Meditazione Domenica VI dopo Pasqua B

 


Ricordiamo davanti a te, o Signore

Haiti. Le bande armate sono tornate in azione nella capitale, Port-au-Prince con la politica del terrore. Sullo sfondo violenti piogge che, negli ultimi giorni, hanno provocato vittime e danni. 

Sud Africa, assassinato a Pretoria un sacerdote stimmatino. Padre Paul Tatu, 45 anni, originario del Lesotho, sarebbe stato freddato dopo essere stato costretto a salire su un'auto, forse perché aveva assistito a un femminicidio.

È salito ad almeno 50 il numero di morti causati dall'ondata di maltempo che si è abbattuta sullo stato brasiliano di Rio Grande do Sul nell'ultima settimana. I violenti temporali hanno causato frane, smottamenti ma soprattutto allagamenti.

Almeno quarantadue persone sono rimaste uccise a causa dello scoppio di una diga in una città a nord di Nairobi: Ci sono ancora molte persone sepolte nel fango, si sta lavorando per il loro recupero.

In Africa australe è in corso una grave siccità che gli esperti dicono causata principalmente dal fenomeno climatico El Niño. Sono minacciati i raccolti ed è in corso una carestia che affligge gran parte della popolazione, ma anche gli animali ne subiscono gravissime conseguenze. Branchi di ippopotami rischiano di morire di sete e di caldo in Botswana perchè restano intrappolati nel pantano dove prima c'era l'acqua.

Secondo il Fondo Onu per l'infanzia (Unicef), il conflitto nel sud del Libano tra Hezbollah e Israele ha costretto circa 30mila tra bambini e ragazzi ad abbandonare le loro case assieme alle loro famiglie. In tutto, secondo Unicef, i civili sfollati in Libano sono 90mila dopo più di sei mesi di conflitto armato.

Un'intensa siccità ha colpito il sud del Vietnam ad aprile, quando le temperature sono salite fino a quasi 40 gradi lasciando anche gli agricoltori in difficoltà per mantenere in vita i loro raccolti.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

Dopo l’innesco negli Stati Uniti a metà aprile, sta attecchendo in profondità pure in Europa l’ondata di proteste universitarie in segno di solidarietà verso i civili palestinesi e per la fine dell’offensiva israeliana.

L'Unesco ha assegnato il premio mondiale per la libertà di stampa a tutti i giornalisti palestinesi che seguono la guerra a Gaza, dove Israele sta combattendo contro Hamas da oltre sei mesi. "In questi tempi di oscurità e disperazione, desideriamo condividere un forte messaggio di solidarietà e riconoscimento ai giornalisti palestinesi che stanno coprendo questa crisi in circostanze così drammatiche". "Come umanità, abbiamo un enorme debito nei confronti del loro coraggio e del loro impegno per la libertà di espressione.

L'appello del Papa: "basta investire nelle armi, è terribile guadagnare dalla morte". “Purtroppo oggi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi”. A lanciare l’ennesimo appello contro la guerra e, in particolare, contro l’industria delle armi, che genera guadagni costruendo strumenti di morte è stato papa Francesco al termine della consueta udienza generale del mercoledì.

Primo Maggio. Nel corso della sua visita allo stabilimento Assolac-Granarolo a Castrovillari Mattarella ricorda che "il lavoro non è una merce. Ha un valore nel mercato dei beni e degli scambi. Anzi, ne è elemento essenziale, perché senza l'apporto della creatività umana sarebbe privo di consistenza e di qualità. Ma proprio la connessione con la realizzazione della personalità umana conferisce al lavoro un significato ben più grande di un bene economico; lo rende elemento costitutivo del destino comune".

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a

disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria, gloria in excelsis Deo…

Signore Dio di amore, che ci cerchi continuamente, e trovi in noi la bellezza profonda dell'amicizia con te, concedici di trovare in te la fonte della speranza e della gioia. Sii tu benedetto nei secoli. Amen



Atti 10, 25-27. 34-35. 44-48 1Gv 4, 7-10;

Gv. 15, 9-18


Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


***


Il brano è la continuazione della similitudine della vite e i tralci (Gv 15, 1-8) per mezzo della quale Gesù rendeva esplicito il tipo di relazione che intercorre tra lui e i suoi discepoli. In essa, il verbo di sintesi è rimanere in Gesù; fare uno con lui. Vale a dire la consegna che ha ricevuto dal Padre, cioè compromettersi fino in fondo per la causa dell’umanità. Tale modo di vivere è chiamato da Giovanni “amare fino a dare la vita”. In altre parole, per il Padre e quindi anche per Gesù, davanti a tutto viene l’umanità.

Non il tempio – non il culto – non il sabato – non l’istituzione – non la dottrina – non la gerarchia – non l’identità culturale …ma l’umanità: i poveri, i lontani e gli allontanati, quelli che sono considerati peccatori, le donne, gli esclusi/e

Di fronte alla questione umanità, Gesù abbandona ogni atteggiamento strumentale. Il suo è un amore leale perché Dio, il Padre, che come dice la seconda lettura, appunto, è amore, ama senza secondi fini.

Non si ama l’altro perché passi dalla nostra parte e magari entri a far parte della nostra religione; non si amano le persone perché così ci sentiamo buoni…perché in questo modo si accresce la nostra reputazione…perché così guadagno consensi…e alla fine ci meritiamo di andare in paradiso.

Dio ama tutti perché ognuno di noi per lui è importante. Gesù, come il Padre, ama l’umanità di amore leale, ossia non in vista di un ritorno. Egli dà la vita, compromette la sua vita. mette in perdita la sua vita. È questo il sentire profondo nel quale Gesù chiede di rimanere.

Osservare i comandamenti, o il comandamento, significa quindi custodire con cura (ob-servare) la preziosità di parole (comandamenti) che muovono dentro.

Si tratta di accogliere, prima di tutto in noi, i profondi atteggiamenti del Signore fino a condividerli da amici:

- “Non vi chiamo più servi ma amici perché sapete…”. Perché voi pure “rimanete” in questo orizzonte delle parole che il Padre mi ha dato in consegna. Ed è nella partecipazione a questa causa, a questa proposta che troverete senso e pienezza: “Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

L’autore della seconda lettura dice che in questo orizzonte di sensibilità per gli altri è contenuta nientemeno che la stessa esperienza di Dio: “Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio”. Essere dalla parte dell’uomo, permettere all’altro di abitare i sentimenti e le scelte che emergono dalla coscienza, sentire nell’animo il movimento di compassione, consentire alla sensibilità umana di partecipare alle gioie e ai dolori, alle speranze e alle angosce della gente…questo è l’amore di cui parla il Vangelo. Questo amore capace di compromettersi e di implicarsi non si esaurisce in un’emozione momentanea. Inoltre, questa qualità dell’amore per i discepoli del Signore non è facoltativa, è un comando, ovvero una parola che raccoglie ciò che Dio desidera. Dio vuole che le persone si considerino fratelli e sorelle perché lui è Padre. Questo lui vuole! Respingere i barconi pieni di uomini e donne nel mare della disperazione, magari per difesa di un’identità religiosa cristiana, è contro Dio! Ed è peccato rimanere acquiescenti!

Il racconto di Atti degli Apostoli della prima lettura rappresenta un’autentica messa in pratica del comandamento dell’amore. Pietro e Cornelio, un pagano, non sono solo due personaggi, rappresentano due mondi, due orizzonti di vita separati e, almeno da parte di quella tradizione da cui proviene Pietro, a questa separazione contribuiva non poco la religione. Due uomini, due mondi, due esperienze di vita, separati in nome di Dio.

Tuttavia, entrambi maturano una certa comprensione delle cose, è loro data una visione: una visione l’uno e una visione l’altro. Dio ha manifestato loro qualcosa che va ben oltre gli stereotipi delle religioni. Qui il testo parla degli esiti di questa manifestazione. Comprendono che la reciproca distanza-separazione risulta incompatibile per Dio. Allora Pietro si reca a casa di Cornelio e Cornelio si muove verso Pietro.

Per Cornelio, Pietro è un “uomo religioso”, crede di doversi avvicinare a lui con di deferenza: “…si prostrò davanti a lui”. Ma Pietro, proprio in quanto consapevole di essere porta parola testimone del Cristo, esce con due significative affermazioni:

  • anch’io sono un uomo come te”

  • Dio non fa differenza di persone”.

L’uomo di Dio, il porta parola del Vangelo, di fronte ad un pagano afferma: “Io sono un uomo come te!”. Possiamo ritenere che in queste due affermazioni si realizza il desiderio di Dio. Il comandamento dell’amore si compie quando ognuno riconosce dentro di sé l’umanità dell’altro e la onora con cura.


Salmo 97

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Meditazione Va Domenica dopo Pasqua B

 

Ricordiamo davanti a te, o Signore

Persiste il clima di tensione in Etiopia, dove a inizio febbraio sono ripresi violenti combattimenti in una delle aree contese tra le regioni del Tigray e dell’Amhara, nel nord del Paese. Secondo le Nazioni Unite, sarebbero oltre 50 mila le persone sfollate a causa degli scontri armati nelle città di Alamata, Raya Alamata, Zata e Ofla, avvenuti tra il 13 e il 14 aprile.


Per la giornata della terra 2024 del 22 aprile, earthday.org ha lanciato la campagna mondiale “Planet vs Plastic” per eliminare la plastica per il bene della salute umana e planetaria, chiedendo una riduzione del 60% della produzione globale di plastica entro il 2040.


Patto Rwanda-Regno Unito: via libera alle deportazioni; il patto prevede il trasferimento nel paese africano dei richiedenti asilo che arrivano nel Regno Unito senza documenti. Nell’attesa di una presa in carico della loro richiesta d’asilo, le persone che arrivano attraversando la Manica in barchini di fortuna verranno deportate.


Dal 2018 almeno 253 giornalisti hanno lasciato il Nicaragua a causa della repressione del governo. E' quanto emerge da un rapporto pubblicato dalla Ong di difesa dei Diritti umani "Nicaragua mai più" secondo cui in diverse occasioni i giornalisti sono stati definiti dalle autorità "terroristi" e "mercenari dell'informazione".


L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha oggi espresso allarme per la "violenta repressione" in Iran di donne e ragazze in relazione all'obbligo di indossare l'hijab e per un progetto di legge che rischia di imporre sanzioni ancora più severe le per chi viola il codice di abbigliamento.


Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza


La nascita di Sabreen, speranza nell’orrore della guerra. La bimba è venuta al mondo nel sud della Striscia di Gaza mentre la mamma, così come il papà e la sorellina, moriva colpita dalle bombe israeliane. I medici sono riusciti a salvarla con il cesareo.


Papa Francesco continua a lanciare appelli per la pace, con una attenzione particolare per Ucraina e Striscia di Gaza: "Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine", ha detto Bergoglio in una intervista a Cbs News. "Per favore. I paesi in guerra, tutti quanti, fermino la guerra. Cerchino di negoziare. Cerchino la pace".


Dopo 170 giorni quattro panifici nel nord di Gaza hanno riaperto. Lo rende noto Wfp (World Food Program) sottolineando, in un post su X, che sono stati distribuiti carburante e farina di frumento.


Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito 29 attestati di “Alfiere della Repubblica” ad altrettanti piccoli eroi che si sono distinti per coraggio e solidarietà. «Azioni non rare, ma rappresentative di comportamenti diffusi, azioni e sentimenti da incoraggiare e diffondere tra i giovani» per farne «adulti consapevoli dell'importanza della solidarietà in un mondo attraversato da conflitti, cambiamenti climatici, crisi ambientali»

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a

disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria, gloria in excelsis Deo


Atti 9, 26-31 1Gv 3, 18-34

Gv 15, 1-8

Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

***

Ci troviamo in nella seconda parte del Vangelo di Gv. dove, in un certo senso, i segni sono finiti. Qui ci stiamo avvicinando all'ORA di Gesù, al momento della realizzazione di quanto preannunciato dai segni. In questo momento sono le parole, ossia i suoi discorsi, ad indicare il compimento.

Il contesto nel quale cade questo racconto è iniziato con un altro elemento del mondo rurale: il “chicco di grano” (12, 24) che per portare frutto deve morire. Là Gesù parlava di sé, della sua vita.

Nel testo presente ci parla del portare frutto da parte dei discepoli e delle condizioni necessarie a questo scopo.

Io sono la vite quella vera.

***

Nel primo testamento la vite di cui parlarono i salmi e i profeti è sempre stata il popolo d'Israele. Gesù è il frutto più bello e pieno di questo cammino di popolo.

Israele era vite “scelta”, scelta tra gli altri popoli. Gesù è vite “vera” perché si unisce a tutti gli altri, la linfa che scorre nel suo essere è l'amore per l'umanità (vedi lavanda dei piedi!). Questo amore, Gesù lo ha imparato dal Padre.

Pertanto, essere uniti a lui, aver a che fare con lui, comporta delle conseguenze. L'accento di questo rapporto che intercorre tra Gesù e i suoi, portato avanti sul filo del rapporto tralcio – vite sta forse ad indicare un tema di carattere ecclesiologico. L'evangelista ci fa comprendere che l'essere comunità di Gesù ci impegna a non prescindere da lui, o meglio, non riferirsi a lui formalmente o soltanto a parole, ma nelle scelte, nel suo amore per gli altri, nel suo lavare i piedi dell'umanità. Da qui la grande insistenza sul verbo rimanere.

La “parabola-immagine della vigna” ci parla poeticamente di un'unione profonda e vitale, cioè generativa, tale da suscitare frutti buoni.

Si tratta di uno stile di vita. Rimanere in una relazione, rimanere dentro una condivisione, rimanere nell'amicizia, rimanere in una parola con un ascolto intenso, perseverante, coinvolgente, rimanere dentro un orizzonte con i suoi specifici riferimenti ecc. In altre parole, si tratta di esprimere nella concretezza della vita la relazione che ci alimenta. Se per me è importante mantenermi (rimanere) in relazione con chi è potente, le mie manifestazioni saranno espressione di potenza o prepotenza. Se la mia relazione è con chi ama gli altri, esprimerò amore verso le persone. Se per me è importante mantenermi in relazione con il mondo degli affari, penserò che il frutto principale della mia vita è produrre denaro e così via

Evidentemente, questa insistenza fa pensare anche alla possibilità contraria: il non rimanere! Come possibilità di perdere il riferimento, la tipicità, la ragione fondativa di ciò che si è.

Può essere che le chiese a cui si rivolgeva Giovanni, fossero tentate di adottare ben altri riferimenti in teologie speculative di tipo gnostico o di rimanere con chi garantisce vantaggi, oppure, rimanere dentro una religiosità spiritualista, deviazionista, tutta protesa a gratificare il proprio bisogno religioso ma, in buona sostanza, senza amore, magari con molta dottrina... invece di rimanere dentro un processo che è già iniziato: Voi siete già purificati per la parola.

Il verbo purificare qui va inteso nel suo significato rituale di separare. Separati da cosa? In forza della parola, voi siete “separati” dalla mentalità mondana che è contraria all'amore che si china sull’umanità. Quando Gesù dice che siamo purificati intende dire che ci ha posto in una condizione di spirito, di mentalità e di stile di vita che in fondo è alternativo: voi siete alternativi, non appiattiti sul perbenismo del cosiddetto buonsenso comune.

Senza questo essere alternativi la vita della chiesa, dei cristiani è come legna secca.

Mt. direbbe: come sale insipido degno solamente di essere calpestato dagli uomini.

Gesù vuole invece i suoi amici delle persone significative.

In tutto questo il Padre è glorificato, ossia compiaciuto perché, in queste persone che “rimangono” con Gesù permanentemente come discepoli e discepole, si realizza la sua volontà, il suo desiderio per l’umanità.


Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.

I poveri mangeranno e saranno saziati,

loderanno il Signore quanti lo cercano;

il vostro cuore viva per sempre!


Ricorderanno e torneranno al Signore

tutti i confini della terra;

davanti a te si prostreranno

tutte le famiglie dei popoli.


A lui solo si prostreranno

quanti dormono sotto terra,

davanti a lui si curveranno

quanti discendono nella polvere.


Ma io vivrò per lui,

lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

annunceranno la sua giustizia;

al popolo che nascerà diranno:

«Ecco l'opera del Signore!».

Meditazione IVa Domenica dopo Pasqua B

 


Ricordiamo davanti a te, o Signore

 In Nigeria, la minaccia di rapimento degli studenti incide pesantemente sull'apprendimento dei bambini. Nel 2021, oltre un milione di bambini aveva paura di tornare a scuola e nel 2020 circa 11.500 scuole sono state chiuse a causa di attacchi.

Nel primo trimestre dell'anno, l'Argentina ha registrato 3,2 milioni di nuovi poveri a causa dell'impatto dell'inflazione sul potere d'acquisto. La povertà raggiunge circa 22,6 milioni di persone su un totale di 46,8 milioni di abitanti per il 2024.

Ambientalisti sul piede di guerra, in Brasile, per la decisione del ministero dei Trasporti di asfaltare la Transamazonica, un'autostrada di 870 chilometri che collega le città amazzoniche di Manaus e Porto Velho, in una regione conosciuta come "l'arco della deforestazione". 

Circa 70 persone sono morte da sabato a causa delle inondazioni improvvise che hanno investito l'Afghanistan. 56 persone sono rimaste ferite, più di 2.600 case sono state distrutte e più di 2.000 capi di bestiame sono andati perduti.

Dal 2020 al 2024 ci sono stati 302 suicidi nelle carceri italiane. La regione con il numero più alto di suicidi in carcere in questi ultimi anni è la Lombardia (48), seguita dalla Campania (33). Sono questi i dati divulgati in occasione dei presidi organizzati in 50 città italiane, sedi di carceri, dalla conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

Mobilitazione per dire "basta favori ai mercanti d'armi!". Nella sede di Libera, a Roma, nell'ambito dell'iniziativa "Basta favori ai mercanti di armi! Difendiamo la trasparenza e la democrazia nel commercio di armi" si è trattata una corale presa di posizione di molte sigle della società civile e dell'associazionismo cattolico contro un aggiornamento di una normativa che "non può e non deve diventare occasione per indebolire il controllo parlamentare" su questa materia.

“Noi, non loro”, l’inclusione passa da Scampia. Nella periferia di Napoli la terza edizione dell’appuntamento promosso dalla Cei presso il Polo a Scampia dell’Università Federico II che da oggi a domenica prossima abbatte le barriere non solo fisiche contro la disabilità, individuando necessità e risorse dei territori.

La lotta al tumore per le donne che vivono in strada Sotto il Colonnato di San Pietro, nell’ambulatorio del Dicastero per il Servizio della Carità, almeno 40 donne senzatetto hanno potuto usufruire di esami diagnostici per la prevenzione del tumore al seno d’intesa con l’associazione Komen Italia.

Venerdì 19 l'incontro di Papa Francesco con 137 Scuole di Pace, provenienti da 94 città di 18 diverse regioni italiane, nell’Aula Paolo VI, ha messo al centro i giovani, dando vita ad un dialogo con le nuove generazioni. L’evento “Trasformiamo il futuro. Per la pace con la cura”, vuole educare alla cura di sé, degli altri, della comunità, dell’ambiente e del mondo, come strumento di pace e di trasformazione del futuro.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a

disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria, gloria in excelsis Deo…

Signore Gesù, sposo e amico dell'umanità, che vuoi per ciascuno di noi un rapporto fondato unicamente sull'amore leale, liberaci dalla religione delle paure e degli obblighi. Chiunque ha un ministero di guida nella tua Chiesa, abbandoni ogni segno di umano potere e la sua sia un'autorevolezza di limpido spirito di servizio, per aiutare le donne e gli uomini, i piccoli e i grandi di ogni tempo ad ascoltare la tua voce che ci guida verso i pascoli della gioia e della libertà. Amen

Atti 4, 8-12 1Gv. 3,1-2

Gv. 10, 11-18

 Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

***

La citazione del Salmo 117,22, nella prima lettura, “Egli è la pietra respinta da voi costruttori, che è divenuta testata d’angolo” è la parabola dell’azione di Dio: assumendo in proprio la vicenda di Gesù, Dio ha scelto ciò che gli uomini hanno scartato. Sarà sempre così! Lo stesso versetto del salmo suggerisce un altro pensiero: in Gesù, Dio costruisce un nuovo tempio: Gesù è il tempio perché in lui, nella sua vicenda s’incontra Dio. È la fine della religione e l’inizio della relazione, la relazione di alleanza con Dio.

Giovanni, nella seconda lettura, si rivolge ai lettori con l’invito a guardare. Chi guarda porta l’attenzione su una determinata realtà. Si sofferma a considerare. “Guardate quale amore!”. Occorre scoprire una certa qualità di amore. È un invito che ci sospinge oltre lo scontato perché in questo amore da considerare è presente un aspetto sorprendente, ossia una promessa che ha a che fare ancora con lo sguardo: “Lo vedremo…”. Entrare nella visione è ciò che fa la differenza tra ciò che eravamo, ciò che siamo e quello che saremo. È come il disvelarsi di un percorso.

Ciò che, a detta di Gv., va considerato è un circuito d’amore nel quale avvertiamo di essere nella condizione di figli, cioè non sudditi! È una condizione sulla quale va esercitata una certa vigilanza perché non venga meno.

Guardate e vedremo, siamo e saremo è la scansione dei verbi. Quello che ci permetterà d’essere in pienezza non è quanto avremo realizzato di nostra iniziativa, ma il Volto che contempleremo, ossia i tratti veri dell’amore, della tenerezza, della bontà per l’umanità.

Si tratta di un messaggio che ancora una volta introduce una distinzione, opposizione, tra la religione e la relazione. A Dio ti puoi rapportare attraverso la mediazione di un apparato religioso, con i suoi obblighi, dogmi, codici, riti, riferimenti autorevoli ecc. e allora sei suddito. In questo caso appartieni al “mondo che non ha conosciuto Dio” perché non ne ha fatto esperienza. Oppure puoi essere figlio, vale a dire partecipe di quel circuito di amore per riversare verso gli altri la stessa tenerezza di Dio.

Il contesto del Capitolo 10 del Vangelo di Giovanni è dato dal clima di confronto teso con i rappresentanti dell’istituzione religiosa ufficiale giudaica. In rapporto al loro modo di intendere Dio, Gesù introduce un cambiamento profondo.

Possiamo sinteticamente distinguere due modi di intendere l’esperienza religiosa:

  • Quello dei rappresentanti ufficiali, sostanzialmente senza amore né per Dio, né per l’uomo, ma tutto è proteso a salvaguardare le forme per consolidare la propria posizione di interesse o di privilegio. In questa prospettiva è chiaro che le persone vengono asservite.

  • Quello di Gesù. Fondato sull’amore, anzi, radicato nella sorgente stessa dell’amore. È chiaro che, rispetto alla prima, la prospettiva risulta totalmente differente.

Nell’A.T. Jhwh era il Pastore d’Israele. Gesù esprime e manifesta l’azione pastorale di Dio verso il suo popolo e verso l’umanità. La simbologia del pastore, visto come alternativo al salariato, esprime la nuova situazione della relazione con Dio.

Il pastore descritto con l’aggettivo “buono-bello” indica la nobiltà delle sue finalità rispetto a quelle del mercenario. La sostanza è che mentre gli specialisti della religione agiscono anteponendo sé stessi e il loro tornaconto, Gesù agisce coinvolgendo sé stesso fino a mettere a repentaglio la propria vita. “Offre la vita”.

Il motivo e fondamento di tutto ciò è dovuto al fatto che il Pastore conosce le pecore e le pecore lo conoscono. Si tratta di una conoscenza che sottende un particolare prendersi curaSolitamente, nella prassi pastorizia del tempo, più di un gregge veniva radunato in un unico ovile, proprietà di una cooperativa di pastori. Ogni gregge però non si confondeva con gli altri per il semplice fatto che conosceva la voce del proprio pastore. Così, un verso, un grido, un fischio o qualsiasi altro segno fonetico richiamava gli animali dietro il pastore giusto.

L’amore, il fatto che egli si prende cura delle persone per quello che sono, fa la differenza tra la relazione con Dio come la vive e la propone Gesù Cristo e i sui interlocutori della religione ufficiale.

Il motivo teologico dell’atteggiamento di Gesù verso di noi è dato semplicemente dal fatto che egli lo ha appreso dal Padre. Si, il Padre ama l’umanità e di ognuno se ne prende cura e Gesù, che lo conosce bene, non fa altro che agire come il Padre.

È normale per lui “offrire la vita” di sua propria iniziativa, senza alcuna costrizione dal momento che egli è dentro questo circuito d’amore. Ma c’è di più: offrendo la vita, davvero egli vive (la riprende); se si sottraesse a questa dinamica di amorevolezza per l’umanità che sente come spinta interiore, per lui sarebbe come morire definitivamente.

Ho altre pecore che non sono di quest’ovile”. Si tratta proprio di noi.

Gesù ci “conduce fuori” dalle strettoie di una religiosità ingessata; fuori dove c’è acqua, cioè vita, amore e libertà. A noi è offerta la possibilità di seguirlo, vale a dire di “ascoltare la sua voce”.


Salmo 117

Rendete grazie al Signore perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.

È meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nell’uomo.

È meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nei potenti.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,

perché sei stato la mia salvezza.

La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Vi benediciamo dalla casa del Signore.

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,

sei il mio Dio e ti esalto.

Rendete grazie al Signore, perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.


Meditazione IIIa Domenica dopo Pasqua B

 



Ricordiamo davanti a te, o Signore

Ricordiamo il grave incidente avvenuto nella struttura idroelettrica di Bargi, sul lago di Suviana, Il disastro si è consumato in pochi minuti alle 14.30, martedì 9 aprile, quando l’esplosione di una turbina ha innescato un vasto incendio a cui è seguito un allagamento e poi il crollo di un solaio nella centrale idroelettrica di Bargi. Gli operai che lavoravano alla messa in opera di adeguamenti della centrale, non hanno avuto scampo.

Sono decisioni disperate quelle a cui è chiamato il personale sanitario in servizio a Rafah. Dopo sei mesi di conflitto fra Israele e Hamas, la devastazione delle strutture ospedaliere mette quotidianamente a rischio la sopravvivenza dei neonati e delle loro mamme.

Dalla fine di febbraio la situazione della sicurezza nell'area di Port-Au-Prince, capitale di Haiti, è notevolmente peggiorata a causa dell'azione di molteplici bande. Quasi 95.000 persone sono fuggite negli ultimi 30 giorni verso le province haitiane.

Sono già 4,4 milioni i contagi da febbre dengue registrati nei Paesi dell'America latina e dei Caraibi nelle prime 15 settimane dell'anno. 

Brasile. La ong Earthside denuncia il 'cotone sporco' dei colossi della moda. Due marchi europei sarebbero "vincolati" ad attività illegali di deforestazione su larga scala in Brasile, quali esproprio di terre, corruzione e violenza nelle piantagioni di loro proprietà.  il cotone certificato come etico dal più grande sistema di certificazione al mondo, Better Cotton, risulterebbe invece "contaminato" da numerosi reati ambientali. Questo cotone viene poi esportato a diversi produttori asiatici che insieme producono annualmente circa 250 milioni di capi di abbigliamento e articoli per la casa.

Almeno 38 migranti, tra i quali dei bambini, sono morti quando la loro imbarcazione è affondata al largo delle coste del Gibuti. Le 38 vittime erano cittadini etiopi la cui imbarcazione, diretta in Yemen.

Il caporalato entra a scuola: in Sicilia docenti costretti a pagare il pizzo. Sarebbero stati costretti a restituire parte dello stipendio, dopo averlo incassato, e a lavorare più ore del previsto. I carabinieri della Compagnia di Cefalù hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare su richiesta della Procura nei confronti di cinque indagati, accusati, a vario titolo, di estorsione e sfruttamento del lavoro.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

Ucraina, aperto da Unicef a Odessa uno spazio sicuro per bambini e famiglie. Presso la stazione ferroviaria della città meridionale ucraina inaugurato uno Spilno Child Spot. Diffusi in 22 regioni del Paese, si tratta di luoghi per aiutare i genitori con i figli minori e offrono supporto essenziale come consulti medici o assistenza abitativa, servizi di sostegno psicosociale.

Il genocidio del 1994 nel Rwanda, che viene ricordato in questi giorni, è stato una tragedia che ha dimostrato quanto male possa arrecare l’odio. Trent’anni dopo, grazie agli sforzi per la riconciliazione e l’unità, il Paese, che era diviso, sta adesso lavorando per il suo sviluppo e la ricostruzione.

La presidente dell'Associazione delle "Abuelas de Plaza de Mayo" (le nonne di Piazza di Maggio), Estela de Carlotto, riceverà il 17 aprile dall'Università degli Studi Roma Tre una Laurea Honoris Causa "per il suo impegno civile, umano e culturale unanimemente riconosciuto". Un'iniziativa, si legge in una nota, che "consente di fare memoria della tragedia dei desaparecidos consumata in Argentina con il colpo di stato militare del 1976".

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a

disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria, gloria in excelsis Deo…


Vienici incontro, o Signore, quando, delusi perché non succede nulla, siamo tentati di tornare indietro, di riprendere le abitudini di sempre. Dopo la notte di ogni allontanamento, donaci di ritrovarti all'alba per riconoscerti nostro unico Signore. Amen

Atti 3, 13-15. 17-19; 1Gv. 2, 1-5a;

Lc. 24, 35-48

35 Ed essi (i due di Emmaus) raccontarono ciò che era accaduto lungo il cammino e come l’avevano riconosciuto allo spezzare del pane.

36 Mentre parlavano di queste cose, Cristo stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 37 Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse loro: Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nei vostri cuori? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi ed osservate: un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che io ho”. 40 E mentre diceva queste cose, mostrava loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la gioia non riuscivano a crederci ed erano pieni di stupore, egli disse loro: “Avete qualcosa da mangiare?”. 42 gli diedero un po’ di pesce arrostito. 43 Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

44 Poi disse: “Era proprio questo che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisognava che si adempia tutto ciò che di me era scritto nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. 45 Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture. 46 Ed aggiunse: “Così sta scritto: il Cristo doveva patire e il terzo giorno risuscitare dai morti; 47 nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione ed il perdono dei peccati. 48 Voi sarete testimoni di tutto questo.

***

Quanto viene raccontato in questa parte conclusiva del Vangelo di Luca è collocato nella stessa giornata. Viene così sottolineata l’unicità del mistero di Cristo unificatore di tutto: del passato e del futuro, dell’antica alleanza e della nuova. È il compimento.


Inizia con l’esposizione del racconto dei due di Emmaus e termina con la consegna ai discepoli dell’incarico: “Voi sarete testimoni di tutto questo”. Al cuore del racconto troviamo l’esperienza dell’apparizione, le differenti reazioni della comunità dei discepoli e l’istruzione da parte di Gesù a comprendere la sua vicenda all’interno della comprensione delle Scritture: “aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture”.

Questo brano poi ha delle somiglianze con il testo di domenica scorsa: Gesù si presenta in mezzo alla Comunità che è ancora attraversata dal dubbio, consegna il dono della pace, invita a constatare la realtà della risurrezione nella sua vera corporeità. È un racconto che sottolinea altri aspetti rispetto a quelli che rimarcava il Vangelo di Giovanni, ma è evidente che il primo, quello di Luca, ispira il secondo (quello di Giovanni).

Constatando che tutto viene concentrato nell’arco temporale di una giornata e che in un unico momento ci vengono riferite l’evocazione dei due di Emmaus, le reazioni dei discepoli all’apparizione di Gesù, le sue parole circa la sua corporeità e la rivisitazione delle Scritture, il mandato della testimonianza ecc., credo fondato ritenere che il presente brano non corrisponde ad un unico episodio ma ad una sintetica narrazione per illustrare il cammino di fede che una comunità di discepoli è chiamata a compiere per essere in grado di testimoniare la risurrezione con la propria vita.

Assimilare la realtà della presenza di Cristo nella propria vita non è come apprendere una notizia qualsiasi; occorre fare i conti con molte cose, occorre soprattutto assimilare dal Risorto una vita da risorti con Cristo. In altri termini, il discepolo che ha metabolizzato la pasqua del Signore e ora vede le cose come le vede lui, ossia, nonostante tutto, alla luce della speranza del “terzo giorno”. È per questo che, abitato dallo shalom fino al punto di rimettere in piedi le situazioni sbagliate (rimettere i peccati), di tutto questo ne è testimone. È un processo non facile che richiede tempo perché non si compie in un solo momento.

Gli atteggiamenti che contrastano tra loro come lo smarrimento, la gioia, la comprensione, il dubbio, il fraintendimento – è un fantasma (?) – esprimono molto efficacemente quanto tempo e quanto lavorio esige per la comunità assimilare la vita del Signore nel proprio modo di vivere per permettere alla risurrezione di manifestarsi come promessa e possibilità di cambiamento. I sentimenti contrastanti, di cui parla il testo, ci consentono di capire che il cammino (il processo) non è affatto lineare. La nostra stessa fede è talvolta un avanzare a tentoni. In ogni caso, il racconto evangelico non smette di ricordarci che il Signore non ci abbandona a noi stessi mentre lui se ne sta lontano ad attenderci che finalmente giunga a compimento il nostro cammino. Un lapidario “Gesù stette in mezzo” sta a dimostrare che egli rimane presente come Signore Vivente nonostante i ritardi e la durezza di cuore. Rimane cioè sempre in contatto con i nostri dubbi e le nostre paure, con gli slanci e le meschinità per accompagnarci. In qualche modo, i racconti pasquali che troviamo nei vangeli ci fanno capire che queste nostre strettoie sono passaggi necessari (?) per assimilare veramente la potenza della pasqua del Signore. Questa, in fondo, è la ragione principale per la quale Gesù ci consegna, senza esitare, il dono della pace come promessa sicura: “Shalom a voi”. Davvero la nostra esistenza in Cristo può essere paragonata al mare in tempesta, dieci quindici metri sotto l’agitazione delle onde, l’acqua è perfettamente tranquilla.

Per fugare ogni dubbio e paura e trasformare lo smarrimento in gioia, Gesù esibisce le mani e i piedi. In essi sono impressi i segni della sofferenza subita. Segni dell'abominio; segni di un’ingiustizia che s’è accanita contro un uomo innocente straziandolo. Sono le tracce di una condanna. Il mondo dell’ingiustizia lo ha buttato fuori, lo ha espulso come un rifiuto. Eppure ora, quei segni vengono presentati come prove di un cammino che conduce alla pace: “Pace a voi”. Anche Gesù, dunque, ha attraversato le nostre stesse oscurità e ora è con noi Signore Vivente.

Penso che questo necessaria correlazione tra la paura, lo smarrimento con la gioia e la pace sia l’intenzione profonda dell’evangelista nell’accentuare la corporeità di Gesù vivente:

40 E mentre diceva queste cose, mostrava loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la gioia non riuscivano a crederci ed erano pieni di stupore, egli disse loro: “Avete qualcosa da mangiare?”. 42 gli diedero un po’ di pesce arrostito. 43 Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”.

Per l’evangelista è decisivo che tra il Signore Vivente e quel Gesù che è stato crocifisso vi sia piena corrispondenza. Se così non fosse, se ci si dimenticasse dell’oscurità della croce, davvero il Signore sarebbe un fantasma. Un fantasma creato dai mille spiritualismi alienanti di ogni epoca. Come si potrebbe annunciare ai crocifissi della storia, donne e uomini oppressi dal male, schiacciati dalla colpa, derubati dalla speranza, umiliati nella dignità che li attende un giorno nuovo?

Del resto, basta comprendere il filo rosso delle Scritture – l’intelligenza delle scritture – per capire che questo è il modo di agire del Dio di Abramo, di Mosè, di Israele, dei profeti, di Maria e di Gesù. Dio è Dio della vita e salva in situazione di morte.

Grazie a quel indizio delle mani e dei piedi, i discepoli sono introdotti alla rivisitazione di tutto il percorso del Signore e “all’intelligenza delle Scritture”.

Cosa dicono le Scritture? Se ci sarà liberazione, sarà perché qualcuno entrerà dentro ferite provocate dal male con amore, non con odio né con rassegnazione, e se ne farà carico portandone le conseguenze.

Quei segni del male subito diventano indizi di nuove possibilità per credere che il cambiamento è possibile, che le nostre stesse ferite, disarmonie, complicazioni e conflitti possono guarire e che ha significato consegnare cuore, anima e forze a quel progetto annunciato e testimoniato da Gesù di Nazareth che si chiama Regno di Dio.


Salmo 4

Quando t’invoco, rispondimi,

Dio della mia giustizia!

Nell’angoscia mi hai dato sollievo;

pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Sappiatelo: il Signore

fa prodigi per il suo fedele;

il Signore mi ascolta quando lo invoco.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,

se da noi, Signore,

è fuggita la luce del tuo volto?».

In pace mi corico e subito mi addormento,

perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.


Meditazione IIa Domenica dopo Pasqua

 


Ricordiamo davanti a te, o Signore

Myanmar, i Rohingya senza cittadinanza ma costretti ad arruolarsi nell'esercito. Decimato dalle perdite sul campo, l’esercito birmano ha reclutato forzatamente uomini provenienti dalla minoranza di religione musulmana per inviarli in prima linea nella battaglia con l’Arakan Army, nello Stato di Rakhine.

Sette operatori umanitari della Ong americana World Central Kitchen sono morti in un attacco israeliano al centro della Striscia di Gaza mentre viaggiavano a bordo di un convoglio guidato da un palestinese, anch’egli rimasto ucciso nell’attacco.

Taiwan, la costa orientale devastata da un violento terremoto. Diverse vittime e più di 800 feriti il bilancio del violento sisma. Crollati circa 97 edifici, per ora si contano più di 120 disperse persone sotto le macerie

Kenya. Ananas Del Monte, frutti amari. Stupri, picchiaggi, aggressioni armate, torture e almeno sei persone uccise. Sulle violenze operate dalle guardie di sicurezza della multinazionale contro la popolazione locale all’interno dell’enorme piantagione è in corso un processo per violazioni dei diritti umani.

I bambini indigeni della riserva Yanomami in Amazzonia soffrono di disabilità, deterioramento cognitivo e malnutrizione a causa della contaminazione dell'ambiente da mercurio, utilizzato dalle miniere illegali per l'estrazione dell'oro.

Nell'ultimo anno un'escalation di violenza nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), ha costretto la chiusura di 540 scuole, esponendo i bambini al rischio di reclutamento da parte delle forze armate e al lavoro. 

La produzione negli opifici abusivi cinesi di abbigliamento e accessori, venduti poi con marchio Giorgio Armani, era «attiva per oltre 14 ore al giorno, anche festivi», con lavoratori «sottoposti a ritmi di lavoro massacranti» e con una situazione caratterizzata da «pericolo per la sicurezza» della manodopera, che lavorava e dormiva in «condizioni alloggiative degradanti». E con paghe «anche di 2-3 euro orarie, tali da essere giudicate sotto minimo etico».

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza

In occasione della Giornata Mondiale della Salute di oggi 7 aprile, l’Unicef ha reso noti i primi risultati del servizio “Here4U”. La piattaforma è riuscita ad aiutare oltre 2 mila ragazzi. I giovani tra i 19 e i 24 anni rappresentano la fascia più numerosa con 505 casi, seguiti da quelli tra i 16 e i 18 anni con 324 casi. Le esigenze per cui sono stati aiutati includono principalmente supporto legale, psicosociale e salute mentale.

Sudan, nonostante il conflitto i comboniani aprono una clinica per le cure palliative per i malati terminali "Aiutiamo chi è 'scartato' dalla guerra".

Gli oltre 250 bambini della scuola Kuriga sequestrati da uomini armati in un rapimento di massa nel nord-ovest della Nigeria all'inizio di questo mese sono stati rilasciati.

Sicilia, corridoi lavorativi per salvare vite umane e sostenere l'economia. Aziende di Bronte e Valledolmo offriranno lavoro stagionale ai cittadini marocchini che verranno formati nel loro Paese. Lo prevede il protocollo d'intesa firmato a Palermo tra associazione Lavoratori Stranieri Sicilia e Consorzio Umana Solidarietà e l’Unione Generale dei lavoratori marocchini.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria, gloria in excelsis Deo…

Vieni, Signore, ed entra nei nostri chiusi cenacoli perché abbiamo tutti di tutto paura. E poiché la tentazione di chiuderci in antichi steccati è sempre grande, vieni ed abbatti le porte dei cuori, le diffidenze e i molti sospetti soprattutto fra quanti dicono di crederti. Amen

Atti 4, 32-35 1Gv 5, 1-6;

Gv. 20, 19-31

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

***

In questo brano abbiamo la prima delle due conclusioni del Vangelo di Giovanni: “…Ma questi (i segni) sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. Il capitolo successivo è un'aggiunta ecclesiale assai significativa.

Avere la vita nel nome di Gesù, significa fare della nostra vita la manifestazione della sua risurrezione.

Nel racconto di atti 4, 32-35, la prima lettura, la Chiesa delle origini manifesta la risurrezione di Gesù attraverso una vita di condivisione: “Nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva…Il ricavato veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno”. Il “nome” di Gesù, ovvero la realtà della sua presenza vivente, comincia a manifestarsi laddove scompare la mentalità privatistica del “mio” e del “tuo” per rendere possibile la nostra originalità più radicale: la fraternità.

Gesù risorto attraversa così la porta di chi si chiude in sé stesso accumulando beni e risorse per proteggersi dagli altri. Con lui, l’altro, ogni altro non è più una minaccia alla propria sicurezza.

Invece, la sera di quel giorno, discepoli abitano la stanza della paura. Gv. rende questo clima con alcune espressioni: caduta la notte e le porte chiuse (sprangate).

Gesù, rendendosi presente dentro le paure, svela l’inconsistenza della loro chiusura, di ogni chiusura perché vi entra con l’amorevolezza inesauribile di colui che prima di morire si piegò a lavare i piedi. Grazie a quell'amore certo, la comunità delle discepole e dei discepoli può lanciarsi e sbilanciarsi fino ad osare la profezia del primo giorno dopo il sabato. Ecco perché il saluto di Gesù si realizza nel dono della pace-shalom come un restare in piedi nella vita, senza timori, come possibilità di realizzare le promesse di bene di cui ogni essere è portatore. Il dono diventa poi un incarico: Vi dono nolo shalom, rimettete i peccati. Vale a dire, riportare le situazioni umane in un orizzonte di giustizia e di verità.

Mi sono spesso interrogato sulla consegna di Gesù ai suoi di “rimettere i peccati”. Dobbiamo riconoscere che nel corso dei secoli i ministri della chiesa hanno operato una sorta di sequestro teologico, avocando a sé il potere (arbitrario) di accordare o negare il perdono delle colpe.

In altri termini, la chiesa ha letto in queste parole del Vangelo il conferimento di una potestas giuridico-canonica riservata ad alcuni mediatori. Eppure Gesù non ha emanato un decreto, ma ha soffiato l’alito; ciò che di lui è più intimo, vitale e misterioso.

Il per-dono, ossia il dono- per- il -dono, il dono che prescinde dal merito, non corrisponde esattamente a un’assoluzione di carattere forense; non è il colpo di spugna! È un’esperienza che sgorga dal di dentro sia per chi la offre come per chi la riceve. Un alito dal profondo come il respiro di Dio che nella creazione dà vita alle cose che ancora non sono.

Trovo molto bella l’espressione “rimettere i peccati”.

Il peccato, più che un’infrazione di una regola morale, è sostanzialmente una chiusura, un blocco, un peso che opprime e schiaccia. Perciò si tratta di un rimettere in piedi chi è schiacciato; un far rivivere (risuscitare) una relazione bloccata dal risentimento e dal sospetto; un ridare credito alla fiducia; un onorare la dignità distribuendo a ciascuno secondo il suo bisogno. Tutto ciò è rimettere i peccati e consentire che “la vita nel nome di Gesù” manifesti la sua risurrezione.

Chi, con Gesù, opera il passaggio dal risentimento al perdono, avverte dentro di sé la potente leggerezza dello shalom.

Talvolta, nell’attesa di una rivincita per un’offesa subita, con l’immaginazione accarezziamo il momento in cui l’altro cade umiliato davanti a noi, costretto a rimangiarsi tutto.

Mentre le migliori energie interiori si consumano dietro questo film, ci sembra di provare una sensazione di appagamento liberatorio. Invece ogni aspettativa di soddisfazione lascia spazio ad una intossicazione velenosa che ci disumanizza dal di dentro. Il veleno in noi va montando e le migliori energie si disintegrano.

Accogliere l’alito di misericordia del Signore e intraprendere la via del perdono (per-il-dono) porta ad avvertire che i primi beneficiari della guarigione siamo noi. Il veleno del rancore perde il suo principio attivo e, passo dopo passo, possiamo gustare intensamente il profumo della pace: Vi do la mia pace!

Occorre prendere parte al progetto di una nuova creazione sulla quale ormai il Signore ha già effuso il suo Soffio vitale. Questo è “avere la vita”.

Alla fede, che rompe con i “mondi chiusi”, si perviene attraverso un cammino da cui non è esente il dubbio e la perplessità (Tommaso è presentato come il “gemello”, lui è come noi, noi siamo come lui). Egli non perviene alla fede perché il suo bisogno probatorio ha raggiunto gli elementi sufficienti per credere, ma perché anche lui si trova di fronte a quei segni che lo riportano all'amore incondizionato e inesauribile. Se si fosse trattato di soddisfare il desiderio di avere delle prove, sarebbe bastato constatarne la presenza, invece, è invitato a toccare (entrare in contatto) con i segni di quell'amore. La fede non nasce dalle prove ma dall'amore. Infine, è assieme agli altri che si giunge a superare le strettoie del dubbio e si perviene alla commovente adesione fiduciosa. Lo sguardo fisso sui segni dell’amore fedele (guarda…tendi la mano) consente di rimanere uniti agli altri nonostante tutto. Possiamo rimanere con le nostre paure, fatiche, immaturità ecc. perché l’amore fedele non abbandona nessuno.

Salmo 117

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!


Meditazione Domenica delle palme - B

 


Tu sei l'unico re che ha voluto morire e non mandare a morte nessuno; andato a morte perché nessuno morisse invano. Noi non vogliamo altro re, o Signore. E tu dici a ciascuno di noi: “Non temere, corri il rischio di seguirmi di nuovo in ogni momento.

***

Mc. 11, 1-10

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».

Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.

Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:

«Osanna!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!

Osanna nel più alto dei cieli!».

***

La nostra attenzione è subito portata verso il puledro. Esso si trova nel villaggio “di fronte”. È uno spazio di fronte a Gesù che simbolicamente è altro da lui, possiamo pensare: alternativo a Gesù, opposto a Gesù. Potrebbe essere intenzione dell’autore segnalare in questo modo una certa contrapposizione tra Gesù e i dirigenti che gestiscono il tempio ed opprimono la vita del luogo.

Contestualizzato così, il racconto che spende non poche attenzioni per l’animale, intende citare un passo del profeta Zaccaria 9. 9: “Ecco il tuo re viene: egli è giusto e vittorioso, è mite e cavalca sopra un asino, sopra il puledro, figlio d’asina”.


La citazione quindi ci parla di un messia mite e non violento. Ma quell’animale, che si trova nel villaggio “di fronte”, è legato e va sciolto. Come dire: il messianismo non violento è sempre stato impedito. Appunto, occorre liberarlo. Nessuno infatti vi è mai salito sopra, ossia la profezia di cui parla Zaccaria non si è mai realizzata. Ora è giunto il momento.

Ad ogni buon conto, il fraintendimento nei riguardi di Gesù quale messia di potere non s’interrompe: Stendono a lui i mantelli in segno di volontà di sottomissione come racconta 2 Re 9, 13: “Quelli allora s’affrettarono a prendere ciascuno il proprio mantello, lo stesero sotto di lui, sopra i gradini, poi suonarono la tromba e proclamarono: Ieu è re!” .

Alcuni segnano avanti il cammino di Gesù quasi volessero indicargli la strada e altri lo seguono. Si tratta di fare chiarezza in noi davanti a questo possibile equivoco. Chi lo precede, vorrebbe vedere in lui la forza e la potenza come nel guerriero re Davide: lo chiamano Figlio di Davide.

Gesù li deluderà.

Il suo ingresso lo porterà ad andare oltre il luogo trionfale del tempio. Andrà nella sala superiore, dove nel gesto del pane spiegherà il senso di tutto il suo cammino: offrirà pane spezzato perché così è stata tutta la sua esistenza.

Chi ne fa memoria si comprometterà per sempre con questo suo stesso cammino.

***

La prima lettura di questa Domenica delle Palme è il III° Canto del Servo di Jhwh

Is 50, 4-7

Fin dalle prime battute si comprende che il ministero del Servo avviene tramite la Parola. Una parola che ha una funzione di efficacia terapeutica. Essa infatti viene rivolta a chi si trova nella sfiducia, ha in sé la prerogativa di sollevare dalla depressione.

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.

Le parole, e soprattutto, la Parola biblica è come una carezza che ci dice quanto siamo amati, stimati, oggetto di sollecitudine di una tenerezza che ci avvolge. Il Servo chiamato per la “Parola” destinata a sostenere lo sfiduciato, è però uno che si esercita per primo all’ascolto. Il suo servizio ha come presupposto la capacità di ascolto. Un ascolto sempre nuovo:

Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.

Risulta evidente dal testo che non solo il suo ascoltare, ma anche la stessa capacità di ascoltare è il frutto di un dono che riceve dal Signore. Anzi, il Signore compie, per così dire, un’azione-intervento negli orecchi del Servo.

Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio

Di che qualità d’ascolto si tratta? Di un ascolto obbediente, ossia coinvolgente fino al punto da implicare una scelta di non resistenza e di non tirarsi indietro.

e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Il vero senso dell’obbedienza lo troviamo infatti in un ascolto attento, non nella mera esecuzione di ordini. La stessa radice della parola obbedire deriva da un verbo ascoltare “ob-audire”, cioè scoltare con attenzione.

Il Servo ascolta con disponibilità Dio che si manifesta negli eventi del suo tempo e del suo popolo, egli, in altre parole, ascolta Dio nei fatti. Ed è appunto su questi fatti eventi che interviene per essere luce e trarre dalle tenebre. Ma per questo suo servizio deve pagare dei costi molto alti: egli non incontra solo delle difficoltà ma addirittura persecuzioni.

Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi”.

D’ora in poi, il tema della sofferenza, collegato al ministero del Servo, è sempre più evidente. Si fa strada cioè un aspetto del mettersi a disposizione del piano del Signore che non percorre più, come nel caso del Servo re, le vie del successo ma piuttosto quelle della sofferenza e del fallimento. È un momento in cui la riflessione d’Israele passa sulle lame del rasoio ed affronta la messa in crisi della tradizionale teologia retributiva che vedeva nel successo il segno evidente del favore divino e nell’insuccesso, il segno opposto. No! Con l’esperienza del Servo le cose non vengono più viste in questa maniera perché s’intuisce che Dio ha bisogno di collaboratori che per amore sanno anche soffrire.

Non si tratta evidentemente di crogiolarsi nel dolorismo della sofferenza fine a se stessa, come se Dio fosse appagato dal dolore. Certo però che il dolore è spesso il costo elevato da pagare per essere fedeli nella lotta contro lo sfruttamento e l’ingiustizia. Varrebbe la pena interrogarci seriamente sulla nostra capacità di sofferenza, di lotta al male, di disponibilità a perdere i nostri vantaggi personali.

Credo che oggi valga la pena sottolineare queste cose perché spesso si cerca di impostare le cose in modo da evitare fastidi, anzi, perfino nella vita di sequela di Gesù si cerca la cosiddetta “realizzazione di sé”. Non ci rendiamo conto che su questa strada costruiamo dei mostri di egoismo autocentrati ed incapaci di aprirsi agli altri? Non è forse questa la tragedia del nostro occidente “sazio e disperato”? Ma cos’è la maturità se non accorgersi che il centro di sé deve essere spostato al di fuori di sé?

Dichiarata la disponibilità, il Servo riposa nella fiducia:

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

Quando le scelte di vita si appoggiano sulla Parola, la nostra debolezza si trasforma in forza, la forza di chi è libero e non ha più nulla da perdere. I potenti, di fronte ad essa tremano. La fiducia nell’efficacia della Parola è tale da conferire una maestosa dignità che mette in crisi tutte le logiche di successo delle apparenze sfornate dal potere.

Salmo 21

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.