e psicologiche: un pacioccone sopporta di più di una persona nervosa.
‘Portare la croce’ qui significa seguire Gesù fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, quando cioè la sequela costa, quando manda in crisi, quando chiede di cambiare atteggiamenti e modi di agire, quando chiede di andare contro corrente, quando porta a fare delle scelte che urtano contro il senso comune, quando si deve patire l’incomprensione e l’odio altrui. Questa è stata la croce per Gesù, che lui ha accettato e portato, anche se poteva evitarla.
Se avesse rinunciato ad annunciare la verità che era scomoda per i suoi avversari; se avesse evitato di fare quei gesti, che non gli avrebbero mai perdonato, come l’amicizia con i peccatori e lo scombussolare i banchi di vendita nel Tempio; se avesse taciuto al momento opportuno; se non avesse curato i malati di sabato, il giorno sacro di Israele, forse non avrebbe portato la croce e non sarebbe morto in quel modo. Per lui ‘portare la croce’ significò prendere sul serio la sua missione, restandole fedele e perseverando fino in fondo. Per lui, essere Messia non significava essere re, un capo di stato che arriva e risolve da solo, con la bacchetta magica, tutti i problemi della gente. Per lui essere Messia significava servizio di verità e di giustizia, servizio umile, ma forte, un servizio che paga con la vita ciò che annuncia.
Il vero discepolo allora è colui che, nonostante i suoi limiti e fallimenti, è capace di condividere fino in fondo il suo destino con Gesù, disposto a pagare il prezzo della propria fedeltà, perché sa che sulla sua strada si incontreranno non solo gioie e soddisfazioni, ma anche sofferenze e prove. Il vero discepolo è colui che sa che per arrivare alla vera gloria non ci sono scorciatoie, bisogna passare per il Golgota, anche se questo dà fastidio e mette in crisi, anche se non si vorrebbe che fosse così.
Come Pietro, anche noi non accettiamo facilmente un Dio che sale il Calvario, perché NOI non vogliamo salirlo!
Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi
Dal Sal 62 (63)
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.
Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.
Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.
Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.


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