Meditazione Domenica XXV T.O. A

  


Ricordiamo davanti a Te

Nella Striscia di Gaza riparare un tubo può costare anche la vita Le squadre di operai impegnate nel ripristino delle infrastrutture idriche danneggiate dalla guerra denunciano di essere spesso coinvolti in bombardamenti e sparatorie. Numerosi i morti ed i feriti. A causa del blocco, scarseggiano le attrezzature ed i materiali per le riparazioni: i tecnici costretti ad usare ciò che resta delle distruzioni.

Pakistan: attacco a sede polizia, almeno 31 morti e 100 feriti. Un attentatore suicida ha lanciato un'auto carica di esplosivo contro l'ingresso del complesso, mentre in una moschea vicina era in corso la preghiera del venerdì. La provincia di Khyber Pakhtunkhwa è storicamente un teatro di forte instabilità in cui opera anche la cellula regionale dello Stato Islamico fazione fortemente rivale dei talebani dell'area L’Onu lancia un appello urgente al governo pachistano per fermare le espulsioni forzate dei rifugiati afgani in particolare le persone a rischio di persecuzioni, torture e sistematiche violazioni dei diritti umani

Le autorità di Cuba hanno annunciato oggi un nuovo blackout totale nell'isola nel contesto della grave crisi energetica del Paese e del blocco delle importazioni di combustibile imposto dagli Stati Uniti. A causa della carenza di combustibile, si segnala che "restano fuori servizio 106 impianti di generazione distribuita oltre alle centrali galleggianti di Regla e Melones e agli impianti alimentati a olio combustibile di Mariel e Moa". Le Nazioni Unite sono al fianco di Cuba in questo momento estremamente difficile e, dall'ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi, faremo tutto ciò che è in nostro potere per aiutare il popolo cubano".

El Nino divide il Brasile tra piogge record e forte siccità. Il fenomeno ha raggiunto il livello di "molto forte", con un'anomalia di 2 gradi nelle acque del Pacifico equatoriale, accentuando condizioni meteorologiche opposte nelle diverse aree del Brasile

“Le matite continuano a scrivere".Con questa frase viene ricordato oggi in Argentina il tragico sequestro avvenuto il 16 settembre del 1976, da parte della polizia della dittatura militare, di dieci studenti liceali nella città di La Plata, sei dei quali non sono mai più riapparsi.

Gli omicidi di attivisti ambientali raddoppiati in Brasile nel 2025. La Colombia si conferma il Paese più violento al mondo per gli ecologisti. Secondo l'ong, Colombia e Brasile hanno concentrato il 52% degli omicidi di difensori dell'ambiente a livello globale l'anno scorso, registrando rispettivamente 39 e 26 vittime. Complessivamente, l'anno scorso sono stati registrati 124 omicidi di attivisti ambientali in tutto il mondo.

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

In occasion della Conferenza mondiale sulla promozione del dialogo interreligioso e interculturale e della tolleranza nella lotta contro l’incitamento all’odio presso le Nazioni Unite, l'arcivescovo di origini libanesi Christophe-Zakhia El-Kassis ha detto "Disinnescando le parole, si compiono i primi passi per tessere il tessuto della pace sociale e promuovere una cultura del dialogo, della tolleranza e del rispetto delle differenze.... L’incitamento all’odio – sia esso diretto contro individui o comunità sulla base della loro religione, etnia, nazionalità o qualsiasi altra caratteristica – contraddice il comandamento di amare il prossimo, avvelena il dibattito pubblico, alimenta le divisioni e troppo spesso prepara il terreno alla violenza e alla persecuzione".

Oltre 50mila firme per la difesa nonviolenta: la legge di iniziativa popolare approda in Parlamento. Il progetto mira a dare piena attuazione agli articoli 11 (l’Italia ripudia la guerra) e 52 (la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino) della Costituzione. Il Parlamento sarà chiamato a esaminare una proposta organica e concreta per strutturare una difesa alternativa a quella militare istituendo un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Is 55,6-9 Fil 1,20c-24.27a

Mt 20,1-16



1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.

2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.


3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,

4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”.

5Ed essi andarono.


Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.


6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro:

Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.

7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.

Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.


8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore:

Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.

10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più.

Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.

11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo:

Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi,

che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse:

Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?

14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te:

15non posso fare delle mie cose quello che voglio?

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


***

Leggendo attentamente la parabola del vangelo di oggi, una domanda si affaccia alla nostra mente: cosa facevano quegli uomini alle cinque del pomeriggio sulla piazza del mercato? Chiaramente si tratta di una storia, ma quel particolare appare molto strano. Dissero: ‘nessuno ci ha presi a giornata’. Ma dov’erano quando l’imprenditore era passato per la piazza ben quattro volte per cercare lavoratori per la sua vigna? Sembra proprio che abbiano mentito. Sarebbe stato più veritiero dire: ‘non abbiamo voglia di lavorare’. E l’imprenditore assunse per un’ora questo tipo di gente!


Quando Gesù raccontò questa parabola, aveva di fronte due gruppi di persone: da una parte, i peccatori, i lontani da Dio, le pecore perdute della casa di Israele (come lui li chiamava); dall’altra, i pii, coloro che si ritenevano giusti davanti a Dio e agli uomini, digiunando, frequentando regolarmente Tempio e sinagoga, facendo elemosine e ottemperando a molte pratiche religiose. Sentendosi credenti di prima classe, costoro chiudevano le porte del Regno agli altri (come diceva Gesù – vedi Matteo 23,13), giudicandoli negativamente e condannandoli. Criticavano anche Gesù perché si avvicinava ai disonesti e agli empi, li accoglieva, li perdonava in nome di Dio e li convertiva.


Con questa parabola Gesù mostrò il modo con cui Dio pensa e agisce, paragonandolo a quello strano imprenditore che si autodefinì generoso (vedi v. 15). Costui sapeva che gli operai assunti alle cinque erano pigri, fannulloni e indegni di avere un buon lavoro; d’altra parte, essi avevano bisogno di guadagnarsi un po’ di denaro onestamente ed ecco perché diede loro la paga di tutta la giornata. Essendo generoso, fece loro dono di una paga straordinaria, affinché trovassero il gusto di lavorare onorevolmente. Non gli interessava quanto avessero lavorato o quanto ci avesse perso lui in denaro, ma voleva dare loro dignità umana.


Questa non è giustizia secondo il nostro modo comune di pensare, ma lo è per Dio. Nella prima lettura ci viene detto dal profeta Isaia, a nome di Dio: ‘i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie’ (Isaia 55,8). Gesù ci dimostra quanto ciò sia vero. Noi valutiamo grandemente la giustizia retributiva: a ciascuno va dato il dovuto (in bene e in male). Dio invece ama la misericordia. Noi ci soffermiamo a considerare le persone dall’esterno, mentre Dio guarda al cuore. Noi cerchiamo i primi posti, laddove si sta meglio, mentre Dio ha una speciale considerazione per chi arriva ultimo. Noi amiamo la forza, il potere e il successo, mentre Dio si commuove davanti alla nostra e altrui debolezza. Dio cerca l’ultimo, il peccatore, il debole, il malato, l’emarginato, perché sa che costoro hanno particolarmente bisogno di lui. Noi invece tante volte facciamo il bene per essere ripagati da lui, perché riteniamo che ci spetti. Rischiamo di entrare in una mentalità contrattuale con Dio e questo ci porta automaticamente a disprezzare gli operai dell’ultima ora.


In altre parole, gli operai delle sei del mattino, invece di criticare, avrebbero dovuto essere felici di condividere il loro lavoro anche con chi ne era indegno ed era stato impiegato alle cinque del pomeriggio, perché così facendo, il lavoro veniva finito prima. Che la raccolta dell’uva fosse un lavoro urgente è testimoniato dal fatto che l’imprenditore andò lui stesso molte volte a cercare lavoratori: più c’era manodopera, prima si sarebbe finito. Allora – dice Gesù implicitamente – bisogna esser felici e orgogliosi di avere lavorato dodici ore nella vigna di Dio. E si deve essere altrettanto felici, se altri sono stati impiegati in tempi diversi, perché hanno scoperto tardi, e magari solo alla fine, che ciò era importante.


Un altro particolare della parabola è molto significativo: nella discussione finale i lavoratori della prima ora mormorano e non esprimono apertamente i loro dubbi e le loro perplessità riguardo alla paga. Al contrario, ad uno di essi il padrone risponde benevolmente con l’appellativo di ‘amico’ e il tono è all’inizio quello dell’aperta chiarificazione e poi dell’auto-difesa contro l’accusa di ingiustizia. In altre parole, al modo critico e mordace dei suoi operai, egli dichiara chiaramente e sinceramente il suo punto di vista.


La parabola non ci dice se alla fine quegli uomini rimasero o non rimasero convinti del modo di fare dell’imprenditore. Anche questa è una delle parabole ‘aperte’, nel senso che richiedono la conclusione da parte del lettore o dell’ascoltatore. Siamo noi convinti della generosità del padrone della vigna? Questo ci chiede un cambio di mentalità: l’accettare di mettere gli ultimi come priorità. Questo sembra infatti il significato del detto finale (‘gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi’) che non appare molto in linea con lo sviluppo dalla storia: la parabola non tratta di un mettere tutti allo stesso livello, un’eguaglianza un po’ forzata, ma di ‘elevare’ coloro che sono all’ultimo posto. Richiama un tipo di giustizia ‘diversa’ e più adatta al Regno di Dio.



Commento a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 144 (145)


Ti voglio benedire ogni giorno,

lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Grande è il Signore e degno di ogni lode;

senza fine è la sua grandezza..


Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.

Buono è il Signore verso tutti,

la sua tenerezza si espande su tutte le creature.


Giusto è il Signore in tutte le sue vie

e buono in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,

a quanti lo invocano con sincerità.