Meditazione Domenica XXa

 


Signore, una donna pagana sa pregarti come noi non sappiamo, perché sa credere come noi non crediamo: Dio, ascolta anche per noi la preghiera che in questo momento ti rivolgono tutti gli umili del mondo, a qualunque religione appartengono e dei quali tu solo conosci la fede. Amen





Is. 56, 1. 6-7 Rm. 11, 13-15. 29-32


Mt. 15, 21-28


21 Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22 Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio". 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: "Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!". 24 Egli rispose: "Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele". 25 Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: "Signore, aiutami!". 26 Ed egli rispose: "Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". 27 "È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni". 28 Allora Gesù le replicò: "Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri". E da quell'istante sua figlia fu guarita.


Il contesto immediato del brano è offerto dalla disputa sul puro e l’impuro alla quale Gesù dà il contributo finale dichiarando: “Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo , ma ciò che esce dalla bocca lo rende impuro” perché esce dal cuore. Egli ha spostato la questione della purità dal piano rituale a quello etico. Ciò prelude ad un cambiamento radicale nel rapporto con Dio, rapporto che passa attraverso la coscienza e non più la convenienza. Queste affermazioni di Gesù precedono il nostro testo.

Immediatamente di seguito, al versetto 29, con lo stesso incipit “partito di là”, troviamo il racconto della seconda moltiplicazione dei pani, racconto che, come si sa, ha come sfondo simbolico non più il mondo ebraico, ma quello pagano.

La Parola di questa domenica ci aiuta a comprendere che nell'umanità esistono dei vissuti quali la preghiera, la ricerca del bene, l'amare e il soffrire e molti altri, che si trovano nelle profondità del cuore e, per questo, vanno al di là di ogni appartenenza culturale, sociale o confessionale.

Il contesto depone quindi a favore di una grande apertura del messaggio evangelico fino a raggiungere, per l’appunto, anche il mondo dei pagani.

Evidentemente la cosa non era così scontata nelle prime Comunità alle quali l'evangelista Matteo rivolgeva il suo racconto. Erano gruppi sostanzialmente formati da giudeocristiani. È abbastanza chiaro che in questa parte del suo Vangelo, Matteo intende affrontare l'argomento dell’apertura del Vangelo ai pagani.

Partito di là”. Il soggetto è Gesù. Egli è il portaparola continuamente in movimento .La fissità dello status quo non è la dimensione del Vangelo, ma il movimento, lo spostamento, l’incontro, l’imprevedibilità e perché no? Perfino lo smarrimento.

È un movimento che porta il Cristo ad affrontare situazioni nuove, magari suo malgrado. In quelle regioni del nord ovest era andato per ritirarsi, stanco dell’aria chiusa che si respirava nel proprio ambiente. Mondo chiuso che assolutizzava la pratica cultuale fino a trascurare l’autenticità del cuore, cioè della coscienza. Dunque, “partito di là si ritirò”. Non desiderava incontrare nessuno. Ma le cose non vanno secondo i programmi, egli incontra, invece una disturbatrice.

A prima vista, l’atteggiamento di Gesù è incomprensibilmente refrattario alle richieste della donna. Egli esprime una durezza che ci scandalizza.

Lei grida, lui tace.

L’evangelista, in questo modo, vuole rendere più alta la tensione della scena proprio in funzione di quanto accadrà in seguito.

Solo ai discepoli “che si avvicinano” risponde con un’affermazione in linea di continuità con il suo mondo di provenienza: “Alle pecore perdute si che sono stato inviato…, ma a quelle della casa d’Israele”. Quale scriba o uomo della Legge non si sarebbe trovato d’accordo?

La donna cananea, lei appartiene ai go'im, al mondo dei cagnolini pagani, perciò s’aggancia al dialogo per interposta persona. Gesù infatti stava rispondendo alla richiesta dei discepoli. Non stava parlando con lei.

Ma il grido della supera queste formalità. In quel “Signore, salvami”, che fa eco al grido di Piero mentre stava affondando, esprime un tale bisogno di soccorso, una necessità così urgente da andare ben oltre le distinzioni di appartenenza religiosa. Sembra dire: “Signore, non indugiare su delle formalità. Il mio soffrire supera i confini di tutte le religioni. È soffrire umano!”

Ancora Gesù resiste. Sembra quasi volerle rinfacciare il suo essere donna pagana: “Non è bene gettare il pane dei figli ai cagnolini”.

Conosciamo la risposta della donna e l’arrendersi di Gesù di fronte alla sua fiducia.

Abbiamo visto che il brano è totalmente attraversato da un crescendo di tensione che prepara la risposta ultima di Gesù. In quel “Donna, davvero grande è la tua fede” la tensione si scarica.


La Parola, abbiamo detto, è una realtà di movimento, “partito di là” così il brano incomincia. È in movimento il portatore stesso del messaggio di cambiamento, infatti, lui stesso cambia. Chi testimonia il Vangelo suscita cambiamento e conosce lui stesso il cambiamento personale. Potremmo titolare questo testo: la conversione di Gesù. Alla fine, lui pure si scopre cambiato.

L’evangelista, credo, abbia voluto destinare questa Parola alle Comunità della prima generazione, le quali si mostravano piuttosto refrattarie a cambiare abitudini di vita condividendo l’esperienza del Vangelo con persone che non provenivano dalla stessa esperienza religiosa del giudaismo, ma dal paganesimo.

Ebbene, Mt. a costoro sembra voler dire: Anche Gesù ha prova gli stessi sentimenti di chiusura che provate voi, ma lui, a contatto con la donna cananea ha saputo cambiare, mettetevi dunque in movimento, apritevi a nuove prospettive perché, è sempre possibile incontrare espressioni di fede sincera ed autentica proprio là dove meno ce l’aspettiamo.

Gli stranieri – abbiamo ascoltato nella prima lettura – che hanno aderito al Signore per amare il suo nome li condurrò sul mio santo monte… la mia casa è casa di preghiera per tutti i popoli”.

Ci voleva molto coraggio a parlare in questo modo ai tempi del profeta perché, dagli stranieri, gli israeliti avevano conosciuto esilio e umiliazioni. Eppure …

Il monte santo e la casa di preghiera per noi è il Cristo. non si può appartenere a lui e distinguersi, separarsi, allontanarsi dagli altri nel suo nome. Non si può essere di Cristo e fare di questa appartenenza una bandiera ideologica da sbattere in faccia ad altri. In tutti è possibile scorgere tracce di fede davvero grande e sorprendente.


Dal salmo 66

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,

su di noi faccia splendere il suo volto;

perché si conosca sulla terra la tua via,

la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,

perché tu giudichi i popoli con rettitudine,

governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,

ti lodino i popoli tutti.

Ci benedica Dio e lo temano

tutti i confini della terra.

Meditazione XIX Domenica

  

Signore Dio, mostrati a tutti i cercatori del tuo volto, vieni incontro a tutti i pellegrini dell'assoluto, cammina con quanti si mettono in via e non sanno dove andare. Sii benedetto ora e nei secoli. Amen


1Re 19, 9a. 11-13a

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».

Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

***

Elia è il profeta di fuoco per eccellenza. Quando tutti gli altri avevano scelto di consegnare il cuore al potere di turno, egli ha scegliendo Jhwh, s'è messo contro il sistema idolatrico funzionale ai potenti, ovviamente, controcorrente. Del resto, il suo nome conteneva questo programma: Elia: Solo Dio è il Signore.

Ma quando si sceglie contro corrente, soprattutto quando gli uomini della religione si lasciano sedurre e corteggiano potere per ottenere i vantaggi che ne derivano, i profeti, degni del loro ministero sono perseguitati. Così è accaduto ad Elia. In questo momento ha preso la via del deserto, è fuggiasco.

Come non avere paura nella persecuzione? Si può avere sempre alto il livello del coraggio?

E se avessero ragione gli altri, quelli che rappresentano la maggioranza? E se addirittura la questione su Dio non c’entrasse per niente ?... Per lui è il momento della crisi!

Di solito, è ad un certo punto della vita che sopraggiungono certi problemi. Penso ad esempio alla cosiddetta crisi di mezza età, quando ti sembra d’aver sbagliato tutto.

Quello è il momento di purificazione per incontrare Dio nella nudità della fede! Non il Dio della consuetudine religiosa, dei principi, dell’ideologia del sistema o della confessione religiosa di appartenenza ecc. ma colui che abita nel silenzio oltre tutto il nostro vociare religioso. Come diceva M. Eckhart, chiediamo a Dio di liberarci dell'idea di Dio.

Questi momenti sono importantissimi nella nostra vita: sono gli appuntamenti che ci dà il Signore.

L’autore sacro della prima lettura esprime la drammaticità ed insieme la forza di questo momento con l’immagine di Elia che entra nella grotta. È come se entrasse di nuovo nel grembo materno per nascere a vita nuova. Egli entra nel grembo delle paure, degli interrogativi, delle difficoltà e delle crisi. Ma il Signore lo chiama fuori. Ecco l’appuntamento.

Nel fuoco, nel vento gagliardo, nel tuono e nel terremoto, la narrazione classica delle manifestazioni divine trovava le sue migliori categorie espressive. Il migliore catechismo su Dio ricorreva a queste formidabili immagini di trascendenza e al tempo stesso di presenza. Ma per Elia, si tratta di un linguaggio ormai consumato. Occorre sporgersi ancora oltre. Perciò Dio non è nel vento, non nel fuoco, non nel terremoto, non nel tuono. In altre parole, non è negli stereotipi con i quali si definisce la presenza dell’azione di Dio. Dio è nel vento leggero. Letteralmente, sarebbe “in una voce di sottile silenzio”. Come è una “sottile voce di silenzio”?... Il Signore è con Elia ed Elia è con il Signore. E noi sentiamo, a questo punto, che una corrente di tranquillità e di pace pervade tutta la scena. Elia è in pace col suo Dio! e questo gli basta per continuare.


Rm. 9,1-5


Mt. 14, 22-33


22 Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

24 La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25 Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26 Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28 Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

***


L'esperienza di Elia è destinata a ripetersi in ogni donna, ogni uomo, in Gesù di Nazareth e in tutti coloro che non s'accontentano degli stereotipi religiosi per tranquillizzare la coscienza.

Gesù ha nel suo cuore il cammino dei discepoli e delle discepole, lo scontro con i dirigenti , il suo destino di servo, la passione e la croce, dietro di sé, un’intensa giornata con la gente. Ma è in pace, sul monte, solo con il Padre. Là non si sente che una “sottile voce di silenzio”. L'esperienza profonda di Dio non dipende dal “fare silenzio” ma dall'accogliere il silenzio, ossia dal diventare silenziosi.

Più in basso, sul lago, il vento contrario agita i discepoli.

Paura, sballottamento, angoscia. È la trasposizione in immagini di ciò che agita le persone e la comunità di cui Pietro ne è portavoce. Egli si fa voce di tutti noi quando la crisi si affaccia al nostro cuore in tempesta e i dubbi e le paure ci schiacciano. È il momento di osare camminare nel mare come i padri dell'esodo traversarono lo Yam Suf (il Mare dei Giunchi) a piedi asciutti. È il momento di andare incontro a Gesù perché, come per Pietro, esattamente nel punto in cui la nostra “poca fede” si manifestalà ci tenderà la mano per trattenerci e non affondare.

Incontrarlo può farci paura. Sappiamo che egli cambierà la nostra vita, ma non ci resta che andare verso il Signore che sul far del mattino, quando ancora è buio e l'aurora indugia, perché proprio nel bel mezzo delle nostre oscurità ci viene incontro.

Stare sulla barca con gli altri nella comunità, senza Gesù, non basta. Stare con se stessi senza lui, non basta: occorre uscire e andare all’appuntamento per rientrare in noi e negli altri assieme a lui. E c’è la pace!

Non dimentichiamo che la scena si era aperta con Gesù solo sul monte in preghiera.

Perciò noi siamo nella preghiera di Gesù. Gesù è con noi. Siamo nella voce del suo silenzio sottile. Egli ci porta.



Dal salmo 84

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:

egli annuncia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli.

Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,

perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

Verità germoglierà dalla terra

e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene

e la nostra terra darà il suo frutto;

giustizia camminerà davanti a lui:

i suoi passi tracceranno il cammino.


Ricordiamo davanti a te, o Signore che

  • In Burkina Faso è avvenuto l'ennesimo attentato terroristico.

  • Un'imbarcazione con a bordo 40 persone migranti è naufragata al largo nella Mauritania settentrionale.

  • Continua a salire il drammatico bilancio nell'esplosione avvenuta al porto di Beirut martedì scorso: 157 i morti, oltre 5 mila i feriti e 300 mila sfollati.

  • Nel continente Africano si è superato il milione dei casi Covid-19.

  • Nel Nordest della Repubblica democratica del Congo è avvenuto ancora un massacro con 200 morti a causa dei conflitti per il possesso della terra e del bestiame.

  • Negli USA la polizia ha ammanettato per errore una famiglia afroamericana con 4 minori


Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...


Aiutaci a custodire la speranza

  • Hawa Abdi, conosciuta come la Madre Teresa della Somalia e candidata al premio Nobel per la Pace, è morta all'età di 73 anni.

  • 50 volontari della diocesi di Milano tengono aperti 8 piccoli supermercati nel mese di agosto dove famiglie e persone in difficoltà possono fare la spesa.

  • Nel 75° della prima bomba atomica su Hiroshima, papa Francesco, in un messaggio inviato al governatore della prefettura della città, ha ribadito che solo senza armi nucleari il mondo può aspirare alla pace.

  • La procuratrice generale di New York ha avviato una causa legale per chiedere lo scioglimento della lobby delle armi.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo



 

Meditazione domenica XVIIIa



Gesù nostra speranza, anche se siamo fragili e poveri, vorremmo soprattutto capire che ci ami. Tu rischiari il cammino che ci conduce alla compassione del cuore.



Is. 55, 1-3 Rm. 8, 35.37-39

Mt. 14, 13-21

13 Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 14 Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
15 Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16 Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». 17 Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». 18 Ed egli disse: «Portatemeli qui». 19 E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20 Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21 Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Il Profeta della prima lettura si rivolge agli esiliati che ora si trovano nei campi di lavoro forzato, in Babilonia. Nella vita hanno cercato pane, giustizia, dignità, futuro per sé e per i loro figli. I loro padri, quando erano in patria, credevano che per ottenere queste cose, fosse necessario pagare. Il popolo pagò il caro prezzo della sottomissione ma senza ottenere ciò che sperava. Ora la delusione è talmente grande da non sentire nemmeno la forza per angosciarsi. L'unica possibilità che rimane è la rassegnazione.

Di fronte a questi sentimenti il profeta annuncia:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?

Egli vuole far sapere che certe cose non si possono comperare mettendosi sotto i piedi dei signori onnipotenti. I loro sistema non non è una mensa di vita ma di morte.
Il brano del vangelo viene immediatamente dopo la scena del banchetto in cui un potente, toglie la vita ad un uomo onesto, giusto e sincero, Giovanni Battista.
Ora Gesù, inaugura un altro banchetto.

Dopo l'uccisione di Giovanni, Gesù vuole ritirarsi, non per raccogliersi in ritiro spirituale, ma per fuggire un pericolo imminente. Egli fugge per salvarsi dal pericolo, nonostante ciò, di fronte alla folla, si occupa degli altri. Gesù sente compassione per questa umanità.

“Compassione” è una parola quasi intraducibile nelle nostre lingue. L'abbiamo trasformata in un sentimento sdolcinato di chi concede qualche favore a chi sta più in basso.
Per Gesù, compatire significava entrare nella passione di quella gente, farsi carico delle sue sofferenze, condividere la vita. Compassione è ciò che prova la madre per il figlio che porta nel grembo. Il significato profondo è “amore che viene dall'utero”. Si tratta di sentire e di sentirsi con gli altri alla maniera di questa madre. È da questo atteggiamento interiore che dobbiamo considerare questa pagina del Vangelo. Senz'altro non era il sentimento che provava Erode nei confronti del Battista e di quelli come lui.
L'insieme degli atteggiamenti e degli elementi che formano il racconto ci riporta alla questione del pane, della vita, della necessità di prenderci cura della gente. Questo è il messaggio del Regno che annuncia Gesù: che l’umanità viva! perché l'immigrato, l'accattone, lo scartato, il vomitato dalla voracità dell’accumulo è caro a Dio come una creatura è cara alla madre.
Ed è in questa compassione, ossia in questa visione delle cose che, nonostante lui e i suoi posseggano solo cinque pani e due pesci, una volta che le piccole esistenze vengono poste nelle mani sue non sono più soltanto piccole ma diventano capaci della sua compassione, ovvero di condivisione, di compartecipazione, di scambio di umanità seppur fragile e ferita. Ogni condivisione poi tende alla moltiplicazione. Se condividiamo ne abbiamo per tutti e ne avanziamo anche.
Le dodici ceste di pezzi avanzati fanno comprendere che quando il bene viene condiviso, quando il diritto e la giustizia, quando il rispetto e la dignità vengono onorati con amore, anche le generazioni future ne godranno.
I discepoli del Signore sono responsabili anche per le generazioni future.

...prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla”.
È quasi una formula tecnica per ricordare il memoriale del Signore. Questa pagina è stata scritta 80-90 anni dopo la vicenda terrena del Signore Gesù. Le Comunità cristiane che celebravano l’eucaristia come facciamo noi, sapevano che attraverso la celebrazione della Santa Cena entravano, pur a distanza di decenni o di secoli, nella stessa compassione di Gesù verso l’umanità.
Dalla eucaristia che insieme celebriamo, impariamo a condividere gratuitamente affinché tutti, anche quelli delle prossime generazioni, possano sedersi con pieno diritto alla mensa della vita dove veniamo nutriti con il pane di quella giustizia, di quella fraternità e di quell'amore verso cui il mondo, nonostante i segni contraddittori, è incamminato.

***
Ricordiamo davanti a te, o Signore
  • 2000 bambini yazidi, rapiti, torturati, violentati, costretti a combattere per il sedicente stato islamico, anche quando liberati abbandonati a loro stessi.
  • I migranti intercettati in mare, riportati a terra in Libia e uccisi, sono stati vittime di inenarrabili brutalità e condizioni raccapriccianti.
  • Sette anni fa è stato rapito p. Paolo Dall'Oglio.
  • Un centinaio di migranti partiti dalla Libia sono alla deriva su una imbarcazione di fortuna nel Mediterraneo e rischiano il naufragio.
Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...
Aiutaci a custodire la speranza
  • Venerdì scorso la Comunità Islamica ha celebrato la Festa del Sacrificio. Rispondendo ai nostri auguri, l'Imam di Verona, dottor Guerfi, ha ringraziato per la vicinanza augurando che Allah accolga le nostre preghiere e ci dia serenità e saggezza in questo mondo travagliato.
  • E' morto in Egitto all'età di 76 anni il medico dei poveri, il musulmano Mohamed Mashali. Uomo di grande generosità che per cinquantanni ha curato centinaia di migliaia di persone senza mezzi.
  • A cinquantanni da Hiroshima e Nagasaki i vescovi americani si sono uniti in preghiera per il popolo nipponico nel ricordo delle vittime e richiamando l'appello di Papa Francesco per abolire le armi di distruzione di massa.
  • I separatisti yemeniti hanno annunciato di voler rinunciare alle istanze autonomiste nel sud del Paese e hanno dichiarato di essere pronti ad attuare un accordo di pace.
  • La Corte suprema del Burundi ha deciso di cancellare la sentenza d'appello che aveva condannato in via definitiva l'attivista Rukuki a trentadue anni di carcere.
Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo











Meditazione domenica XVIIa



La tua parola, o Signore, è il più grande tesoro. Rendila faro e guida per il cammino della comunità dei credenti. Te lo chiediamo per il Cristo nostro fratello e Signore. Amen

1Re 3, 5. 7-12; Rm. 8, 28-30;
Mt. 13, 44-52

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
***
Il brano si presenta come un'inclusione. Si apre con un flash parabolico di un uomo che ha un campo e nel campo trova un tesoro (v. 44) e si chiude con l'immagine di un padrone di casa (uno scriba? padre di famiglia?) che dal suo tesoro estrae cose vecchie e cose nuove.
Il tesoro dunque, sia quello del campo, come quello custodito in casa, è sempre una riserva di ricchezza che permette di guardare al futuro.
Come quelle precedenti, questo gruppo di piccole parabole riprende la tensione di un agire di Dio che penetra nel cuore umano e avvia un processo di crescita che va da un meno a un più e sfugge alla logica delle apparenze e delle statistiche. Pertanto, come nel seme è presente l'albero, nel lievito la fragranza del pane e nella seminagione il raccolto, così il prendere parte al regno, ossia la vita del e secondo il vangelo, significa prendere parte ad una storia che cambia le cose e, il frutto di tale trasformazione è gioia.
I verbi richiamano movimento, ricerca, passione, scelta (la rete gettata nel mare...).
Sono l'esatto contrario di un'esperienza religiosa basata sulla ripetitività di formule, riti, dottrine, regole, comportamenti codificati e quant'altro.
Inoltre, il tesoro o la perla preziosa, sono il bene prezioso del vangelo, prezioso si, ma nascosto nel senso che non abita la superficie delle cose, occorre mettersi in ricerca perchè non è una verità monolitica che viene calata dall'alto sulla testa della gente. L'essere dalla parte di Gesù non lo si sperimenta attraverso la visibilità. Il Regno di Dio non è un'entità geopolitica, non è un'istituzione religiosa, non è una consuetudine culturale e nemmeno una pratica cultuale. Dio non agisce nella superficialità di ciò che è statisticamente misurabile, Dio opera nei cuori nel profondo delle coscienze, nuove consapevolezze e nuove convinzioni. I “regni” mondani, invece,sono forti delle loro apparenze. È un messaggio che ci viene anche dalla prima lettura, allorché Salomone, consapevole dei suoi limiti, chiede la sapienza frutto di un “cuore docile”, vale a dire una coscienza capace di interrogarsi e di ricercare dal di dentro sé ciò che è bene per gli altri e ciò che non lo è. “Rendimi capace di discernere, di distinguere il bene dal male”- chiede Salomone a Dio nella preghiera.
Perciò, la parola di Gesù, essendo una parola che penetra dentro, è sempre una parola che commuove, che muove dal di dentro, che agisce nel cuore, cioè nella coscienza, laddove appunto, si compiono le scelte... è una parola che suscita metànoia, ossia un andare oltre il solito modo di pensare.
Il crinale spartiacque tra ciò che è regno e ciò che non lo è lo troviamo nella domanda di Gesù: “Avete capito?” - Perché tra superficialità e interiorità sta lo spartiacque tra vangelo e anti vangelo.
É per questo che “ogni scriba che diventa discepolo...estrae cose vecchie e cose nuove”. Giovanni parlerebbe di “sorgente d'acqua che zampilla verso la vita eterna”.
Chi è abitato dal vangelo non è un nostalgico che vorrebbe ripetere il passato. Il discepolo invece ha memoria: porta dentro di sé la consapevolezza di ciò che lo ha guidato fino ad ora e nella memoria del dono ricevuto trova il motivo di partecipare ad una trasformazione verso una bontà più grande. Infine, attraverso il linguaggio apocalittico della fine, ci viene detto che il Regno avrà un esito e che quanto ci è stato suggerito è il vero modo per guardare in avanti.
A conclusione, vorrei aggiungere un'altra nota sulle due piccole immagini paraboliche dell'uomo che trova, vende e compra il campo con il tesoro e del mercante di perle.
Il primo approccio a queste immagini è di identificare i discepoli/e con i soggetti delle parabole, come se ognuno di noi fosse ora con l'acquirente del campo, ora con il mercante di perle preziose. Certamente è questa l'intenzione del narratore. La parabola tuttavia è anche un orizzonte aperto. Proviamo rovesciare la prospettiva: se fosse Dio l'acquirente del campo o/e il mercante di perle preziose? Ne risulterebbe che il tesoro di Dio e la sua perla preziosa siamo noi.
Dio ha perso la testa per l'umanità, s'è giocato la camicia, come si suol dire. Lui ha rischiato tutto. Ma la cosa più bella è che per noi il suo cuore è colmo di gioia”.
Ricordati: tu fratello, tu sorella, sei la gioia di Dio!

***

Ricordiamo davanti a te, o Signore che
  • Il parroco di Lampedusa smentisce che gli sbarchi attuali generino emergenza, tuttavia si chiede perché chi arriva dal Mediterraneo debba rischiare la vita e non avere vie legali per arrivare in Europa?
  • È in fase di riempimento la diga costruita sul Nilo Blu. Le popolazioni del Sudan e dell'Egitto vedono ridurre l'afflusso di acqua sui loro territori.
  • Il parlamento egiziano ha autorizzato l'invio di truppe militari a Supporto di Haftar.
  • In India è stata uccisa una donna cristiana. È la quinta vittima in due mesi. Vengono colpite le minoranze per diffondere l'odio tra le fedi.
  • In Pakistan è morta Suor Ruth Lewis. Ha dedicato la sua vita al centro per bambini disabili.
  • Malta e Italia sono state denunciate all'ONU per i respingimenti dei migranti in Libia.

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...

Aiutaci a custodire la speranza
  • È partita da La Spezia la Nave Italia con a Bordo disabili per la campagna contro l'esclusione e il disagio sociale.
  • Per l'impegno a fermare l'etnocidio, l'ecocidio e l'estrattivismo dell'Amazzonia della prima Assemblea Mondiale dell'Amazzonia.
  • Nella Repubblica Centrafricana è stato creato il comitato nazionale alla lotta contro l'insicurezza alimentare
  • Per l'incontro virtuale promosso dai Gesuiti in Africa “La gioventù africana propagatrice di semi di pace”

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo

dal Salmo 118

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.
Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero.
Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.





Meditazione Domenica XVIa A - Lettera agli amici e amiche all'estero di Frei Betto




Ancora e sempre le più umili immagini: del campo seminato a grano e zizzania, del regno uguale al più piccolo dei semi, della donna che impasta un po' di lievito. Eppure è un regno che presiede all'intera creazione e attraversa tutta la storia: cose nascoste fin dalla fondazione del mondo! Signore, insegna anche a noi a scoprire e ad amare l'infinitamente grande nascosto nell'infinatemente piccolo





Sap 12,13.16-19 Salmo 85 Rm 8,26-27
Mt. 13, 24-43

24 Un’altra parabola espose loro così: “Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 28 Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 29 No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”.

31 Un’altra parabola espose loro: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami”.

33 Un’altra parabola disse loro: “Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti”.

34 Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, 35 perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta:

Aprirò la mia bocca in parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

36 Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. 37 Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38 Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, 39 e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 40 Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 42 e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!

Salmo 85
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,

Questa parte del Vangelo di Mt. è dedicata al cosiddetto discorso sui misteri del Regno, ossia della presenza di Dio e della sua azione nella vita dell’umanità. 
Gesù persiste nel linguaggio parabolico. Le immagini diventano come risorgive di significati sempre nuovi. Egli quindi non ricorre a formulazioni dottrinali né a contenuti catechetici. Gesù parla alla vita delle persone attraverso la loro vita.
Le tre parabole, che tra l’altro seguono quella principale del seminatore, ci offrono un’idea di Regno come realtà in cui la vita fermenta e cresce. 
Il campo di grano, seppure abitato anche dalla zizzania, ci suggerisce una crescita che, in qualche modo, sfugge, per così dire, al controllo del seminatore. Egli ha solo dato inizio al processo, ma il risultato della seminagione, per certi versi, non dipende da lui. Esiste una vita nascosta che prosegue il suo cammino verso un compimento, verso una pienezza.
Siamo alla prima delle tre brevi parabole: il grano e la zizzania. In buona sostanza, si tratta della compresenza del bene e del male. Ci troviamo all’interno di un processo segnato dalla complessità di un valore che, nel manifestarsi, si trova in compagnia del suo contrario. 
Forse, dietro un simile quadretto, possiamo scorgere una situazione di vita in cui qualcuno manifesta una certa tendenza manichea, in base alla quale, il male sta tutto da una parte ed il bene dall’altra. Probabilmente questa parabola è stata qui inserita dall'evangelista per correggere atteggiamenti severi di alcuni che si sentivano un po' troppo nel giusto e nella verità fino ad arrivare a “scomunicare” altri. Nella prospettiva del Regno invece, anche le incoerenze e le fragilità, se ci aiutano a custodire un cuore povero ed umile, possono entrare pienamente in un cammino di crescita. 
Ad una visione manichea, tanto frequente negli uomini di religione, Gesù ne precisa l’inseparabilità, la necessaria contaminazione tra bene e male, l’impossibilità storica di estirpare il male con un’azione di forza o di potere. Il vangelo non prevede misure costrittive. Il motivo è semplice: il male ed il bene non sono l’uno fuori di noi, l'uno e l’altro sono dentro di noi.  La complessità è dentro l’uomo stesso. Dentro di me, non fuori, stanno delle convinzioni buone ed il loro contrario. Ecco perché il discepolo è estremamente inadeguato ad estirpare il male. Lui per primo, ne è troppo coinvolto. Non tocca quindi a noi!
Altre due piccole parabole proseguono nel discorso della manifestazione del Regno: il granello di senape e il lievito nella pasta. Seguendo lo schema della retorica biblica, l’evangelista espone il pensiero attraverso un parallelismo sintetico  in cui un pensiero viene ripetuto due volte. Ciò conferisce al discorso una certa forza. L’immagine del granello di senape e, in seconda battuta, del lievito nella pasta, ci parlano ancora una volta, di una realtà che sfugge alle regole delle apparenze eppur tuttavia custodiscono una formidabile possibilità di vita e di futuro. 
In fondo, è questo il motivo per cui non bisogna intervenire per sradicare il male, ossia, per fare giustizia a modo nostro: rischieremmo  di mortificare le possibilità di vita e di speranza che, invece, l’azione di Dio possiede in sé.
È questione di camminare nella speranza. Il seme che diventa albero infatti, permette agli uccelli di nidificare. Permette il cominciamento dei processi, di sempre nuove qualità di vita. Il lievito nella pasta ne rappresenta il principio attivo. L’una e l’altra immagine, sia sotto il profilo della similitudine che in ciò che le distingue, ci danno di comprendere che il mistero del Regno non si esaurisce in una dottrina ma in un’esperienza di vita. Il Dio della vita non è una filosofia ma un’esperienza di progressiva apertura. Un insieme di orizzonti che si allargano progressivamente perché, in essi, il discepolo passa dal suo ristretto modo di vedere al punto di vista di Dio. una visione ampia dunque anche se il tutto fa leva su elementi così insignificanti e poveri quanto ad apparenze. 
Infine, la spiegazione della parabola del grano e della zizzania. 
È difficile che questi versetti (36 – 43) riferiscano le esatte parole di Gesù. La parabola/e non va spiegata. Sarebbe come far seguire una spiegazione ad una battuta di humour.
Evidentemente ci troviamo di fronte ad una attualizzazione della Chiesa primitiva di Matteo. L’incipit, infatti, di quest’ultima parte del brano dice che “Gesù lasciata la folla si ritirò nella casa” e qui dà la spiegazione di quanto detto prima. La casa, ossia nel luogo della Comunità dei discepoli, laddove si è intimi col maestro perché in essa ci si trova riuniti proprio nel suo nome, è la Chiesa, cioè la comunità dei discepoli e delle discepole.
Qui, nella casa, i singoli elementi vengono ad assumere significato specifico di cose o di persone o di atteggiamenti. È però di grande interesse rilevare che la Chiesa delle origini (Comunità di Matteo), interpretando i detti di Gesù in funzione di problemi contingenti (uno di questi poteva scaturire dalla domanda: vale la pena perseverare quando il male e i corrotti sembrano averla sempre vinta?), si colloca in una prospettiva di “fine del mondo”: alla fine del mondo accadrà questo e questo.  Attraverso il linguaggio della fine, le parole del Vangelo  ci fanno comprendere il senso del fine. Su questo schermo della fine del mondo viene proiettato, non la conclusione della storia, ma il compimento, la direzione verso la quale il mondo è incamminato.  

Ricordiamo davanti a te, o Signore che
Da 15giorni il corpo di un migrante è ancora in acqua, alla deriva, morto di stenti e senza soccorso.
Oggi si vota in Siria per le legislative tra focolai di violenze e crisi economica.
Nello stato dell'Indiana (Stati Uniti) è stata eseguitala prima condanna a morte dal 2003.
Nel Mali, a causa delle manifestazioni di protesta ci sono stati 11 morti e decine di feriti.
In America latina, specialmente in Brasile e Negli stati uniti i contagi e i decessi per Coronavirus non accennano a diminuire.
50 arresti in Israele a seguito delle manifestazioni per chiedere le dimissioni di Netanyahu.
È morto i John Lewis, il parlamentare americano che marciò con Martin Luther king

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison...


Aiutaci a custodire la speranza
Per il convegno di Firenze sul tema del “Vivere lieve”, tema molto sentito tra le giovani generazioni.
Per la casa di accoglienza per bambini sottoposti a cure oncologiche nata a Ouagadougou in Burkina Faso.
Per  l'appello della Caritas Internazionale a cancellare il debito dei paesi poveri e a rivedere le sanzioni che colpiscono i civili.
Per le 4 famiglie di profughi che sono giunte in Italia da Lesbo grazie ai corridoi umanitari. 
Per la vittoria di Phyllys, che in Kenya ha lottato a difesa della salute della gente contro l'industria del piombo

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore:  Gloria in excelsis Deo

LETTERA AGLI AMICI E AMICHE ALL’ESTERO di Frei Betto
Care amiche e cari amici,
in Brasile si sta consumando un genocidio! Mentre vi scrivo, 16 luglio, il Covid-19, apparso da queste parti nel febbraio di quest’anno, ha già ucciso 76mila persone. Sono già 2 milioni le persone contagiate. Entro domenica prossima, 19 luglio, arriveremo a 80 mila vittime. È verosimile che in questo momento, mentre state leggendo questo mio drammatico appello, si raggiunga la soglia dei 100mila morti.
Quando penso che nella guerra del Vietnam, durata 20 lunghi anni, sono state sacrificate le vite di 58 mila militari statunitensi, mi rendo conto della gravità di quanto sta accadendo nel mio paese. Questo orrore è causa di indignazione e ribellione. E sappiamo tutti che le misure precauzionali e restrittive, adottate da tanti altri paesi, sarebbero state in grado di evitare un così elevato numero di perdite.
Questo genocidio non scaturisce dall’indifferenza del governo Bolsonaro. È intenzionale. Bolsonaro si compiace dell’altrui morte. Quando era deputato federale, durante un’intervista per la televisione, nel 1999, aveva dichiarato: “Con il voto, non cambierete niente in questo paese, niente, assolutamente niente! Purtroppo, qualcosa cambierà solo se un giorno inizieremo una guerra civile, svolgendo il lavoro che il regime militare non ha fatto: ossia uccidendo circa 30mila persone”.
Ha dedicato il suo voto a favore dell’impeachment della presidente Dilma, alla memoria del più noto torturatore dell’esercito, il colonnello Brilhante Ustra.
È talmente ossessionato dalla morte, che una delle sue principali politiche di governo è la liberalizzazione del commercio di armi e munizioni. Interrogato, sulla porta del palazzo presidenziale, se non fosse dispiaciuto per la morte delle vittime della pandemia, ha risposto: “Non credo a questi numeri” (27/3, 92 morti); “Un giorno moriremo tutti” (29/3, 136 morti); “E allora? Cosa volete che faccia?” (28/4, 5.017 morti).
Ma perché questa politica di morte? Fin dall’inizio, Bolsonaro dichiarava che l’importante non era salvare vite, ma l’economia. Da qui il suo rifiuto a decretare il lockdown, a recepire le linee guida dell’OMS, a importare respiratori e dispositivi di protezione individuale. È dovuta intervenire la Suprema Corte, delegando tali responsabilità a governatori degli stati e sindaci.
Bolsonaro non ha rispettato nemmeno l’autorità dei suoi stessi ministri della Sanità. Da febbraio il Brasile ne ha avuti due, entrambi dimessi per essersi rifiutati di adottare lo stesso atteggiamento del presidente. A capo del ministero c’è oggi il generale Pazuello, che non capisce niente in materia di salute; che ha cercato di occultare i dati sull’evoluzione del numero di vittime da coronavirus; che ha introdotto 38 militari a ricoprire importanti ruoli all’interno del ministero, senza che avessero le qualifiche necessarie; e ha cancellato le conferenze stampa quotidiane, attraverso cui la popolazione era informata e riceveva orientamenti.
Basterebbe enumerare qui i molti provvedimenti per destinare risorse in favore delle vittime e delle famiglie di basso reddito (oltre \100 milioni di brasiliani) mai messi in atto.
I motivi dell’intenzionalità criminale del governo Bolsonaro sono evidenti. Lasciar morire gli anziani, per risparmiare risorse della Previdenza Sociale. Lasciar morire i portatori di pregresse patologie, per risparmiare risorse del SUS, il Sistema nazionale sanitario pubblico. Lasciar morire i poveri, per risparmiare risorse destinate al programma Bolsa Família e agli altri programmi sociali rivolti ai 52,5 milioni di brasiliani che vivono in povertà, e ai 13,5 milioni che si trovano in situazione di povertà estrema (dati del Governo federale).
Non pago di tali funesti provvedimenti, il presidente ha ora stralciato, dal decreto emanato il 3 luglio, l’articolo che introduceva l’uso obbligatorio delle mascherine negli esercizi commerciali, nei luoghi di culto e nelle scuole. Ha inoltre eliminato l’obbligo di multa per il mancato rispetto delle norme e l’obbligo da parte del governo di distribuire mascherine ai più poveri, principali vittime del Covid-19, e ai detenuti (750mila). Tali emendamenti non annullano tuttavia le legislazioni locali che hanno già previsto l’uso obbligatorio delle mascherine.
L’8 luglio, Bolsonaro ha stralciato degli articoli dalla legge, approvata dal Senato, che prevedevano per il governo l’obbligo di fornire acqua potabile e prodotti per igiene e pulizia, l’installazione di internet e la distribuzione di beni di prima necessità, semi e attrezzi agricoli, ai villaggi indigeni. Ha inoltre cancellato i fondi per l’emergenza destinati alla salute dei popoli indigeni, oltre che per facilitare l’accesso di indigeni e popolazioni quilombola, al bonus emergenza di 600 real (circa 100 euro) per tre mesi. Ha ancora cancellato l’obbligo a carico del governo di offrire un maggior numero di posti letto negli ospedali, ventilatori e macchinari per l’ossigenazione del sangue ai popoli indigeni e quilombola.
Indigeni e quilombola sono stati decimati dalla crescente devastazione socioambientale, in particolar modo in Amazzonia.
Vi prego di divulgare al massimo questo crimine contro l’umanità. Bisogna che queste informazioni raggiungano la stampa dei vostri paesi, le reti sociali, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni ( a Ginevra, e la Corte internazionale di giustizia dell’Aia, nonché le banche e le imprese che accolgono investitori, molto ambiti dal governo Bolsonaro.
Da molto prima di The Economist, sono solito chiamare BolsoNero il presidente – mentre Roma brucia, lui suona la lira, facendo propaganda alla clorochina, rimedio senza alcuna efficacia scientificamente provata contro il nuovo coronavirus. Ma i produttori sono i suoi alleati politici…
Vi ringrazio della vostra solidarietà e vi prego di divulgare questa lettera. Solo una pressione dall’estero potrà riuscire ad arrestare il genocidio che si sta consumando nel nostro amato e meraviglioso Brasile.
Fraternamente,
Frei Betto

(Frei Betto è frate domenicano e scrittore, consulente della FAO e di movimenti sociali)