Ricordiamo davanti a Te
Unicef, 35 mila bimbi uccisi o mutilati da armi esplosive in cinque anni. Pubblicato oggi il rapporto dell’Agenzia ONU sulle vittime minorenni nei conflitti tra il 2021 e il 2025. Più di mille i piccoli morti in attacchi con droni sferrati su aree popolose. 13 i contesti di guerra presi in esame: dall’Ucraina al Medio Oriente, ma anche Somalia, Siria e Sudan. L’appello di Andrea Iacomini portavoce di Unicef Italia: è compito della stampa e dei governi squarciare il velo sulle crisi dimenticate, fondamentale il rispetto del diritto internazionale.
Yemen, si aggrava la crisi umanitaria. Più di 3 mila persone in fuga verso Gibuti. Dopo dodici anni di conflitto e quasi cinque milioni di sfollati interni, scatta una nuova escalation di violenza nella penisola arabica. Nei prossimi giorni ci si aspetta una migrazione di massa verso il Paese africano.
La denuncia dell'Onu: il pianeta trattiene sempre meno acqua. Tra fiumi a secco e falde esaurite, l'allarme dell'Organizzazione meteorologica mondiale evidenzia una sofferenza idrica diffusa. L’aumento di 1,43 °C della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali ha gettato le basi per questo ennesimo record negativo. Sono i fiumi a restituire l’immagine più preoccupante. Nel 2025 i ghiacciai di tutto il mondo hanno perso 408 gigatonnellate di massa
In Italia aumentano gli infortuni sul lavoro, ma diminuiscono le vittime La Relazione annuale dell’Inail fotografa un quadro ancora critico circa gli incidenti professionali, con i sinistri in crescita dell’1,2% e un calo del 3,3% dei decessi. A preoccupare è soprattutto l’aumento delle malattie professionali, con 98.312 denunce (+11,3%), il dato più alto degli ultimi 26 anni
Genova. Lo striscione a scuola, l'intervento della Digos. La scritta «Qui nessuno è straniero» davanti alla primaria Daneo è stata rimossa da due agenti. La rabbia dei genitori. Quando gli agenti hanno tirato giù il lenzuolo, è stato chiesto loro di mostrare il distintivo e di spiegare le ragioni dell'intervento. «Non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione». I genitori descrivono inoltre come bruschi i modi dell'intervento e sostengono che alcuni bambini siano rimasti spaventati. Poi il chiarimento della Questura: iniziativa personale. E il lenzuolo è stato rimesso.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Libano, una speranza anche per le vittime della "Kafala". Nella cittadina di Jounieh nasce un centro di aiuto per le lavoratrici migranti private di libertà e diritti.Sono le più vulnerabili tra i vulnerabili: sognavano un futuro migliore e sono divenute invece vittime della "kafala", un sistema ingiusto che crea sfruttamento e toglie libertà. Sono le lavoratrici domestiche straniere, ostaggio due volte, nel Libano in cerca di pace: per i bombardamenti che non hanno risparmiato i civili e perché sono senza protezione, in qualche caso addirittura costrette a presidiare case abbandonate dai loro proprietari e padroni.
A Roma preti in corteo per la pace in Terra Santa. Un centinaio di sacerdoti, provenienti da tutta Italia e anche dall'estero, ha manifestato per le vie della Capitale per invocare la pace. Spazio alla diplomazia, messa al bando delle armi, no alle aziende che lucrano sulla guerra. Portavano con sé un sudario con i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo la dichiarazione dei due "cessate il fuoco". L’iniziativa ha avuto anche il supporto di Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, il quale in una lettera ha scritto: “Qui, ora, la morte regna ovunque e viene moltiplicato l’odio e versato ancora sangue. Pietà, Signore per le vittime che sono state uccise, in un sudario senza fine, ben oltre settantamila persone solo a Gaza. Qui non c’è più umanità. Pregate perché il rispetto per la vita sia nei cuori di tutti i governanti, a Gerusalemme e in tutto il mondo”
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.
Ez 18,25-28 Fil 2,1-11
Mt 21,28-32
28 [Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:]
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli.
Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”.
29Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò.
30Si rivolse al secondo e disse lo stesso.
Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò.
31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?».
Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico:
i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
32Giovanni, infatti, venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto;
i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.
Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
sì o no?
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Il ritratto dell’umanità suddivisa in due gruppi che Gesù fa nel brano di vangelo di questa domenica ci appare abbastanza semplicistico. Nasconde invece una verità essenziale: c’è chi dice sì e non fa e chi dice no, ma poi fa. La parabola dei due figli ha anche una funzione polemica: da una parte biasima l’atteggiamento di coloro che si credono giusti e condannano chi non è alla loro altezza; dall’altra giustifica l’attività di Gesù che accoglieva i peccatori. Questi sono rappresentati come coloro che dicevano no a Dio e agli altri, ma poi, grazie all’incontro con Gesù, erano capaci di cambiare comportamento.
Quando Matteo ha scritto questa parabola, i tempi erano cambiati, ma l’esempio raccontato da Gesù si adattava bene anche quarant’anni dopo. Composta per lo più da credenti provenienti dall’ebraismo, la comunità di Matteo confessava la propria fede in Gesù e ciò poteva costare parecchio. Per i credenti di origine ebraica significava scomunica da parte delle sinagoghe, mentre comportava un cambio completo di stile di vita per coloro che provenivano dall’ambiente greco. C’era allora chi si convertiva al Vangelo per entusiasmo e poi, per paura o per mancanza di fedeltà, si allontanava; c’era chi rifiutava il Vangelo perché troppo esigente, ma poi cambiava idea.
Penso che anche oggi la parabola abbia qualcosa da dirci, perché le due categorie di persone esistono ancora: chi dice sì, andando in chiesa la domenica per abitudine, per tradizione, per interesse o per prestigio, ma poi vive da ‘pagano’, facendo egoisticamente solo i propri interessi; chi dice no pensandosi e atteggiandosi come persona lontano da Cristo e dalla Chiesa, ma poi nella pratica è più vicino al Vangelo di quanto appaia dall’esterno.
La parabola ci insegna con semplicità alcune grandi verità.
La prima: a Gesù (e a Dio) non importano le parole (= sì o no), ma i fatti (= lavorare nella vigna). Ricordiamo ben volentieri la parabola del cosiddetto giudizio finale: ‘avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere…’ (vedi Matteo 25,31-46). Gesù giudica in base non all’appartenenza nominale, ma all’accoglienza e carità pratiche. Ricordiamo ancora: ‘dai loro frutti li riconoscerete’ (vedi Matteo 7,20), dove per frutti si intendono quegli atteggiamenti e azioni che creano relazione di giustizia, pace, condivisione.
La seconda: a Gesù (e a Dio) non importa la perfezione (e qui noi andiamo oltre la parabola!). Idealmente, il figlio perfetto è colui che dice sì e poi fa. Ma Gesù non contempla questo caso. Perché? Perché lui sa che siamo imperfetti e fatti per crescere. Ogni crescita implica errori, ripensamenti, voglia di cambiare, contraddizioni. I nostri sono sì detti con entusiasmo e poi cambiati in no per pigrizia o mancanza di coraggio; oppure sono no frutto di rabbia e frustrazione e poi mutati in sì grazie al pentimento. Gesù non è scandalizzato dalla nostra debolezza, perché ci conosce bene. Lui è il Figlio che ha detto sì, ha portato tutte le conseguenze di quella parola ed è quindi capace di essere molto paziente con le nostre incoerenze e molto rispettoso delle nostre fatiche e debolezze.
La terza: se siamo figli obbedienti, lo si vede dal fatto che ascoltiamo i profeti (v. 32). Normalmente Dio non ci parla direttamente, ma attraverso le buone ispirazioni e le parole che gli altri ci dicono (oltre, evidentemente, la Parola ispirata della Scrittura). Se siamo aperti all’accoglienza di questi messaggi, così come i peccatori accoglievano l’insegnamento di Giovanni Battista (e di Gesù), allora siamo sicuri di essere nella vigna del Padre di Gesù.
Commento a cura di Stefano Senaldi
Dal Sal 24 (25)
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
