Meditazione Domenica XXIV T.O. A

 


Ricordiamo davanti a Te

Sudan al collasso, tagli ai fondi internazionali. Stop alle attività sanitarie. Il prosciugamento degli aiuti umanitari, soprattutto dia parte di USAID, costringe alla chiusura oltre 30 cliniche: quasi mezzo milione di persone lasciate senza assistenza. Si rimandano a casa gli operatori sanitari e si interrompono le catene di approvvigionamento di farmaci e trattamenti nutrizionali.

Una famiglia di quattro persone, di cui due bambini, è rimasta uccisa in un attacco israeliano a Gaza. I bimbi avevano- 12 e 8 anni. Sono morti in un attacco che ha colpito la loro abitazione nell' area del 'Beit Lahia Project", nella Striscia di Gaza settentrionale. Dalla Striscia di Gaza a Gerusalemme Est, la tregua resta un filo sempre più sottile. Se nella Striscia la violenza torna a colpire anche i civili, nella parte orientale di Gerusalemme la pressione si manifesta attraverso incursioni militari, arresti, chiusure e coprifuoco. Due scenari diversi, ma legati da una stessa escalation che continua a investire i territori palestinesi nonostante il cessate-il-fuoco a Gaza.

Siegmund, il capolista di AfD in Sassonia-Anhalt, ha affermato “Non demonizziamo a priori la produzione di materiale bellico, poiché, in vista del nostro piano di “remigrazione” ed espulsione, avremo naturalmente bisogno di strumenti adeguati. Naturalmente anche nell’interesse della sicurezza interna, della nostra stabilità e della difesa nazionale».

11 settembre 2001. Alcune date si ricordano. Anche a distanza nel tempo. Anche 25 anni dopo. Sono date dove ognuno sa dove si trovava in quel giorno. Undici settembre. Non c’è bisogno di aggiungere nient’altro. Anche l'11 settembre 1973, colpo di stato in CIle

Sri Lanka senz’acqua, la siccità prosciuga le riserve e mette a rischio i raccolti

Sul Paese dell'Asia meridionale incombe il rafforzamento di El Niño, che potrebbe aggravare la crisi nei prossimi mesi.

Mohamed Yousfi, ultima vittima della repressione in Tunisia

Il giornalista stava per partecipare a una trasmissione radiofonica per parlare di un’inchiesta del suo giornale sulla crisi idrica. Per il Sindacato dei giornalisti tunisini il suo arresto è direttamente collegato al suo lavoro giornalistico indipendente e alle sue posizioni critiche nei confronti del regime

            Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Siria, Hind Kabawat, l’unico ministro donna segue le orme del “mentore” gesuita Paolo Dall'Oglio, che ha dedicato la vita a costruire relazioni interreligiose in Siria. “È stato lui a insegnarm l'arte del dialogo”.Il dialogo tra i gruppi etnici e religiosi sta aiutando il Paese a ricostruirsi dopo un decennio di guerra civile.

La morte di Denise, figlia di Lea Garofalo, la donna calabrese simbolo della scelta di libertà contro la ‘ndrangheta per difendere il futuro della figlia. Madri e figlie hanno pagato spesso con la vita la scelta della libertà, ma la violenza non è riuscita a cancellare la loro testimonianza. Perché le mafie possono continuare a ferire chi resta, ma non possono seppellirne la memoria.

Il Presidente Mattarella: "La scomparsa di Emma Bonino ci addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente". In un suo discorso, Emma Bonino ha detto: “E' nei momenti difficili, nelle scelte individuali, non abbiamo altre scelte. Se vogliamo vivere insieme, pure se la pensiamo diversamente, anche se crediamo in cose diverse, l'unica che ci può unire è la libertà nella responsabilità.

Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Sir 27,33–28,9 (NV) [gr. 27,30 –28,7] Rm 14,7-9

Mt 18,15-20 Mt 18,21-35

21 Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse:

«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti.

25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e

quanto possedeva, e così saldasse il debito.

26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo:

Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.

27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”.

29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”.

30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

31 Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone

tutto l’accaduto.

32 Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse:

Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”.

34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,

ciascuno al proprio fratello».

***

Come possiamo ben notare, la parabola che Gesù qui racconta, risponde alla domanda di Pietro riguardanteil perdono. Ma mentre Pietro chiede una chiarificazione sulla quantità del perdono, Gesù risponde puntando alla sua qualità. Così facendo, egli va alla radice del problema: non specifica il ‘quante volte’, ma qualifica il perdono reciproco ponendolo nella visione ampliata del rapporto con Dio e giunge ad affermare ‘quanto grande debba essere la capacità di perdonare’.

La domanda di Pietro, forse strana per noi, era invece un problema di interpretazione teologica della Legge di Mosè: riguardava la grandezza della misericordia e della pazienza di Dio, sulla quale si modellano quelle umane. I rabbini avevano già risposto, affermando che Egli perdona solo tre volte e altrettanto devono fare gli uomini. Pietro dunque indicando le sette volte, già allarga enormemente la capacità del perdono, ispirandosi forse alla prassi di Gesù di accostare e accogliere con magnanimità i peccatori. Gesù replica con una moltiplicazione mastodontica: 490! Che significa: sempre! Questo detto di Gesù è ispirato dal proverbio barbarico e mafioso delle popolazioni del deserto che proveniva da tempi immemorabili ed era stato iscritto nel libro della Genesi (4,24): ‘Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette’. Quelle parole istigavano alla violenza vendicativa ed era in chiaro disaccordo con la biblica legge del taglione (= occhio per occhio, dente per dente), finalizzata a penalizzare il colpevole, evitando l’estensione della vendetta a persone innocenti. Gesù, dal canto suo, incita al perdono usando le stesse proporzioni numeriche.

La parabola comincia con le parole ‘il Regno dei cieli è simile a…’, non con ‘Dio è simile a…’. Gesù non sta qui paragonando suo Padre al re, ma sta semplicemente esprimendo i valori del Regno, ossia quella logica che deve animare i discepoli nel loro comportamento e nelle loro relazioni con tutti.

Della parabola ci colpisce la sproporzione tra i due debiti. Da una parte, il talento, moneta a quel tempo usata per le transazioni finanziarie tra stati, che descrive una cifra astronomica: un talento erano circa 34 chili di oro o di argento. Il servo in questione allora non è un domestico o un cameriere, ma l’amministratore di provincia in un grande impero. Dall’altra, la moneta corrente, il denarius, che costituiva la paga giornaliera di un semplice salariato. In questa prospettiva, suona ancora più strana la ripetizione della richiesta ‘Abbi pazienza con me e ti restituirò’, che, se da parte del secondo servo è realizzabile, nei rapporti tra il primo servo e il suo re è semplicemente improponibile. Chi mai potrà restituire una cifra simile?

Immaginarsi poi che l’amministratore vada in prigione ‘finché non avesse restituito tutto il dovuto’ è anche questo molto irrealistico. Ma la parabola vuole evidentemente sottolineare con elementi esagerati una verità fondamentale e vitale nei rapporti tra persone. Il re condonò quell’enorme debito perché ‘ebbe’compassione, mentre il primo servo ‘non volle’ avere compassione del salariato che gli chiedeva tempo. Il re ebbe cuore nei confronti del suo amministratore, che però si dimostrò completamente insensibile. Ed è cuore ciò che Gesù chiede di avere, come conclusione della parabola: ‘…se non perdonerete di cuore’.

Notiamo ancora che, in questo ultimo versetto, si passa dal ‘tu’ a Pietro (v. 22) al ‘voi’ (v. 35), includendo così anche tutti gli altri discepoli, i quali vengono direttamente interpellati da questo insegnamento. E dentro questo gruppo ci siamo anche noi, che leggiamo oggi questa parabola.

Commento al Vangelo a cura di Stefano Senaldi


Dal Sal 102 (103)


Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tutti i suoi benefici.


Egli perdona tutte le tue colpe,

guarisce tutte le tue infermità,

salva dalla fossa la tua vita,

ti circonda di bontà e misericordia.


Non è in lite per sempre,

non rimane adirato in eterno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati

e non ci ripaga secondo le nostre colpe.


Perché quanto il cielo è alto sulla terra,

così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;

quanto dista l’oriente dall’occidente,

così egli allontana da noi le nostre colpe.