Meditazione Domenica XIVa C

  

     Ricordiamo, O Signore, davanti a te

     Ancora un giornalista ucciso in Messico. Antonio De la Cruz del quotidiano Expreso è stato colpito a morte nello Stato di Tamaulipas. Sale a dodici il numero di reporter massacrati in sei mesi.

     Violenza in Nigeria, ucciso un sacerdote. Aiuto alla Chiesa che soffre rende noto l’assassinio di padre Vitus Borogo, cappellano della comunità cattolica del Politecnico statale di Kaduna, ucciso in Nigeria da uomini armati.

    Al vertice di Madrid la Nato aggiorna la sua visione strategica. Gli Alleati "non possono più scartare" l'ipotesi di un attacco contro la loro "sovranità e l'integrità territoriale": è quanto si legge nel documento-guida della Nato, denominato Strategic Concept, che emerge dal vertice di Madrid. Il punto centrale del dibattito, che si è concluso con la firma del nuovo Fondo per l'innovazione per investire nelle tecnologie emergenti, è stata l’adesione di Finlandia e Svezia. In tutto, secondo quanto dichiarato dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, gli Alleati s'impegnano a fornire "entro l'anno" al comando supremo 260 mila militari aggiuntivi a vari livelli di disponibilità.

La guerra amplifica il fenomeno delle terre accaparrate, 91 mln di ettari tolti alle comunità. È stato presentato in senato il V Rapporto Focsiv sull’accaparramento delle terre ai danni di indigeni e comunità native. Il conflitto in Ucraina acuisce le speculazioni e la ricerca di culture alternative nei Paesi del terzo mondo. Le banche finanziano le società estrattive ed operazioni contestate dalle popolazioni locali. Il Perù è il Paese maggiormente sfruttato. Focsiv chiede trattati internazionali per garantire il diritto alla terra.

Texas, strage di migranti: 46 trovati morti in un camion. I corpi sono stati scoperti in un veicolo abbandonato al confine con il Messico. Sedici i sopravvissuti tra cui quattro bambini guatemaltechi.

È scontro sui numeri e non mancano le polemiche sulla tragedia avvenuta venerdì al confine tra Marocco e Spagna, nel corso del caotico tentativo di circa 1500 migranti africani di entrare nell’enclave spagnola di Melilla. I video diffusi da attivisti e media mostrano persone ammassate per terra sotto la sorveglianza di guardie marocchine, alcune inermi e forse già cadaveri. In altre immagini si vede invece la polizia del Marocco che colpisce con calci e bastonate diversi migranti sdraiati a terra.

Lavoro, in 5 mesi già 38 morti bianche in Veneto: il rischio risale

Sono 28 decessi sul lavoro, e 10 in itinere, cioè nel percorso da casa al lavoro. Lo scorso anno erano stati 35 in totale.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Il nuovo Vescovo di Verona, Domenico Pompili, ieri, ha inviato questo messaggio alla Chiesa veronese:

«Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti gli otri scoppiano e così si versa il vino e si perdono gli otri. Ma il vino nuovo si mette in otri nuovi, così si conservano entrambi» (Mt 9,17). Le parole di Gesù (come dalla liturgia del giorno di oggi) risuonano nel momento in cui viene reso noto che Papa Francesco mi ha eletto vescovo di Verona, succedendo a mons. Zenti che abbraccio con gratitudine. Questa scelta inattesa mi ha spiazzato. Fino a qualche giorno fa non avrei mai immaginato di venire da voi e di lasciare quelli tra i quali ho vissuto per sette intensi anni, segnati anche dal terremoto. Naturalmente il testo evangelico suggerisce ben altro rispetto a questa mia troppo personale interpretazione. Quel che è incomparabilmente “nuovo”, infatti, è il Signore Gesù! Lui è il “vino nuovo” che fa saltare consuetudini e spazza via pregiudizi. È nel suo Nome che vengo a voi. Esattamente un secolo fa (1922) Romano Guardini, che era nato proprio a Verona (1885), prima di emigrare con la sua famiglia in Germania, sottolineava che «si è iniziato un processo di incalcolabile portata: il risveglio della Chiesa nelle anime». E descriveva tale processo come «la via per diventare uomo». Dobbiamo onestamente riconoscere che il “suolo umano” si è impoverito, si è svuotato del suo humus di relazioni, legami, responsabilità e così è divenuto friabile e inconsistente. Al punto che l’uomo stesso, su questo terreno incerto, finisce per diventare “di sabbia”. Siamo tutti, donne e uomini, dalla “testa pesante” che fatichiamo a portare avanti la nostra vita, dubitiamo del tragitto e del senso, chiedendo al contempo riconoscimento e rassicurazione. In tale contesto, quale è la strada da percorrere insieme? Guardini non ha dubbi. E neanche io. Grazie alla fede cristiana, infatti, «emerge un punto, che non appartiene al mondo; un luogo, in cui si può camminare; uno spazio in cui si può entrare; una forza su cui ci si può appoggiare; un amore, a cui ci si può affidare». È la ricerca della fede che vengo a vivere con voi, insieme a tutti, credenti e non credenti, donne e uomini di buona volontà. Spero che il tempo che ci separa dall’incontro rafforzi in tutti la determinazione ferma e perseverante di camminare insieme. Con amicizia e con gratitudine.

Rieti, 2 luglio 2022 Domenico


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Il tuo Spirito, o Signore, ci aiuti ad essere come tu ci vuoi: comunità del Vangelo, Chiesa leggera e libera come il vento. Chiesa povera, sempre sulle strade dell'umanità, senza fissa dimora, pronta a scuotere i calzari e andare altrove; fatta tutta a tutti, nel rispetto di tutte le culture, perché tutti si sentano tuoi fratelli e sorelle. Te lo chiediamo per Gesù, nostro fratello e Signore. Amen


Is 66,10-14    Gal 6,14-18  


 Lc 10,1-12.17-20

1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2 Diceva loro: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. 3 Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4 non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. 5 In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. 6 Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. 8 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, 9 curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. 10 Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: 11 Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. 12 Io vi dico che in quel giorno Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città.

17 I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. 18 Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. 19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. 20 Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”.


È un brano che si colloca in continuità con la decisione, da parte di Gesù, di intraprendere la strada di Gerusalemme. Anche per i discepoli, inizia un cammino formativo lungo, durante il quale apprenderanno la “Volontà di Dio, ovvero il “sogno di Dio per l’umanità. Cosa sogna Dio per noi?

A volte, quando parliamo di volontà di Dio, abbiamo come la percezione di trovarci di fronte a qualcosa di tremendamente ineluttabile. Quasi un destino sinistro che incombe e che, se ci andrà bene, alla fine ne riusciremo a ricavare qualcosa di positivo. Ma per la maggior parte della gente, la percezione immediata che abbiamo della volontà di Dio è qualcosa di pesante da sopportare. Quando chiediamo che sia fatta la sua volontà, sommessamente, il nostro cuore mormora: più tardi possibile.

Qual è invece la proiezione del desiderio di Dio per l’umanità?

In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”. La volontà di Dio è il Regno e il Regno altro non è che “Shalom – Pace”. Non si tratta di assenza di conflitti, ma la concreta possibilità che si realizzi la promessa di bene nascosta in ogni realtà.

In qualunque casa entriate”. Un'altra metafora si aggiunge a quella del cammino, quella della “casa”. Sembra quasi in contraddizione. Per il momento è ancora presto, ma in seguito, tra non molto, sempre di più la Casa diventa il luogo dove “quelli di Gesù si riuniscono per ascoltarlo. Come non vederci un'allusione alla vita della chiesa delle origini che è costituita sul modello domestico? Ora, i discepoli vanno nelle case per parlare, per annunciare: quelli della strada – qualifica con cui venivano indicati i discepoli di Gesù – sono anche gente di casa. Come dire: la Chiesa è di casa tra gli umani ed è lei stessa la loro casa.

...Curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.”

Questa cura, sollecitudine, tenerezza per l’umanità in difficoltà è la volontà di Dio, volontà che viene chiamata anche Regno di Dio.

Ora, questa realtà divina che avanza ha delle caratteristiche talmente diverse dal codice di onore degli altri regni ed imperi, che qui i malati e chi è in difficoltà di fronte alla vita vengono considerati i primi destinatari–tanto che per prendere parte a questo Regno c’è bisogno di una vera conversione:

La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.”

Non si tratta di pregare perché ci siano molte vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale; si tratta invece della preghiera che ci permette di entrare nel raggio di azione di Dio e in ciò che a lui sta a cuore; che ci permette di prendere parte alla compassione di Dio.

Che questo sogno (il regno) sia destinato a tutti senza esclusione di sorta è evidente dalla simbologia dei 72 (elenco delle nazioni della terra secondo la visione giudaica del tempo).

È una realtà così diversa che esige novità anche nelle metodologie: non mezzi di comunicazione particolari, né il look dei potenti ma il loro opposto:

3 Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4 non portate borsa, né bisaccia, né sandali”

Non molte parole ma l’urgenza di andare direttamente all’essenziale:

Non salutate e avanti diritti…

Può essere che, dato il carattere assolutamente alternativo e sconvolgente, le stesse città di tradizione giudaica ne rifiutino il messaggio. Devono in questo caso capire che il loro codice è di fatto come quello dei pagani. Sbattete la polvere…era il gesto tipico dei figli d’Israele quando rientravano nella loro terra dopo aver attraversato territori pagani.

Qual è allora il criterio di perseverare fedelmente su questa strada? Il superamento degli ostacoli, i risultati? No! Ma solo il fatto che questo modo di vedere le cose e di viverle appartiene a ciò che sta a cuore a Dio.

20 Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”.


Salmo 65


Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!».

«A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.

Meditazione domenica XIIIa C

 


Ricordiamo, O Signore, davanti a te

    Ecuador, divampa la protesta sociale. È di quattro vittime e 90 feriti il bilancio di dodici giorni di sciopero e di manifestazioni animate dalla Confederazione indigena. Giovedì l’assalto al parlamento nazionale respinto dalla polizia diseguaglianze, acuite dalla pandemia, hanno scatenato una protesta che può diventare “continentale”. 


   Afghanistan. Il bilancio delle vittime del sisma che ha colpito il sud è in salita e difficile da definire, ormai siamo a 1.150 persone. Gli aiuti faticano ad arrivare nelle zone colpite, perché molto remote e con pochissimi presidi sanitari


Sono oltre 58 milioni secondo i bambini e ragazzi nel mondo che a scuola non ci possono più andare perché una scuola non ce l’hanno più, distrutta da un bombardamento, o perché non hanno più gli insegnanti “inghiottiti” da conflitti più o meno dimenticati, da condizioni di povertà estrema o dall’ideologia di chi è al potere.


In Senegal è finita nel sangue una manifestazione dei partiti d’opposizione contro l’annullamento di una loro lista di coalizione per le elezioni legislative del 31 luglio. Negli scontri tra i giovani sostenitori del leader anti-governativo e la polizia, un giovane è stato.


Due gesuiti e un altro uomo uccisi in una chiesa in Messico. I due religiosi, Javier Campos e Joaquín Mora, sono stati assassinati il 20 giugno da un uomo armato mentre cercavano di proteggere una persona.


Almeno 13 civili, tra cui quattro bambini, sono stati uccisi in nuovi scontri nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) questa settimana. La rinnovata violenza ha già costretto migliaia di persone a fuggire dalle loro case nella parte orientale del paese. 


Almeno altre 26 persone sono morte a causa delle inondazioni monsoniche e dei fulmini in India, mentre milioni di persone sono rimaste bloccate nel Paese e nel vicino Bangladesh.


«In tre mesi messi a morte oltre 100 condannati in Iran». Il rapporto delle Nazioni Unite denuncia anche le amputazioni per le persone accusate di furto.


Agrigento. Distrutti dieci ettari di grano, pronti per la mietitura, coltivati dalla cooperativa “Rosario Livatino - Libera Terra” sui terreni confiscati alla mafia. 

Si tratta del quarto incendio subito dalla cooperativa negli ultimi 3 anni e sempre nello stesso luogo. “Sempre lì, sempre con la stessa modalità.


Siccità. Scattano nuove ordinanze di governatori e sindaci: chiusura delle fontane e divieto di lavaggio auto. Stop all’erogazione dell’acqua potabile di notte nei Comuni più a rischio. Cimici, ragni, cavallette e altro ancora. Mentre la terra si fa sempre più arida, il mare risale verso monte, lungo il fiume Po che diventa sempre più salato. Le colture seccano e gli animali non fanno latte. In Italia l’ondata di gran caldo e siccità continua ad allargare i suoi effetti. 

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

  • La società civile si appella all'Europa e chiede la pace. Sempre più cittadini si rivolgono a Bruxelles per sollecitare un ruolo da protagonista nella fine del conflitto in Ucraina. Venerdì, la presentazione del documento firmato da diverse realtà pacifiste italiane. Chiediamo un’Europa adulta, che abbia a cuore la costruzione di una convivenza nel segno della fraternità, in linea con gli appelli del Papa. A firmare il testo, tra gli altri, il Consiglio italiano del Movimento Europeo, l'Associazione partigiani, l'Arci, la Rete disarmo e il direttore di Avvenire Marco Tarquinio. 

  • Alla “Carovana della pace”, promossa dal 26 al 29 giugno a Odessa, in Ucraina, che riunisce 175 associazioni, movimenti ed enti impegnati in azioni nonviolente e umanitarie, prenderà parte monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vice presidente della Conferenza episcopale italiana. Dentro le paradossali contraddizioni di una guerra che, in quattro mesi, secondo le fonti delle Nazioni Unite, ha registrato diecimila vittime civili, non possiamo non schierarci dalla parte di tutte le vittime testimoniando la non violenza attiva che è l’opposto dell’indifferenza - afferma monsignor Savino, che alla Carovana sarà accompagnato da due operatori di Caritas Italiana -. Contro la violenza, la sopraffazione, la guerra avvertiamo l’esigenza di essere una interposizione di pace nei luoghi di conflitto”

  • Vescovi africani: non c'è diritto a distruggere la biodiversità. Il Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) ha reso nota una dichiarazione in cui si esortano i Governi a intraprendere azioni urgenti ed ambiziose per proteggere le diverse forme di vita. È la prima volta che la Chiesa africana prende posizione pubblicamente in questo ambito.

  • Al centro del Messaggio della Conferenza episcopale italiana per la 72ma Giornata Nazionale del Ringraziamento, in programma il 6 novembre 2022, i temi della custodia del creato, della legalità e delle agromafie. “Le scelte assurde di investire in armi anziché in agricoltura fanno tornare attuale il sogno di Isaia di trasformare le spade in aratri, le lance in falci”. È quanto affermano i vescovi italiani nel messaggio della Conferenza episcopale italiana per la 72.ma Giornata Nazionale del Ringraziamento, incentrato sul tema "Coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto (Am 9,14). Custodia del creato, legalità, agromafie”.

  • Nasce L'Osservatore di Strada, il mensile che dà voce agli scartati. Il giornale in versione cartacea e online è realizzato dalla comunità di lavoro del Dicastero per la Comunicazione "con" i poveri, per restituire loro il diritto di parola. Ogni prima domenica del mese, dal 29 giugno, in occasione dell'Angelus in Piazza San Pietro, sarà distribuito proprio dai senza tetto ospitati a Palazzo Migliori insieme ai volontari. L'offerta di acquisto è libera.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo



Dona il tuo Spirito vivificante, o Signore, affinché le comunità del Vangelo non siano di morti che seppelliscono i loro morti, o di discepoli entusiasti a seguirti dovunque, e invece seguono se stessi, sempre a calcolare se conviene. Che nessuno si stanchi di seguirti, o Signore. Amen.


1Re 19,16.19-21    Gal 5,1.13-18

Lc. 9, 51-62


Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.


Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».

Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.


Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».


A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».


Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».


***


Questi versetti del capitolo 9 di Lc. segnano l'inizio di un'unità narrativa che incontriamo solo nel vangelo di Luca, la cosiddetta sezione del viaggio. Qui ha inizio e a 19,27 si compie. Gesù intraprende un viaggio dalla Galilea a Gerusalemme. È significativo che in questo momento il gruppo che cammina con Gesù stia attraversando la Samaria. In realtà non era usuale questo percorso per spostarsi dalla Galilea a Gerusalemme: era preferibile scendere nella valle del Giordano e risalire perché, come è risaputo, le relazioni con i Samaritani non erano pacifiche. Ma il Vangelo di Luca intende anticipare il dopo Gesù, quando cioè i suoi, nel nome del Vangelo, proprio quegli elementi di chiusura sociale, culturale e religiosa saranno definitivamente superati. La seconda opera lucana, gli Atti degli Apostoli, ci parlerà infatti del percorso inverso: da Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, fino ai confini della terra.

Gesù trasforma questo itinerario geografico in un percorso formativo suo e dei suoi. Nel pensiero dell'evangelista, il quale scrive il vangelo per i discepoli e le discepole che vengono dopo, c'è l'intenzione di comunicare il messaggio che la vita cristiana è un itinerario, una Via, una strada. Un continuo cammino quindi; mai ci si può sentire degli arrivati, mai ci si chiude nel palazzo delle certezze stabili e immutabili. Questo è il viaggio esistenziale che propone Gesù: un andare oltre se stessi per condividere il Regno, ossia l’azione e la presenza di Dio, con tutti.

Gesù vuole che, quanto ha intuito lungo il cammino realizzato finora, si condensi in una scelta di nuove relazioni con tutti. Lo vediamo perciò girare sulle strade, per i villaggi piuttosto che rimanere nel chiuso della sinagoga o del tempio. Questo è il senso dei versetti iniziali: “Mentre stavano compiendosi i giorni ... (letteralmente: mentre stavano riempiendosi insieme i giorni...). Questo linguaggio lo incontriamo quando Maria, la madre, sta per dare alla luce il figlio: mentre stavano riempiendosi i giorni...Nella decisione di intraprendere una strada. È la scelta di non chiudersi a nessuno e non prevalere su nessuno.

È una scelta che può costare un cambio di mentalità per Giacomo e Giovanni i quali vorrebbero risolvere i contrasti con la forza, addirittura con il fuoco dal cielo, come se la fede fosse una clava per sconfiggere gli altri. Per Gesù è primariamente questa la mentalità da cui allontanarsene decisamente. Ecco perché balza subito agli occhi la frase Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme … letteralmente sarebbe: indurì il suo volto. Noi esprimiamo la determinazione di una scelta con l’espressione stringere i denti. Ovviamente si tratta di una riconferma proprio di fronte a delle resistenze ed obiezioni che in prima istanza potrebbero sorgere all’interno stesso del sentire di Gesù.

Inizia così quel processo formativo verso i discepoli che educa a non essere superficiali con le decisioni da prendere: non si può mettere insieme la scelta del Regno di Dio, di apertura e il codice d'onore basato sull'orgoglio personale o di gruppo, sul solito modo di pensare, cioè di escludere, contrapporsi o vincere sugli altri.

I paradossi cui Gesù ricorre consapevolmente, che peraltro fanno eco alle scritture antiche del primo testamento (1Re 19, 19-21), vogliono rimarcare questa necessità di non cedere all'ambiguità: non cercare sicurezze perché il Figlio dell’uomo non ne ha, lascia che i morti seppelliscano i loro morti...non guardare all'indietro dopo aver preso mano all'aratro...ecc.

Non è difficile intravedere dietro queste parole le condizioni, o meglio, le tentazioni della prima comunità di fronte all'insorgere di nuove difficoltà. … Forse certi problemi si potevano evitare con un atteggiamento meno deciso e un po' tattico, diplomatico...

La determinazione evangelica nulla ha a che fare con il dogmatismo, con la rigidità. A volte pensiamo che le nostre buone scelte siano talmente buone e giuste da imporle anche agli altri.

Di fronte al rifiuto dei samaritani, i discepoli chiedono a Gesù di ricorrere a misure drastiche. Ma la verità non può essere imposta perché la verità va testimoniata, non imposta, perché ad essa si può aderirvi solo per fascinazione. Chi ne rimane affascinato ne è attratto e non torna indietro. Restando dentro il contenuto fondamentale del testo, potremmo dire: se tu rimani affascinato da questo messaggio di apertura, di superamento di tutte le ottusità, e prendi la ferma decisione di rimanere su questa strada, certamente non torni indietro! Tutte le proposte che vi resistono danno la sensazione di cose morte…Lascia che i morti seppelliscano i loro morti!

Credo che oggi sia arrivato il tempo della scelta convinta, profonda e consapevole ed il tempo della testimonianza umile, dolce, perseverante. Non quindi le contrapposizioni, i pensieri aggressivi e violenti, le difese che suppongono sempre nemici ed avversari.


Salmo 15

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle tue mani è la mia vita.


Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore,

sta alla mia destra, non potrò vacillare.


Per questo gioisce il mio cuore

ed esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,

né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.


Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena alla tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.


Meditazione Domenica Corpus Domini C

 


Ricordiamo, O Signore, davanti a te


  • Sudan: nuovi scontri tribali in Darfur. Almeno cento le vittime delle violenze tra gruppi arabi e africani, in una regione tormentata dal 2003.

  • Sciopero generale in Ecuador a motivo della grave crisi sociale, politica ed economica. Nel corso dello sciopero, nella notte tra lunedì e martedì, gruppi speciali della polizia locale hanno arrestato arbitrariamente il leader indigeno e presidente della Conaie, Leonidas Iza, accusato di essere l’autore intellettuale di atti vandalici. Tra le principali richieste avanzate dai manifestanti, quella di congelare il prezzo del carburante salito alle stelle, lo stop alla privatizzazione del patrimonio nazionale, il rispetto dei diritti dei popoli indigeni e l’introduzione di politiche di controllo dei prezzi dei prodotti di prima necessità.

  • La Corte suprema britannica, venerdì, ha dato il via libera al primo volo dei richiedenti asilo destinati a essere trasferiti in Rwanda. Intanto, comunque, le proteste dei gruppi umanitari e di oltre 90 personaggi pubblici continuano. Il paese, oramai ex Unione europea, continua una politica nota: pagare stati affinché contengano, blocchino i migranti. Oltre le frontiere si esternalizzano anche i contenimenti di esseri umani.

  • Il Brasile ha registrato 504 morti per dengue (nome della zanzara della febbre gialla) nel periodo dal 1 gennaio al 4 giugno, secondo il Bollettino epidemiologico diffuso dal ministero della Salute.

  • "Le autorità tanzaniane devono immediatamente fermare il violento sgombero forzato della comunità indigena Masai a Loliondo e avviare un'indagine urgente sulla repressione" che "ha causato decine di feriti, molti dispersi e un agente di polizia ucciso.Più di 70.000 indigeni Maasai rischiano di essere spostati dai loro pascoli ancestrali per far posto a un'operazione turistica".

  • Decine di persone risultano ancora disperse due mesi dopo le peggiori inondazioni che hanno colpito Durban, la terza città più grande del Sudafrica, e le aree circostanti, uccidendo più di 400 persone.

  •  Una nave sovraccarica di migliaia di pecore è affondata domenica nel porto sudanese di Suakin, nel Mar Rosso: tutti gli animali sono morti mentre l'intero equipaggio è riuscito a mettersi in salvo.

  • Sedici giornalisti al lavoro con media filo curdi sono stati arrestati dopo un fermo di polizia di 8 giorni presso il dipartimento dell'antiterrorismo nel sudest della Turchia.

  • Fonti palestinesi riferiscono intanto che una vedetta della marina militare israeliana ha aperto il fuoco contro un peschereccio a nord di Gaza, ferendo tre pescatori. Uno di essi versa in condizioni gravi. A 15 anni dall'inizio del blocco israeliano su Gaza, ancora 2,1 milioni di persone vivono reclusi, in quella che di fatto è una prigione a cielo aperto. Un'intera generazione di giovani palestinesi, oltre 800 mila, ha trascorso la vita in questa situazione, senza conoscere nient'altro.

  • Siccità. Il caldo e la siccità che bruciano l’Italia, costringono tutti a fare i conti con uno dei guai perenni del Paese: la mancanza di programmazione. Il “rischio desertificazione” in alcune zone del Paese è ormai una certezza, in altre lo è l’abbassamento delle falde oppure la loro salinizzazione.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

  • il Festival di Rondine: La pace va costruita: "senza alibi". Sono tre i giorni, al via oggi, della manifestazione internazionale della Cittadella della Pace, sul tema: “La complessità è un alibi? La sfida del passo possibile”. Il presidente di Rondine: il Papa ci insegna che quel "si è sempre fatto così" va superato, anche quando si parla di guerra.

  • L’ambulatorio “Madre di Misericordia”, la cura amorevole dei poveri. Ottocento i senzatetto aiutati nel solo mese di maggio: una cifra che mostra il grande lavoro della struttura dell’Elemosineria Apostolica, a servizio di chi si trova in difficoltà e che qui trova un punto di riferimento importante. È un polo della carità quello che si trova sotto il colonnato di San Pietro. Accanto alle docce e alla barberia, l’ambulatorio medico sanitario “Madre di Misericordia” continua dal 2015 ad assistere i senza dimora.

  • Francesco incontra un gruppo di detenuti: "Grazie, ci dai speranza". Hanno portato un cesto di pane fresco al Papa, a Casa Santa Marta dodici detenuti della terza casa circondariale di Rebibbia che hanno poi visitato i Musei Vaticani. Quel pane lo hanno preparato stanotte, con le loro mani, proprio per dire “grazie” a Francesco «per il dono della speranza che sta offrendo a noi detenuti». E, in un clima di famiglia, il Papa ha confidato loro proprio la sua attenzione alle persone che vivono l’esperienza della reclusione, ricordando le visite nelle prigioni già in Argentina, e assicurando la sua preghiera anche per i loro familiari.

  • Il Ghana punta a piantare oltre 20 milioni di alberi entro l'anno: l'annuncio è stato dato dal Nana Addo Dankwa Akufo-Addo durante un evento sulla riforestazione. Akufo-Addo, piantando un seme di mogano africano, ha invitato tutti i ghanesi a piantare almeno un albero quest'anno per aiutare il paese a raggiungere il suo obiettivo verde e ripristinare la copertura forestale che ha perso oltre 40.400 ettari di foresta naturale solo negli ultimi 10 anni.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Il segno della nuova ed eterna alleanza è il calice del tuo sangue, Signore: e il formarsi di un popolo nuovo è il segno che il tuo sacramento continua ad avverarsi. Parlaci ancora del tuo dono, o Cristo, e fa che noi stessi, come te, ci facciamo pane per i fratelli. Amen

Gen 14,18-20   1Cor 11,23-26  

 Lc 9,11-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


Al termine di un'esperienza di missione affidata ai discepoli, Gesù, dopo aver ascoltato quanto hanno da riferire sull'esperienza, li chiama in disparte. C'è quindi da ritenere che ci sia stato un tempo di separazione tra lui e loro. Si sono sperimentati senza lui, da soli. Ora sono con lui. Gli raccontano le cose fatte. Egli progetta di appartarsi con loro, ma fa male i conti: le folle non lo lascianoDal momento che il regno viene annunciato, non è più possibile separarsi dall'umanità.

Gesù allora si arrende all'evidenza e, anziché separarsi, accoglie le folle. Anche i suoi discepoli sono coinvolti nella stessa avventura.

Nessun discepolo del Signore, dal momento in cui partecipa all'annuncio del regno, potrà più separarsi dalla gente.

Anche noi, come discepoli e discepole del Signore oggi, non possiamo sentirci separati dagli altri. Facciamo corpo con l'umanità e, attraverso l'umanità, facciamo corpo con il cosmo.

L'accoglienza di Gesù si traduce in “ Parola rivolta” alle persone e in atteggiamento di cura verso l'umanità: “ avendo accolto le folle parlava loro del regno di Dio e gli aventi bisogno di cura sanava”.

Parlava del regno di Dio, ossia di come dovrebbero andare le cose secondo Dio. E sanava. Potremmo dire che il sanare gli aventi bisogno di cura corrisponde a come dovrebbero andare le cose secondo Dio. In ultima istanza, il regno di Dio è aver cura per l'umanità. Questo è il motivo per cui non si può essere discepoli e annunciatori del regno e, nello stesso tempo, separarsi dall'umanità.


A queste premesse segue una concreta situazione.


L'umanità si trova nella condizione di crescente precarietà perché la notte sta per scendere e il luogo deserto in cui si trova non offre una concreta possibilità di vita.

Cosa significa mettersi al servizio del regno di Dio, quando le persone sono in difficoltà? Cosa significa regno di Dio quando la maggioranza dell'umanità fa fatica ad andare avanti?

Cosa significa servire il regno quando i dispiaceri fanno piombare i cuori nella notte, nel deserto della depressione?

Come prendersi cura delle sofferenze umane che sono di tutti?

La soluzione ipotizzata dai discepoli è quella che sembra la più ovvia nei tempi di crisi: “ rimanda la folla affinché ognuno trovi alloggio e cibo”. Cioè: ognuno s'arrangi come può. È la proposta del mercato: si salvi chi può e gli altri… pazienza. In effetti, i discepoli tentano la via di risoluzione attraverso la beneficenza del denaro: “ a meno che non comperiamo da mangiare”.

Pensavano anche loro che col denaro si possano risolvere molti problemi. Oggi pensiamo che con il denaro e la tecnologia, mercato, scienza ecc. possiamo risolvere la fame. Invece, denaro e tecnologia fanno aumentare fame, impoverimento, malattie. Mercato e scienza allargano la forbice tra ricchi e poveri producendo guerre, miseria e sfruttamento del pianeta.

A fronte di ipotesi di soluzione, vecchie quanto il mondo, stantie e tutt'altro che efficaci, il regno di Dio irrompe con la sua novità, una novità così semplice da non essere quasi creduta.

C'è una paradossalità che attraversa i vv. 14-17 davvero audace e sorprendente. "fateli e sdraiare a gruppi di 50 circa". È un particolare che la tradizione sinottica rimarca per evocare Es. 18, ossia è il momento in cui Mosé dava una certa organizzazione al popolo.

Gesù sta indicando una nuova strada per l'umanità, una strada di liberazione, di non sudditanza, una strada di non dipendenza dalla beneficenza dei potenti.

"Fateli sdraiare". E gli dice. Come per dare rilievo alla condizione di uomini liberi.

Ecco la novità:

voi darete da mangiare col vostro poco". Tutti sono in grado di nutrire tutti, 12 ceste avanzano -tante quanti sono i discepoli- . I pani e pesci, cioè quanto abbiamo per vivere, se passano attraverso la parola di Gesù si moltiplicano fino a sopravanzare perché la sua parola è condivisione e ogni condivisione tende alla moltiplicazione.


Ora, il gesto di Gesù è accompagnato dalle parole: "prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò...". Sono parole che alludono chiaramente all'eucaristia.

Questo racconto del Vangelo ci dice che il senso vero dell’eucaristia, ossia del rendimento di grazie che i cristiani esprimono ritualmente come memoria del loro Signore, è crescere nella condivisione. È nutrire l'umanità di tutti attraverso la condivisione.

Visto che queste parole e questi gesti manifestano il regno di Dio, cioè come dovrebbero andare le cose secondo Dio, molto efficacemente, nella seconda lettura, San Paolo afferma che partecipare alla santa cena significa annunciare nel mondo l'opera di Gesù fino al suo ritorno. Vale a dire: anticipare qui e ora, per quanto storicamente possibile, il mondo e le cose nel loro compimento, cioè secondo Dio.


Salmo 109

Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici!

A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato.

Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek».

Meditazione Domenica Trinità C

 

Ricordiamo, O Signore, davanti a te

      Senegal. Un tipo di sardina che si pesca nelle acque del paese dell’Africa occidentale è prezioso, in quanto fornisce all’alimentazione dei senegalesi il 75% delle proteine animali. Una risorsa che dovrebbe essere protetta e invece è in via di estinzione perché è preda dei pescherecci di Europa, Cina, Turchia e Russia, che riforniscono le industrie di trasformazione.

     Un palestinese è stato ucciso, e almeno altri 3 feriti, durante scontri con l'esercito israeliano ad Halhul, non lontano da Hebron in Cisgiordania.

    Nel bacino padano il fabbisogno d’acqua è alto ma tutte le disponibilità sono «in esaurimento» in quella che è una crisi «con valori mai visti da 70 anni». Allo scenario già molto critico «si aggiunge la previsione di mancanza di piogge e il persistere di alte temperature sopra la media».

Sarebbe imminente il via libera delle autorità italiane alla vendita all’Egitto, nel quadro di un consorzio di aziende militari europee, di 24 Eurofighter Typhoon del valore di tre miliardi di euro. Notizie che circolano da qualche giorno e “sono solo l’ultima di una serie di voci che si susseguono da almeno tre anni, da quando cioè l’Italia ha sostenuto la vendita di due fregate militari da Fincantieri al Cairo, addirittura togliendole alla Marina militare italiana a cui erano destinate”.

Medici Senza Frontiere condanna l'attacco all'ospedale distrettuale di Mamfe nella regione sud-occidentale, in Camerun. Le circostanze dell'attacco non sono ancora chiare, ma hanno provocato la completa distruzione della struttura sanitaria dopo che l'edificio è stato dato alle fiamme.

Giornata contro il lavoro minorile"L'attuale situazione del lavoro minorile è preoccupante. I bambini sono stati più duramente colpiti dalle conseguenze socioeconomiche del Covid-19. Noi stimiamo che 100 milioni di bambini in più siano caduti in povertà dall'inizio della pandemia. E con l'aumento del tasso di povertà infantile, aumenta anche il rischio di lavoro minorile"

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Un pacchetto contenente sementi provenienti da 12 Paesi arabi e un libro di Papa Francesco intitolato “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”, È questo il prezioso scrigno che il giovane libanese Michael Haddad, paralizzato da quando aveva sei anni a causa di una lesione al midollo spinale, ha portato in questi giorni nell’Artico. Il giovane, che si muove grazie a un esoscheletro, è l’ambasciatore di una iniziativa che intende sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza alimentare e sulle drammatiche conseguenze legate alla crisi climatica.

Reggio Calabria: inaugurato il primo cimitero per migranti vittime del mare 
"Un atto cristiano e politico nel senso più alto del termine" cioè ispirato alla tutela del bene comune. L'arcivescovo calabrese monsignor Fortunato Morrone parla della decisione di dedicare un apposito spazio di sepoltura a chi cerca la salvezza attraverso il mare e invece trova la morte 6 anni dopo che il Mediterraneo ha restituito 45 corpi di migranti deceduti in un naufragio per dare dignità a loro come a altri la diocesi di Reggio Calabria-Bova ha costruito un cimitero, grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica.

La parola “Dalit” deriva dal sanscrito, letteralmente significa “oppresso” ed è riferito a coloro che hanno uno status sociale così basso da essere emarginati, al di fuori del sistema delle caste della società indù. Spesso definite “intoccabili”, queste persone sono state nel tempo sfruttate e oggetto di vere e proprie atrocità. A loro appartiene l'arcivescovo Anthony Poola di Hyderabad, in India, che nel concistoro del 27 agosto sarà creato cardinale. Il primo porporato dalit della storia.


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Come tu, Signore, sei nel Padre, e tu e il Padre siete una cosa sola nell'unità dello Spirito, così ti chiediamo di essere noi una cosa sola in te, e fare così della Chiesa l'unità di tutti, figura quotidiana del regno che viene, speranza e gemito della creazione. Gloria a te, Padre, gloria a te, Figlio, gloria a te, Spirito. Amen


Pr 8,22-31    Rm 5,1-5   Gv 16,12-15

Gv. 15, 12-15

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità,

perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Tutto quello che il Padre possiede è mio;

per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


***

La prima parte del vangelo di Giovanni, il "libro dei segni", è conclusa. Siamo nel cosiddetto "Libro dell'Ora", l'ora di Gesù. Non ci sono più i segni del Tempio, del Vino Nuovo, dell'acqua che zampilla per la vita eterna, dell'umanità rialzata dalla sua paralisi, del recupero della vista, del pastore buono e vero ecc.

Gesù sta portando a compimento la sua strada egli esprime la sua verità, la verità che è lui e, in lui, la verità di Dio.

Ora, prima di consegnarsi totalmente, parla ai suoi. Condivide con i suoi. É arrivato il momento in cui egli non “li chiama più servi ma amici perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma l'amico si”.

I suoi discorsi e le sue azioni sono in qualche modo preceduti da immagini che ne offrono l'orizzonte. Così ad esempio, la consegna del gesto della lavanda dei piedi con la spiegazione che ne segue, è preceduto da quanto Gesù afferma a proposito del “chicco di grano che, se caduto a terra non muore, non può portare frutto”.

Infine, le parole del nostro testo hanno come sfondo l'immagine della vite e dei tralci. Siamo dunque in un contesto in cui Gesù ci parla di legami.

Gesù poi spinge l'attenzione in avanti: alle cose che dovranno accadere.

È spontaneo quindi ascoltare queste parole ponendoci dalla parte di chi, come ognuno di noi, è venuto e viene dopo.

Del resto, la similitudine – immagine della vite e dei tralci ci dice che c'è un legame di continuità tra Gesù e i suoi, anche quelli che vengono dopo di lui. Queste parole che considerano la vita cristiana in una successione temporale sono per noi consolanti perché Gesù non cala dall’alto la sua consegna come un blocco monolitico da prendere o lasciare, ma egli stesso prevede per noi un’esperienza credente aperta, graduale, in cui ognuno cammina con il suo ritmo. Se, infatti, la verità evangelica è l’amore leale per l’umanità e per ogni essere, essa non può che compiersi in un crescendo. L’amore, la benevolenza, la pace, la giustizia, la dignità, la cura sono tutti beni gratuiti che, una volta accolti, tendono a dilatarsi, non a consumarsi.

Cosa accade dopo?

Gesù preavvisa che quanto è successo a lui in termini di incomprensione, di rifiuto e di abbandono, accadrà anche ai suoi, presenti e futuri. Ma per ora, nell'ora di Gesù, il peso di questa situazione lo porta solo lui.

Quelli che sono con Gesù, a causa di Gesù possono trovarsi in difficoltà:

  1. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi...

  2. Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me...

  • Io penso che l'evangelista Giovanni intenda affermare che l'appartenenza alla comunità di Gesù, dipenda solo da questo. Proprio a fronte di una ekklesia che, forse, faceva dipendere da ben altri criteri l'appartenenza, criteri magari più in sintonia con il codice dell'impero, o con determinate correnti di pensiero ecc.

  • essere della sua comunità significa vivere il legame con lui.

La continuità è che ha dato ai suoi lo Spirito, la sua realtà più intima e profonda come, appunto, lo è l'alito, il respiro.

È singolare che in un momento di consegna delle cose più care ed importanti, tale trasmissione venga affidata non attraverso un'istituzione, ma tramite l'Alito, il Soffio, il Respiro... Cosicché, ciò che in un primo momento poteva apparire “peso” (non siete in grado di portarne il peso), ora è leggerezza. Si tratta della leggerezza della verità: la verità del Vangelo, la verità di Gesù, la verità di Dio, appunto, lo Spirito – il Respiro- di verità. La verità che non s'impone con la forza ma che attrae con il suo fascino perché altro non è che amore per l'umanità e per il cosmo (quando sarò elevato da terra attirerò tutto a me), è cogente, è libera, è leggera e forte allo stesso tempo.

Non c'è dubbio, la comunità di Gesù a cui pensa l'evangelista Giovanni è una Chiesa che ha respiro, il Respiro di Cristo! Quella forza leggera e presente come il respiro che unisce fortemente il Padre a Gesù e Gesù al Padre.

È questo amore efficace, questa realtà intima e profonda, che aiuta la Comunità credente a leggere le cose che accadono e che accadranno alla luce stessa di Gesù.

  • vi guiderà alla verità tutta intera

  • vi dirà tutto ciò che ha udito...prenderà quel che è mio... (il mio messaggio, la mia vita...) e lo calerà dentro le cose, le situazioni nelle quali vi troverete a vivere voi.

È nei due territori dell'intimità, dell'amorevolezza, dello slancio, della coscienza, del gemito e della preghiera che abita la sua presenza efficace, efficace nel far comprendere, vivere, muoversi, discernere e leggere la vita secondo Gesù e come Gesù.


Salmo 8


Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,

la luna e le stelle che tu hai fissato,

che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,

il figlio dell’uomo, perché te ne curi?


Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,

di gloria e di onore lo hai coronato.

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,

tutto hai posto sotto i suoi piedi.


Tutte le greggi e gli armenti

e anche le bestie della campagna,

gli uccelli del cielo e i pesci del mare,

ogni essere che percorre le vie dei mari.


Meditazione domenica Pentecoste C

 

Ricordiamo, O Signore, davanti a te

     Sono passati già 100 giorni dall'inizio di questa folle guerra: e non se ne vede la fine. Anzi, salgono le preoccupazioni per un allargamento del conflitto e non si può escludere una guerra mondiale nucleare. Se ne parla sempre di più. In tv si afferma che basterebbero pochi secondi per distruggere grandi città. E ci stiamo abituando a questo linguaggio. Sarebbe il suicidio dell'umanità. 

    La storia insegna che quando si inizia una guerra piccola non si immagina quanto grande possa diventare. Lo si vede dopo. Quando un leader decide di cominciare una guerra contempla le sue possibili vittorie: ma la storia ci mostra la fine ingloriosa di tanti di questi leader. La storia ci insegna che spesso non si impara dalla storia. E gli errori si ripetono, errori che sono letali per chi li compie e purtroppo drammatici per i milioni di persone che li subiscono.

Intanto, l'invasione russa voluta da Putin sta provocando morte e distruzione in Ucraina: l'Occidente ha le sue responsabilità nell'escalation della tensione nell'area, ma l'attacco russo non ha giustificazioni. Muoiono bambini, muoiono i civili, vengono distrutti edifici residenziali, ospedali, case, scuole, chiese. Le famiglie vengono divise, i profughi e gli sfollati sono milioni. Tante vite sconvolte e distrutte in Ucraina. Un Paese distrutto è un crimine contro l'umanità. Anche in Russia si piangono tanti ragazzi mandati a morire non si sa perché. E nel mondo è colpita un'economia che si stava appena cominciando a riprendere dai colpi della pandemia. Ora ci sono anche la guerra del gas, la guerra del petrolio, la guerra del grano: e per i poveri c'è più povertà e più fame. Senza contare l'odio che cresce, i sentimenti di rabbia, di violenza e di vendetta che aumentano e preparano altra violenza, altri rancori, altri lutti.

La guerra è una pazzia, ha detto più volte Papa Francesco. È un'avventura senza ritorno, aveva detto Giovanni Paolo II. Serve una parola di pace, una profezia che sappia dire con forza “basta” a questa guerra e a tutte le guerre dimenticate nel mondo: Siria, Yemen, Etiopia, Somalia, Myanmar ... Abbiamo bisogno di coraggio per trovare una via d'uscita a tanta devastazione. Abbiamo bisogno di trovare il coraggio di ribellarci alle guerre comandate da qualche potente che manda a morire gli altri. Quante altre morti serviranno per poter dire "basta"? Quando si sveglieranno i popoli per dire che vogliono vivere in pace?

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison


Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Un bel segno di speranza ci viene dalla nomina del Card. Matteo Zuppi a presidente della Conferenza Episcopale Italiana, un segno di discontinuità da un passato in cui la chiesa italiana cedeva spesso e volentieri alla tentazione di schierarsi con i vincenti.

Ascoltiamo alcuni stralci della lettera in occasione del 2 giugno festa della Repubblica

«Carissima, carissimo – afferma il Card. Zuppi nelle prime righe del testo – la vedo operare negli uffici, nelle aule di università o delle scuole, in quelle di un tribunale o nelle stanze dove si difende la sicurezza delle persone, nelle corsie dove si cura o nel front office di uno sportello, nei laboratori o lungo le strade per renderle belle e proprie, nei ministeri o in qualche ufficio isolato dove non la nota nessuno, nei cortili delle caserme o nei bracci delle carceri. In realtà tanta parte del suo lavoro non si vede, ma questa lettera è per lei. Istintivamente le darei del tu, ma preferisco cominciare dal Lei per il grande rispetto che nutro».

Le persone sono il filo che tiene insieme il vestito: la capacità del sarto è proprio quella di non farlo vedere, ma il filo è necessario perché i pezzi di stoffa si reggano insieme. Così è il suo lavoro, prezioso per le istituzioni della nostra casa comune, e ogni pezzo è importante. Davvero».

«Il suo lavoro è un servizio per il bene della comunità, composta da tante persone. Così tante che non possiamo sapere chi siano, eppure sono la mia e la nostra comunità. Sì, perché siamo una comunità, dobbiamo tornare a esserlo».

«Il nostro è il tempo in cui realizzare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cosiddetto PNRR, e mi sembra possa essere un’occasione davvero decisiva dopo tanta sofferenza. Durante la pandemia abbiamo capito quanto le fragilità, le contraddizioni, le ingiustizie siano anche conseguenze dei rimandi, dei ritardi, delle furbizie, delle cose che bisognava fare e che non sono state fatte, degli interessi privati che hanno condizionato le scelte politiche. Le cause di tante sofferenze sono a volte così lontane che non le sappiamo più riconoscere. Quello che vorrei dirle è che abbiamo un grande motivo per dare oggi tutti il massimo, ed è per questo che ho pensato di scriverle! Vorrei che anche nessuno di noi perdesse questa opportunità. Sappiamo che c’è bisogno di istituzioni che funzionino bene, anzi meglio, ed è per questo che dobbiamo cercare la qualità».

« Gli uomini e le donne che hanno scritto la Costituzione avevano davvero sofferto molto, toccato con mano quanto l’umanità può restare sfigurata dalla violenza, ma avevano visto anche come uomini e donne sanno resistere e persino agire da eroi quando è necessario per aiutare qualcuno che soffre. Hanno perciò voluto lasciarci, nella Costituzione, un progetto per costruire e mantenere una società più umana e umanizzante, per riuscire a evitare le sofferenze da loro vissute. E tutto comincia dal sapere fare unità. Mi sento chiamato a questo come cristiano, credo si possa realizzare prima di tutto con l’aiuto di Cristo, e ritengo che tutti, senza distinzioni, possiamo impegnarci a fare unità seguendo il progetto indicato dalla Costituzione».

Concludo col dirle che scrivo a lei ma scrivo in fondo a me stesso e a tutti noi cittadini, piccoli e grandi, e soprattutto a chi ha responsabilità perché abbiamo bisogno di tutti. La guerra attuale ci ha ricordato che la pace non è mai scontata e che bisogna lavorare tanto perché la nostra casa accolga tutti, insegni a stare insieme tra diversi, lotti contro ogni ingiustizia, difenda i diritti di ciascuno e non metta mai in discussione la persona. Anche per questo non dobbiamo avere paura di accogliere, di dare fiducia, la possibilità di mettersi alla prova, di ascoltare con l’orecchio del cuore. Aggiustiamo quello che non funziona. Ogni persona è preziosa se è amata e difesa, come ogni persona è insignificante quando questo sguardo manca. È necessario che tutti coloro che lavorano nelle e per le istituzioni ritrovino un vero spirito di servizio e nel contempo che tutti i cittadini sappiano ritrovare e ricostruire la loro fiducia verso le istituzioni».

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la gloria, O Signore: Gloria in excelsis Deo


Signore Gesù Cristo, nel tuo Vangelo ti ci rassicuri: “Non vi lascerò mai soli; vi invierò lo Spirito Santo - lui sarà un sostegno, un consolatore, donaci di rimanere in comunione con Dio giorno dopo giorno. Amen


At 2,1-11    Rm 8,8-17   

Gv 14,15-16.23-26

15 «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

23 Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26 Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».


***

Questo breve testo che troviamo all’interno del capitolo 14, appartiene ai discorsi di saluto di Gesù prima della sua passione e morte.

Potrebbe quindi avere le caratteristiche di un testamento spirituale. Al momento del congedo si consegnano ai propri cari e agli amici le cose che davvero contano.

Se Gesù fosse un caposcuola porrebbe nelle mani dei discepoli i testi fondamentali che riguardano i principi del suo pensiero.

Nelle parole di Gesù, invece, non c’è posto precisazioni di ordine dottrinale, morale, giuridico e quant’altro.

Il brano apre con un esplicito richiamo all’amore: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”.

Il tema dell’amore per Gesù e per il Padre attraversa ed unisce tutto il testo.

L’amore di cui parliamo però, non rimane nel vago, non si confonde con un’emozione sentimentale passeggera di cordialità. Esso comporta un ‘osservare i cuoi comandamenti’. Tanto a dire permettere che le parole che racchiudono la sua vita vivano dentro di noi; diventino così sostanza anche per la nostra vita. Attenzione dunque, i comandamenti di cui parla Gesù sono “suoi comandamenti”, non le regole o i dogmi di una tradizione religiosa. E i suoi sono l'amore verso gli altri, l'amore che diventa servizio agli altri.

Amatevi come io vi ho amati ... (come nella lavanda dei piedi) sarete beati se vi laverete i piedi gli uni gli altri”. L'amore che Gesù chiede per sé è quello declinato per gli altri. Gli altri, ovvero ogni alterità può trovare spazio nei discepoli e nelle discepole di Gesù. Questo è il suo comandamento/i che a sua volta ha ricevuto dal Padre, perché il Padre ama l’umanità con questa capacità di vivere l’altro e di prendersene cura. Osservare infatti significa “custodire con cura” il frutto di un'esperienza o di un dono prezioso; un lasciare spazio dentro di noi alle parole di Gesù per consentire che diventino vita in noi.

Questo può avvenire perché, appunto, realizza in noi la sua presenza donandoci il suo Spirito che è spirito di amore e di servizio.

L'amore leale per l'umanità e il servizio è così lontano dalla logica del mondo tanto che il mondo non lo può ricevere né conoscere. Il mondo conosce solo il dominio. Occorre precisare che il mondo di cui parla Gesù è il mondo che non è orientato ad amare, né a servire, ma dominare, sottomettere, imporre.

Il mondo, ossia i criteri mondani, non può fare esperienza (conoscere) di Gesù, né del Padre.

L’esperienza, quella che nel Vangelo viene espressa col verbo conoscere, ma che non riguarda la conoscenza intellettuale quanto appunto quella esperienziale, è una forza che Gesù chiama Spirito (consolatore – paraclito – avvocato). In una parola una forza che fa risuonare le parole di Gesù dal di dentro dei cuori, come un avvocato che in un dibattimento processuale conferma e suggerisce al suo assistito cosa dire e non dire. per Gesù questo Spirito è anche Santo (qadosh - separato) ovvero chela sua azione in noi ci separa dalla mentalità oscura e mondana dei poteri forti incapaci di amore e di cura.

È una parla di consolazione quella che Gesù ci consegna. Noi camminiamo nell’incertezza tra la chiamata a partecipare alla cura e all’amore leale di Dio per l’umanità e per ogni essere e la fragilità che ci fa oscillare continuamente verso le istanze mondane di potere e di dominio sugli altri e sulla natura. Ma proprio per questo motivo l’azione dello Spirito in noi è una forza interiore che non cessa il suo lavoro in noi: “lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Incessantemente continuerà a ri-cordare, a farci ritornare al cuore del Vangelo senza paura e senza tentennamenti e il cuore del Vangelo è “amatevi come io vi ho amati”!


Salmo 103

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.