Eucarestia di domenica 13 novembre 2011
1
– Ti preghiamo, Signore, per il nostro Paese. Ieri sera, dopo
estenuante attesa e, ancora una volta, in spregio alle istituzioni,
con mezz'ora di ritardo, l'ormai ex Presidente del Consiglio ha
rassegnato le dimissioni nelle mani del capo dello Stato. Miseramente
accecato dall'orgoglio, non solo ha posto delle condizioni, ma ha
avuto persino l'arroganza di ostentare il ricatto dichiarando che in
ogni momento è in grado di staccare la spina al nuovo esecutivo. Ti
preghiamo, o Signore, affinché tutti sappiano anteporre ai propri
interessi individuali o di gruppo il bene comune. Risveglia la
profezia nella chiesa italiana, troppo spesso pavida e silente. Fa
che non si attenui l'impegno per una società più umana e più
giusta.
2 – Ti preghiamo, o Signore, per i quasi tre milioni di persone che in Italia - 11,1 % della forza lavoro - sperano in un posto di lavoro ma non lo cercano più attivamente.
Sono disponibili a lavorare ma non cercano lavoro perché sono scoraggiati. Sono convinti di non potere trovare un impiego perché sono troppo giovani o troppo vecchi, di non avere le professionalità richieste o perché ritengono che non esistano occasioni di impiego nel mercato del lavoro locale.
Ad
ingrossare le file degli inattivi che nel 2010 che hanno toccato il
valore piu' alto dal 2004, sono sopratutto le donne mentre aumentano
i giovani tra i 14 ed i 24 anni, che sono passati dal 21,6% del 2004
al 30,9% del 2010.
5
– Ricordiamo davanti a te, o Signore, i bambini che soffrono di
autismo e le loro famiglie. Da un po' di tempo, alcune di loro
trovano accoglienza in questo luogo, per recarsi al Centro
Riabilitativo di Marzana. I casi di autismo sono sempre più
frequenti nel nostro paese: se venti anni fa la patologia colpiva un
bambino ogni 2.000, oggi colpisce un bambino ogni 200, con i casi che
quindi in due decenni sono addirittura decuplicati. Una crescita
esponenziale di un disturbo, segnalano gli esperti, che ancora oggi
viene troppo spesso diagnosticato in ritardo e affrontato con terapie
non idonee.
6
– Ricordiamo davanti a te, o Signore, il conflitto Israele –
Palestina, focolaio di tensione e di guerra sempre acceso. Nei giorni
scorsi unità da guerra della marina israeliane hanno fermato e
abbordato le due imbarcazioni di Freedom Waves, l’irlandese "Saoirse" (Libertà) e la canadese "Tahrir" (Liberazione) partite il 1 novembre dalla Turchia e dirette a Gaza
con l’intento di rompere il blocco navale della Striscia e
consegnare materiale sanitario per oltre 30 mila dollari. Tuttavia,
la spedizione iralandese-canadese della Freedom Waves è stata
bloccata nonostante l’intenzione della piccola flotta di attivisti
fosse quella di navigare in acque internazionali ed entrare
direttamente nelle acque territoriali di Gaza, senza attraversare
quelle israeliane. Poiché le barche non hanno cambiato rotta, è
stato ordinato alla Marina di abbordarle e dirottarle sul porto di
Ashdod in Israele, da dove i passeggeri sono stati condotti in
carcere con l'accusa di ingresso illegale in Israele, anche se
l'ingresso è avvenuto contro la loro volontà. Ora 18 dei 27
attivisti ancora trattenuti in carcere rischiano due mesi di
reclusione senza accusa né processo.