Ricordiamo davanti a Te
Niger, 49 migranti sono morti di sete nel deserto di Agadez
Le vittime stavano rientrando dal Mali, dove lavoravano nei siti di estrazione artigianale dell'oro, per raggiungere le proprie famiglie in occasione della festa dell'Eid.
Italia, quattro migranti bruciati vivi a Cosenza. Arrestati i due aggressori. Erano braccianti di origine pakistana le quattro persone morte carbonizzate in un minivan presso un distributore di benzina sulla Statale 106. La Procura ferma due connazionali delle vittime, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.
Protesta delle madri dei desaparecidos al tour della Coppa dei Mondiali in Messico. Le manifestanti hanno denunciato l'assenza di risposte efficaci da parte delle istituzioni e chiesto il riconoscimento della gravità del fenomeno delle sparizioni forzate, che secondo i collettivi coinvolge oltre 133.000 persone in tutto il Messico.
Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco. Ma ciò che sta accadendo è una progressiva eliminazione del tessuto urbano e dei mezzi di sostentamento, una sorta di “urbicidio”, che rende estremamente difficile qualsiasi ritorno futuro. Infatti, la distruzione sistematica che sta colpendo il Sud del Libano riguarda la creazione di una realtà fondata sullo sfollamento totale della popolazione e sull’impedimento del ritorno delle comunità nei propri villaggi. E ciò avviene sotto il titolo di “cessate il fuoco”
Cresce la mobilitazione negli Stati Uniti. A Salt Lake City si teme che lo Stratos Project prosciugherà il lago che è già in condizioni critiche, mentre a Monterey Park l'86% dei cittadini ha votato per vietare le strutture fisiche che ospitano server e computer in modo permanente. Stanno pianificando di costruire un datacenter per l’IA grande come due volte Manhattan.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Appello per una evoluzione in senso civile della Festa della Repubblica. L'esito del referendum indetto il 2 e 3 giugno del 1946, il primo in Italia a suffragio universale con la partecipazione delle donne, è stato il segno di una svolta radicale di un popolo passato attraverso due confitti mondiali, Non è difficile per noi tutti oggi constatare che stiamo nel pieno dell’epoca del tradimento della diplomazia da parte dei decisori politici con l’esibizione della prepotenza. Siamo quindi convinti che sia davvero urgente avviare subito un processo che porti ad una conversione ad U che preveda, come proposta concreta, arrivare al 2 giugno 2027 con un’altra sfilata, un’altra festa, un senso della Festa della Repubblica Italiana.
Ieri si è tenuto a Sezano l'incontro con Daniela Meneghini, curatrice del libro "Fuorché il silenzio. 36 voci di donne afghane. Il libro risale al 2024 ed è unico nel suo genere: le testimonianze sono scritte da donne comuni che hanno estrazioni sociali e percorsi esistenziali differenti, sono scritte nella loro lingua La maggior parte di queste donne, che hanno voluto in 35 casi su 36 mantenere con coraggio il loro vero nome nel libro, hanno dovuto scappare dall'Afghanistan, alcune sono state arrestate ed hanno conosciuto il carcere, di altre non si hanno più notizie, alcune continuano la loro battaglia a rischio della vita.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -
Es Dt 8,2-3.14b-16a 1Cor 10,16-17
Gv 6,51-58
[Gesù disse alla folla:]
51«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno
e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro:
«Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico:
se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.
54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.
57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre,
così anche colui che mangia me vivrà per me.
58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono.
Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
***
Vi racconto una storia. [Ogni riferimento a persone e situazioni è puramente casuale.]
C’era una volta un certo Paolo, ragazzo di 19 anni che per curiosità venne una domenica al monastero di Sezano per la messa. Era venuto perché aveva sentito parlare delle messe strane che vi si facevano e, visto che in quella domenica piovosa non aveva nulla di interessante e di meglio da fare, aveva deciso di passare e vedere cosa succede. Non l’avesse mai fatto! La messa non finiva più (un’ora e dieci!), canti noiosi, predica barbosa: proprio a lui era capitato questo, lui che, le poche volte che andava in chiesa, voleva starci il meno possibile.
Senonché, dopo la messa, per tirarsi un po’ su dalla stufata, scende nel corridoio a bersi un buon caffè. E lì incontra Maria, anche lei arrivata per caso da quelle parti. Si scambiano due parole, parlano del più e del meno, scoprono che vengono dallo stesso paese, Beccacivetta, anche se non si sono mai conosciuti prima. Parlando, si accorgono di avere gli stessi interessi. Si godono la domenica che fino a quel momento era stata una noia per entrambi. Si piacciono e decidono di darsi appuntamento per la domenica seguente, ma non a Sezano.
Da cosa nasce cosa… il tempo passa: dopo un po’ cominciano a frequentarsi regolarmente, vanno al cinema assieme, fanno passeggiate in montagna e al mare, vanno in discoteca... Piano piano scoprono che stanno bene insieme e dopo qualche anno decidono di fidanzarsi e poi di sposarsi. Una storia d’amore come tante…
Ed ecco il matrimonio: una bellissima festa: la cerimonia in chiesa, il pranzo con tanti invitati, parenti e amici, il taglio della torta e il meraviglioso viaggio di nozze alle Seychelles. Paolo e Maria sono sposi.
Passa qualche anno, Paolo continua col suo lavoro di elettrauto, Maria riesce a trovare impiego in comune come segretaria. Con il mutuo si comprano un appartamento in una zona di villette a schiera. Nascono due bambini.
Un giorno, improvvisamente, un incidente stradale: Paolo viene travolto da un camion e muore sul colpo. Maria rimane sola a prendersi cura e far crescere i due bambini che ora hanno dieci e otto anni. I nonni aiutano, sì, ma la vita che fino a quel momento era stata così bella, diventa triste e faticosa. E la solitudine si fa sentire… tanto!
Nei momenti di amarezza e di sconforto, Maria tira fuori da un cassetto ciò che le è più caro e che, dalla morte di Paolo, è diventato il suo tesoro: le fotografie del matrimonio, della nascita dei due piccoli, delle gite in montagna, delle vacanze al mare, dei momenti belli passati con gli amici e con i nonni. E poi l’anello di matrimonio, la ‘fede’ di Paolo. Si siede su una poltrona e con queste cose tra le mani, si abbandona ai ricordi. E quei ricordi le danno la forza per affrontare il presente e andare avanti per amore di Paolo e dei due bambini.
L’Eucarestia che noi celebriamo è come l’anello di matrimonio, la ‘fede’ di Paolo.
I vangeli sono come l’album di fotografie che Maria sfoglia ogni tanto.
Gesù è vissuto, ha insegnato molte cose significative, ha portato il suo Vangelo, la Buona Novella, ha compiuto gesti di amore, di solidarietà e di amicizia (quelle raccontate nei vangeli), e prima di morire, poche ore prima che lo arrestassero, ha fatto un gesto strano: ha spezzato il pane, ha versato del vino con le parole ‘questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, fate questo in memoria di me’. È il segno del suo amore per i discepoli e per il mondo, il suo atto più bello e più importante.
Noi Cristiani l’abbiamo conservato come la cosa più preziosa che abbiamo e lo ripetiamo spesso, almeno una volta alla settimana, in ricordo della sua risurrezione. Dal Medioevo in poi si è cominciato ad adorare e adornare quel pezzo di pane consacrato (il vino era più difficile da conservare). Anche perché il capitolo 6 del vangelo di Giovanni parla per lo più di pane, di corpo e di carne. Quel pane doveva essere speciale: rotondo, perché nel Medioevo era simbolo di perfezione, e bianco, perché era il colore della divinità. Noi cristiani del XXI secolo siamo rimasti col tondo e col bianco e non sappiamo il motivo. Era il ‘pane disceso dal cielo’, come aveva detto Gesù e come tale doveva essere rappresentato. Nel ‘600 poi si è un po’ esagerato,a causa della riforma protestante, e lo si è messo nelle chiese il più alto possibile, sopra gli altari e sopra i tabernacoli stessi, costruendo super-altari che avevano bisogno di scale da dietro per arrivarci e per far adorare. Lo si è messo negli ostensori con i raggi di metallo, perché era il ‘pane degli angeli’.
Anche oggigiorno si fanno celebrazioni sontuose con calici d’oro, splendide vesti, ornamenti preziosi e processioni. Sono tutti segni della fede del popolo, sì, ma rischiano di offuscare la realtà nel suo vero significato. Per esempio, il calice d’oro era usato per i pasti dei re, ed ecco perché era necessario per la celebrazione del ‘Re dei re’. Quella di Gesù di quel giovedì sera era invece una semplice ciotola di coccio, il potérion, in greco. Ed ecco il rischio: la ricerca della bellezza del rito finalizzata a sé stessa senza comprenderne il senso; l’espressione della fede che però non crea relazione tra coloro che la celebrano. Come diceva Enzo Bianchi – con un po’ di esagerazione – ‘oggi nella Chiesa italiana si celebra, ma non si prega’.
Cosa significa dunque quel gesto? Spezzare il pane significa spezzare la propria vita per gli altri; è il riassunto di tutta la vita di Gesù, donata fino in fondo, nella fedeltà fino alla morte.
Mangiare il pane significa accogliere quel progetto di vita e farlo nostro, per crescere nella nostra umanità.
Condividere il pane significa voler seguire il suo esempio insieme, come comunità di credenti.
Ecco perché quel gesto diventa così importante per noi, tanto che non possiamo farne a meno: è il segno dell’amore di Gesù per noi e dovrebbe diventare il segno del nostro amore per Dio e per gli altri.
Dal Sal 147
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.






